Il sud, la tradizione e il pregiudizio.. al contrario

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betsabea
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Il sud, la tradizione e il pregiudizio.. al contrario

Messaggio da betsabea »

Mi stuzzica spesso cercare tra le righe di chi scrive "sulla tradizione" gli echi di un profondo pregiudizio: quello di un Sud visto come "luogo dell immaginazione" romantico e contadino, dove i nostri progenitori vivevano lavorando felicemente (sia pur duramente) la terra, dove i rapporti sociali erano veri, autentici e il tempo lento e prezioso. Il tutto contrapposto alla nostra società  fatta di lavoro spesso inutile e alienante, di fretta e mancanza di tempo, di totale assenza di comunicazione vera tra gli individui, e di socialità . La nostalgia del passato, che in quanto passato assume la dignità  intoccabile dell idealismo romantico, arriva a nascondere quello che era realmente il modus vivendi dei nostri nonnini e la vera essenza di una società  chiusa e socialmente arretrata per la quale ho una sola definizione: alienante. Aggiungerei soprattutto per le donne costrette a sfogare pubblicamente la loro disperazione in giorni stabiliti dell anno, con esibizioni parossistiche di follia e trance, sotto l alibi del morso della taranta.

In quella società  dominata dal bisogno la maldicenza regnava sovrana, la libertà  era una parola totalmente sconosciuta, il tempo non era meglio impiegato del nostro (se é vero quello che dice Pontiggia a proposito del nostro riempirci di attività : non diamo più valore al tempo perchà© abbiamo smesso di credere che ci può dare quello che gli chiediamo: una risposta). Sui reali rapporti tra le persone non mi dilungo, sono del resto ben descritti da Corrado Alvaro nei suoi più famosi romanzi.
E la storia del conflitto tra Vecchio e Nuovo tra "cultura autentica", provinciale, campagnola, e "i cavilli artificiosi" del mondo cittadino, metropolitano, globale, il mondo del capitalismo e della supertecnologia senza cuore. Ecco allora riemergere tra le righe anche il solito manicheismo tra noi (i meridionali duri e puri) e loro (i cittadini possibilmente del nord), per cui da una parte c é la nostra provincia, tecnologicamente ed economicamente arretrata, ma depositaria dei veri valori della cultura tradizionale, e dall altra parte le fredde città  del nord rappresentative del mondo moderno corrotto, sponsorizzato dalle multinazionali.
Questa trappola culturale si stringe sempre più oggi che la "riscoperta delle tradizioni" é il cavallo di battaglia dei nostri cari politici riguardo ai metodi e alle azioni di valorizzazione del nostro sud.
Non fraintendetemi: quando in un luogo si cerca, attivamente, di aiutare un antico mestiere a non scomparire, o si aiutano le associazioni che operano sul territorio a ricercare, preservare e divulgare usi, tradizioni e cultura.. mi trovate perfettamente d accordo. Quello che temo, e di cui poco si parla, si legge e si discute, é questa totale mancanza di storicizzazione e senso critico nei confronti di un epoca passata che ci dovrebbe far dire: bene, siamo migliorati, siamo andati avanti! Il rischio di una operazione culturale che dimenticando alcuni (ma fondamentali) aspetti, perchà© spesso vergognosi o comunque non più accettabili oggi, si rischi di non capirne fino in fondo altri (vedi esempio sul tarantismo).

Insomma, ci deve essere un motivo se i nostri genitori, se una intera generazione ha rifiutato in toto tutto ciò che oggi noi cerchiamo di "riscoprire"...

Scoperchio il vaso di Pandora..
Avvocatista
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Messaggio da Avvocatista »

Ohi ohi ohi,

Cara Bet,
temo che tu abbia riaperto un antico e mai risolto dibattito (ferita?).

Voglio proprio vedere come va a finire, sempre che qualcuno abbia il coraggio di risponderti (finora 0).

Ohi ohi ohi.
La musica "popolare" è la colonna sonora dell'identità di un popolo.
Maruko_KuFu
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Messaggio da Maruko_KuFu »

Bene, siamo migliorati. Andiamo avanti. Io qualcosa la voglio tenere però. Ci provo con qualche cosa, almeno. Spero di riuscirci.

Credo che l'impatto dovrebbe essere questo no?

"[i:73a567960a]Non dico di avere ragione, ma di essere sulla buona strada[/i:73a567960a]" direbbe Bartelberry Blimm, mentre pittura la staccionata.

"[i:73a567960a]Ammiro tanto la radiotrasmittente, ma il latte lo faccio bollire la sera per la mattina; i pomodori del campo di Zio Billy il manomonca sono ancora decisamente i migliori, anche se al mercato arrivano quelli delle fattorie dell'Oregon, che costano uno sputo in meno; il tabacco lo coltivo da me, anche se é comodo fumarsi quelle tubazioni gia incartate in Virginia; il grammofono mi allieta molto ma preferisco il banjo di Sam ed il violino di Bob il guercio; sono molto lieto di non dover più lavorare per 15 ore al dì... eh, si però, che si stava meglio quando si stava peggio...[/i:73a567960a]".

Ma permettetemi di dire che ognuno salva cio' che vuole, dal mondo antico e contadino. I nostri genitori, dico sosì, per dire, hanno fatto di tutta l'erba un fascio, non in tutti i posti, si, chiaro... Tocca a chi sta adesso però valutare oggettivamente e soggettivamente le cose. C'é chi li valuta giusto per "recuparare la tradizzioni" in modo spettacolarizzato, c'é chi ci mette invece il cuore e recupera le cose sue, c'é chi valuta un percorso logico e c'é chi lo fa per moda. C'é chi e c'é chi e c'é chi. L'importante, é vero, e non rinnegare il fatto che i nostri genitori hanno vissuto un periodo di transizione difficile e, spesso, duramente in conflitto con la generazione passata. Se dimentichiamo questo facciamo lo stesso "errore", che noi adesso, come i nostri genitori prima, non reputiamo tale... o no?


La striscia di sotto, quella con lo scheletro, disegnata dal grande RoRo, mi pare fare al caso nostro...

http://www.balarm.it/public/Articoli_Im ... olani8.jpg
LUMAURIZIU
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Iscritto il: 28 agosto 2003, 18:30
Località: Lecce

Messaggio da LUMAURIZIU »

Eh eh eh ... forse mi sento un po' chiamato in causa ... :)

Secondo me, cara Betsabea, bisognerebbe chiedersi rispetto a quale "Idea di Storia" si "storicizza" e rispetto a quale "Senso della Vita" si applica il senso critico.

Tu dici di vedere una "totale mancanza (o forse grave carenza) di storicizzazione e senso critico nei confronti del passato in alcuni che ad esso guardano con certi occhi che tu definisci "romantici": beh, probabilmente hai perfettamente ragione dal tuo punto di vista (anche se sarebbe interessante chiarire meglio a quale passato ti riferisci ed a quali aspetti della vita in particolare: sociale, economico, culturale, spirituale, artistico, affettivo, medico, etc.)

Io vedo invece, semplicemente, che esistono diverse Idee di Storia e diversi Sensi della Vita (e quindi diversi Valori) a cui potersi riferire, e quindi che esistono diversi modi con cui si può decidere di storicizzare e valutare criticamente tanto il passato quanto il presente nelle sue varie contestualizzazioni.

Credo anche che non vi sia nessuna Idea di Storia e nessun Senso della Vita (a parte pochissimi estremi come quelli espressi dal nazismo) che possa definirsi completamente accettabile o inaccettabile, oppure completamente giusto o sbagliato.

Personalmente non ho ancora chiaro con precisione quali siano la mia Idea di Storia ed il mio Senso della Vita, ma certamente sono tali da farmi propendere a valutare molti aspetti del passato, anche remoto, in modo più positivo rispetto a quanto riesca a fare con molti aspetti del presente: ovviamente faccio questo senza alcun manicheismo o assolutismo, ci mancherebbe altro.

Anche il Tarantismo, per esmpio ! a quanto fai capire, tu lo vedi soprattutto come qualcosa di vergognoso che ha caratterizzato un certo nostro passato !

Beh, De Martino, dal suo punto di vista, lo ha considerato anche come "!un ethos, ! un progetto di vita insieme, un impegno a uscire dall isolamento nevrotico per partecipare ad un sistema di fedelta culturali, ad un ordine di comunicazioni interpersonali tradizionalmente accreditato e socialmente condiviso."

Mica tanto malaccio, in fondo, questo ethos "del passato", no ?

Specialmente se lo confrontiamo con tanti altri ethos in cui ci imbattiamo nelle umane sorti e progressive del nostro presente. :)

Ciao !
betsabea
Messaggi: 383
Iscritto il: 31 maggio 2004, 18:28

Messaggio da betsabea »

[quote:48efb70a3f="LUMAURIZIU"]
Anche il Tarantismo, per esmpio ! a quanto fai capire, tu lo vedi soprattutto come qualcosa di vergognoso che ha caratterizzato un certo nostro passato !
[/quote:48efb70a3f]

no, no!.. dico solo che non riuscirai mai a far capire ad una persona cosa é il tarantismo se non lo contestualizzi appunto in un contesto sociale che ho definito "vergognoso"... il contesto quindi... :)

Sulla frase specifica di De Martino non sono d'accordo.. ma é poco importante... invece prendo spunto da lui che non si é limitato a descrivere ciò che di "bello e poetico" i suoi occhi vedevano nel sud..

LuMauriziu ti chiarisco a quale passato mi riferisco ed a quali aspetti della vita in particolare: sociale, economico, culturale, spirituale, artistico, affettivo, medico, etc.: a tutti!

Ma scusate a voi non capita sempre più spesso di leggere articoli (aimé sempre i giornalisti..) che descrivono l'idillio con la natura e l'animo generoso dei nostri anziani??
raheli
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Messaggio da raheli »

Tratto da "Il violino nel Salento" di Roberto Raheli, in "Le vie del violino", a cura di Placida Staro, Nota, Udine, 2002.

"Ordine e disordine !
Ordine é il lavoro; ordine é l obbedienza; ordine é l essere costretti a spaccarsi in quattro. Forse la strofa che dice: ‘Fimmene fimmene ca sciati allu tabaccu / ne sciati doi e ne turnati quattru (donne che andate a lavorare il tabacco, andate in due e tornate in quattro) va vista senza quella vena di goliardica lussuria che prevede un interpretazione godereccia del lavoro in campagna, in cui, sotto gli alberi, col sole che riscalda la pelle ed il tocco dell aria che ne rinfresca i bruciori, era facile che uomini e donne si piegassero all istinto, e che come conseguenza di questa idilliaca naturalità , le donne tornassero dal lavoro raddoppiate perchà© incinte. Mi sembra più reale che invece si raddoppiassero perchà© spezzate in due dalla fatica, senza avere neppure la sicurezza di mangiare all indomani.
La giornata, qualche tempo fa era davvero te sule a sule (dall alba al tramonto). La gente andava in campagna lasciando i figli appena nati sotto gli alberi, dando loro la papagna, cioé un infuso di papavero (nel Salento cresce una varietà  di papavero da oppio, che non é il rosolaccio, il papavero rosso comune, ma é più alto, anche un metro, un metro e mezzo circa, con fiori carnosi di colore rosa e foglie anch esse carnose di colore verde chiaro), perchà© dormissero e stessero buoni, ed avere così il tempo di "portare a casa la giornata", di racimolare il necessario per sopravvivere.
Mio padre iniziò un discorso di agricoltura industriale, sperimentò la coltura dei peperoni, impiantò agrumeti, e per far questo spiantò alberi e mutò l impostazione antica dei terreni. Una volta spiantò un fico enorme, gigantesco, che con la sua chioma, da solo, copriva centinaia di metri quadrati di terreno. Un vecchio contadino assistette immobile a tutta la scena. Fiju, cu dha fica na famija campava tuttu l annu (Figlio mio, una famiglia poteva vivere per tutto l anno solo con i prodotti di quell albero di fichi). Una famiglia "campava", sopravviveva con un unico albero.
I terreni erano lavorati a zappa, "la regina della campagna". La taja, il solco che la linea degli zappatori scavava nel suo avanzare, alto quasi quanto un uomo, assorbiva persone, sudore e vita. Era facile che il padrone al temine di una giornata faticosissima sotto il sole estivo, pretendesse dalle spigolatrici la metà  delle spighe raccolte passando dietro ai mietitori, spighe che sarebbero comunque andate perdute, perchà© quell anno il raccolto era scarso.
Privazioni, scarsità , rigidità . Solo un ordine feroce nella vita di ogni giorno poteva consentire di non andare in malora tutti. Ordine era comunque dover rivestire il proprio ruolo di moglie, madre, figlia, padre o di ragazzo che non sa o non riesce ad essere all altezza dei modelli a cui é indispensabile uniformarsi. Ordine era anche dover mantenere il proprio ruolo sociale. In alternativa, per chi non voleva uniformarsi, l emarginazione più feroce, nata dalla paura che atteggiamenti non perfettamente conformi potessero metter in crisi l equilibrio precario di un economia poverissima. Altro che idilliaca visione bucolica di contadini abbronzati dal sole, che fra un colpo di zappa e l altro se la spassavano fra le frasche.
Ordine, ordine, ordine."

L'intero articolo é disponibile a
http://www.pizzicata.it/CMpro-v-p-176.html
Liolà
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Messaggio da Liolà »

Grazie Raheli,mi hai stuzzicato delle riflessioni intense...
Si...ordine e disordine..
Tu hai detto:
[quote:34760971c7]
Forse la strofa che dice: ‘Fimmene fimmene ca sciati allu tabaccu / ne sciati doi e ne turnati quattru (donne che andate a lavorare il tabacco, andate in due e tornate in quattro) va vista senza quella vena di goliardica lussuria che prevede un interpretazione godereccia del lavoro in campagna, in cui, sotto gli alberi, col sole che riscalda la pelle ed il tocco dell aria che ne rinfresca i bruciori, era facile che uomini e donne si piegassero all istinto, e che come conseguenza di questa idilliaca naturalità , le donne tornassero dal lavoro raddoppiate perchà© incinte. Mi sembra più reale che invece si raddoppiassero perchà© spezzate in due dalla fatica, senza avere neppure la sicurezza di mangiare all indomani.
[/quote:34760971c7]
Io credo che proprio in base a quel principio di ordine e disordine possiamo analizzare un'altra stofa di "Fimmane fimmane": "Fimmane,fimmane ca sciati a vendemmiare/sotta allu cippone ve la faciti fare".
Penso alla realtà  contadina di cui stiamo discutendo nel forum,fatta di privazioni,lavoro,sudore e sangue,legata alla religione ed alla Chiesa in manera ossessiva,alla buona educazione,alla "bona crianza",alla fedeltà  ad alla castità  fino al matrimonio magari...
e durante la vendemmia succede qualcosa...
quegli odori intensi,di uva nelle "canisce" trasportate a spalla da questi uomini bruciati dal sole,delle gocce di sudore mischiate a quelle dell'uva pressata in queste ceste,che scendono giu da quelle schiene mucolose e appiccicaticce...
e allora Bacco ed Eros chiedono il loro tributo...
disordine...almeno per questo momento,bisogno di trasgredire le norme di comportamento inculcate fin dalla fanciullezza,voglia di amare e di lasciarsi amare anche se per poco...
"Ci te l'ha dittu cu chianti zaguvina/passa lu duca e te manda a ruvina".
Ordine.Disciplina.Il proprietario delle terre,"lu duca","lu patrunu","don..........",quasi ascoltato e osannato come un prete,manda i suoi "fattori",sgherri,sbirri,una sorta di "bravi di don Rogrigo",a controllare nei minimi dettagli quello che fanno i mezzadri,moderni servi della gleba,cosa e quanto piantano,come e quanto lavorano...
"Ci te l'ha dittu cu chianti lu salluccu/passa lu duca e te lu tira tuttu".
I fattori avevano il compito di contare le piante seminate e,se ce n'era anche solo una in più di quelle che il duca aveva deciso,avevano il potere e l'obbligo di spiantarla,con tanto di umiliazione al contadino colpevole del misfatto.
Ordine,signori,ordine...
I primi frutti,le primizie, i primi "culumbi"(fioroni),le prime pupuneddhre(cocomeri),i fiori piantati per abbellire il terreno erano proprietà  esclusiva del padrone e anche del fattore in parte,visto che per tenerselo buono bisognava accontentare anche lui.Il risultato é che al contadino e alla sua famiglia,che avevano prodotto questi frutti della terra, restava ben poco,a volte solo l'indispensabile per sopravvivere e avere la forza di lavorare il giorno dopo.
Ed allora non dobbiamo pensare a tali persone,da cui noi discendiamo,solo in maniera romantica, a questi nuclei famigliari uniti che la sera cantavano seduti attorno al focolare o attorno ad una bella tavola imbandita d'estate,ma molto più spesso a gente a cui non era rimasto altro di bello nella vita che fare l'amore e cantare. Tanto il problema di come mantenere un figlio non se lo ponevano neanche,ci avrebbe pensato la terra:più braccia c'erano per lavorarla e si sarebbe prodotto di più,quindi si era più ricchi. Se già  fossero esistiti,non avrebbero saputo che farsene dei preservativi e delle pillole del giorno dopo. Con buona pace della Chiesa a cui erano molto "affezionati".
Ordine,ordine,ordine... ma si sa che a volte le regole sono fatte per essere trasgredite...
Allora dateci il nostro diavolo,travestito da taranta,che ci dà  la possibilità  di fare i pazzi,con la scusa che sia il veleno a sortire questi effetti,ci fa essere qualcun altro,anche solo per il giono di san Paolo, non per teatro ed immaginazione...ma perché veramente facciamo vedere quello che abbiamo dentro.
Si...dobbiamo contestualizzare la riscoperta dei nostri canti e delle nostre tradizioni!corriamo il rischio concreto di ridurre tutto a quattro accordi di pizzica,ai turisti che ti guardano giù dal palco con la faccia di chi ti dice:"e famme fare sti quattru zumpi",ai raduni intrisi di alcool e marjuana...
Facendo capire veramente lo spirito e i sacrifici di quelle "fimmane",ma anche di quegli "ommani", che tornavano la sera con la schiena spezzata in due dalla fatica, avremmo reso loro giustizia,avremmo tirato un ipotetico calcio nel sedere a quei fattori che andavano a umiliarli con le loro prepotenze e le loro angherie.
Spero di essere riuscito a farmi capire.[size=18:34760971c7][/size:34760971c7][size=12:34760971c7][/size:34760971c7]
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andreap
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Messaggio da andreap »

Amen...

il mio pensiero va ai "moderni" garzoni che si spaccano la schiena, all'esercito dei precari, agli operai proprio oggi caduti e feriti in sicilia nel crollo di un ponte...

Quale che sia la canzone che si portano dentro, merita di essere ballata...!
Liolà
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Messaggio da Liolà »

Anch'io mi unisco al tuo pensiero!
Non sono uccello di gabbia,uccello di volo sono:oggi qua,domani là...al sole,all'acqua,al vento...canto,e mi ubriaco...e non so se mi ubriaca più il sole o più il canto...
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