L'Arpa popolare
Inviato: 22 aprile 2009, 0:21
In Lucania, e precisamente nella Val d’agri (famosa oggi soprattutto per gli immensi giacimenti petroliferi che tanti danni stanno arrecando al territorio), si è manifestato un fenomeno che è unico nella storia della della musica popolare italiana. In quest’area, infatti, accanto ai “classici” strumenti musicali popolari del mezzogiorno d’Italia, si diffuse - non si sa ancora bene quando né come - l’arpa.
Le arpe popolari lucane erano in gran parte piccole arpe che era possibile trasportare con una certa facilità (portative). In maggioranza erano diatoniche, alte circa 80-100 centrimetri, spesso con 12 o 14 corde. Ma erano presenti anche arpe più grandi 140-150 centimetri, con 34-36 corde.
Non è ancora chiaro come e quando queste arpe siano arrivate in Lucania (anche se la presenza di queste arpe è documentata a Napoli già nel '500), né chi e quanti fossero i liutai, che molto probabilmente erano semplici falegnami. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che in quell’area, agli inizi dell’800, operava almeno liutaio ufficialmente riconosciuto come un costruttore arpe: Vincenzo Giuseppe Raffaele Bellizia, nato nel 1801 a Viggiano.
Di questo liutaio conosciamo l’attività e le arpe grazie al fatto che nel 1843 i membri della “Società Economica di Basilicata” deliberarono a suo favore un premio di 100 ducati per essere stato, insieme a Girolamo dé Baroni Corvo di Napoli, l’unico costruttore di arpe a pedali, come quelle francesi e tedesche. Una delle arpe del Bellizia venne esposta, nel 1845, alla Esposizione di Belle Arti di Napoli.
Ma la costruzione di arpe doveva avere ben altra consistenza se, come si è dimostrato, nei paesi della Val d’Agri, ed in particolare a Viggiano, risiedevano centinaia di suonatori d’arpa, molti dei quali “girovaghi”.
Si hanno tracce di suonatori girovagli lucani, tra i quali, purtroppo, molti bambini, in tantissimi stati europei, negli Stati Uniti e in Australia.
Quanto ai repertori musicali dei secoli passati abbiamo poche e frammentate notizie. Ci sono arrivate tarantelle e pastorali, ma gran parte del repertorio è andato perduto, almeno per il momento.
Ai giorni nostri i rarissimi eredi di questa tradizione eseguono soprattutti brani di musica popolare, sacra, operistica e popolaresca napoletana.
A questi devono aggiungersi gli allievi della Scuola di Arpa Popolare della val d'Agri, che il 4 luglio prossimo torneranno a suonare, dopo tanti decenni di interruzione, per le vie e per le piazze della Lucania.
http://arpapopolare.ning.com/
Le arpe popolari lucane erano in gran parte piccole arpe che era possibile trasportare con una certa facilità (portative). In maggioranza erano diatoniche, alte circa 80-100 centrimetri, spesso con 12 o 14 corde. Ma erano presenti anche arpe più grandi 140-150 centimetri, con 34-36 corde.
Non è ancora chiaro come e quando queste arpe siano arrivate in Lucania (anche se la presenza di queste arpe è documentata a Napoli già nel '500), né chi e quanti fossero i liutai, che molto probabilmente erano semplici falegnami. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che in quell’area, agli inizi dell’800, operava almeno liutaio ufficialmente riconosciuto come un costruttore arpe: Vincenzo Giuseppe Raffaele Bellizia, nato nel 1801 a Viggiano.
Di questo liutaio conosciamo l’attività e le arpe grazie al fatto che nel 1843 i membri della “Società Economica di Basilicata” deliberarono a suo favore un premio di 100 ducati per essere stato, insieme a Girolamo dé Baroni Corvo di Napoli, l’unico costruttore di arpe a pedali, come quelle francesi e tedesche. Una delle arpe del Bellizia venne esposta, nel 1845, alla Esposizione di Belle Arti di Napoli.
Ma la costruzione di arpe doveva avere ben altra consistenza se, come si è dimostrato, nei paesi della Val d’Agri, ed in particolare a Viggiano, risiedevano centinaia di suonatori d’arpa, molti dei quali “girovaghi”.
Si hanno tracce di suonatori girovagli lucani, tra i quali, purtroppo, molti bambini, in tantissimi stati europei, negli Stati Uniti e in Australia.
Quanto ai repertori musicali dei secoli passati abbiamo poche e frammentate notizie. Ci sono arrivate tarantelle e pastorali, ma gran parte del repertorio è andato perduto, almeno per il momento.
Ai giorni nostri i rarissimi eredi di questa tradizione eseguono soprattutti brani di musica popolare, sacra, operistica e popolaresca napoletana.
A questi devono aggiungersi gli allievi della Scuola di Arpa Popolare della val d'Agri, che il 4 luglio prossimo torneranno a suonare, dopo tanti decenni di interruzione, per le vie e per le piazze della Lucania.
http://arpapopolare.ning.com/