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Taranta

Inviato: 29 dicembre 2005, 19:19
da paolettarossi64
Ciao,
vorrei partecipare a dei corsi dell'Associazione Taranta (www.taranta.it).
Dal sito la presentazione mi pare interessante, buona.
Sapreste darmi ulteriori informazioni, pareri rispetto alla validità  dei corsi, alla competenza degli organizzatori? Magari notizie da chi vi ha già  partecipato e che sappiano quindi completare le mie interpretazioni di lettrice.
Grazie :)

Inviato: 29 dicembre 2005, 20:27
da Valerio
Per quel poco che ne so di danza tradizionale gli organizzatori sono tra i piu' competenti che si puo' trovare in circolazione e, di riflesso, i corsi sono piu' che validi. Ma dipende anche da cosa si sta cercando.
Sono i corsi di danza che si fanno a Firenze o altri quelli che ti interessano?

Inviato: 29 dicembre 2005, 22:30
da Frag
Oggi sono andato da giannone a comrare un tamburello (ma guarda un po) e con mio cugino abbiamo iniziato a parlare col simpaticissimo vito riguardo ai maestri ballerini di pizzica, mio cugino ha portato l'esempio di torino, allora vito si é alterato inveendo contro tutti gli insegnati di pizzica(di ballo)... io sono daccordo con lui, infatti devi ballare come ti viene, al massimo seguendo uno stile, ma insegnare proprio i passi no, sono daccordissimo con lui, voi che ne pensate???

Inviato: 29 dicembre 2005, 23:32
da Valerio
Personalissimamente penso che se ne sia gia' discusso ampiamente in altri topic e che qua l'argomento proposto da paoletta sia un altro.

Inviato: 30 dicembre 2005, 0:47
da CarloTrono
D'accordissimo con l'ultimo messaggio di Valerio.
Consiglio a Frag di cercare nelle discussioni presenti in queste sezione del sito
http://www.pizzicata.it/index.php?name= ... wforum&f=4

Per quanto riguarda l'ass. Taranta di Firenze, dico solo che Pino Gala é fra i ricercatori che più si sono fatti il mazzo in giro per l'Italia per raccogliere filmati e registratori dai portatori della tradizione. Durante i suoi corsi, oltre a dare dimostrazioni pratiche, ci sono molti momenti dedicati alla visione di questi filmati... secondo me già  solo questo fa tantissimo e ripaga pienamente del corso.

Inviato: 30 dicembre 2005, 13:18
da davidefrak
Paoletta,
con l'Ass. Taranta vai sul sicuro, imparerai tutto nella maniera più tradizionale. Gli insegnati sono molto competenti. Ti consiglio anche i vari seminari estivi e invernali che vengono organizzati dall'Associazione.

taranta

Inviato: 30 dicembre 2005, 14:08
da lapo
per quanto mi riguarda l'associazione taranta tiene corsi di livello altissimo. mette assieme ricerca etnomusicale rigorosa con esperienza sul campo.

l'associazione taranta inoltre ha il pregio di essere formata da persone che vivono con coerenza lo spirito della musica popolare. ai loro incontri si percepisce un'atmosfera di condivisione e semplicità .

infine malgrado il nome (scelto in tempi non sospetti!) l'associazione studia e insegna le tradizioni di ballo di tutta l'italia centrale e meridionale, quindi é un'occasione per scoprire un mondo del quale spesso non si sospetta nemmeno l'esistenza.

Inviato: 30 dicembre 2005, 15:19
da montar
Non ho mai partecipato ad un corso dell'associazione,
Pero' di gente che ha partecipato ne conosco; dal punto di vista dei corsi, dello scibile trasmesso non ho mai sentito nessuno lamentarsi ... anzi

Poi di rifiuti di iscrizioni per motivi culturali ... ma é un altro paio di maniche ...

Visto che l'associazione fà  corsi relativi a balli sud Italia.
Ritengo opportuno, anche se l'argomento non e' pizzica, riportare un articolo di
R. De Simone di Martedi 27 Dicembre sul mattino. Da notare la coincidenza con la data del raduno di pizzicata ...

Anche se non riguarda la pizzica ritengo che i principi su cui si basa possono essere riportati ad essa. Forse qualcosa in piu' dei soli principi.
Carlok se ritieni opportuno metti il seguente articolo in un altro topic.
Dedico questo riporto di articolo a chi scrive per vero o per finta che bastano due settimane per imaparare tutto.
Poi tengo a precisare che non bisogna confondere il culto popolare
con buona parte della burocrazia dell'urbe.
Ecco l'articolo.

Tammurriata: così scompare la tradizione

di Roberto De Simone



Conobbi Antonio Torre nel 1970, alla festa della Madonna dei Bagni, ed ebbi subito la certezza che egli fosse il più grande suonatore di tamburo che avessi avuto la fortuna di incontrare. Egli era inseparabilmente seguito da due straordinari cantatori: Vincenzo Pepe e Giovanni Del Sorbo. Era facile incontrare i tre eccezionali virtuosi in diverse festività  collegate alla Vergine Maria, nelle quali essi suonavano e cantavano per ore intere, e Antonio si portava dietro degli asciugamani coi quali, senza che egli smettesse di suonare, gli tergevano l'abbondante sudore che gli colava dalla fronte e dal viso. Una volta gli chiesi: «Antonio, vi stancate molto a suonare di seguito?». Ed egli mi rispose: «Non lo so. Io suono per devozione. Il sudore é dedicato alla Madonna».

Ad Antonio Torre, dunque, alla sua memoria, dedico questo mio scritto
natalizio, atto a illustrare l'identità  culturale di uno dei più eccezionali virtuosi di
tamburo che abbia mai avuto la Campania.

La peculiarità  fondamentale della musica popolare risiede nel carattere orale
della tradizione, e in quello estemporaneo delle esecuzioni, che ne connotano lo
stile, ne ribadiscono la irripetibilità , l'irreversibilità , l'unicità  relativa ad un
momento, ad un contesto, a un tempo che assume i tratti della caducità , del
provvisorio, del metastorico, destinati a dissolversi inesorabilmente nel continuo
divenire esistenziale. In tal senso, é imprescindibile dalla tradizione orale
l'improvvisazione, regolata secondo una prassi esecutiva o ri-esecutiva dei
repertori tradizionali, nella quale si riscontrano diversi livelli di variabilità  e di elaborazione.
Vale a dire che, nella tradizione della Campania, taluni canti (laudi, canti narrativi, ninne nanne, ecc.) possiedono forme più rigide e quindi meno aperte all'elaborazione, e altri (canti sul tamburo, fronne, cilentane, canti «a ffigliola» ) un à mbito formale più aperto e flessibile, in cui la possibilità  di variazione, di componibilità , di espansione formale, si spingono ai più ampi margini.
Va anche ribadito che, nei limiti imposti dalle convenzioni, ogni componente di una performance esecutiva é indotto a improvvisare secondo il ruolo e il peso che egli occupa nel contesto sociale dell'esecuzione.
Orbene, parlando in assoluto, l'improvvisazione consiste nella variazione ed elaborazione di materiali, di strutture e forme musicali esemplari, presupposte o precomposte, e ben radicate nell'immaginario degli esecutori, i quali vi attingono estemporaneamente con una competenza acquisita durante una lunga pratica di anni e anni di esercizio e di disciplina.

I materiali tradizionali comprendono un ampio repertorio di versi, di strambotti, di distici, di espressioni, di frasi, di formule, di strutture melodiche (più che di vere e proprie melodie), di strutture ritmiche, di stile, di cellule germinali, di specifici passaggi, di un bagaglio vissuto di esperienze, relative alle possibilità  combinatorie dei materiali stessi.
È chiaro che i materiali compositivi di per sà© sono anonimi, espressivi in astratto, o inespressivi, come possono esserlo i termini di un vocabolario, le declinazioni all'interno di una grammatica, la coniugazione di un verbo o la costruzione tecnica di una frase, di un periodo; e che solamente l'utilizzo da parte di un esecutore può riscattarli dalla loro virtualità  e caricarli di significato e di relatività  a un preciso contesto personale, culturale e sociale.

Peraltro, l'improvvisazione non si riferisce esclusivamente a una serie di combinazioni testuali, ritmiche o melodiche, emotivamente interiorizzate, eppure realizzate in maniera casuale, ma deve costituirsi in modo appropriato, assumere un significato, conferendo all'esecuzione un fluido linguaggio di riferimenti paradigmatici chiari ed inequivocabili. In tal senso, lo strumentista, il cantante, perdono il carattere di esecutori, di interpreti, per rivestire il ruolo di compositori e autori (anche se tale ruolo é relativo al solo momento in cui un'esecuzione avviene, per non ripetersi mai più nello stesso modo).
A tal punto va evidenziato che l'arte d'improvvisare é il frutto di una socializzazione della musica, espressa in momenti rituali, calendarizzati e iniziatici, cui la tradizione affida il ruolo, il compito della trasmissione, dell'insegnamento, della ripetizione dei materiali mediante contestualizzazioni già  avvenute o ricontestualizzazioni possibili, con ri-composizioni e significati sempre diversi e ridefiniti. In tal modo, l'individuo, il novizio, può avvalersi di un vasto bagaglio di conoscenze, di nozioni, di tecniche, di testi ricorrenti, di espressioni e di varianti apportabili alle stesse, che lo abilitano all'improvvisazione, all'impiego dei materiali in modo appropriato e consono al contesto in cui essi si esprimono. In definitiva, nella festa tradizionale, come momento della massima socializzazione musicale, si riassumono il carattere celebrativo e quello iniziatico, didattico, in cui il ruolo dei maestri, dei leaders, consente, mediante la loro esemplarità  e autorevolezza, il perpetuarsi della tradizione.

E va detto che si impara a improvvisare come si impara a nuotare, immergendosi nel mare della tradizione, in tutti i sensi, senza annegare, ma diventando, l'esecutore, egli stesso corpo vivo, guizzante nella vita dell'elemento marino da cui si é nati e si ri-nasce, proprio nell'estrinsecare l'esprimere, il cantare, il somatizzare la pulsione, il verbo, il linguaggio, l'esistere, nel flusso, nel pneuma della tradizione stessa, che in molti casi sembra essere vissuta come una sorta di possessione religiosa, di ispirazione divina.
Per tali motivi un esecutore, dopo avere acquisito il linguaggio di base, trascorre lungo tempo a inserirsi in quel contesto dove agli anziani é riconosciuto il sapere sacerdotale del linguaggio: una sapienza che si esplica nell'assumere i materiali all'interno di una personale codificazione e significanza degli stessi, che quindi si illuminano di germinazione in un vasto orizzonte di possibilità  compositive.

D'altronde, sempre nel medesimo contesto, si apprendono le convenzioni dell'agire musicalmente in gruppo, consistenti nel limitare i propri interventi senza inserirsi a casaccio, nel sapere disciplinare il proprio ruolo all'interno di interazioni guidate da un personaggio autorevole, da un leader riconosciuto tale.
Solo dopo lungo apprendistato, un individuo ben dotato e ben formato sarà  in grado di adoperare il corpus tradizionale, non come catalogo di frasi fatte prive di riferimenti, ma con quella creatività  immaginativa, con quella padronanza apparentemente spontanea, e pure vincolata da regole e pratiche consolidate che consentono di conferire significato a materiali che altrimenti risulterebbero elementi fossilizzati, inerti, imbalsamati, privi di sangue rigenerativo e di anima.

Inoltre, più che un testo o una melodia o un ritmo in se stessi, sia pure improvvisati o
rielaborati, é importante in primo luogo lo stile esecutivo che ne connota con un
stigma personale l'appartenenza al singolo e nel contempo alla collettività , e quindi
alla tradizione nell'accezione identificativa più ampia del termine; in secondo luogo
deve emergere l'elemento significante attribuito dall'esecutore al materiale assunto,
all'interno di un'interazione totale, sia pure occasionale.
Riguardo a ciò che intendo per stigma, mi riferisco a particolari espressioni che
connotano, mediante un marchio personale, un timbro vocale, una frase, una formula
inedita, un modo di cadenzare, l'identità  dell'esecutore. Ad esempio, una cantatrice
di Pagani, Virginia Aiello, a conclusione di frasi melodiche faceva seguire una risata scandita ritmicamente; Antonio Torre faceva oscillare i sonagli del tamburo con una pulsione ritmica ottenuta col percuotere lo strumento innalzandolo gradualmente fin sul capo e poi calandolo giù fino all'altezza dei ginocchi; Giovanni Coffarelli «firmava» le sue esecuzioni mediante un tipo di emissione vocale, di glissati melodici, di suoni ingolati, e mediante un timbro assolutamente inconfondibile; altri esecutori si distinguono per un agire musicale del corpo, che Diego Carpitella denominava la somatizzazione del suono, e che altri, nell'à mbito jazzistico, appellano sound body.

Bisogna anche considerare, in special modo nei canti sul tamburo, il fenomeno dell'intertestualità , il quale si riferisce all'inserimento di un testo in un altro testo. In ogni caso, c'é sempre da scoprire un nesso tra i due testi, nel senso che essi, comunque, vanno a fondersi in un'unica composizione nuova, nata da scaturigini di analogie latenti, da associazioni istintive, da opposizioni dialettiche, non sempre palesi nemmeno agli esecutori.
Orbene, tutto ciò che ho esposto si riferisce a quando la tradizione era viva come corpo sociale che interagiva coi materiali stessi del linguaggio comune. Oggi, venuti a mancare i leaders, gli ultimi virtuosi che erano attivi negli anni Settanta, senza aver potuto trasmettere il loro sapere a nuove generazioni falciate da lacerazioni del tessuto sociale, la tradizione può considerarsi irreversibilmente estinta. Ciò che resta sono brandelli, larve, lacerti, monconi di espressioni che non hanno più possibilità  di ridefinizioni, nà© il potere interattivo con la società  di cui facevano parte, nà© tanto meno con i modelli precomposti. Per tale motivo, oggi, si assiste, in alcune feste, a canti sul tamburo irrigiditi in esecuzioni stereotipate, standardizzate, a danze effettuate da giovani inconsapevoli degli antichi linguaggi in cui era il corpo umano, il suo agire musicale, il sound body, a far pulsare il tamburo e non viceversa. Del resto, gli attuali suonatori di tamburo non hanno più alcuna cognizione degli stili che differenziavano le tradizioni esecutive da zona a zona. Essi si limitano a portare il tempo, a battere la pelle meccanicamente, senza più produrre quello spostamento degli accenti ritmici, che, trasferendo sui tempi deboli l'enfasi della pulsione in battere, provocavano perfino fraseggi poliritmici, attivati, tra l'altro, con il gioco delle diversità  timbriche, ottenute col toccare il tamburo in diversi punti della sua membrana. Ed erano, invece, quegli spostamenti, quelle accentuazioni, quelle sincopazioni, quelle pulsioni in cui il battere e il levare erano indistinguibili, a creare quell'incertezza, quella sospensione, quella vertigine e quella tensione che connotavano la dialettica di pulsazione all'interno di un'esecuzione autentica.



Ancora auguri.

Inviato: 30 dicembre 2005, 15:48
da secundo
[quote:b63cbd5584="Frag"]Oggi sono andato da giannone a comrare un tamburello (ma guarda un po) e con mio cugino abbiamo iniziato a parlare col simpaticissimo vito riguardo ai maestri ballerini di pizzica, mio cugino ha portato l'esempio di torino, allora vito si é alterato inveendo contro tutti gli insegnati di pizzica(di ballo)... io sono daccordo con lui, infatti devi ballare come ti viene, al massimo seguendo uno stile, ma insegnare proprio i passi no, sono daccordissimo con lui, voi che ne pensate???[/quote:b63cbd5584]

Non sono proprio d'accordo con te caro frag. La pizzica richiede conoscenza e senz' altro stile, ma quello si sviluppa con il tempo dopo che hai osservato e imparato come si balla la pizzica o qualsiasi altro ballo.
Percio il come ti viene non ha nessuna validità , perché non stai ballando musica da discoteca dove balli come ti viene.
Per quanto riguarda l'associazione Taranta penso che sia una delle più serie che esistano in Italia, e poi Pino Gala come ha detto giustamente Carlo ed anche io la penso così é semplicemente grande.Ciao

Inviato: 30 dicembre 2005, 16:03
da Maruko_KuFu
Dubito che Vito abbia detto quelle parole, forse l'universo di Frag le ha interpretate, come al solito, in modo colorato...

Inviato: 30 dicembre 2005, 16:57
da raheli
Cari Secundo e Maruko, aprite un topic sul "ballare come ti viene".
Sarà  interessante, da un punto di vista socio-antropologico, rilevare che molti pensano che ballare come ti viene sia la cosa migliore, e che sia anche il corretto approccio tradizionale.
O forse mi sbaglio?

Inviato: 1 gennaio 2006, 18:52
da ballarinu
SECONDO ME: ballare come ti viene é il modo più tradizionale di avvicinarsi all'essenza di questa danza. ma un corso di introduzione alla danza a mio avviso si rende necessario quando si vuole evitare che ignari turisti esagitati esordiscano con la loro pogo-pizzica, o con qualsiasi irrispettosissimo e inutile nonché dannoso e maleducato intervento in una ronda di qualsiasi tipo.

Inviato: 2 gennaio 2006, 16:18
da Frag
maruko potresti anche smetterla di dire idiozie però....

Inviato: 2 gennaio 2006, 18:22
da Valerio
Tanti dovrebbero smettere di fare tante cose Frag.
Fossi in te io proverei ad evitare di tirare in mezzo altre persone nei miei messaggi. Secondo me la percentuale di idioti e incompetenti calerebbe.
Le tue affermazioni non hanno certo bisogno di essere avvalorate da affermazioni di altri.
Fine del consiglio.

Inviato: 2 gennaio 2006, 20:10
da Frag
certamente valerio...
se però i terzi sono gente tipo nostri amici oppure aundo si parla per interposta persona!! ma quando le parole sono di gente illustre credo che citarli sia il minimo non trovi???

Inviato: 2 gennaio 2006, 20:31
da tarantune
Mi spiace ma non ho una grande opinione di detta associazione e dei suoi fac totum!!!non mi stanno molto simpatici i ricercatori(dicono loro)che calano dalle loro regge filmano gli anziani e i portatori della tradizione e poi tornano all'ovile e commercializzano il prodotto a totale uso e guadagno proprio!!!! alla faccia della serità !!!!
e ce bé????sarcine te sarmente????
trad:fascine di tralci di vite secchi?????

Inviato: 2 gennaio 2006, 23:08
da CarloTrono
I frequentatori di questo forum sono pregati di non discutere tramite questo canale pubblico delle proprie beghe personali. Siete tutti pregati di risolvere i vostri contrasti nel forum degli OT, oppure ancora meglio tramite messaggi o e-mail personali.
Ulteriori atteggiamenti litigiosi non saranno tollerati. Grazie.

Inviato: 3 gennaio 2006, 19:59
da tarantune
Nel forum ognuno porta la propria esperienza!come può essere positiva per alcuni,può essere negativa per altri !!la litigiosità  non fà  parte del mio vocabolario(la sai!) ma il sarcasmo sì!avrò forse esagerato con quest'ultimo ma siccome non ho l'opportunità  di interloquire con i diretti interessati in questo forum esprimo una leggittima opinione sui loro metodi e comportamenti visibili a chiuque,poi semplicemente ognuno tiri le sue conclusioni!!
puru le mendule a fiate su mare!!!
trad. pure le mandorle ogni tanto sono amare!!!!
:shock:
farò rientrare il mio sarcasmo nei ranghi..... ma sempre quiru é...me vene de core!!!!!! :lol:

Inviato: 4 gennaio 2006, 8:29
da CarloTrono
Mio caro tarantune, il mio ultimo messaggio in veste di moderatore del forum non era rivolto a te, ma ad alcuni interventi precedenti, in particolare a quelli di Frag, Maruko e Valerio. Mi scuso se non ho specificato bene. I tuoi commenti, caro tarantune, sono legittimi.

Inviato: 6 gennaio 2006, 20:41
da tarantune
OK mio capitan carlok!!!!sai che on sfodero mai la spada per quisquilie del genere comunque approvo l'invito alli "vagnoni"
Cari carusi come vedete gli equivoci o le incomprensioni si possono risolvere in altra maniera meno litigosa e che fà  bene a tutti e a tutta la community la scherma insegna........!faciti li bravi sa no la prossima ronda trasiti cu mmie!!!