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Inviato: 13 gennaio 2004, 1:30
da giannino
Per puro caso mi é capitato di assistere ad un "il Meglio della domenica del Villaggio" in cui prendevano spezzoni da varie puntate dell'anno scorso, e sempre per puro caso in uno spezzone prelevato da una puntata siciliana ho visto, con mio grande stupore, rappresentare una scena di tarantismo (con tanto di cura con pizzica) come una cosa del folklore siciliano, salvo poi affermare che anche nel Salento era vivo questo fenomeno.Ora, vorrei tanto sbagliarmi e spero che mi sbagli, visto che comunque non sono sicuro al 100% che quella puntata fosse davvero dedicata alla sicilia, ma se invece non mi sbagliassi vorrei sapere se quello che ho visto corrisponde a verità oppure no. Vorrei insomma sapere se anche in Sicilia abbia avuto luogo in passato il fenomeno del tarantismo, e se si vorrei sapere se la cura era identica a quella salentina.Tornando alla trasmissione, la ricostruzione era a dir poco artificiosa, con una ventina di suonatori tutti in divisa d'epoca che suonavano attorno ad una donna vestita di bianco che ballava a turno con tutti, salvo poi cadere alla fine della cura, ed i passi non mi sembravano quelli della nostra tarantella.Sarei contento di sapere se qualcun' altro ha visto questo spezzone e di avere le sue impressioni a riguardo.Questo messaggio é stato modificato da: giannino, 12 Gen 2004 - 18:31 [addsig]
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Inviato: 13 gennaio 2004, 2:07
da compÃ
se qualcuno di voi potesse avere sotto mano una enciclopedia universale della Rizzoli (per dirne una), della seconda metà degli anni sessanta e andasse alla voce "tarantismo" troverebbe delle risposte assolutamente vaghe e forvianti con indicazioni geografiche alquanto confuse (del tipo "pare che il termine derivi dalla città di Taranto..). Ora L'ENCICLOPEDIA UNIVERSALE DELLA RIZZOLI non é certo l'ultima arrivata in fatto di "sapere". Questo ci può far capire quanta confusione c'era....e quanta ancora ce n'é sull'argomento tarantismo,su cui De Martino appunto fece molta luce, ma che rimane un qualcosa avvolto da errati e atavici luoghi comuni e generalizzazioni.
Ora io penso che se noi parliamo del "fenomeno" tarantismo, usando la parola fenomeno includiamo tutta una serie di elementi, conosciuti e canonizzati, e un supporto numerico che ci può condurre solo nel Salento. Ma se torniamo all'origine delle manifestazioni di tarantismo, la classicità , non possiamo meravigliarci di trovare delle forme che denotano una stessa matrice, e quindi simili, in tutta la magna grecia.
La differenza sta nel -FENOMENO-
Ora, naturalmente, che passi per una tradizione siciliana presente ANCHE in Puglia.......ci vuole coraggio!!![addsig]
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Inviato: 13 gennaio 2004, 3:10
da Ialma
Dell tarantismo in Sicilia si é perso il ricordo alla fine dell'800, ultimo periodo a cui risalgono le testimonianze raccolte, secondo quanto riportato da Annabella Rossi.Ipotizzo due possibilità .1) il tarantismo é continuato fino a fine anni 60, come in Salento ma nessuno ne ha mai riportato traccia (non impossibile, ma quanto meno difficile, considerato il lavoro di raccolta della tradizione che viene fatto in Sicilia)2) i protagonisti sono un gruppo folk che si é reinventato tutto, mettendo del proprio dove mancava la memoria storica. Un atteggiamento molto comune nei gruppi folkloristici.Se qualcuno avesse altri dati...[addsig]
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Inviato: 13 gennaio 2004, 15:46
da ramonn
Il tarantismo era presente il tutto il sud italia (basta vedere la diffusione della tarantella).Solo che é rimasto sino a tempi recenti solo nel salento e se non erro in alucne zone della campania, vedi il libro di Annabella Rossi "E il mondo si fece giallo"Questo messaggio é stato modificato da: ramonn, 13 Gen 2004 - 08:46 [addsig]
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Inviato: 14 gennaio 2004, 0:29
da sanguevivo
una forma di tarantismo molto noto e piuttosto interessante soprattutto per il fenomeno di isolamento che ha vissuto é quello legato all'Argia in Sardegna (regione assolutamente incredibile dal punto di vista antropologico)Chi non ne ha mai sentito parlare può trovare una (brevissima) descrizione qui:
http://www.sardiniapoint.it/7002.htmlSarebbe interessante fermarsi un attimo e discutere sui vari aspetti del tarantismo.. Senza necessariamente andare fuori dal Salento si potrebbero descrivere gli aspetti del morso e della cura nei diversi paesi del leccese e del brindisino. Cose sentite, esperienze vissute e atltro ancora..[addsig]
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Inviato: 14 gennaio 2004, 13:30
da paolomacaria
Salve a tutti .Vorrei fare alcune precisazioni. Anche io ho visto quella puntata : non era girata in Sicilia bensì a Fasano(BR)....La donna che spiegava a Mengacci la danza(una bionda se non sbaglio) , ha detto molto spesso che il fenomeno é prettamente salentino , ma anche che é diffuso nella sua zona(ma questo non lo so). La cosa sconvolgente,per me , é stato vedere questa ragazza che non ballava assolutamente la pizzica tarantata , o la ballava malissimo , e soprattutto i tamburellisti , che suonavano più che una pizzica una tarantella.Ora ognuno é libero di fare ciò che vuole , ma far passare perPRINCIPALMENTE SALENTINA(come hanno detto) , quella musica e quella danza così fatte e interpretate , mi sembra un pò assurdo.Ciao a tutti!!![addsig]
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Inviato: 14 gennaio 2004, 15:33
da sanguevivo
Se erano a Fasano probabilmente suonavano e ballavano una pizzica dell'alto Salento (tenete presente che a San Vito dei Normanni sono ancora vivi guaritori che fino a pochi anni fa suonavano per le tarantate). Io sicuramente non sono la persona giusta per parlarvi di queste cose (Ialma vieninmi incontro!!!) ma vi posso dire che il tarantismo era vivo anche in quelle zone e era completamente svincolato da San Paolo e dalla Cappella di Galatina. C'era un preciso rituale per capire se una donna era tarantata e una forma di terapia diversa da quella descritta da De Martino e tipica dei paesi del leccese. Inoltre sono diversi il modo di ballare, la tecnica con cui si suona il tamburello (che a sua volta non é come quello costruito dai tamburellari del basso Salento essendo più stretto e coi tagli per i sonagli squadrati) ed é diversa la tonalità delle pizziche (si suonano in minore e non in maggiore)Purtroppo la moda degli ultimi anni ci ha imposto Santu Paulu ma non dobbiamo dire che una cosa é assurda solo perché non la conosciamo.....E penso che uno degli scopi di questo sito dovrebbe essere quello di mettere in luce questi aspetti poco conosciuti della nostra storia recente riferiti in particolare a quel fenomento triste e doloroso che era il tarantismo senza fermarsi a Lecce, ma andando a vedere cosa c'era qualche chilometro più su.. Ma lo sapete che il mio paese era fino al 1927 provincia di Lecce prima di passare a Brindisi? Quindi cerchiamo di evitare inutili polemiche territoriali e dedichiamoci alla conoscenza, allo studio e quindi alla salvezza di tradizioni che stanno morendo perché non sono di moda...Io conosco pochi gruppi che si occupano di tarantismo e di musica popolare del brindisino. Tra di essi "La Taricata" che dal 1974 ha pubblicato 5 album ma nessuno li consce e i Tradere di Massimiliano (che sta facendo un lavoro veramente interessantissimo e "IMPORTANTISSIMO"..)[addsig]
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Inviato: 14 gennaio 2004, 17:49
da paolomacaria
Assolutamente nessuna polemica sangue vivo. io sono di San Pancrazio Salentino(BR) , che come il tuo paese era in provincia di Lecce molto tempo fa.La cosa che io volevo dire é che mi sembra assurdo , proprio per le diversità che in tutto il sud ci sono tra le danze,i modi di suonare ecc. , che in una trasmissione nazionale una donna scarsamente preparata dica che "quella"danza e "qella"musica , che possono piacere o meno , ma che comunque vanno rispettate in quanto espressione di un luogo geografico e di un popolo , siano ballate soprattutto nel Salento.Sarebbe stato molto meglio dire che li a Fasano si balla e si suona in quel modo , e che nel Salento ci sono altri esempi diversi di ballare e suonare , e non fare di tutta un erba un fascio...Sbaglio ?Saluti[addsig]
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Inviato: 14 gennaio 2004, 17:51
da paolomacaria
Precisazione:la donna che spiegava non solo ha detto che il fenomeno e la riscoperta sono vivi soprattutto nel Salento , ma ha lasciato intendere che quello era un esempio di ciò che si poteva trovare sutta de nui.Ri-Saluti[addsig]
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Inviato: 15 gennaio 2004, 15:15
da sanguevivo
Che piacere sapere che sei di San Pancrazio!!! Io sono di Erchie, cerchiamo di vederci per una suonata quando torniamo a casa!! In effetti hai ragione, siccome la musica che va di moda e che é maggiormente conosciuta fuori dal salento é quella leccese, anche i gruppi del brindisino propongono quel repertorio, nonostante ci siano importanti esempi non solo di tarantelle ma di vere e proprie pizziche che, ripeto, non c'entrano niente con Santu Paulu! E così si attua una miniglobalizzazione della musica popolare che viene genericamente definita salentina senza specificare le differenze tra una zona e un'altra. Tengo a sottolineare che non si tratta di differenze minime, anzi piuttosto evidenti e sostanziali che andrebbero valorizzate più di quanto si faccia.Che tu sappia dalle nostre parti é rimasta traccia di canti tradizionali o ombre di fenomeni legati al tarantismo? Io non ho mai sentito parlare di queste cose,mentre ho conosciuto guaritori di San Vito e so che anche Ostuni é un paese in cui qualche ricordo é sopravvissuto. La stessa cosa posso dire per Villacastelli e Cisternino. Ho qui a Bologna un amico di Villacastelli che riorda una serenata bellisima che inizia lenta e continua in maniera sempre più frenetica fino a diventare una pizzica (suonata però come si suona da quelle parti, con la punta delle dita!!).A proposito di questa tecnica (colpa forse le numerose "Scuole e lezioni di tamburello?!?!) ho notato che molti ragazzi non suonano così nonostante provengano da quelle zone del Salento... Peccato.[addsig]
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Inviato: 16 gennaio 2004, 23:00
da Ialma
Grazie per la stima ma credo che meglio di me potrebbe rispondere alla tua domanda proprio Massimiliano/Monkcage, che fa ricerca da tanti anni proprio in quella zona.
Santi deputati alla cura del tarantismo ce ne sono come minimo quattro, se includiamo fra questi anche S. Donato, al quale venivano portati gli affetti da epilessia e da patologie psichiche non meglio identificate, fra le quali tarantati passati per epilettici (e quasi sicuramente viceversa per san Paolo).
A parte S. Paolo, che santa romana chiesa erge a protettore dai morsi di serpenti ed animali velenosi per il famoso miracolo di Malta, uno dei santi deputati alla guarigione dal tarantismo é appunto S.Vito. Di chiese dedicate a S. Vito, sul territorio regionale ce ne sono tante (una molto famosa a Polignano), una abbattuta negli anni 50 se non erro proprio a Francavilla/Grottaglie che, si dice, fosse uno dei luoghi dove le tarantate andavano a chiedere la grazia.
Il fatto che il fenomeno "tarantismo" sia stato osservato da De Martino in Salento non vuol dire che non ci fossero tipi di credenze e di cure del tutto differenti, anche a distanza di qualche chilometro, oppure fattispecie del tutto distinte, come l'uso (tra gli altri) della terapia del forno in Sardegna, della culla in Sicilia, etc etc.
Come al solito il problema é quello della omologazione culturale.Come c'é diversità di dialetto e di modo di fare i taralli fra paesi distanti 3 o 4 chilometri, così cambiano dalla notte al giorno i modi di suonare l'organetto, il tamburello, le strofe, la metrica, il ballo.
E al posto di andare a ricercare questa diversità , cosa fa la maggior parte della gente?
Si OMOLOGA.
Stesso modo di suonare il tamburello, stessi stornelli, nessun contatto con il passato, nessuna ricerca, nessuna domanda...Questa é la differenza fra la moda della piSSica (bella definizione) e l'amore per la cultura popolare.
Che a comprare un disco degli Zoé (seppure) ed a cantare PiSSicarella, sono bravi tutti, anche in Val D'Aosta.Idem per il bersi le facilonate che vendono alle scuole di "danza popolare" da due soldi o che vengono spacciate per oro colato da insegnanti di Sondrio (per dire) che il Salento lo hanno visto a mala pena in fotografia o in vacanza estiva e che hanno vissuto il fenomeno pizzica sotto i palchi degli Allabua (per dire). Ma anche in Salento le cazzate si sprecano, purtroppo.
Per il tamburello, é molto più appariscente suonarlo alla "leccese" che poi leccese non é, con le due terzine.
Chiaramente se c'é una moda dilagante di tamburellomania e chiunque si improvvisa insegnante e l'insegnante per primo non ha né idea che esistano almeno una mezza dozzina di tecniche diverse di pizzica e tanto meno come suonarle, ecco risposto alla la tua domanda sul perché anche in posti dove c'é una cultura di tecnica diversa se ne vada ad inserire un'altraQuesto messaggio é stato modificato da: Ialma, 20 Gen 2004 - 13:58 [addsig]