Mi intrometto in questo bel dibattito con una notazione polemica su un argomento più generale, così, tanto per scaldare l'atmosfera...
Questa storia che la Chiesa (e in particolare i Gesuiti) considerassero il tarantismo come una cosa "diabolica" e negativa non mi ha mai convinto. Anzi, per dirla tutta, mi sembra un'altra di quelle questioni su cui invece di fare seria ricerca storica, si proiettano alcune nostre convinzioni "moderne" sugli avvenimenti del passato, per trovare conferme.
Abbiamo sviluppato negli ultimi anni un'idea del tarantismo come rito "catartico, "liberatorio" dalle forme oppressive della società del tempo, quasi "antagonistico" rispetto al potere (anche di quello "spirituale" e culturale rappresentato dalla Chiesa). Questo spesso forzando, quando non stravolgendo, l'interpretazione di Ernesto De Martino, che pure era molto laico e molto contro l'oppressione della Chiesa. A partire da questa idea (legittima, ma che andrebbe accompagnata da ben altre verifiche storiche prima di essere propagandata come vangelo), sono venuti fuori dei luoghi comuni.
Uno, assolutamente deleterio, é quello che nei secoli nel Salento si sia gioiosamente "cercata la trance" attraverso il rito del tarantismo, azzerando tutta la componente di dolore e di tragedia che accompagnava queste manifestazioni (un'idea di quello che voglio dire la si può avere osservando la terribile sofferenza dei tarantati nei filmati storici, a partire da quello di Mingozzi). E istituendo quasi un parallelo - che definirei osceno - tra il tarantismo "storico" e la "pizzicomania" attuale, facendo passare l'idea che assistere (e anche ballare) a un concerto di pizzica sia di fatto una continuazione dei rituali del passato (ricordo ancora l'emblematica apertura del Tg1 sulla Notte della Taranta 2004: "Anche quest'anno a Melpignano si é ripetuto l'antico rito della possessione...").
E poi c'é questa storia dell'opposizione della Chiesa.
A parte il fatto che l'espressione "Indie italiane" (o meglio "Indie delle nostre parti"), di cui tra l'altro parla Ernesto De Martino nella Terra del Rimorso, non mi pare riferita specificamente al tarantismo, ma in generale alla persistenze pagane e a modi considerati non ortodossi di praticare la religione (e peraltro non era assolutamente una cosa solo del sud).
Ma poi, dove sono le prove di questa radicale ostilità della Chiesa? Non mi sembra che ce ne siano di sufficienti nella letteratura storica (potrei sbagliarmi, aspetto smentite), dove invece emerge un grandissimo interesse, durato almeno per quattro secoli, di alcuni fra i più grandi intellettuali dell'epoca, per questo fenomeno bizzarro.
Anche Athanasius Kircher, che era uno dei massimi intellettuali gesuiti del seicento (un interessante sito su di lui é:
http://archimede.imss.fi.it/kircher/indice.html) non ne parla certamente come di un "prodotto del demonio", ma più che altro come una cosa bizzarra e affascinante (una "mirabilia").
Stiamo parlando di periodi storici in cui agiva il terribile tribunale dell'inquisizione, e si veniva arrestati, torturati e a volte messi al rogo per comportamenti molto meno clamorosi e sconvolgenti di quelli che si producevano per le crisi e le "terapie" del tarantismo. Come mai fino ad oggi, dall'analisi - che pure é stata fatta - dei verbali dei processi dell'epoca non é emersa nessuna prova che l'Inquisizione abbia specificamente perseguitato il tarantismo e i tarantati? Per un difetto di ricerca, oppure perchà© forse la Chiesa aveva un atteggiamento ben diverso da quello semplicemente repressivo nei confronti di questo fenomeno sconvolgente?
Probabilmente anche su questo argomento occorre ancora approfondire. Ad esempio, si potrebbe cominciare dal pubblicare un'edizione critica (in italiano, perchà© gli originalli sono in latino) dei frammenti delle opere del Kilcher che trattano del tarantismo, di cui in molti parlano ma che pochi hanno potuto leggere e studiare in maniera approfondita.
p.s. comunque anche a mio avviso le musiche riportate dal Kircher sono bellissime (a me piacciono molto le versioni dell'Ensemble Terra d'Otranto, eseguite in "Antidoti, Tarantule e Follie" con gli strumenti dell'epoca) e in particolare la "Tarantella frigia", che somiglia in maniera significativa alla "pizzica indiavolata" di Luigi Stifani, registrata 300 anni dopo.Questo messaggio é stato modificato da: svincen, 15 Set 2004 - 17:58 [addsig]