Le motivazioni dei partecipanti alla NdT
Inviato: 28 gennaio 2006, 19:40
Apro l'ennesimo topic riguardo la Notte della Taranta.
Non per esporre critiche o discutere sull'evento però: vorrei fosse qualcosa di differente.
In tutti gli altri topic é sempre mancato l'intervento dei diretti interessati, di qualcuno che fosse coinvolto in prima persona, e quindi partecipasse all'evento e che lo difendesse. O quantomeno esprimesse le sue ragioni.
Se le motivazioni degli organizzatori più o meno sono note, dato che sono state largamente espresse a mezzo di interviste, articoli, comunicati stampa e quant'altro, non mi sono chiare le motivazioni dei singoli musicisti che sul quel palco hanno suonato e probabilmente continueranno a suonare.
Mi piacerebbe invece conoscerne piu' possibile.
Ma da loro, non da altri che ipotizzano e/o accusano.
Mi pare chiaro che di intervenire nelle discussioni di questo sito non abbiano voglia, intenzione o interesse.
Se facciano bene o male non lo so, ma obbligarli non si può.
Ma in alcuni casi é possibile fare qualcos'altro: c'é chi qualche cosa, in interviste, articoli, pubblicazioni o simili, l'ha detta.
Chi ha esplicitato il perchà© partecipi ad un evento tanto controverso.
O almeno ci ha provato.
Potrebbe essere una cosa interessante raccogliere qua queste esplicitazioni, per conoscere anche il loro pensiero.
Inizio riportando le risposte di Enza Pagliara e Cinzia Villani alla domanda posta da Francesco Patruno sulla loro partecipazione alla NdT.
[b:1f5a3109ff]ENZA PAGLIARA[/b:1f5a3109ff] (intervistata da Francesco Patruno per World Music Magazine)
[...]
La gente non é più in grado di esprimersi e di creare con i moduli della musica tradizionale, mentre lo fa più facilmente con altri linguaggi musicali. Un canto poi si "conferma" sul territorio non nel momento della composizione, ma con il tempo e tramite modifiche e stratificazioni successive.
[b:1f5a3109ff]Come si abbinano lavori come Donna De Coppe alla tua partecipazione alla Notte Della Taranta, una manifestazione che non ha nel taglio tradizionale delle proposte una delle principali caratteristiche?[/b:1f5a3109ff]
Quando sono stata chiamata la prima volta ero turbata dall'idea di partecipare a qualcosa tanto fuori dal mio percorso musicale. Con il succedersi delle prove ho capito il mio ruolo all'interno della NdT. Quando dopo tutte le variazioni musicali si ritorna al "canto", il mio resta come é sempre stato. Questa é la sfida, mantenere un aggancio solido con il canto tradizionale anche in un contesto musicale differente.
[b:1f5a3109ff]CINZIA VILLANI[/b:1f5a3109ff] (intervistata da Francesco Patruno per pizzicata.it)
[...]
[b:1f5a3109ff]C é una forte polemica fra appassionati della tradizione e "modernizzatori" su "La Notte della Taranta". Vorrei sapere quali sono state le motivazioni che ti hanno spinta a partecipare.[/b:1f5a3109ff]
Sapevo che me l avresti chiesto. Dico la verità : inizialmente l ho presa come un esperienza che poteva interessarmi, anche per capirne il funzionamento. Credo che per un qualsiasi musicista possa essere divertente e costruttivo.
Per i primi due anni é stato così anche per me, nonostante non abbia mai condiviso l idea di base: "contaminare" a tutti i costi la nostra musica.
Però era bello misurarsi con qualcosa di diverso, ed ho trovati molto interessanti alcuni arrangiamenti (ad esempio quelli di Piero Milesi e di Joe Zawinul) che pur distaccandosi molto dalla nostra tradizione, lasciavano intravedere almeno il ritmo del tamburello.
L ultima edizione invece mi ha delusa molto sia dal punto di vista musicale, sia dal punto di vista dei rapporti umani che mi sono sembrati più freddi e condizionati dal fatto che bisognasse andare sul palco, e che ognuno si dovesse mettere in mostra più degli altri.
Non eravamo accomunati dal linguaggio della musica, ma da quello del lavoro, dal doversi far vedere a tutti i costi.
Certo, questo in fin dei conti é un lavoro a tutti gli effetti perchà© costringe a ritmi pressanti, viaggi in continuazione e, ovviamente, c é anche qualche soddisfazione economica.
Questa estate ho partecipato alla Notte della Taranta anche perchà© cantare per me é un lavoro e non solo una grande passione, e perchà© volevo dare un contributo diverso, scegliere di fare dei canti che non fossero sempre gli stessi, ed ero contenta di ritrovarmi insieme a persone che conosco e stimo: al lavoro con tutte le sue sfaccettature si devono unire anche il piacere di stare insieme e di condividere qualcosa.
Questo, secondo me non c é stato: troppa confusione, troppa dispersione. Troppa poca attenzione per noi, musicisti locali, che ci mettevamo a disposizione per giorni interi, rinunciando anche ad altri impegni, rispetto a quella data ai musicisti "ospiti" che invece potevano scegliere di venire a fare le prove durante gli ultimi due giorni, potevano scegliere cosa cantare e in quale tonalità (questo a noi non é stato concesso, anzi!).
Credo che una manifestazione del genere, per i livelli che ha assunto, dovrebbe puntare a valorizzare noi che siamo del posto e le persone più anziane che ricordano ancora la vita e le canzoni di una volta. La nostra musica dovrebbe essere conosciuta così com é (ai turisti piacerebbe ugualmente) senza essere nascosta dietro assordanti suoni. Finchà© tutto rimarrà come adesso il Salento sarà sempre la terra "del rimorso".
Non per esporre critiche o discutere sull'evento però: vorrei fosse qualcosa di differente.
In tutti gli altri topic é sempre mancato l'intervento dei diretti interessati, di qualcuno che fosse coinvolto in prima persona, e quindi partecipasse all'evento e che lo difendesse. O quantomeno esprimesse le sue ragioni.
Se le motivazioni degli organizzatori più o meno sono note, dato che sono state largamente espresse a mezzo di interviste, articoli, comunicati stampa e quant'altro, non mi sono chiare le motivazioni dei singoli musicisti che sul quel palco hanno suonato e probabilmente continueranno a suonare.
Mi piacerebbe invece conoscerne piu' possibile.
Ma da loro, non da altri che ipotizzano e/o accusano.
Mi pare chiaro che di intervenire nelle discussioni di questo sito non abbiano voglia, intenzione o interesse.
Se facciano bene o male non lo so, ma obbligarli non si può.
Ma in alcuni casi é possibile fare qualcos'altro: c'é chi qualche cosa, in interviste, articoli, pubblicazioni o simili, l'ha detta.
Chi ha esplicitato il perchà© partecipi ad un evento tanto controverso.
O almeno ci ha provato.
Potrebbe essere una cosa interessante raccogliere qua queste esplicitazioni, per conoscere anche il loro pensiero.
Inizio riportando le risposte di Enza Pagliara e Cinzia Villani alla domanda posta da Francesco Patruno sulla loro partecipazione alla NdT.
[b:1f5a3109ff]ENZA PAGLIARA[/b:1f5a3109ff] (intervistata da Francesco Patruno per World Music Magazine)
[...]
La gente non é più in grado di esprimersi e di creare con i moduli della musica tradizionale, mentre lo fa più facilmente con altri linguaggi musicali. Un canto poi si "conferma" sul territorio non nel momento della composizione, ma con il tempo e tramite modifiche e stratificazioni successive.
[b:1f5a3109ff]Come si abbinano lavori come Donna De Coppe alla tua partecipazione alla Notte Della Taranta, una manifestazione che non ha nel taglio tradizionale delle proposte una delle principali caratteristiche?[/b:1f5a3109ff]
Quando sono stata chiamata la prima volta ero turbata dall'idea di partecipare a qualcosa tanto fuori dal mio percorso musicale. Con il succedersi delle prove ho capito il mio ruolo all'interno della NdT. Quando dopo tutte le variazioni musicali si ritorna al "canto", il mio resta come é sempre stato. Questa é la sfida, mantenere un aggancio solido con il canto tradizionale anche in un contesto musicale differente.
[b:1f5a3109ff]CINZIA VILLANI[/b:1f5a3109ff] (intervistata da Francesco Patruno per pizzicata.it)
[...]
[b:1f5a3109ff]C é una forte polemica fra appassionati della tradizione e "modernizzatori" su "La Notte della Taranta". Vorrei sapere quali sono state le motivazioni che ti hanno spinta a partecipare.[/b:1f5a3109ff]
Sapevo che me l avresti chiesto. Dico la verità : inizialmente l ho presa come un esperienza che poteva interessarmi, anche per capirne il funzionamento. Credo che per un qualsiasi musicista possa essere divertente e costruttivo.
Per i primi due anni é stato così anche per me, nonostante non abbia mai condiviso l idea di base: "contaminare" a tutti i costi la nostra musica.
Però era bello misurarsi con qualcosa di diverso, ed ho trovati molto interessanti alcuni arrangiamenti (ad esempio quelli di Piero Milesi e di Joe Zawinul) che pur distaccandosi molto dalla nostra tradizione, lasciavano intravedere almeno il ritmo del tamburello.
L ultima edizione invece mi ha delusa molto sia dal punto di vista musicale, sia dal punto di vista dei rapporti umani che mi sono sembrati più freddi e condizionati dal fatto che bisognasse andare sul palco, e che ognuno si dovesse mettere in mostra più degli altri.
Non eravamo accomunati dal linguaggio della musica, ma da quello del lavoro, dal doversi far vedere a tutti i costi.
Certo, questo in fin dei conti é un lavoro a tutti gli effetti perchà© costringe a ritmi pressanti, viaggi in continuazione e, ovviamente, c é anche qualche soddisfazione economica.
Questa estate ho partecipato alla Notte della Taranta anche perchà© cantare per me é un lavoro e non solo una grande passione, e perchà© volevo dare un contributo diverso, scegliere di fare dei canti che non fossero sempre gli stessi, ed ero contenta di ritrovarmi insieme a persone che conosco e stimo: al lavoro con tutte le sue sfaccettature si devono unire anche il piacere di stare insieme e di condividere qualcosa.
Questo, secondo me non c é stato: troppa confusione, troppa dispersione. Troppa poca attenzione per noi, musicisti locali, che ci mettevamo a disposizione per giorni interi, rinunciando anche ad altri impegni, rispetto a quella data ai musicisti "ospiti" che invece potevano scegliere di venire a fare le prove durante gli ultimi due giorni, potevano scegliere cosa cantare e in quale tonalità (questo a noi non é stato concesso, anzi!).
Credo che una manifestazione del genere, per i livelli che ha assunto, dovrebbe puntare a valorizzare noi che siamo del posto e le persone più anziane che ricordano ancora la vita e le canzoni di una volta. La nostra musica dovrebbe essere conosciuta così com é (ai turisti piacerebbe ugualmente) senza essere nascosta dietro assordanti suoni. Finchà© tutto rimarrà come adesso il Salento sarà sempre la terra "del rimorso".