Le domande poste da Luca sono di notevole interesse, e, anche se non credo sia possibile dare risposte soddisfacenti, ਠcertamente utile approfondire e confrontarsi su alcuni aspetti di carattere generale e concomitante, peraltro emersi parzialmente in vari messaggi che si sono succeduti in questa discussione.
Vediamo in primo luogo cosa s intende con la parola [i:8376ad8b8c]SIMBOLO[/i:8376ad8b8c]:
Dizionario Devoto – Oli:
Segno o figura che richiama in maniera immediata valori o concetti universali
Dizionario Garzanti:
Oggetto o raffigurazione di cosa concreta, che rappresenta un concetto astratto
Wikipedia (non ne sono un appassionato e la uso con le pinze):
Il simbolo ਠun elemento della rappresentante un concetto o quantità (per es. un'idea, un oggetto, una qualità ). Il simbolo ਠun tipo di segno:
ï‚· convenzionale, tale in virtù di una convenzione sociale;
ï‚· analogico, cioਠcapace di evocare una relazione tra un oggetto concreto e un immagine mentale.
Ad es. il linguaggio parlato consiste di elementi uditivi distinti per rappresentare concetti simbolici (parole), disposti in un ordine che precisa ulteriormente il loro significato.
I simboli possiedono un forte carattere intersoggettivo in quanto sono condivisi da un gruppo sociale.
In particolare i simboli sono diversi dai segnali, che hanno un puro valore informativo e non evocativo. Inoltre i simboli sono diversi anche dai marchi, che hanno un valore solamente soggettivo.
Si può notare come le precedenti definizioni non siano perfettamente allineate; si possono considerare complementari, pur presentando qualche contraddizione, come nella prima alla quale si può obiettare sia "in maniera immediata" sia "universali".
Il Devoto –Oli si riscatta e si avvicina, penso, alle domande di Luca, con la definizione del termine [i:8376ad8b8c]simbolico[/i:8376ad8b8c]: che ha importanza non per quello che ਠo che vale realmente, ma per quello che significa o rappresenta.
Quindi, l origine della rappresentazione simbolica ਠcosciente. In altre parole, un simbolo nasce se una comunità ne riconosce il significato, o lo determina per convenzione. La possibilità di capirne il significato dipende da un acquisizione o trasmissione culturale, anche se in alcuni casi il simbolo può essere abbastanza intuibile anche per culture differenti da quella di origine.
Quando andiamo nelle chiese o nelle pinacoteche e osserviamo le immagini dei santi, in mancanza della didascalia siamo in grado di riconoscerli per via dei simboli associati all immagine (le chiavi per S. Pietro, le frecce per S. Sebastiano, la graticola per S. Lorenzo, ecc.). Questi simboli sono legati alla storia (vera o mitica) di ogni santo, che noi abbiamo imparato, più o meno volontariamente, e quindi siamo in grado di leggere.
Sempre in tema di simbologia religiosa un altro esempio generale: il pesce fu un importante simbolo nella cristianità antica, perchà© il suo nome in greco, [i:8376ad8b8c]ichthà½s[/i:8376ad8b8c], ਠun acrostico, e costituisce le iniziali delle parole "Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore". Ovviamente un simbolo riconoscibile elettivamente dai cristiani. Questo simbolo nel corso dei secoli si ਠtrasmesso ai popoli discendenti, ed ਠmigrato (anche a livello inconscio) nella cultura materiale degli stessi. Un risultato à¨, ad esempio, il dolce pasquale di pasta di mandorle ripiena che in Puglia si prepara con lo stampo del pesce.
Nel corso della storia si sono accumulati un infinità di simboli, molti dei quali furono elaborati da comunità e culture antiche, spesso attraverso religioni, miti e leggende. Uno stesso simbolo può avere acquisito molti significati differenti, mediante l apporto di diverse culture, luoghi e periodi storici. Il significato dei simboli a volte si conserva, a volte muta, a volte si dimentica o si perde, ma spesso il simbolo permane in uso a livello inconscio (non tutti quelli che producono pesci di pasta di mandorle ne conoscono l origine). La nostra civiltà e il nostro fare individuale sono pervasi da tali simboli, che nei secoli precedenti erano largamente impiegati nell iconografia, nell architettura e nella vita quotidiana, mentre oggi sono incomprensibili, o sono leggibili da à©lite specialistiche quali gli storici dell arte e gli antropologi.
La danza ਠun veicolo elettivo di simboli in quanto fu utilizzata a scopo rituale da tutte le civiltà dai tempi più remoti.
La simbologia della danza ਠlegata alla complessità del movimento, quindi considerevolmente ampia. Sarebbe riduttivo considerare solo i "passi", in quanto una danza ਠcaratterizzata da molti altri determinanti, quali i movimenti degli arti superiori e della testa, le posture, le coreografie, e soprattutto l impiego dello spazio che possiamo osservare come "ciò che il corpo (o l insieme di più corpi) disegna sul terreno" mentre danza. (Questi principi sono sconosciuti ai numerosi insegnanti improvvisati di danza che sono spesso evocati su questo sito).
La simbologia nelle danze presenta molti e differenti gradi di lettura. Alcune danze mostrano gestualità facilmente interpretabili, e rappresentano concetti o descrizioni ben riconoscibili.. In questi casi forse, più che di simboli si dovrebbe parlare di segnali secondo la precedente definizione di wikipedia, ma non ਠpossibile essere categorici quando la realtà presenta molte sfumature. Ad esempio una danza armata si può effettuare con armi vere, con bastoni, coi soli gesti, o con battiti di mani (simbologia analogica) che possono essere fraintesi col gioco infantile. Si possono avere più livelli di significato: una danza armata può esplicitare genericamente un combattimento, ma per la comunità che la esprime, tale combattimento può riferirsi ad un fatto specifico, spesso più mitico che storico. In questi casi la danza ha evidente carattere rituale e conserva la coppia rito-mito, cioਠla danza ਠun rito per rievocare il mito (es. danza armata che rievoca la cacciata violenta del tiranno, tipico mito di fondazione, in cui il combattimento ਠpassaggio simbolico per la conquista della libertà su cui si costituisce il gruppo sociale), e per attestare che la comunità esiste anche perchà© si riconosce in quel mito.
Il mito, che spesso ਠun "contenitore" di simboli, può essere religioso (cristiano, pagano, naturalistico...), ma anche l ordine sociale e le regole di convivenza possono essere mitizzate, in quanto dettate da un presunto volere divino, un ordine superiore, un mito di fondazione, allo scopo di perpetuarle. Così abbiamo molte danze, su tutto il pianeta, che sono riti religiosi (particolarmente importanti quando le divinità di riferimento erogano benessere, salute, buon raccolto, difesa dai malefici...), o cerimonie che celebrano momenti importanti all interno della vita dei singoli e delle collettività (iniziazione, sposalizio...comprese quelle che Avvocatista chiama "ad alto contenuto simbolico, 14/9 h19:10).
Alcune danze (in Asia esempi notevoli) sono costituite da un pool di elementi gestuali (concentrati a volte in alcune parti del corpo come le mani) che hanno significati codificati e mantenuti tradizionalmente. Queste danze sono simili ai linguaggi parlati, e sono in grado di trasmettere (a chi conosce il linguaggio) complesse narrazioni, che ovviamente celebrano i miti locali.
Nel corso del tempo i sistemi rito-mito-simboli (e quindi le danze associate), sono stati modificati, alterati nella loro organicità , o persi, anche in relazione alla loro pertinenza con le mutazioni dei sistemi sociali. Inoltre le danze, così come i canti e la musica, sono state soggette ad ulteriori scambi, confronti, sincretismi, percorsi ed influenze. Quindi ਠpresumibile pensare che in molte danze non solo siano presenti simbologie più o meno antiche, ma che queste possano essere state acquisite da differenti culture, in tempi differenti, magari già a livello inconscio (migrazione dei simboli tra danze). Talvolta, in un quadro simbolico non facilmente leggibile, emergono elementi più intuibili, ad esempio l ampio gesto delle braccia verso il terreno, come per abbracciare e raccogliere, che si eseguiva all inizio di alcune danze in area garganica (es. S. Giovanni Rotondo).
Nel caso menzionato da Luca (14/9 h00:28) si potrebbe intravedere un rituale che, attraverso elementi allusivi o mimici di una natura animale selvaggia (altro standard simbolico molto diffuso) che può anche simboleggiare forza e potere, attesta e tende a perpetuare le regole di una società patriarcale. Ma non si possono escludere altri significati legati alle differenti simbologie dell orso.
Molte danze tradizionali hanno (avuto) una fruizione prettamente ludica, ma possono comunque avere (avuto) funzioni importanti sul piano identitario, relazionale, di riconoscimento di ruoli gerarchici ecc. per la comunità che le pratica (o le praticava). Inoltre, una danza che si ritiene ludica non ਠdetto che lo sia sempre stata; può essere che oggi si faccia inconsapevolmente per gioco e divertimento ciò che un tempo si riconosceva come rituale.
Nell ambito della funzione ludica troviamo le varie forme di pizzica pizzica tradizionale che sono state individuate nel territorio salentino (vedi Folkfan, 18/9 h19:46). Anche questi balli presumibilmente veicolano un bagaglio simbolico che non ਠpiù leggibile nel nostro linguaggio corrente. Inoltre, per la maggior parte di queste tipologie, non abbiamo un soddisfacente quadro di riferimento, in termini di ballerini anziani attivi, testimoni, e materiali documentali, pertanto anche il contenuto simbolico dell osservazione o ricostruzione attuale, può risultare impoverito rispetto ad una precedente maggiore integrità .
E da sottolineare che queste danze, anche se possono aver avuto in determinate circostanze un coinvolgimento funzionale con la terapia del tarantismo, conservano nella pratica e nella memoria dei testimoni una chiara indipendenza da quel fenomeno. Questo non nega una possibile connessione simbolica tra le due funzioni, perchà© così come durante la terapia musicale il soggetto implicato aveva necessità di esternare ai presenti la sua contesa col ragno mitico, nel ballo ludico si potrebbe esprimere la gioia di non avere nulla a che fare con lo stesso ragno, mediante la mimica dello schiacciamento. In realtà , Il presunto gesto dello "schiacciare il ragno col piede", ha avuto una spropositata enfatizzazione, per non dire elaborazione teatrale, nell ambito del fenomeno-movimento della neopizzica (tanto da essere in molte esecuzioni l unico passo frontale praticato), soprattutto per la notevole confusione e non conoscenza dei rapporti tra ballo ludico e ballo terapeutico, e per il riferimento ad una nuova mitologia, propria di questo fenomeno. Nella pratica del ballo tradizionale, i ballerini non paiono molto investiti dalla responsabilità di esporre questo simbolo.
Giova qui ricordare che nella stragrande maggioranza del territorio salentino, la pratica delle danze tradizionali era stata abbandonata da molti decenni e se n ਠinterrotta la trasmissione orale (salvo sparute sacche di persistenza). Attualmente, nell ambito della grande ripresa di interesse e di rifunzionalizzazione del ballo popolare, coesistono due principali tipologie di pratica coreutica, che hanno differenti riferimenti culturali e filosofici, e coinvolgono soprattutto le fasce giovanili. Una, minoritaria, che possiamo indicare come "revival filologico", fa riferimento alle osservazioni dirette dei pochi esecutori tradizionali rimasti, o alle fonti documentali che riguardano i testimoni, o alla didattica che ਠlegata direttamente ai testimoni o alle loro documentazioni. I ballerini del "revival filologico" hanno cura nel distinguere le varie tipologie, e se talvolta mischiano nello stesso ballo elementi di differenti varianti, ne sono coscienti. L altra tipologia, di gran lunga maggioritaria, ਠquella che per logica linguistica chiamiamo neopizzica. Per neopizzica intendiamo quel ballo che, a partire da reminescenze coreutiche tradizionali, ਠstato sviluppato, approssimativamente dal 1990 (in concomitanza con una serie di attività promozionali e mediatiche che hanno contribuito allo sviluppo dell attuale movimento di revival identitario salentino), con apporti di varia origine, e spesso di carattere più spontaneo che etnocoreologico, e che fondamentalmente rispecchia le esigenze di espressione psicomotoria di alcune fasce giovanili contemporanee, cosa che ne ha favorito il successo, la diffusione e lo sviluppo ben oltre l area autoctona originale.
Il riferimento tipico (e dichiarato) della neopizzica ਠ"la piazza", perchà© le piazze dei concerti di riproposta del primo periodo degli anni 90, benchà© solitamente prive di referenti tradizionali, furono crogiolo inventivo e scuola del ballo di questo movimento, che ha rimpiazzato la scomparsa di una regolare trasmissione orale con la fede nel principio "ce l ho nel sangue". Successivamente da quelle piazze il ballo fu diffuso anche fuori dal territorio originale, mediante una miriade di insegnanti improvvisati, che avevano però un mercato facile in quanto dappertutto incontravano analoghe esigenze giovanili. Spesso chi balla la neopizzica ਠconvinto che quello sia il ballo tradizionale, che sia anche il ballo della terapia musicale, ed in sostanza aderisce ad una nuova mitologia, notevolmente differente dalla realtà storica. La neopizzica non ਠuna realtà omogenea, mostra una serie di tipologie, che non si basano su origini geografiche, ma sull impronta personale che i ballerini imprimono all estetica del ballo, che in generale fa riferimento al corteggiamento, se non all adescamento, per induzione preconcetta. Giuseppe Michele Gala stilò una classificazione scherzosa di queste tipologie: pizzica de core, slow-pizzica, trance-pizzica, energico-pizzica, techno-pizzica (ne "Il ritmo meridiano" ed. Aramirà¨, 2002, p. 109). A queste si può a buon diritto aggiungere la famosa "pizzica te culu", osservando che il porgere le terga ਠun atto simbolico universalmente intuibile, e pertanto escluso dal galateo di moltissime danze tradizionali specialmente nel Sud.
Il "revival filologco" e la neopizzica sono tecnicamente poco compatibili (come nota spasulata79, 14/9 h 23:43, facendo cenno alla conseguente aneddotica) perchà© esprimono linguaggi molto differenti, essendo espressioni di realtà sociali altrettanto differenti.
Tornando nel merito della simbologia, non voglio qui proporre interpretazioni azzardate, ma solamente considerare, in termini di buon senso, quelli che sono alcuni elementi con potenziale simbolico, prevalentemente nell ambito delle danze di area salentina, a partire da osservazioni personali, visioni di documenti, e descrizioni da parte di persone che ritengo affidabili. E da notare in primo luogo che molti passi di traslazione (semplice saltato, zoppo, ondulante..) e molti in fase ferma "frontale" (un piede in perno e l altro che batte avanti o attorno in vario modo, in varia scansione ritmica) sono di acquisizione piuttosto elementare, sono comuni (anche se articolati in maniera differente) ad altri repertori, e quindi si può presumere che possano essere stati utilizzati da innumerevoli culture con significati multipli (compreso quello dello schiacciare il ragno, che non ਠun esclusiva salentina ma si trova, ad esempio, nell esplicita danza portoghese "[i:8376ad8b8c]mata aragna[/i:8376ad8b8c]", ammazza il ragno).
Possiamo successivamente considerare alcune fasi coreutiche semplici, come muoversi sulla circonferenza dello spazio di ballo (nella "ronda" come nella "rota"), in senso orario o antiorario, descrivendo delle rotazioni sull asse del corpo. Per questi moduli coreutici, abbastanza diffusi in vari repertori, vanno per la maggiore le interpretazioni di tipo orbitale astrale, e quindi astrologico. E non solo per quella che può essere una lettura analogica moderna, ma per un legame profondo che in passato era non solo simbolico, ma di uso corrente: in latino la parola [i:8376ad8b8c]chorus[/i:8376ad8b8c] aveva infatti i seguenti significati: danza circolare, coro o gruppo di persone che danzano e cantano, costellazione o gruppo di stelle, moto circolare delle stelle. Possiamo così capire con quale facilità vengono persi i significati durante l evoluzione culturale di una società . Talvolta basta fare qualche passo a ritroso per recuperarli.
Poi ci sono le fasi di avvicinamento e allontanamento dei partner , le fasi "frontali" le quali pure possono indicare varie relazioni tra due soggetti (il corteggiamento ਠuna delle tante possibilità , ma ci sono atre espressioni ben definite come lo sfottò).
Possiamo anche individuare alcune fasi coreutiche più complesse, ad esempio ce n ਠuna comune ad una pizzica pizzica brindisina, alla viddhaneddha reggina, e se ben ricordo ad una o più danze lucane e una sull Appennino bolognese, e consiste (considerando ciò che disegnano i danzatori sul terreno) nell inscrivere in successione sfasata cerchi od ovali entro il più ampio cerchio del ballo, generalmente in senso antiorario. Anche questa figura potrebbe evocare un moto orbitale, sul piano analogico, ma anche altro in astratto. Da notare questa di analogia di elementi complessi tra repertori diversi, che potrebbe indicare la presenza di precedenti linguaggi comuni su ampie aree.
Un notevole serbatoio simbolico risiede nella grande quantità di gesti, segni, atteggiamenti e posture. In questo ambito dobbiamo però rilevare una notevole influenza soggettiva, ovvero le movenze acquisite per tradizione si mischiano con
l espressione corporea propria dell individuo che danza, con possibilità di inserimento di contenuti simbolici da parte del danzatore a livello conscio o meno. L impronta personale dei danzatori può produrre particolari connotazioni del ballo.
Ci sono poi gli accessori che costituiscono l estensione del corpo. E qui cadiamo inevitabilmente sul fazzoletto/foulard, oggetto di grandi controversie. A parte la presenza nell abbigliamento tradizionale (Spasulata 14/9 h23:43) che determina anche alcune posture (non esenti da possibili simbolismi), non mi risulta che lo svolazzamento del fazzoletto per aria sia stato molto diffuso nella pratica tradizionale, anche se ci sono alcune testimonianze in merito. Evidentemente non possiamo generalizzare in questo ambito, dove esistono sia varianti geografiche sia personali. Certo che anche l uso del fazzoletto ਠstato estremamente enfatizzato nell ambito della neopizzica (alla parola "pizzica" lanciata dal palco corrisponde il riflesso condizionato da parte di alcune ballerine di lanciare le calzature e sbandierare il fazzoletto, che si agita poi sotto il naso del partner, o ad imitazione di corrida), dove addirittura ਠcomparso anche un codice di significati del tipo "te la do o non te la do" legato ai gesti fatti col fazzoletto (ma ve la immaginate una giovane contadina cento anni fa che durante un ballo segnala, in presenza della famiglia e mediante un linguaggio pubblico, "te la do" ad un occasionale ospite?).
Infine, c ਠun livello di visione complessivo della danza, un po il riassunto di quello che succede. Se ci liberiamo dei significati imposti quali il corteggiamento, possiamo notare che in molte danze del sud i partner cominciano a muoversi sul cerchio di ballo, corrispondendosi approssimativamente ai capi di un diametro in rotazione. Da qui possono succedere varie cose, rompendo l assetto iniziale, ma questo viene poi ripristinato, e rotto nuovamente. Parrebbe banale, ma l indicazione di un alternanza tra due differenti ordini o stati, o tra ordine e disordine, ਠpiuttosto evocativa, ਠun contenitore narrativo che si presta a molteplici letture.
In presenza di una simbologia a noi ignota, ma che si presta a varie interpretazioni, l atteggiamento più corretto (concordo con Avvocatista, 14/9 h17:16) ਠquello di fare supposizioni su base evocativa o analogica, magari in comparazione con simbologie note, dichiarando il carattere personale delle stesse supposizioni.
In realtà vediamo che circolano attribuzioni e significati dati per certi, per erroneo sentito dire ecc. Il quadro pseudosimbolico che viene associato a queste danze, specialmente nell ambiente della neopizzica, ਠfunzionale ad una maggiore appetibilità , ਠun elemento di imbonimento che serve a "venderle" meglio, a far loro acquisire valenze esoteriche e magiche, che sono però anche esigenze di molti "acquirenti", secondo meccanismi validi per molti prodotti del mercato moderno.
Alcuni messaggi di questa discussione pongono temi cui vorrei dare uno specifico commento:
Ottima la risposta di Frag (13/9 h 23:41) per più ragioni. Prima di tutto dà una descrizione sintetica ed efficace del ballo ludico, vista dall esecutore, che soddisfa pienamente la sua funzione indipendente dalla eventuale simbologia. Poi ਠrilevante sul piano tecnico, in quanto sottolinea la presenza dello sfottò, che ਠuna componente rilevante e diffusissima nelle varianti di pizzica pizzica. Lo sfottò ਠinvece pressochà© inesistente nella neopizzica, in quanto poco elegante e non funzionale all immagine che vogliono trasmettere i ballerini.
Il noto scritto ottocentesco di Ceva Grimaldi (citato da Cinzia, 14/9 h17:39) ci descrive l uso del fazzoletto nella turnazione dei ballerini. La turnazione comandata/regolata, in vari modi, ਠuna costante imprescindibile per alcuni repertori (es. viddhaneddha reggina). Nel Salento (e così pure in altre regioni) ci sono alcune testimonianze relativamente recenti, simili a quella di Ceva Grimaldi, che ci possono fare ipotizzare, ma non affermare, che quella prassi poteva essere generalizzata sul territorio, e che sia stata via via persa. Un altro dettaglio che ci descrive Ceva Grimaldi, ਠl inevitabilità del ballo qualora una persona fosse invitata, indipendentemente dalla sua capacità . Questa regola sussiste ancora in molte aree dove il ballo ਠancora in esercizio, e dipende dal fatto che la danza, sia pure ludica, mantiene altre funzioni riferite ai rapporti sociali, per cui se esiste e si riconosce la comunità , se ne rispettano i valori di ospitalità , convivialità , parentela, amicizia, attraverso la condivisione della danza. E grazie a questi meccanismi che alcune danze tradizionali hanno avuto persistenza soprattutto in ambito familiare.
Ceva Grimaldi non ci fornisce una descrizione soddisfacente della danza, ma usa alcuni interessanti termini (che non sono descrizioni di movimento, tranne "carolar") per questa danza che ਠ"frequente" (pratica diffusa), "lietissima" (danza ludica), "gentile" (impressione estetica, che potrebbe dipendere dal tipo di esecutori osservati o da una tipologia di danza), "leggiadria/senza affettazione" (differenza espressiva tra i sessi, normale in danze di coppia).
Ma come mai oggi riconosciamo differenti tipologie di ballo, e questo scritto parla al singolare? E chi ha visto ballare questo cronista, sia contadini che signori? E dove precisamente nella vasta Terra D Otranto? Qualcuno decideva cosa fargli vedere oppure le osservazioni furono casuali? Quale era la sua competenza in materia di danza e quindi la sua coerenza nella descrizione? L ambiente coreutico agli inizi dell 800 in che misura poteva essere diverso da quello successivo di un secolo, sul quale la ricerca contemporanea ha potuto avere riscontri diretti?
Da notare che possiamo ricevere informazioni anche da quello che non viene detto: nulla ਠriportato di specifico a proposito del corteggiamento, ma al contrario emerge un carattere collettivo e comunitario della danza, con una durata di ballo, per ogni coppia, limitata dal "capriccio" o dalla stanchezza.
Non voglio addentrarmi oltre, per mancanza di tempo, in queste osservazioni, ma ਠopportuno evidenziare che una indispensabile componente di una ricerca seria ਠla critica alle fonti documentali. Non si deve prendere alla lettera quello che si legge a prima vista da una descrizione, ma ਠnecessario sondare e verificare ogni possibile elemento che traspare o si nasconde dietro le righe, anche in comparazione con tutte le analoghe testimonianze disponibili.
Ad esempio nello scritto di Janet Ross, dove la descrizione del ballo ਠpiù circostanziata, non compare il fazzoletto e neanche un sistema di turnazione.
Avvocatista (14/9 h19:10) accenna ad un argomento interessantissimo ma poco noto, quello del rapporto tra la danza tradizionale-popolare e quella colta, nel corso dei secoli precedenti. Gli esperti dicono che nell interscambio fu maggiore la ricaduta dal colto al popolare. Ed ਠevidente in molte danze tradizionali di tipo strutturato la traccia di coreografie di origine o imitazione cortigiana o colta. Un esempio ben riconoscibile e documentabile storicamente sono le varie e diffusissime quadriglie. Le musiche colte per danza hanno oltremodo subito percorsi sorprendenti, tanto che musiche scritte cinquecentesche (es. "Ruggero" e "Bergamasco") si ritrovano attualmente, con differenti variazioni, in differenti repertori coreutici tradizionali. Le danze inventate dai maestri di ballo, consegnate alla stampa in molti e celebri trattati, così come le danze tradizionali strutturate, sono meno simboliche di quelle che si sono sviluppate per esigenze rituali?. In linea di massima può essere vero, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Anzi appena ho occasione mi informerò se quei maestri di danza esprimevano anche contenuti simbolici, visto che la prassi coeva nelle arti varie faceva largo uso di simbolismi. Senza contare che l acquisizione del materiale colto poteva essere elaborato e riformulato secondo moduli tradizionali dalla cultura ricevente. Infine, si deve osservare che molte danze di origine indubbiamente antica (es. il repertorio bretone, buona parte di quello balcanico), appaiono in forma strutturata semplice, ossia si eseguono con uno o pochi passi generalmente in fila e seguendo semplici percorsi circolari. Non per questo si possono ritenere scarsamente simboliche, ma probabilmente, poichà© tali repertori sono alquanto corposi, il sistema simbolico ਠdistribuito su molte danze.
Per quanto riguarda l affermazione (citata da March, 14/9 h17:06) sulla "libertà esecutiva" della pizzica pizzica fatta da Lugi Chiriatti nel documentario "il sibilo lungo della taranta", così espressa ਠun errore. Lo dico qui come l ho detto a lui medesimo. L affermazione di Chiriatti ci fa capire quanto sia forte l impressione di naturalità di alcuni elementi culturali per chi sta all interno della cultura stessa. In realtà se una danza si può esprimere in piena libertà , non ਠpiù una danza riconoscibile. E altresì vero che nella maggior parte del territorio salentino la pratica della danza ludica si ਠinterrotta ben prima che Luigi nascesse. Presumibilmente Chiriatti faceva anche riferimento alla libertà che i ballerini (similmente ai suonatori) hanno in molte danze staccate del sud, di assemblare a piacimento i moduli coreutici, presi però da un corpus riconoscibile e definito tradizionalmente, e nonostante le possibili variazioni di tipo individuale che sono pure presenti in questi balli.
L affermazione di Chiriatti, (personaggio che merita rispetto e riconoscenza per l interessante e cospicuo lavoro che ha svolto e svolge tuttora) ਠemblematica di una contraddizione ormai storica della ricerca salentina sulla propria cultura tradizionale: dalle sue origini, tale ricerca si ਠindirizzata soprattutto su etnomusicologia, antropologia, etnografia, e vari altri settori, ma, in barba al successo attuale della danza, pochissimo sulla etnocoreologia, intesa nella sua moderna e scientifica accezione metodologica.
Il simbolo (come il mito e il rito) non ਠcosa che viene esclusivamente dal passato: produrre simboli e miti ਠuna prerogativa di ogni società : Tarzan ed E.T. sono figure-simbolo (lo dice anche l enciclopedia dei simboli Garzanti). In questo senso possiamo anche azzardare qualche seriosa osservazione comparativa in merito alle varie forme di pizzica pizzica tradizionale, e la pratica recente del ballo che chiamiamo neopizzica (che pure mostra diversificazioni).
Consideriamo un elemento comune a molte danze in uso nelle comunità contadine, ovvero i passi e le posture che mostrano un solido attaccamento al terreno, una relazione forte con la Terra (citati da Spasulata79, 14/9 h23:43). Ebbene, sarebbe discutibile attribuire tale espressione ad un atto di autocoscienza individuale, ma a buon senso questo stile di ballo mostra anche una corporeità naturale dell esecutore autoctono (senza escludere che anche nel mondo contadino ci sia enfatizzazione simbolica della gestualità comune, come richiama Avvocatista, 14/9 e RonnaPaulina -G.M.Gala- 18/9 h18:47, inoltre anticamente il regno dei morti era concepito nel sottosuolo, con relative implicazioni simboliche). L appassionato "cittadino" che vuole praticare questi balli, pur mosso da rigore filologico, deve sforzarsi ad imitare movenze che non gli sono naturali, in pratica compie una rappresentazione simbolica di una comunità differente dalla sua. Ancora più lontana dal mondo contadino la pratica della neopizzica, in cui al contrario si deve solitamente mostrare leggerezza, leggiadria di movenze, elevazione dal terreno, graziosi gesti delle mani, insistenti sguardi penetranti, continuo appicicamento del maschio alla partner nell assenza di un uso organico dello spazio. In questo senso, la neopizzica ਠun espressione coerente della società contemporanea, dove i ballerini si impegnano nella rappresentazione intenzionale e teatrale del "corteggiamento" (nuovo rito), attraverso gesti di semplice simbologia allusiva stereotipata, allo scopo di fornire ed autocontemplare un immagine di sà© che sottende uno dei principali miti di successo della nostra società globale, quello di gran fica seduttrice /gran fico seduttore, cardine della pubblicità commerciale.
Questa discussione meriterebbe di rimanere attiva per futuri contributi da cercare prevalentemente presso fonti competenti. Le librerie offrono un ingente quantità di materiale sulla simbologia, a livello generale e specifico, e pure la rete abbonda di interessanti materiali, es.:
http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_1/4.htm
Credo infine sia lecito pensare che, nel più profondo passato, tra uomini scimmieschi, eretti, saputelli e via dicendo, ce ne sia stato qualcuno che, alla faccia dei suoi sacerdoti (perchà© pare che il sacerdote sia nato prima dell uomo), abbia voluto danzare per il solo divertimento. L "[i:8376ad8b8c]homo saltans[/i:8376ad8b8c]" ਠla vera ipotesi rivoluzionaria.
Ciao
Mario