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se doveste tenere un corso
Inviato: 12 ottobre 2006, 9:14
da pizzicarella
Lo so che la maggior parte di voi é contrario ai corsi di pizzica e danza popolare in genere perché le stesse andrebbero imparate in loco guardando la gente del posto ballare... ma ammettiamo che vi venga proposta la conduzione di un corso, voi come lo impostereste? Cosa cerchereste di trasmettere oltre alla tecnica dei passi? Cosa direste? Grazie.
Inviato: 12 ottobre 2006, 10:29
da Avvocatista
Carissima,
per rispondere ci sarebbe bisogno di sapere, come minimo, qual é la sua finalità , a chi si rivolge, quanto durerà e qual é la qualifica del conduttore (il Prof. Pino Gala, Uccio Aloisi, Sergio Japino o Mario Rossi).
Es. si rivolge a:
- persone che non riescono a distinguere una pizzica pizzica da una polka?
- a ballerini di flamenco?
- a 90enni salentini emigrati in Piemonte 70 anni fa?
- a coreologi?
Durerà 8, 36 o 120 ore?
Inviato: 12 ottobre 2006, 10:37
da montemaranese
io penso che eccetto ricercatori tipo giuseppe michele gala(che é originario di Aquilonia-Av), un salentino può insegnare la pizzica, e un irpino la montemaranese. se vige questa regola va bene.anche perché la maggior parte degli imbranati che seguono i corsi, non sanno distinguere un valzer da una mazurka
Inviato: 12 ottobre 2006, 11:11
da pizzicarella
Allora. Il corso avrà la durata di tre mesi (due ore settimanali). Si rivolge a chi vuole avvicinarsi a queste danze perché ha fatto un giro nel Salento quest'estate ed ha visto ballare la pizzica nelle feste, a chi nel Salento non c'ha mai messo piede ma ha visto gruppi popolari in giro per l'Italia, a chi magari risconosce la pizzica da una polka ma niente di più.
Il conduttore (o meglio la conduttrice) é una tipa che di salentino c'ha solo il marito (vale lo stesso?) che da alcuni anni balla e ci terrebbe molto a trasmettere la sua passione nel modo migliore.
Inviato: 12 ottobre 2006, 11:20
da Ialma
Avvocatista ha messo il dito nella piaga.
Ogni corso dovrebbe avere un "taglio" differente
Se andassi ad es. ad Avellino ad insegnare la tarantella di Montemarano, é logico presupporre una conoscenza "ambientale" delle basi e delle figurazioni principali.
Differente se insegnassi lo stesso ballo a Rozzano (MI) o a Pinerolo.
Supponendo che la richiesta di conoscenza del ballo "avanzato" sia quasi inesistente, e che ti abbiano chiamata a tenere un corso di neopizzica con un target di riferimento che é convinto di andare a fare un corso "di taranta", personalmente partirei da basi molto teoriche, chiarimento di terminologie, forme coreutiche semplici il più legate possibile agli schemi tradizionali.
A me piace in linea teorica, il taglio dato da alcuni amici al corso :
approfondire un elemento a lezione.
Se mi mandi un messaggio ti giro il link della pagina del loro corso
Inviato: 12 ottobre 2006, 14:29
da Gianlu
Va bene che la vittoria é figlia di molti padri...ma il Pino?
Penso sia già stato detto diverse volte. Non conta assolutamente il luogo di nascita o di residenza dell'insegnante. Conta esclusivamente la sua preparazione. E quando dico preparazione non intendo solo quella di pura conoscenza di storia di un ballo, dei suoi passi, dei suoi significati. Queste chiaramente ci devono essere ma é altrettanto importante il rapporto che tale insegnante ha saputo stabilire con il territorio (visto che parliamo di popolare) a cui questo ballo é legato.
Anzi, mio parere é che se l'insegnante é "straniero" può sfruttare questa sua caratteristica. Può cogliere similitudini o diversità del ballo, rispetto alla sua terra d'origine, può osservarlo con occhio critico e quindi non farsi condizionare da eventuali modernizzazioni ben radicate.
Quello che consiglio a Pizzicarella é di non divorziare dal marito se un giorno avesse intenzione di insegnare tammurriate...
Inviato: 12 ottobre 2006, 14:31
da Gianlu
Dimenticavo...chiaramente un insegnante autoctono parte molto avvantaggiato rispetto a chi viene da lontano nella fase di apprendimento
Inviato: 12 ottobre 2006, 14:45
da pizzicarella
... grazie Gianlu, ma purtroppo il tuo suggerimento arriva in ritardo. Il mio matrimonio é andato a rotoli a causa (non solo, naturalmente, ma anche) della mia passione per la pizzica. Lui, salentino, mal ha tollerato che io ballassi la danza della sua terra. Devo aver esagerato...
Inviato: 12 ottobre 2006, 15:27
da Gianlu
...
...
...DOMANI DOVREBBE PIOVERE....
stai scherzando, vero?
Inviato: 12 ottobre 2006, 17:31
da betsabea
Non ho capito?..ma questa insegnante:
-é preparata?
-é brava?
perché secondo me é solo questo che conta... comunque più dell'estratto di nascita.
Visto che é un corso che si rivolge ai neofiti non mi pare che serva l'eccellenza", quello che serve é (sempre e) solo che la persona in questione abbia veramente studiato e conosca la "materia" che insegna...
Soprattutto che invogli le persone a vedere le cose in un certo modo, ad amarle e rispettarle, che spinga a voler approfondire e superare le dinamiche stesse di un corso di danza..
o no?
Inviato: 13 ottobre 2006, 0:32
da giannino
"io penso che eccetto ricercatori tipo giuseppe michele gala(che é originario di Aquilonia-Av), un salentino può insegnare la pizzica, e un irpino la montemaranese. se vige questa regola va bene.anche perché la maggior parte degli imbranati che seguono i corsi, non sanno distinguere un valzer da una mazurka"
??????????????????
Io qui capisco poche cose, tutte molto imbarazzanti:
1) Che nessuno, tranne Pino Gala, che é originario di Avellino (e solo per questo) può insegnare una danza che non sia della propria terra.
2) Che un salentino qualsiasi può insegnare la pizzica in quanto salentino
3) Che un irpino qualsiasi può insegnare la tarantella in quanto irpino
4) Che se vige questa regola va bene
5) Che al mondo c'é qualcuno che non sa riconoscere un valzer da una mazurka (anche se non so quest'osservazione cos'abbia a che fare con le precedenti)
Non penso che queste risposte siano molto d'aiuto a pizzicarella...
Io pizzicarella ti posso dire che, oltre alla preparazione di cui parlava Gianlu, per mettere su un buon corso che trasmetta qualcosa oltre la tecnica ci vuole tanta tanta tanta passione. Ma attenta, non parlo di quella "passione" che ti fa chiudere gli occhi e ballare e perdersi al ritmo di musica...parlo della vera passione, quella che ti fa dedicare il tuo tempo, il tuo impegno, il tuo denaro, a qualcosa (che in questo caso é la danza). Solo se un insegnante AMA davvero ciò che fa e che insegna, riesce a trasmettere un po' della sua passione (e del suo sapere) ai suoi allievi, ed in questo mondo in cui tutto gira attorno al denaro, é ormai difficile distinguere la vera passione dall'opportunismo...
Inviato: 13 ottobre 2006, 11:03
da pizzicarella
Grazie ragazzi. Nelle vostre risposte c'é quello che volevo sentirmi dire. La conduttrice del corso (che poi sarei io, l'avrete capito...) ama molto questa danza e per amore della stessa ha dovuto anche fare scelte drastiche di vita. La mia preoccupazione é proprio quella di non riuscire a trasmettere agli altri quello che a me é stato insegnato con tanto amore. Spero proprio di riuscirci.
Per rispondere a Giannino: l'unica condizione che ho posto é proprio quella di non ricevere alcun compenso perché sono convinta che i soldi rovinerebbero tutto.
Grazie ancora.
Inviato: 13 ottobre 2006, 16:02
da stambali
Non sono esperto in materia di corsi però sento il dovere di darvi un consiglio.
Se avete proprio bisogno di organizzare un corso legato alle danze e musiche popolari, non sprecate energie a pensare sul da farsi, coinvolgete il sig. Proipso che nel giro di pochi giorni vi organizza un "Masterclass" (mica un corsino qualsiasi), garantendo locali, passaggi televisivi, articoli sui giornali, manifesti, insegnanti eccetera, eccetera. Basta chiedere, tutto nel nome della nascente fondazione, dello sviluppo culturale ed economico del territorio e del marketing politico. In altre parole: nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo.
Ma organizzare un Masterclass non vuol dire mettere in piedi un'attività economica? E chi organizza un 'attività economica, i mezzi necessari (soldi, locali ecc.) per la produzione della stessa non deve tirarli dalle proprie tasche?
Se volete maggiori informazioni collegatevi al sito del comune di Melpignano oppure sintonizzatevi su Telerama.
Scusate dell'intromissione.
saluti
Inviato: 13 ottobre 2006, 16:32
da caporaiss
Ciao Pizzicarella,
ho letto interessato la discussione e dato che molte cose sulla danza e sui corsi di danza (popolare ovviamente)sono state(anche in questa comunità ) dette e ridette, vorrei solo porti una domanda(maliziosa?):
Tu non prendi nessun compenso e c'é da crederti,ma...
I corsisti elargiscono denaro a "qualcunaltro"???
La domanda non é retorica e,in caso di risposta affermativa,cadono ovviamente tutti i buoni propositi sostenuti dai Principi di cui parli e si prospetta invece un regalo a chi questi principi non li ha mai avuti(oltre che un caso di SFRUTTAMENTO DEL LAVORO della provetta insegnante)
Tra buon intenditor poche parole...
Inviato: 16 ottobre 2006, 11:26
da Ialma
Proverei a girare la questione.
Chi segue un corso del genere cosa dovrebbe lecitamente aspettarsi?
Cioé... quando scegliete un insegnante invece che un altro cosa attira l'attenzione? (a parte il giorno della settimana più comodo e la presenza di appartenenti all'altro sesso)
Inviato: 16 ottobre 2006, 13:06
da Avvocatista
[quote:13ebba5ab7]Chi segue un corso del genere cosa dovrebbe lecitamente aspettarsi?[/quote:13ebba5ab7]
Carissimo ed Eccellentissimo Maestro,
ritengo di essere un esperto di caratura mondiale di "corsi", avendone frequentato moltissimi.
Cosa [b:13ebba5ab7]pretendevo[/b:13ebba5ab7] dai Maestri?
1- Capire. Capire cosa spinge (o spingeva) uomini e donne a dar vita a quelle manifestazioni. In quale contesto avvenivano. Quali fossero i significati. Quali le modalità . Quali le differenze (tra uomini e donne, tra paesi dello stesso territorio, ...). Com'é avvenuto lo studio di quei fenomeni, Quali sono le eventuali connessioni tra riti localizzati in luoghi diversi. ecc...
2 - Dotarmi di strumenti (non solo culturali) che mi consentissero di avvicinare le "manifestazioni dal vivo" con lo spirito e l'atteggiamento giusto.
3 - Imparare (il ballo o l'uso di uno strumento musicale)
4 - Riappropriarmi delle radici
5 - Divertirmi
6 - Acchiappare
Devo ammettere, però, che - in molti corsi - le motivazioni della stragrande maggioranza dei partecipanti si limitava ai punti 5 e 6 e più andiamo avanti maggiore é questa quota, purtroppo.
E, cosa ancor più grave, molti Maestri (anche di antica formazione) si stanno adeguando a questa "domanda".
Inviato: 16 ottobre 2006, 13:49
da montemaranese
pe Giannino:
non so per i corsi di pizzica, ma se un non irpino tenesse un corso di montamaranese, sarebbe linciato a furor di popolo.
Inviato: 17 ottobre 2006, 9:15
da Ialma
Massì!
FUCILATO COME NEMICO DEL POPOLO DURANTE LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE SULLA PIAZZA ROSSA di Avellino!
Oppure squartato da quattro cavalli?
Lapidato a morte ?
Il tuo senso di fedeltà canina alla tradizione é davvero simpatico.
Conosco diversi non irpini che insegnano la tarantella di Montemarano con più che discreti risultati.
Che si fa ?
Ti mettiamo a capo delle squadracce di vigilanza sulla purezza etnica dei contenuti dei corsi di tarantella ?
Verrai a cercare anche me (pugliese), che mi permetto quando capita, di suonare la tarantella al tamburello?
p.s. : Pino Gala non é irpino, ma pugliese DOC (originario di Canosa, correggimo Pino se sbaglio)
Che facciamo, lo andiamo a menare per appropriazione indebita di danza tradizionale ?

Inviato: 18 ottobre 2006, 17:46
da LUMAURIZIU
Penso che ogni progetto didattico viva di vita propria e possa avere sempre una sua dignità ed un suo senso, a patto che vi sia equilibrio e chiarezza, oltre che onestà , nel definire i rapporti tra i seguenti elementi:
- obiettivi reali di chi organizza il corso (culturali ? sociali ? economici ?)
- obiettivi didattici "programmati" del corso;
- livello delle competenze di ingresso possedute dagli allievi all'inizio del corso;
- aspettative degli allievi circa il livello di competenze (conoscenze e capacità ) che raggiungeranno alla fine del corso
- patrimonio di conoscenze e di capacità del Docente (cosa sa, cosa sa fare, come sa insegnare)
- obiettivi e motivazioni personali del Docente (culturali ? passione ? soldi ?)
- articolazione del corso (durata, contenuti, supporti, etc.).
Le possibili combinazioni degli elementi sono infinite, ma ciò che conta per fare un buon corso, secondo me, é soltanto un onesto, trasparente e corretto equilibrio tra di essi.
Se c'é equilibrio e onestà va bene, se non c'é va male.
Una volta, per esempio, ho assistito per caso ad un pezzetto di una lezione di tamburello (pizzica) tenuta da un giovane grande portatore salentino, fratello minore di un altro grandissimo e famosissimo, rivolta ad un paio di turiste settentrionali, d'estate, in una tenuta vicino Otranto.
Beh, a me appariva soltanto scandaloso, perché si capiva chiaramente che all'interessato non fregava assolutamente nulla (vedi penultimo elemento della lista) in quanto lasciava fare alle turiste qualunque cosa sul tamburo senza neanche fare finta di prestare attenzione, e diceva che andava tutto bene. Eppure era salentino DOC, molto capace, e insegnava la pizzica !
Ciò che trovo davvero inconcepibile e fuori luogo, ma a questo punto credo prorio l'amico (si fa per dire) Montemaranese scherzi, é la posizione pregiudiziale di tipo "razzista" da lui espressa, che é stata opportunamente ridicolizzata dall'ironia di Ialma.
Al riguardo vi racconteròi in un altro momento, con più calma, e sviscerando bene tutti gli elementi in gioco, l'esperienza molto positiva ed interessante che stiamo facendo a Lecce, nella nostra associazione, in cui, noi salentini non proprio del tutto "nudi e crudi", abbiamo comunque ritenuto proficuo quest'anno rivolgerci come allievi ad un caro amico di Bari, che ci sta tenendo un bellissimo corso sui ritmi di danza tradizionali sul tamburo nel meridione d'Italia, a partire proprio dalla pizzica !
A presto.
Inviato: 18 ottobre 2006, 20:44
da Luca/
Auguri per il corso Lu Mauriziu ,che sò essere accreditato quanto molto valido,e W la programmazione.