"Popolare" e "Tradizionale"
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Nella discussione " Il Forum di Pizzicata, la situazione sta degenerando?" é stato detto qualcosa di interessante e, a mio modesto parere, piuttosto veritiero...Vi riporto per intero una frase di Ziarturu:"Il problema che in questo sito si confonde il termine tradizionale con popolare: la tradizione impone certe regole a chi le vuole seguire; il popolo si evolve con i tempi é libero di seguire la tradizione quando e dove lo voglia."E la risposta di Tizgana:"Credo che un genere musicale smetta di essere tradizionale e cominci a diventare popolare quando viene seguito e manipolato da un gran numero di persone."[...]"La musica tradizionale é stata popolare per un certo periodo, poi, negli anni 70, con l'emancipazione, con la tecnologia, é stata rimpiazzata, e tenuta in vita da pochi "arretrati" e intellettuali.....da un pò di anni é tornata in vita, é ritornata ad essere una musica popolare, conosciuta e stimata in tutta Italia e oltre, da bambini ed anziani, da borghesi e paesani...."[...]Credo che la questione sarebbe da chiarire quanto prima, almeno per metterci d'accordo sul significato delle parole che si usa.Con questo proposito ve la propongo come discussione: chà© ognuno dica la sua...Un salutoQuesto messaggio é stato modificato da: Valerio, 14 Gen 2004 - 09:24 [addsig]
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sanguevivo
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Tanto per cambiare argomento... [addsig]
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Girando per internet ho trovato qualcosa che riguarda piuttosto da vicino la questione.Ve lo propongo senza pretese: non ritengo quello che viene detto sia da considerarsi ne' "Vero" ne' "Falso", ne' "Giusto" ne' "Sbagliato in assoluto...Semplicemente é un "punto di vista" che prenderei come spunto per intavolare una discussione, se qualcuno ha voglia di partecipare.Purtroppo non so chi sia l'autore di questo testo.Il sito su cui l'ho trovato é "siciliano": http://www.portalesila.it, ed in particolare: http://www.portalesila.it/musicaetnica/indice.htm.Ecco a voi: MUSICA POPOLAREMusica trasmessa oralmente, diffusa attraverso l'esecuzione e non con la notazione, e appresa a orecchio. I nomi dei suoi autori sono ignoti, o comunque dimenticati. La musica popolare esiste, in quasi tutte le società della terra, in diversissime forme e in una grande varietà di condizioni socioculturali.Musica e comunità Eseguita da membri della comunità privi di una formazione musicale specialistica, la musica popolare é spesso legata ai cicli delle stagioni, a eventi-chiave nella vita personale e ad attività come la pratica religiosa, il lavoro, la cura dei figli. La musica popolare si può definire la musica degli strati meno colti, principalmente rurali, di società in cui esiste anche un'à©lite musicale, la cui musica viene detta "classica" o "colta".Quando passa da un esecutore all'altro, un canto popolare tende a modificarsi in seguito a interventi creativi, imperfezioni della memoria, valori estetici diversi, e per l'influsso dello stile di altre musiche note all'esecutore. Una canzone popolare genera così delle varianti, trasformandosi un po' alla volta e ripresentandosi in molte forme, a volte irriconoscibili. La musica popolare subisce in genere l'influsso dei centri culturali vicini (città , corti, monasteri), e spesso si comporta come una sorta di deposito che conserva per lunghi periodi caratteristiche di musica d'arte più antica. La musica popolare é anche quella in cui la comunità etnica più si riconosce. In generale fiorisce al di fuori di istituzioni come la scuola e la Chiesa. Se, come si é detto, la musica popolare esiste presso molte culture che dispongono anche di una tradizione musicale colta, come in India, in Cina e in Medio Oriente, il suo ruolo nella società e rispetto alle altre forme musicali varia. Ad esempio, in India esiste un confine più netto che in Occidente tra musica classica e popolare, mentre in Medio Oriente capita che un musicista passi da un genere all'altro. In Iran la musica popolare é detta "regionale", ed é eseguita da interpreti che in effetti sono più specializzati di quelli della tradizione colta. [...]La musica popolare nel mondo modernoL'immagine fin qui presentata vale per la musica popolare che é esistita per centinaia di anni e che continua a esistere in poche culture isolate. La maggior parte delle culture popolari, però, ha subito profondi cambiamenti nell'ultimo secolo: la stampa e i mass media hanno permesso l'accesso alla cultura urbana; gli esponenti inurbati delle comunità rurali hanno portato avanti le loro tradizioni in forma assai mutata. E anche la musica urbana ha risentito del contatto. In tal modo, molti fenomeni un tempo ai margini della musica popolare hanno assunto una grande importanza. Le minoranze etniche, ad esempio, vedono nelle loro tradizioni un mezzo per rafforzare l'identità di gruppo, funzione che prima non avevano; un altro esempio sono i canti politici e di protesta ricreati sullo stile della musica popolare. In America, folksinger di origine sia rurale sia colta (come Pete Seeger) sono entrati a pieno titolo nella musica di consumo; e lo stesso é accaduto anche negli altri continenti. La musica popolare si é poi mescolata ad altri generi e stili, come il folk, il country & western, il soul e il gospel. In Italia, che possiede un patrimonio musicale popolare ricchissimo e fortemente differenziato geograficamente, si é assistito negli ultimi decenni a vari livelli di interesse e di riuso: dall'opera di ricerca e conservazione di organismi come l'Istituto Ernesto De Martino, a varie iniziative di diffusione discografica di materiale originale (i Dischi del Sole, il Nuovo Canzoniere Italiano), alla riproposta in concerto di musica popolare da parte di gruppi di estrazione più o meno colta (Nuova Compagnia di Canto Popolare, Canzoniere del Lazio, Schola Cantorum). Oggi, nei gruppi che si rifanno alla musica popolare sembra prevalere l'interesse, più che per il recupero, per la contaminazione: non solo tra il repertorio tradizionale e le nuove sonorità del rock, ma anche con l'accostamento a tradizioni diverse come quella celtica (i Modena City Ramblers) o quella del Sud del Mediterraneo (i MauMau, gli Almamegretta).In breve, il carattere della musica popolare é mutato profondamente in questo secondo dopoguerra, e le linee che la separano dagli altri tipi di musica si sono fatte meno nette. In ogni caso, come fenomeno mondiale, pur trasformandosi, non dà cenni di voler scomparire.(http://www.portalesila.it/musicaetnica/ ... polare.htm)***********************Ci ho preso gusto: mi sto girando un po' di siti per trovare quello che a giro si dice riguardo questo argomento...Stavolta da un sito "Irlandese": http://utenti.lycos.it/IrishPeople/A voi:LA MUSICA TRADIZIONALEE' praticamente impossibile trovare una definizione univoca per una forma musicale, e di certo la musica tradizionale non fa eccezione. Comunque, in senso generale, il termine si riferisce alla musica che ha legami con la tradizione folkloristica del passato e che, di solito, passa direttamente da musicista a musicista e da generazione a generazione, oralmente o attraverso esecuzioni dal vivo, piuttosto che attraverso opere o testi scritti. Solitamente si può distinguere in due categorie:-MUSICA STRUMENTALE, spesso in forma di gighe, hornpipe, reel e polka, destinata alla danza.-MUSICA VOCALE, eseguita spesso senza alcun tipo di accompagnamento strumentale.Essendo, come detto, un mezzo principalmente orale la musica tradizionale é molto flessibile, permettendo così l'introduzione di nuove idee e stili. La maggior parte dei musicisti tradizionali impara a suonare ascoltando validi esperti e risuonando poi i loro motivi. Una delle tradizioni più diffuse é quella della session (sessione), improvvisazioni e riunioni informali di musicisti in cui sono invitati a partecipare anche i meno esperti. Una tale apertura mentale permette alla musica di assorbire anche elementi esterni: caratterizzando questa forma per l'assenza di schemi fissi ed immutabili. L'unico modo, forse il più genuino, di apprezzare appieno della musica tradizionale irlandese é quello di prendere voi stessi uno strumento ed unirvi al gruppo...(http://utenti.lycos.it/IrishPeople/musi ... onale.html)E questo é tutto per adesso.Un saluto...Questo messaggio é stato modificato da: Valerio, 15 Gen 2004 - 12:13 [addsig]
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federico.capone
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Scusate se mi intrometto sul discorso che mi pare interessante, ma le cose vanno prese per quello che sono.
La tradizione e il popolare sono due cose differenti, in particolare il popolare delimita un "livello" (colta, semicolta, popolare, popolaresca e così via... e nel Salento non mi pare che molti etnoprofessoroni studino i livelli, anche perchà© sono estremamente complessi).
Tanto é vero che ci sono le tradizioni colte e le tradizioni popolari. Ma non solo. Vi sono anche le tradizioni scritte e quelle orali o semiorali...
Quindi una musica può essere tradizionale e popolare; può essere popolare e non tradizionale. Può essere tradizionale colta o semplicemente colta. Può divenire da testo d'autore a tradizionale e poi, tramite variazioni a popolare.
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La tradizione e il popolare sono due cose differenti, in particolare il popolare delimita un "livello" (colta, semicolta, popolare, popolaresca e così via... e nel Salento non mi pare che molti etnoprofessoroni studino i livelli, anche perchà© sono estremamente complessi).
Tanto é vero che ci sono le tradizioni colte e le tradizioni popolari. Ma non solo. Vi sono anche le tradizioni scritte e quelle orali o semiorali...
Quindi una musica può essere tradizionale e popolare; può essere popolare e non tradizionale. Può essere tradizionale colta o semplicemente colta. Può divenire da testo d'autore a tradizionale e poi, tramite variazioni a popolare.
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Non c'é assolutamente bisogno di scusarsi di niente Federico: i miei messaggi sono (implicitamente o esplicitamente) un vero e proprio invito all'"intromissione".Il fatto che ad intromettersi possano essere, poi, persone specificatamente competenti in materia non puo' far altro che rallegrarmi maggiormente...Tra le motivazioni che mi spingono a scrivere in questo forum ce ne sono un paio (forse le piu' significative) che credo di aver gia' esplicitato in passato (e che credo di condividere con il nostro "capitano"): in primo luogo desidero imparare, comprendere e acquisire piu' cose possibile in merito ad una tradizione su cui sono, anche per ragioni geografiche, essenzialmente e profondamente ignorante ed in seconda battuta vorrei contribuire, per quel poco che posso, affinchà© sia fatta un po' di "chiarezza" per quanto riguarda la musica e più in generale il panorama tradizional-popolare salentino.Detto questo, per quanto mi riguarda, messaggi sulla linea di quello che hai postato tu, Federico, non solo sono "graditi" ma anche "desiderati"... Unico rammarico la sinteticità : se tu volessi e potessi intervenire in modo più significativo (per quanto, posso immaginare, sia complesso l'argomento) faresti felice me e probabilmente anche altri lettori del forum.Un saluto[addsig]
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federico.capone
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Sicuramente c'é stato qualcosa di simile nel Salento, prova nei sia la "canzone" (o poesia) popolare Quandu te llà ì la facce".
Da canzone di tradizione popolare orale é stata prima trascritta (mi pare dal Gigli, non vorrei sbagliare), poi adattata alla musica "colta" da Tito Schipa (con l'aiuto del duo Preite-Pizzi) per ritornare ad essere popolare nella versione di Tito Schipa (e grazie anche a Bruno PetrachI) così come la conosciamo oggi: quanti giri in un lasso di tempo così breve!
Ma non é la sola.
Altro esempio é "La coppula", canzone di origine tradizionale popolare orale, riadattata ed incisa dal grande Cesare Monte (ancora in vita).
Poi vi é "Lu pascalinu tòu", popolare e riadattata dal duo Gingro-Barona (Gingro é uno pseudonimo di uno dei più grandi poeti dialettali salentini ancora in vita.
Così come "Lu Posperu", (Gino Ingrosso).
A differenza della canzone napoletana, però, quella leccese non é stata nà© valutata (dai grando etnoprofessoroni accademici), nà© mai neppure presa in considerazione... era troppo complicato e poco produttivo, per loro, far vedere le cose coì come stanno... così come era complicato comprendere che se il teatro dialettale leccese di Protopapa portava sugli spalti un fottìo di gente qualche motivo ci doveva pur essere... e questa é stroria, e la storia ha dato ragione, purtoppo dopo la morte, a Protopapa... ora ci sarebbe da rivalutare William Fiorentino, Dino Bianco e tutta quella gente che ha combattuto per tenere in auge ed alto il folklore salentino!Questo messaggio é stato modificato da: federico.capone, 25 Gen 2004 - 05:39 [addsig]
Da canzone di tradizione popolare orale é stata prima trascritta (mi pare dal Gigli, non vorrei sbagliare), poi adattata alla musica "colta" da Tito Schipa (con l'aiuto del duo Preite-Pizzi) per ritornare ad essere popolare nella versione di Tito Schipa (e grazie anche a Bruno PetrachI) così come la conosciamo oggi: quanti giri in un lasso di tempo così breve!
Ma non é la sola.
Altro esempio é "La coppula", canzone di origine tradizionale popolare orale, riadattata ed incisa dal grande Cesare Monte (ancora in vita).
Poi vi é "Lu pascalinu tòu", popolare e riadattata dal duo Gingro-Barona (Gingro é uno pseudonimo di uno dei più grandi poeti dialettali salentini ancora in vita.
Così come "Lu Posperu", (Gino Ingrosso).
A differenza della canzone napoletana, però, quella leccese non é stata nà© valutata (dai grando etnoprofessoroni accademici), nà© mai neppure presa in considerazione... era troppo complicato e poco produttivo, per loro, far vedere le cose coì come stanno... così come era complicato comprendere che se il teatro dialettale leccese di Protopapa portava sugli spalti un fottìo di gente qualche motivo ci doveva pur essere... e questa é stroria, e la storia ha dato ragione, purtoppo dopo la morte, a Protopapa... ora ci sarebbe da rivalutare William Fiorentino, Dino Bianco e tutta quella gente che ha combattuto per tenere in auge ed alto il folklore salentino!Questo messaggio é stato modificato da: federico.capone, 25 Gen 2004 - 05:39 [addsig]