[quote:56941f9149="Gianlu"]Questo post si era (peccato) arenato...
Se a qualcuno va di disincagliarlo, può provare ad ascoltare stasera Radio 1 alle ore 21.
http://www.radio.rai.it/radio1/radiouno ... TIP_ID=187[/quote:56941f9149]
Gianlu,
la mia solita mezzoretta serale deicata allo studio della musica popolare l'ho impiagata per
trascrivere il seguente articolo dalla STAMPA di Riccardo Bertoncelli
Buona radice non mente.
Questa storia si può leggere da due diverse postazioni, calda o fredda.
Calda: Springsteen é tornato gloriosamente alle sue radici,
che non sono solo il rock e la black music dei 60 ma le canzoni popolari,
il folk del Greenwich Village, Woody Guthrie e Pete Seeger prima ancora di Dylan.
Fredda: a 57 anni, e dopo 30 anni di dominazione sulla scena,
il Boss deve variare le proposte per non rimanere stritolato dal suo mito.
Così va bene la reunion con la E street Band, va bene il nuovo nebraska come Devils And Dust
ma vanno anche meglio progetti paralleli come questi: sono una pausa salutare,
allentano la tensione del successo e divertono.
Quale che sia la postazione, é comunque una bella storia. nell'epoca
del digitale e dell'elettronica triumphans
Sprengsteen usa il suo potere mediatico per suggerire che resta in vita qualcosaltro:
la musica degli strumenti acustici, delle feste informali,
<< da angoli di strada, da sala da pranzo, taverna, circo, chiesa,
da doccia ( ogni rif. puramente casuale

) e aria aperta >>
come ha spiegato filosofeggiando.
C'é un grande repertorio che aspetta di essere ripreso così, decenni, secoli di musica popolare
che non sono antiquariato e nostalgia ma, se cerchiamo bene, viva attualità .
Il nostro uomo ha scelto di riproporla, e non con i musicisti soliti e gli
strumenti rock ma con le fisarmoniche
( finalmente niente "socota surici" he he he), banjo,
fiddle e assi da lavorare (pardon da suonare)
di ragazzi che aveva incontrato a una festa a cui ha
aggiunto sua moglie Patti Scialfa,
il compagno di giovinezza Richie Rosemberg e altri amici.
Così é nato il realizzato all'impronta, senza prove, registrato in uno studio con le pareti di legno
e la sezione fiati sistemata in corridoio; e, visti i risultati, anche un tour che ha finito per non essere ma
il segno forte del del 2006 Springsteeniano
- é la seconda vota nel giro di pochi mesi che questo spettacolo arriva in Europa.
Il disco e lo sciò portano la sigla The Segeer Session perché il maestro ispiratore é il vegliardo Pete Segeer,
87 anni, un'icona della canzone popolare americana fin dagli anni 40,
quando i suoi canti di lavoro o le ballate di protesta suscitavano applausi del pubblico ma più facilmente
manganellate della polizia o delle guardie giurate. Segger non é stato un grande compositore,
ma un prezioso ricercatore, e il suo repertorio
é una sorta di enciclopedia del folk non solo americano.
Springsteen vi ha attinto a piene mani, costruendo per se per
il pubblico una favolosa macchina per il tempo: un lamento d'amore che risale addirittura al '500,
storie ottocentesche di banditi é soldati, John Henry e il conflitto tra uomo e macchina,
la guerra del VietNam che somiglia paurosamente a quella del golfo.
Nello spettacolo si ascolta soprattutto questo, più qualche Springsteen d'annata
adattato aquesti colori seppia. Gli scettici hanno già espresso i loro dubbi
(<< in fondo é la storia che si conosceva già >>), io aggiungo l'esecuzione non sempre
é così speciale; ma lo spirito é nobile e Sprengsteen quando afferma che << realizzare quest'album ha rappresentato
per me un cammino liberatorio a livello creativo, perché queste canzoni radicate nel passato mi
appassionano e hanno il dono di evocare un universo intero con semplici note epoche parole>>.
Questo quanto scritto nell'articolo.
Quelle che seguono sono le mie riflessioni:
Ma voi l'avete mai ascoltata We shall overcome in stile gospel, beh a me fa venire i brividi, non c'é paragone con l'interpretazione del Boss: gusti personali.
Altra cosa sono poi i circa 70 euri del biglietto, visto che la discussione
é nata per confronto, preferisco 5 o 6 lavori di Raheli.
Continuando sui confronti:
dov'era tutta sta passione descritta dal Boss nei big ospiti alla NDT?
La differenza sta nel fatto che in un caso
nasce dal basso, come natura vuole: dal seme si passa alla piantina, dalla piantina all'arbusto e così via.
Agli ospiti big della NDT si può applicare questa lenta metamorfosi ... questa maturazione sul folk, così come si evince da ogni poro della pelle del Boss?
Quindi, se proprio si vuole esportare promuovere il "nostro" tradizionale questo
esempio merita di senzaltro di essere preso in considerazione.
Penso che non sia necessario portare fisicamente in un luogo remoto (leggasi Cina) le persone, o' festival, "basta" far errivare l'eco delle
note sostenuto dalle ugole di gente di passione come il Boss.
A questo punto vi chiedo se ha più senso esportare nel mondo il popolare salentino oppure
le svariate espressioni tradizionali del "nostro" sud...se non addirittura dell'Italia intera?
A te che riesumi vecchie discussioni l'ardua sentenza...
Un saluto.
P.S.
D'altronde si potrebbe passare a Capossela (ultimo CD):
Alla fine del libretto:
Un ultimo abbraccio a Matteo Salvatore ora che ha lasciato la sua pietra di cava nuda come una chiesa senza croce.