Ricordare Cesare Monte, Bruno Petrachi et altri
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federico.capone
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Ricordare Cesare Monte, Bruno Petrachi et altri
Questo mese, o il prossimo al massimo, si terrà il concerto dell'orchestra popolare della "Notte della Taranta" a Lecce. Penso sarebbe opportuno ricordare, in quell'occasione, Cesare Monte, scomparso nel novembre del 2005 e, magari, dato che l'evento si svolgerà a Lecce, un leccese doc, Bruno Petrachi.
So che molti di voi non considereranno la musica proposta dai due artisti (in particolare quella di Bruno Petrachi) strettamente legata ai canoni "comuni" della tradizione popolare salentina (io sì).
Cosa ne pensate?
Grazie
fc
So che molti di voi non considereranno la musica proposta dai due artisti (in particolare quella di Bruno Petrachi) strettamente legata ai canoni "comuni" della tradizione popolare salentina (io sì).
Cosa ne pensate?
Grazie
fc
Si...e proprio quello che stai pensando...
Ma é anche quello di:"Ahi rotulì,rotulì,rotulà ....l'amore e na rutella,de tie ce 'ndaggiu fa".
E di "Forza lecce miu....","E pompa quai,e pompa dhrai","Mieru,mieru,mieru llà llà ", "Me la scerrai la coppula subbra lu liettu tou...","Ci dice ca lu carceru e galera, a mie me pare na villeggiatura",e chi più ne ha più ne metta.
Insomma é stato la colonna sonora della generazione dei nostri genitori,il Raul Casadei dei salentini,per certi versi;le sue canzoni erano trasmesse a manetta sulle radio locali e ha fatto compagnia a parecchia gente al lavoro.
I motivetti che ti ho accennato li sento fischiettare spesso in giro,anche dai ragazzini,ma se chiedi chi é l'autore di queste musiche,non tutti sanno rispondere.
Adesso é rimasto il figlio Enzo a continuare la strada intrapresa dal padre,ma il successo della pizzica e delle altre forme di musica popolare salentine degli ultimi anni,hanno offuscato la sua figura,come quella di altri piccoli artisti,non strettamente legati a questo mondo.
Naturalmente sono daccordo nel ricordare lui,Cesare Monte,Ingrosso e gli altri leccesi,durante l'esibizione dell'orchestra nel nostro capoluogo.
Bisogna rendere merito a questi personaggi e farli conoscere a chi non ne ha mai sentito parlare;anche in quell'ottica di conservazione del patrimonio artistico salentino,che DOVREBBE essere uno degli obiettivi delle varie Fondazioni Notte della Taranta,Istituto Diego Carpitella e simili.
Ma é anche quello di:"Ahi rotulì,rotulì,rotulà ....l'amore e na rutella,de tie ce 'ndaggiu fa".
E di "Forza lecce miu....","E pompa quai,e pompa dhrai","Mieru,mieru,mieru llà llà ", "Me la scerrai la coppula subbra lu liettu tou...","Ci dice ca lu carceru e galera, a mie me pare na villeggiatura",e chi più ne ha più ne metta.
Insomma é stato la colonna sonora della generazione dei nostri genitori,il Raul Casadei dei salentini,per certi versi;le sue canzoni erano trasmesse a manetta sulle radio locali e ha fatto compagnia a parecchia gente al lavoro.
I motivetti che ti ho accennato li sento fischiettare spesso in giro,anche dai ragazzini,ma se chiedi chi é l'autore di queste musiche,non tutti sanno rispondere.
Adesso é rimasto il figlio Enzo a continuare la strada intrapresa dal padre,ma il successo della pizzica e delle altre forme di musica popolare salentine degli ultimi anni,hanno offuscato la sua figura,come quella di altri piccoli artisti,non strettamente legati a questo mondo.
Naturalmente sono daccordo nel ricordare lui,Cesare Monte,Ingrosso e gli altri leccesi,durante l'esibizione dell'orchestra nel nostro capoluogo.
Bisogna rendere merito a questi personaggi e farli conoscere a chi non ne ha mai sentito parlare;anche in quell'ottica di conservazione del patrimonio artistico salentino,che DOVREBBE essere uno degli obiettivi delle varie Fondazioni Notte della Taranta,Istituto Diego Carpitella e simili.
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federico.capone
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Petrachi
Penso che la peculiarità di Petrachi, oltre che nelle canzoni di repertorio, si possa trovare negli stornelli che, tranne "stornellacci leccesi", sono improvvisati e registrati "al volo".
Sono di "dipinti" di vita quotidiana della lecce che "cresceva" dal punto di vista economico e anche mediatico, quella lecce che aveva cinque o sei radio private e la seconda televisione privata in Italia (Telelecce).
Cesare Monte invece segna un po', a mio avviso, il tratto d'unione fra la musica della campagna e quella della città basti pensare a brani come "La coppula", ripresa in chiave reggae dal SSS (registrazione non ufficiale a RadioRaiStereoDrom, o "Cummare t'aggiu persu la caddhina".
Gino Ingrosso é ancora vivo ed in salute, magari potrebbero chiamare lui a cantare uno o due brani di Monte e di Petrachi, ma sarebbe chiedere troppo!
La musica di Ingrosso é soprattutto musica dialettale "d'autore", nel senso che tende a creare, in dialetto, canzoni ex novo, magari miscelandole con altri generi (il chachacha, di "Lecce in serie A", oppure "Tangu Leccese", altre, chiaramente più "popolari", sono diventate dei classici basti qui ricordare "Lu posperu", anche questa cantata in chiave raggamuffin a RadioRaiStereodrom...).
Ha svolto un lavoro di recupero non secondario e i suoi dischi con il Gruppo Liscio del Salento sono praticamente imperdibili (con brani come "Funtana Noscia", "Ndaticchia mia" (Era la festa dei tre santi / e li leccesi tutti quanti /ci sutta razzu culla zzita /ci se facia nna passeggiata/... ma sulu ieu senza l'Andata.../ addu stai Ndaticchia mia..." ripresa poi in "Turcinieddhi", del SSS, e ancora, la struggente "Lucerneddhe, lucerneddhe".
Un ultimo commento, doveroso, il giorno dopo la morte di Cesare Monte alcuni intellettuali, cantori etc si sono affrettati a ricordarne la figura e i rapporti personali che avevano con Cesare... oggi se ne sono dimenticati? Mi domando se é possibile che la gente muoia e i pensieri vadano persi.
fc
Sono di "dipinti" di vita quotidiana della lecce che "cresceva" dal punto di vista economico e anche mediatico, quella lecce che aveva cinque o sei radio private e la seconda televisione privata in Italia (Telelecce).
Cesare Monte invece segna un po', a mio avviso, il tratto d'unione fra la musica della campagna e quella della città basti pensare a brani come "La coppula", ripresa in chiave reggae dal SSS (registrazione non ufficiale a RadioRaiStereoDrom, o "Cummare t'aggiu persu la caddhina".
Gino Ingrosso é ancora vivo ed in salute, magari potrebbero chiamare lui a cantare uno o due brani di Monte e di Petrachi, ma sarebbe chiedere troppo!
La musica di Ingrosso é soprattutto musica dialettale "d'autore", nel senso che tende a creare, in dialetto, canzoni ex novo, magari miscelandole con altri generi (il chachacha, di "Lecce in serie A", oppure "Tangu Leccese", altre, chiaramente più "popolari", sono diventate dei classici basti qui ricordare "Lu posperu", anche questa cantata in chiave raggamuffin a RadioRaiStereodrom...).
Ha svolto un lavoro di recupero non secondario e i suoi dischi con il Gruppo Liscio del Salento sono praticamente imperdibili (con brani come "Funtana Noscia", "Ndaticchia mia" (Era la festa dei tre santi / e li leccesi tutti quanti /ci sutta razzu culla zzita /ci se facia nna passeggiata/... ma sulu ieu senza l'Andata.../ addu stai Ndaticchia mia..." ripresa poi in "Turcinieddhi", del SSS, e ancora, la struggente "Lucerneddhe, lucerneddhe".
Un ultimo commento, doveroso, il giorno dopo la morte di Cesare Monte alcuni intellettuali, cantori etc si sono affrettati a ricordarne la figura e i rapporti personali che avevano con Cesare... oggi se ne sono dimenticati? Mi domando se é possibile che la gente muoia e i pensieri vadano persi.
fc
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trentatré
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Caro Federico, come vedi alla fine mi sono iscritto anch'io... mi dovrai sopportare anche su sto sito e non solo alle 14 quando andiamo a prenderci il caffà©!
Cari amici di Pizzicata, mi fa piacere entrare a far parte della community che seguo sempre con grande attenzione.
Federico, te l'ho detto nel pomeriggio e te lo ribadisco ancora adesso, il fatto che Monte, Petrachi e altri siano stati importanti per la canzone popolare é indubbio e bisogna renderti merito perchà© cerchi di valorizzarli.
Poi c'é il lato "negativo" della cosa... molto spesso vai troppo avanti (non é una cosa negativa, ma non puoi pretendere che poi tutti riescano a stare dietro a ciò che dici, io ti conosco da anni e mi trovo spesso in difficoltà ...).
Bella la proposta di ricordare gli artisti nella serata dell'orchestra pop della ndt a Lecce... doverosa, oltrettutto, come richesta.
Tu l'hai fattae haai fatto bene ma, con tutta onestà , a quanti vuoi che importi? a nessuno, almeno a leggere gl'interventi su sto topic, eppure, da discutere, ci sarebbe...
Domani quando ci vediamo non mi rompere
... come direbbe Satie, sei nato troppo vecchio in un mondo molto giovane, anche per questo ti stimo.
Cari amici di Pizzicata, mi fa piacere entrare a far parte della community che seguo sempre con grande attenzione.
Federico, te l'ho detto nel pomeriggio e te lo ribadisco ancora adesso, il fatto che Monte, Petrachi e altri siano stati importanti per la canzone popolare é indubbio e bisogna renderti merito perchà© cerchi di valorizzarli.
Poi c'é il lato "negativo" della cosa... molto spesso vai troppo avanti (non é una cosa negativa, ma non puoi pretendere che poi tutti riescano a stare dietro a ciò che dici, io ti conosco da anni e mi trovo spesso in difficoltà ...).
Bella la proposta di ricordare gli artisti nella serata dell'orchestra pop della ndt a Lecce... doverosa, oltrettutto, come richesta.
Tu l'hai fattae haai fatto bene ma, con tutta onestà , a quanti vuoi che importi? a nessuno, almeno a leggere gl'interventi su sto topic, eppure, da discutere, ci sarebbe...
Domani quando ci vediamo non mi rompere
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federico.capone
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intanto comincio col piazzare qualche brano di Petrachi, Monte e company.
fc
Lu posperu
(Grimaldi-Barone*)
___
Ulìa cu sà cciu propriu cce te sienti
se sienti numenare quarche stria
pierdi la capu e nu capisci nienti
te minti a ‘mmienzu cumu la sciuetìa
la fimmena te osce nu sse duma
figurate poi a tìe cce te cumbina
lu fuecu te l amore nu sse dduma
cu ‘nnu posperu fiaccu te cucina!
rit.:
Ma cce buei cu l anni toi
cussì bbecchiu e scumbenatu
‘nci òle fuecu ‘mpezzecatu
‘nci òle fuecu ‘mpezzecatu
pe le fimmene te mòi
e lu tòu già se sta spiccia
e iéu puru su sicuru
se lu posperu nu ‘mpiccia
te ‘nde bbinchi stai a lu scuru!
te ‘nde bbinchi stai a lu scuru!
Ulìa cu te convinci ca à spicciatu
faci lu giovanottu comu a nùi
ma tìe si de lu siéculu passatu
pe tìe nu ‘nc e de fare propriu cchìui
perciò te puéti mintere li cchiali
cu biti mégghiu ma t à stare cìttu
bisogna te convinci ca nu ‘mbà li
cu te licchi li musi e tiri rittu
*45 giri del Gruppo liscio del Salento, di Gino Ingrosso
______________________________________________
Mià©ru
(Ingrosso - Petrachi**)
___
Quanti bicchieri te mià©ru me bbiu
tanti pensieri te capu me lléu
rit.:
Mià©ru mià©ru mià©ru là là
quanti culuri me faci cangià
Cu mienzu quintu suntu nu cardillu
cu mienzu litru me sentu già brillu
Lu mégghiu dottore é lu cantinieri
te lléa te capu tutti li pensieri
iéu la chiamu e iddha nu bene
iéu la chiamu e iddha nu bene
iéu la chiamu e iddha nu bene
! dha faccitosta
e nà nà ni ‘nde fujimu
e nà nà ni ‘nde fujimu
! mo tutti ddoi
iéu la mintu e iddha nu trase
iéu la mintu e iddha nu trase
iéu la mintu e iddha nu trase
!ccene? La chìai alla porta
rit.
Quandu la sìra a ccasa me ‘ncogghìu
nu ‘nci la fazzu mancu mme spogghìu
rit.
Ci la fatìa se chiama cucuzza
Mamma che puzza mamma che puzza.
** Depositata Ingrosso-Petrachi, riprende detti popolari, ne esistono almeno tre versioni "arricchite" al momento da Petrachi
___________________________________________
Fìgghi te Lecce
(Bruno Petrachi)
___
Mienzu la chiazza la sìra se parla te calciu
se tà gghia e se sfila
lu presidente Jurlanu cu nni porta in A
n à pigghìati pe manu
rit.:
Fìgghi te Lecce nùi sìmu
cantamu la rasta retendu a ci ùlimu
scherzandu, senza ‘nzurtamu
menamu la petra e scundimu la manu
Mentre sta faci l amore cu iddha ‘nfacciata
te rìte lu core
ma poi nna sorte maligna te cate nna rasta
e te scascia la tigna
rit.
ddha capricciosa te strìa chiamata Rusiana
te nui se rétia
ma la tradéra l amiche, Restà u senza zzìtu
e ‘nna pà uta te fiche
rit.
A lu ìntisette su risi tìe fuji e te pigghi
Dhi quattru turnisi
Ma quandu ìessi tolori te nanzi e te retu
‘Nci su creditori.
Maestrina
(Eupremio Fersino***)
Quandu so ‘ndato alla scola serale lo venti o lo trent anni fa
leggevo e facevo, con facilità , li cunti e le lettre d amor
o cara mia cara maestra, quel tempo non pozzo scordar
non basto di mai ringraziare per quanto ho imparato soltanto da te
rit.:
Maestrina, di sera e di mattina io penso a te! a te
maestrina, mi sento ‘nno ‘mbriaco se penso a te! a te
quando me minto co scrivo mi treman la mano! a me
le ‘ntrame, lo core lo figato sento torcire! a me
Ma quarche volta io penso intra a mmie
la mia maestra m ha fatto ‘mpaccire
comu à ggiu fare, ce cosa à ggiu dire! ma io non lo so
‘nzomma su pacciu, nu bisciu, nu sentu
me mangiu la capu e cchiù fessa dà ventu solo per te
prima mme curcu, cu pozzu durmire
me fazzu nnu mienzu te mià©ru
ma comu mi sveglio, lo primo pensiero
é quello di scrivere a te
o cara mia cara maestra adesso mi treman la mano
sul letto iéu tocca bà u chianu, non voglio cu fazzu
scarbocchi per te
rit.
Quante palore con questa presenta ulìa cu te scrivo stasera
ma basta nna sula palora sincera é come nna spada nel cuor
o cara mia cara maestra, per te non mi trovo ‘nzurato
mi firmo con nome e cognome Gustavo Bruciato
d amore per te.
*** Canzone di Eupremio Fersino, uno dei rari esempi in musica di parlata "polita"
Nel pomeriggio continuo
fc
Lu posperu
(Grimaldi-Barone*)
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Ulìa cu sà cciu propriu cce te sienti
se sienti numenare quarche stria
pierdi la capu e nu capisci nienti
te minti a ‘mmienzu cumu la sciuetìa
la fimmena te osce nu sse duma
figurate poi a tìe cce te cumbina
lu fuecu te l amore nu sse dduma
cu ‘nnu posperu fiaccu te cucina!
rit.:
Ma cce buei cu l anni toi
cussì bbecchiu e scumbenatu
‘nci òle fuecu ‘mpezzecatu
‘nci òle fuecu ‘mpezzecatu
pe le fimmene te mòi
e lu tòu già se sta spiccia
e iéu puru su sicuru
se lu posperu nu ‘mpiccia
te ‘nde bbinchi stai a lu scuru!
te ‘nde bbinchi stai a lu scuru!
Ulìa cu te convinci ca à spicciatu
faci lu giovanottu comu a nùi
ma tìe si de lu siéculu passatu
pe tìe nu ‘nc e de fare propriu cchìui
perciò te puéti mintere li cchiali
cu biti mégghiu ma t à stare cìttu
bisogna te convinci ca nu ‘mbà li
cu te licchi li musi e tiri rittu
*45 giri del Gruppo liscio del Salento, di Gino Ingrosso
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Mià©ru
(Ingrosso - Petrachi**)
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Quanti bicchieri te mià©ru me bbiu
tanti pensieri te capu me lléu
rit.:
Mià©ru mià©ru mià©ru là là
quanti culuri me faci cangià
Cu mienzu quintu suntu nu cardillu
cu mienzu litru me sentu già brillu
Lu mégghiu dottore é lu cantinieri
te lléa te capu tutti li pensieri
iéu la chiamu e iddha nu bene
iéu la chiamu e iddha nu bene
iéu la chiamu e iddha nu bene
! dha faccitosta
e nà nà ni ‘nde fujimu
e nà nà ni ‘nde fujimu
! mo tutti ddoi
iéu la mintu e iddha nu trase
iéu la mintu e iddha nu trase
iéu la mintu e iddha nu trase
!ccene? La chìai alla porta
rit.
Quandu la sìra a ccasa me ‘ncogghìu
nu ‘nci la fazzu mancu mme spogghìu
rit.
Ci la fatìa se chiama cucuzza
Mamma che puzza mamma che puzza.
** Depositata Ingrosso-Petrachi, riprende detti popolari, ne esistono almeno tre versioni "arricchite" al momento da Petrachi
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Fìgghi te Lecce
(Bruno Petrachi)
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Mienzu la chiazza la sìra se parla te calciu
se tà gghia e se sfila
lu presidente Jurlanu cu nni porta in A
n à pigghìati pe manu
rit.:
Fìgghi te Lecce nùi sìmu
cantamu la rasta retendu a ci ùlimu
scherzandu, senza ‘nzurtamu
menamu la petra e scundimu la manu
Mentre sta faci l amore cu iddha ‘nfacciata
te rìte lu core
ma poi nna sorte maligna te cate nna rasta
e te scascia la tigna
rit.
ddha capricciosa te strìa chiamata Rusiana
te nui se rétia
ma la tradéra l amiche, Restà u senza zzìtu
e ‘nna pà uta te fiche
rit.
A lu ìntisette su risi tìe fuji e te pigghi
Dhi quattru turnisi
Ma quandu ìessi tolori te nanzi e te retu
‘Nci su creditori.
Maestrina
(Eupremio Fersino***)
Quandu so ‘ndato alla scola serale lo venti o lo trent anni fa
leggevo e facevo, con facilità , li cunti e le lettre d amor
o cara mia cara maestra, quel tempo non pozzo scordar
non basto di mai ringraziare per quanto ho imparato soltanto da te
rit.:
Maestrina, di sera e di mattina io penso a te! a te
maestrina, mi sento ‘nno ‘mbriaco se penso a te! a te
quando me minto co scrivo mi treman la mano! a me
le ‘ntrame, lo core lo figato sento torcire! a me
Ma quarche volta io penso intra a mmie
la mia maestra m ha fatto ‘mpaccire
comu à ggiu fare, ce cosa à ggiu dire! ma io non lo so
‘nzomma su pacciu, nu bisciu, nu sentu
me mangiu la capu e cchiù fessa dà ventu solo per te
prima mme curcu, cu pozzu durmire
me fazzu nnu mienzu te mià©ru
ma comu mi sveglio, lo primo pensiero
é quello di scrivere a te
o cara mia cara maestra adesso mi treman la mano
sul letto iéu tocca bà u chianu, non voglio cu fazzu
scarbocchi per te
rit.
Quante palore con questa presenta ulìa cu te scrivo stasera
ma basta nna sula palora sincera é come nna spada nel cuor
o cara mia cara maestra, per te non mi trovo ‘nzurato
mi firmo con nome e cognome Gustavo Bruciato
d amore per te.
*** Canzone di Eupremio Fersino, uno dei rari esempi in musica di parlata "polita"
Nel pomeriggio continuo
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federico.capone
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Aggiungo qualche altro canto folk
L arcu te Pratu
(Corallo-Corallo)
Inne rre Ferdinandu all arcu te Pratu
lu sindacu tisse presciatu:
"Maestà , quistu é l arcu"
e iddhu te bottu respuse "che me ne fotto!"
e de tale momentu
rùmase alla storia
sta frase ca cantu cu boria
e ùi puru cantati cu mie stu sturnellu
ca dénta ddaveru chiù bellu
rit:
Sìmu leccesi core presciatu
sòna maestru arcu te Pratu
La culonna alla chìazza te sìeculi à usata
la òsera a nforza spustata
santu Ronzu perieddhu s à fattu capace
ca nuddhu aqquai là ssanu a ‘mpace
da quei libertini Fanfulla e Peppalu
fujiu Garibaldi a cavallu
e lu Santu ce à ddire "mo é miu lu pasticciu
ma basta ca a nterra nu spicciu"
rit.
La uagnona te mòi, tutta quanta pittata
‘nci téne a nu bessere asata
ma lu sforzu lu face, se quarche cà rusu
à e prima nì stuscia lu musu
pigghià nduci gustu lu scrupulu passa
e ‘ntorna ‘mbrazzare se là ssa
e poi rite cuntenta uardandu l amatu
quandu ésse te facce ‘nquacchiatu.
____________________________________
Lecce Gentile
(Pizzi-Preite)
Luna ca uà rdi, ìentu ca sienti
erba te campu stelle lucenti
rose te mà ggiu ca frische ‘ndurati
comu li à si ca iddha m à dati
‘nc ete nnu core pacciu te amore
Lecce gentile e beddha ògghiu cu cantu
quiddhu ca me sta sentu intr a lu core
nnu paradisu ‘nterra si pe mie
tuttu me pare beddhu a nturnu a tìe
cantu nna beddha strìa ca passa e tice:
"Rusciuli russi, ci òle rusciuli"
oh Lecce t amu tantu e su felice
Cantu nna beddha strìa ca passa e tice:
"Rusciuli russi, ci òle rusciuli"
O Lecce t amu tantu e su felice.
___________________________________________
Le lucerneddhe te santu Ronzu
(Pecoraro-Casarano)
Quandu a Lecce se ddumà nu,
a ogne parte lucerneddhe
le caruse se ‘ncuntranu,
cu ddo mendule e nuceddhe
poi la sìra te la festa, nu girettu, e nu gelatu
nu carizzu a mmanulesta e nu à su nnamuratu
rit.:
Lucerneddhe, lucerneddhe, coriceddhi ‘mpezzecati
le piccinne, tutte beddhe, tìempi chiùi ca nu turnati
quante cose rrecurdati, tìempi chiùi ca nu turnati
quante cose rrecurdati
Mòi lu lussu, lu splendore,
‘nc e la moda, l eleganza
Mòi nu ‘nc ete chiùi stupore,
mòi nu ‘nc ete chiùi sustanza
unghe russe e néi finti, e li capiddhi, ossigenati
le vagnone tutte beddhe, piettu e fianchi limitati.
______________________________________
‘Ndaticchia mia
(Oronzo)
A Lecce nésciu anticu e beddhu,
ete la festa dei tre santi
pe li leccesi tutti quanti,
ad ogne casa e festiceddha
ci canta a sulu o in compagnia,
ci se sta sente na sunata
Stà e tuttu Lecce in armunia,
ma sulu iéu, senza la ‘Ndata
rit.:
A du stai ‘Ndaticchia mia? ca te ògghiu tantu bene
ieni aqquai, facimu pace, nu me fare tante scene
ni nde sciamu alla festa, sutta razzu a core a core
Tìe pe mie si l amore, a du stai ‘Ndaticchia mia?
Tutti la sà nnu ca sta giru,
pe tìe ‘Ndaticchia, sprasematu
m à ggiu straccatu, nu me fìtu,
me sentu comu nu stunatu
a du t à scusa beddha mia?
tutta la festa à ggiu giratu
a santu Ronzu m à ggiu tatu,
te tròu a tìe, sulu pe mìe
rit.
Finalmente te truà i, iéni aqquai ‘Ndaticchia mia
Tà mme nu à su cu lu core, tutti e doi simu l amore.
Lu Pascalinu tou
(Pizzi)
Ete bruttu ressu e curtu, cu lu nasu scrafazzatu,
cu li musi te presuttu, ma te tutte ‘nnamuratu
alla ‘Ndata te rimpettu, quando e cita la serata
ni bà sòna l organettu, specie quando stà e curcata
e ni canta cu passione, la chiù bella serenata
rit.:
Lu Pascalinu tòu, te la sta face
e tìe te la sta sienti, intr a lu liettu
la mégghiu serenata ci te piace,
mentre lu core te sta zumpa a ‘mpiettu
la ucca tìeni frisca comu rosa,
e zuccarata comu a nu confettu
cu tutta la passione ulìa te sposa,
lu Pascalinu tòu, cu l organettu
Mo la ‘Nzina mo la ‘Ndata, mo la Rosa, mo la Sasa
ogne sìra cangia casa, ma nu cangia la sunata
ogne fimmena zitella, veduvella o maretata,
se la sente bella bella, specie quando stae curcata
e lu Pascalinu nésciu ni la sòna n à utra fiata.
________________
L arcu te Pratu
(Corallo-Corallo)
Inne rre Ferdinandu all arcu te Pratu
lu sindacu tisse presciatu:
"Maestà , quistu é l arcu"
e iddhu te bottu respuse "che me ne fotto!"
e de tale momentu
rùmase alla storia
sta frase ca cantu cu boria
e ùi puru cantati cu mie stu sturnellu
ca dénta ddaveru chiù bellu
rit:
Sìmu leccesi core presciatu
sòna maestru arcu te Pratu
La culonna alla chìazza te sìeculi à usata
la òsera a nforza spustata
santu Ronzu perieddhu s à fattu capace
ca nuddhu aqquai là ssanu a ‘mpace
da quei libertini Fanfulla e Peppalu
fujiu Garibaldi a cavallu
e lu Santu ce à ddire "mo é miu lu pasticciu
ma basta ca a nterra nu spicciu"
rit.
La uagnona te mòi, tutta quanta pittata
‘nci téne a nu bessere asata
ma lu sforzu lu face, se quarche cà rusu
à e prima nì stuscia lu musu
pigghià nduci gustu lu scrupulu passa
e ‘ntorna ‘mbrazzare se là ssa
e poi rite cuntenta uardandu l amatu
quandu ésse te facce ‘nquacchiatu.
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Lecce Gentile
(Pizzi-Preite)
Luna ca uà rdi, ìentu ca sienti
erba te campu stelle lucenti
rose te mà ggiu ca frische ‘ndurati
comu li à si ca iddha m à dati
‘nc ete nnu core pacciu te amore
Lecce gentile e beddha ògghiu cu cantu
quiddhu ca me sta sentu intr a lu core
nnu paradisu ‘nterra si pe mie
tuttu me pare beddhu a nturnu a tìe
cantu nna beddha strìa ca passa e tice:
"Rusciuli russi, ci òle rusciuli"
oh Lecce t amu tantu e su felice
Cantu nna beddha strìa ca passa e tice:
"Rusciuli russi, ci òle rusciuli"
O Lecce t amu tantu e su felice.
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Le lucerneddhe te santu Ronzu
(Pecoraro-Casarano)
Quandu a Lecce se ddumà nu,
a ogne parte lucerneddhe
le caruse se ‘ncuntranu,
cu ddo mendule e nuceddhe
poi la sìra te la festa, nu girettu, e nu gelatu
nu carizzu a mmanulesta e nu à su nnamuratu
rit.:
Lucerneddhe, lucerneddhe, coriceddhi ‘mpezzecati
le piccinne, tutte beddhe, tìempi chiùi ca nu turnati
quante cose rrecurdati, tìempi chiùi ca nu turnati
quante cose rrecurdati
Mòi lu lussu, lu splendore,
‘nc e la moda, l eleganza
Mòi nu ‘nc ete chiùi stupore,
mòi nu ‘nc ete chiùi sustanza
unghe russe e néi finti, e li capiddhi, ossigenati
le vagnone tutte beddhe, piettu e fianchi limitati.
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‘Ndaticchia mia
(Oronzo)
A Lecce nésciu anticu e beddhu,
ete la festa dei tre santi
pe li leccesi tutti quanti,
ad ogne casa e festiceddha
ci canta a sulu o in compagnia,
ci se sta sente na sunata
Stà e tuttu Lecce in armunia,
ma sulu iéu, senza la ‘Ndata
rit.:
A du stai ‘Ndaticchia mia? ca te ògghiu tantu bene
ieni aqquai, facimu pace, nu me fare tante scene
ni nde sciamu alla festa, sutta razzu a core a core
Tìe pe mie si l amore, a du stai ‘Ndaticchia mia?
Tutti la sà nnu ca sta giru,
pe tìe ‘Ndaticchia, sprasematu
m à ggiu straccatu, nu me fìtu,
me sentu comu nu stunatu
a du t à scusa beddha mia?
tutta la festa à ggiu giratu
a santu Ronzu m à ggiu tatu,
te tròu a tìe, sulu pe mìe
rit.
Finalmente te truà i, iéni aqquai ‘Ndaticchia mia
Tà mme nu à su cu lu core, tutti e doi simu l amore.
Lu Pascalinu tou
(Pizzi)
Ete bruttu ressu e curtu, cu lu nasu scrafazzatu,
cu li musi te presuttu, ma te tutte ‘nnamuratu
alla ‘Ndata te rimpettu, quando e cita la serata
ni bà sòna l organettu, specie quando stà e curcata
e ni canta cu passione, la chiù bella serenata
rit.:
Lu Pascalinu tòu, te la sta face
e tìe te la sta sienti, intr a lu liettu
la mégghiu serenata ci te piace,
mentre lu core te sta zumpa a ‘mpiettu
la ucca tìeni frisca comu rosa,
e zuccarata comu a nu confettu
cu tutta la passione ulìa te sposa,
lu Pascalinu tòu, cu l organettu
Mo la ‘Nzina mo la ‘Ndata, mo la Rosa, mo la Sasa
ogne sìra cangia casa, ma nu cangia la sunata
ogne fimmena zitella, veduvella o maretata,
se la sente bella bella, specie quando stae curcata
e lu Pascalinu nésciu ni la sòna n à utra fiata.
________________
Visto che ci sono,ne aggiungo una anch'io:
LU PUMPIERI
(Bruno Petrachi)
rit: E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri ni 'nde llea
de intru li uai
E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri nu se ferma
nu se ferma mai.
Quante focure dumate
per le chiazze e per le strade
quanti posperi dumati
de ddhri poveri mariti
ma lu vigile s'allena
cu la pompa e la sirena
basta tocca nu buttune
e se apre ogne purtune
Mamma chiama lu pumpieri
me 'nde caccia stu penzieri
Sant'Antoni stu mariciu
quantu fuecu ca sta biciu
Mamma chiama lu pumpieri
iddhru sape lu mestieri
ca lu fuecu de stu core
me lu stuta cull'amore
oce ieu su nnammurata
su felice,stau preciata
rit: E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri ni 'nde llea
de intru li uai
E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri nu se ferma
nu se ferma mai.
Già sta sentu la sirena
pe le strade ca sta fuce
finalmente ca sta rria
lu pumpieri duce duce
vieni quai pumpieri miu
ca sta bb'ardu tutta quanta
minti motu quai sta pompa
me ddifrisca l'acquasanta
Mamma chiama lu pumpieri
me 'nde caccia stu penzieri
Sant'Antoni stu mariciu
quantu fuecu ca sta biciu
Mamma chiama lu pumpieri
iddhru sape lu mestieri
ca lu fuecu de stu core
me lu stuta cull'amore
oce ieu su nnammurata
su felice,stau preciata
rit: E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri ni 'nde llea
de intru li uai
E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri nu se ferma
nu se ferma mai.
E pompa quai,e pompa ddhrai.....
Appena la recupero ve ne scrivo qualcun'altra.
LU PUMPIERI
(Bruno Petrachi)
rit: E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri ni 'nde llea
de intru li uai
E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri nu se ferma
nu se ferma mai.
Quante focure dumate
per le chiazze e per le strade
quanti posperi dumati
de ddhri poveri mariti
ma lu vigile s'allena
cu la pompa e la sirena
basta tocca nu buttune
e se apre ogne purtune
Mamma chiama lu pumpieri
me 'nde caccia stu penzieri
Sant'Antoni stu mariciu
quantu fuecu ca sta biciu
Mamma chiama lu pumpieri
iddhru sape lu mestieri
ca lu fuecu de stu core
me lu stuta cull'amore
oce ieu su nnammurata
su felice,stau preciata
rit: E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri ni 'nde llea
de intru li uai
E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri nu se ferma
nu se ferma mai.
Già sta sentu la sirena
pe le strade ca sta fuce
finalmente ca sta rria
lu pumpieri duce duce
vieni quai pumpieri miu
ca sta bb'ardu tutta quanta
minti motu quai sta pompa
me ddifrisca l'acquasanta
Mamma chiama lu pumpieri
me 'nde caccia stu penzieri
Sant'Antoni stu mariciu
quantu fuecu ca sta biciu
Mamma chiama lu pumpieri
iddhru sape lu mestieri
ca lu fuecu de stu core
me lu stuta cull'amore
oce ieu su nnammurata
su felice,stau preciata
rit: E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri ni 'nde llea
de intru li uai
E pompa quai,(e pompa quai)
e pompa ddhrai,(e pompa ddhrai)
lu pumpieri nu se ferma
nu se ferma mai.
E pompa quai,e pompa ddhrai.....
Appena la recupero ve ne scrivo qualcun'altra.
-
federico.capone
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- Località: Cavallino (le)
- Contatta:
tango
Liolà , ste due le conosci?
Tangu leccese
(Gino Ingrosso)
St ebuca de crisi e de cunsumi
é comu nu richiamu alli cuntrasti
quandu t à crisu tìe cce t à cattatu
mancu te giri e già t à nu ‘mprosatu!
Tangu, tangu leccese
tangu te quattru sordi e te ogni mese
te quandu tornu a casa cu lla paca
nu mmancu rrìu già s à spicciata!
rit:
Tangu, tangu leccese
tangu te li pinzieri e te le spese
ma iéu pìgghiu lu trenu cra matina
tròu nu rimediu, na metecina
Però timme tìe a ddu à ggiu scire
stu cielu cu stu mare à ggiu llassare
l amici, la gente ce à nu dire
ca pe lli sordi l à ggiu abbandunare
Tangu, tangu leccese
tangu te quattru sordi e te stu core
stu core ca nu sape mai tratire
aqquai à natu, aqquai à murire
rit.
Però timme tìe a ddu à ggiu scire
stu cielu cu stu mare à ggiu llassare
l amici, la gente ce à nu dire
ca pe lli sordi l à ggiu abbandunare
Tangu, tangu leccese
tangu te quattru sordi e de stu core
stu core ca nu sape mai tradire
aqquai à natu, aqquai à murire.
Nu ni lassamu chìui
(Gino Ingrosso)
Se manchi a casa tìe,
manca lu sule
é comu ‘nna poesia!
senza palore
però se terni tìe,
torna l amore...
e iéu comu ‘nna fìata
pòzzu cantare
Nu ni lassamu chiùi
perduname se puei
sta vita é già difficile
a doi é chiù sopportabile
nu ni lassamu chiùi
nu te nde scire mai
ca sulu perdu l anima
nu bagghiu la metà
Mo tìe,
nu chiangere cu mie
nui ddòi,
nu n ìmu persi mai
‘nd ìmu passate tante,
nu ni lassamu chìui
Ha stata ‘nna paccìa
sta luntananza
ca dopu tantu bbene,
restammu senza
se campa picchi e nui,
st indifferenza
cangiamula te mòi,
cu ‘nna speranza.
_____________________
Alé alé Santu Ronzu
(Gino Ingrosso)
Alé Alé! santu Ronzu
alé alé santu Ronzu
zicca llenta, svita, stringi
‘mbrugghia, sprugghia, sali scindi
Molla la catina,
tà mme lu martìeddhu
ca stu santu Ronzu,
l ìmu ffare beddhu
rit.:
Alé alé santu Ronzu
alé alé mo te conzu
mena, ‘nchioa lassa pìgghiu
molla, ‘ncarra, poeru fìgghiu
Llete ca sta bùcca,
chianu cu nu cascia
fatte chiù ddhammera,
cu nu te catiscia
Li profeti te ventura,
te ‘nduenà ra la spentura (fuecu nésciu)
se profetanu l amore
a ddu spiccia stu vapore (fuecu nésciu)
Alé alé! santu Ronzu
alé alé! fierru e bronzu
t à nu fattu ‘nu pupazzu
tìe stai cittu e iéu me ‘ncazzu
Osce muta gente,
òle tegna usce
però annanzi a tìe
mai se fannu cruce.
Tangu leccese
(Gino Ingrosso)
St ebuca de crisi e de cunsumi
é comu nu richiamu alli cuntrasti
quandu t à crisu tìe cce t à cattatu
mancu te giri e già t à nu ‘mprosatu!
Tangu, tangu leccese
tangu te quattru sordi e te ogni mese
te quandu tornu a casa cu lla paca
nu mmancu rrìu già s à spicciata!
rit:
Tangu, tangu leccese
tangu te li pinzieri e te le spese
ma iéu pìgghiu lu trenu cra matina
tròu nu rimediu, na metecina
Però timme tìe a ddu à ggiu scire
stu cielu cu stu mare à ggiu llassare
l amici, la gente ce à nu dire
ca pe lli sordi l à ggiu abbandunare
Tangu, tangu leccese
tangu te quattru sordi e te stu core
stu core ca nu sape mai tratire
aqquai à natu, aqquai à murire
rit.
Però timme tìe a ddu à ggiu scire
stu cielu cu stu mare à ggiu llassare
l amici, la gente ce à nu dire
ca pe lli sordi l à ggiu abbandunare
Tangu, tangu leccese
tangu te quattru sordi e de stu core
stu core ca nu sape mai tradire
aqquai à natu, aqquai à murire.
Nu ni lassamu chìui
(Gino Ingrosso)
Se manchi a casa tìe,
manca lu sule
é comu ‘nna poesia!
senza palore
però se terni tìe,
torna l amore...
e iéu comu ‘nna fìata
pòzzu cantare
Nu ni lassamu chiùi
perduname se puei
sta vita é già difficile
a doi é chiù sopportabile
nu ni lassamu chiùi
nu te nde scire mai
ca sulu perdu l anima
nu bagghiu la metà
Mo tìe,
nu chiangere cu mie
nui ddòi,
nu n ìmu persi mai
‘nd ìmu passate tante,
nu ni lassamu chìui
Ha stata ‘nna paccìa
sta luntananza
ca dopu tantu bbene,
restammu senza
se campa picchi e nui,
st indifferenza
cangiamula te mòi,
cu ‘nna speranza.
_____________________
Alé alé Santu Ronzu
(Gino Ingrosso)
Alé Alé! santu Ronzu
alé alé santu Ronzu
zicca llenta, svita, stringi
‘mbrugghia, sprugghia, sali scindi
Molla la catina,
tà mme lu martìeddhu
ca stu santu Ronzu,
l ìmu ffare beddhu
rit.:
Alé alé santu Ronzu
alé alé mo te conzu
mena, ‘nchioa lassa pìgghiu
molla, ‘ncarra, poeru fìgghiu
Llete ca sta bùcca,
chianu cu nu cascia
fatte chiù ddhammera,
cu nu te catiscia
Li profeti te ventura,
te ‘nduenà ra la spentura (fuecu nésciu)
se profetanu l amore
a ddu spiccia stu vapore (fuecu nésciu)
Alé alé! santu Ronzu
alé alé! fierru e bronzu
t à nu fattu ‘nu pupazzu
tìe stai cittu e iéu me ‘ncazzu
Osce muta gente,
òle tegna usce
però annanzi a tìe
mai se fannu cruce.
Eh...capone,capone...tu giochi d'astuzia...
Ti dico subito che su Monte,Ingrosso e gli altri leccesi mi trovi impreparato...
Ma su Petrachi,posso dire la mia.
E allora ti rilancio con...
FORZA LECCE
Quista é la squadra te lu core nesciu
ca a tutti quanti nui ni face sprasemà
nella Penisola ete canusciuta
percé sa vincere e sape conquistà
pe nui leccesi é l'opera cchiu bella
murimu se la squadra noscia cade
ma propriu quandu nun ci la facimu
comu la Lupa encimu a muzzecate
rit:Forza Lecce miu
subbra stu campu tutti hannu tremà
n'imu fare bbitere
ca simu degni della serie A
le pinne hannu lassare
lu punti ni hannu dà
e nui tutti 'ncoru imu cantà :
"Forza Lecce miu
ca simu degni della serie A"
La squadra noscia é na cosa fina
na cosa sacra ca nesciunu pò tuccà
de giallurossu porta la divisa
e su lu campu poi se face rispettà
subbra li spalti nui la n'coraggiamu
e tutti :"Forza Lecce" imu retare
ca pe lu forte chiassu ca facimu
puru li muerti hannu resuscitare
rit:Forza Lecce miu
subbra stu campu tutti hannu tremà
n'imu fare bbitere
ca simu degni della serie A
le pinne hannu lassare
lu punti ni hannu dà
e nui tutti 'ncoru imu cantà :
"Forza Lecce miu
ca simu degni della serie A"
le pinne hannu lassare
lu punti ni hannu dà
e nui tutti 'ncoru imu cantà :
"Forza Lecce miu
ca simu degni della serie A" .
Mi riservo altri colpi appena ho il tempo di trascrivere...
Ti dico subito che su Monte,Ingrosso e gli altri leccesi mi trovi impreparato...
Ma su Petrachi,posso dire la mia.
E allora ti rilancio con...
FORZA LECCE
Quista é la squadra te lu core nesciu
ca a tutti quanti nui ni face sprasemà
nella Penisola ete canusciuta
percé sa vincere e sape conquistà
pe nui leccesi é l'opera cchiu bella
murimu se la squadra noscia cade
ma propriu quandu nun ci la facimu
comu la Lupa encimu a muzzecate
rit:Forza Lecce miu
subbra stu campu tutti hannu tremà
n'imu fare bbitere
ca simu degni della serie A
le pinne hannu lassare
lu punti ni hannu dà
e nui tutti 'ncoru imu cantà :
"Forza Lecce miu
ca simu degni della serie A"
La squadra noscia é na cosa fina
na cosa sacra ca nesciunu pò tuccà
de giallurossu porta la divisa
e su lu campu poi se face rispettà
subbra li spalti nui la n'coraggiamu
e tutti :"Forza Lecce" imu retare
ca pe lu forte chiassu ca facimu
puru li muerti hannu resuscitare
rit:Forza Lecce miu
subbra stu campu tutti hannu tremà
n'imu fare bbitere
ca simu degni della serie A
le pinne hannu lassare
lu punti ni hannu dà
e nui tutti 'ncoru imu cantà :
"Forza Lecce miu
ca simu degni della serie A"
le pinne hannu lassare
lu punti ni hannu dà
e nui tutti 'ncoru imu cantà :
"Forza Lecce miu
ca simu degni della serie A" .
Mi riservo altri colpi appena ho il tempo di trascrivere...
Rieccomi all'attacco!!!
EMIGRANTE
Un giorno dal mio paese io son partito
emigrante in terra straniera io sono andato
la mia mamma piangendo e la moglie ho lasciato
ed un figlio più bello del sole appena nato
rit: Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà
Con gli occhi pieni di lacrime ioson partito
abbracciando la mia famiglia e il vicinato
una valigia piena di sogni mi son portato
emigrante in fonderia mi son trovato
rit: Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà
Lavoravo di giorno e notte e con sudore
ma soffrivo di nostalgia per ritornare
tutti gli anni che ho passato a risparmiare
una casa al mio paese voglio comprare
rit: Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà
Ormai dopo tant'anni ci son riuscito
una casa al mio paese ho comprato
ma il lavoro in fonderia mi ha segnato
l'emigante a casa sua é ritornato
rit: Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà
Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà ...
E non finisce qui...
EMIGRANTE
Un giorno dal mio paese io son partito
emigrante in terra straniera io sono andato
la mia mamma piangendo e la moglie ho lasciato
ed un figlio più bello del sole appena nato
rit: Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà
Con gli occhi pieni di lacrime ioson partito
abbracciando la mia famiglia e il vicinato
una valigia piena di sogni mi son portato
emigrante in fonderia mi son trovato
rit: Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà
Lavoravo di giorno e notte e con sudore
ma soffrivo di nostalgia per ritornare
tutti gli anni che ho passato a risparmiare
una casa al mio paese voglio comprare
rit: Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà
Ormai dopo tant'anni ci son riuscito
una casa al mio paese ho comprato
ma il lavoro in fonderia mi ha segnato
l'emigante a casa sua é ritornato
rit: Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà
Emigrante che viene
emigrante che va
la tua vita un inferno
di emigrante sarà ...
E non finisce qui...