Perché sono contrario alla notte della taranta

In questa categoria sono raccolte tutte le discussioni che erano precedentemente organizzate nelle vecchie categorie del forum. Fino al passaggio al nuovo forum, tutte le discussioni aperte si troveranno in questa unica categoria
Rispondi
raheli
Messaggi: 351
Iscritto il: 24 agosto 2004, 17:43
Contatta:

Perché sono contrario alla notte della taranta

Messaggio da raheli »

Ho ritrovato un'intervista fattami da Giorgio Meneghetti che inserisco di seguito.
Spesso mi chiedono spiegazioni sui perchà© e sui percome del mio (per fortuna non solitario) dissenso dall'"evento" e qui molte delle mie ragioni sono spiegate, per chi avrà  voglia di leggere.
Un'altra, per cui ora rimando la spiegazione qualora ce ne fosse bisogno, é questa: se io avessi una gallina dalle uova d'oro che fa un uovo al giorno, mi guarderei bene dal forzarla a farne cinque, di uova d'oro al giorno, dato che lo sforzo potrebbe privarmi anzitempo della mia (nostra, nello specifico della musica salentina) fonte di ricchezza.
Roberto Raheli

Intervista a Roberto Raheli
di Giorgio Meneghetti
Giorgio Meneghetti: Parliamo con Roberto Raheli, fondatore del gruppo di musica salentina Aramiré, del rapporto tra musica tradizionale e riproposta per comprendere le ragioni per cui da sempre il suo gruppo boicotta il festival e il concertone La Notte della Taranta.

Giorgio Meneghetti: Sin dall'inizio, tu e il tuo gruppo, Aramiré, vi siete opposti in maniera netta alla manifestazione de La Notte della Taranta. Questa convinta decisione trascende l'aspetto musicale?

Roberto Raheli: Da conversazioni con persone presenti a Melpignano, fra l'altro musicisti e suonatori, che poi hanno riascoltato la registrazione del concerto, é venuto fuori che stando lì non avevano avuto la percezione dei disastri musicali, di cui si sono resi conto con il riascolto, perchà© contagiati dall'entusiasmo generale. Ecco perchà© io credo che la notte della taranta sia ANCHE un concerto ma il suo successo si basa per lo più sull'aspetto di marketing sul quale Sergio Blasi, sfruttando l'onda preesistente del successo della "pizzica", é stato molto bravo a lavorare. Con i soldi pubblici.

Giorgio Meneghetti: Come Aramiré, attorno al 1997, avete contribuito alla fondazione dell'Istituto Diego Carpitella con gli obiettivi principali di difendere e diffondere la cultura orale del Salento. L'idea dichiarata chiaramente in principio era quella di raccogliere la maggiore quantità  possibile del materiale riguardante soprattutto la musica tradizionale salentina e il tarantismo in particolare. Già  nel 1998, però, é nata la rassegna La Notte della Taranta che, a quanto pare, ha "risucchiato" tutte le risorse economiche e potenzialità  culturali dell'Istituto Diego Carpitella.

Roberto Raheli: È vero, come Aramiré eravamo dentro al progetto iniziale dell'Istituto Carpitella, che però poi ha tradito in modo totale gli scopi per cui era stato concepito, dedicando tutte le energie all'organizzazione del festival e abbandonando ogni sforzo di ricerca, studio ed archiviazione della musica e della cultura tradizionale. La Notte della Taranta arriva in un contesto delicatissimo di riappropriazione di canti quasi perduti, come un elefante in una cristalleria. Che cosa resterà  dopo? Il deserto. Ecco perchà© mi incazzo, con Blasi che utilizza la "pizzica" per costruirsi una carriera politica; con Ambrogio Sparagna, "allievo di Carpitella", come lui ama definirsi, che dovrebbe avere gli strumenti cognitivi per capire il problema; con chi é passato, da un atteggiamento di critica totale, alla collaborazione con il festival, dando l'impressione che l'interesse personale o il ritorno di immagine contino, alla fine, sempre di più di ogni altra cosa. Sono "etnico incazzato" con questo Salento che, alla fine, si vergogna sempre di se stesso. Il che é la ragione ultima dell'esistenza della Notte della Taranta.

Giorgio Meneghetti: Quali sono, dunque, le motivazioni che vi hanno portato a rifiutare la vostra partecipazione a La Notte della Taranta?

Roberto Raheli: Partecipare alla Notte della Taranta sarebbe stata la via più semplice e più remunerativa in termini di ritorno di immagine e di successo del gruppo (quindi anche con un ritorno economico non sottovalutabile). Tuttavia io sono convinto che la musica salentina, più o meno sopravvissuta alla rimozione operata a suo tempo dagli anziani stessi, non abbia sviluppato musicalmente che una ridicola frazione delle sue potenzialità . Il peso elefantiaco della Notte della Taranta crea omologazione e appiattimento (pensa ai giovani che si avvicinano alla "pizzica" avendo a modello il concertone) e quindi rischia di distruggere sul nascere ogni forma di approfondimento che può essere la vera risorsa su cui puntare. La musica salentina avrebbe avuto bisogno di crescere in pace, di recuperare il recuperabile, di consolidarsi permettendo la formazione di giovani leve in reale sintonia con i moduli musicali tradizionali, non perchà© bisogna fare la riproposta a ricalco, approccio che io non condivido, ma perchà© solo acquisendo davvero la grammatica musicale dei nostri anziani é possibile andare avanti conservando e sviluppando una ricchezza che viene dimenticata e perduta sempre di più ogni giorno che passa. E questo discorso, che viene frainteso ogni volta che lo faccio, non ha come obiettivo il tornare indietro, il che é una pretesa di tale assurdità  che ci da delle chiare indicazioni del livello intellettivo (intellettivo non intellettuale) di chi la formula. Questo discorso al contrario ha l'obiettivo di andare avanti. Solo se si conosce la grammatica musicale tradizionale si possono concepire nuovi brani, si può cioé rivitalizzare la musica di tradizione.

Giorgio Meneghetti: Da certe tue dichiarazioni pubbliche sulle numerose discussioni nel forum di www.pizzicata.it, devo ammettere che a volte mi é venuto da pensare che il tuo pensiero possa essere un po' troppo intransigente, non senti il pericolo di poter essere interpretato come un "integralista salentino"?

Roberto Raheli: Questo non é un discorso improntato a scelte ideologiche o di appartenenza identitaria o che cela risvolti politici leghisteggianti. È solo un discorso musicale. Ecco perchà© io non mi sento nà© intransigente nà© tanto meno integralista. Se tu ascolti i nostri CD ed i nostri concerti non puoi non notare che la nostra musica é tutt'altro che integralista. Per me però é lampante che i canti degli anziani sono solo la superficie di un mondo musicalmente ricchissimo e bellissimo, e quei canti é necessario che vadano ascoltati non solo nella forma esteriore, che può risentire dell'anzianità  dei cantori, della situazione, dell'improvvisazione della registrazione, in cui magari persone che non si conoscevano neppure si trovavano a suonare insieme, di mille problemi "tecnici". La forma esteriore può presentare difetti ed errori, ma dietro si intravede un mondo musicale affascinante, che non é neppure indagato, non parliamo poi di essere compreso e studiato e, possibilmente, sviluppato. Fra gli integralisti musicali (la cui presenza però é solo teorica, fammi il nome di un integralista, per favore) e i contaminatori da Notte della Taranta chi preferire? Stando le cose come stanno, se oggi nascesse un integralista e facesse musica salentina in maniera integralista, pur non essendo convinto della necessità  della riproposta a ricalco, lo preferirei a questa banda di musicisti e suonatori che nascondono la povertà  creativa dietro l'aggiunta di strumenti moderni, che pensano che gli anziani cantavano male e cantano come se fossero al festival bar, che non si accorgono che con tanto fermento sulla musica tradizionale salentina e sulla "pizzica" gli unici gruppi salentini che esprimono il Salento sono i Negramaro e i Sud Sound System che non hanno nulla a che fare nà© con la pizzica nà© con la cultura popolare. In realtà  di integralisti non ce ne sono e la loro presenza é inventata ad arte per poterli agitare come spauracchio di spinte reazionarie alla "purezza" e all'isolamento, al contrario della Notte della Taranta che invece, progressista quasi "per contratto", persegue lo scambio e il meticciato. Ma meticciato de che? Il meticciato non nasce a tavolino, avviene quando si creano le condizioni reali, nella vita quotidiana, quindi con mutamenti profondi della società . Stiamo con i piedi per terra, per favore. Io non mi sento reazionario se canto e suono sforzandomi, con tutti i miei limiti, di farlo "alla salentina". Senza che ciò significhi volermi isolare o voler imporre niente a nessuno, o voler sfuggire al confronto. Abbiamo girato il mondo con i concerti di Aramiré, abbiamo suonato con irlandesi, americani, spagnoli, sardi. Senza complessi di superiorità . Ma neppure di inferiorità . E il complesso di inferiorità  salentino é sempre il problema vero. Una domanda la faccio io. Come mai, oggi che la "pizzica" ha tanto successo ovunque venga suonata, noi salentini (o meglio alcuni salentini), attraverso la Notte della Taranta di Sparagna la trasformiamo in saltarello? (O in rock, jazz, pop, musica classica andando indietro a quelle di Copeland, di Zawinul, di Cosma, di Milesi, di Sepe). Con tutto il rispetto possibile ed immaginabile per il saltarello ed i suoi suonatori o per qualsiasi espressione musicale, stante la moda della "pizzica" non sarebbe normale, seppure altrettanto errato, aspettarsi il contrario? È il complesso di inferiorità  salentino che lavora e che fa vedere brutta la musica che per me invece é la più bella del mondo e quindi fa desiderare di stravolgerla. E perderla.

Giorgio Meneghetti: Quali sono secondo te i limiti invalicabili della cosiddetta musica di riproposta? Si tratta di limiti musicali o di altro? Diego Carpitella disse più o meno che gli estremi nell'ambito della riproposta erano da un lato un atteggiamento necrofilo verso il documento originale della tradizione orale e dal lato opposto troviamo la sommarietà  e la grossolanità  di chi nega l'esistenza oggettiva dell'originale e arriva a mettere sullo stesso piano la tradizione e la riproposta.

Roberto Raheli: Sono assolutamente d'accordo con le parole di Carpitella che riferisci. Io da parte mia credo che non ci sia nulla di male negli apporti creativi, più o meno spinti, da parte di chi ripropone, la cosa che mi fa andare in bestia é l'ambiguità . Se uno propone un concerto ultra contaminato, ma poi per venderlo sfrutta l'onda della musica "popolare" (o come la si voglia chiamare) dichiarando che invece il suo concerto é un concerto di musiche di tradizione, dà  un'informazione distorta al pubblico. Non credo che chi agisce così sia in buona fede. O meglio, o é in malafede e lo fa per vendere di più, oppure é realmente superficiale. Però la superficialità  può provocare a disastri.. Chi propone deve avere il coraggio di dichiarare quello che fa. In ogni caso sarà  il pubblico a giudicare. Anche perchà© non é detto che una brutta riproposta che aspira ad essere filologica sia meglio di una bella riproposta contaminata, o viceversa. In ogni caso resto convinto del fatto che solo chi conosce approfonditamente l'oggetto su cui si vuole intervenire ha più titolo per modificarlo. Ecco perchà© mi meraviglio del risultato musicale (disastroso) dell'allievo di Carpitella, Ambrogio Sparagna. D altra parte tutti quelli che si sono avvicinati alla "pizzica" con occhio attento a non scontentare i pizzicaroli alla moda, che possono modificare? Possono tutt'al più suonare cose totalmente estranee alla musica di tradizione che stanno a quest'ultima come un pescecane sta a un delfino. Entrambi vivono nel mare ed hanno tutti e due la pinna sul dorso. Ma sono assolutamente diversi.
27/11/2005
federico.capone
Messaggi: 160
Iscritto il: 25 ottobre 2003, 13:30
Località: Cavallino (le)
Contatta:

Quello che mi fa andare in bestia!!!!!!!

Messaggio da federico.capone »

Sono d'accordo con Roberto, nulla contro la Notte della Taranta, che pure potrebbe fungere da volano per il Salento (?), ma contro la gestione qualcosa da dire c'é...
Eppoi, hanno davvero superato ogni limite le affermazioni di salentini d'(auto)adozione che pensano che qui siamo gente con l'anello al naso... Incolti, incapaci, tribali tanto da chiedere che vengano chiamati progettisti da fuori (tanto di cappello per chi viene da fuori... ma possibile che non ci siano urbanisti altrettanto bravi nel Salento? probabilmente sì, ma non hanno le giuste sponsorizzazioni politiche).Poi si parla di ndt come ese,pio di "salentinità "... sti cazzi, dico io...
Vi rimetto l'articolo integrale apparso oggi su NUovo Quotidiano di Puglia a proposito di come io vedo la "salentinità ". fc


Dopo le affermazioni, passate per la verità  inosservate, di Roberto Cotroneo, che evidenziavano come la "Notte della Taranta" si sia ridotta ad un semplice evento mondano (ma forse é qualcosa di più, viste le cifre che girano attorno, passate dagli 8.000.000 di lire del 1998 ai 550.000,00 euro, ufficiali, per la gestione dell edizione 2005), si é aperto un dibattito sull inopportuna scelta svolgere in contemporanea l evento che trova il suo apice a Melpignano (evento progressista, inventato e gestito dalle sinistre), e la festa dei Santi Patroni di Lecce (evento al quale partecipa, più per dovere che per altro, l Amministrazione comunale del Capoluogo, di destra).
La discussione verte su quale dei due "mega-eventi" ruberà  più presenze all altro: una vera e propria faida provinciale fra destra e sinistra che dovrebbe far sorridere e, pur tuttavia, ha un suo non so cosa di mortificante.
Sì, di mortificante, poichà© per l ennesima volta la cultura viene immolata nel nome e per conto di ben più consistenti interessi economici e politici.
Di fronte alla ormai storica indifferenza verso la cultura da parte di una certa destra, si pone una certa sinistra pronta a sfruttare appieno tutte le occasioni per promuovere processi (ambigui ed estremamente discutibili) in grado di creare una cultura politicizzata, tesa ad escludere chi non é amico (non dico chi non é d accordo).
In tanti speravano che, oltre alle facce, con l "avvento" del governatore-poeta Nichi Vendola, sarebbero cambiate anche certe logiche: la speranza é andata delusa.
Ma gli "intellettuali" non si preoccupano più di tanto e, ritenendo più conveniente stare al gioco (per paura?, per comodità ?), osservano cosa accade affacciati alla finestra.
L Università , che dovrebbe essere fucina di nuove intellettualità , é assente, salvo qualche dichiarazione ad effetto del rettore, i cui discorsi sono per lo più di carattere economico (la richiesta del 5 per mille da donare all Ateneo salentino, magari da investire in nuove cattedre –e quindi in nuove baronie, giusto per allargare la cerchia dei "servi sciocchi").
Devo quindi contraddire, seppure sommessamente, lo scrittore Roberto Cotroneo, quando afferma che la "salentinità " sta scomparendo.
La "salentinità ", quella più becera e provinciale, al contrario, sta dilagando sotto le mentite spoglie di una fastosa (ma miope) politica culturale che vede la "Notte della Taranta" come il più importante festival del mondo nell ambito della musica tradizionale! talmente legato all amore per la tradizione da poter competere (per demolire?) con! l appuntamento più tradizionale del Salento: la "festa dei tre Santi" –evento impoverito dall assenza di politiche culturali da parte dell Amministrazione leccese.
La "salentinità " dilaga nel promuovere la Terra d Otranto come terra incontaminata, pullulante di abili ballerini/e di pizzica (magari con l anello al naso). È una visione romantica, peccato non rispecchi appieno la realtà  dei giovani costretti, dai baroni e dai politici che coprono i baroni, a lasciare la propria terra per cercare lavoro altrove.
Se a tutto ciò s aggiunge l indifferenza, trasversale ed incolore (in quanto emanata da persone senza colore), dei politici, da sempre attenti più alla gestione dei fondi che alla cultura, facilmente ci si renderà  conto di come la dilagante "salentinità " contemporanea rispecchi appieno un territorio che vorrebbe crescere, anche nel recupero e nel rispetto della propria identità , ma che deve fare i conti con politiche che preferiscono, ad una intellettualità  vivace e varia, una intellettualità  plasmabile, salottiera, con la puzza sotto il naso ma sempre rigorosamente ossequiosa nei confronti del potente di turno.

federico_capone@hotmail.it
Rispondi

Torna a “Il Calderone”