Montemaranese, Pizzica, ritmi e riti.
Inviato: 2 marzo 2006, 16:44
In diversi forum ho notato un certo interesse, da parte di molti, per la "montemaranese".
Penso quindi che uno spazio di discussione dedicato all argomento possa essere interessante.
Dal momento che é giusto che gli ultimi siano i primi ! é corretto che sia io a cominciare.
Domenica e lunedì scorsi, per la prima volta in vita mia, sono stato a Montemarano. E stato molto bello, divertente ed istruttivo.
Ci sono andato con due obiettivi, entrambi raggiunti: primo, divertirmi e rilassarmi per un paio di giorni con la famiglia in un posto nuovo; secondo, osservare dal vivo la "montemaranese" per vedere di iniziare a capirla, in particolare dal punto di vista ritmico-esecutivo sul tamburello.
Il bagaglio con cui sono arrivato, da semplice appassionato non musicista, che si diletta col tamburello, era rappresentato da una capacità esecutiva tendente allo scarso sulla pizzica e su pochi altri ritmi "base", da ascolti di CD specifici, dallo studio di qualche pagina di etnomusicologia ed antropologia culturale (comprese le notazioni musicali), dalla lettura degli approfondimenti sul significato del rito carnevalesco di Montemarano e sulla musica presenti sul sito www.promontemarano.it , e da diverse prove - assolutamente senza successo perchà© evidentemente velleitarie - di esecuzione da "autodidatta a tavolino", cioé senza aver mai visto nessuno suonare veramente il tamburello come i montemaranesi.
Nei due giorni trascorsi a Montemarano, con videocamera e tamburello al seguito (quest ultimo l ho usato solo al chiuso in stanza per esercitarmi su quello che avevo ripreso !) credo di aver capito alcune cose importanti (anche grazie a Luigi D Agnese, e Beniamino e Danilo Palmieri: quest ultimo si é gentilmente prestato a farsi riprendere eseguendo la tecnica base anche al rallentatore), ma mi sono sorti anche altri nuovi dubbi.
Intanto ho capito che certi ritmi sul tamburello non puoi "sentirli" veramente se non li associ contemporaneamente anche alla musica, alla danza ed al rito sottostante: non puoi cioé avvicinarti ad un ritmo tradizionale come se fosse un fatto meramente tecnico-esecutivo o artistico: in questi casi musica, passi di danza, momenti topici del rito, canti, ritmo sul tamburo e, infine, ma davvero molto infine, tecnica del tamburellista, sono un tutt uno. Pensare di imparare la tecnica del tamburello sulla montemaranese senza entrare anima e corpo (occhi, orecchie, arti, etc.) nel contesto complessivo del rito, ritengo sia non solo difficile, ma proprio sbagliato.
E credo che questo valga non solo per la montemaranese, ma per tutte le altre musiche e danze tradizionali "liturgiche" (calmo, Tarantune: "liturgica" sta per "funzionale ed organica ad un rito ed alle sue regole di svolgimento", dove il rito e le sue pratiche sono a loro volta collegati funzionalmente ed organicamente ad un insieme di credenze metafisiche, religiose o magiche proprie della cultura in cui risiede quella tradizione).
Ho anche capito che le notazioni musicali di certi ritmi tradizionali hanno un valore didattico molto limitato, e soltanto complementare ed "a posteriori" rispetto all esperienza diciamo "estetica" dell immersione nel contesto: si tratta cioé di momenti di razionalizzazione e sistematizzazione che é sicuramente utile fare dopo, a mente fredda, per fissare certi aspetti, per cogliere analogie e specificità ; invece studiare un ritmo prima a tavolino, sulla notazione, serve davvero a poco (almeno per un non musicista come me): magari ti può dare una traccia di riferimento che ti orienti nell osservazione sul campo, ma non ti serve certamente ad imparare a suonare da solo.
Gli esempi di notazione sulla montemaranese riportati da Andrea e da Zorro nella discussione sui bpm di S. Rocco, per esempio (e colgo l occasione per ringraziarli davvero di cuore) mi sono diventati chiarissimi ed utili soltanto ora, dopo l esperienza di osservazione diretta, esperienza con la quale peraltro le notazioni dei due amici di forum combaciano perfettamente (mentre la notazione riportata su "Grammatica della Musica Etnica – Bulzoni Editore", invece, per esempio, anche se esatta, continua a crearmi problemi).
A Montemarano mi hanno colpito diverse cose: l assenza di strumenti tradizionali (a parte le ciaramelle usate dal gruppo facente capo al Museo di Etnomusicologia diretto da Luigi D Agnese): solo clarinetti, fisarmoniche e, cosa che mi é sembrata ancor più strana, quasi esclusivamente tamburelli sintetici professionali; le pesantissime protezioni usate dai tamburellisti, davvero incredibili; il fatto che, salvo pochissime accezioni, i suonatori fossero tutti giovani e giovanissimi; una bella Caporaballo di sesso femminile; il fatto che i suonatori fossero in fondo pochi rispetto alle mie attese: 3 o 4 gruppetti, non di più.
Me ne sono tornato a casa portandomi dentro il cuore un granellino di montemaranese che, forse, ha finalmente attecchito, ma mi sono venuti tre dubbi molto seri.
Primo: ciò che ho osservato ed in cui mi sono immerso a Montemarano nel 2006, in che rapporto é con la tradizione della montemaranese ? Non é che anch io, come capita ai turisti che vengono in Salento, ho assistito a qualcosa che c entra ormai poco con la tradizione ?
Secondo: indipendentemente dalla risposta alla domanda precedente, é incontestabile che l autentica montemaranese sia oggi esattamente quella che ho visto io a Montemarano: suonata, ballata e cantata dai montemaranesi durante il rito della processione di carnevale; allora mi chiedo, trasponendo in casa mia: esiste ancora in Salento un autentica pizzica, cioé una musica, una danza, un ritmo che si possa osservare in Salento suonato danzato e cantato dai salentini durante uno specifico rito tradizionale della nostra cultura ?
O ci é rimasta solo la riproposta (quella "buona", secondo l'illuminante spiegazione di Raheli in altro forum, per intenderci) e la pizzica da ronda diciamo "per divertimento", cioé quella non rituale ?
Forse di rituale ci é rimasta davvero solo la pizzica – scherma di S. Rocco, a meno che non ci sia ancora oggi (come in cuor mio continuo a sperare) qualche "vetero-tarantata/o" che continua a ricorrere alla terapia coreutica-musicale domiciliare in modo ovviamente riservato (ah, che cosa non darei per parteciparvi !. !)
Ma non so, ditemi voi.
Terzo e ultimo dubbio: la domenica, di pomeriggio e di sera, in pieno svolgimento delle processioni, ci sono stati diversi distinti gruppetti di "viaggiatori" che, con mia sorpresa e disappunto, hanno cominciato a fare chi la pizzica, chi il ballo n goppa o tamburo ! La mia prima reazione interna é stata negativa, di rifiuto e di condanna: "ma come, venite a Montemarano ed invece di mettervi buoni buoni ad osservare con rispetto, vi mettete ad occupare lo "spazio rituale" e la "fonosfera" altrui con un altra musica che non c entra niente ?" Poi mi sono chiesto: ma non é che sono troppo rigido e severo io, e qui sta soltanto avvenendo un normale piccolo dialogo tra culture, uno scambio semplice semplice tra persone, un offerta reciproca di suoni, ritmi e danze; un omaggio riconoscente e pacifico ai montemaranesi ?
Anche qui: non so, ditemi voi.
Scusate la lunghezza.
Penso quindi che uno spazio di discussione dedicato all argomento possa essere interessante.
Dal momento che é giusto che gli ultimi siano i primi ! é corretto che sia io a cominciare.
Domenica e lunedì scorsi, per la prima volta in vita mia, sono stato a Montemarano. E stato molto bello, divertente ed istruttivo.
Ci sono andato con due obiettivi, entrambi raggiunti: primo, divertirmi e rilassarmi per un paio di giorni con la famiglia in un posto nuovo; secondo, osservare dal vivo la "montemaranese" per vedere di iniziare a capirla, in particolare dal punto di vista ritmico-esecutivo sul tamburello.
Il bagaglio con cui sono arrivato, da semplice appassionato non musicista, che si diletta col tamburello, era rappresentato da una capacità esecutiva tendente allo scarso sulla pizzica e su pochi altri ritmi "base", da ascolti di CD specifici, dallo studio di qualche pagina di etnomusicologia ed antropologia culturale (comprese le notazioni musicali), dalla lettura degli approfondimenti sul significato del rito carnevalesco di Montemarano e sulla musica presenti sul sito www.promontemarano.it , e da diverse prove - assolutamente senza successo perchà© evidentemente velleitarie - di esecuzione da "autodidatta a tavolino", cioé senza aver mai visto nessuno suonare veramente il tamburello come i montemaranesi.
Nei due giorni trascorsi a Montemarano, con videocamera e tamburello al seguito (quest ultimo l ho usato solo al chiuso in stanza per esercitarmi su quello che avevo ripreso !) credo di aver capito alcune cose importanti (anche grazie a Luigi D Agnese, e Beniamino e Danilo Palmieri: quest ultimo si é gentilmente prestato a farsi riprendere eseguendo la tecnica base anche al rallentatore), ma mi sono sorti anche altri nuovi dubbi.
Intanto ho capito che certi ritmi sul tamburello non puoi "sentirli" veramente se non li associ contemporaneamente anche alla musica, alla danza ed al rito sottostante: non puoi cioé avvicinarti ad un ritmo tradizionale come se fosse un fatto meramente tecnico-esecutivo o artistico: in questi casi musica, passi di danza, momenti topici del rito, canti, ritmo sul tamburo e, infine, ma davvero molto infine, tecnica del tamburellista, sono un tutt uno. Pensare di imparare la tecnica del tamburello sulla montemaranese senza entrare anima e corpo (occhi, orecchie, arti, etc.) nel contesto complessivo del rito, ritengo sia non solo difficile, ma proprio sbagliato.
E credo che questo valga non solo per la montemaranese, ma per tutte le altre musiche e danze tradizionali "liturgiche" (calmo, Tarantune: "liturgica" sta per "funzionale ed organica ad un rito ed alle sue regole di svolgimento", dove il rito e le sue pratiche sono a loro volta collegati funzionalmente ed organicamente ad un insieme di credenze metafisiche, religiose o magiche proprie della cultura in cui risiede quella tradizione).
Ho anche capito che le notazioni musicali di certi ritmi tradizionali hanno un valore didattico molto limitato, e soltanto complementare ed "a posteriori" rispetto all esperienza diciamo "estetica" dell immersione nel contesto: si tratta cioé di momenti di razionalizzazione e sistematizzazione che é sicuramente utile fare dopo, a mente fredda, per fissare certi aspetti, per cogliere analogie e specificità ; invece studiare un ritmo prima a tavolino, sulla notazione, serve davvero a poco (almeno per un non musicista come me): magari ti può dare una traccia di riferimento che ti orienti nell osservazione sul campo, ma non ti serve certamente ad imparare a suonare da solo.
Gli esempi di notazione sulla montemaranese riportati da Andrea e da Zorro nella discussione sui bpm di S. Rocco, per esempio (e colgo l occasione per ringraziarli davvero di cuore) mi sono diventati chiarissimi ed utili soltanto ora, dopo l esperienza di osservazione diretta, esperienza con la quale peraltro le notazioni dei due amici di forum combaciano perfettamente (mentre la notazione riportata su "Grammatica della Musica Etnica – Bulzoni Editore", invece, per esempio, anche se esatta, continua a crearmi problemi).
A Montemarano mi hanno colpito diverse cose: l assenza di strumenti tradizionali (a parte le ciaramelle usate dal gruppo facente capo al Museo di Etnomusicologia diretto da Luigi D Agnese): solo clarinetti, fisarmoniche e, cosa che mi é sembrata ancor più strana, quasi esclusivamente tamburelli sintetici professionali; le pesantissime protezioni usate dai tamburellisti, davvero incredibili; il fatto che, salvo pochissime accezioni, i suonatori fossero tutti giovani e giovanissimi; una bella Caporaballo di sesso femminile; il fatto che i suonatori fossero in fondo pochi rispetto alle mie attese: 3 o 4 gruppetti, non di più.
Me ne sono tornato a casa portandomi dentro il cuore un granellino di montemaranese che, forse, ha finalmente attecchito, ma mi sono venuti tre dubbi molto seri.
Primo: ciò che ho osservato ed in cui mi sono immerso a Montemarano nel 2006, in che rapporto é con la tradizione della montemaranese ? Non é che anch io, come capita ai turisti che vengono in Salento, ho assistito a qualcosa che c entra ormai poco con la tradizione ?
Secondo: indipendentemente dalla risposta alla domanda precedente, é incontestabile che l autentica montemaranese sia oggi esattamente quella che ho visto io a Montemarano: suonata, ballata e cantata dai montemaranesi durante il rito della processione di carnevale; allora mi chiedo, trasponendo in casa mia: esiste ancora in Salento un autentica pizzica, cioé una musica, una danza, un ritmo che si possa osservare in Salento suonato danzato e cantato dai salentini durante uno specifico rito tradizionale della nostra cultura ?
O ci é rimasta solo la riproposta (quella "buona", secondo l'illuminante spiegazione di Raheli in altro forum, per intenderci) e la pizzica da ronda diciamo "per divertimento", cioé quella non rituale ?
Forse di rituale ci é rimasta davvero solo la pizzica – scherma di S. Rocco, a meno che non ci sia ancora oggi (come in cuor mio continuo a sperare) qualche "vetero-tarantata/o" che continua a ricorrere alla terapia coreutica-musicale domiciliare in modo ovviamente riservato (ah, che cosa non darei per parteciparvi !. !)
Ma non so, ditemi voi.
Terzo e ultimo dubbio: la domenica, di pomeriggio e di sera, in pieno svolgimento delle processioni, ci sono stati diversi distinti gruppetti di "viaggiatori" che, con mia sorpresa e disappunto, hanno cominciato a fare chi la pizzica, chi il ballo n goppa o tamburo ! La mia prima reazione interna é stata negativa, di rifiuto e di condanna: "ma come, venite a Montemarano ed invece di mettervi buoni buoni ad osservare con rispetto, vi mettete ad occupare lo "spazio rituale" e la "fonosfera" altrui con un altra musica che non c entra niente ?" Poi mi sono chiesto: ma non é che sono troppo rigido e severo io, e qui sta soltanto avvenendo un normale piccolo dialogo tra culture, uno scambio semplice semplice tra persone, un offerta reciproca di suoni, ritmi e danze; un omaggio riconoscente e pacifico ai montemaranesi ?
Anche qui: non so, ditemi voi.
Scusate la lunghezza.