Gli argomenti di questa discussione sono di notevole importanza, per le implicazioni che hanno nelle dinamiche che producono evoluzione nelle tradizioni musicali. I repertori musicali o coreutici sono cambiati sia per le modifiche nate in seno alle comunità di appartenenza, sia per acquisizione e scambio con le comunità esterne. La circolazione e lo scambio delle melodie del canto e dei testi (che talvolta hanno intrapreso percorsi indipendenti) dipendeva in passato dalla mobilità degli esecutori. Questa mobilità , fino alla prima metà del secolo scorso, dipendeva da spostamenti abituali (lavoro stagionale in agricoltura e pastorizia, partecipazione a feste, mercati, pellegrinaggi locali, scuola!) o da fattori eccezionali o inconsueti (guerre, invasioni, deportazioni, calamità , emigrazione, campagne di lavoro, leva militare, ricoveri ospedalieri, trasferimenti...), e potevano coinvolgere singoli oppure intere comunità .
Molte ipotesi credibili, per le quali diversi canti (come altre manifestazioni artistiche o tecnologiche) hanno avuto diffusione, sono state citate nei precedenti messaggi: i trasferimenti dei braccianti agricoli e dei pastori sono ben noti in molte regioni, e le guerre mondiali sono state anche degli efficacissimi mixer culturali. Interessanti dal nostro punto di vista sono stati alcuni vecchi mestieri, ormai scomparsi nella loro forma itinerante (arrotino, magliaro, spazzacamino!). Damiano ha giustamente citato la complessa ed antichissima categoria dei musici vaganti che, a cominciare dagli antichi trovatori, comprendeva fino a tempi a noi abbastanza vicini, vari personaggi quali cantastorie ed orbi, come pure persone legate a lavori stagionali che nei periodi d inattività arrotondavano i magri bilanci familiari come suonatori itineranti. Abbastanza diffusi erano anche gli ambulanti con strumenti meccanici, come pianoforti su cui si potevano selezionare una serie di brani, o gli "organetti di Barberia" che impiegavano rulli cartacei forati a scorrimento (esiste anche un museo di questi strumenti). Molti cantastorie e personaggi affini non chiedevano un offerta a diretto compenso per la loro prestazione, ma offrivano in vendita fogli volanti con i testi dei canti eseguiti (che potevano essere popolari, d autore noto, o composizioni originali). A volte i foglietti volanti, chiamati ad esempio "pianeti della fortuna", colorati, erano oroscopi casuali (talvolta scelti da un pappagallino), colmi di auspici positivi.
Se consideriamo la possibilità dei percorsi combinati (ad esempio il percorso di un bracciante agricolo che si somma a quello di un trasportatore, poi a quello di un commerciante, che va a fare il servizio militare, e via dicendo), possiamo intuire quale potenzialità di spostamento hanno avuto i canti popolari, ma non dobbiamo dimenticare che la loro acquisizione o modifica non ਠun automatismo, ma un processo facoltativo, soggetto a filtri di vario tipo, per cui una comunità o un artista popolare può acquisire degli elementi nuovi, ma tende anche a mantenere le proprie peculiarità nell esecuzione. Da qui le modifiche che sono spesso associate a ogni passaggio.
Non so se riusciremo mai a compilare una geografia dei percorsi dei canti popolari come piacerebbe a march. Per qualche tratto si può fare, qualche principio di buon senso si può seguire: se una comunità con dialetto in funzione possiede dei canti in italiano, questi possono essere stati acquisiti in periodi relativamente recenti, ma questo non vuol dire che i canti in italiano abbiano origine recente. Alcuni canti sono databili perchਠriferiti ad eventi storici; molti di questi sono associati alle due guerre mondiali, ed ਠovvia una trasmissione in ambito militare, che si trasferisce naturalmente in contesti familiari canterini e quindi anche alle donne. Ma anche i testi databili storicamente possono impiegare melodie preesistenti Forse, più che percorsi lineari, converrebbe considerare, per i canti, delle diffusioni ad albero, dove ogni nodo può rappresentare un evento di diffusione "esplosivo", multidirezionale, come il servizio militare.
Quello che troviamo ai giorni nostri nello studio comparativo dei canti popolari in aree geografiche differenti, ਠil risultato della storia antica e recente di percorsi e di incontri tra culture. Per molti secoli, le grandi vie di pellegrinaggio tra Roma, Gerusalemme e Santiago, sono state anche dei laboratori interculturali. Per lungo tempo ci sono state influenze reciproche tra le attività musicali "colte", "di corte", e le musiche di differenti fasce popolari. Le ballate più antiche hanno avuto una notevole diffusione europea, ed oltre. Le analogie tra canti e testi di diversa provenienza riportate in questa discussione, sono solo uno spot locale su un fenomeno molto ampio, eppure i contributi pervenuti rendono bene l idea della varietà delle versioni disponibili, quando si vogliono cercare. Sui frati confessori marpioni e sulle pesche dell anello potremmo produrre enciclopedie. Per lavorare bene in questo campo bisogna avere (in mancanza di un fantascientifico database consultabile) una vastissima esperienza e memoria sui canti popolari italiani, ma questa ਠuna competenza rara. Per questo motivo, nelle presentazioni e nei libretti di alcune antologie musicali salentine oggi in commercio, l aspetto comparativo ਠpiuttosto carente.
La velocità di diffusione delle culture musicali si ਠmodificata profondamente nel tempo, in relazione al progresso dei mezzi di trasporto (treno, auto, aereo) e di informazione (radio, TV, dischi, nastri, internet). Quindi sono poco paragonabili, perchà© estremamente differenti, le dinamiche di circolazione ed evoluzione avvenute negli ultimi 60-80 anni con quelle dei secoli precedenti. Tuttavia, vediamo che oggi alcuni musicisti ritengono di operare qualsiasi modifica sui materiali tradizionali, considerando tali anche gli elaborati, con la scusa, a mio avviso piuttosto grezza e superficiale, che la musica tradizionale ha sempre subito incontri e cambiamenti (la stessa osservazione vale anche per la danza tradizionale).
Personalmente, ho via via incontrato al Sud, talvolta con sorpresa, buona parte dei canti che avevo naturalmente acquisito al Nord. Il disco di "Voci" ne ਠun esempio. Mio papà , milanese mai stato al Sud, canticchiava "La mamma di Rosina", che pure ho spesso sentito nelle osterie delle valli bresciane, fino ad ascoltarla poi da numerosi cantori salentini.
Un musicista molto esperto negli argomenti qui trattati si chiama Giordano Dell Armellina. I suoi concerti sono spesso delle interessantissime conferenze musicali in cui, con sorprendente sfoggio delle lingue più disparate, canta e racconta i percorsi antichi di testi e melodie delle ballate in Europa. Vedi:
http://www.bcmai.it/tlj/articolo.asp?IDArticolo=436
http://www.bcmai.it/tlj/articolo.asp?IDArticolo=451
Dal punto di vista dei materiali raccolti, certamente l Istituto Ernesto De Martino nel suo complesso e per opera dei vari ricercatori che vi hanno lavorato, possiede (in concomitanza anche l onere di conservare e preservare) un vasto patrimonio di documenti sonori raccolti su scala nazionale, contestualizzati socialmente. In questo ambito ਠfacile trovare eccellenti specialisti in merito alla diffusione e diversificazione dei canti popolari italiani.
Ciao
Mario