pizzica e taranta a Roma
[quote:3f9e2af6b9="folkfan"][quote:3f9e2af6b9="LUMAURIZIU"]Scusa, ma cosa intendi per "taranta" ?[/quote:3f9e2af6b9]
Per Taranta si puo' intendere: l'animale simbolico, la Tarantata ed il Ballo della taranta.
[/quote:3f9e2af6b9]
Egregio Sig. Folkfan
Poiché nella discussione a cui fa riferimento l'utente LuMaurizio ho detto anch'io la mia,
ne risponderLe colgo l'occasione per fare delle precisazioni.
Lei sicuramente comprenderà che il livello di approfondimento della discussione é ritagliato in considerazione dei partecipanti alla stessa.
Così, il lemma "Taranta" é da considerarsi nella sua accezione più appropriata in relazione al contesto.
Quanto alle Sue osservazioni sul sito, a suo tempo più o meno dissi le stesse cose.
Con un po' di pazienza si potrebbero cercare. Ad ogni modo, per chi si avvicina a questo "mondo", qualunque sia la ragione, resta un buon inizio. Certo i siti se non aggiornati fanno il suo tempo, così come il nostro modo di pensare.
Certamente la Sua critica, come quella che feci allora , si arresta al sito, in quanto sappiamo tutti i lavori realizzati con la collana Ethnica e tante altre pubblicazioni.
Il livello di discussione del forum é andato via via crescendo ma nella sostanza é altalenante per continuo ingresso di nuovi utenti, o per la mancanza di volontà a discutere su 360 gradi su alcuni argomenti.
Dal punto di vista sociopedagogico concordo pienamente sul libretto da Lei consigliato.
A mio avviso (inizio di interesse) la cosa più sbagliata é consigliare La terra del Rimorso, in quanto si creerebbero falsi miti, certo se l'obiettivo é attrarre turisti ...beh allora...
In relazione al brano specifico (n.5) sarei curioso di sapere l'opinione di persone molto più esperte di me. Per quanto ne so io, veramente poco e lo sottolineo, ho una registrazioni risalente al 98 in cui vengono ripetute le medesime frasi. Tralatro scambiata con un utentde del forum, quindi certamente non la ritengo di valore scientifico ma prettamente amatoriale.
Grazie per l'attenzione.
Cordiali saluti.
Per Taranta si puo' intendere: l'animale simbolico, la Tarantata ed il Ballo della taranta.
[/quote:3f9e2af6b9]
Egregio Sig. Folkfan
Poiché nella discussione a cui fa riferimento l'utente LuMaurizio ho detto anch'io la mia,
ne risponderLe colgo l'occasione per fare delle precisazioni.
Lei sicuramente comprenderà che il livello di approfondimento della discussione é ritagliato in considerazione dei partecipanti alla stessa.
Così, il lemma "Taranta" é da considerarsi nella sua accezione più appropriata in relazione al contesto.
Quanto alle Sue osservazioni sul sito, a suo tempo più o meno dissi le stesse cose.
Con un po' di pazienza si potrebbero cercare. Ad ogni modo, per chi si avvicina a questo "mondo", qualunque sia la ragione, resta un buon inizio. Certo i siti se non aggiornati fanno il suo tempo, così come il nostro modo di pensare.
Certamente la Sua critica, come quella che feci allora , si arresta al sito, in quanto sappiamo tutti i lavori realizzati con la collana Ethnica e tante altre pubblicazioni.
Il livello di discussione del forum é andato via via crescendo ma nella sostanza é altalenante per continuo ingresso di nuovi utenti, o per la mancanza di volontà a discutere su 360 gradi su alcuni argomenti.
Dal punto di vista sociopedagogico concordo pienamente sul libretto da Lei consigliato.
A mio avviso (inizio di interesse) la cosa più sbagliata é consigliare La terra del Rimorso, in quanto si creerebbero falsi miti, certo se l'obiettivo é attrarre turisti ...beh allora...
In relazione al brano specifico (n.5) sarei curioso di sapere l'opinione di persone molto più esperte di me. Per quanto ne so io, veramente poco e lo sottolineo, ho una registrazioni risalente al 98 in cui vengono ripetute le medesime frasi. Tralatro scambiata con un utentde del forum, quindi certamente non la ritengo di valore scientifico ma prettamente amatoriale.
Grazie per l'attenzione.
Cordiali saluti.
-
LUMAURIZIU
- Messaggi: 167
- Iscritto il: 28 agosto 2003, 18:30
- Località: Lecce
Allora, cara Lorena:
quando, dopo essere stata morsa dalla tarantola (o taranta), ti sarai sentita "lesa" e ti sarai trovata in uno stato oscuro e penoso di prostrazione e sofferenza terribili che ti avrà costretta a letto senza forze, senza volontà e senza orizzonte;
quando, a seguito di ciò, i tuoi familiari, preoccupatissimi ed addolorati, ti avranno vestita di bianco ed avranno "ccunzatu" la tua stanza con un lenzuolo bianco steso in terra, pampini e fogliame verde alle pareti, una bacinella d acqua, le zagareddhe colorate, i santini di S. Paolo, una fune appesa al soffitto ed un piattino per le offerte;
quando, sempre i tuoi familiari, avranno chiamato in casa i suonatori per sottoporti alla terapia musicale, unica in grado di poterti aiutare a guarire;
quando questi suonatori, dopo aver provato e riprovato, ed osservando le tue reazioni, avranno trovato lu muedu musicale che, in quanto corrispondente alla taranta che ti ha morso, sarà l unico in grado di scazzecarti irresistibilmente ed indurti a danzare;
quando, incalzata da questo preciso muedu, avrai danzato quasi incessantemente per tre giorni interi in modo frenetico, violento, sconquassante, emettendo lamenti e grida spaventosi, come posseduta dal ragno che ti ha morsa, poi come ti fossi trasformata tu stessa in quel ragno, infine ritornando in te e lottando rabbiosa con tutte le tue forze contro questo ragno sino a sconfiggerlo, a farlo schattare, ovvero sino a venire a patti con lui e con S. Paolo;
quando, completamente sfinita, avrai ricevuto la grazia di guarire (almeno per quest anno) ed i tuoi familiari, sconvolti ma consolati, avranno raccolto le offerte, povere ma generose, lasciate nel piattino dai tuoi vicini e dai tuoi parenti che hanno assistito alla tua danza di guarigione con timore e raccapriccio, ma anche con spirito di solidarietà ed amicizia;
quando, dopo di ciò, sarai andata a rendere grazie a S. Paolo nella cappella di Galatina o di Acaya, portando le offerte al Santo, ed avrai bevuto l acqua taumaturgica del pozzo prima di tornare a casa rinnovata ed in perfetta salute;
beh, soltanto dopo che, sia pure con qualche possibile variante, avrai fatto davvero tutte queste cose, allora potrai senza dubbio affermare correttamente di aver ballato la taranta, cioé, "il ballo del tarantato", cioé la "tanza te quiddhu ci la taranta pizzica".
Altri modi di ballare la taranta non ce ne sono, questo é poco ma sicuro.
Quindi, Lorena: meglio puntare senz altro a divertirsi spensieratamente con la pizzica-pizzica e lasciare la taranta - intesa come animale simbolico, iatromusica e iatrodanza del tarantismo- nel luogo (probabilmente solo della memoria) in cui, "viva o morta", chi può davvero saperlo, si trova adesso.
Ciao e buona ricerca.
quando, dopo essere stata morsa dalla tarantola (o taranta), ti sarai sentita "lesa" e ti sarai trovata in uno stato oscuro e penoso di prostrazione e sofferenza terribili che ti avrà costretta a letto senza forze, senza volontà e senza orizzonte;
quando, a seguito di ciò, i tuoi familiari, preoccupatissimi ed addolorati, ti avranno vestita di bianco ed avranno "ccunzatu" la tua stanza con un lenzuolo bianco steso in terra, pampini e fogliame verde alle pareti, una bacinella d acqua, le zagareddhe colorate, i santini di S. Paolo, una fune appesa al soffitto ed un piattino per le offerte;
quando, sempre i tuoi familiari, avranno chiamato in casa i suonatori per sottoporti alla terapia musicale, unica in grado di poterti aiutare a guarire;
quando questi suonatori, dopo aver provato e riprovato, ed osservando le tue reazioni, avranno trovato lu muedu musicale che, in quanto corrispondente alla taranta che ti ha morso, sarà l unico in grado di scazzecarti irresistibilmente ed indurti a danzare;
quando, incalzata da questo preciso muedu, avrai danzato quasi incessantemente per tre giorni interi in modo frenetico, violento, sconquassante, emettendo lamenti e grida spaventosi, come posseduta dal ragno che ti ha morsa, poi come ti fossi trasformata tu stessa in quel ragno, infine ritornando in te e lottando rabbiosa con tutte le tue forze contro questo ragno sino a sconfiggerlo, a farlo schattare, ovvero sino a venire a patti con lui e con S. Paolo;
quando, completamente sfinita, avrai ricevuto la grazia di guarire (almeno per quest anno) ed i tuoi familiari, sconvolti ma consolati, avranno raccolto le offerte, povere ma generose, lasciate nel piattino dai tuoi vicini e dai tuoi parenti che hanno assistito alla tua danza di guarigione con timore e raccapriccio, ma anche con spirito di solidarietà ed amicizia;
quando, dopo di ciò, sarai andata a rendere grazie a S. Paolo nella cappella di Galatina o di Acaya, portando le offerte al Santo, ed avrai bevuto l acqua taumaturgica del pozzo prima di tornare a casa rinnovata ed in perfetta salute;
beh, soltanto dopo che, sia pure con qualche possibile variante, avrai fatto davvero tutte queste cose, allora potrai senza dubbio affermare correttamente di aver ballato la taranta, cioé, "il ballo del tarantato", cioé la "tanza te quiddhu ci la taranta pizzica".
Altri modi di ballare la taranta non ce ne sono, questo é poco ma sicuro.
Quindi, Lorena: meglio puntare senz altro a divertirsi spensieratamente con la pizzica-pizzica e lasciare la taranta - intesa come animale simbolico, iatromusica e iatrodanza del tarantismo- nel luogo (probabilmente solo della memoria) in cui, "viva o morta", chi può davvero saperlo, si trova adesso.
Ciao e buona ricerca.
ma ma
stando alle mie informazioni:
non si puo' ballare "una taranta"
si puo´ fare il verso a un/a tarantato/a accomapgnati dalla musica generalmente chiamata "pizzica tarantata" (vedi post sopra).
qunado si dice
"mi piace ballare la taranta"
si intende in realta´
"mi piace ballare accompangata dalla pizzica pizzica e dalla pizzica tarantata (ma c'e' chi continua anche sugli sotrnelli!)"
questa confusione credo che avvenga sia per il nome di un famoso festival musicale estivo sia perche`dai palchi dei gruppi di riproposta salentini si dice: "ora vi suoniamo la musica delle tarantate. BALLATI!"
la taranta e`in realta´il nome di un canto di lavoro di alcune zone della penisola Iberica
fins aviat
paolo
buona lettura!
[b:f738393cec]
TARANTA
(Este artàculo fue publicado por primera vez en febrero, 1969 en vol.2, no.2 del FISLetter y ha sido adaptado para Deflamenco.com)[/b:f738393cec]
Tarantas son los cantes mineros que probablemente se originan en Almeràa para despuà©s extenderse a Murcia, Jaà©n y Cartagena, pueblos mineros en el sector sureste de Espaà±a.
Mairena y Molina creen que a primeros del siglo diecinueve la taranta existàa en alguna forma primitiva, pero que sà³lo fue despuà©s de 1850 que empezà³ a adoptar su forma actual. Hay los que creen que la palabra 'taranta' fue empleado en un principio para designar un grupo de mineros que emigraron de Cartagena a Linares y que pasaron el tiempo cantando tarantas, pero incluso si fuera verdad, esto no explica porquà© llamaron sus cantes 'tarantas'.
La taranta pertenece a la gran familia de cantes de los fandangos y emplea el verso caracteràstico de 5 làneas de 8 sàlabas, con repeticià³n de la primera o segunda lànea para hacer seis làneas cantadas en total. Siendo cante minero, muchos versos hablan de las minas. El siguiente verso refleja la resignacià³n y soledad caracteràsticas de la taranta:
En el fondo de la mina
clamaba un minero asà,
En quà© soledad me encuentro
es mi compaà±a un candil
maldigo mi nacimiento'
Ademà¡s de la temà¡tica de las minas, hay versos que abarcan lo tàpico en el flamenco: el amor, la muerte y observaciones filosà³ficas.
La melodàa de la taranta es bà¡sicamente un fandango, no obstante, ciertas peculiaridades armà³nicas hace que sea diferente a otros cantes de la extensa rama del fandango. Su modo musical no està¡ bien definido y esta tonalidad variable produce la inquietante belleza tan tàpica de la taranta y todos los cantes mineros relacionados.
Es posible que la taranta fuera en sus comienzos un fandango de Almeràa que se acompaà±ara en la posicià³n de "re" o "por abajo" como dicen algunos tocaores. Aunque esta posicià³n es muy poco empleada en el flamenco, a menudo aparece en la màºsica folclà³rica de Valencia, no tan lejos de la zona minera. Sobre la marcha se podràa haber agregado un simple 'fa' sostenido, dejando sol, re, la7 y fa#, la progresià³n normal de taranta, lo cual cambia el carà¡cter del cante. Tambià©n existe la posicià³n de 'si', poco escuchado. A partir de este cambio en el acompaà±amiento, la melodàa cantada pudo haber desarrollado hacia un sonido mà¡s 'jondo' para adaptarse al aire de la màºsica, y el ritmo abandolao (similar a los verdiales) poquito a poco quedà³ olvidado, pero es pura especulacià³n.
Es interesante notar que algunos cantes abandolaos incorporan melodàas casi idà©nticas a aquellas de la taranta y sus derivados. Los variados estilos de la taranta no se atribuyen a individuos como a menudo pasa con la soleà¡ y otros cantes, sino a comarcas o pueblos. Como ocurre con los muchos estilos de fandango de la provincia de Huelva, el distinguir las melodàas de un estilo y otro es tarea complicada para el aficionado casual.
El taranto es una variedad de taranta que a menudo ha sido adaptada al ritmo bailable de una zambra lenta, una relativa novedad que fue resultado del deseo de los bailaores de teatro de encontrar nuevas posibilidades para sus repertorios. Se cree que Carman Amaya fue la primera en bailar el taranto, por la dà©cada de los cuarenta. Ademà¡s de los versos de cante, el baile incorpora 'llamadas', como en el baile por soleà¡ y otras formas, y una 'escovilla' donde se ejecutan combinaciones percusivas con los pies, y para la cual la falseta abajo transcrita es el acompaà±amiento tradicional. El baile suele acabar con el ritmo acelerado de tangos y el cantaor acompaà±a con unos versos de tangos o incluso de rumba.
Siempre ha habido desacuerdo en cuanto a si un taranto bailado deberàa de ser "cuadrado", es decir, en unidades o compases de 8, como en la farruca. No obstante, las versiones grabadas indican que muchos artistas prefieren un ritmo mà¡s libre que se reduce a unidades de 4 o incluso 2, con pasos y falsetas que se inician y acaban en cualquier acento de la màºsica. Esto hace que el baile por taranto sea el mà¡s libre del repertorio flamenco, y deja mucho margen al cantaor tambià©n. Por este mismo motivo el taranto es muy apropiado para solos de guitarra porque el flexible compà¡s binario asimila bien las falsetas originales o improvisadas.
Es imposible hablar de estos cantes sin tener en cuenta la figura de Rojo el Alpargatero (1847-1907) que desempeà±à³ un papel decisivo en su desarrollo, y muchos cantaores de la à©poca del fandango (aproximadamente 1900-1050) fueron conocidos por sus tarantas: Cojo de Mà¡laga, Manuel Vallejo, Manuel Torre, Nià±o de Cabra, Manuel Centeno, Canalejas de Puerto Real, Pastora Pavà³n y cà³mo no, don Antonio Chacà³n. El mejor recurso para estudiar los cantes mineros son las antologàas de cante.
Actualizacià³n 2003: En agosto el Festival del Cante de las Minas de La Unià³n celebrà³ su cuadragà©simo tercera edicià³n, y el Concurso Nacional de Tarantas de Linares, su trigà©simo novena.
non si puo' ballare "una taranta"
si puo´ fare il verso a un/a tarantato/a accomapgnati dalla musica generalmente chiamata "pizzica tarantata" (vedi post sopra).
qunado si dice
"mi piace ballare la taranta"
si intende in realta´
"mi piace ballare accompangata dalla pizzica pizzica e dalla pizzica tarantata (ma c'e' chi continua anche sugli sotrnelli!)"
questa confusione credo che avvenga sia per il nome di un famoso festival musicale estivo sia perche`dai palchi dei gruppi di riproposta salentini si dice: "ora vi suoniamo la musica delle tarantate. BALLATI!"
la taranta e`in realta´il nome di un canto di lavoro di alcune zone della penisola Iberica
fins aviat
paolo
buona lettura!
[b:f738393cec]
TARANTA
(Este artàculo fue publicado por primera vez en febrero, 1969 en vol.2, no.2 del FISLetter y ha sido adaptado para Deflamenco.com)[/b:f738393cec]
Tarantas son los cantes mineros que probablemente se originan en Almeràa para despuà©s extenderse a Murcia, Jaà©n y Cartagena, pueblos mineros en el sector sureste de Espaà±a.
Mairena y Molina creen que a primeros del siglo diecinueve la taranta existàa en alguna forma primitiva, pero que sà³lo fue despuà©s de 1850 que empezà³ a adoptar su forma actual. Hay los que creen que la palabra 'taranta' fue empleado en un principio para designar un grupo de mineros que emigraron de Cartagena a Linares y que pasaron el tiempo cantando tarantas, pero incluso si fuera verdad, esto no explica porquà© llamaron sus cantes 'tarantas'.
La taranta pertenece a la gran familia de cantes de los fandangos y emplea el verso caracteràstico de 5 làneas de 8 sàlabas, con repeticià³n de la primera o segunda lànea para hacer seis làneas cantadas en total. Siendo cante minero, muchos versos hablan de las minas. El siguiente verso refleja la resignacià³n y soledad caracteràsticas de la taranta:
En el fondo de la mina
clamaba un minero asà,
En quà© soledad me encuentro
es mi compaà±a un candil
maldigo mi nacimiento'
Ademà¡s de la temà¡tica de las minas, hay versos que abarcan lo tàpico en el flamenco: el amor, la muerte y observaciones filosà³ficas.
La melodàa de la taranta es bà¡sicamente un fandango, no obstante, ciertas peculiaridades armà³nicas hace que sea diferente a otros cantes de la extensa rama del fandango. Su modo musical no està¡ bien definido y esta tonalidad variable produce la inquietante belleza tan tàpica de la taranta y todos los cantes mineros relacionados.
Es posible que la taranta fuera en sus comienzos un fandango de Almeràa que se acompaà±ara en la posicià³n de "re" o "por abajo" como dicen algunos tocaores. Aunque esta posicià³n es muy poco empleada en el flamenco, a menudo aparece en la màºsica folclà³rica de Valencia, no tan lejos de la zona minera. Sobre la marcha se podràa haber agregado un simple 'fa' sostenido, dejando sol, re, la7 y fa#, la progresià³n normal de taranta, lo cual cambia el carà¡cter del cante. Tambià©n existe la posicià³n de 'si', poco escuchado. A partir de este cambio en el acompaà±amiento, la melodàa cantada pudo haber desarrollado hacia un sonido mà¡s 'jondo' para adaptarse al aire de la màºsica, y el ritmo abandolao (similar a los verdiales) poquito a poco quedà³ olvidado, pero es pura especulacià³n.
Es interesante notar que algunos cantes abandolaos incorporan melodàas casi idà©nticas a aquellas de la taranta y sus derivados. Los variados estilos de la taranta no se atribuyen a individuos como a menudo pasa con la soleà¡ y otros cantes, sino a comarcas o pueblos. Como ocurre con los muchos estilos de fandango de la provincia de Huelva, el distinguir las melodàas de un estilo y otro es tarea complicada para el aficionado casual.
El taranto es una variedad de taranta que a menudo ha sido adaptada al ritmo bailable de una zambra lenta, una relativa novedad que fue resultado del deseo de los bailaores de teatro de encontrar nuevas posibilidades para sus repertorios. Se cree que Carman Amaya fue la primera en bailar el taranto, por la dà©cada de los cuarenta. Ademà¡s de los versos de cante, el baile incorpora 'llamadas', como en el baile por soleà¡ y otras formas, y una 'escovilla' donde se ejecutan combinaciones percusivas con los pies, y para la cual la falseta abajo transcrita es el acompaà±amiento tradicional. El baile suele acabar con el ritmo acelerado de tangos y el cantaor acompaà±a con unos versos de tangos o incluso de rumba.
Siempre ha habido desacuerdo en cuanto a si un taranto bailado deberàa de ser "cuadrado", es decir, en unidades o compases de 8, como en la farruca. No obstante, las versiones grabadas indican que muchos artistas prefieren un ritmo mà¡s libre que se reduce a unidades de 4 o incluso 2, con pasos y falsetas que se inician y acaban en cualquier acento de la màºsica. Esto hace que el baile por taranto sea el mà¡s libre del repertorio flamenco, y deja mucho margen al cantaor tambià©n. Por este mismo motivo el taranto es muy apropiado para solos de guitarra porque el flexible compà¡s binario asimila bien las falsetas originales o improvisadas.
Es imposible hablar de estos cantes sin tener en cuenta la figura de Rojo el Alpargatero (1847-1907) que desempeà±à³ un papel decisivo en su desarrollo, y muchos cantaores de la à©poca del fandango (aproximadamente 1900-1050) fueron conocidos por sus tarantas: Cojo de Mà¡laga, Manuel Vallejo, Manuel Torre, Nià±o de Cabra, Manuel Centeno, Canalejas de Puerto Real, Pastora Pavà³n y cà³mo no, don Antonio Chacà³n. El mejor recurso para estudiar los cantes mineros son las antologàas de cante.
Actualizacià³n 2003: En agosto el Festival del Cante de las Minas de La Unià³n celebrà³ su cuadragà©simo tercera edicià³n, y el Concurso Nacional de Tarantas de Linares, su trigà©simo novena.
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LUMAURIZIU
- Messaggi: 167
- Iscritto il: 28 agosto 2003, 18:30
- Località: Lecce
Grazie Lapo per l'interessante segnalazione.
Quindi abbiamo anche una "taranta" ed un "taranto" (in lingua spagnola)intesi come canti di minatori nella Spagna dell 19° secolo, simili al fandango.
Non c'é da sorprendersi affatto, considerato che nel sistema delle corrispondenze mistiche di Marius Schneider, sviluppato nel suo saggio sugli animali simbolo e nel controverso "La danza delle spade e la tarantella" (Barcellona 1949) il ragno, ovvero la taranta, é considerato esattamente come un minatore, (la Lycosa é un minatore che vive in pozzi sotterranei ... ), con tutte le valenze simboliche che ciò determina anche con riferimento al viaggio di guarigione che il malato deve compiere annualmente attraverso il paesaggio mistico per ritrovare la salute.
Le analogie tra la tarantella ed il fandango sono pure citate da Schneider, se ricordo bene.
Detto questo, resta il fatto che nel Salento, almeno in quello dei nostri nonni che fortunatamente non potevano conoscere Sparagna e Blasi, "taranta" poteva indicare sia l'animale simbolico, sia la iatromusica, sia la iatrodanza del tarantismo.
Nota per Lapo: guarda che coincidenza, lo sai che sto da un po' di tempo cercando di imparare lo spagnolo traducendo in italiano, per mio uso, il ponderoso "Gli animali simbolo ...", ormai introvabile nell'edizione italiana ?

Quindi abbiamo anche una "taranta" ed un "taranto" (in lingua spagnola)intesi come canti di minatori nella Spagna dell 19° secolo, simili al fandango.
Non c'é da sorprendersi affatto, considerato che nel sistema delle corrispondenze mistiche di Marius Schneider, sviluppato nel suo saggio sugli animali simbolo e nel controverso "La danza delle spade e la tarantella" (Barcellona 1949) il ragno, ovvero la taranta, é considerato esattamente come un minatore, (la Lycosa é un minatore che vive in pozzi sotterranei ... ), con tutte le valenze simboliche che ciò determina anche con riferimento al viaggio di guarigione che il malato deve compiere annualmente attraverso il paesaggio mistico per ritrovare la salute.
Le analogie tra la tarantella ed il fandango sono pure citate da Schneider, se ricordo bene.
Detto questo, resta il fatto che nel Salento, almeno in quello dei nostri nonni che fortunatamente non potevano conoscere Sparagna e Blasi, "taranta" poteva indicare sia l'animale simbolico, sia la iatromusica, sia la iatrodanza del tarantismo.
Nota per Lapo: guarda che coincidenza, lo sai che sto da un po' di tempo cercando di imparare lo spagnolo traducendo in italiano, per mio uso, il ponderoso "Gli animali simbolo ...", ormai introvabile nell'edizione italiana ?
IsoleSonore
Programma 2006-2007
Ogni Giovedì a partire dalle h. 22 serate con musica tradizionale
dal vivo e Festa 'a ballu!
Ultimo Giovedì del Mese: Concerto con ospiti speciali!
Corsi (annuali):
Danze Popolari (Roberta Parravano, Agata Scoppelliti, Francesca Chiriatti)
Tamburello (Andrea Piccioni)
Lira calabrese (Stefano Fraschetti)
Costo: 30 €/mese, ogni giovedì in orari da definire (intervallo 19 - 21:30)
Seminari e Stage
Chitarra Battente (Gianluca Zammarelli)
Organetto (Piero Crucitti)
Zampogna (Alessandro Mazziotti, Diego Pizzimenti )
Canto (Annamaria Civico, Gianluca Zammarelli)
Inoltre:
Proiezioni, Mostre, Incontri ed Approfondimenti sulla danza, gli strumenti,
la musica, la cultura e la tradizione del nostro meraviglioso Sud Italia,
con tanti ospiti e amici che ci raggiungeranno da varie parti d'Italia!
Per informazioni scriveteci a: isolesonore@gmail.com
oppure visitate il (pre) sito: www.adaria.blogspot.com
Programma 2006-2007
Ogni Giovedì a partire dalle h. 22 serate con musica tradizionale
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Corsi (annuali):
Danze Popolari (Roberta Parravano, Agata Scoppelliti, Francesca Chiriatti)
Tamburello (Andrea Piccioni)
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Costo: 30 €/mese, ogni giovedì in orari da definire (intervallo 19 - 21:30)
Seminari e Stage
Chitarra Battente (Gianluca Zammarelli)
Organetto (Piero Crucitti)
Zampogna (Alessandro Mazziotti, Diego Pizzimenti )
Canto (Annamaria Civico, Gianluca Zammarelli)
Inoltre:
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la musica, la cultura e la tradizione del nostro meraviglioso Sud Italia,
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[quote:9cb1c7abd1="lorena77"]No Quirino non ho mai ballato il saltarello e non mi é neanche mai capitato di vederlo ballare.Dove lo ballano?
[/quote:9cb1c7abd1]
Ma lo hai almeno sentito suonare o ascoltato?
A Roma oramai solo in occasione di alcuni concerti seminari e stage puoi vederlo ballare, che se ti interessa, quando ne so che ce ne sono ti terrò informata, considera però che spesso si balla un saltarello quasi standardizzato in genere; in realtà c'é qualche romana de Roma che lo balla ancora come si ballava a Roma (ogni zona aveva il suo stile) ma quelle che conosco io, non vogliono pubblicità e non lo ballano in pubblico.
Poi in alcuni corsi di danze popolari che si tengono annualmente a Roma c'é sempre un mesetto dedicato al saltarello, in genere viene insegnato quello amatriciano che viene detto, un po come tutta l'alta Sabina e alcune zone dell'Abruzzo "saltarella".
Altrimenti con un bel po di pazienza lo puoi vedre ballare in alcune feste poolari in alcune zone del centro Italia; in base alla mia esperienza ho visto che é discretamente ballato ancora nelle provincie di Ascoli, Rieti, Teramo, Frosinone, più sporadico anche se con situazioni degne di nota nelle altre provincie; un caso a parte é costituito dal Molise e nelle zone del bassissimo-Lazio dove si assiste a forme intermedie di passaggio fra saltarello e tarantella.
Io faccio schifo a ballarlo, sono più adatto ad accompagnarlo con il tamburello.
Comunque per una infarinatura in generale acquista da musicarte l'opuscolo "Il saltarello a Roma e nel Lazio" ( se é terminato in qualche modo lo si rimedia, se veramente ti interessa questo argomento)
Ma lo hai almeno sentito suonare o ascoltato?
A Roma oramai solo in occasione di alcuni concerti seminari e stage puoi vederlo ballare, che se ti interessa, quando ne so che ce ne sono ti terrò informata, considera però che spesso si balla un saltarello quasi standardizzato in genere; in realtà c'é qualche romana de Roma che lo balla ancora come si ballava a Roma (ogni zona aveva il suo stile) ma quelle che conosco io, non vogliono pubblicità e non lo ballano in pubblico.
Poi in alcuni corsi di danze popolari che si tengono annualmente a Roma c'é sempre un mesetto dedicato al saltarello, in genere viene insegnato quello amatriciano che viene detto, un po come tutta l'alta Sabina e alcune zone dell'Abruzzo "saltarella".
Altrimenti con un bel po di pazienza lo puoi vedre ballare in alcune feste poolari in alcune zone del centro Italia; in base alla mia esperienza ho visto che é discretamente ballato ancora nelle provincie di Ascoli, Rieti, Teramo, Frosinone, più sporadico anche se con situazioni degne di nota nelle altre provincie; un caso a parte é costituito dal Molise e nelle zone del bassissimo-Lazio dove si assiste a forme intermedie di passaggio fra saltarello e tarantella.
Io faccio schifo a ballarlo, sono più adatto ad accompagnarlo con il tamburello.
Comunque per una infarinatura in generale acquista da musicarte l'opuscolo "Il saltarello a Roma e nel Lazio" ( se é terminato in qualche modo lo si rimedia, se veramente ti interessa questo argomento)
[quote:39db3508bb="lorena77"]Grazie per tutte queste interessanti informazioni....credo che non mi dispiaccia saperne di più ,quando hai qualche data per vedere il saltarello fammelo sapere e se posso vado volentieri.
Dove posso trovare l'opuscolo?
[/quote:39db3508bb]
L'opuscolo lo trovi da musicarte che si trova a via Fabio Massimo al quartiere Prati a Roma.
Dove posso trovare l'opuscolo?
[/quote:39db3508bb]
L'opuscolo lo trovi da musicarte che si trova a via Fabio Massimo al quartiere Prati a Roma.
CONCERTI DI PIZZICA A ROMA
CIAO DI NUOVO A TUTTI!
SE QUALCUNO DI VOI PUO' DARMI QUALCHE DATA.....
GRAZIE
SE QUALCUNO DI VOI PUO' DARMI QUALCHE DATA.....
GRAZIE
Venite martedì prossimo all'EX SNIA in via Prenestina, 173
Gli amici della Capabballa vi invitano tutti
[b:6eccc3142a]MARTEDI' 19 SETTEMBRE ALLE 21,00 all'EX SNIA VISCOSA[/b:6eccc3142a]
(Via Prenestina, 173 - Roma)
per:
- Vederci e riabbracciarci dopo l'estate trascorsa;
- Presentarvi la nostra idea e, pertanto, avviare il terzo anno consecutivo del Laboratorio gratuito di Danze popolari!!
- eventualmente... far tuzzare li nostri tambureddj!!
Bene, quindi... a martedì prossimo!!
NON MANCATE!!
PS: [b:6eccc3142a]anche quest'anno, la sede del Laboratorio di Danze Popolari sarà l'EX SNIA VISCOSA[/b:6eccc3142a].
la Capabballa,
capabballa@yahoo.it
[b:6eccc3142a]MARTEDI' 19 SETTEMBRE ALLE 21,00 all'EX SNIA VISCOSA[/b:6eccc3142a]
(Via Prenestina, 173 - Roma)
per:
- Vederci e riabbracciarci dopo l'estate trascorsa;
- Presentarvi la nostra idea e, pertanto, avviare il terzo anno consecutivo del Laboratorio gratuito di Danze popolari!!
- eventualmente... far tuzzare li nostri tambureddj!!
Bene, quindi... a martedì prossimo!!
NON MANCATE!!
PS: [b:6eccc3142a]anche quest'anno, la sede del Laboratorio di Danze Popolari sarà l'EX SNIA VISCOSA[/b:6eccc3142a].
la Capabballa,
capabballa@yahoo.it
[quote:d7802240de="daddanina"]Ciao Lorena e Degaldina e ciao a tutti!
Ci siete venute poi sabato scorso a Riano a sentire i Manekà ? Io c'ero...[/quote:d7802240de]
Ciao Daddanina io non ci sono stata ma Delgaldina si e mi ha detto che non c'erano molte persone a te é piaciuta la serata?
Cmq io Martedì 19 allo Snia ci sarò eventualmente ci vediamo lì
Ciao
Ci siete venute poi sabato scorso a Riano a sentire i Manekà ? Io c'ero...[/quote:d7802240de]
Ciao Daddanina io non ci sono stata ma Delgaldina si e mi ha detto che non c'erano molte persone a te é piaciuta la serata?
Cmq io Martedì 19 allo Snia ci sarò eventualmente ci vediamo lì
Ciao
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delgaldina
- Messaggi: 10
- Iscritto il: 1 gennaio 1970, 2:00
Cara Lorena hai fatto benissimo a non andare a sentire i makekà se ti stai avvicinando alla cultura popolare salentina, loro sono veramente lontanissimi da ciò che é il popolare e fanno parte di quei gruppi che stanno contribuendo con le loro pseudopizziche da festivalbar a distruggere la vera tradizione