Etnomusicologia e amatorialità in Italia oggi
Inviato: 28 aprile 2009, 23:29
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Alessandro Mazziotti, per chi non lo conoscesse, è una specie di orsacchiottone grande e grosso con una bizzarra passione: la zampogna.
Gli è riconosciuto, da tutti i Maestri zampognari che conosco, una grandissima competenza in questo settore, ma quello che lo caratterizza di più è che grazie a lui centinaia di giovani e meno giovani si sono riavvicinati a questo strumento, non solo, ma è riuscito a reintrodurre la zampogna in molti paesi del Lazio (e non solo), paesi nei quali questo strumento si era estinto da tempo. La sua attività spazia dalla ricerca sul campo alla costruzione e ricostruzione delle zampogne, dall'insegnamento alla raccolta di materiale demoetnoantropologico.
Il 30 Marzo del 2008 - in occasione della manifestazione "Beni immateriali in azione" al Museo delle Arti e tradizioni Popolari di Roma - ha presentato, insieme a Marco Tomassi, la ricostruzione funzionante di una bellissima e antica zampogna "estinta": la Zampogna Gigante di Villa Latina.
Qualche mese fa ha scritto un articolo - che personalmente considero molto interessante - sul compianto Ettore De Carolis: Ettore De Carolis, un ricercatore che ha saputo rapire l’anima all’Aniene. Considerazioni sulla ricerca attuale (in “Aequa”, X, n. 33, 2008, pp. 15-19).
In questo articolo, oltre a descrivere l'attività di ricercatore ed etnomusicologo di Ettore De Carolis nel Lazio, in Abruzzo, Molise, Gargano, ecc... si fanno una serie di considerazioni sul "modo scorretto di fare ricerca" partendo dall'atteggiamento di chiusura e di rifiuto che molti "informatori" hanno verso i ricercatori e gli etnomusicologi.
Mazziotti attribuisce tale atteggiamento di chiusura ad una serie di comportamenti scorretti che alcuni laureandi e ricercatori accademici avrebbero assunto nei confronti degli informatori e cita, ad esempio, il fatto che molti di questi informatori non hanno mai ricevuto copia delle registrazioni di cui sono protagonisiti, o il caso di una "zampogna" acquistata da un anziano suonatore - impegnato con Alessandro in una ricerca proprio su quello strumento - da un famoso professore universitario, pare, per la sua preziosa, esibita e nota a tutti collezione strettamente privata.
Testimonianze di questo tipo sono frequenti, io stesso (da modesto ricercatore dilettante quale sono) potrei portare numerosi esempi a supporto della tesi di Mazziotti, così come potrei citare le tante volte che pubblicamente ho richiamato etnomusicologi ed antropologi al rispetto del codice deontologico degli antropologi (elaborato da AISEA), codice che però non è stato sottoscritto da molti degli studiosi italiani di questo settore.
Mazziotti, poi, cita alcune cantonate prese dai ricercatori professionisti e introduce lo scottante tema della restituzione di questi beni cultuali alle comunità che li hanno generati da parte di coloro che li hanno prelevati, anche se per motivi di studio. (Tema, questo, che mi è particolarmente caro e sul quale ritornerò in seguito).
All'articolo di Alessandro Mazziotti segue la risposta decisa di Roberta Tucci, stimata etnomusicologa e nota ai frequentatori del forum per un bell'articolo sull'iniziativa "salviamo Torrepaduli" del nostro Kapitano, di Ialma e di altri.
La Tucci, nell'articolo "La ricerca etnomusicologica: professionalità e amatorialità, competenza e poesia. L’unicità di Ettore De Carolis" (Aequa, XI, n. 36, gennaio 2009) definisce la figura di etnomusicologo ed il percorso di studi che tali esperti devono affrontare prima di potersi fregiare di tale titolo, e poi affronta il tema della etnomusicologia e dell'amatorialità.
Da questo scritto emerge una figura di "amatore etnomusicologo" impegnato soprattutto in attività di organizzazione di eventi, festival, corsi, pubblicazioni di libri, CD, ecc... spesso in collaborazione con le amministrazioni locali.
Devo dire che ciò corrisponde - in parte - al vero: molti sedicenti "amatori" si dilettano, per passione e/o per denaro, ad organizzare eventi, "corsi", sagre, festival, ecc... combinando, spesso e volentieri, veri e propri disastri. (A questo proposito ho l'obbligo di ricordare che molti colleghi della Tucci sono chiamati dalle amministrazioni locali ad organizzare o sovraintendere, dal punto di vista scientifico, manifestazioni di dubbio contenuto culturale, sulle quali mi riservo di intervenire in seguito)
Ma la Tucci prosegue e ad un certo punto accusa Mazziotti di entrare in contrapposizione con l'Accademia usando "genericità, luoghi comuni e sentito dire" e prosegue attaccando punto per punto l'articolo di Alessandro.
In estrema sintesi, si afferma che Mazziotti ha generalizzato troppo, che occorre distinguere, che non è vero che gli studiosi non restituiscono al territorio i materiali che hanno prelevato, ecc... ecc...
Insomma, una difesa a testa bassa della etnomusicologia contemporanea italiana e un attacco molto forte alla visone di Alessando Mazziotti.
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A questo punto ho ritenuto opportuno di rendere pubblico questo "scontro" con la finalità di avviare un confronto PACATO e COSTRUTTIVO su questa tematica che coinvolge molti di noi amatori.
L'auspicio è che a questa discussione partecipino anche gli etnomusicologi di professione, che inviterò personalmente su queste pagine.
Mi auguro anche che gli amatori che interverranno, spero numerosi, affrontino questa discussione in modo sereno, pacato e costruttivo.
Ricordo a tutti che molte delle ricerche effettuate da questi esperti hanno avuto successo anche grazie al supporto "sul campo" dei dilettanti, così come non posso non ricordare che molto di quello che sappiamo sulla musica tradizionale lo dobbiamo agli etnomusicologi di professione.
In definitiva, l'obiettivo che propongo a tutti è quello di avviare un dibattito che abbia un unico scopo: migliorare la nostra comune capacità di FARE CULTURA.
Alessandro Mazziotti, per chi non lo conoscesse, è una specie di orsacchiottone grande e grosso con una bizzarra passione: la zampogna.
Gli è riconosciuto, da tutti i Maestri zampognari che conosco, una grandissima competenza in questo settore, ma quello che lo caratterizza di più è che grazie a lui centinaia di giovani e meno giovani si sono riavvicinati a questo strumento, non solo, ma è riuscito a reintrodurre la zampogna in molti paesi del Lazio (e non solo), paesi nei quali questo strumento si era estinto da tempo. La sua attività spazia dalla ricerca sul campo alla costruzione e ricostruzione delle zampogne, dall'insegnamento alla raccolta di materiale demoetnoantropologico.
Il 30 Marzo del 2008 - in occasione della manifestazione "Beni immateriali in azione" al Museo delle Arti e tradizioni Popolari di Roma - ha presentato, insieme a Marco Tomassi, la ricostruzione funzionante di una bellissima e antica zampogna "estinta": la Zampogna Gigante di Villa Latina.
Qualche mese fa ha scritto un articolo - che personalmente considero molto interessante - sul compianto Ettore De Carolis: Ettore De Carolis, un ricercatore che ha saputo rapire l’anima all’Aniene. Considerazioni sulla ricerca attuale (in “Aequa”, X, n. 33, 2008, pp. 15-19).
In questo articolo, oltre a descrivere l'attività di ricercatore ed etnomusicologo di Ettore De Carolis nel Lazio, in Abruzzo, Molise, Gargano, ecc... si fanno una serie di considerazioni sul "modo scorretto di fare ricerca" partendo dall'atteggiamento di chiusura e di rifiuto che molti "informatori" hanno verso i ricercatori e gli etnomusicologi.
Mazziotti attribuisce tale atteggiamento di chiusura ad una serie di comportamenti scorretti che alcuni laureandi e ricercatori accademici avrebbero assunto nei confronti degli informatori e cita, ad esempio, il fatto che molti di questi informatori non hanno mai ricevuto copia delle registrazioni di cui sono protagonisiti, o il caso di una "zampogna" acquistata da un anziano suonatore - impegnato con Alessandro in una ricerca proprio su quello strumento - da un famoso professore universitario, pare, per la sua preziosa, esibita e nota a tutti collezione strettamente privata.
Testimonianze di questo tipo sono frequenti, io stesso (da modesto ricercatore dilettante quale sono) potrei portare numerosi esempi a supporto della tesi di Mazziotti, così come potrei citare le tante volte che pubblicamente ho richiamato etnomusicologi ed antropologi al rispetto del codice deontologico degli antropologi (elaborato da AISEA), codice che però non è stato sottoscritto da molti degli studiosi italiani di questo settore.
Mazziotti, poi, cita alcune cantonate prese dai ricercatori professionisti e introduce lo scottante tema della restituzione di questi beni cultuali alle comunità che li hanno generati da parte di coloro che li hanno prelevati, anche se per motivi di studio. (Tema, questo, che mi è particolarmente caro e sul quale ritornerò in seguito).
All'articolo di Alessandro Mazziotti segue la risposta decisa di Roberta Tucci, stimata etnomusicologa e nota ai frequentatori del forum per un bell'articolo sull'iniziativa "salviamo Torrepaduli" del nostro Kapitano, di Ialma e di altri.
La Tucci, nell'articolo "La ricerca etnomusicologica: professionalità e amatorialità, competenza e poesia. L’unicità di Ettore De Carolis" (Aequa, XI, n. 36, gennaio 2009) definisce la figura di etnomusicologo ed il percorso di studi che tali esperti devono affrontare prima di potersi fregiare di tale titolo, e poi affronta il tema della etnomusicologia e dell'amatorialità.
Da questo scritto emerge una figura di "amatore etnomusicologo" impegnato soprattutto in attività di organizzazione di eventi, festival, corsi, pubblicazioni di libri, CD, ecc... spesso in collaborazione con le amministrazioni locali.
Devo dire che ciò corrisponde - in parte - al vero: molti sedicenti "amatori" si dilettano, per passione e/o per denaro, ad organizzare eventi, "corsi", sagre, festival, ecc... combinando, spesso e volentieri, veri e propri disastri. (A questo proposito ho l'obbligo di ricordare che molti colleghi della Tucci sono chiamati dalle amministrazioni locali ad organizzare o sovraintendere, dal punto di vista scientifico, manifestazioni di dubbio contenuto culturale, sulle quali mi riservo di intervenire in seguito)
Ma la Tucci prosegue e ad un certo punto accusa Mazziotti di entrare in contrapposizione con l'Accademia usando "genericità, luoghi comuni e sentito dire" e prosegue attaccando punto per punto l'articolo di Alessandro.
In estrema sintesi, si afferma che Mazziotti ha generalizzato troppo, che occorre distinguere, che non è vero che gli studiosi non restituiscono al territorio i materiali che hanno prelevato, ecc... ecc...
Insomma, una difesa a testa bassa della etnomusicologia contemporanea italiana e un attacco molto forte alla visone di Alessando Mazziotti.
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A questo punto ho ritenuto opportuno di rendere pubblico questo "scontro" con la finalità di avviare un confronto PACATO e COSTRUTTIVO su questa tematica che coinvolge molti di noi amatori.
L'auspicio è che a questa discussione partecipino anche gli etnomusicologi di professione, che inviterò personalmente su queste pagine.
Mi auguro anche che gli amatori che interverranno, spero numerosi, affrontino questa discussione in modo sereno, pacato e costruttivo.
Ricordo a tutti che molte delle ricerche effettuate da questi esperti hanno avuto successo anche grazie al supporto "sul campo" dei dilettanti, così come non posso non ricordare che molto di quello che sappiamo sulla musica tradizionale lo dobbiamo agli etnomusicologi di professione.
In definitiva, l'obiettivo che propongo a tutti è quello di avviare un dibattito che abbia un unico scopo: migliorare la nostra comune capacità di FARE CULTURA.