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The time of bells

Inviato: 23 maggio 2006, 22:19
da Avvocatista
Mi sono recentemente imbattuto in un etnomusicologo statunitense: Steven Feld (Università  del New Mexico) il quale individua un legame molto stretto tra produzione musicale di un certo luogo e [b:6d27f0da2e]soundscape[/b:6d27f0da2e], ossia, l attività  sonora derivante dall attività  umana quotidiana, i suoni della natura, dell ambiente circostante, ecc!.

Vedi: http://www.music.columbia.edu/~cecenter ... nneis.html

Ad esempio, in alcuni suoi studi etnomusicologici condotti presso comunità  della Papua Nuova Guinea, egli dimostra un legame tra il canto degli uccelli della foresta e la musica di quei luoghi.

Recentemente, poi, ha studiato il fenomeno delle sfilate dei campanacci che caratterizza alcuni paesi dell area meridionale delle Lucania (Tricarico, San Mauro Forte, ecc!).

Da questi studi - e da altri condotti nei Balcani, in Macedonia, ecc! - é addirittura scaturita una bellissima serie di CD intitolati "The time of bells".

Trovo questo filone di ricerca estremamente interessante.

Il mio amico Andrea Saba mi faceva notare, ad esempio, le possibili correlazioni tra certi modi di modulare la voce in Sardegna ed il belato delle pecore, o l influsso che potrebbe aver avuto il canto/lamento ipnotico e defaticante delle tonnare in alcune forme musicali Sarde, Calabresi, Siciliane, ecc!

Io ho pensato all incredibile soundscape dei mercati palermitani, al mercato del pesce dei paesi della costiera amalfitana, con i relativi canti a fronna.

Qualcuno ha altri esempi da portare? Grazie

Inviato: 24 maggio 2006, 7:41
da Ialma
Recentemente citato da Roberto Raheli, nel film dei fratelli Coen FRATELLO DOVE SEI c'é il brano di apertura che altro non é che un blues cantato dai forzati, a ritmo con i martelli che spaccavano le pietre.
Mi viene in mente il canto di Uccio Aloisi (mara l'acqua) fatto sul ta-tam ritmico della pompa da verderame a spalla.
Il canto dei cavatori di pietra apuani e quelli galiziani, le donne che cantano tenendo il ritmo dello sbattere i panni al fiume, e molti altri che adesso non riesco a focalizzare.

Inviato: 25 maggio 2006, 10:23
da raheli
Da Bonasera a quista casa, Ed. Aramiré 1999, intervista a Uccio Bandello, traccia 17, min. 5'07"

http://www.aramire.it/edizioni/pag006.htm

!Per esempiu "Mara l acqua", no?, quiddha, "Mara l acqua"sai percà© (ride) é "Mara l acqua"? Allora prima, dicimu, pumpavame le vigne, no ‘rroravame le vigne, pumpavame le vigne. Allora ia quiddhu ca te carisciava l acqua e tie pumpavi dha menzu, no? Lu sole...ca prima quandu...se nu rrivava la menza dia nun é ca lassavi, no? Allora quandu pumpavi, ca pumpavi na sciurnata, per esempio, allora quiddhu puru cu nu se stanca, cu nu dorma, perchà© tanta la stanchezza... e allora zicca a cantare no? La bacchetta, ca dai cu carichi la pompa, e quist addha ca tieni la bacchetta ca.... pompi. Allora ziccau a cantare

Mara, mara l acqua de la funtana mara mara...

culla bacchetta: pum, pum; pum, pum. Se facia la musica culla bacchetta: pum, pum...

e ca se nun era mara sci la bivia.
Acqua vaglio !

Pum, pum; pum, pum....

E cantavame sempre cusì...

Volevo ancora segnalare la genesi di un canto che, sebbene entrato nel repertorio tradizionale salentino, tradizionale non é in quanto composto da Luigi Lezzi.
Luigi Lezzi faceva parte del Canzoniere Salentino, che successivamente, unificandosi con un corrispondente gruppo di riproposta di area grica, diede origine al Canzoniere Grecanico Salentino.
Stiamo parlando della prima ondata di revival salentino durante gli anni settanta.

Il canto (a questo punto sarebbe meglio dire la canzone, vedi appendice a Il Salento levantino, Ed. Aramiré 2005) é
Camina ciucciu camina
che per stessa ammissione di Luigi Lezzi é "organizzato" sui suoni delle bardature e dei finimenti dei traìni, i carretti utilizzati per il trasporto fino a non moltissimi anni fa (io me li ricordo).

Saluti cari a tutti
rr

Inviato: 28 maggio 2006, 23:47
da Liolà
Si parlava dei canti di lavoro dei forzati in America,mentre spaccavano le pietre,utilizzato come brano d'apertura nel film "Fratello dove sei".
Bene...c'é qualcosa di simile che ci riguarda da vicino.
Nelle ricerche fatte da Diego Carpitella e Alan Lomax nell'italia meridionale negli anni cinquanta,ci sono dei canti alla stisa,del 1954, registrati a Martano,in cui si sente sullo sfondo, un battere cadenzato ed alternato dei contadini che,seduti a terra,rompono le pietre.Ci sono anche delle foto che documentano ciò.
Esiste in circolazione un cd,della collana ITALIAN TREASURY ,inserito nella "The Alan Lomax Collection",dal titolo "PUGLIA:THE SALENTO". Nell'opuscoletto che accompagna il cd c'é una foto in particolare che fa vedere i contadini intenti a rompere questi massi.E in "Damme la manu",e "Questa matina mi sono alzato",si ode tutta la veemenza dei colpi assestati ripetutamente durante questo lavoro.
Vogliamo parlare dei canti tipo "Lu Trainieri"?
I versi erano alternati al rumore delle ruote del "traino" sulla strada,delle bardature, delle frustate e degli incitamenti per far si che il cavallo andasse sempre avanti.

Inviato: 29 maggio 2006, 9:34
da Avvocatista
Ricevo da Tur e volentieri posto.

[i:588aa4b530]"Olivier Messien scriveva i suoi brani ispirandosi al canto degli uccelli dei boschi nelle vicinanze di Parigi.

Nella Svizzera italiana c'é una valle (Val Bavona) a forma di "U", caratterizzata dalle pareti più ripide d'Europa e con caratteristiche sonore del tutto particolari. Gli abitanti della piccola valle hanno un dialetto unico e le loro canzoni/musiche tradizionali differiscono significativamente da quelle delle valli adiacenti.

Poi Tur pone una domanda: Perché al mercato del pesce di Milazzo tutti urlano uuu piiisciii.... e a quello di Helsinki impera il più assoluto silenzio?"
[/i:588aa4b530]

Inviato: 29 maggio 2006, 11:31
da Maruko_KuFu
Invito tutti ad ascoltare "L'ambulante" del gruppo siciliano de "I Tinturia".

Le mie mattine sonnacchose di giorni non scolastici vari, soprattutto nel mio domicilio di Sant'Agata Militello, iniziavano a volte ascoltando i vari canti (e fin qui é normale) dei "pisciari" (identici a quelli di Milazzo, visto la vicinanza di pochissimi chilometri), dei lattai (si, freschi di capra o di mucca) e dei fruttivendoli. La cosa bellissima da ricordare (ai tempi non lo era) é sicuramente il fischio (si, fischio) tipico di un fruttivendolo, che mediante microfono (da quando se l'era potuto permettere...) imitava il fischiettio (vago vago, secondo me) tipico dei cardellini (diffusissimi nel territorio). Fischiettando con il suo tipico e melodico fischio attirava le massaie dei quartieri, che leste acquistavano i suoi freSchi ortaggi e prelibati frutti. Il motivo l'ho ben stampato in mente. E non credo lo dimenticherò mai.

Inviato: 30 maggio 2006, 13:57
da Avvocatista
Ravanando su questo stesso argomento ho scoperto che esiste un gruppo di persone che da alcuni anni persegue uno scopo incredibilmente interessante:

[quote:04d27cdc9b]L'SSRG - Sicilian Soundscape Research Group é una associazione che raccoglie nel territorio siciliano persone interessate all'ascolto, allo studio, alla gestione responsabile dell'ambiente acustico in cui viviamo. Nata a Catania nel 2004, l'associazione é attualmente composta da professionisti e non professionisti afferenti a diverse discipline della scienza e dellà­arte, accomunati dallà­interesse verso la promozione di una cultura e pratica dell'ascolto con particolare propensione verso il suono ambientale.[/quote:04d27cdc9b]

http://www.ssrg.it/

Se alcuni comuni finanziano la lotta all'inquinamento luminoso, perché non lottare anche contro l'inquinamento acustico dei nostri paesi e per la ricostruzione del soundscape dal quale tante meraviglie musicali abbiamo ottenuto?

Pensate che bello potersi svegliare, almeno una volta l'anno, al suono delle campane, delle galline, delle capre, dei bimbi che strillano e non grazie al rombo dei motori o allo strepito delle TV e delle radio.

Inviato: 31 maggio 2006, 8:23
da montar
Avvocatista.
Mi permetto di consigliarti di leggere qualcosa di M. Sorce Keller (Lugano).
In particolare potresti cercare il sunto del seminario dell'ESEM (European Seminary of Ethnomusicology) tenutosi presso la fondazione Cini
a Venezia (Settembre 2005). Credo che ci sia anche su internet.

Non ho visto il sito catanese, A mio modesto avviso sono proprio queste le strade da esplorare.
Cioé far analizzare il "dato tradizionale" da esperti delle più disparate materie.
Si osservano le stesse cose ma con occhi veramente diversi , forse Proust.

Saluti.

Inviato: 2 giugno 2006, 11:57
da Avvocatista
Che dire del canto dei Muezzìn e del possibile/piùcheprobabile rapporto con i "canti a distesa" delle aree soggette a dominazione araba?

Inviato: 6 giugno 2006, 13:33
da Damiano
Da noi a Martina Franca questi suoni naturali ci sono ancora. Ed é bellissimo sentire l'ambulante che passa per i condomini e grida: "Le scope le scope! Dà i le scope le scope!" su un'unica nota, oppure il fruttivendolo che urla da stonare i timpani: "Dà i ooooo dà i ooooo daiòòòòòòòòòòò! Dà i che ce ne andiamo tutti in Messico!". Oppure, grazie al nostro arciprete, le campane che a mezzogiorno di domenica suonano tutte insieme tanto che non si può parlare, da tutte le chiese della città . Se doveste capitare a Martina una domenica mattina capirete perché sia un luogo "dove i suoni giocano".

Inviato: 6 giugno 2006, 22:49
da alfonso
ragazzi, non é una cazzata.., non fumo e non bevo se non moderatamente durante i pasti.. mi é capitato più volte di ascoltare dei merli in primavera che saltando da un ramo all'altro accennano chiaramente a canzoni di Battisti ! ! ! ora mi chiedo: era Nattisti che si ispirava ai merli o sono i merli che cantano battisti ?

Inviato: 6 giugno 2006, 23:16
da Avvocatista
Alfò, te la sei cercata.

Guarda che a soffiare troppo nei friscaletti che costruisci poi ti vengono le allucinazioni.

O sono le colle che usi per fare le chitarre e le lire. Dì la verità , ogni tanto na sniffatina te la fai?

hahahahahahahahahahah

Inviato: 6 giugno 2006, 23:44
da alfonso
giusé, tu non ci crederai ma li ho sentiti con le mie orecchie, la prima volta che c'ho fatto caso ero con un amico musicista ed eravamo concentrati ognuno sui fatti nostri, quando abbiamo sentito il merlo ci siamo guardati come a dirci: l'hai sentito anche tu ? aveva canatao le prime due strofe de "il nostro caro angelo" di battisti ! e la cosa si é ripetuta nei giorni e negli anni successivi ! ! ! poi ci abbiamo preso gusto a indovinare epassavamo le ore come a "campanile sera", e ti assicuro che di motivi ne abbiamo riconosciuti a decine ! altro che hahahahaha e colle varie, e poi hai mai provato a sniffare la colla animale ? fa una puzza terrrribbbbile !

Inviato: 7 giugno 2006, 8:30
da montar
Non so se Alfonso scrive per scherzo o no.
Comunque, ricordo di infanzia:
un mio amico (Antonio) aveva una gazza in gabbia, la quale pronunciava il suo nome con la stessa intonazione della madre. Poi, la gazza, scappata dalla gabbia rimase nei paraggi, così antonio oltre ad essere richiamato dalla madre ...

Non vorrei dire ca***te ma mi sembra che ci sono degli uccelli che rispondo per antifona,
Pero non mi sembra in ottave come il coro a due voci nell'antichità .
Prendete queste due ultime righe con le dovute cautele.

Saluti

Inviato: 7 giugno 2006, 9:05
da andreap
Se conosco un pò Alfonso ti assicuro che era terribilmente serio!
Merli che cantano Battisti,.. Maronna!!! Scommetto una lira contro due sonagliacci che il musicista che era con Alfonso era Gianluca Z., ed allora mi si spiega tutto... Eh Eh!
Un abbraccio

Andrea

Inviato: 7 giugno 2006, 22:49
da Avvocatista
Ho capito perfettamente,
ora é tutto chiaro,
non era colla,
era "chiarosa".

Alfò la prossima volta che ti incontri con Gialu al bosco dei Merli Mogol, chiama pure me e Andrea che a sti merli gli insegnamo un po' di robba di Antonio Infantino. Altro che Battisti.

Ma sai che certe volte ho l'impressione che il mio uccello intoni "C' sta na scarola mmezz' u mar"?





(Mi riferivo al mio canarino, malpnzant)

Inviato: 8 giugno 2006, 16:03
da alfonso
andrea, non ero con lo zammaro, ero con un "batterista" (non mi dite niente..) che non frequenta il web se no te lo facevo raccontare da lui, poi se conosceste un pò la storia di battisti sapreste che aveva un particolare rapporto con la natura, avete mai visto le registrazione delle sue passeggiate a cavallo per la penisola, per i boschi ecc.. ? fate 2+2 e il gioco é fatto, d'altra parte sarebbe più che umano.., di lui si dice che era ispirato ? e quindi a qualcosa si doveva pure ispirare..

Inviato: 18 giugno 2006, 8:10
da Avvocatista
Sempre a proposito di fattori ambientali, comincio a formarmi l'opinione (ma in questo chiedo il supporto delle Vostre conoscenze) che l'altitudine possa essere correlata con la velocità  di esecuzione di un componimento musicale. Mi spiego.

Ho l'impressione che la velocità  di esecuzione delle tarantelle della mia regione (Lucania), sia [b:9c573e8091]generalmente[/b:9c573e8091] molto elevata (in alcuni casi elevatissima) nei paesi posti ad altitudini elevate, mentre sia [b:9c573e8091]generalmente[/b:9c573e8091] ridotta nei paesi collinari o nei rari paesi di pianura.

Sarà  solo effetto del freddo più o meno intenso? Sarà  effetto della carenza di ossigeno? Della differente acustica che distingue paesi di montagna da quelli di pianura?

(Preciso di non essere in possesso di un "censimento" delle tarantelle lucane arcaiche e che ne conosco solo una dozzina)

Inviato: 19 giugno 2006, 11:04
da march
Forse pesa molto la temperatura (una sorta di legge di termodinamica della musica)..in Svezia, dove il paesaggio é pianeggiante ma la temperatura più fredda del resto d'Europa, la musica popolare é generalmente lenta e leggera, quasi rarefatta, a volte suonata da un solo violino o da una nickelharpa, col la generale assenza di qualsiasi tipo di percussione che non sia il ritmo dei passi dei ballerini..

Inviato: 6 novembre 2006, 19:02
da Avvocatista
Ho recentemente acquistato un CD (I flauti Etruschi) dei Synaulia , un gruppo di musicisti che si ripropone di studiare e riprodurre antichi strumenti musicali e di "ricostruire" sonorità  molto antiche.

Vedi http://www.soundcenter.it

All'inizio ero abbastanza scettico. Mi chiedevo: "Ma come fanno questi a ricostruire armonie di 2.000/2.500 anni?"

Ascoltando il CD, ad un certo punto, c'é un brano eseguito da Walter Maioli con la riproduzione di un antico flauto etrusco. In sottofondo si distinguono dei suoni della natura.

Ascoltando con attenzione ho scoperto che il Maioli non faceva altro che accompagnare, con il suo flauto, i suoni provenienti dall'ambiente sonoro circostante.

Arrivato a casa, ho preso il mio flauto a corteccia, sono uscito in giardino e ho provato a fare la stessa cosa.

All'inizio ho emesso suoni senza senso, poi, piano piano, man mano che l'ambiente sonoro diventava più "evidente/chiaro" ho incominciato ad integrarmi in quel contesto.

Una sensazione assolutamente esaltante, di totale integrazione con la natura circostante.

Adesso capisco meglio le teorie di Steven Feld.