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Inviato: 23 dicembre 2003, 3:20
da CarloTrono
Mortu, spillatu, scucciatu e senza vuce, canta strade strade, come nu spirtu(Alfio Antico, Anima 'Ngignusa)Questa piccola strofa di una delle più belle canzoni di Alfio Antico, definisce in pieno l'eccezionalità  della sua musica. La pelle dei suoi tamburi, grazie a quelle mani che sanno impastare il pane, mungere una vacca, fare il formaggio, riprende miracolosamente vita, e dialoga con l'ascoltatore, evocando magicamente il suono del vento che sferza le fronde di un albero, delle campanelle che suonano mentre il gregge avanza sui pascoli, della pioggia e dei tuoni di un temporale estivo. L'incontro con Alfio Antico al Chlorò di Calimera, iniziato con lo stages e culminato con il concerto serale, é stata un impedibile occasione per conoscere l'uomo, oltre che l'artista. E Alfio si é rivelato a noi in tutta la sua genuinà  umanità , carica di simpatia e di amore profondo per la musica del suo strumento.La gioia e la genuina semplicità  di Alfio é veramente incredibile. Il grande artista che ha suonato nei Musicanova, che ha accompagnato Lucio Dalla, Enzo Arbore, De André, che ha suonato nelle grandi piazze e nei teatri, ci racconta durante lo stages la sua vita di pastore, ci racconta il suo rapporto con la nonna (benedetta sia quell'anima che ha trasmesso la tradizione del tamburo ad nipote), e scherza con la cameriera del locale, dicendo che al posto del caffé gli piacerebbe una "bella tazzuna de orzu zuppatu cu lu pane spezzato con li mani". Da questo incontro, la cosa che più mi ha colpito é vedere dal vivo il rapporto intimo di Alfio con il suo strumento: Alfio non usa il suo strumento, ma vive con il suo strumento. Come lui stesso ci ha raccontato, lui "dorme con il tamburo, dentro il tamburo". Il dialetto italianizzato di Alfio esprime eccezionalmente il suo rapporto con il tamburo. Nel dialetto di Siracusa infatti l'oggetto del discorso diventa spesso il soggetto, acquisendo le caratteristiche di quest'ultimo. Nel suo raccontarsi, non é Alfio che porta il tamburo, ma é il tamburo "portatore" di Alfio. Non é Alfio ad aver raggiunto un incredibile livello tecnico ed espressivo, ma é il tamburo ad "aver partorito" con il tempo e con la pratica.E questo rapporto incredibile é esploso durante il concerto serale. Sul palco, Alfio e i suoi (fra l'altro bellissimi) tamburi, senza chitarre, senza mandolini, senza altri strumenti e altre percussioni, ci incantano per quasi due ore. L'intero locale, completamente colmo, ascoltava in assoluto silenzio il concerto. Un evento imperdibile, e quasi indescrivibile.Ma la serata del Chorò, come é successo anche nelle scorse domeniche, non si é fermata (e non si fermerà  mai) al solo concerto in programma. I fratelli De Iaco, musicisti e liutai, che suonavano insieme ad uno sconosciuto Alfio Antico negli anni '70 fra i portici delle piazze di Firenze, hanno fatto una sorpresa a tutti (persino ad Alfio) salendo sul palco e suonando con alcuni musicisti presenti fra il pubblico alcune pizziche, tarantelle e una splendida Tarantella del Gargano. Due momenti eccezionali quindi, uno "in programma" e l'altro spontaneo e improvviso, sempre diverso e imprevedibile. Questo é il progetto delle domeniche popolari del Chorò. Speriamo che queste domeniche, organizzate grazie all'impegno di Giovanni Pellegrino, continuino sempre. Un piccolo brivido durante la serata: Alfio Antico invita tutti i ragazzi che hanno partecipato allo stages a suonare insieme una pizzica...e si avvicina sul palco anche Pino Zimba, per presentare ad Alfio il suo figlio più giovane. [addsig]

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Inviato: 23 dicembre 2003, 11:36
da Valerio
Oddioddio! Sto piangendo...Come hai potuto farmi questo, Carlo???Leggere il tuo messaggio é stata una tortura...Se penso ad Alfio e Pino insieme altro che "piccolo brivido"...[addsig]