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Combattere la maleducazione del pubblico
Inviato: 22 settembre 2005, 11:00
da Ialma
Notavo un atteggiamento diffusissimo negli ultimi cinque anni, visto purtroppo in troppe occasioni.
Il pubblico maleducato. Che non é solo quello che da fastidio ai concerti chiacchierando e sbattendosene di quello che succede sul palco.
Mi riferisco al pubblico che PRETENDE di essere lui a decidere cosa deve essere suonato sul palco.
Ho visto concerti rovinati dalla gentaglia che urlava "PIZZICA PIZZICA" all'indirizzo di musicisti coltissimi, ho visto anziani di tradizioni distinte dalle nostre fischiati per lo stesso motivo.
A mio avviso per migliorare le cose il peso dei musicisti é assolutamente essenziale, ma dovrebe cambiare un po il loro ruolo.
Non succubi delle organizzazioni, ma parti attive nella organizzazione.
Ma la discussione é lunga, passo la parola
Inviato: 22 settembre 2005, 14:43
da FIGLIADELURE
Caro Ialma non riesco a prendere una posizione decisa riguardo alla tua affermazione: da un lato credo che un musicista, che decide di esporre sul palco il proprio spettacolo, abbia come obbiettivo primario quello di divertire il pubblico, non di suonare per sé...altrimenti poteva anche restare a casa! d'altro canto però credo che un musicista, un artista,che realizza il proprio spettacolo così, come si legano le scene di un film, da essere un momento di catarsi per il pubblico e perché no anche per sé, meriti di esporre il proprio "lavoro" in maniera diretta e spensierata, libero dalle richieste del pubblico che potrebbe sembrare , secondo questa mia seconda riflessione, egoista e indifferente nei confronti dell'artista! quindi infine credo che un musicista deve cercare di adattare i gusti del pubblico alle sue esigenze così da riuscire a trasmettere anche se in maniera poco diretta la sua musica...altrimenti scegliere di essere un incompreso a vita come tutti i più grandi artisti!
Inviato: 22 settembre 2005, 15:23
da CarloTrono
Ciao figliadelure
immagina per un attimo di trovarti in questa situazione:
sono ormai molti anni che fai ricerca, che passi le tue giornate con gli anziani, ascoltando le loro storie, registrando i loro canti, mentre i tuoi coetanei se la spassano fra le fresche frasche, additandoti come un ricoglionito che sta dietro ai vecchi anziché pensare alla discoteca o allu pilu.
sono ormai molti anni che ti danni sopra il tuo strumento, che ti sgoli per capire come migliorare la voce, che passi le notti nel garage di casa, a provare con le poche persone con cui condividi la tua passione, mentre i tuoi coetanei sono passati dalle fresche frasche al retro di una decapottabile, e iniziano a sospettare che tu e i tuoi amici in quel garage chiuso fate cose strane fra di voi con la scusa della musica
dopo tutti questi anni passati a cercare e studiare i canti antichi, finalmente sei pronto per proporli sul palco, per presentare al pubblico un progetto musicale fatto di abili contaminazioni fra presente e passato, sempre nell'assoluto rispetto delle linee melodiche tradizionali...
E poi ti trovi di fronte ad una massa di gente abbigliata etnica, che sbatte le mani sul palco gridando "vogliamo la piSSicaaaaaa....Santu Pauluuuuuuu...Lu Rusciu de lu Mareeeeee... Pizzicarellamiapizzicarellaaaaaaaaaaa"
Tu che faresti?
Io darei una passata di napal.
Inviato: 22 settembre 2005, 15:30
da cicerenè
beh, scusami FIGLIADELURE...
un musicista che decide di esporre sul palco il proprio spettacolo non é una scimmietta né un jukebox, e non deve avere come OBIETTIVO primario quello di divertire nessuno, secondo me.
E non é che chi non va incontro al pubblico é un artista incompreso. Favole. Tutte favole di comodo che si tirano fuori quando non si ha voglia o intenzione di mettersi in gioco, investire più di quello che incontra i favori del pubblico.
Così il pubblico si vizia, non vede altro da quello che a circolo vizioso 100 gruppi fotocopiati gli ripropongono, la stessa zuppa ad ogni sagra della melanzana e la qualità si abbassa sempre più.
Il pubblico si deve anche educare, sia da sé nel senso che deve imparare a capire che cosa sta andando a vedere e sia deve essere educato, nel senso che deve essere esposto a cose nuove anche diverse (si chiama "scelta" contro un muro di omologazione) e deve imparare ad interagire anche criticamente ma con rispetto. Perché se va a sentire gli anziani che suonano mazurke e quadriglie non si deve permettere di assilare "PIZZICA!PIZZICA!"...
A me se un concerto non piace o non ci vado o ci provo e quando non ce la faccio più mi alzo e me ne vado. C'é anche chi sale sul palco facendo la scelta di "cavalcare l'onda" che sicuramente incontra il favore di un CERTO pubblico (non tutto), e che lo faccia, faccia solo i soliti 10 pezzi o le 20 pizziche a motore. Molti lo fanno, infatti non esisterebbe la Notte della Taranta o altri 50 concerti col le stesse playlists.
Mica qualcuno dice che non devono farlo, però che si aspettino che qualcuno si alzi e se ne vada.
Poi io credo che esista una cosa fondamentale che si chiama libertà di espressione che é prima di tutto un valore che implica anche creatività , esperienza e una capacità di mettersi in gioco.
Seguire la moda e fare il jukebox magari può soddisfare qualche "esecutore" che non ha fantasia, che non ha voglia di fare cose diverse, che si limita a copiare cose fatte da altri magari qualche anno prima.
Inviato: 22 settembre 2005, 18:09
da Pan
Caro Carlo il problema non é studiare,ma cantare con delle voci che sappiano farsi ascoltare altrimenti faremo la fine della ntd dove il tentativo d'imporre contaminazioni alle linee melodiche della tradizione salentina é naufragato miseramente davanti ai faraglioni del bel canto della coraggiosa e forte tammurriata propostaci d'o Lione
Inviato: 22 settembre 2005, 21:27
da FIGLIADELURE
Certo esiste libertà di espressione per il musicista, ma anche per il pubblico..sono d'accordo con te Cicerené, credimi non é piacevole quando ti chiedono di suonare qualche pezzo che non ti appartiene dopo ore e ore perse alla sala a provare e a riprovare pezzi usciti dal nulla, che per te (musicista!), sono fantastici; però si deve essere pronti ad accettare le critiche e anche i fischi del pubblico (incolto, ignorante in alcune occasioni certo , ma pur sempre tale!)! Come ho detto prima, salire su un palco significa mettere in mostra sé e la propria musica e sottoporla al giudizio altrui...certo é un comportamento assunto solo dagli ignoranti, é da insensibili fischiare qualcuno solo perché non ha eseguito quel determinato brano a mo' di jukebox...Per Cicerené...qui nessuno sta parlando di moda, né di distruggere la creatività di un artista..piuttosto di mettere in rischio se stessi e i propri principi..essere disposti e pronti ad un giudizio negativo e a richieste inaccettabili..o altrimenti scrivere sul manifestoo di quel determinato artista "ingresso libero solo a coloro che amano la musica tradizionale"??!?! eppure io credo che sia compito di tutti gli appassionati sensibilizzare il pubblico e perché no educarlo a quel tipo di musica senza limitare i suoi gusti musicali!
Inviato: 22 settembre 2005, 23:02
da CarloTrono
Carissimo Pan, ti do un sacco di ragione
non ha caso ho aperto questa discussione
http://www.pizzicata.it/index.php?name= ... opic&t=490
se ti é sfuggita, ti invito a dire la tua.
Inviato: 23 settembre 2005, 9:06
da cicerenè
figliadelure, ovvio che ci deve essere il confronto col pubblico, liberissimo di criticare, ma con rispetto e soprattutto che si informi prima di che sta andando a vedere. E' la stessa mancanza di rispetto che poi si trasporta nei contesti tradizionali (o più vicini alla tradizione), dove magari ti trovi una ronda di pizzica davanti al sagrato della Madonna dell'Arco, per esempio. Stai sicura che é la stessa tipologia di "fanatismo".
Se ci si pone il solo obiettivo di divertire il pubblico a tutti i costi, non lo si mette manco nella condizione di distinguere i contesti altri.
Io credo che chi sta sul palco ha anche una responsabilità .
E se qualcuno sotto il palco chiede "santuuupauluuuu" tu gli spieghi pure perché non gliela canti, se la tua scelta é quella.
I giudizi negativi? Ben vengano.
Ma far tesoro delle considerazioni del pubblico (di tutto il pubblico... perchà© poi cambi luogo e contesto e cambia anche pubblico...), positive e negative, con il rispetto non mi pare si escluda.
Io personalmente ho visto contesti caldissimi e contesti freddissimi.
E questo diciamo dipende anche da quello che riesce a passare dal palco verso il pubblico.
Invece, il contesto presuntuoso che pretende di ascoltare solo quello che si aspetta, solo quello che conosce, é il contesto di un pubblico maleducato o viziato. Ed é altro dalla trasmissione palco-pubblico di quel momento, perché molte volte questo pubblico NON TI ASCOLTA MANCO.
Inviato: 24 settembre 2005, 8:34
da strazzapercall
io penso che il problema sia che il pubblico é abituato a sentire le 3 o 4 canzoni salentine più famose,(pizzicarella,santu paulu,lu tammurrieddu miu....)e vogliano ormai solo quelle!ormai é abituato a quelle poche note conosciute!!
un guppo di musicisti colti é possibile che si rifiutino di suonarla e cantarla,ma quel gruppo (proprio perché colto)potrebbe riproporla in modo davvero tradizionale senza contaminazioni,senza strumenti cosiddetti"moderni",non sono sicuro di averne mai sentiti del vivo!
nella mia zona se il pubblico non é davvero appassionato a questo tipo di musica non ci va a sentire i concerti ,almeno é quello che penso io,per prima cosa perché ne fanno pochi,poi penso anche perché la musica popolare é stata in italia sempre sinonimo di volgare e adatta solo ad un pubblico di "villani"e non é molto conosciuta,molti anziani che conosco mi dicono "ma a te davvero piace quella musica??"si meravigliano manco fosse marilyn manson a cantare...
Inviato: 24 settembre 2005, 11:37
da dada
Non sono una musicista ne' una cantante, ne' mai lo saro'... ma di concerti ne ho visti tanti e di tutti i generi musicali. Il post di Ialma mi ha fatto riflettere su una cosa alla quale francamente non avevo mai badato: la maleducazione e' purtroppo un male diffusissimo (non solo nel mondo musicale, e parlarne significherebbe andare decisamente OT) ma nel contesto dei concerti di musica popolare si estrinseca dando il peggio di se'. Voglio dire che, a parte il rumoreggiare irrispettoso ed altre forme di maleducazione comuni a qualsivoglia contesto, nei concerti di riproposta di musica "seriamente" popolare, ovvero soprattutto nei concerti tenuti da suonatori e cantori anziani, (e scusatemi se la definisco "riproposta", ma tale comunque mi sembra nel momento in cui un anziano viene estrapolato dal suo contesto e messo su palco... per giunta amplificato) o da gruppi che mantengono un certo contatto "filologico" con la musica dei portatori di tradizione, in effetti mi e' capitato piu' volte di assistere alle scenette descritte da Ialma. Al contrario, ad un qualsiasi concerto rock-pop-jazz-reggae-ecc-ecc non mi e' MAI capitato di vedere gente che richiede brani diversi da quelli del repertorio del gruppo che suona in quel momento.
Ora, che questa sia maleducazione... ai miei occhi non ci sono dubbi. Anzi, degli aggettivi che mi vengono a mente pensando a chi lo fa... maleducato e' quello piu' dolce!

Ma vabbe'...
Quello che mi chiedo ora e': perche' si manifesta maggiormente in certi contesti che in altri? E soprattutto: perche' tocca leggere che un gruppo di riproposta, secondo qualcuno, dovrebbe ADATTARSI al pubblico quando, che io sappia, nessuno si sogna di chiedere lo stesso agli U2 piuttosto che ai PinkFloyd o a chivipareavoi?
La mia risposta e' che questo atteggiamento denota, a parte la gia' citata maleducazione, un malcelato disprezzo per il ruolo di "ARTISTI" (a lettere maiscule non a caso) che possono avere delle persone cosi' anziane in prima persona o delle persone piu' giovani ma che fanno di quegli anziani un esempio da imitare.
E questo malcelato disprezzo, IMO, e' figlio anch'esso (senza andare a scomodare in questa sede, che non e' adatta, tutta una serie di discorsi sociologici) della visione distorta della musica popolare che vien data in pasto a tutti sia dai media che (e questo e' il male decisamente peggiore) anche da buona parte dei salentini stessi!
Beh, di riflessioni su questo tema ne avrei da fare ancora tante, ma mi fermo qui senno' ne esce un post chilometrico...

Buon weekend a tutti!
dada
Inviato: 24 settembre 2005, 12:45
da CarloTrono
Secondo me il problema non si pone solo quando sul palco salgono gli anziani o sale un gruppo che fa una riproposta filologicamente vicina alla tradizione. Ci sono stati casi di concerti di gruppi che portano avanti un progetto di contaminazione e riproposizione moderna, fatta per bene, e che ciò nonostante vengono fischiati solo perché il tempo dei brani non é quello di una discoteca, quindi non é adatto per pogare.
Unzunzunzunzunzunzunz !
Per fortuna ci sono ogni tanto delle eccezioni, peccato che confermano la regola.
Inviato: 24 settembre 2005, 23:39
da Pan
Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano così... una volta la Pizzica non era conosciuta o almeno la stragrande maggioranza dei giovani salentini preferiva la discoteca e i concerti rok e questo lo sappiamo tutti.A quell'epoca noi suonavamo senza palco né amplificazione e naturalmente senza soldi.Erano tanti gli ostacoli,ma sentivamo un grande bisogno di comunicare un messaggio attraverso la musica popolare salentina. Ci proponevamo di coinvolgere in questo messaggio soprattutto i giovani : era possibile divertirsi insieme e allo stesso tempo imparare qualcosa di nuovo da una tradizione dimenticata?era possibile rompere l' isolamento fra le generazioni indotto dalla società dei consumi? Era possibile in una festa scatenare l'energia terapeutica di una danza liberatrice?La risposta la scoprimmo ben presto quando andammo provocatoriamente a rompere le scatole nelle discoteche,nei pub,nelle scuole, nei centri sociali,nelle feste e dappertutto i ragazzi ci chiedevano di ritornare per imparare.Certo che noi ritornavamo a patto però che loro uscissero dai loro soliti "nascondigli" e organizzassero una festa "senza santi né patruni" nelle loro case o nelle loro campagne coinvolgendo le loro famiglie i loro anziani.Così l'isolamento del patrimonio immateriale della tradizione salentina a poco a poco si ruppe. Ma inconsapevolmente anche un'altra cosa più importante si ruppe e cioé la gabbia consumistica dei facili egoismi che opprimevano la voglia dello stare insieme,della partecipazione, della solidarietà , la voglia della FESTA . Per tagliare corto e ritornando a noi non pensate che con il discorso dei palchi,dei concerti,dei musicisti coltissimi,degli artisti,dei maleducati etc ci stiamo ricostruendo una gabbia dorata degna del nostro egoismo da "tempi moderni"? Io penso che in queste situazioni ogni tanto ci faccia bene ritornare in quelle Feste senza "santi né patruni" dove l'ammalato non si guarisce con il dottore,ma inconsapevolmente tutti si guariscono con l' aiuto di tutti.
Inviato: 26 settembre 2005, 20:52
da giannino
Cavolo l'ultima parte del duo post Pan ricalca quasi esattamente quello che stavo per scrivere io...infatti nei luoghi deputati dell la musica popolare, ossia matrimoni e feste pubbliche e private di diverso genere, non c'é una netta distinzione tra musicisti e pubblico, e spesso i ruoli si interscambiano con musicisti che vanno a ballare e componenti fdel pubblico che cantano stornelli e....richiedono brani! Infatti non vedo come un delitto la richiesta di brani nell'ambito della musica tradizionale, e penso che anzi il vero delitto sia l'eccessivo intellettualismo con cui molta gente prenda questa musica, che é un'espressione invece estremamente popolare, nel senso che veramente é di tutti. Infatti, pressoché il 99% del repertorio delle nostre parti perde del tutto la sua efficacia e la sua bellezza dal momento che qualcuno la porti sul palco....basti pensare alle serenate ed agli stornelli a botta e risposta, che PRETENDONO la partecipazione di altri oltre che dei suonatori, altrimanti che si fa...l'unico cantante si sfotte e si manda a fa...da solo? E' logico che quando si esce dai binari dell'educazione non va più bene.
Una curiosità : nella mia breve esperienza di organettista che cerca di non imparare solo pizziche, ogniqualvolta mi sono trovato a suonare qualche brano più "ricercato" in contesti aperti é sempre capitato che un vecchio o una vecchia mi abbia chiesto: "bé fà© na bella pizzeca pizzeca mùje"...non é una fissa solo dei giovani supertarantati! eheheheh
Inviato: 29 settembre 2005, 11:22
da montar
A mio avviso.
Non ho la pretesa di esaurire il mio pensiero ne l'argomento.
Bisogna distinguere bene di cosa si parla altrimenti anche Carl Gustav Jung avrebbe le sue difficoltà .
Necessariamente bisogna fare delle ipotesi di partenza,e mi sembra che il post iniziale di Ialma vada in questo senso.
1-
Gruppo di "riproposta" - Pubblico della stessa provenieza del gruppo o misto.
Il gruppo di riproposta, credo corregetemi se sbaglio, prende il "dato tradizionale" (questa é la definizione degli esperti, non mia) e in qualche modo ci mette del suo.
Quindi di un casa (dato tradizionale) cambia le tegole del tetto imbianca la facciata gli infissi, o anche modifiche piu' corpose, ma la struttura é il dato tradizionale.
Dalla parte del pubblico, il dato tradizionale é anche suo, o no? Se il concerto si tiene in, pardon, nel Salento, il dato tradizionale é anche del pubblico salentino o no? Quindi si sente quasi autorizzato a chiedere cose che gli appartengono. O mi sbaglio? e Questo accade anche per i concerti "in piccolo" non tradizionali, in cui il pubblico sente come prorpi determinati brani.
E questo a mio avviso, non nasce dal caso, ma é una conseguenza delle cose dette da Giannino,
di quando ci si trova/va in ambiti piu' "tradizionali": ognuno diceva la sua su cosa cantare, anche chi non cantava affatto.
Poi le casistiche sono tante. Ialma fa bene a porre la domanda: In un gruppo "serio" che fa musica popolare/tradizionale (parlo di riproposta) il leader, o altri, devono assumere altri ruoli,
oltre che quello di cantare e procurar serate?
Questa stessa domanda, per parallelismo se la sono gia posta gli etnomusicologi. Cioe' se il loro ruolo e quello strettamente legato a quello di una volta oppure devono in qualche modo spaziare su diversi orizzonti? D'altronde De Martino, e nella sua scia De simone, parlano chiaro, a mio avviso, anche per affrontare un discorso sul tradizionale di riproposta. Non basta studiare e modificare i testi e musica ma si deve valutare tutto il suo contesto, anche nel piccolo, con pochi accorgimenti: Sia ben chiaro che questo non significa diventare chissa chi, ma semplicemente porseli certi problemi.
Ovviamente per fare un esempio, pratico, devo ricorrere al mio orticello, che non coincide con la vostra pianura padana di musica di riproposta.
Che poi sono le stesse cose dette da giannino e Pan con qualche elemento in piu'.
Ricordo che io sono il pubblico.
Quando in concerto chiamiamolo di riproposta, ci sono una serie di brani vocli, che non hanno un ritmo particolare. Ad certo punto dal pubblico locale si alza la voce:
Wubbuo' so belle, ma 'nce la faciti na tarantella.
Ed altri tipi di frasi precostituite.
Queste frasi da chi arrivano (non parlo di persone giovani)?
Questa e' la mia risposta:
Quando le frasi arrivano da persone che conosco, quando le saluto loro mi stringono la mano, mi danno una pacca sulla spalla, mi danno una spintarella come cenno di positivo di cio' che stanno provando. In sostanza di persone il cui modo istintivo di comunicare é il tatto, cioe' il corpo.
Quindi, essendo in questi momenti "privi" di vincoli, qual'é il loro dato tradizionale comune se non quello di una tarantella per "zompare", per partecipare attivamente a cio' che gli appartiene?
A questo punto, il mio pensiero non e' certamente esurito qui'...
Ci sarebbero tanti altri casi da analizzare fino agli Unz Unz Unz...
Forse le considerazioni continuano, ma forse
Sono graditi commenti.
Infine volevo rispondere Pan: 'O lione ha fatto quello che sa fare, credo niente di coraggioso. Sarebbe stato coraggioso se avesse fatto altro.
Credo come del resto Aloisi.
Vorrei aggiungere un'ultima cosa, qundo leggo un intervista fatta
ad un gruppo di riproposta riguardante la pizzica, pur non avendo mai visto una pizzica ballata in un contesto tradizionale, l'intervvista la trovo parzialissima, per il semplice fatto che non é solo musica.
Volo con la fantasia, immaginiamo che la pizzica sia una sfera multicolore, che emana calore, suono, immagini e quant'altro. Ebbene fare un'intervista ad un cantante, un gruppo musicale di riproposta, ma abche ad uno tradizionale, significa limitarsi ad osservare un solo fenomeno fisico della sfera.
Forse sono volato un po' troppo con la fantasia?
A voi la risposta affermativa o non.
Saluti
P.S. come al solito scusate la sgrammatica (75 secondi)
Inviato: 29 settembre 2005, 17:44
da Pino
C'é molta maleducazione in giro ed io quasi quasi mi sono stufato di andare ai concerti.
Perché sono stufo di vedere gente ubricaca che salta e grida durante le esibizione dei gruppi.
Eche dire poi di tutti quelli che con i loro tamburelli accompagnano la pizzica del gruppo che la sta eseguendo, veramente fastidioso. Penso che le feste e i concerti in questi ultimi due anni hanno perso la loro intimità , gli appassionati sono pochi e i modaioli sono tanti e forse questo é il segno del declino. Saluti
Inviato: 29 settembre 2005, 23:38
da FIGLIADELURE
sapete cosa penso? mi sembra che la pizzica stia diventando una questione di stato...correggetemi se sbaglio ma i nostri nonni..o almeno i vostri nonni non suonavano per divertirsi, per stare assieme agli altri?! non credo che rifiutavano qualcuno che avesse voglia di cantare o di ballare! la pizzica non dovrebbe essere un momento liberatorio, catartico!?a me sembra che stiano nascendo troppe regole, troppe limitazioni! quando sono ad una festa, ad un concerto cerco di divertirmi, certo con educazione, sono sobria...mah, forse sono l'unica a pensarla così!
Inviato: 30 settembre 2005, 14:29
da montar
Cara Figliadelure.
Solo per il fatto che stai chiaccherando qui, nella vita reale andremmo d'amore e d'accordo

.
He he he he.
Ciao
Inviato: 30 settembre 2005, 17:58
da ramonn
Le idee che mi son venute leggendo i vari post sono tante e sicuramente mi dimenticherò di scrivere qualcosa
Innanzi tutto bisogna distinguere il concerto in piazza, sul palco, rispetto a quello che é la festa privata.
Le differenze sono tante, e quindi é impossibile trattare le due situazioni allo stesso modo.
La festa privata prevede un legame tra i suonatori e gli altri partecipanti alla festa, un legame generalmente precostituito, ci si conosce già , si é amici, parenti, vicini di casa.
Quando si inizia suonare lo si fa per divertirsi tutti insieme, il "pubblico" (fra virgolette) sa già quello che i suonatori sono in grado di fare, i suonatori sanno già quello che il pubblico ama ascoltare, di fatto i suonatori e il pubblico sono la stessa cosa, perché trascorrono la vita insieme, e di conseguenza nella festa é normale che ci si scambi i ruoli, che si giochi!! E così che non ha mai suonato inizia a suonare, chi non ha mai cantato inizia a cantare, chi non ha mai ballato impara a ballare, chi ha altre esperienze rende partecipi gli altri di quella che é la sua esperienza. La festa é il momento della vita di un gruppo.
Quando c'é la musica succede la stessa cosa che succede quando si é seduti tutti intorno ad un tavolo, ci si scambiano informazioni, notizie, pettegolezzi..in altre parole si interagisce.
Nel caso in cui i musicisti non abbiano un legame precostituito con gli altri partecipanti alla festa, di fatto il legame si instaura quella sera, non sarà così forte come quello riportato in precedenza, ma si creerà comunque un legame che porterà ad uno scambio di ruoli, e il "pubblico" sarà comunque molto ricettivo, pronto a ricevere nuove informazioni (anche musicali).
Il concerto in piazza su un palco é molto molto diverso.
La presenza dell'amplificazione, la presenza del palco genra un distacco (naturale) fra chi suona e chi ascolta.
Chi é sul palco, sta facendo spettacolo, sta interagendo con il pubblico, ma con delle modalità diverse.
Sta facendo vedere al pubblico i frutti del suo lavoro, sta trasmettendo quello che é il suo pensiero, ma non é in condizioni di recepire quello che sa fare il pubblico, non si può interagire come nella festa privata, i numeri e il contesto sono diversi.
In piazza chi é al concerto deve ascoltare, partecipare, fare delle richieste, ma deve anche capire se chi é sul palco é in grado di soddisfare tali richieste. E sopratutto le richieste non possono essere le solite 10 canzoni.
Anche perché di quelle 10 canzoni almeno 5 non esistono.
Pizzicarella non esiste, santu paulu non esiste, fior di tuti i fiori non esiste etc etc
Quindi non ha senso fare quelle richieste.
A questo punto però interviene d'obbligo un discorso sui gruppi.
Se su 100 gruppi 90 cantano le stesse 20 canzoni, diventa anche ovvio che una parte di pubblico pensi che quelle sono le canzoni da ascoltare quando cantano i gruppi di riproposta, quando invece molto probabilmente un gruppo di gallipoli dovrebbe cantare delle cose diverse da uno di squinzano, uno di tricase cose diverse da uno di nardò (naturalmente i paesi gli ho scelti a caso).
in altre parole: il pubblico va educato, ma i gruppi dovrebbero educare il pubblico ed educarsi.
Inviato: 1 ottobre 2005, 0:13
da CarloTrono
Grazie Ramonn, hai espresso perfettamente anche il mio pensiero

D'accordissimo con te. Il pubblico va educato e i gruppi dovrebbero rendersi conto del loro dovere morale. Qui si sta manipolando un bene immateriale, che in quanto tale (in quanto "immateriale"), é delicatissimo, poiché per essere mantenuto nel tempo, deve essere tramandato, ovvero insegnato. E non si parla solo di insegnare il testo di una canzone (se fosse solo così, basterebbe scrivere o registrare), ma si parla anche di tramandare la "forma mentis" che ha generato e sorretto (e anche trasformato) nei secoli quelle canzoni. Approfondendola un po', ci si accorge che non é assolutamente anacronistica, poiché si poggia su principi validi tutt'oggi che purtroppo stanno diventando sempre più rari.
Inviato: 1 ottobre 2005, 1:54
da Giorgio
[quote:5777e8d3a3="CarloTrono"]Approfondendola un po', ci si accorge che non é assolutamente anacronistica, poiché si poggia su principi validi tutt'oggi che purtroppo stanno diventando sempre più rari.[/quote:5777e8d3a3]
Ciao Carlo,
scusa la mia ignoranza, quali sono questi principi?
Grazie
Giorgio