C'entra questa Storia che ho trovato cercando qualcosa su Pietro l'abruzzese?
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TREVI NEL LAZIO
Pietro il tamburino
A Trevi nel Lazio lo conoscevano come il "tamburino" per via della sua passione per l antico strumento musicale. Il vero nome era invece, Pietro, scelto dai genitori in omaggio al patrono del paese: San Pietro Eremita. Al tempo del "tamburino", cioé intorno al 1750, erano piuttosto frequenti a Trevi le occasioni che si offrivano al giovane per mettere in mostra la sua abilità . Matrimoni, feste in campagna, banchetti tra gruppi di amici, ricorrenze a carattere pubÂÂblico e privato: avevano tutte la loro celebrazione in grande stile tanto che per il nostro suonatore di tamburo diventava spesso diffiÂÂcile rispondere a tutti gli inviti.
Alto, con un paio di lunghi baffi, Pietro si presentava alle feste sempre armato del suo grosso tamburo a più colori, e carico di una vis comica" che lo portava ad interpretare piacevoli madrigali. Per questo la fama di Pietro aveva superato i confini di Trevi, raggiunÂÂgendo diversi paesi della Valle dell Aniene. E fu così che un giorno Pietro, venne invitato a Vallepietra, per suonare il tamburo al matriÂÂmonio di un parente.
Indossato l abito della festa e dotatosi dell occorrente, alle prime luci del giorno stabilito, Pietro muove alla volta di Vallepietra, diriÂÂgendosi verso il Passo della Croce, per raggiungere il paese.
Un percorso piuttosto lungo e non sempre agevole che Pietro suÂÂpera, tuttavia, alla maniera decisa dei montanari di Trevi, tanto da arrivare a Vallepietra con largo anticipo sull ora di inizio della ceriÂÂmonia.
Tempo prezioso che permette all uomo di offrire un primo saggio della sua bravura di suonatore di tamburo. à© il prologo al grosso dell esibizione che dura per tutto il banchetto.
Ma, se Pietro È particolarmente felice per aver rivisto alcuni suoi amici, si accorge che occorre riprendere subito la strada per Trevi prima che faccia buio. Salutati, pertanto, sposi, parenti ed invitati, il buon "tamburino", raggiunge il punto in cui la strada prosegue da una parte per il santuario della Trinità e dall altra per il già attraverÂÂsato Passo della Croce.
Ma ecco che l attenzione di Pietro viene richiamata da un respiro ansimante proveniente da breve distanza. Voltarsi e restare compleÂÂtamente bloccato, per il giovane È tutt uno. Un lupo di grandi diÂÂmensioni e dall atteggiamento non certo rassicurante si trova, inÂÂfatti, a pochi metri da lui. Cosa fare?
Pietro si rende subito conto di non aver molte possibilità di uscire da quella difficile situazione. Il pensiero va ai giglietti ed alle ciambelle che, ricordi del matrimonio, porta ancora in tasca.
Pietro allora riprende lentamente a camminare seguito dall aniÂÂmale. E mentre cammina, ad intervalli regolari getta ora una ciamÂÂbella, ora un giglietto.
Il lupo, quasi grato del trattamento ricevuto, segue docile il suo inÂÂsperato benefattore. Lo stratagemma va avanti per parecchio tempo, ma anche i "giglietti" e le ciambelle ad un certo punto del cammino finiscono.
"Mo i giglietti e le ciambelle so scurti - dice Pietro al lupo - però pe fatte sta bbono, te faccio "na sonata". Inforcato di nuovo il varioÂÂpinto tamburo, Pietro comincia a suonare. Dapprima piano, poi un po per l ebbrezza, ma molto per la paura, il suono del tamburo diÂÂventa sempre più forte, tanto da diffondere la sua eco lungo la vicina vallata del Simbrivio.
Il lupo, di fronte a quelle assordanti perÂÂcussioni, scompare tra i fitti faggeti dei monti Simbruini. Lì per lì Pietro quasi non crede ai suoi occhi. Poi, resosi conto che dell aniÂÂmale non vi È più alcuna traccia, riprende la marcia verso Trevi, ma questa volta più velocemente di prima.
fonte
http://www.simbruini.it/contenuto.php?c ... od_sez=CUL
betsabea, fammi sapere, davvero...