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un covo di eversivi, settari e intransigenti

Inviato: 13 settembre 2005, 18:28
da raheli
Sto seguendo lo sviluppo del guestbook di Ambrogio Sparagna

http://www.ambrogiosparagna.it/book/index.php

nel quale ho lasciato anch'io il mio parere fuori dal coro osannante.
Ho notato che anche altri sono disallineati.
E' intervenuto il web master che richiama tutti all'ordine.
Mi ha colpito un mess. che accusa i detrattori della ndt di essere manovrati da qualcuno.
Mi é venuto il dubbio che alcuni perfidi detrattori di un così augusto evento possano annidarsi fra i frequentatori di pizzicata.

Invito pertanto la redazione a indagare ed eventualmente bonificare il sito da questi integralisti islamici della pissica (scusa francesco se ti cito), prima che questo sito, che ha l'ardire di far riflettere la gente e di fornire spunti ed informazioni che precludono (udite, udite!) al libero pensiero, venga iscritto d'ufficio nel libro nero dei cattivi.

Intanto io mi bonifico da solo, se la redazione me lo chiede.

Siccome ho l'idea che prima o poi cancelleranno i messaggi dei perfidi detrattori, per sicurezza li ho copiati e li conservo a futura memoria.
Il cospiratore etnico Roberto Raheli.

Inviato: 14 settembre 2005, 10:58
da montar
Raheli,
Perché ti meravigli di tutto ciò.
I conti tornano perfettamente.
Mi spiego meglio,
E' tutto perfettamente in linea con le attuali sale dei bottoni.
Corregetemi, corregetemi se dico ca..ate,
da circa 4 lustri in qualsiasi campo più che le idee, il luogo conta il personaggio,
la deificazione del personaggio, la mitizzazione del personaggio,
di conseguenza invece di meditare sulle idee, sugli eventi, sulle cose che
accadono si medita sul personaggio. In politica, nell'arte, in tutto.
Parto da lontano: nel passaggio tra repubblica e impero nella roma antica l'aggettivo "augusto" ebbe anch'esso una trasformazione, nel periodo repubblicano esso era riferito a monumenti, templi, al circo massimo (non al Colosseo costruito successivamente dai Flavii ) etc. etc. di conseguenza a cio' che essi rappresentavano; invece con Ottaviano il termine augusto passo ad essere riferito alle persone, in particolare a se stesso. Come si dice corsi e ricorsi storici. Da allora in poi l'augusto permise solo a chi ritenne opportuno di scrivere la storia, la cronaca, la poesia, e ne aveva tutto il diritto perché augusto.
Forse oggi non e' cosi'?
Iniziando con i politici per finire al Santo Padre.
Stesso identico processo per la ndt, indipendentemente dalla qualità ,
Infatti si e' passati da edizioni in cui augusto era l'evento (quelle repubblicana :-) ) a quelle in cui augusto é la persona e tutto il resto non conta.
Oggi c'e' un pero', un ma. Se dal 1975 (*) al 1990 circa abbiamo avuto "informazione" unidirezionale (telvesione) quindi i compiti degli augusti di turno erano molto semplificati, oggi non e' piu' così ma basta una piccola puntina da disegno (sito web) messa su di una sedia per far schizzare il piu' mastodontico degli augusti,ebbene io questo fatto lo vedo come la rinascita di una nuova cultura popolare indipendente dal colore politico e nello stesso tempo di ogni colore politico.

Ma tutto cio' non significa che ci si deve fossilizzare nel passato,
a tal proposito .......il discorso continua ... forse.


(*) Io considero tale anno la morte della cultura popolare.
anno di diffusione della TV in grande scala. Ieri ci volevano
far passare come popolare lo spettacolo del presentatore televiso
del sabato sera, oggi la ndt.

Saluti.

P.S. sono sempre i 30 secondi.

Inviato: 14 settembre 2005, 12:08
da raheli
"tutto cio' non significa che ci si deve fossilizzare nel passato"

Sorry montar.
I never escaped into the past.
I think I'm a guy really living into the present.
Listen to the Aramiré CDs or concerts, please.
Or read again my writtens.
Bye.

Inviato: 15 settembre 2005, 9:59
da montar
Raheli premesso che:
excuse me= a titolo informativo
sorry= se sei dispiaciuto, devi chiedere scusa.
Si scherza :-), non so nulla di grammatica e lo si evince anche da come scrivo i post in toscanese vecchio.

Domanda lecita, anche perche' nel mio post ci sono tanti puntini,
quindi qualcosa di inespresso.

Da quello che ho scritto nel post precedente , tra le varie piccole provocazioni e non, si potrebbe anche evincere che tutto quello che rigurada il passato é tutto buono
quello che riguarda il presente é tutto cattivo.

Al presente bisognerebbe aggiungere tutto quello
che abbiamo imparato dal passato in più le nostre idee, allora potremmo trasmettere qualcosa di condivisbile o meno. A mio modestissimo avviso con il tuo CD questo accade, con altri un po meno, con la ndt esiste qualcosa che si potrà  trasmettere indipendentemente dalla condivisibilità  o meno? Io credo di no, ma sono nessuno, ne uno, ne centomila. Ci sarà  bisogno dei posteri per l'ardua sentenza sulla ndt attuale?

A prosito della diatriba tra vecchio e nuovo, che esula un po' dal tema della discussione.
Pero' fa colore.

A pompei fu trovato un vaso su cui c'era scritto " Dove andremo a finire con la gioventu attuale?".
Il tema viene ripreso da molti autori in diversi secoli.

In particolare da GB Basile che scriveva quanto segue, da notare anche l'aggancio alla situazione attuale di star che cantano 'ntoscanese e si improvvisano cantori tradizionali per 3 minuti, buona lettura.

Da Le muse napoletane: Calliope ovvero la museca

Micco: E' natura de museco
lo farese pregare.
Titta: Pe n'essere scotese
me farite arragliare senza voglia.
Micco: Sia laudato lo cielo
ca s'ammollai sta preta!
Titta: Quale volimmo fare dire?
"Fugga dagli occhi il sonno,
o Ammoresette sninfe?
Micco: Titta mio, pe te dire
proprio comme la sento,
ste canzune de mùsece de notte
de poete modierne
non toccano a lo bivo.
O bello tiempo antico,
o canzune massicce,
o parole chiantute,
o concierte a doi sole,
o museca de truono,
mo tu non siente mai cosa de buono!
E dove so sporchiate
chelle che componva
Giallonardo dell'Arpa,
che ne ncavava Arfeo,
dove se conservava
doce comme a lo méle
la mammoria de Napoli ientile?
Dov'é iuto lo nome
vuostro, dove la famma,
o villanelle meie napolitane?
Ca mo cantate tutte ntoscanese,
coll'ario a schereccese,
contrarie della bella antichetate,
ca sempre cose nove hanno mmentate!
E peo de li stromiente
de mùsece moderne!
L'arceleiuto, l'arcesordellina,
larceteorba, e l'arcerbordelletto,
l'arecechitarra e l'arpa a tre registre,
che malannaggia tante nmenziune!
Sia benedetta l'arma a li spartane,
ca mpeserero na cetola
perché se nc'era aggionta nautra corda,
ca mo fuoze farìa lo pennericol
lo mprimo, che ha guastato
lo colascione re de li dtrumiente,
co tante corde, e tante,
ch'ha perduto lo nomme, e se po dire:
<< Quanto mutato, ohimé, da chillo che era!>>
Valea chiù lo consierto
de lo tiempo passato,
lo péttene, e la carta,
lìosa nmiezzo a le deta,
lo cro-crò che parlava,
lo bello zuco-zuco
la cocchiara sbattuta
co lo tagliero e co lo pignatiello
lo vottafuoco co lo siscariello,
che te ne ive nsìecolo!
Tutte le bone osanze
mo so' iute a l'acito:
o stagiune cagnate,
peo lo presente assai, che le passate!
Ciullo: Io songo, o Micco, de lo stesso amore,
e pe na cosa antica
me farìa sbennegnare: e perzò canta,
canta si vuoi quacche medaglia vecchia,
che dà  a lo core, e tilleca l'arecchia.
Titta; Quale ve piacerìa?
"A Napole se vede?"
"La primma vota ch'io?"
O chella ch'accomenza
"Chiare, fresche fontane?"
Micco: Sai quale sarrìa bella?
"Parzonarella mia, parzonarella".
Ciullo: E quell'autra: "Lo vierno" , "quanno sciocca",
"fuoco vorrìa tornare"
Micco: Sai quale assie me piace?
Songo tanto leggiadre e tanto vaghe,
donna gentile, sti tuoi chianaletti.
Ciullo: Ed io moro pe chella:
Sta notte me nsonnava
ca era muorto, e ne lo nfierno annava.
Micco: Recordassee fuorze
Compa Vasile, che fai loco suso?
Ciullo: Canta, si Dio te guarde,
non veggio al munno casa
che non ce sia privasa.
Titta: aspettate, si buono m'allecordo,
n'aggio na lista scritta:
io leggo e vuie scegliete.
Ciullo: Tu si no re, tu mierete nu regno!
Titta: Sentite, e spantecate.
"Tu si la causa de la morte mia,
e sà ccialo lo cielo, co la terra,
canazza perra, nata 'Mbarvaria.
Micco: De sfuorgio!
Titta: Siente st'autra
Chi vo la vedovella, e chi la zita,
e chi la zitelluccia, e chi la patrona:
et a me l'una e l'autra me sa bona.
Ciullo: Bravo!
Titta: Zitto e sienti.
Appe n'ammante, quanno fui zitiello,
la chiù bella che fosse a sto casale,
et era la figlia de lo pricipale.
Micco: Chesta é da spanto!
Titta: All'autra:
Io, si fosse signore a chesta terra,
nu banno vurria fare,
che mante non s'avessero a portare.
Ciullo: O bene!
Titta: Aiosa appriesso!
Si lidonne portassero le spate,
tristo choll'omo, che volesse bene
a donna, che lo cor crudele tene.
Micco: De truono, Affé!
Titta: Ca mo vene lo meglio.
Si ti credisse dareme martiello,
co tante ville valle, e tante squase,
va' figlia mia, ca marzo te ne rase.
Ciullo: Bella cierto!
Titta: Ca ancora n'é scomputo:
Mo s'é cacciata na cosa novella
a chestaa terra,ch'ogni omo la sa,
sai come dice, bona sera sa.
Micco: De Seviglia.
Titta: A lo riesto.
Deh quanta me ne fa sto cacatiello,
nato come Dio vole all'annascuso,
sto zaccaro d'Amore presentuso!
Ciullo: Io stordisco, io stopisco!
Titta: Aude e strasécola.
Bene mio, so' cà  arrivato
per avere a te donato
tutto lo core, e l'arma mia.
Vaso la mano de vossignoria!
Micco: Gostosa, cierto!
Titta: E chesta cagnatela:
Affé ca me l'hai fatta tutta nova,
co darme ste pastocchie, e ste rondaglie!
Fa bello, pe tua fé, che non ce taglie!
Ciullo: Chesta va ciento rocate.







... Il Basil lascia la favella a ognun che voglia dir de la mala o bona novella (questa e' mia).

Saluti.