se doveste tenere un corso
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Ciao ragazzi, son Marco di Massa Carrara,volevo dire solo che é pieno di ciarlatani che x la stagione invernale si disseminano x tutto il territorio nazionale in prevalenza centro-nord a far seminari,stage ecc ecc. di danze e di tamburi a cornice,e son sicuro, anche gente non salentina e nemmeno del sud italia,che si definiscono "ricercatori e studiosi" delle tradizioni del s.Italia,ma poi il curriculum...Buonanotte! Quindi occhio a dove andate a fa sti seminari e informatevi bene prima! Un bacione a tutti.
se doveste tenere un corso
Anch io ho seguito molti corsi di vari repertori coreutici. Quelli di "pizzica" sono una mia passione particolare: in nessun altro tipo di corso si possono sentire e vedere cazzate a raffica come nei corsi di "pizzica". Ho collezionato in proposito un ragguardevole bestiario, ma non riuscirò mai a concludere la collezione, perchà© il mercato é inesauribile.
Nel panorama coreutico italiano (o perlomeno quello che la memoria ci consegna) la "pizzica pizzica" possiede uno dei più interessanti ed ampi sfondi di cultura tradizionale, ed é nel contempo coinvolta nel più consistente fenomeno di revival, che ha modificato il ballo stesso. Quindi ogni corso di pizzica pizzica, oltre ai fini ludico-motori, é una formidabile occasione per conoscere una serie di elementi di etnocoreologia generali e specifici, un mondo complesso di memoria orale (in cui spicca il fenomeno del tarantismo), e nondimeno i meccanismi con cui il "sistema globale" riesce a fagocitare elementi di tradizione per fini commerciali. Occasione che molto spesso viene sprecata per due ragioni: la prima é che in generale l aspettativa dei partecipanti é relegata ai punti 5 e 6 descritti da Avvocatista (16 Ott 2006 - 13:06); la seconda é che frequentemente gli insegnanti non sono in grado di proporre un approfondimento culturale perchà© lo ignorano, o hanno una preparazione specifica rudimentale. In questo senso si possono accomunare alcuni insegnanti, alcuni gruppi musicali, e alcuni realizzatori di siti, le cui prerogative sono disinformazione, pressapochismo, superficialità , banalizzazione e distorsione (che sono poi alcuni dei lineamenti del movimento della neopizzica nei confronti della propria storia orale). Questi soggetti usano commentare le proprie attività con una forma di imbonimento basato sulle precedenti prerogative, e tendono a realizzare una cornice magico-esotica-erotica-esoterica al prodotto venduto. Purtroppo la tecnica funziona, ed ora esistono schiere di pseudoballerini convinti del corteggiamto, del ballo frenetico, del monoballo, degli intensi sguardi penetranti, dell indispensabile kit fazzoletto+gonnellone+piedinudi, delle tarantate che brulicano nel Salento, di Galatina ombelico del tarantismo e di innumerevoli altri ingredienti di un cocktail che talvolta diventa comico-grottesco.
Tra gli insegnanti di questo tipo, quelli salentini sono i più dannosi, perchà© abusano della credibilità che ingenuamente si concede agli autoctoni. Inoltre, spesso manca la conoscenza di altri repertori coreutici. E qui rimando alle buone osservazioni di Gialu (12 Ott 06 - 14:29), in particolare per quanto riguarda l utilità di una visione comparativa.
Per fortuna l opera degli insegnanti più accreditati, unitamente al martellamento critico verso gli esempi più deteriori (e pizzicata.it ha diversi meriti in proposito) sembra aver determinato in questi ultimi anni una certa tendenza al miglioramento della didattica. Ma sono ancora molti quelli che insegnano neopizzica convinti che sia l unico ballo tradizionale unificato salentino. D altra parte, la ricerca delle memorie coreutiche, che dovrebbe essere l elemento fondante di tutto il sistema, si muove faticosamente, mediante pochi appassionati che investono in proprio, adombrata dal gran fervore dei megaconcerti, e dai progetti di immagine territoriale che vogliono cogliere i frutti senza curare le radici.
Leggendo i messaggi di questa discussione, si possono osservare interventi interessanti e competenti sul piano tecnico- organizzativo, come quello di Lumauriziu (18 Ott 2006 - 17:46). Ma é un po latitante, mi sembra, una doverosa preoccupazione sul fatto che un corso di "pizzica" possa fornire una trasmissione erronea di vari e preziosi elementi culturali. In questo senso sono positivi i punti 1-4 di Avvocatista, ed i consigli di Ialma (12 Ott 2006 - 11:20: "...partirei da basi molto teoriche, chiarimento di terminologie...").
Salentini o meno, quando si realizza un qualsivoglia corso di danza tradizionale, bisogna collocarsi tra le esigenze ludico-motorie e la valorizzazione della cultura che genera tale danza. Si possono mediare compromessi, ma non sottomettersi alle richieste più superficiali. Si critica l attuale ambito delle "danze popolari" come eccessivamente disimpegnato, ma la responsabilità é anche della mancanza di stimoli nella didattica.
Sulla retribuzione dei corsi, non mi preoccuperei di ricompensare un insegnante che ha investito (necessariamente) per fornire un prodotto qualitativamente rispondente; piuttosto stona che insegnanti improvvisati lavorino a cottimo per anni in questo settore.
Per quanto riguarda il saper riconoscere pizziche, valzer e polke, una cosa é ben osservabile: le folle che ballano (o pogano) atleticamente durante lunghissime suonate di pizzica durante le mitiche feste salentine, appena si accenna a qualcosa di simile a valzer, polka o mazurka, diventano sterminate schiere di baccalà .
Pizzicarella chiede: "Cosa cerchereste di trasmettere oltre alla tecnica dei passi?" Tecnicamente, le strutture coreografiche e l uso dello spazio. Poi delle posture che siano consone ad un ballo popolare per tutti, e non al più sfacciato adescamento. E come già accennato, tante notizie vere sulla cultura di riferimento e la sua storia. Questo sito contiene numerose buone informazioni in proposito, oltre a questa discussione, anche se sono disperse in numerosi forum. Poi ci sono alcune tonnellate di libri, indicati dal pluricitato "La tela infinita" (ed. Besa).
Ma vediamo quali sono gli elementi che fornisce Pizzicarella: il primo é il target del corso: "ha fatto un giro nel Salento quest'estate ed ha visto ballare la pizzica nelle feste". E qui, ben sapendo cosa si balla nel 98% dei casi nelle feste salentine acchiappaturisti, cominciano a rizzarmi i capelli. Mentre "ha visto gruppi popolari in giro per l'Italia" é molto criptico, ma suggerisce turpi illazioni. Pizzicarella ci informa che vorrebbe trasmettere ciò che gli é stato insegnato "con tanto amore", ma nulla traspare sull origine e sulle referenze della sua competenza, come pure dei suoi eventuali maestri. Quindi, se il quadro é così lacunoso, verrebbe scherzosamente di consigliare un dirottamento di cotanta energia su valzer, polke e mazurke: se non altro hanno riferimenti più sicuri, e si incrementerebbe la possibilità di ballo nelle "feste salentine". Ricordo anche, siccome Pizzicarella scrive da Torino, che in quella città non manca il pane per i locali appassionati di danze del Sud, alcuni dei quali sono anche stati allievi di Pino Gala.
Infine, al di là di tutte le precedenti facezie, spiace che Pizzicarella abbia una crisi familiare dovuta anche alle sue passioni danzerecce, quindi a lei vanno i nostri più complici auguri.
Ciao
Mario Gennari
Nel panorama coreutico italiano (o perlomeno quello che la memoria ci consegna) la "pizzica pizzica" possiede uno dei più interessanti ed ampi sfondi di cultura tradizionale, ed é nel contempo coinvolta nel più consistente fenomeno di revival, che ha modificato il ballo stesso. Quindi ogni corso di pizzica pizzica, oltre ai fini ludico-motori, é una formidabile occasione per conoscere una serie di elementi di etnocoreologia generali e specifici, un mondo complesso di memoria orale (in cui spicca il fenomeno del tarantismo), e nondimeno i meccanismi con cui il "sistema globale" riesce a fagocitare elementi di tradizione per fini commerciali. Occasione che molto spesso viene sprecata per due ragioni: la prima é che in generale l aspettativa dei partecipanti é relegata ai punti 5 e 6 descritti da Avvocatista (16 Ott 2006 - 13:06); la seconda é che frequentemente gli insegnanti non sono in grado di proporre un approfondimento culturale perchà© lo ignorano, o hanno una preparazione specifica rudimentale. In questo senso si possono accomunare alcuni insegnanti, alcuni gruppi musicali, e alcuni realizzatori di siti, le cui prerogative sono disinformazione, pressapochismo, superficialità , banalizzazione e distorsione (che sono poi alcuni dei lineamenti del movimento della neopizzica nei confronti della propria storia orale). Questi soggetti usano commentare le proprie attività con una forma di imbonimento basato sulle precedenti prerogative, e tendono a realizzare una cornice magico-esotica-erotica-esoterica al prodotto venduto. Purtroppo la tecnica funziona, ed ora esistono schiere di pseudoballerini convinti del corteggiamto, del ballo frenetico, del monoballo, degli intensi sguardi penetranti, dell indispensabile kit fazzoletto+gonnellone+piedinudi, delle tarantate che brulicano nel Salento, di Galatina ombelico del tarantismo e di innumerevoli altri ingredienti di un cocktail che talvolta diventa comico-grottesco.
Tra gli insegnanti di questo tipo, quelli salentini sono i più dannosi, perchà© abusano della credibilità che ingenuamente si concede agli autoctoni. Inoltre, spesso manca la conoscenza di altri repertori coreutici. E qui rimando alle buone osservazioni di Gialu (12 Ott 06 - 14:29), in particolare per quanto riguarda l utilità di una visione comparativa.
Per fortuna l opera degli insegnanti più accreditati, unitamente al martellamento critico verso gli esempi più deteriori (e pizzicata.it ha diversi meriti in proposito) sembra aver determinato in questi ultimi anni una certa tendenza al miglioramento della didattica. Ma sono ancora molti quelli che insegnano neopizzica convinti che sia l unico ballo tradizionale unificato salentino. D altra parte, la ricerca delle memorie coreutiche, che dovrebbe essere l elemento fondante di tutto il sistema, si muove faticosamente, mediante pochi appassionati che investono in proprio, adombrata dal gran fervore dei megaconcerti, e dai progetti di immagine territoriale che vogliono cogliere i frutti senza curare le radici.
Leggendo i messaggi di questa discussione, si possono osservare interventi interessanti e competenti sul piano tecnico- organizzativo, come quello di Lumauriziu (18 Ott 2006 - 17:46). Ma é un po latitante, mi sembra, una doverosa preoccupazione sul fatto che un corso di "pizzica" possa fornire una trasmissione erronea di vari e preziosi elementi culturali. In questo senso sono positivi i punti 1-4 di Avvocatista, ed i consigli di Ialma (12 Ott 2006 - 11:20: "...partirei da basi molto teoriche, chiarimento di terminologie...").
Salentini o meno, quando si realizza un qualsivoglia corso di danza tradizionale, bisogna collocarsi tra le esigenze ludico-motorie e la valorizzazione della cultura che genera tale danza. Si possono mediare compromessi, ma non sottomettersi alle richieste più superficiali. Si critica l attuale ambito delle "danze popolari" come eccessivamente disimpegnato, ma la responsabilità é anche della mancanza di stimoli nella didattica.
Sulla retribuzione dei corsi, non mi preoccuperei di ricompensare un insegnante che ha investito (necessariamente) per fornire un prodotto qualitativamente rispondente; piuttosto stona che insegnanti improvvisati lavorino a cottimo per anni in questo settore.
Per quanto riguarda il saper riconoscere pizziche, valzer e polke, una cosa é ben osservabile: le folle che ballano (o pogano) atleticamente durante lunghissime suonate di pizzica durante le mitiche feste salentine, appena si accenna a qualcosa di simile a valzer, polka o mazurka, diventano sterminate schiere di baccalà .
Pizzicarella chiede: "Cosa cerchereste di trasmettere oltre alla tecnica dei passi?" Tecnicamente, le strutture coreografiche e l uso dello spazio. Poi delle posture che siano consone ad un ballo popolare per tutti, e non al più sfacciato adescamento. E come già accennato, tante notizie vere sulla cultura di riferimento e la sua storia. Questo sito contiene numerose buone informazioni in proposito, oltre a questa discussione, anche se sono disperse in numerosi forum. Poi ci sono alcune tonnellate di libri, indicati dal pluricitato "La tela infinita" (ed. Besa).
Ma vediamo quali sono gli elementi che fornisce Pizzicarella: il primo é il target del corso: "ha fatto un giro nel Salento quest'estate ed ha visto ballare la pizzica nelle feste". E qui, ben sapendo cosa si balla nel 98% dei casi nelle feste salentine acchiappaturisti, cominciano a rizzarmi i capelli. Mentre "ha visto gruppi popolari in giro per l'Italia" é molto criptico, ma suggerisce turpi illazioni. Pizzicarella ci informa che vorrebbe trasmettere ciò che gli é stato insegnato "con tanto amore", ma nulla traspare sull origine e sulle referenze della sua competenza, come pure dei suoi eventuali maestri. Quindi, se il quadro é così lacunoso, verrebbe scherzosamente di consigliare un dirottamento di cotanta energia su valzer, polke e mazurke: se non altro hanno riferimenti più sicuri, e si incrementerebbe la possibilità di ballo nelle "feste salentine". Ricordo anche, siccome Pizzicarella scrive da Torino, che in quella città non manca il pane per i locali appassionati di danze del Sud, alcuni dei quali sono anche stati allievi di Pino Gala.
Infine, al di là di tutte le precedenti facezie, spiace che Pizzicarella abbia una crisi familiare dovuta anche alle sue passioni danzerecce, quindi a lei vanno i nostri più complici auguri.
Ciao
Mario Gennari
Mah...
articolo interessante Mario; Pino Gala mah... non me ne voglia/te ma ho visto come ballano gli allievi dei suoi corsi. I più non sono mai stati nel sud nemmen una volta! Per me é un bel business, visto che si fan pagar fior di quattrini. Ciò non toglie che sia un grande ricercatore e conoscitore delle culture e tradizioni del sud ,ma non frequenterei mai un suo corso xké quel che ho imparato l'ho imparato "laggiù" stando in mezzo alla gente e osservando e partecipando, solo x i tamburi a cornice ho due maestri e mi tengo quelli ormai da 5 anni e quando ne vale la pena visito alcuni seminari e convegni ma solo se cé gente cn le palle. Vi devo salutà , a presto. Quindi nn smetterò mai di dire prima di andar a far un qualsiasi corso di danze,strumenti ecc., informatevi bene, da amici, guardate il curriculum, ecc ecc.. Ve devo salutà . Buon Vespro!
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montemaranese
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- Iscritto il: 14 aprile 2006, 9:48
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Tanta saluti A Marco!!!!Cmq, la mia massima permane nel mio modo di pensare:
NON SEI DELLA ZONA DI UNA TRADIZIONE MUSICALE E NON => NON PUOI PERMETTERTI DI TENERE UN CORSO SU QUELLA TRADIZIONE
ES: Non posso insegnare io, Pino Gala, la tarantella di Montemarano, perché non sono di Montemarano
ergo non vale la pena seguire corsi al nord, perché molti insegnano un qualcosa che non é loro, che non hanno nel sangue, i cui nonni non ballano, le cui mamme non gli hanno cantato per ninnananna, i cui prozii non hanno mai visto un quattro bassi, e al massimo vanno al circolo per anziani!!! CAPI' NUN CE STA NIENTE RA FA'
NON SEI DELLA ZONA DI UNA TRADIZIONE MUSICALE E NON => NON PUOI PERMETTERTI DI TENERE UN CORSO SU QUELLA TRADIZIONE
ES: Non posso insegnare io, Pino Gala, la tarantella di Montemarano, perché non sono di Montemarano
ergo non vale la pena seguire corsi al nord, perché molti insegnano un qualcosa che non é loro, che non hanno nel sangue, i cui nonni non ballano, le cui mamme non gli hanno cantato per ninnananna, i cui prozii non hanno mai visto un quattro bassi, e al massimo vanno al circolo per anziani!!! CAPI' NUN CE STA NIENTE RA FA'
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montemaranese
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- Località: irpinia
Beh... Pino Gala di allievi ne ha molte decine ogni anno (considerando solo il laboratorio di danza di Firenze), ognuno con motivazioni e intenzioni differenti, i suoi corsi riguardano una varietà molto ampia di danze, di molte zone d'Italia e di differenti periodi storici (il programma dei corsi é diverso ogni anno).
Penso sia naturale che siano una minoranza i corsisti interessati ad ampliare ed approfondire le proprie conoscenze e che hanno il desiderio, la possibilità e la volontà di visitare i luoghi originari delle danze di cui trattano i corsi.
Non credo sia imputabile a Pino Gala nessuna colpa in questo senso.
Si legge nel sito dell'associazione:
"Le forme espressive della tradizione popolare apprese in un corso cittadino sono imitazioni, anche se hanno la funzione di riflessione culturale e di conoscenza di un mondo in via di trasformazione. Crediamo che sia importante incontrare direttamente le persone ed i contesti originari per una migliore comprensione del mondo contadino. Per questo all'interno dei vari cicli troveremo degli spazi per vedere filmati, dibattere temi antropologici, riflettere sulla tradizione."
Più chiaro di cosi'.........
Per quanto riguarda il business: i prezzi dei corsi non penso possano esser considerati esosi ed i soldi incassati mi risultano essere una delle poche fonti di autofinanziamento di cui un associazione di questo tipo dispone.
In che altro modo si potrebbe fare ricerca sul campo a questo livello e riuscire a pubblicare e mettere a disposizione di tutti i frutti di questa ricerca (a prezzi, tra l'altro, abbastanza irrisori: 10 € a cd) proprio non lo so.
Per quanto conosco e ho avuto modo di vedere ritengo che i corsi dell'associazione Taranta siano un ottimo esempio da seguire per chi opera in questo settore.
Fermo restando che imparare "in loco", quindi non imitando le forme espressive ma immergendosi nella tradizione che si vuol conoscere,resta la via migliore (per certi aspetti l'unica) e più auspicabile, per imparare a danzare (e non solo) questo tipo di balli.
Ovviamente sono mie opinioni personalissime queste.
Penso sia naturale che siano una minoranza i corsisti interessati ad ampliare ed approfondire le proprie conoscenze e che hanno il desiderio, la possibilità e la volontà di visitare i luoghi originari delle danze di cui trattano i corsi.
Non credo sia imputabile a Pino Gala nessuna colpa in questo senso.
Si legge nel sito dell'associazione:
"Le forme espressive della tradizione popolare apprese in un corso cittadino sono imitazioni, anche se hanno la funzione di riflessione culturale e di conoscenza di un mondo in via di trasformazione. Crediamo che sia importante incontrare direttamente le persone ed i contesti originari per una migliore comprensione del mondo contadino. Per questo all'interno dei vari cicli troveremo degli spazi per vedere filmati, dibattere temi antropologici, riflettere sulla tradizione."
Più chiaro di cosi'.........
Per quanto riguarda il business: i prezzi dei corsi non penso possano esser considerati esosi ed i soldi incassati mi risultano essere una delle poche fonti di autofinanziamento di cui un associazione di questo tipo dispone.
In che altro modo si potrebbe fare ricerca sul campo a questo livello e riuscire a pubblicare e mettere a disposizione di tutti i frutti di questa ricerca (a prezzi, tra l'altro, abbastanza irrisori: 10 € a cd) proprio non lo so.
Per quanto conosco e ho avuto modo di vedere ritengo che i corsi dell'associazione Taranta siano un ottimo esempio da seguire per chi opera in questo settore.
Fermo restando che imparare "in loco", quindi non imitando le forme espressive ma immergendosi nella tradizione che si vuol conoscere,resta la via migliore (per certi aspetti l'unica) e più auspicabile, per imparare a danzare (e non solo) questo tipo di balli.
Ovviamente sono mie opinioni personalissime queste.
>ormai la musica popolare é diventato un business
- E fin qui non ci piove minimamente, visto che in giro c'é una grande recrudescenza di neoprofessori - tantissimi, quelli di danza, un po meno, per ovvie ragioni, quelli di strumento.
Puoi far finta quanto vuoi di ballare seguendo il cuore ed il ritmo maGGico del tamburo o del djembé e venderlo in giro, ma un suonatore scarso resta scarso anche se ammantato di misticismo.
>Sono un tamburellista mi sono rotto di suonare per gente di merda che non capisce niente e tutti fanno corsi e corsetti di danze e tamburelli ect
- Sono arrivato ad una conclusione, dopo tanti anni.
La gente si EDUCA, tanto all'ascolto quanto all'atteggiamento.
Se però i primi a non sapere niente di tradizioni, di musica, di comportamenti sono gli insegnanti che queste cose dovrebbero trasmetterle ed i musicisti, che cosa pretendiamo da gente ignorante (nel senso di senza la minima conoscenza di quello che vanno a scoprire) che si avvicina alla musica neopopolare convinta a priori che sia una nuova occasione di zompettEare e di fare conoscenze ?
Chi é responsabile se ad un concerto di MP cinque o sei tamburellisti invasati si azzeccano ai musicisti e suonano il primo ritmo che gli viene in testa? A parte i tamburellisti stessi (e di neobaccanti ce ne sono davvero troppi), io un po me la prenderei anche con l'insegnante, che questo tipo di atteggiamento dovrebbe averlo trasmesso.
E' solo RISPETTO, rispetto per chi balla, per chi suona.
E a personalissimo avviso, il rispetto, se manca, VA trasmesso, DEVE essere trasmesso.
>Ormai più niente é popolare. ciao
Lunga storia...
p.s. : Benvenuto su Pizzicata
- E fin qui non ci piove minimamente, visto che in giro c'é una grande recrudescenza di neoprofessori - tantissimi, quelli di danza, un po meno, per ovvie ragioni, quelli di strumento.
Puoi far finta quanto vuoi di ballare seguendo il cuore ed il ritmo maGGico del tamburo o del djembé e venderlo in giro, ma un suonatore scarso resta scarso anche se ammantato di misticismo.
>Sono un tamburellista mi sono rotto di suonare per gente di merda che non capisce niente e tutti fanno corsi e corsetti di danze e tamburelli ect
- Sono arrivato ad una conclusione, dopo tanti anni.
La gente si EDUCA, tanto all'ascolto quanto all'atteggiamento.
Se però i primi a non sapere niente di tradizioni, di musica, di comportamenti sono gli insegnanti che queste cose dovrebbero trasmetterle ed i musicisti, che cosa pretendiamo da gente ignorante (nel senso di senza la minima conoscenza di quello che vanno a scoprire) che si avvicina alla musica neopopolare convinta a priori che sia una nuova occasione di zompettEare e di fare conoscenze ?
Chi é responsabile se ad un concerto di MP cinque o sei tamburellisti invasati si azzeccano ai musicisti e suonano il primo ritmo che gli viene in testa? A parte i tamburellisti stessi (e di neobaccanti ce ne sono davvero troppi), io un po me la prenderei anche con l'insegnante, che questo tipo di atteggiamento dovrebbe averlo trasmesso.
E' solo RISPETTO, rispetto per chi balla, per chi suona.
E a personalissimo avviso, il rispetto, se manca, VA trasmesso, DEVE essere trasmesso.
>Ormai più niente é popolare. ciao
Lunga storia...
p.s. : Benvenuto su Pizzicata
popolare
quando diciamo
"niente piu´e`popolare"
cosa intendiamo?
per me i Sud Sound System sono molto piu`musica popolare ora nel Salento di quanto non lo siano le serenate in griko.
mi sembra che si fa un po' di confusione con i concetti. la ricerca di un'immacolata popolarita´ spesso cela un sentimento elitista.
se invece si ricerca la riproduzione di modalita´espressive che "erano" popolari, nelle quali si riconoscono dei valori che ci piacciono, allora comincio a capire.
tutto questo, e`un semplice punto di vista, si intende.
"una ragazza che la c'ha due amanti
tutti e due insieme un li po' fa contenti
o li po' fa contenti se la vole
ma uno di fatti
e l'altro di parole"
paolo
"niente piu´e`popolare"
cosa intendiamo?
per me i Sud Sound System sono molto piu`musica popolare ora nel Salento di quanto non lo siano le serenate in griko.
mi sembra che si fa un po' di confusione con i concetti. la ricerca di un'immacolata popolarita´ spesso cela un sentimento elitista.
se invece si ricerca la riproduzione di modalita´espressive che "erano" popolari, nelle quali si riconoscono dei valori che ci piacciono, allora comincio a capire.
tutto questo, e`un semplice punto di vista, si intende.
"una ragazza che la c'ha due amanti
tutti e due insieme un li po' fa contenti
o li po' fa contenti se la vole
ma uno di fatti
e l'altro di parole"
paolo