Mandolini a Martina Franca (Taranto)
Inviato: 3 dicembre 2009, 14:19
Cari amici di pizzicata,
dopo il post sui violinisti del tarantismo in provincia di Taranto, vi do qualche dritta sull'uso del mandolino al mio paese, Martina Franca, in ambito tradizionale.
SEMPRE ALLO SCOPO DI RIDARE ALLA MURGIA CIO' CHE LE SPETTA.
Mi limito al mandolino nel mio paese, mi riservo di dirvi dei mandolini brindisini e tarantini più in là. Allo scopo di essere quanto più chiari possibile suddivido il post in periodi facilmente leggibili per argomento specifico.
LIUTAI DI MANDOLINI A MARTINA FRANCA
Fino alla metà del Novecento a Martina ha operato una famiglia di liutai, i Fasano. A parte Francesco Fasano (detto "Cicce de l'ugghie", Ciccio dell'olio, perchè commerciava detto liquido), di cui sono esposti due mandolini nel salone di Palazzo Recupero in via Cirillo, oggi degli eredi (famiglia Cofano-Gentile), il più noto è stato Vincenzo Fasano. Questi aveva il laboratorio in via Masaniello, dietro la chiesa di San Martino, e costruiva chitarre battenti, chitarre "francesi" e appunto mandolini. Suonatori settantenni che ho intervistato ricordano che fosse talmente fetente che per non svelare i segreti del mestiere non faceva entrare nessuno nel suo laboratorio. Personalmente ho avuto fra le mani un suo mandolino, appartenente oggi a un mio amico, Claudio Punzi, bisnipote materno di chi lo suonava, con all'interno chiaramente visibile l'etichetta: "Ditta Vincenzo Fasano - Strumenti a corde - 1914".
IL MANDOLINO DEGLI "ARTIRE"
Il mandolino, vuoi per il suo costo elevato, vuoi perchè da sempre accoppiato alla musica napoletana, era suonato specie dagli "artire", gli artigiani (barbieri, impiegati, giovanotti di buona famiglia), ma anche dagli "jumme de fore" (vedi paragrafo sotto). "U mandullène" (con due elle) era impiegato in questo caso in orchestrine con fisarmonica e chitarra, che eseguivano repertorio tipico napoletano già negli anni '40, disprezzando "'a pézzeca-pézzeche, 'u scuozje, 'u valzer, 'à manzorke... cià jerene chedde ragghie de le ciocce de fore?" (come mi ha detto con palese espressione di disgusto Pasquale Brescia, mastrodascia e liutaio, classe 1935, padre di Michele Brescia, il mio chitarrista di fiducia). Già in quell'epoca i suonatori di un certo rango sociale portavano le serenate in paese (diverse da quelle in campagna, suonate con l'organetto) suonando brani napoletani e canzoni di Sanremo (es. "Lazzarella" di Modugno e il primo Carosone). Il mandolino in certi casi era suonato anche dalle donne.
IL MANDOLINO DEGLI "JUMME DE FORE"
In campagna naturalmente gli strumenti erano diversi, più arcaici e più alla buona (non per niente era diffusa la cupa cupa). L'unico suonatore di mandolino di cui ho trovato traccia in campagna era un contadino in contrada Paretone, fra Martina Ceglie e Villa Castelli, che eseguiva pizziche-pizziche. Il mandolino in campagna era suonato insieme alla battente anche nelle serenate, come indica uno stornello della "matenete", che dice: "T'agge annotte sta matenete/ mandullène e catarra battiente".
dopo il post sui violinisti del tarantismo in provincia di Taranto, vi do qualche dritta sull'uso del mandolino al mio paese, Martina Franca, in ambito tradizionale.
SEMPRE ALLO SCOPO DI RIDARE ALLA MURGIA CIO' CHE LE SPETTA.
Mi limito al mandolino nel mio paese, mi riservo di dirvi dei mandolini brindisini e tarantini più in là. Allo scopo di essere quanto più chiari possibile suddivido il post in periodi facilmente leggibili per argomento specifico.
LIUTAI DI MANDOLINI A MARTINA FRANCA
Fino alla metà del Novecento a Martina ha operato una famiglia di liutai, i Fasano. A parte Francesco Fasano (detto "Cicce de l'ugghie", Ciccio dell'olio, perchè commerciava detto liquido), di cui sono esposti due mandolini nel salone di Palazzo Recupero in via Cirillo, oggi degli eredi (famiglia Cofano-Gentile), il più noto è stato Vincenzo Fasano. Questi aveva il laboratorio in via Masaniello, dietro la chiesa di San Martino, e costruiva chitarre battenti, chitarre "francesi" e appunto mandolini. Suonatori settantenni che ho intervistato ricordano che fosse talmente fetente che per non svelare i segreti del mestiere non faceva entrare nessuno nel suo laboratorio. Personalmente ho avuto fra le mani un suo mandolino, appartenente oggi a un mio amico, Claudio Punzi, bisnipote materno di chi lo suonava, con all'interno chiaramente visibile l'etichetta: "Ditta Vincenzo Fasano - Strumenti a corde - 1914".
IL MANDOLINO DEGLI "ARTIRE"
Il mandolino, vuoi per il suo costo elevato, vuoi perchè da sempre accoppiato alla musica napoletana, era suonato specie dagli "artire", gli artigiani (barbieri, impiegati, giovanotti di buona famiglia), ma anche dagli "jumme de fore" (vedi paragrafo sotto). "U mandullène" (con due elle) era impiegato in questo caso in orchestrine con fisarmonica e chitarra, che eseguivano repertorio tipico napoletano già negli anni '40, disprezzando "'a pézzeca-pézzeche, 'u scuozje, 'u valzer, 'à manzorke... cià jerene chedde ragghie de le ciocce de fore?" (come mi ha detto con palese espressione di disgusto Pasquale Brescia, mastrodascia e liutaio, classe 1935, padre di Michele Brescia, il mio chitarrista di fiducia). Già in quell'epoca i suonatori di un certo rango sociale portavano le serenate in paese (diverse da quelle in campagna, suonate con l'organetto) suonando brani napoletani e canzoni di Sanremo (es. "Lazzarella" di Modugno e il primo Carosone). Il mandolino in certi casi era suonato anche dalle donne.
IL MANDOLINO DEGLI "JUMME DE FORE"
In campagna naturalmente gli strumenti erano diversi, più arcaici e più alla buona (non per niente era diffusa la cupa cupa). L'unico suonatore di mandolino di cui ho trovato traccia in campagna era un contadino in contrada Paretone, fra Martina Ceglie e Villa Castelli, che eseguiva pizziche-pizziche. Il mandolino in campagna era suonato insieme alla battente anche nelle serenate, come indica uno stornello della "matenete", che dice: "T'agge annotte sta matenete/ mandullène e catarra battiente".