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Inviato: 22 marzo 2004, 18:28
da Ialma
Colgo spunto dall'ultima frase di un post di Tiziana per introdurre una questione interessante.Un musicista "professionista" che "vive di musica, quanto può essere obiettivo quando si tratta di riproposizione fedele della tradizione?Vi racconto un aneddoto : un gruppo musicale, introducendo un brano, fa "...adesso una tarantella cardola" ed attaccano una pizzica.La persona accanto a me fa "...guarda, quelli sono i miei insegnanti di tamburello, la cardola la sanno suonare, ma la suonano a pizzica sennò la gente non balla..."Posto che per quello che ho visto io, in grossa percentuale sono musicisti "professionisti" che si avvicinano alla musica tradizionale e non viceversa, vorrei sapere se secondo voi, quando si tratta di tradizione, sia più "onesto" nel raccontare le cose come stanno, e suonare musica "a tradizione" un "professionista" o una persona che, non dovendoci vivere, di musica e di corsi di ballo mantiene un certo distacco dall'idea di dover trovare un prossimo concerto o delle prossime lezioni da dare?Altro punto che mi ha lasciato perplesso é il "lasciar fare a chi é di competenza"Come se la musica fosse come l'ingegneria o la biochimica e non una forma di libera espressione alla quale possono accedere tutti.A voi la parola[addsig]
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Inviato: 22 marzo 2004, 18:51
da Valerio
Interessantissimo questo argomento Ialma...Però vorrei capire bene una cosa: cos'é che si intende con musicista "professionista"?Perchà© io ho in testa almeno due significati differenti che si può attribuire a questo aggettivo.Professionista della musica é semplicemente chi lo ha scelto come lavoro?A voi la parola...[addsig]
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Inviato: 22 marzo 2004, 21:15
da federico.capone
Ayu lu ialma, come fai a trovare sempre spunti così interessanti? Il mio parere é che se uno vive di musica, che male c'é? L'importante é farlo con onestà ! chessò, ogni giorno, nell'Ateneo leccese (ma penso un po' in tutta Italia) vedo gente che "vende" la propria cultura (se na ha una propria e non l'ha mutuata dal proprio predecessore, al quale teneva la borsetta...)... questo é sbagliato!
Ma chi vive di musica (ammesso che di sola musica si possa vivere) e lo fa onestamente, senza pregiudizi, che male commette? penso nessuno.
Diego Carpitella, Ernesto De Martino... e tante altre persone, anche del Salento, hanno lavorato onestamente e sono riusciti a vivere con la musica, magari non sono diventati miliardari... ma sono riusciti a mantenere intatta la propria figura... Federico[addsig]
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Inviato: 23 marzo 2004, 0:40
da giannino
Io trovo che alla fine il "professionismo tradizionale", che ha avuto il pregio di riportare alla conoscenza di tutti la musica ed i balli tradizionali del sud italia (spec. del Salento), diventerà col tempo lo stesso carnefice della creatura a cui ha dato vita, e di questo ne sono sempre più cosciente ogni volta che acquisto un nuovo cd o assisto ad un nuovo concerto. Sappiamo bene infatti che la musica tradizionale ha sempre avuto ben altri scopi che quella di essere commercializzata, e sappiamo anche che qualsiasi cosa venga messa in commercio debba prima o poi seguire i gusti del pubblico...ma questa é evidentemente una contraddizione. Infatti seguendo questo percorso si perde quello spirito "locale" e "statico" che contraddisatingue questa musica, che via via si apre a degli influssi che mai avrebbe avuto se fosse rimasta ferma nei suoi confini al posto di girare ormai in europa e nel mondo.Ormai non c'é più quasi gruppo che nei propri lavori o dal vivo non inserisca qualcosa di napoletano, di siciliano, di "garganico" o etnico in genere, aggiungendo sempre strumenti nuovi ed "estranei" alla tradizione, quali sax, percussioni varie, chitarre particolari, strumenti di altre culture.Non dico che questo sia un male e non voglio giudicare questo fenomeno, ma credo che tutto ciò possa a lungo termine portare alla deriva qualcosa che é vista in generale come un "genere", e non come un prodotto "d.o.c".Questo messaggio é stato modificato da: giannino, 22 Mar 2004 - 17:41 [addsig]
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Inviato: 23 marzo 2004, 1:42
da hobo
E' un discorso davvero difficile (come é tipico di Ialma ) e io non ho un'opinione rigida. Penso solo che é inutile rifiutare i processi storici. La musica della tradizione "pura" non esiste più da quando non esiste più la società rurale come quella in cui vivevano i nostri nonni. Non possiamo fare finta che non sia così per fare i puristi, dobbiamo fare i conti con la realtà per poterla, forse, modificare. E la realtà mi pare più complicata di una semplice divisione fra "tradizione" e "commercializzazione", soprattutto perché non riesco a distinguerne nettamente i confini: cosa é veramente tradizionale (e che peso ha nella cultura attuale) e cosa é prettamente commerciale (e, specularmente, quanto questo alimenti a sua volta la cultura popolare); quanto della tradizione ci é giunto già contaminato e dove poter segnare un punto di inizio per dire che da qui in poi non c'e' contaminazione...E ancora, quale obiettivo ci poniamo di fronte alla tradizione? La diffusione, l'allargamento, la riscoperta, lo studio, il recupero fine a se stesso? Comunque manca nell'elenco degli obiettivi possibili quello della "continuazione": c'é un salto che non si può più colmare. Colpa della commercializzazione, o forse della globalizzazione... in ogni caso conseguenza della storia.In questi termini, non mi sento di poter esprimere certezze, ma solo gusti personali. Mi piace di più quello che mi ricorda la mia infanzia, i vecchi che suonano e cantano magari malamente, ma non arrivo a farne un'ideologia, sono solo emozioni personali. Sono d'accordo con Federico che tanti musicisti professionisti fanno il proprio lavoro con passione e serietà e meritano altrettanto rispetto. Insomma, sarà perché sono vecchio, credo nelle persone, non nelle categorie.----Con questo cosa volevo dire? Non lo so, ma i fatti mi cosano! [addsig]
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Inviato: 23 marzo 2004, 13:38
da Valerio
Io credo che "professionismo", "professionista" e simili siano semplici parole e che a tutte le parole possano esser attribuiti significati differenti.Per conto mio musicista professionista non é chi ha scelto la musica come lavoro: per quanto mi riguarda esiste un legame inscindibile tra professionismo e professionalità .Una delle definizioni (da vocabolario) che più mi piacciono di "professionista" é "chi svolge la propria occupazione con cura, competenza e serietà ".E "cura, competenza e serietà " credo si possano riassumere in "professionalità ".Io non parlerei di professionismo nel momento in cui mancasse la professionalità .Mentre, al contrario, credo si possa parlare di professionalità anche qualora non ci si trovasse di fronte ad un professionista...In questa ottica non mi basta che un musicista campi con la musica per essere professionista.Un musicista che mi suona una tarantella a pizzica per far ballare la gente, abbia ad essere bravo e competente quanto si vuole, per conto mio, almeno in questa situazione, più che un professionista della musica appare come uno spacciatore di musica contraffatta.Ripeto: per conto mio la chiave di tutto sta nel significato che si dà alle parole e, visto e considerato che nel mondo della musica tradizionale la parola "professionismo" crea molti problemi, io proporrei di sostituirla con "professionalità ".Io credo sia da richiedere la "professionalità " e non il "professionismo" al musicista tradizionale.La figura del "professionista", per molte ragioni differenti, ha perso troppo valore.Questo é quanto... spero di essermi espresso chiaramente.Un saluto[addsig]