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dal Molise:[/u:1d6b9d074a][/b:1d6b9d074a]
[b:1d6b9d074a]Le Novene[/b:1d6b9d074a]
[...]Benchà© nel Molise la zampogna sia usata durante tutto il ciclo calendariale, la tradizione più importante resta quella natalizia, quella delle novene. Per novena, in senso lato, si intende un rituale religioso che dura nove giorni. Nel linguaggio degli zampognari sta più specificatamente per i 'giri natalizi' che essi fanno, per nove giorni consecutivi, presso alcune famiglie che li hanno ingaggiati per suonare. Novena é anche il nome che si da al brano musicale, tipico del periodo natalizio, eseguito dagli zampognari (il brano é detto anche Pastorale o Pastorella).
Le novene tradizionali di fine anno sono due: la Novena dell'Immacolata (detta anche della Concetta) che si effettua dal 29 novembre al 7 dicembre per la ricorrenza dell'Immacolata Concezione (8 dicembre), e la Novena di Natale, suonata dal 16 fino al 24 dicembre vigilia della Natività .
Durante le novene gli zampognari usavano consegnare alle famiglie presso cui si recavano un cucchiaio di legno (cucchiarella) e un santino raffigurante Gesù Bambino, dietro al quale sono stampate le parole di Tu scendi dalle stelle. Questi doni simbolici erano dei veri e propri pegni, una sorta di sacro patto che obbligava lo zampognaro a tornare a suonare nello stesso posto per i nove giorni necessari alla regolare celebrazione della novena.
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[b:1d6b9d074a]Le Maitunate[/b:1d6b9d074a]
Nel Molise, la notte di San Silvestro é "la notte dei bufù"(Tamburo a frizione), durante la quale si eseguono le maitunate, i canti augurali e di questua intonati per il Capodanno. Maitunata (o maitenata) sta per "mattinata"; fare cioé festa nell'attesa del mattino, del nuovo giorno e del nuovo anno. Infatti, l'incipit di molte maitunate era "Bonnì e Bonnanne", corruzione dialettale di Buon dì e Buon anno. Ecco, in proposito, i versi iniziali d'una maitunata improvvisata:
Che ru bondì e che ru bonanne
puozza campà tanta anne
pe quante pese i' che tutte re panne.
[b:1d6b9d074a]Alberto M. Cirese, nel secondo volume de I canti popolari del Molise (1957)[/b:1d6b9d074a], scrive che le maitunate, avevano "un tempo (e ancora un secolo fa) un certo carattere ufficiale, di cui si trova traccia anche negli atti amministrativi, e costituivano uno dei compiti che i bidelli e i banditori municipali dovevano assolvere; ma sono oggi affidati solo all'iniziativa di singoli o di gruppi (un tempo anche femminili, e qualche volta ancora adesso a carattere semi professionale) senza altro obbligo che quello che nasce dalla tradizione".
Le maitunate molisane si eseguivano, a seconda dei paesi, con l'accompagnamento di vari strumenti. È stato documentato l'uso di zampogne, chitarre, tamburi, tamburelli, organetti, mandolini. Molto usati anche alcuni oggetti paramusicali: strucuratora (stropicciatoio per i panni), coperchi per tegami, casseruole e altro. Ma lo strumento tipico delle maitunate molisane é il bufù, che ancora oggi contraddistingue la notte tra San Silvestro e Capodanno in varie località della regione. In alcuni casi si tratta di vere bande di suonatori e cantori, composte da gruppetti di esecutori (le cosiddette "squadre") che girano per le strade e le case del paese intonando strofette d'augurio e chiedendo donativi.
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La nostra regione conserva un ricchissimo repertorio di maitunate di Capodanno (che in taluni luoghi vengono dette capodannare). Molti testi sono stati documentati in pubblicazioni, altri sono affidati solo alla tradizione orale. Una delle componenti fondamentali di questo repertorio cantato é l'improvvisazione. I cantori, infatti, sovente creano al momento dell'esecuzione nuovi versi, sia essi d'augurio, di scherno, di richiesta di cibarie. L'improvvisazione si rende necessaria anche per il fatto che i canti si indirizzano, di volta in volta, a determinati personaggi del paese (autorità , amici, parenti) e vanno quindi adattati al nome di detti personaggi e a fatti e circostanze di cui durante l'anno essi sono stati protagonisti. Ecco un esempio che parla di un tale Giovanni divenuto papà :
Chesta maitunata la faceme a cumpare Giuvanne
ca la mugliera ze figliate propria auanne.
Eccone un altro che allude al vizio del bere:
Ru bone capedanne a don Nicola Carline
ca sta sempe appise a la buttiglia de vine.
Una non secondaria caratteristica delle maitunate é[b:1d6b9d074a] la questua[/b:1d6b9d074a], cioé la richiesta e la raccolta di cibi di stagione, dolci, vino e, in certi casi, denaro. Ecco la parte finale d'una maitunata documentata all'inizio del Novecento ([b:1d6b9d074a]O. Conti, Letteratura popolare capracottese, Napoli 1911[/b:1d6b9d074a]):
'Ncicce e 'ncicce
damme nu poche de salsiccia
nen me ne dà tanta poche
ca se struie pe ru foche
ma na cosa iustamente
sant'Antuone ze cuntenta
ca se la casa perze à l'use
l'anne che vé
pozza sta chiusa.
Come si vede, oltre la richiesta di cibo (salsicce) si avverte il padrone di casa che, nel caso ci sia un rifiuto o un'offerta troppo modesta, il canto diverrebbe male augurante, laddove la chiusura della casa sottintende la morte del padrone.
fonte:
M.Gioielli
http://www.piazzaregione.it/molise/rubr ... HTM#molise