[b:5c4643c02e]- Chi segue, o chi ha intenzione di seguire in futuro, un corso di strumento tradizionale, cosa si aspetta di raggiungere, di imparare? [/b:5c4643c02e]
be... dipende dai luoghi...
ci sono luoghi dove ho visto affrontare corsi di strumento tradizionale (inseriti nel grosso calderone dello strumento "etnico") per necessità ESPIATORIE, TERAPEUTICHE o, nei casi più semplici, di alternativa al corso parrocchiale di TAGLIO E CUCITO.
Per ESPIATORIO intendo un percorso di salvezza dalla tribolazioni terrene. Un percorso ATTIVO,graduale e INTIMO, tutto condito dal mito di turno del ragno che morde, del male da schiacciare con i piedi o del battere le mani fino al formicolio e stimmate...
Per TERAPEUTICO intendo l'atteggiamento PASSIVO di chi OGGI si aspetta dal momento etnico, senza una contestualizzazione culturale e simbolica, la risoluzione più o meno IMMEDIATA dei propri o altrui mali fisici e non. La musicoterapia nota sin dalla notte dei tempi non può superficialmente piegarsi alla lettura di un articolo su Focus o su Repubblica, sullo sciamanesimo o sul tarantismo.
Questo é il riflesso delle mode ovviamente, discorso trito e ritrito, che offre come si é detto in tante occasioni un vasto ventaglio di scelte, nel quale anche le cose dalle intenzioni più serie finiscono per perdersi tra un seminario di 10 ore di Tai Chi e un incontro con Alessandra Belloni e il suo tamburo al fagiolo.
Per alternativa al TAGLIO E CUCITO intendo l'atteggiamento HoBBiSTICO di chi si avvicina allo strumento non per SUONARLO o per CONTESTUALIZZARE la musica e la funzione dello strumento in un rito o in una cultura, ma per dare un senso al proprio tempo libero da impiegare.
Ci sono luoghi dove ho visto affrontare lo strumento in modo solo TECNICO: uno suona magari da anni l'organetto nella tradizione alpina o transalpina e si chiede come sarà il suo strumento in altre tradizioni. Magari impara una tarantella, due tarantelle, una pizzica o due pizziche, si segna in cima allo spartito da che paese vengono, ma poi si ferma al vezzo artistico e alla curiosità esaurita all'avere 5 pezzi per ogni zona di diffusione del suo strumento. Anche questo é un atteggiamento, giusto o sbagliato, ognuno fa quello che vuole, ma che poi non mi si venga a dire che le tarantelle sono tutte uguali, solo perché é la pigrizia a non aver voluto approfondire oltre alla diteggiatura la natura modulare delle tarantelle che permette di diversificare le suonate e i suonatori.
Ci sono tanti altri luoghi e mo che mi vengono in mente magari li aggiungo...
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- Cosa si aspetta dall'insegnante? [/b:5c4643c02e]
Ho notato che la cosa più frequente é che si aspettano risultati immediati, soprattutto per la diffusa convinzione che lo strumento tradizionale sia in quanto tradizionale, anche primitivo, meno evoluto e FACILE.
"Sai, volevo fare chitarra ma poi siccome mi sembrava difficile sono venuto a fare tamburello!!"
e su questi giù Mazzate Pesanti (mi si permetta la citazione..) anche più del dovuto, ma la presunzione va troncata sul nascere, subito.
A volte se l'insegnante dice: "oltre questo non voglio andare, perché non oso azzardare, perché non conosco a sufficienza, etc etc" magari viene letto solo come mancanza di bravura e convinzione di aver sprecato soldi e tempo, piuttosto che per una sostanziale e sincera onestà .
[b:5c4643c02e]- Perché uno che abita (diciamo a Milano) é interessato ad imparare l'organetto stile abruzzese o il tamburello alla cardola ?[/b:5c4643c02e]
Uno che abiti ovunque l'eco di un fenomeno arrivi, coglie esattamente quello che di quel fenomeno chi lo esporta in modo massificato vuol far arrivare.
Oppure di contro abbraccia l'esatto opposto, per uno spirito critico a volte più sterile dell'atteggiamento acritico. Perché se uno acriticamente assorbe assoggettandosi ai bisogni di massa, il sedicente critico si arrocca su posizioni spacciate per più o meno integraliste, senza però DI FATTO rafforzare alla base la propria posizione.
Sicuramente tra chi a MIlano fa un corso di abruzzesi o di lira ci sarà :
chi ritiene che tutto ciò che é esotico va bene quindi anche quello stile impronunciabile anche perché ricorda i cardoncelli al forno che cucinavano nella trattoria al mare,
chi ritiene che tutto ciò che non é pizzica va bene perché sta pizzica ha proprio stufato e allora conoscere un'altra cosa col tamburello fa sempre figo,
chi ci arriva per i motivi al punto A
e
chi magari si accosta sinceramente senza presunzioni e pretese, con curiosità .
Si, che poi io credo che ci siano anche queste persone.
Lo credo e lo spero molto sinceramente. E le ho anche incontrate, poche, quelle che si fanno 800/900/1000 km per farsi Madonne e Madonne e MAdonne.
E loro, a differenza di me, lo fanno.
Non farei differenze tra milano e non milano, nord e sud. Sennò non ne usciamo più.
Sennò perché uno che abita (diciamo a Taranto) sarebbe interessato a imparare, chessò, l'organetto bretone?
