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Musica e danze nella Puglia medievale

Inviato: 30 ottobre 2006, 20:51
da Damiano
Cari amici di pizzicata,

mi rivolgo a voi per un quesito abbastanza spinoso per mancanza di fonti. Dovendo partecipare a dei cortei storici qui intorno, vi chiedo: qual'erano le musiche e danze nella Puglia medievale?

Scendiamo nel dettaglio. Cosa ballavano i nostri antenati nel Medioevo? Abbiamo una ricca documentazione per quanto riguarda il Nord Italia, perché quando loro avevano i Comuni noi stavamo ancora nelle grotte (vedi l'affresco del Buon Governo dei Lorenzetti nel Palazzo Civico di Siena, dove in un angolo ci sono delle ragazze che ballano in cerchio), ma per quanto riguarda il Sud Italia siamo a zero. Non abbiamo codici (se non a cercare nella biblioteca di Napoli) che rappresentino danze del Sud Italia, e per quanto riguarda i canti con la musica pervenuti fino a noi per il periodo che va dal Duecento al Quattrocento abbiamo qualcosa che riguarda Napoli, perché lì era il centro culturale più importante. Tipo il canto delle lavandaie del Vomero, Jesce sole (1200), Donna Sabella, Sia maledetta l'acqua e le villanelle per quanto riguarda il Quattrocento. Ma in Puglia?

Io aggiungerei qualcosa che suppongo io. I canti della Passione ("U sciuregghia sante", altrove chiamato "Lu vienerdia sante") che tanti studiosi dicono discendenti delle laudi umbre del '200. Ma le versioni pugliesi sono davvero così antiche? O sono successive? Poi in un libro di Raffaele Nigro (Puglia. Viaggio nelle tradizioni e nel folklore) ho trovato una laude a san Nicola pellegrino di Trani del Quattrocento, ma si cantava? E poi in un libro del musicologo Domenico Campanella di Putignano c'é un canto di Grottaglie che si chiama "Lu cruciatu", che si fa rimontare al Duecento, in dialetto grottagliese, ma sarà  vero? (dubito che esistesse il dialetto grottagliese nel Duecento, dato che Grottaglie era ancora ai primordi).

Fatemi sapere se conoscete danze e canti del Sud Italia anteriori al Cinquecento. Mi hanno chiesto di formare un gruppo del genere con roba locale, solo che dove la vado a pescare? Ah, ovviamente se ne volete far parte siete i benvenuti, andate a vedere questo sito: www.cavalieriterretarentine.it.

Grazie in anticipo!

Damiano

Inviato: 30 ottobre 2006, 22:48
da Luca/
Damiano ma in ambienti aristocratici o popolari? cittadini o agresti? autoctoni o....Io credo che la musica tra gli abitanti di quelle "caverne" non fosse dissimile da quella dell' avo antico,e in definitiva,con le opportune modifiche linguistiche e simboliche,non "eccessivamente" estranea a quelle forme musicali sopravvissute nel mondo contadino.Il discorso cambia per la musica che veniva eseguita nelle corti dei vari popoli che nei secoli si sono succeduti alla dominazione di quelle terre.Che d' altronde era la stessa musica che avresti potuto ascoltare in una osteria,proposta al fianco delle forme più autenticamente locali.Dato che non c' era differenza tra la musica (non marcata quantomeno) del volgo e quella della corte, i musici(stigmatizati)erano in molti casi gli stessi...adesso non sò se la puglia faccia eccezione...ma fatto sta che a te piace proprio il mantello.

Inviato: 31 ottobre 2006, 13:18
da Avvocatista
Caro Damiano,

Quali sono le tue fonti?

Sappi che quando nel Nord Italia andavano costituendosi i comuni, nel Sud Italia un omino piccolo piccolo (tale Federico Secondo di Hoenstaufen) scriveva un documento (Lex Augustalis) che sta alla base dell'ordinamento giuridico di tutti i paesi democratici e laici del mondo.

Per non parlare di studi molti avanzati e "moderni" nel campo della ornitologia, dell'economia, della zootecnia, ecc....

Alla corte del "Puer Apuliae", poi, nacque il volgare italico (altro che Dante) per merito della "Scuola siciliana" fiorita proprio nelle solatio di Federico.

Quanto alla musica, purtroppo, pare che tutta la documentazione federiciana sia stata distrutta dai barbari angioini, con il beneplacito del vaticano.

Tuttavia, sappiamo con certezza che i musicisti della corte di Federico II, diversamente dai trovatori, avevano una formazione laica e non ecclesiastica (alcuni erano addirittura di origine araba), e alcuni musicologi fanno derivare l'Ars Nova Italiana direttamente da questi artisti, i cui nomi, purtroppo, sono andati perduti.

Questo per quanto riguarda il '200.

Successivamente, lo spostamento da Palermo a Napoli della corte degli Angioini, fece si che Partenope diventasse il centro musicale del Sud Italia.

Alla corte di Carlo I, operò, ad esempio, Marchetto da Padova e il troviere Adam de la Halle.

Alla successiva corte aragonese, sempre a Napoli, operarono Tinctoris e Gaffurio. In quel periodo iniziò la pratica di canto a solo, ispirato alle villanelle popolari.

Nel periodo barocco ('600) a Napoli si sviluppa la musica polifonica e organistica, ed operano grandi musicisti meridionali: Gesualdo, Trabaci, Rodio, Vitale, Gargano, ecc....

In questo periodo nascono, sempre a Napoli, scuole di musica all'interno di orfanotrofi, (chiamati 'conservatori' ).

Altro avvenimento importante, fu quello dei "Febi Armonici": i progenitori della nostra opera lirica.

Altro che caverne...

Inviato: 31 ottobre 2006, 13:45
da federico.capone
A mio avviso piuttosto che nelle caverne dovresti cercare nei luoghi di culto e nei castelli, magari fra gli affreschi (come quello di Santa Maria a Cerrate che raffigura un cavaliere che tenta di uccidere un cervo ma viene bloccato dall'apparizione della Vergine -oggi é raffigurato un volto di Cristo- fra le corna dell'animale, chiaro e vicendevole richiamo al canto popolare conosciuto come "La Cerva", oppure fra le raffigurazioni del mosaico di Otranto, giusto per citarne un paio fra i più noti) dove, molto spesso, per motivi più che ovvi, si tendeva a fondere contemporaneità  e tradizione (quindi t ra profano e sacro).
Poi la bibliografia sulla musica medievale del Sudditalia é praticamente sterminata grazie anche a quella scuola fondata da un certo Federico II...
Quindi non dovrebbe essere difficile reperire materiale per organizzare un corteo storico.

Inviato: 31 ottobre 2006, 14:07
da Damiano
Ok. Il contesto dovrebbe essere sia di corte che popolare. Mi viene in mente una canzone di Re Enzo, figlio di Federico II, che cantava: "E vanne in Puglia piana, la magna Catapana, là  dov'é lo mio core notte e dia...", ma mi sa che non esiste più l'accompagnamento melodico.

Per venirmi incontro vi faccio (e ne ripeto alcune) le seguenti domande, a cui chi vuole può rispondere:

1) Va bene per quanto riguarda il canto religioso la laude "U sciuregghia sante?". In altre parole, si può far rimontare al Medioevo?

2) Vanno bene le villanelle? Ma quelle del Quattrocento, come (suppongo) "Sia maledetta l'acqua".

3) Il canto che menzionavo di Grottaglie, "Lu cruciatu", risale effettivamente al periodo delle crociate?

4) Per quanto riguarda la laude di San Nicola Pellegrino?

5) La tammurriata: si può far risalire al Medioevo? Qui mi rispondo da solo e avanzo un'ipotesi: penso di sì, se pensiamo ai mosaici di Pompei in cui ci sono i musicanti con le tammorre, e i codici angioini in cui ci sono suonatori di tammorre e castagnole (che, occhio, sono rettangolari e occupano tutta una mano, vedi le miniature del "De Musica" di Severino Boezio custodito nella Biblioteca Nazionale di Napoli). Quindi non sarebbe del tutto fuori posto se effettuata durante una manifestazione medievale.

6) Altri balli? Forse la moresca (ma non é del Cinquecento?). In caso di sì, dove la possiamo imparare?

7) Sarebbe interessante anche proporre le danze medievali "classiche", come il bourrà©e, la branle, ma sono danze di corte d'ambiente francese e quindi estranee al Sud Italia? O magari, dato che i trovatori giravano, si ballavano anche qui?

8) Quali danze popolari del Sud Italia, oltre alla tammurriata, si possono far risalire al Medioevo? Non la pizzica pizzica, perché i primi documenti che ne parlano risalgono al Settecento (almeno per quanto riguarda Martina Franca e Taranto), non la tarantella napoletana, perché risale massimo al Seicento. La viddhaneddha, dato che si balla sulla zampogna?

9) Qualcuno vuol far parte di questo costituendo gruppo di musiche e danze medievali del Sud Italia? (Se proprio dovete tirarmi qualcosa addosso, tiratemi i cuscini, non fanno male!).

Grazie per l'aiuto che vorrete darmi. Luca, sì che mi piace il mantello! Che ne sai? Dove mi hai visto? Solo che d'inverno fa freddo, perché da sotto arrivano certi spifferi....

Damiano

Inviato: 31 ottobre 2006, 15:51
da Luca/
Damiano per poterti rispondere dovremmo capire da dove a dove collochi il medioevo(argomento molto dibattuto).Per ora cerco di rispondere alla domanda n°5 :
Ma quann mai,sicuramente la "Tammurriata" é una danza(canto- ritmo) antica ,ma il mosaico di Pompei fà  più riferimento all' esistenza della tammorra che alla Tammurriata.Se devi montare una piece in cui é mostrata al pubblico una danza popolare,creando magari in ciò un termine di paragone con quelle delle classi più elevate,puoi mettere in scena una tammurriata(brrr) ma quali erano le strofe più diffuse in quel periodo?i ritmi in che misura erano simili a quelli sopravvissuti sino a noi?Quanto erano condizionati dal fatto che il tamburo a cornice era lo strumento più diffuso tra gli ensemble strumentali?Ti và  veramente che arrivi fino a Martina per farti un paliatone? e tante altre ancora che mi fanno sconsigliare l' adozione della Tammurriata come danza adatta al corteo medioevale,tra cui: forse dimentichi che si tratta di un "evento" devozionale?.
Per la risposta sulla tarantella del 600 pigrizia mi impone di rimandare a dopo.

Inviato: 31 ottobre 2006, 17:28
da Gianlu
La domanda, precedentemente ripulita e dirozzata, credo sia molto interessante. Immagino che però non ci sia una risposta che si possa riassumere in un post. Immagino che ci siano orde di studiosi che sacrificano una vita di supposizioni per elaborare teorie più o meno probabili.

Cortei storici...io diffido. Ormai é diffusissimo il kit del corteo storico fai-da-te, disponibile per ogni comune che voglia ravvivare una triste esistenza di pizzerie e negozi di abbigliamento: 30 abiti, barbe positcce, una ventina di tamburi e chiarine, qualche stendardo...il pretesto può essere ADDIRITTURA il presunto passaggio di un imperatore in quella località  (ogni riferimento a nomi, cose, città  é puramente voluto). Poi diciamo di tutto, ma se la processione ben vestita che sfila in mutande e col cellulare in tasca per il viale é un campione della popolazione di un tempo...allora io sono un grande studioso. Direi quindi di limitare all'interesse dei cortei la musica delle alte corti, visto che il volgo non viene di certo rappresentato nei cortei. Faccio fatica a credere che i due ceti avessero la stessa base di musiche e danze (non so Luca, potrei sbagliarmi). Mi sono fatto l'idea che il volgo si facesse coinvolgere nelle sfarzose cerimonie degli amati tiranni: matrimoni, inaugurazioni, consacrazioni...e quindi ci possa essere in determinate circostanze un rimescolamento di generi. Però mi fa fatica pensare che i popolani solo disponessero di strumenti nobili e costosi (penso ai fiati per esempio). Spero comunque in qualche parere più illuminato.

Dubito che pizzica, tamurriate venissero praticati all'epoca...nelle grotte la presenza di volte basse e stalattiti rendeva difficile tali balli. Credo più facile il sedersi a terra con una scacchiera o con un po' di figurine da scambiare. In ogni caso al posto tuo io non orinerei tanto facilmente dentro le nostre misere grotte; correresti il rischio di farla in testa proprio a qualcuno sceso da uno di quei magnifici comuni, che sta scavando lì da decine di anni
(http://archeologiamedievale.unisi.it/); http://preistoria.interfree.it/page7.html

E prima del 1200? Già  da molto tempo i tedeschi avevano iniziato a venire in Puglia per le ferie estive e non, tanto che presero il vizio di morirci. Personalmente ritengo più interessante il Medioevo di quel periodo, forse più oscuro, ma meno patinato di quello dei comuni.

Quel maledetto mosaico...mi ripropongo appena torno a Pompei di tirarlo giù a colpi di piccone...sta facendo un casino di danni...
Comunque se riesci a mettere una tammurriata nel tuo corteo, filmalo e mettilo in rete, ho già  in mente una discussione in cui troverebbe spazio...

Accantonando queste riflessioni simpatiche e non critiche, mi piacerebbe leggere pareri più preparati del mio perché la cosa mi interessa.
Ora vado che ho un brontosauro sul fuoco...

Inviato: 31 ottobre 2006, 19:04
da Damiano
Grazie! Generosi come sempre.

Ripensandoci, vi do una bella notizia: un canto medievale (o meglio, di origine medievale) esiste anche a Martina. Si tratta di un testo (non so se fosse cantato, non ci é pervenuta la melodia) riportato dal Bronzini in un saggio nel libro "Martina Franca. Un'isola culturale", che parla di un giovane travestitosi da monaco per andare a trovare una ragazza. Il Bronzini fa derivare questo canto da una canzone provenzale del 1300, diffusa in Francia, Spagna e Italia, e diffusissima qui da noi in Puglia (pensate a "Ze monecarille" dei Uaragniaun di Altamura; a un analogo canto degli "Isse e trase" di Bari; a "L'amante confessore" con le sue tre versioni, raccolto da Raffaella Bongermino nel suo libro sui canti popolari di Laterza; e così via). La versione martinese fa così:

"...Figghia maje Marcuselle,
fa' azzettà  a munachelle".

"No so' venute pe zettarme,
so' venute pe' sciucà ".

"Figghia maje Marcuselle,
pegghie i carte 'a munachelle".

"No so' venute pe sciucà ,
so' venute pe' me cucà ".

"Figghia maje Marcuselle,
prepére 'u litte a munachelle".

(...)

Questo potrebbe andare bene. Allora, facciamo una lista dei canti medievali del Sud Italia che potrebbero andare per una serata di musica medievale:

1) U sciuregghia sante;

2) L'amante confessore;

3) Donna Sabella (che dovrebbe risalire al Quattrocento e fatto a ritmo di tammurriata, con le debite obiezioni);

4) Sia maledetta l'acqua (mi sapete dire di più su questo canto e a che epoca risale?);

5) Canto delle lavandaie del Vomero;

.....

Fatemi sapere. Non do a nessuno la soddisfazione di ballare la tammurriata (quella di Pagani, s'intende) davanti alle telecamere! E il mantello me lo metto quando voglio.

Grazie ancora!

Damiano

Inviato: 31 ottobre 2006, 22:13
da Luca/
Bello molto medioevale il programma...ma guarda che la nccp ha pubblicato anche altri dischi oltre l' antologia.Altrove magari ce ne trovi a bizzeffe di canti risalenti al medioevo,ma Donna Sabella fatta a Tammurriata proprio non mi scende giù,spiegami come ci fai entrare il testo se non modificandone la melodia.
Gianlù hai ragione non sono stato molto preciso nel mio precedente post,ma comincio ad avere la sensazione che scrivere in questo forum sia inutile,se proprio ne hai bisogno ti posto dele fonti in privato...ma non credo che tu ne abbia bisogno d' altronde basta sfogliare qualche pagina virtuale per evitare castronerie e [u:eddcbb6b8e]incominciare[/u:eddcbb6b8e] una ricerca seria...Qualora se ne abbia voglia.

Inviato: 4 novembre 2006, 11:42
da Gianlu
Sono sicuro che qui intorno girino appassionati ed esecutori di musica medioevale e rinascimentale. Aspetto un loro intervento, anche perché mi sono imbattuto in alcuni termini che potrebbero tornare utili al nostro giovane appassionato di cappa e tammurriata. Ho incrociato per caso le parole:

Lais (canti medioevali di amore e avventura);

Stampita (questo dovrebbe essere un ballo o una famiglia di balli);

Canzone di Lanval, composta da Maria di Francia (XII sec.).

Ho dato un'occhiata in rete e qualcosa viene fuori, ma non so quanto siano attendibili e curati i siti di riferimento. Mi piacerebbe che qualcuno più "invischiato" mi desse qualche indicazione per (pregando di trovare tempo) avere qualcosa di più concreto da leggere e contemporaneamente adatto a neofiti. E' uno sparo nel buio, spero di aver centrato qualcuno.

Inviato: 4 novembre 2006, 11:56
da Valerio
Per quanto ne so in Italia il gruppo di riferimento per chi si interessa di musica antica é l'ensemble Micrologus (www.micrologus.it)
Il loro sito é ricchissimo di notizie in proposito.
Penso che sfogliando le pagine della discografia e dei programmi potresti trovare qualcosa di interessante Damiano.
Buona fortuna

Dimenticavo: "Che sia malditta l'acqua sta matina" mi risulta essere una composizione anonima del XVI sec.

Inviato: 4 novembre 2006, 12:58
da Valerio
Per quanto riguarda De Simone: se lo si prende come riferimento penso sia necessario, o quanto meno utile, tener di conto che la musica della vecchia NCCP é frutto di una sua personalissima rielaborazione dei canti e delle musiche antiche.
Dice lo stesso De Simone: "In realtà  io non mi sono mai riferito a veri canti o melodie popolari in quel caso (si riferisce alla NCCP), ma a una elaborazione, dove era il fattore somatico dei cantanti, il fattore stilistico vocale degli esecutori e non era la riproduzione di un determinato canto popolare e basta. Era diciamo una traduzione in termini teatrali di una cultura che era valida storicamente oltretutto in quel momento".
Quindi se si ripropone qualche villanella della NCCP si ripropone una particolare interpretazione, filtrata attraverso la sensibilità  del grande De Simone e contestuale ad un particolare periodo storico e geografico.
Ovviamente non c'é niente di male nel fare una cosa del genere, ma penso sia cosa buona esserne coscienti. Secondo me.
Fine del semi-offtopic.

Inviato: 4 novembre 2006, 15:14
da Valerio
Trovato adesso, in questo sito:

Sia maledetta l'acqua (villanella 1537)
(Una delle villanelle con testo a doppio senso recuperata in Germania da una rarissima stampa fatta a Napoli nel 1937)

Inviato: 4 novembre 2006, 20:41
da Gianlu
Trovato il Lorenzetti.
Da quello che si vede, direi che all'epoca era già  diffuso il serpentone di capodanno :D
In realtà  é molto interessante. Il tamburello si direbbe uno della nostra epoca ed é impugnato come dalle nostre parti. L'icrocio delle danzanti rimanda ai balli diffusi al nord Europa...

Quello che mi colpisce é quello che non si vede: non c'é nessun altro tipo di strumento.

Quindi un ballo e canto sul tamburo...poi la donna che suona e canta é chiaramente rappresentata in una potente emissione vocale...testa leggermente puntata verso l'alto...sembra stia emettendo una "o"...ecco...io direi...direi che sta cantando..."BELLA FIGLIOLA CAAA TI CHIAMI ROSAAA!!!" :D :D :D

A questo punto mi sono incuriosito: accetto volentieri segnalazioni di dipinti, afffreschi, anfore, figurine e gratta e vinci d'epoca, in cui siano rappresentati strumenti musicali ancora esistenti oggi. Chiaramente sono graditi i tamburi, ma mi piacerebbe vedere anche gli avi di organetti e violini....vince chi riesce a trovare le più vecchie...direi di partire dal Mesozoico, a scendere.

Inviato: 6 novembre 2006, 2:19
da Ialma
I primi codex sulla danza sono stati la "DE ARTE SALTANDI ET CHOREAS DUCENDI" di Domenico da Piacenza, "DE PRATICA SEU ARTE TRIPUDII VULGARE OPUSCULUM" di Guglielmo Ebreo da Pesaro e "LIBRO DELL'ARTE DEL DANZARE" di Antonio Cornazano.
Anche nel "codice London", conservato al British Museum e redatto in Italia, nel sud della Toscana o in Umbria, tra la fine del XIV secolo e l'inizio del XV vengono discussi una serie di balli.
Tutti pubblicati intorno al 1400, e discutevano di danze colte e di corte.

Inviato: 7 novembre 2006, 19:25
da Damiano
Grazie, grazie di cuore!

Ho visto il sito www.micrologus.it, bellissimo! Ci stanno certi file sonori bellissimi e molto ben fatti, forse prendiamo come riferimento quelli della corte aragonese che sono più vicini a noi. Adesso ve la faccio io una segnalazione: per puro caso, girando in una chiesa di Martina, ho trovato una cartolina (e me la tengo cara cara!) proveniente dalla Basilica di Loreto con un affresco di un artista del Quattrocento (mi pare si chiami Ambrogio Sansonetti, boh?) che rappresenta un angelo che suona il tamburello. Veramente! Non mi ricordo come lo tiene impugnato, ma sta proprio suonando un tamburello. E qui a Martina, nella mia amata parrocchia di San Domenico (una bella chiesa del 1745) c'é una tela del 1682 del bitontino Nicola Gliri, la "Natività  con Santa Rosa", in cui c'é un zampognaro vestito con il giubbotto di pecora e le ciocie. Segnalo anche un libro, "Iconografia musicale a Martina Franca", Edizioni Umanesimo della Pietra, edito negli anni '80, che si può trovare nella biblioteca comunale di Martina, dove sono riprodotti tutti i dipinti martinesi che rappresentano strumenti musicali. Segnalo infine l'affresco della pizzica pizzica nella sala dell'Arcadia di Palazzo Ducale sempre a Martina (la foto la potete vedere sul mio sito alla pagina dei link) con una donna che suona un tamburello, un suonatore di ciaramella e un personaggio che tiene in mano un calascione. Infine (e no che non mi fermo!) a Locorotondo c'é una contrada che si chiama Calascione.

Sono a completa disposizione per chi volesse fare delle ricerche a Martina e dintorni (andatevi a vedere mò che la restaureranno la chiesetta di San Nicola a Locorotondo, con tutti gli angeli suonatori) in ambito di iconografia musicale, basta farmi un colpo di telefono. Scusate l'ot.

Damiano

Inviato: 8 novembre 2006, 13:14
da Ialma
Gli angeli medievali suonatori di tamburello sono davvero tanti in Italia, come i quadri, affreschi, che ritraggono suonatori e tamburellisti sparsi.
A Martina. nel palazzo ducale, ci sono due suonatrici di tamburello, (una delle due più interessante dell'altra) solo che non capisco da dove si deduca che stiano suonando una pizzica pizzica.
L'angelo del Beato Angelico cosa starà  suonando ?
Scusate l'OT

Eccone due esempi a caso :

[img:b51a3c4f3f]http://imagecache2.allposters.com/image ... osters.jpg[/img:b51a3c4f3f]

[img:b51a3c4f3f]http://www.provincia.cremona.it/consult ... amburo.jpg[/img:b51a3c4f3f]

IL GIULLARE

Inviato: 9 novembre 2006, 10:02
da montar
Damiano,
à© da tempo che pensavo di ringraziarti per la bellissima testimonianza video.
Colgo l'occasione per dedicarti la mia solita mezzoretta serale, piuttosto che guardare litigi televisivi. Meglio quelli da forum he he he. Forse le stesse info le hai trovate nei siti consigliati, però, ripetuta ...
A mio avviso un ruolo importante per la diffusione della cultura laica popolare era senzaltro la figura del giullare di corte, così come dal punto di vista religioso era il pellegrino chierico. Tra l'altro il pellegrino chierico spesso per necessità  si trasformava in pellegrino laico e così veniva ad essere fortemente osteggiato dalla chiesa, che a sua volta diveniva diffusore di cultura anticlericale. Damià , mica erano tutti come S. Francesco. Nella prefazione della terra del rimorso c'e' scritto che il sud é un' isola che si trova tra l'acqua salata e l'acqua santa. Quindi, volendo si potrebbero scrivere contro, tranquillamente, almeno altrettanti scaffali (35 Km) della biblioteca vaticana a partire dall'inquisizione. Tornando all'argomento.
I giullari erano diffusi in tutta la neolatinità , questo ci fa suppore che derivassero dal mondo classico (istrioni), infatti la parola deriva da un misto latino/provenzale, joglar/ioculares: vedi i satiri ambulanti del mosaico di Pompei, quelli spagnoli del mio avatar, quelli portoghesi di Evora etc
I giullari erano giocolieri, musicisti, cantastorie, saltimbanchi, fachiri etc. etc. e giravano di corte in corte, di paese in paese di borgata in borgata. Vivendo di doni. Poi c'e' da dire che gli spettacoli venivano fatti a corte, però iniziavano le loro performances già  alle porte dei paesi, di conseguenza anche il popolino apprenderva almeno in parte le "informazioni" da loro veicolate. Es. le filastrocche ripetivive e cumulative.. tipo "Aramire, Aramire alla fiera ..." oppure "Caro compare che ghiati sunanno"
diffusa almeno in Sicilia, Calabria e Campania . Vedi la discussione sulla canzone "La cena della zita" di questo forum. Poi nel corso del tempo la loro figura si evolve, diventano così poeti di corte, mettendo radici presso qualche signore.
A questo punto si trasformano in veri e proprii "menestrelli" di corte (non del Nebrasca ogni riferimento al Boss ..).
Così anche la chiesa diventa più tollerante nei loro confronti, veramente, anche a seguito dello scisma d'oriente.
Infine il giullare nel rinascimento diventa una sorta di cantastorie di piazza, perdendo in funzione "colta" e guadagnando in funzione "popolare". Da un lato nascono i cantastorie "alla siciliana" dall'altro i musicanti che troviamo descritti in letteratura per intenderci "alla Floriano Pico", così anche artisti di strada.

Per le musiche ti consiglio di usare anche il flauto doppio, presente in mosaici romani, in affreschi medievali, e in recenti foto scattate negli anni settanta e ottanta del secolo scorso. Anche perché le persone comuni si aspettano questo tipo di suono.
Magari con un annuncio di sfilata al suono della tofa, di conchiglia secondo l'uso marinaro, di corteccia con annessa "puca" circolare che diventa doppia quando stretta tra le labbra, secondo l'uso bucolico.
Poi, vuoi che giullari non siano passati per castel del Monte? Che ne pensi? Oppure non abbiano acquisito informazioni
dalla arabeggiante Lucera di Federico II. Nella sostanza ti sto suggerendo di eseguire la cosidetta "tarantella del gargano" per flauto doppio. Tralatro il maestro Sfogli (NCCP) la paragono' al canto dei muezzin.
Inoltre la lirica siciliana "eredita" quella provenzale dove c'era l'accompagnamento di musica( parolona difficile: "La canzonetta dialogica"), di coseguenza ache nella prosa dei primi rimatori siciliani vi era l'accompagnamento musicale, si trovano facilmente copie in cui, appunto, compare anche il pentagramma dell'epoca.
Potresti recitare qualcosa di Protonotaro (Per meu cori alligrari) o del più celebre notaro lentino, oppure potresti provare a comporre , dico sul serio, nello stile siciliano piu vicino al popolare: il serventese. Cioé in riferimento a Rinaldo D'Aquino, falconiere alla corte di F.II di svevia. Insomma qualunque cosa prendi del medio evo, come già  scritto da altri, al 99,9% é arrivata anche in Puglia.
Invece, per approfondire bene la cosa non puoi prescindere dal Codice Vaticano Latino 3793, nel caso li giocassi al lotto la eventuale vincita verrà  ripartita equamente. Cosi ti potresti imbattere in:

Pirzicarella mia pirzicarella!. (piccola pesca)
Non pizzicarella mia pizzicarella

Stilla lucente mia stilla lucente (Goccia di rugiada)
Non Stella lucente mia stella lucente

Etc. etc.



Analogo discorso andrebbe fatto per Guitti, Picare, Commercianti ambulanti, transumanze.

Al fine di immeggerti in questo contesto ti consiglio di leggere Narciso e Boccadoro di Hess:
tratta di un abate dedito alla vita contemplativa monastica e di un artista dedito alla vita vissuta, troppo bello
Spero di averti dato qualche spunto.

P. S. Discorso lunghissimo meriterebbe "Sia Maledetta l'Acqua", dalle mie modestissime letture e registrazioni degli anni ottanta del secolo scorso, quando ancora non andava di moda il kit del piccolo antropologo, ti dico solo che la puoi tranquillamente usare anche dalle tue parti.

Inviato: 9 novembre 2006, 10:44
da Avvocatista
Sempre a proposito del mio amato Stupormundi:

"Jesce sole" é, in assoluto, la prima canzone del repertorio classico partenopeo di cui si abbia notizia.

E' un'antica filastrocca conservataci da GianBattista Basile (1575-1632), il quale, nella lettera "All'uneco sciammeggiante" ne riferisce i soli due versi iniziali, dandone, poi, l'intero testo nella quarta giornata del "Cunto de li cunti".

"Jesce sole", canzone cantata al suono di calascioni, tamburelli e arpe, nasce nel periodo di Federico II di Svevia (e da alcuni attribuita direttamente a Lui), quando il re radunava a se gli uomini d'ingegno e gli artisti. Dalle balze del Vomero si levava il canto semplice, ricco di reminescenze deistiche, all'astro che dà  vita il giorno. "Jesce sole" é un'invocazione al sole, decaduta da un'arcaica funzionalità  religioso-rituale. Ma, nonostante ciò, la filastrocca é stata conservata e tramandata nel tempo da piccoli scugnizzi partenopei che l'hanno cantata nei loro giochi.

N.B. Da non confondere con la più recente versione della NCCP

Per maggiori info, puoi rivolgerti al tuo compaesano Alberto Gentile, inventore del bellissimo sito: http://www.stupormundi.it/

Inviato: 9 novembre 2006, 19:43
da Damiano
Cari amici, grazie, grazie, grazie!

Ora ne approfitto per fare una specie di OT (che poi tanto OT non é, visto che rimaniamo in tema): mia madre, quand'ero piccolo (prima elementare) mi raccontava una fiaba in cui due sorelle, una buona e una brutta, andavano da un orco e, per farla breve, una lo trattava bene e riceveva una stella in fronte, l'altra lo trattava male e se ne andava tutta sporca e brutta. Ebbene, anni dopo, leggendo il "Cunto de li cunti" di Giambattista Basile (1500) ho trovato la stessa fiaba! Roba da far venire i brividi, ad indicare che la tradizione orale qui a Martina Franca é viva e vegeta.

Per quanto riguarda l'associazione di Taranto con cui stiamo preparando questa cena medievale (25 novembre ore 20.30 Taranto circolo sottufficiali) abbiamo deciso di fare una branle, é molto scenografica. Andatevi a vedere il sito www.mariadenghien.it, ci sono le foto del corteo storico di Taranto. Piccolo altro OT, pare che a Martina nel 1600 si parlasse salentino! Sto leggendo la vita del venerabile Bonaventura Gaona frate paolotto (Martina Franca 1598 - Roma 1643), e si riferisce una parola in dialetto martinese dell'epoca: "innamurata mea". Tenete presente che nel dialetto di oggi si dice "'a 'nnamureta megghie". Che storia! Comunque per quanto riguarda future manifestazioni, canterò "Donna Sabella" e "Sia maledetta l'acqua", brani tipici del Quattrocento (secolo a cui il corteo storico "Il matrimonio di Maria d'Enghien" si riferisce.