Che cos'è la musica popolare
Inviato: 4 gennaio 2007, 18:55
Leggendo l'interessante messaggio di Pierpaolo nella discussione Alla Bua: dalla riproposta al folk-pop? mi é tornata a mente una discussione aperta qualche mese fa e durata pochi giorni a causa del blackout che causò, tra le altre cose, la perdita di due settimane di forum.
Si parlava sempre di musica popolare e l'argomento mi indusse a trascrivere una discreta parte di un capitolo estremamente interessante del libro "Scritti sulla musica popolare" di Bela Bartok.
Il capitolo in questione ha lo stesso titolo di questo topic.
Visto che spesi un bel po' di tempo nella trascrizione, che le considerazioni di Bela Bartok, nonostante risalgano a piu' di settanta anni fa, sono per molti versi ancora attuali, e che alcune considerazioni di Pierpaolo sono praticamente sulla stessa linea di quelle di Bartok vi ripropongo quanto postai tempo addietro.
[quote:8a6387c944="Bela Bartok nel 1931 ("Scritti sulla musica popolare" a cura di Diego Carpitella, ed. Bollati Boringhieri)"]
[...]
La musica popolare si compone di due generi di materiale musicale: la musica colta popolaresca (in altri termini la musica popolare cittadina) e la musica popolare dei villaggi (cioé la musica contadina).
[...]
Per musica popolare contadina in senso lato si devono considerare tutte quelle melodie che sono o sono state diffuse nella classe contadina di un paese e che sono epsressioni istintive della sensibilità musicale dei contadini.
[...]
Dal punto di vista del folklore chiamiamo classe contadina quella parte del popolo che si occupa di coltivazione diretta e che soddisfa le proprie esigenze materiali e morali secondo le proprie tradizioni (o anche secondo tradizioni straniere che essa peraltro ha già istintivamente trasformato adattandole alla propria natura).
C'é però un fatto importante: dall'insieme della musica contadina, quantomeno a noi nell'Europa orientale, se ne stacca nettamente una parte, e precisamente la musica contadina intesa nel senso piu' ristretto. Essa può essere definita in questi termini molto precisi: musica contadina in senso stretto sono tutte quelle melodie che appartengono a uno o piu' stili omogenei. In altri termini, la musica contadina in senso stretto consiste in una massa di melodie di carattere e di struttura uguali.
Questa é la parte di maggior interesse di tutta la musica contadina ed é anche quella che piu' chiaramente si distingue dalla musica colta popolaresca.
[...]
[b:8a6387c944]La musica contadina in senso stretto altro non é, in fondo, che il prodotto di un'opera di elaborazione compiuta da un istinto che agisce inconsapevolmente negli individui non influenzati dalla cultura cittadina. Perciò quelle melodie raggiungono la piu' alta perfezione artistica, perché esse sono veri esempi di come si possa esprimere nel modo piu' perfetto, nella forma piu' sintetica e con i mezzi piu' moderni, un'idea musicale.[/b:8a6387c944]
[...]
Il serio e cosciente approfondimento della musica contadina é opera del nostro secolo. Dei musicisti del secolo XIX infatti Musorgskij é stato il solo a considerare seriamente quella musica subendone consapevolmente l'influsso e precorrendo così la nostra epoca. Agli altri compositori "nazionalisteggianti" del secolo bastava invece, salvo qualche rara eccezione, il suggerimento che veniva dalla musica popolaresca dei paesi orientali e settentrionali. Indubbiamente anch'essa, infatti, aveva molte qualità che mancavano alla musica colta occidentale del periodo precedente; ma erano qualità , come ho già detto, mischiate di continuo ai luoghi comuni della musica "occidentale" nonchà© ad un deteriore sentimentalismo romantico. [b:8a6387c944]Alla musica popolaresca mancava insomma la vergine freschezza della primitività , mancava quello che oggi si suole chiamare "oggettività " e che io preferirei semplicemente dire "assenza di sentimentalismo".[/b:8a6387c944]
[/quote:8a6387c944]
Se non ho interpretato male Bartok sostiene che la grandezza della musica tradizionale (ossia quella che lui chiamava "musica contadina in senso stretto") derivi proprio dal fatto che sia poco o per niente contaminata da quegli elementi propri della cultura e quindi della musica borghese occidentale.
Ovvero che la sua elaborazione, e quindi credo si possa dire anche la sua evoluzione, sia "compiuta da un istinto che agisce inconsapevolmente negli individui non influenzati dalla cultura cittadina" e che questo ne preserva la primitività , evitando che venga contaminata dal "sentimentalismo romantico" proprio della musica borghese.
Questo, se non l'ho stravolto, era il pensiero di Bartok negli anni 30 dello scorso secolo...
Ma la riflessione mi sembra attualissima se contestualizzata nel nostro tempo.
E mi sembra anche in netto contrasto, come ha fatto notare Pierpaolo, con i ragionamenti di molti contaminatori moderni.
Alla luce di queste riflessioni la cosiddetta "contaminazione" mi pare assuma un ruolo molto molto negativo nell'ambito del suo rapporto con la musica tradizionale.
Se da una parte é vero che la musica tradizionale é per sua natura frutto di continue contaminazioni é anche vero che queste, come faceva notare Pierpaolo, probabilmente sono sempre state contaminazioni "fisiologiche", naturali, compiute istintivamente.
Non come quelle di oggigiorno, che il piu' delle volte vengono programmate a tavolino.
Voi che dite?
PS: Se qualcuno volesse, potesse e avesse voglia di postare altri contributi e/o citazioni di altri autori su questo argomento personalmente apprezzerei molto...
Si parlava sempre di musica popolare e l'argomento mi indusse a trascrivere una discreta parte di un capitolo estremamente interessante del libro "Scritti sulla musica popolare" di Bela Bartok.
Il capitolo in questione ha lo stesso titolo di questo topic.
Visto che spesi un bel po' di tempo nella trascrizione, che le considerazioni di Bela Bartok, nonostante risalgano a piu' di settanta anni fa, sono per molti versi ancora attuali, e che alcune considerazioni di Pierpaolo sono praticamente sulla stessa linea di quelle di Bartok vi ripropongo quanto postai tempo addietro.
[quote:8a6387c944="Bela Bartok nel 1931 ("Scritti sulla musica popolare" a cura di Diego Carpitella, ed. Bollati Boringhieri)"]
[...]
La musica popolare si compone di due generi di materiale musicale: la musica colta popolaresca (in altri termini la musica popolare cittadina) e la musica popolare dei villaggi (cioé la musica contadina).
[...]
Per musica popolare contadina in senso lato si devono considerare tutte quelle melodie che sono o sono state diffuse nella classe contadina di un paese e che sono epsressioni istintive della sensibilità musicale dei contadini.
[...]
Dal punto di vista del folklore chiamiamo classe contadina quella parte del popolo che si occupa di coltivazione diretta e che soddisfa le proprie esigenze materiali e morali secondo le proprie tradizioni (o anche secondo tradizioni straniere che essa peraltro ha già istintivamente trasformato adattandole alla propria natura).
C'é però un fatto importante: dall'insieme della musica contadina, quantomeno a noi nell'Europa orientale, se ne stacca nettamente una parte, e precisamente la musica contadina intesa nel senso piu' ristretto. Essa può essere definita in questi termini molto precisi: musica contadina in senso stretto sono tutte quelle melodie che appartengono a uno o piu' stili omogenei. In altri termini, la musica contadina in senso stretto consiste in una massa di melodie di carattere e di struttura uguali.
Questa é la parte di maggior interesse di tutta la musica contadina ed é anche quella che piu' chiaramente si distingue dalla musica colta popolaresca.
[...]
[b:8a6387c944]La musica contadina in senso stretto altro non é, in fondo, che il prodotto di un'opera di elaborazione compiuta da un istinto che agisce inconsapevolmente negli individui non influenzati dalla cultura cittadina. Perciò quelle melodie raggiungono la piu' alta perfezione artistica, perché esse sono veri esempi di come si possa esprimere nel modo piu' perfetto, nella forma piu' sintetica e con i mezzi piu' moderni, un'idea musicale.[/b:8a6387c944]
[...]
Il serio e cosciente approfondimento della musica contadina é opera del nostro secolo. Dei musicisti del secolo XIX infatti Musorgskij é stato il solo a considerare seriamente quella musica subendone consapevolmente l'influsso e precorrendo così la nostra epoca. Agli altri compositori "nazionalisteggianti" del secolo bastava invece, salvo qualche rara eccezione, il suggerimento che veniva dalla musica popolaresca dei paesi orientali e settentrionali. Indubbiamente anch'essa, infatti, aveva molte qualità che mancavano alla musica colta occidentale del periodo precedente; ma erano qualità , come ho già detto, mischiate di continuo ai luoghi comuni della musica "occidentale" nonchà© ad un deteriore sentimentalismo romantico. [b:8a6387c944]Alla musica popolaresca mancava insomma la vergine freschezza della primitività , mancava quello che oggi si suole chiamare "oggettività " e che io preferirei semplicemente dire "assenza di sentimentalismo".[/b:8a6387c944]
[/quote:8a6387c944]
Se non ho interpretato male Bartok sostiene che la grandezza della musica tradizionale (ossia quella che lui chiamava "musica contadina in senso stretto") derivi proprio dal fatto che sia poco o per niente contaminata da quegli elementi propri della cultura e quindi della musica borghese occidentale.
Ovvero che la sua elaborazione, e quindi credo si possa dire anche la sua evoluzione, sia "compiuta da un istinto che agisce inconsapevolmente negli individui non influenzati dalla cultura cittadina" e che questo ne preserva la primitività , evitando che venga contaminata dal "sentimentalismo romantico" proprio della musica borghese.
Questo, se non l'ho stravolto, era il pensiero di Bartok negli anni 30 dello scorso secolo...
Ma la riflessione mi sembra attualissima se contestualizzata nel nostro tempo.
E mi sembra anche in netto contrasto, come ha fatto notare Pierpaolo, con i ragionamenti di molti contaminatori moderni.
Alla luce di queste riflessioni la cosiddetta "contaminazione" mi pare assuma un ruolo molto molto negativo nell'ambito del suo rapporto con la musica tradizionale.
Se da una parte é vero che la musica tradizionale é per sua natura frutto di continue contaminazioni é anche vero che queste, come faceva notare Pierpaolo, probabilmente sono sempre state contaminazioni "fisiologiche", naturali, compiute istintivamente.
Non come quelle di oggigiorno, che il piu' delle volte vengono programmate a tavolino.
Voi che dite?
PS: Se qualcuno volesse, potesse e avesse voglia di postare altri contributi e/o citazioni di altri autori su questo argomento personalmente apprezzerei molto...