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Inviato: 1 ottobre 2003, 9:23
da svincen
Avete visto il nuovo film di Edoardo Winspeare "Il miracolo"? Vi é piaciuto? Cosa ne pensate? Sarebbe molto interessante parlarne, visto anche che é la prima volta che Edoardo gira fuori dal nostro Salento, e affronta problematiche non connesse con la pizzica e cose simili.
Io la mia l'ho già detta nell'articolo "Il sud dolente di Edoardo Winspeare" nelle news. Lo considero un film importante (per gli argomenti che affronta), forte e antiretorico (per il modo in cui lo fa) ma anche un po' discontinuo nel "ritmo narrativo" e con una sceneggiatura irrisolta, sospesa fra la storia edificante del bimbo miracolato e la descrizione della dura realtà materiale e sociale in cui sono immersi i protagonisti (la città sfigurata dalla fabbrica, le famiglie disgregate o proprio distrutte, etc.). Mi sono piaciuti molto gli attori e la fotografia, meno l'uso della musica, forse troppo invadente (tra l'altro quei "coretti" nella scena del miracolo sono presi pari pari dalla scena del "sogno del padre" di Sangue Vivo).
Comunque il film sta andando benissimo ai botteghini, a livello nazionale.
Aspetto vostre opinioni.
Vincenzo Santoro.[addsig]
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Inviato: 1 ottobre 2003, 10:04
da figol
svincen ti vorrei invitare a leggere i vari forum a rigurado di cosa o non cosa fa parte del salento..Questo messaggio é stato modificato da: figol, 08 Mar 2005 - 06:37 [addsig]
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Inviato: 1 ottobre 2003, 18:17
da svincen
In generale (per quanto mi é dato di sapere) Taranto non fa parte del Salento. Ne' dal punto di vista storico, ne' dal punto di vista linguistico.
Comunque non mi sembra questo il problema centrale, rispetto alla valutazione del film. [addsig]
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Inviato: 3 ottobre 2003, 20:03
da kalascima
Sinceramente prima di vedere il film avevo letto delle recensioni poco positive a riguardo.Si criticava Winspeare di aver dato un ritratto della solita Italia "sole pizza mandolino", con sviolinate varie...Ed ero andato al Cinema Barberini di Roma decisamente curioso nei confronti del lavoro del registra di Depressa.Ma, per fortuna, il film ha smentito l'ignoranza di certa gente...che si appassiona di film tipo"Cento Vetrine"(film?)...e nn riesce a capire l'importanza di parlare del Sud Italia, delle realtà vere dell'Italia e del Mezzogiorno.E' un film "Il miracolo" secondo me fatto molto bene...a metà tra verità e finzione, si, ma in fondo le realtà del Sud, della povertà , del caos, dei giovani sbandati nn sono al limite tra realtà ed impossibilità di crederci? In più mi é piaciuta molto la capacità del film di evidenziare l'assurda avidità della televisione e del mondo dello spettacolo in generale, disposto a mettere in prima pagina la vita di un bambino pur di creare il "caso sensazionale"!Le musiche nn sono all'altezza, forse, del precedente Sangue Vivo, ma bisogna capire che la solita pizzica salentina nn sarebbe stata appropriata per un film nn prettamente salentino...Per questo Zoé ha dovuto cimentarsi in un genere musicale diverso e ,così, ad alcuni, che si aspettavano una sorta di Don Pizzica 2 "il ritorno", la colonna sonora nn é piaciuta.E' un film che fa pensare e, per alcuni abituati agli sfarzi di "Beautiful", la povertà evidente della città di Taranto e il disagio diffuso soprattutto fra i giovani del film saranno sembrate "eccessivamente impegnate".Per me é una conferma della bravura di Winspeare, e un invito ad aspettare un suo prossimo lavoro.Da Roma - Andrea Morciano[addsig]
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Inviato: 8 marzo 2005, 2:18
da giannino
A parte l'annosa questione del salento-non salento, ormai immancabile quando si cerca di discutere di problemi legati a musica, paesi e città (e di cui giustamente ben poco si preoccupa winspeare in questo film)...vorrei spezzare anch'io una lancia a favore di questo film, che se ad una prima visione può sembrare incompleto, un po' goffo, ad una analisi più accurata presenta spunti di indubbio interesse: i problemi di Taranto come metafora di tutto il nostro mezzogiorno, l'importanza della religione e della"provvidenza", del miracolo appunto nella nostra cultura ultracristiana, l'invadenza e l'insensibilità dei media...l'uso ancora una volta (anche se ridotto) del dialetto...l'unica nota davvero stonata, é, a mio parere, l'attore che interpreta il padre del bimbo, esagerato e troppo teatrale nelle esplosioni di rabbia e nei gesti. Per quanto riguarda l'aspetto musicale, penso che sia estremamente riduttivo pensare che la sua assenza sia dovuta al fatto che "la solita pizzica salentina nn sarebbe stata appropriata per un film nn prettamente salentino..."Semplicemente ogni film ha la sua storia e richiede attenzioni particolari, diverse da tutti gli altri...la stessa pizzica é stata usata in modo completamente differente in due film "salentini" quali Pizzicata e Sanguevivo...Penso allora che in questo film, in cui non sono protagonisti né contadini, né cantanti e né ballerini, semplicemente la pizzica sarebbe stata fuori luogo perché la storia da narrare era un'altra...[addsig]
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Inviato: 8 marzo 2005, 12:27
da figol
Sono d'accordo con giannino sull'attore che interpreta la parte del bimbo..famoso e bravo in campo teatrale un po meno in campo cinematografico..per quanto riguarda i problemi di taranto da tarantino mi ha fatto molto piacere vedere il film di winspeare in quanto un pò tutti i tarantini aspettano questo "miracolo" di vedere rinascere la propria città ..una città rovinata dai fumi dell'ilva(ex italsider),ultimamente preoccupata dall'insediamenti nato,ovvero il pericolo di sommergibili nucleari americani,é questo nn é proprio il massimo...ma con una città vecchia stupenda purtroppo da rifare con una immensa necropoli sotto le nostre case,e con un patrimonio culturale immenso ereditato dai vari e numerosi filosofi e personaggi greci che definivano taranto capitale della magna grecia..a riguardo vorrei invitare tutti coloro che volessero a venire a taranto durante il giovedi e il venerdi santo per partecipare ai riti della settimana santa...purtroppo sono due di quei pochi giorni in cui la città si risveglia..Questo messaggio é stato modificato da: figol, 08 Mar 2005 - 06:49 [addsig]
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Inviato: 8 marzo 2005, 13:44
da Gio
Scusate, solo una curiosità : il film é uscito a fine 2003. Il post é di ottobre 2003.
Come mai i commenti solo ora?[addsig]
2814
Inviato: 8 marzo 2005, 15:20
da giannino
Perché tutti, compreso me, abbiamo la cattiva abitudine di leggere solo i post pubblicati sull home page....[addsig]
2819
Inviato: 8 marzo 2005, 18:15
da march
Vero!E giacché l'argomento é stato ritirato fuori, vorrei aggiungere la mia.La mia scena preferita del film é quella in cui si sovrappongono immagini della processione dei misteri con scene tratte direttamente dalla storia raccontata...l'assenza di parole, le grida mute e la sofferenza che ne emerge é incredibilmente toccante...Secondo me la colonna sonora non é male, alla prima proiezione ricordo di esserne rimasto un po' deluso, ma poi mi é capitato di rivedere il film ultimamente in un cine forum a Stoccolma e sono rimasto colpito dalla bellezza del tema musicale, triste ma sostenuto..mi é rimasto nelle orecchie per vari giorni anche se non ho il cd della colonna sonora.march[addsig]
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Inviato: 11 marzo 2005, 10:54
da svincen
Visto che l'argomento é stato ripreso, riporto alla vostra attenzione un autorevole commento sul film di Winspeare.Vincenzo Santoro______________________Ti rivedo così, Taranto proletariadi Adriano SofriDa Panorama, 23.07.04Ho trascorso a Taranto, per ragioni di Marina militare, alcuni anni della mia infanzia, poi praticamente ho perso di vista la città . Ne ho avuto notizie, anche grazie a questa pagina, da lettrici gentili, l'ultima delle quali mi ha appena spedito il dvd del film di Edoardo Winspeare intitolato Il miracolo.Di Winspeare avevo visto e apprezzato due precedenti film salentini, di trame forti e pizzicate travolgenti. Di questo film avevo letto l'anno scorso, alla sua uscita, e alla presentazione a Venezia. Con qualche diffidenza: il film comincia infatti con un bambino investito da un'auto, e diventato miracoloso. Diffido degli autori che cominciano da un incidente stradale, tanto più se a un figlio, e poi prendono la strada del miracolo, anche quando sono i migliori, Kieslowski o Almodà³var o Moretti. Il film mi é piaciuto, e non solo per lo scampato miracolo (la morale é che i miracoli della fede o della superstizione forse non esistono, e comunque non sono molto importanti, mentre l'amore e la generosità fanno miracoli), ma per la trama, che é la città di Taranto. Potete immaginare con quanta affettuosa e spaventata curiosità l'ho scrutata, a quasi mezzo secolo dalla mia Taranto. (Sapete che a Taranto é proverbiale l'espressione «Tarde nuestre», si scriverà così?, Taranto nostra: che non si usa altrove, mi pare, se non in titoli dotti, come «Italia nostra»). La Taranto di oggi, quella di Winspeare almeno, é fatta per confermare sia la bellezza sia il suo tradimento. Un'ambiguità che deve valere per la maggior parte dei luoghi del mondo, a meno che la bellezza sia svanita del tutto e restino solo i monumenti del tradimento. La Taranto del Miracolo ha orizzonti bellissimi. Ai tempi della politica rivoluzionaria, quando la geografia delle città per noi era segnata pressochà© solo dalle fabbriche e i quartieri operai e proletari, e il riscatto ci sembrava promesso dalla bruttezza provvisoria, la costruzione dell'Italsider era tristemente famosa per i record negli incidenti mortali sul lavoro fra le ditte degli appalti, e i tanti contadini appena trasformati in operai. Adesso il disegno prolisso dell'acciaieria sembra appartenere da sempre alla città , invadere il suo cielo, fare da sfondo irreparabile alle sue cartoline illustrate. Come il Petrolchimico di Marghera a Venezia, mostri che avvelenano la terra e l'acqua e l'aria. Taranto non é Venezia, direte. Certo, ma non é così scontato. Venezia ha la laguna. Taranto ha due mari. Su quel fondale di fumi sporchi, Winspeare non insiste, ma ci torna tante volte, con la naturalezza con la quale l'occhio finisce per ricadere su una vista troppo larga, troppo invadente. Uno dei suoi personaggi, un anziano signore ammalato di Taranto Vecchia, che il tocco del ragazzino riuscirà a rallegrare brevemente, benchà© non a strapparlo alla morte, muore di cancro, come tanti altri operai dell'Ilva, come tanti del Petrolchimico di Porto Marghera, ma il dettaglio é appena accennato di passaggio. È ammalata, Taranto, e fino a che punto? Ho stentato a riconoscerla, soprattutto in quei viadotti colossali, uguali ai viadotti colossali di qualunque altro posto, o in quelle stradacce di rottami e discariche, anch'esse uguali. Ho riconosciuto il ponte girevole, e qualche pezzo di lungomare, e il gran palazzo dove c'erano tutte le cose più nobili e solenni, liceo e museo e istituzioni, ma soprattutto ho riconosciuto i pali di cozze del Mar Piccolo, gli stessi sui quali da bambini ci appollaiavamo a pescare con la lenza (pesche miracolose, allora) o ci tuffavamo a tirar su le funi cariche di grappoli neri. Ho riconosciuto un tratto di muraglione dell'Arsenale: che allora voleva essere più minaccioso e respingente del Muro di Berlino, e i ladruncoli a volte ci morivano fulminati dal filo dell'elettricità . Ho riconosciuto, con più emozione, i «perdoni», i piedi scalzi, la faccia e il petto coperti da un cappuccio bianco con due fessure affilate per gli occhi, un cappello nero sul bianco di cappuccio e grembiule: «la processione più lenta del mondo». Forse anche la più paurosa, per un bambino, benchà© da grande abbia visto l'Ashurà sciita, con tutto il suo sangue versato. Ho riconosciuto Taranto Vecchia, rimesse di barche e banchi di pescivendoli e scale strette e ripide: non era la mia parte di città , salvo che per andare a comprare, dentro bottegucce rannicchiate nei vicoli, statuine di presepio o di San Cataldo, verniciate di una polverina dorata o argentata che restava attaccata alle mani, come con le farfalle. Si attraversava, Taranto Vecchia, per andare o tornare dalla stazione della ferrovia, come un luogo inferiore e malfamato, salvo che per i ristoranti di pesce, a loro volta celebri per i frutti di mare e lo scotto che li accompagnava, il rischio del tifo. Poi diventò il cuore della Taranto proletaria e rivoluzionaria. Poi chissà . Per alcuni anni sulla Taranto vista da lontano scese come una messa al bando il trionfo del sindaco Giancarlo Cito: adesso, se non sbaglio, é in galera, in un silenzio forte com'era stato forte il rumore della sua carriera. E io ho un debole, naturalmente, per tutti quelli che stanno in galera. Poi ho riconosciuto le parole. «Stué, stuetico», che vuol dire: Scemo, pressappoco, ma lo dice forte. E poi quell'imprecazione doppia che é di tanto Meridione, e può riferirsi sia ai vivi che ai morti («Ci t'é vivo», «Ci t'ha muerto»), non so se per una gradazione nella gravità o per una considerazione a suo modo rispettosa e sacra dell'amore che portiamo sia ai nostri vivi che ai nostri morti, e che nel romanesco «Li mortacci» ha perso rispetto e solennità . E poi l'imperativo: «Manà©sciati», che vuol dire «Sbràgati», e che era così frequente da valere un intercalare comune. Segno, forse, di una vita quotidiana assai più attiva e incalzante che non vogliano gli stereotipi, o forse del contrario, di una lentezza fatalista e devota, come i perdoni della processione.Questo messaggio é stato modificato da: svincen, 11 Mar 2005 - 03:59 [addsig]
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Inviato: 13 marzo 2005, 13:25
da figol
caro svincen da tarantino di taranto di dico grazie per quello che hai pubblicato..io sto a bologna perche studio qui..e questo articolo articolo mi ha toccato profondamente...Questo messaggio é stato modificato da: figol, 13 Mar 2005 - 16:44 [addsig]
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Inviato: 13 marzo 2005, 17:12
da svincen
Si, effettivamente é un articolo molto interessante e acuto nella valutazione del film. Adriano Sofri, nonostante la condizione terribile in cui si trova - con ogni probabilità ingiustamente - continua a interrogare le nostre coscienze con i suoi scritti problematici e mai scontati, con le sue prese di posizione scomode e spiazzanti e con la sua estrema testimonianza di coerenza personale, così rara e preziosa in questo nostro triste presente.
Confidiamo tutti in Ciampi.
Vincenzo Santoro.[addsig]