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Inviato: 4 marzo 2005, 14:34
da ZzingaruPicciuttaru
Prendo spunto dalla trama del film/documentario "La storia del cammello che piange" (in uscita nelle sale a marzo) uno dei pochi lavori italiani che hanno ottenuto una candidatura agli oscar 2005:- In Mongolia, nel deserto di Gobi, un cucciolo di cammello albino rifiutato dalla madre ritroverà amore e latte quando per il potere suggestivo della musica (di un pastore/violinista) la mamma-cammello...ritroverà il proprio istinto materno. Non é una favola ma una pratica ancora oggi molto comune in quelle zone.Sono un gran profano in materia ma é bellissimo scoprire che anche in un angolo sperduto d oriente un violinista o più in generale la musica ha il potere di guarire. L analogia con le pratica curativa del Tarantismo, a parer mio, é naturale. Il suono che cura; argomento di una bellezza dirompente. Forse dirò una banalità ma, anche una semplicissima ninna nanna permette al bimbo di "guarire" e trovare sollievo nel sonno. Sarebbe bello approfondire il concetto di musico-terapia (tipi di musica e ritmi, strumenti adoperati, solo musica o anche canto ?, "geografia degli eventi conosciuti", etc..) ed invito coloro (ricercatori, musicisti, appassionati, etc..) che sanno a condividere. [addsig]
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Inviato: 4 marzo 2005, 17:01
da LUMAURIZIU
Ciao Zzingaru Picciuttaru. Non dici banalità , anzi. Non so se lo sai (tra l altro non dici nulla di te stesso nella tua scheda e quindi non so se sei un professore universitario di Estetica o un semplice ignorantello come me), ma la tua osservazione sulla funzione terapeutica della ninna nanna l ha fatta un po prima di te niente po po di meno che Platone, secondo il quale la nenia ed il dondolio regolare e calmo tra le braccia creano un ordine esterno che é in grado di domare, risolvere e trasformare il disordine interno del neonato (pianto ed agitazione incontrollati) per ricondurlo, appunto, ad una situazione di ordine e serena tranquillità . Si, proprio come fa il tamburello con le tarantate in Salento o il violino con il cammello in Mongolia. Questo pensiero di Platone ce la riporta addirittura Ernesto De Martino nel bellissimo ed istruttivissimo capitolo de "La Terra del rimorso" in cui si affronta il tema degli antecedenti storici del tarantismo. Quindi: altro che banalità !!! Comprendo perfettamente qual é il grande fascino del fenomeno universale della iatromusica e del tarantismo: anch io ne sono molto preso, come te. Vorrei però consigliarti, se me lo permetti, di non credere che si debba partire necessariamente da zero per approfondire questo tema. Voglio dire: siano pure sempre lodati tutti i ricercatori e venerati tutti i portatori viventi che ci possono e vogliono dire qualcosa di interessante qui e adesso, ma non dimentichiamoci di tutto ciò che é riportato nella grande mole di studi esistenti sul tarantismo e sulla iatromusica. Tutti si riempiono la bocca De Martino e molti hanno d altro canto conati di vomito solo sentendo il nome di Marius Schneider, ma mi chiedo: quanti di noi si sono presi la briga di studiare veramente a fondo questi due autori che, se vogliamo, sono agli esatti antipodi dell ampio e variopinto ventaglio della letteratura in argomento ? Quindi, scusami se posso sembrarti scocciante e saccente, ma il mio consiglio per chi si vuole avvicinare intellettualmente alla conoscenza del tarantismo ed della pizzica intesa come musica e danza curativa, e non l avesse ancora fatto, é quello di andare in libreria, comprare prima di tutto "La Terra del Rimorso" di De Martino, chiudersi in casa e studiarselo a fondo due o tre volte. Dopo un paio di mesi, una volta metabolizzato De Martino ed approfondita un po di bibliografia da lui riportata, il mio consiglio per un percorso di avvicinamento intellettuale senza pregiudizi alla iatromusica salentina e mediterranea in genere, é quello di chiudere a chiave De Martino nel cassetto più inaccessibile della scrivania e cominciare a studiare cose completamente diverse tipo "La danza delle spade e la tarantella" di Marius Schneider o "L estetica della Tarantella" di Pierpaolo De Giorni, attingendo alla sconfinata bibliografia ivi riportata e senza dimenticare i contributi della ricerca locale contemporanea sul campo (Luigi Chiriatti, Brizio Montinaro, Roberto Raheli e Davide Torsello, Giorgio di Lecce, etc.). Nulla vieta, nel frattempo, di tuffarsi parallelamente con tutto il proprio essere – piedi, ginocchia, mani, occhi, orecchie, naso, gola, cuore, fegato, milza, etc., etc. – anche nella ricerca e nella pratica sul campo, cercando di vivere il proprio interesse per il tarantismo e la iatromusica come un esperienza completa, non solo intellettuale, ma anche "estetica" nel significato più ampio del termine, cioé quello di "conoscenza della realtà attraverso tutti i sensi". Ciao ciao.[addsig]
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Inviato: 8 marzo 2005, 16:05
da ZzingaruPicciuttaru
Grazie a "LuMauriziu" per i consigli circa l'approccio all'argomento. Ho acquistato il libro e comincerò a leggerlo. Se nel frattempo hai, o avete, ulteriori suggerimenti o notizie saranno ben accette. P.S.: rientro negli ignorantelli.Salutoni [addsig]
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Inviato: 9 marzo 2005, 11:01
da Danzerino
Giacché passi dalla libreria prova a dare uno sguardo a " Le isole sonanti " di Gianfranco Salvatore, anche in rete puoi trovare qualcosa, buon viaggio.[addsig]