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Inviato: 13 gennaio 2004, 1:06
da giannino
Ho visto da poco il cortometraggio documentatrio di Mingozzi "la Taranta", e devo ammettere che tra tutte le emozioni che ha provocato in me, non tutte sono positive.La cosa che più mi stupisce é proprio il fatto che questo piccolo film mi sembra, più che un documentario, un "documentario mancato", ossia mi sembra una piccola anticipazione su un documentario che sarebbe valsa la pena girare. Mi meraviglia infatti che un giovane cineasta impegnato sul fronte dell' etno-antropologia si sia limitato asoffermarsi, nel suo primo film, a delle scene impressionistiche e non abbia invece cercato, sulla scia di de Martino (che lo ha ispirato ed aiutato), di approfondire il discorso e documentare quello che de Martino, con il solo mezzo della parola, non poteva mostrare o evocare.Certo, le immagini della tarantata sono forti, rare, impressionanti, e molto, molto tristi, ma sicuramente avrebbero potuto essere qualcosa di più, qualcososa da studiare come un libro, e non da vedere come un film avvincente.La descrizione é scarna, le immagini evocative ma povere dal punto di vista documentario, piuttosto sembra che si sia pereferito il cine-poema al cine-documentario, e questo é confermato dalla scelta di affidare il breve commento sonoro al poeta Salvatore Quasimodo.Certo non posso rimproverare niente ad un autore che se non haltro ha avuto il merito di illuminare questo fenomeno in via d'estinzione ed altrimenti invisibile, ma, leggendo i suoi commenti allegati al video, non ho potuto fare a meno di pensare che più che ad una reale ricerca antropologica Mingozzi stesse pensando a sfruttare, come fanno tutti gli esordienti, un soggetto "forte" per sfondare, come poi é avvenuto, in festival dedicati e nel cinema in genere.Per il resto non posso che consigliare a tutti di guardarlo, godendo della visione di un fenomeno scomparso, e di controbattere alla mia critica che anch'io credo essere eccessiva.Non so se esistono in circolazione altri documenti video sul tarantismo, e se esistono prego tutti di segnalarmeli. Prego anche la casa editrice Besa di abbassare un poco i prezzi dato che "la Taranta" edita da questa casa costa ben 20 euro, a differenza delle edizioni Einaudi(se non mi sbaglio), che invece costa la metà  ma che purtroppo é molto rara. Sarebbe questo un modo di divulgare qualcosa che a molti può interessare avere a casa e di cui invece la maggior parte degli interessati ha solo sentito nominare.[addsig]

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Inviato: 15 gennaio 2004, 7:16
da Ciccio
Proseguo il discorso di Giannino sulla falsariga di ciò che ha già  detto:Il documentario di Mingozzi é stato girato e montato in un periodo nel quale certamente poco o addirittura nessuno spazio é stato dedicato al fenomeno Tarantismo in genere e alla tradizione popoloare,nel particolare, specialmente nel meridione (restando nel campo cinematografico).Gli unici film e video che é possibile vedere al giorno d'oggi sono quei film di epoca neorealista che dedicano davvero poco spazio alla tradizione popolare meridionale, concentrandosi sui fenomeni di più ampio interesse di massa quali la "situazione meridionale" ossia il degrado, specialmente urbano, a quei tempi tanto evidente nei territori del sud Italia.Nel documentario di Mingozzi,  a mio parere, é evidente quell'approccio pseudo-poetico ed allo stesso tempo naturalistico tipico di numerse opere dello stesso periodo, le quali guardano a fenomeni di grande interesse poiché trattano di argomenti sconosciuti al grande pubblico, anche se ancora in uso nel territorio italiano, e che sono capaci quindi di attrarre anche solo per il fatto di mostrare immagini come dire, di un certo esotismo.Ovviamente, quando si parla di cinema, sia chiaro che le decisioni più importanti e decisive sono prese dalla produzione, ossia da chi ci mette i soldi.Evidentemente il Cortometraggio "La Taranta" ha tutte le carte in regola per riscuotere i pareri positivi della critica dei diversi festival a cui ha partecipato: un soggetto a dir poco originale, la collaborazione di maestranze qualificate, quali Carpitella per le registrazioni in presa diretta e dei musici di professine come musicisti (Stifani & Co.), il commento di un poeta affermato come Quasimodo, ed ovviamente la consulenza di De Martino, tutti elementi che hanno contribuito al successo dell'opera.Mi si permetta di avere delle riserve sul metodo di registrazione del filmato (ovviamente non tutti i documentari possono aspirare alla registrazione del rito durante il suo effettivo svolgimento. Spesso le scene sono ricreate quasi perfettamente con la complicità  degli stessi protagonisti dell'azione).Tra l'altro sono descritti nel libretto allegato al video i preparativi fatti per le riprese, che non possono non influenzare lo svolgimento del naturale corso degli eventi. Una prova evidente é la donna vestita in nero che si accorge di essere ripresa e che bestemmia alla cinepresa.Ora, non vorrei fare polemica, ma Mingozzi nel libbricino alegato al video fa delle dichiarazioni a mio parere sconcertanti. Ossia: egli, dopo il successo del suo documentario, ammette di essere tornato sugli stessi luoghi in cui sono state girate le sequenze de " la Taranta", ammettendo di averci trovato gente impegnata a filmare i luoghi e gli avvenimenti in atto, e la gente del posto sempre meno propensa a esterrnare i propri sentimenti ed il proprio dolore dinanzi alle telecamere ed alle macchine fotografiche, talvolta con reazioni brusche e violente.Non si tratta ovviamente del primo caso in cui un rito tradizionale e centenario si estingue a causa dell'irruzzione di un agente esterno quale una cinepresa o uno staff cinematografico:sfido chiunque infatti a non reagire, solo per fare un esempio, alla "ripresa"  del proprio dolore in un qualsiasi avvenimento della propria  vita.Invito quindi a riflettere su quast'aspetto tipico dei metodi di studio antropologici, ovvero le registrazioni dirette sul campo, specialmente quelle che riguardano l' immagine, poiché più facilmente portate ad indurre modificazioni sostanziali nei comportamenti dei protagonisti e ad alterare riti e tradizioni a fini, come dire, esclusivamente "spettacolari", che rischiano a volte di provocare delle modificazioni delle tradizioni stesse,  a spese di tutti.PS:Ovviamente  ben vengano le registrazioni e i video che hanno salvato canti e riti che altrimenti sarebbero scomparsi già  da decine di anni.Il mio voleva essere solo uno spunto per riflettere sulla capacità  dei più diversi agenti esterni nell'alterazione di riti e tradizioni codificati da secoli in tutte le comunità   Questo messaggio é stato modificato da: Ciccio, 15 Gen 2004 - 00:25 [addsig]