Pizzicata, il primo film di E. Winspeare

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Ciccio
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Messaggio da Ciccio »

In questi giorni stanno mandando sul canale di Sky dedicato al cinema d'autore (ed é già  una bella soddisfazione) il primo lungometraggio di Edoardo Winspeare, dedicato al Salento ed alla sua musica, terra che lo ha adottato come un figlio e verso la quale il film rappresenta un vero atto d'amore.
Volevo quindi cogliere l'occasione per aprire un discorso su questo film, visto che questo stesso sito gli é dedicato e visto che non ho avuto ancora modo di leggere o ascoltare opinioni e pareri da parte di chi lo ha visto, salentini e non, sia per quando riguarda i "contenuti", sia per quanto concerne gli aspetti più tecnici dell'opera.

Per quanto mi riguarda, ho cercato di riassumere le mie opinioni in una recensione in realtà  non molto "critica" in quanto influenzata senz'altro dalla mia passione e dal mio amore per questa terra e per questa musica, ma che potrebbero essere un buon punto di partenza per un dibattito aperto a tutti.


Link alla recensione:
Pizzicata, recensione al filmQuesto messaggio é stato modificato da: Ciccio, 14 Dic 2003 - 04:11 [addsig]
svincen
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Messaggio da svincen »

Ringrazio Ciccio per aver introdotto questo argomento interessante.
A parte le considerazioni di ordine estetico, stilistico e storico antropologico (su cui magari si potrà  tornare con calma) Pizzicata a mio avviso é un film molto importante perchà© ha contribuito in maniera determinante a far esplodere il "movimento della pizzica" nel Salento.
A questo proposito, credo che possa essere utile riportare nel forum uno stralcio dell'intervista che io e Sergio Torsello abbiamo fatto due anni fa circa a Winspeare, che é stata poi pubblicata nel libro "Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità  danzanti del Salento", edito nel 2002 dalle edizioni Aramiré.

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Intervista a Edoardo Winspeare

I. Cominciamo dal racconto del tuo ritorno nel Salento, e del tuo incontro con la tradizione e con la pizzica.

EW. È tutto iniziato da dei motivi molto personali. [...] Per un lungo periodo sono stato in cerca di mie "radici" – una ricerca tra l altro non ancora finita - e ad un certo punto ho deciso che io ero di qua, perchà© io sono cresciuto qua, e dove mi sentivo veramente "a casa mia" era qui a Depressa. Alla fine degli anni 80 ho iniziato i miei studi sulla tradizione culturale salentina, a partire dagli innumerevoli influssi greci, romani, bizantini, normanni, e così via. Un primo risultato di questi studi é stato il documentario "San Paolo e la tarantola", che ho realizzato nell 89 per la televisione tedesca. Da lì é cominciato il mio interesse per il tarantismo e la musica salentina.
Nel ‘90 poi ho realizzato un altro documentario come assistente e fonico in Spagna, seguendo degli zigani spagnoli che erano specializzati in una forma di musica flamenca che ricorda moltissimo alcuni canti salentini alla stisa, come quelli che fanno Uccio Bandello e Uccio Pirigallo. Lo stile di vita, la concezione del tempo e dello spazio, i rapporti familiari mi sembravano molto simili in Andalusia e in Salento. Però vedevo che loro erano molto più attaccati alle tradizioni, e questo mi portava ad interrogarmi sul come fare a riportare anche da noi l attenzione sulle ricchezze della cultura tradizionale. Il dialetto, la lingua grika, la musica!


I. All inizio chi condivideva la tua sensibilità ?

EW. All inizio? All inizio ero solo o quasi, o meglio pensavo di essere da solo; Dall 89 al ‘92 mi sono fatto migliaia di chilometri, cercando tutti i tamburellisti, tutti gli anziani, cercando la pizzica. Dopo aver tanto girato, dietro casa – a Tricase - ho trovato Lamberto Probo, la sintesi del "sangue" del Capo.


I. E quando hai incontrato Lamberto?

EW. Nel 92. Avevo già  conosciuto Zimba, che ho visto per la prima volta in Germania, insieme a Giorgio di Lecce, in un documentario della televisione tedesca che parlava di tarantismo e della pizzica, questo nel 91. In seguito l ho cercato e ci siamo conosciuti. Con Lamberto siamo diventati molto amici, e abbiamo deliberatamente cominciato a organizzare delle grandi feste. Volevamo far rivivere la pizzica salentina, e in maniera molto precisa, studiata. La musica salentina non é solo pizzica, ma a noi serviva la pizzica, perchà© la pizzica smuove, scuote, e noi non eravamo interessati solo agli aspetti musicali, ma anche a quelli sociali. Il canto alla stisa interessa pochi intenditori, mentre la pizzica coinvolge tutti. Con questa scelta abbiamo fatto un gesto "politico", perchà© volevamo cambiare l idea della nostra terra che avevamo avuto fino ad allora. Dunque abbiamo fatto queste feste, tantissime – dal 92 al 94 almeno 200, di cui almeno 30 in grande stile – a Depressa, a Novaglie, a Casarano, a Muro, a Novoli, a Due Masserie. L idea era proprio di smuovere questo territorio da sotto terra, di fare la rivoluzione. Io ero interessato a tutto quello che succedeva qui; c era il movimento dei Sud Sound System, il reggae e il ragamuffin cantati in salentino, e io volevo fare la stessa operazione che avevano fatto i Sud Sound System con la pizzica, perchà© ne sentivo il potenziale. Quello che ho fatto in questi anni é stato di prendere tutti i gruppi, contattarli, invitarli.


I. Quindi a un certo punto vi siete incontrati con altri che già  facevano cose simili in altri posti del Salento.

EW. Si. C erano delle persone che contemporaneamente facevano cose simili, stranamente simili. C era il Canzoniere di Terra d Otranto che lavorava parallelamente a noi nel centro-nord della provincia, c erano i Ghetonìa a Calimera, e il Canzoniere Grecanico Salentino a Lecce. Loro facevano solo musica, io facevo filmati, fotografia, e volevo che questa musica diventasse il flamenco d Italia, o il tango d Italia. Il nostro gruppo iniziale si chiamava Alla Bua, che poi é diventato Zoé. A differenza degli altri, avevamo la precisa volontà  di rendere questo movimento di massa: volevamo che migliaia di persone conoscessero la pizzica. Per questo abbiamo deciso di fare le feste, delle bellissime feste, ben preparate, con un forte impatto scenografico. Volevamo dare una dignità  alla pizzica.


I. Quindi in pratica su di un movimento spontaneo hanno agito degli "intellettuali" con un programma quasi "politico" preciso!

EW. Si. Poi volevo trovare la qualità  nei musicisti e nei ballerini, anche quella estetica. Volevo delle persone belle, affascinanti, perchà© potessero comunicare meglio con i giovani. Da qui nasce la formazione degli Zoé.


I. E veniamo a Pizzicata.

E.W. Pizzicata é stata un po la sintesi di tutto questo. Io all epoca ero pieno di passione e di amore, quindi volevo che tutti partecipassero al film. Forse il troppo amore per questa cultura e per questa musica mi hanno fatto trascurare il cinema, dovevo stare più attento alla storia. Per esempio i personaggi sono a volte troppo "belli" per essere credibili come contadini. Volevo raccontare non solo quello che c era di affascinante nel rituale del tarantismo, nella musica salentina; volevo anche trovare tutto quello che c é di nobile nella figura del contadino, dare dignità  alla figura del contadino, dal mio punto di vista. È stato un tentativo, penso in parte riuscito.


I. La maggior parte di coloro che si avvicinano oggi alla pizzica ci arrivano non con i mezzi consueti della tradizione orale (per esempio dai "racconti dei nonni"), e neanche attraverso letture complesse come può essere "La terra del rimorso" di Ernesto De Martino, ma piuttosto attraverso le feste, i concerti e sicuramente i tuoi film. Dunque, semplificando, tu a un certo punto, hai "deciso" una rappresentazione del "mondo contadino", della pizzica e del tarantismo che tanta gente avrebbe poi considerato "autentica". Mentre facevi il film tu avevi coscienza di stare in qualche modo inventando uno "scenario" in cui poi in tanti si sarebbero riconosciuti?

EW. Si, ero cosciente, ed ero anche preoccupato, perchà© sapevo il potere che avevo in mano. Sapevo che, volente o nolente, facendo un film del genere io raccontavo il Salento. In quel momento storico – i primi anni novanta - gli ultimi "depositari" stavano scomparendo, e io avevo la consapevolezza che dovevo al più presto fare qualcosa con la musica e con il cinema che mantenesse un filo. Quindi misi in cantiere un documentario sulla pizzica e un film. Naturalmente sono stato influenzato da Mingozzi, dalle registrazioni audio-video di Chiriatti e di Oronzo Marmone, che avevano moltissimo materiale inedito, e non avevano mai pensato di pubblicarlo. In Italia c era bisogno di questa operazione, e noi siamo i primi e gli unici ad averlo fatto in queste dimensioni. Il Salento é diventata la Woodstock d Italia, qui vengono da tutte le parti d Italia e d Europa per imparare il tamburello, o a ballare la pizzica, e sono migliaia. È uno strano movimento che nessuno ha capito, quasi un movimento di Seattle – antiglobalizzazione – musicale.


I. Nell enorme diffusione della pizzica non vedi anche dei rischi di omologazione e di commercializzazione?

EW. Certo, questi rischi ci sono. Comunque ora abbiamo molti anni di esperienza, e ci sarà  sempre più una scrematura tra le cose di qualità  e le cose di scarsa qualità . Gli Zoé ad esempio hanno sempre cercato la qualità , e la loro pizzica é un passo avanti. Ci saranno prodotti più commerciali, ma anche musica più raffinata.
Io volevo che qualcosa succedesse qui, e mi sembrava che il tarantismo e la pizzica fossero degli elementi che rendono speciale questa terra, che la legano al Mediterraneo e al Nord-Africa, alla Grecia e alla Turchia, che la rappresentano come limes tra mondo latino e mondo greco, e quindi li ho utilizzati nel mio cinema. La prima volta che ho sentito una pizzica, il tamburo e i sonagli hanno avuto su di me l effetto che avevano su di una tarantata. Il fatto di regolare il suono dei sonagli attraverso un ritmo scandito mi ha scosso dentro. Quindi mi sono mosso anche in base a degli impulsi irrazionali, che in me erano molto forti. Io ero un figlio di papà , cresciuto in una famiglia aristocratica, che a un certo punto ha scoperto la sua vera natura di uomo, di persona, attraverso il battito del tamburo. Tutte le mie sovrastrutture sociali, dovute a secoli di storia, con la pizzica sono andate a farsi fottere. Io ero diventato una specie di fauno, spendevo un sacco di soldi per organizzare le feste.

[...]

I. La nostra idea é che Pizzicata rappresenti la ricostruzione della tradizione, mentre Sangue Vivo é il tentativo di dare uno sguardo sul Salento di oggi, con le sue fascinazioni, ma anche con le sue contraddizioni. Mentre sulla "bellezza" di Pizzicata sono d accordo quasi tutti, Sangue Vivo ha suscitato reazioni molto contastanti. Quale é stato, secondo te, l impatto di Sangue Vivo sul "movimento" salentino?

EW. È stato accolto bene dai giovani, perchà© ci si sono riconosciuti, e meno bene dagli "innamorati del Salento", quelli che vedono – o vogliono vedere – solo la bellezza da cartolina della nostra terra, senza guardare alle sue contraddizioni. In questi film io ho puntato molto sulla musica, ho chiesto agli Zoé di farmi la pizzica "nuova", una musica che esprimesse rabbia, ribellione, rivoluzione, infatti anche nei testi c é tutto questo. Che esprimesse il "tarantismo moderno", anche se questa definizione non mi piace molto ed é comunque impropria. Pizzicata era quasi tutto frutto del mio lavoro, della mia testa e del mio cuore, invece Sangue Vivo é partito da una mia idea, ma ci ha lavorato una sceneggiatrice e un produttore. Ho cercato di guardare con più distacco il Salento, che non é solo un posto mitico dove tutti sono discendenti di qualche popolazione antica, ma un posto con tutti i mali dovuti alla logica del mercato; in più siamo una periferia che diventa sempre meno periferia, perchà© adesso si é aperto il canale verso est. Allo stesso tempo questa é un terra interessante proprio perchà© ricca di contrasti, e io volevo raccontare tutto questo. Grazie a Dio il Salento non é più quello di Pizzicata.Questo messaggio é stato modificato da: svincen, 14 Dic 2003 - 04:28 [addsig]
salentinitemarca
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Messaggio da salentinitemarca »

"Grazie a Dio il Salento non é più quello di Pizzicata" dice Winspeare.Domanda: Qual'é il Salento di oggi??? Siamo sicuri che non sia meglio ritornare nelle campagne. Magari con alcune delle comodità  della vita moderna.Mahhhh!!![addsig]
cesarea
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Iscritto il: 1 gennaio 1970, 2:00

Messaggio da cesarea »

questa semplice, bella e sincera intervista di winspeare conferma e alimenta la mia ammirazione verso il suo talento, la sua sensibilità  artistica, la sua "vision" profondamente umana eppure altrettanto aderente alla realtà  e proiettata nel futuro.
Personalmente ho amato Sangue Vivo più di Pizzicata, e, a dirla tutta, ho apprezzato tantissimo Il Miracolo e il coraggioso passo verso un nuovo linguaggio cinematografico,passo a mio dire molto ben riuscito.

Ma tornando a Pizzicata e a Sangue Vivo io credo che la bellezza dei due film, e anche del loro susseguirsi, per quanto, se presa sul piano strettamente tecnico, appunto, del linguaggio della cinematografia - persino la poetica della fotografia nei due film é diversa, ed anzi una delle diversità  che mi é maggiormante balzata agli occhi. E, almeno nella mia idea dell'arte cinematografica, la fotografia non é tutto ma é moltissima parte, e vorrei dire quasi tutto (troppe volte si parla di winspeare e del salento, quasi mai e forse mai ho sentito parlare, come si dovrebbe, di winspeare e del cinema) - é una bellezza non graduabile, sia nel loro disegnare "un percorso", un cammino di pensiero, di arte, di maturità , di consapevolezza e soprattutto, SOPRATTUTTO, di Prospettive.

L'idea che del Salento espone W. in questa intervista mi trova molto vicina, non solo per quanto riguarda il Salento in maniera specifica. Mi trova vicina un "certo atteggiamento", per così dire, generale, che potrebbe essere riferito al Salento quanto ad ogni altro patrimonio culturale e strutturale che i territori (così come le arti, come le lingue, come i pensieri...) sanno covare al loro interno.
Adesso, io sono dell'opinione che l'arte e la cultura, quella ufficiosa tanto quella Ufficiale (che non amo tenere esclusa, in un modo di fare snobbistico che porta solo chiusura invece di apertura, e quindi distruzione laddove si spera nella capacità  di creazione), hanno la funzione sociale non solo di 'analisi' del soggetto, ma di 'protezione' dello stesso.

e Dio solo sa quanto sono daccordo con il nostro regista nel ritenere che in un mondo che ha come sue caratteristiche assolute la dimensione della "complessità " e quella dell'"innarrestabile dinamismo", atteggiamenti di purismo possano rappresentare la gabbia, dorata e consolante certo, ma pur sempre gabbia, di echi che, come il genere umano - di cui sono xaltro espressione e memoria - nel ripetersi esclusivamente in forma identica a se stessa si condannano all'immobilità .

reinterpretando in maniera complessa e dinamica i fenomi si portano i fenomi al di là  di se stessi, si portano nel futuro, si consegnano ai posteri, alle generazioni future.
à© l'unico vero modo che riesco a vedere di non farli diventare gialle pagine di storia, fissi nella loro voce originale.
Ma il mondo, quello biologico quanto quello quello socio-culturale, non conosce la parola "eterno". L'eternità  l'uomo ha dovuto cercarsela al di là  di questo mondo che vive e conosce.
L'unico mondo che conosciamo é fatto di cicli (e di "ri-cicli" direbbe il poeta). Fissarsi é mettersi fuori dal ciclo, fuori dal mondo contestuale, così come "fissare" qualcosa é il modo peggiore per guardare, e per conoscere

Quindi evviva winspeare quando cerca dentro la tradizione lo spirito del salento, come si cerca nelle vecchie foto di un bambino lo sgaurdo dell'uomo che é diventato; salento che fortunatamente, come ha detto qualcuno (forse lui stesso) non é più quello di Pizzicata.
Quando dall'insieme dei particolari, mutati e mutevoli, si cerca la struttura ed il senso generale
Viva winspeare quando ti dice: "attenzione! Il salento non ha di speciale la Pizzica, e solo quella, ma un fermento, un'energia sottopelle che, probabilmente partendo dalla Pizzica o da chissà  cosa altro prima di quella, ha generato emozioni, sentimenti, vibrazioni che sfociano in mille rivoli diversi. Come il ragghae..."
Apres la Classe, Sud Sound Sistem, Canzionere Grecanico...tutti parti della stessa terra, é questo il punto: la musica!

Vorrei scrivere molte più cose, approfondire, spiegarmi meglio, difendere di più queste idee, renderle più agevoli, meno "spaventose"
Mostrare l'amore e la fiducia verso il genere umano e verso i suoi impulsi più nobili e dolci che io rintraccio in questo atteggiamento (quale può essere la differenza tra un genitore che per troppo amore verso il figlio, e per eccessivo impulso di protezione limita la gamma delle sue possibilità , lo soffoca nel proprio rapporto, lo chiude al mondo, a tutto quello che il mondo é, compreso il disamore; e un genitore che, con tanto amore quanto coraggio allontana il figlio da sé, lo lascia andare dove la vita e il suo "movimento" lo portano...dotandolo di maggiori strumenti per sopravvivere).
Ma temo di rendermi più noiosa di quanto non abbia già  fatto.

Solo non perdiamo la consapevolezza che nel mondo tutto ciò che sì é fermato, fissato, dal mondo é sceso, conquistando l'oblio

Per questo io ho amato Sangue Vivo, perché é un inno alla vita, al miracolo della sua forza, della sua capacità  di mutare, riadattarsi a sé, andare avanti
e molto molto bella anche la colonna sonora

bravo winspeare!
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