parole de "lu nfascinu"

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spasulata79
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Iscritto il: 1 gennaio 1970, 2:00

parole de "lu nfascinu"

Messaggio da spasulata79 »

molte persone anziane (io l'ho vista fare spesso a vernole) usano fare quello "strano rito" che ti permette di stabilire se uno che si sente poco bene é oggetto di "nfascino" alias malocchio...piatto con acqua la persona "malata" seduta e chi esercita il rito fa un segno tipo croce sulla fronte e recita una "filastrocca/preghiera" dentro di se
...ecco é da un pò che cerco il testo di tale recita.... dovrebbe esserci di mezzo san giuseppe o qualcosa del genere......ne sapete di più?
Frag
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Iscritto il: 10 dicembre 2005, 21:19
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Messaggio da Frag »

Mia nonna la conosce, fa mente locale e me lo dice...
Dalle parti mie (Sava) lu 'nfascinu prendeva sopratutto i bambini.
Il troppo sottolineare la bellezza esteriore di un bimbo causava lo 'nfascino, una sorta di malocchio a cui la gente credeva ciecamente.
vicino casa mia dovrebbe essere ancora viva una signora che curava questa "malattia", ora che mi ci fate pensare potrebbe pure conoscere qualche bella canzoncina...
Aspettate che tra un pò vi posto la canzone proposta...
GIALLù
Messaggi: 27
Iscritto il: 27 aprile 2006, 11:26

Messaggio da GIALLù »

mia nonna lo faceva e lo fa ancora, ma non usa né acqua né olio...solo parole sante.segna con segno di croce la fronte del "malato" o presunto tale e a bassissima voce recita: " San Filippu, Santu 'Ndrea, San Cosimu e Damianu, trovai Gesù Cristu pi la via,ti ddò vieni Rosalia? Sta begnu ti nu malatu, tuttu pienu e 'nfascinatu. E no mi tici ca Gesù Cristu é natu, e natu senza piccatu!?! Fanne passare lu 'nfascinu e lu male ti la capu!"
poi si recita un Padre, Ave e Gloria e un'ultima "formula" che però é segreta e conosce solo lei perché gliel'ha rivelata la zia in punto di morte e lei nn può a sua volta rivelarla se nn in punto di morte.
questo rito lo si ripete più volte fino .
GIALLù
Messaggi: 27
Iscritto il: 27 aprile 2006, 11:26

Messaggio da GIALLù »

per quanto riguarda i bambini si suole dire nel momento In cui si apprezzano le fattezze del fanciullo di aggiungere l'espressione " binitica" altrimenti lo si 'nfascina. esempio:" uuuhhhh cé beddhru stu piccinnu...BINITICA".
betsabea
Messaggi: 383
Iscritto il: 31 maggio 2004, 18:28

Messaggio da betsabea »

Oi disgrazziati!! queste cose non si dicono così!!!
Si tramandano la notte di Natale!!!!!!!!!!!
:evil:

:D
GIALLù
Messaggi: 27
Iscritto il: 27 aprile 2006, 11:26

Messaggio da GIALLù »

E chi l'ha detto? A me non risulta che dalle mie parti ci sia questa prassi . la notte di Natale si recitano li sunetti allu Mamminu, non le parole di lu 'nfascinu!
betsabea
Messaggi: 383
Iscritto il: 31 maggio 2004, 18:28

Messaggio da betsabea »

Ho trovato questo al volo.
http://www.comune.atella.pz.it/articles.asp?id=144

Sai magari da te la tradizione si é persa, o non c'é mai stata ma di solito é così!
Damiano
Messaggi: 528
Iscritto il: 10 novembre 2003, 22:10

Messaggio da Damiano »

Ora ve lo dico io come "se fésce l'affà scene".

Si fa da vicino o da lontano. Da vicino si fa sedere l'affascinato, si prende un piatto piano con un po' di acqua in cui si mette a galleggiare qualche goccia d'olio, e per tre volte la curatrice (che a Martina ha imparato la formula solo il Venerdì Santo, e massimo la può insegnare a tre persone, se la insegni a quattro tu perdi il potere di togliere l'affascino) ti traccia quattordici segni di croce sulla fronte col pollice intinto d'olio, intercalate da due brevi pause. C'é da notare che quattordici per tre é il numero di generazioni della genealogia di Gesù riportate all'inizio del vangelo di Luca o di Matteo, non mi ricordo. Poi se la macchia d'olio galleggiante sull'acqua nel piatto scompare é segno che la persona é affascinata, e dalla forma della macchia si deduce anche se é una donna o un uomo; altrimenti é un comune mal di testa. Il contenuto del piatto si getta poi dalla finestra, e bisogna stare attenti a non camminarci sopra perché altrimenti l'affascino viene a te. Mia madre lo fa ancora oggi, da piccolo lo faceva a me ma io ora non ci credo più e logicamente non mi viene più: mio fratello (e questo é il caso del malocchio fatto da lontano) invece ci crede, e da qualsiasi posto dove lavora (in Svizzera o in Toscana) telefona e dice: "Mà , ho il malocchio!" e mia madre allora prende il piatto, riprende la procedura solita, e gli dice pure chi é stato ad affascinarlo.

Soddisfatta la curiosità ?

Damy
cinzia
Messaggi: 9
Iscritto il: 12 aprile 2006, 16:45
Località: taranto

Messaggio da cinzia »

Scongiuri tarantini contro il malocchio (l'affà scine)

Affà scene ca v'é p'a vije,
và  jacchie a Criste e Marije.
Allundà nete da ..........
ca quedde é carna vattiscià te.
Tre persùne l'honne affascinà te:
'a vocche, l'uecchie e la mende
e tre persùne l'honne a sfascenà re:
'U Padre, 'u Figghie e 'u Spìrite Sande!


(Maleficio che vai per la via,
vai a trovare Cristo e Maria.
Allontanati da ........
che quella é carne battezzata.
Tra persone l'hanno maleficato,
la bocca, l'occhio e la mente,
e tre persone dovranno togliere il malocchio
ilPadre, il Figlio e lo Spirito Santo!)


'A ggente t'affà scene
e 'a mamme te sfà scene.
A nnome d'u Padre, d'u Figghie e d'u Spìrite Sande
pizzicagnolo
Messaggi: 188
Iscritto il: 23 dicembre 2005, 15:10

Messaggio da pizzicagnolo »

Anche in altre regioni, per verificare se il soggetto aveva ricevuto una fattura o il malocchio (tra le quali esiste una certa differenza), si faceva la prova dell'olio: si lasciava cadere per tre volte dal dito indice della mano sx una goccia d'olio in una bacinella d'acqua, mentre si pronunciava un incantesimo (quello biascicato da mia nonna e da sua madre prima di lei é rimasto per me segreto); se le gocce si frammentavano, o rimanevano separate, la vittima aveva ricevuto fattura o malocchio; se esse si mescolavano in una, era un buon segno o risposta affermativa a una domanda; la divinazione veniva ripetuta tre volte e ogni volta si gettava l'acqua in cortile.
Per togliere la fattura o malocchio: occorrevano un indumento della persona, un etto di sale e un bicchiere d'olio; dopo averli benedetti e aver recitato una formula (per es. s'ingiungeva alla persona che aveva fatto la fattura di riparare al male); si metteva tutto in un calderone di rame, si pronunciavano altre formule, si facevano segni e simboli magici e si colpiva due volte con il forchettone l'indumento dell'affatturato; oppure si faceva bollire il tutto. Le formule antimalocchio andavano ripetute tre volte. Se non sortivano alcun effetto, andavano ripetute dopo 24 ore.   Un'altra metodica antifattura era quella dell'acqua: era sufficiente porsi di fronte a un catino d'acqua, dire delle invocazioni e formule magiche, poi aggiungere: "Malocchio, o fattura, fermati in quest'acqua !" Si gettava l'acqua contagiata, con la mano sx, in strada, senza voltare le spalle al sole o alla luna. Il primo ignaro passante che la calpestava, la portava via liberando il precedente proprietario. Oggi si usa gettare l'acqua nel lavandino, immaginandola nera, perché porta via il malocchio, ma man mano visualizzandola grigia e poi neutra, per non nuocere ad altri.
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quirino
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Iscritto il: 1 gennaio 1970, 2:00

Messaggio da quirino »

[quote:8aea8a692a="betsabea"]
queste cose non si dicono così!!!
Si tramandano la notte di Natale
[/quote:8aea8a692a]

Anche io la so così; comunque quì nel Lazio il fenomeno può dirsi ancora discretamente presente.
ariadne
Messaggi: 29
Iscritto il: 11 agosto 2004, 16:55

Messaggio da ariadne »

é un peccato che queste formule vengano scritte qui....
secondo quanto dice mia nonna,possono essere tramandate soltanto nei giorni di festa...ha ragione betsabea...non dovremmo utilizzarli in modo così improprio.....
per chi non ci crede.....ok se hai mal di testa prendi un moment.....
pizzicagnolo
Messaggi: 188
Iscritto il: 23 dicembre 2005, 15:10

Messaggio da pizzicagnolo »

Ho trovato questo racconto; io non lo conoscevo, e voi?

Da: LU FIGLIU NFASCINATU
tratto da "La Brunese ed altri racconti" - di Antonio Nahi
Il figlio di 'Ntoni nacque nel mese di novembre. " Sci te nuembre à  natu
cu sse quarda te occhiu mbilinatu." Così riferì la comare 'Ndata. Un mattino di febbraio ! la mamma si diresse verso casa, compiaciuta dei complimenti ricevuti per quel fiore di figlio, con l'aggiunta del "binitica" (benedica - sia benedetto) d'obbligo, che preserva dal malocchio. Ma.. .donna Nicoletta aveva guardato il piccolo con aria sufficiente senza proferir parole nel bene e nel male. "Occhiu 'nfettu ha guardatu lu striu: quistu ete 'nfascinu te 'nvidia,figlia!" Disse la comare alla madre che inutilmente accostava il piccolo alla mammella gonfia di latte, ma le labbra del bimbo moribondo rimasero serrate...
Chi era capace di praticare l'esorcismo era la nunna 'Maculata che accorse subito. In piedi davanti al tavolo in cucina la Nunna chiese un piatto dove versò due dita d'acqua e, bisbigliando strane parole, tracciò un segno di croce; si fece portare un bicchiere con dell'olio che benedisse tre volte e tre volte baciò portando con le dita il bacio dalle labbra sul bicchiere; ...Nunna 'Maculata intinse il pollice della mano destra nel bicchiere con l'olio e sempre bisbigliando parole, portò il polpastrello sulla fronte del bimbo, dove segnò una croce; ripeté il rito tre volte, e tre volte ancora gli toccò gli occhi e le labbra; dopo, intinse nell'olio il dito mignolo e da questo fece cadere due gocce nel piatto con l'acqua .Socchiuse gli occhi e con voce tremula restò in preghiera...
Le gocce d'olio nel piatto formarono due circoli irregolari, si fusero in un unico circolo giallognolo e, come divorate dall'acqua, si dispersero."Figli mei, ete 'nfascinu ncatinatu, sgravatu te fimmina nvidiusa... Ete forte, figlia! Aggi fede a Ddiu... stu 'nfascinu nnu tocca sabbatiscia". ("!questo malocchio non deve durare fino al prossimo sabato - altrimenti si sarebbe arricchito di nuova forza malefica - "sabadire" ").
La Nunna praticò il rito fino al giovedì. Questa volta, la Nunna recitò tre Padre Nostro e tre Ave Maria ed un brano della Bibbia: Visione Terza del Libro dell'Apocalisse, "La vittoria sulla bestia e sui falsi profeti"; chiese perdono a Dio : "Patrunu te li Celi e de la Terra: /famme all'occhi Toi stu giurnu degna; / sse pozza ssoscire /stu nnutu te lu malignu, / ca st'à nima criatura ete nnucente nfacce llu Patre, lu Figliu e llu Spiritu Santu". E qui segnò con l'olio una croce sulla fronte di Pasqualino e, continuando ad invocare la SS. Trinità , segnò pure gli occhi e la bocca. Intinse il mignolo della mano destra nell'olio e lasciò scivolare due gocce nel piatto con l'acqua, dove s'aprirono, senza disciogliersi questa volta. "Quisti suntu l'occhi te la 'nvidia/c'hane 'nfà scinata st'à nima criatura./ Cu sse spezza stu male te perfidia/giustu a stu mumentu, cchiui cu nnu tura./Cu sse perda stu male cu llu chiutu te Ddiu e perdunu ca te la vendetta sulu Iddhu ete patrunu." Le gocce fatte nuovamente cadere nel piatto dalla Nunna, questa volta galleggiarono compatte ed uniformi. Pasqualino improvvisamente schiuse gli occhi e con pianto dirotto sembrò vomitare tutto il male che aveva in corpo!
pizzicagnolo
Messaggi: 188
Iscritto il: 23 dicembre 2005, 15:10

In Sicilia...

Messaggio da pizzicagnolo »

SCONGIURI E RITI MAGICI DEL POPOLO SICILIANO- contro il malocchio. Ricorrere ad un amuleto (le corna, i chiodi, le chiavi, i ferri degli animali, pezzi di stoffa rossa), o fare speciali gesti (le corna con le dita della mano sinistra, il pugno chiuso, toccarsi il fondo dei pantaloni, mettersi al centro di un quadrivio e sputare in terra non potendo urinare); recitare:
Tri uocchi fuoru chi t arucchiaru,
quattru fuoru chi ti sarvaru.
San Petru ri Roma vinia, (Nostru Signuri di Roma vinia),
a manu purtava ‘na canna r olivu.( ‘na palma d oliva a li manu tinia,)
a l altaru maggiori la biniricia, (supra l altaru la benedicia,)
l uocchi cacciava a cu mali facia: (scippava l occhi a cu mali facia:)
quattro pani e cincu pisci, (cu tri pani e cu tri pisci)
lu beni ‘nta la me casa mi crisci. (Nostru Signori m abbunnisci.)
Mistretta (Messina) - Casalvecchio Siculo (Messina)

Tri fà´ru chi m attaccaru,(tri fà´ru chi mi sciugghieru:)
Patri, Figghiu e Spiritu Santu;
ucchiatura, scansatura
nun mi ni accogghi mali,
chi non sugnu ‘na mala pirsuna. Naso (Messina)

Fora malocchiu,
dintra bonocchiu,
fora lu picchiu, (la iettatura)
dintra lu stinnicchiu: (la contentezza)
nesci malocchiu di la casa mia,
vattinni a li profunni di lu mari
e ‘nta la me casa cchiù nun ci ternari. (Palermo )

Chiuju ‘a porta mia cu lu mantu di Maria;
gran Signura Maria Santissima,
cu ha a fari mali a mia ‘un si pozza truvari
nà© alica nà© valìa. Cu spiritu e vigurìa.
San Simuni Santu Simuni,
cu lu so vastuni
ci scippa l occhi
a li mali pirsuni. Palermo e Agrigento

San Micheli e San Simiuni, à ju picchiu agnuni agnuni;
* San Matteu e San Girlannu, à ju stu picchiu tuttu l annu.
* Cu na tinta e vascia caruta arristavu menza sciancata;
* stu carusu nun mi camina, mancu l ovu fa la gaddina.
* Santu Nofriu e Santu Vitu, fitti ‘n testa avi mé maritu;
* San Caloiru e San Crispinu, pi spisa sulu menzu cuppinu.
* Si campa di ventu e di nenti, arristaru sulu capiddi e denti;
* rintra a mé casa c é a maaria, fati veniri a Gesuzzu e Maria.

Alla recita si accompagnano dei gesti ben precisi.
Ecco quel che fa la scongiurante per eliminare il malocchio: prende un piatto, vi mette dell acqua, e lo poggia sul capo o sugli indumenti del "malocchiato". La scongiurante si fa il segno della croce anche sul piatto; recita quindi il "Credo" e poi recita lo scongiuro. Fa cadere, infine, nell acqua che é nel piatto, per tre volte, tre gocce d olio. Il confondersi dell olio con l acqua, quasi a sparire, é segno della presenza del malocchio; il suo permanere perfettamente alla superficie dell acqua, é invece un dato certo dell assenza di malocchio.
Poi prende del sale e lo cosparge in quattro punti del piatto, indicando una croce, mentre pronuncia: " N nnòmi di lu Patri, di lu Figghiu, di lu Spiritu e! Santu, ogni principiu é bonu signu di miricamentu".
Rifà , quindi, la stessa operazione per tre volte, curando di gettare, ogni volta, l acqua, per rinnovarla, sempre con la mano sinistra. Alla terza volta, l olio rimarrà  a galla e non aumenterà  di diametro: segno che il malocchio, finalmente, é stato scacciato.
Una formula popolare passa in rassegna gli antidoti e gli amuleti contro la jettatura:
Corna curnicchia
L agghiu a tri spicchia,
lu gnuri ‘ntra lu cocchiu
un firrettu dintra l occhiu,
‘na cuda di firuni,
‘na zampa di liuni,
‘na rasta di zammara
un manicu di quartana,
un curnicchiu di curaddu,
lu ferru di un cavaddu,
chiantata cu li spinguli la cucca
e lu scunciuru sempri ‘nta la vucca.

web.neomedia.it/calogero.pinnavaia/questabellasicilia.htm
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