Bruce Springsteen e la pizzica
Bruce Springsteen e la pizzica
Ho sempre pensato che per arricchire il nostro eterno dibattito su tradizione e innovazione nelle musica popolare, sarebbe stato utile andare a vedere la storia delle musiche degli Stati Uniti. Questo non per il solito provincialismo da periferia dell'Impero (per cui negli States tutto é per forza fatto meglio...), ma per almeno due ragioni fondamentali: perchà©, che ci piaccia o no, la musica popolare americana é diventata in qualche modo musica popolare "globale" (e quindi anche nostra); perchà© in quel grande paese come in nessun altro é evidente come l'evoluzione della musica "popolare" sia sempre il risultato di una catena continua di salti in avanti e di repentini ritorni indietro, di mescolamenti e di intrecci, di filologia "nostalgica" e di avanguardismi rivoluzionari. Il tutto inserito in dinamiche di mercato estreme (specialmente rispetto alle nostre...).
Da questo punto di vista, trovo straordinario il nuovo lavoro di Bruce Springsteen "We Shall Overcome. The Seeger Sessions" , che é un cd fatto tutto di cover di pezzi iper iper tradizionali (nelle versioni che ci ha "trasmesso" il grande Pete Seeger), eseguiti in maniera rigorosa, con una band di musicisti di ambito tradizionale (quindi violini, banjo, fiati dixieland e chi più ne ha più ne metta!). Detta così potrebbe sembrare una vera palla, invece secondo me - e secondo molti - il cd é una vera bomba!!!
Per riferirmi ai nostri infiniti dibattiti, dovrei chiedermi se questa operazione sia "moderna" o "meno", oppure analizzare il grado di "filologia" o di "contaminazione" del disco, ecc ecc. E intanto milioni di persone nel mondo ascoltano e si innamorano canzoni i cui contenuti, nella maggior parte dei casi, non sono molto distanti da quelli dei nostri canti salentini (la famosissima "We shall overcome" é stata anche un canto dei lavoratori del tabacco...; "Pay my money down" non é così distante da "Lu sule calau calau" e così via). Tra le altre cose, Springsteen fa molto spesso con i "materiali tradizionali" un'operazione identica a quella che ha fatto il caro Roberto Raheli con "Opillopillopì": riprende un brano molto conosciuto e molto riconoscibile e lo "attualizza" non tanto sulla musica, ma inserendo delle nuove parole che parlano delle cose di oggi.
Mi piacerebbe molto che si aprisse una discussione su questi argomenti (e magari anche che chi ha ascoltato il cd di Springsteen esprimesse ci dicesse cosa ne pensa).
Comunque su "We shall overcome" mi permetto di consigliare il l'articolo appassionato e stimolante - come al solito - che Sandro Portelli ha pubblicato sul suo blog: http://alessandroportelli.blogspot.com/
Saluti.
Vincenzo Santoro
Da questo punto di vista, trovo straordinario il nuovo lavoro di Bruce Springsteen "We Shall Overcome. The Seeger Sessions" , che é un cd fatto tutto di cover di pezzi iper iper tradizionali (nelle versioni che ci ha "trasmesso" il grande Pete Seeger), eseguiti in maniera rigorosa, con una band di musicisti di ambito tradizionale (quindi violini, banjo, fiati dixieland e chi più ne ha più ne metta!). Detta così potrebbe sembrare una vera palla, invece secondo me - e secondo molti - il cd é una vera bomba!!!
Per riferirmi ai nostri infiniti dibattiti, dovrei chiedermi se questa operazione sia "moderna" o "meno", oppure analizzare il grado di "filologia" o di "contaminazione" del disco, ecc ecc. E intanto milioni di persone nel mondo ascoltano e si innamorano canzoni i cui contenuti, nella maggior parte dei casi, non sono molto distanti da quelli dei nostri canti salentini (la famosissima "We shall overcome" é stata anche un canto dei lavoratori del tabacco...; "Pay my money down" non é così distante da "Lu sule calau calau" e così via). Tra le altre cose, Springsteen fa molto spesso con i "materiali tradizionali" un'operazione identica a quella che ha fatto il caro Roberto Raheli con "Opillopillopì": riprende un brano molto conosciuto e molto riconoscibile e lo "attualizza" non tanto sulla musica, ma inserendo delle nuove parole che parlano delle cose di oggi.
Mi piacerebbe molto che si aprisse una discussione su questi argomenti (e magari anche che chi ha ascoltato il cd di Springsteen esprimesse ci dicesse cosa ne pensa).
Comunque su "We shall overcome" mi permetto di consigliare il l'articolo appassionato e stimolante - come al solito - che Sandro Portelli ha pubblicato sul suo blog: http://alessandroportelli.blogspot.com/
Saluti.
Vincenzo Santoro
Io mi sento oltremodo in imbarazzo a postare qua, visto il paragone fra Springsteen e me che mi sembra come paragonare l'oceano Atlantico al pozzo in cortile.
Al di là di questo paragone improprio sono d'accordo con Vincenzo.
Però una cosa la voglio dire.
Possibile che su questo sito, quando si affrontantano argomenti seri non risponde mai nessuno?
Guardate che il discorso può essere anche generale e non necessariamente limitarsi a Springsteen. Infatti qua si parla di maniere inusuali (per noi) di affrontare la musica tradizionale e la riproposta.
Quindi anche chi non ha sentito il disco può dire la sua.
Un piccolo sforzo.
P.S.
Qualche anno fa, nel 2000, il CD O brother where are thou? (Fratello dove sei?) colonna sonora dell'omonimo film dei fratelli Coen, con George Clooney e Turturro (fra gli altri) é stato parecchio tempo ai primi posti in classifica. In USA.
Trattavasi di musica tradizionale al centopeccento (direbbe Uccio Aloisi).
Non ci sembra di avere di che riflettere?
Al di là di questo paragone improprio sono d'accordo con Vincenzo.
Però una cosa la voglio dire.
Possibile che su questo sito, quando si affrontantano argomenti seri non risponde mai nessuno?
Guardate che il discorso può essere anche generale e non necessariamente limitarsi a Springsteen. Infatti qua si parla di maniere inusuali (per noi) di affrontare la musica tradizionale e la riproposta.
Quindi anche chi non ha sentito il disco può dire la sua.
Un piccolo sforzo.
P.S.
Qualche anno fa, nel 2000, il CD O brother where are thou? (Fratello dove sei?) colonna sonora dell'omonimo film dei fratelli Coen, con George Clooney e Turturro (fra gli altri) é stato parecchio tempo ai primi posti in classifica. In USA.
Trattavasi di musica tradizionale al centopeccento (direbbe Uccio Aloisi).
Non ci sembra di avere di che riflettere?
Musica popolare, folk, etnica, jazz... sono solo parole!
Quello che conta é cosa c'é dietro le parole... E le radici sono comuni! Così come le radici popolari del jazz vanno ricercate nei continui "rimescolamenti" culturali che avvenivano alla fine dell'ottocento e all'inizio del secolo appena concluso negli states tra immigrati africani, europei (il folk americano soprattutto ha delle innegabili radici irlandesi, durante la guerra civile americana innumerevoli immigrati irlandesi sono sbarcati in america, e la loro musica si é andata a "fondere" con le armonie europee già presenti e soprattutto con la musica africana, visto che gli immigrati irlandesi erano considerati a malapena dei "negri bianchi" dai nativi...).
Così come anche le radici della nostra musica popolare vanno ricercate nelle innumerevoli etnie transitate nel corso dei secoli sula nostra penisola, cosa viene a essere e a diventare quindi il concetto di contaminazione? Come si può contaminare ulteriormente ciò che "nasce" dalla comunicazione e scambio interculturale?
Personalmente e molto umilmente io ritengo che si possa ancora contaminare, partendo però da un presupposto di conoscenza della provenienza della primieva "contaminazione", cioé le simpatiche domande che prima o poi si manifestano nella vita di ogni individuo pensante:
CHI SONO?
DA DOVE VENGO?
DOVE VADO?
Il giorno nove di maggio ad esempio, all'interno di un concerto che mi ha visto partecipante alla discoteca nazionale di stato di Roma, é nato "al momento" uno di questi episodi di contaminazione improvvisata, all'interno di un noto brano della NCCP riarrangiato per l'occasione in 7/8 sono sorte spontanee delle strofe rimembranti l'attuale passaggio di consegne verificatosi nel governo italiano, ovviamente in tono ilare, come nella migliore tradizione campana...
Mi associo all'appello di Roberto, c'é MOLTO da riflettere...
Un caro saluto
Andrea
Quello che conta é cosa c'é dietro le parole... E le radici sono comuni! Così come le radici popolari del jazz vanno ricercate nei continui "rimescolamenti" culturali che avvenivano alla fine dell'ottocento e all'inizio del secolo appena concluso negli states tra immigrati africani, europei (il folk americano soprattutto ha delle innegabili radici irlandesi, durante la guerra civile americana innumerevoli immigrati irlandesi sono sbarcati in america, e la loro musica si é andata a "fondere" con le armonie europee già presenti e soprattutto con la musica africana, visto che gli immigrati irlandesi erano considerati a malapena dei "negri bianchi" dai nativi...).
Così come anche le radici della nostra musica popolare vanno ricercate nelle innumerevoli etnie transitate nel corso dei secoli sula nostra penisola, cosa viene a essere e a diventare quindi il concetto di contaminazione? Come si può contaminare ulteriormente ciò che "nasce" dalla comunicazione e scambio interculturale?
Personalmente e molto umilmente io ritengo che si possa ancora contaminare, partendo però da un presupposto di conoscenza della provenienza della primieva "contaminazione", cioé le simpatiche domande che prima o poi si manifestano nella vita di ogni individuo pensante:
CHI SONO?
DA DOVE VENGO?
DOVE VADO?
Il giorno nove di maggio ad esempio, all'interno di un concerto che mi ha visto partecipante alla discoteca nazionale di stato di Roma, é nato "al momento" uno di questi episodi di contaminazione improvvisata, all'interno di un noto brano della NCCP riarrangiato per l'occasione in 7/8 sono sorte spontanee delle strofe rimembranti l'attuale passaggio di consegne verificatosi nel governo italiano, ovviamente in tono ilare, come nella migliore tradizione campana...
Mi associo all'appello di Roberto, c'é MOLTO da riflettere...
Un caro saluto
Andrea
Non ho avuto modo di ascoltare il cd di B.Springsteen ma ho sentito molto parlare di questo suo recente "impegno" non-solo-musicale. L'album di cui si parla é un tributo a New Orleans, a questa capitale americana della musica sconvolta recentemente dall'uragano Katrina e non ancora ricostruita. L'artista, ha unito il suo impegno sociale a quello musicale; da questa fusione é nato questo album di tradizione folk. Egli rivolge l'attenzione al recente "passato" americano, dal crollo della Borsa, quindi al periodo della Grande Depressione ( chiaro riferimento, poi, alla drammatica situazione attuale di N.Orleans ) ripercorrendo tutte le problematiche ad esso connesse ( quindi musiche e canti di lavoro, di protesta, di tematiche prettamente sociali ). Lo stile cerca di rimanere quanto più attinente all'originalità della musica folk americana ma é lo spirito "alla Springsteen" che marca tutti i brani. Il cd ha avuto largo consenso dal pubblico italiano ( primo in classifica ). La band é composta da 18 elementi, tra cui anche la moglie di Springsteen.
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Avvocatista
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- Iscritto il: 1 dicembre 2005, 12:39
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Carissimi,
prima di avventurarmi in questa complessa discussione, vorrei riflettere con voi su alcuni concetti e sua alcune questioni di cultura musicale che penso non siano sufficientemente chiari (a cominciare dal sottoscritto) e condivisi.
In primo luogo, se l ipotesi che formulai tempo addietro fosse vera, e cioé, se la musica popolare non fosse semplicemente musica, nà© una semplice manifestazione artistica, ma una manifestazione Culturale, o meglio, la "[b:19585a8510]trasposizione in note della storia, della cultura e del carattere di un etnia o di un popolo[/b:19585a8510]", allora credo che [b:19585a8510]la musica del Boss sia musica popolare[/b:19585a8510] nel senso che noi italiani del sud attribuiamo a questa definizione.
Ciò per diversi motivi:
Bruce non fa musica "colta" (ossia, non indirizza la sua musica alle classi socialmente elevate), e raccoglie e racconta semplicemente delle storie (proprio come fanno le nostre canzoni ed i nostri compositori tradizionali).
Moltissimi testi di Springsteen evocano delle immagini, descrivono un contesto, un luogo, una situazione, narrano. Non mirano al cuore, non solleticano i sentimenti, mirano alla nostra piccola esperienza di vita quotidiana, alle difficoltà materiali o al nostro "mal di vivere".
Springsteen, in altri termini, é più Omero che Leopardi (forse qui l ho detta grossa), nel senso che Omero é un cantastorie che ha cercato, attraverso appunto delle storie dettagliatissime, di trasferire delle esperienze, degli insegnamenti, dei motivi di riflessione . Leopardi é uno che ci invita a guardare oltre una siepe che ostacola lo sguardo, delegando al cuore ed al sentimento il compito di scoprire cosa c é oltre la siepe.
Adotta le sonorità del rock come "strumento funzionale, come mezzo di trasporto" dei suoi testi, e non come perno delle sue composizioni (like tarantella, pizzica, tammurriata, ecc!). Potrebbe adottare lo jazz o la tarantella e l'effetto sarebbe lo stesso.
D'altra parte, IMO, l'analisi filologica del testo che segue non lascerebbe dubbi alla possibilità di classificare la musica del Boss come musica popolare.
[i:19585a8510]The River
Vengo dal fondo della valle
Dove, signore, quando sei giovane
Ti fanno venire su per fare quello che faceva tuo padre
Io e Mary ci incontrammo al liceo
Quando lei aveva solo sedici anni
Ci allontanammo in macchina da questa valle verso posti dove i campi sono verdi
Andammo al fiume
E nel fiume nuotammo
Oh corremmo giù al fiume
Poi misi incinta Mary
E signore questo fu quanto mi scrisse
E per il mio diciannovesimo compleanno ricevetti un libretto di lavoro e un abito da matrimonio
Andammo fino al municipio
E il giudice mise tutto in regola
Nessun sorriso il giorno delle nozze, nessun Corteo nuziale
Nessun fiore, nessun abito da sposa
Quella notte andammo al fiume
E nel fiume ci tuffammo
Oh corremmo giù al fiume.[/i:19585a8510]
Chiarito questo, ben più arduo é affrontare il tema ancora irrosolto della contaminazione e del suo ruolo nella musica popolare.
Seguirà , spero.
prima di avventurarmi in questa complessa discussione, vorrei riflettere con voi su alcuni concetti e sua alcune questioni di cultura musicale che penso non siano sufficientemente chiari (a cominciare dal sottoscritto) e condivisi.
In primo luogo, se l ipotesi che formulai tempo addietro fosse vera, e cioé, se la musica popolare non fosse semplicemente musica, nà© una semplice manifestazione artistica, ma una manifestazione Culturale, o meglio, la "[b:19585a8510]trasposizione in note della storia, della cultura e del carattere di un etnia o di un popolo[/b:19585a8510]", allora credo che [b:19585a8510]la musica del Boss sia musica popolare[/b:19585a8510] nel senso che noi italiani del sud attribuiamo a questa definizione.
Ciò per diversi motivi:
Bruce non fa musica "colta" (ossia, non indirizza la sua musica alle classi socialmente elevate), e raccoglie e racconta semplicemente delle storie (proprio come fanno le nostre canzoni ed i nostri compositori tradizionali).
Moltissimi testi di Springsteen evocano delle immagini, descrivono un contesto, un luogo, una situazione, narrano. Non mirano al cuore, non solleticano i sentimenti, mirano alla nostra piccola esperienza di vita quotidiana, alle difficoltà materiali o al nostro "mal di vivere".
Springsteen, in altri termini, é più Omero che Leopardi (forse qui l ho detta grossa), nel senso che Omero é un cantastorie che ha cercato, attraverso appunto delle storie dettagliatissime, di trasferire delle esperienze, degli insegnamenti, dei motivi di riflessione . Leopardi é uno che ci invita a guardare oltre una siepe che ostacola lo sguardo, delegando al cuore ed al sentimento il compito di scoprire cosa c é oltre la siepe.
Adotta le sonorità del rock come "strumento funzionale, come mezzo di trasporto" dei suoi testi, e non come perno delle sue composizioni (like tarantella, pizzica, tammurriata, ecc!). Potrebbe adottare lo jazz o la tarantella e l'effetto sarebbe lo stesso.
D'altra parte, IMO, l'analisi filologica del testo che segue non lascerebbe dubbi alla possibilità di classificare la musica del Boss come musica popolare.
[i:19585a8510]The River
Vengo dal fondo della valle
Dove, signore, quando sei giovane
Ti fanno venire su per fare quello che faceva tuo padre
Io e Mary ci incontrammo al liceo
Quando lei aveva solo sedici anni
Ci allontanammo in macchina da questa valle verso posti dove i campi sono verdi
Andammo al fiume
E nel fiume nuotammo
Oh corremmo giù al fiume
Poi misi incinta Mary
E signore questo fu quanto mi scrisse
E per il mio diciannovesimo compleanno ricevetti un libretto di lavoro e un abito da matrimonio
Andammo fino al municipio
E il giudice mise tutto in regola
Nessun sorriso il giorno delle nozze, nessun Corteo nuziale
Nessun fiore, nessun abito da sposa
Quella notte andammo al fiume
E nel fiume ci tuffammo
Oh corremmo giù al fiume.[/i:19585a8510]
Chiarito questo, ben più arduo é affrontare il tema ancora irrosolto della contaminazione e del suo ruolo nella musica popolare.
Seguirà , spero.
Un buon contributo a questa discussione lo da Monckage nella discussione sulla pizzica di San Vito.
Quando parla della stocasticità (scusate la parolona) del testo: strofe nuove, strofe modificate, strofe estemporanee, concatenazioni diverse, interpretazioni legate al luogo ... tipiche sono quelle ricercate da Carlo (Questua) con un "canovaccio" stabile che generalmente fissa i primi due tre gruppi di strofe per poi passare ad un processo randomatico secondo l'estro, l'inventiva dell'esecutore e gli eventi degni di nota accaduti nell'anno.
Analogo discorso vale enche alcuni tipi di brani la cui parte melodica é una continua metamorfosi durante l'esecuzione-composizione.
Quindi il brano popolare non é popolare per il soggetto trattato ma per l'estrema variabilità di interpretazione pur restando nei canoni dettati del "dato tradizionale" di una determinata area, la cui area riceve/va input ed output in vari modi codificati e stabili per millenni.
A me sembra che lo scambio tra dotto-popolare ci sia sempre stato,anche oggi ciò accade/va ...
Branduardi, De André, La roma capoccia di Venditti etc. per non parlare del filone napoletano, uno per tutti Pino Daniele ...questi autori senza dubbio hanno tratto tanto dallo spirito popolare ma nello stesso tempo sono lontani: infatti non mi sembra che Pino Daniele quando canta Napuli é inverta strofe le modifica o altro.
Quindi viene completamente a mancare tutto il processo descritto da Moncage e da me ripreso. Questo aspetto, come accennato, nei canti di questua é notevolmente amplificato.
Quindi va bene l'ispirazione popolare ma poi a mio avvso hanno ben poco a che fare...
almeno per come la penso io, discorso diverso per altri tipi di musica ...
Visto che la discussione mi sembra abbastanza generale, a mio avviso, ma posso sbagliarmi,
tra le arti nel senso più ampliato possibile (incluso la musica leggera, la riproposta etc.) senza dubbio quella che si avvicina di più al nostro popolare é la commedia dell'arte: a partire ad esempio dalla forte interazione col pubblico, dal grado improvvisazione etc. etc. che ne pensate?
Saluti da un filologo nostalgico he he he , lasciatemi passare la battuta.
P.S. ho reso il post un po' più legibile.
Quando parla della stocasticità (scusate la parolona) del testo: strofe nuove, strofe modificate, strofe estemporanee, concatenazioni diverse, interpretazioni legate al luogo ... tipiche sono quelle ricercate da Carlo (Questua) con un "canovaccio" stabile che generalmente fissa i primi due tre gruppi di strofe per poi passare ad un processo randomatico secondo l'estro, l'inventiva dell'esecutore e gli eventi degni di nota accaduti nell'anno.
Analogo discorso vale enche alcuni tipi di brani la cui parte melodica é una continua metamorfosi durante l'esecuzione-composizione.
Quindi il brano popolare non é popolare per il soggetto trattato ma per l'estrema variabilità di interpretazione pur restando nei canoni dettati del "dato tradizionale" di una determinata area, la cui area riceve/va input ed output in vari modi codificati e stabili per millenni.
A me sembra che lo scambio tra dotto-popolare ci sia sempre stato,anche oggi ciò accade/va ...
Branduardi, De André, La roma capoccia di Venditti etc. per non parlare del filone napoletano, uno per tutti Pino Daniele ...questi autori senza dubbio hanno tratto tanto dallo spirito popolare ma nello stesso tempo sono lontani: infatti non mi sembra che Pino Daniele quando canta Napuli é inverta strofe le modifica o altro.
Quindi viene completamente a mancare tutto il processo descritto da Moncage e da me ripreso. Questo aspetto, come accennato, nei canti di questua é notevolmente amplificato.
Quindi va bene l'ispirazione popolare ma poi a mio avvso hanno ben poco a che fare...
almeno per come la penso io, discorso diverso per altri tipi di musica ...
Visto che la discussione mi sembra abbastanza generale, a mio avviso, ma posso sbagliarmi,
tra le arti nel senso più ampliato possibile (incluso la musica leggera, la riproposta etc.) senza dubbio quella che si avvicina di più al nostro popolare é la commedia dell'arte: a partire ad esempio dalla forte interazione col pubblico, dal grado improvvisazione etc. etc. che ne pensate?
Saluti da un filologo nostalgico he he he , lasciatemi passare la battuta.
P.S. ho reso il post un po' più legibile.
"Se ti piace una canzone e credi di riuscire a farla meglio, cambiala e cantala".
Pete Segeer
"Gli strumenti della musica folk non erano fatti per attaccarvi la spina. Erano fatti per viaggiare con le persone".
Bruce Springsteen
"We shall overcome", che dà il titolo al cd, é forse il brano di Seeger più noto, inno dei movimenti di protesta degli anni '60. Il brano era stato riportato a Pete nel 1947 [b:d2ce5702ef]da un picchetto di lavoratori neri di tabacco del sud in sciopero[/b:d2ce5702ef]. Diverse aggiunte erano state fatte negli anni fino a quando, nel 1960, Guy Caravan lo aveva reso famoso e da allora venne eseguito regolarmente nel corso delle manifestazioni che sottolinearono il decennio della contestazione e della solidarietà .
Mariano De Simone, da "Jam" di maggio
Pete Segeer
"Gli strumenti della musica folk non erano fatti per attaccarvi la spina. Erano fatti per viaggiare con le persone".
Bruce Springsteen
"We shall overcome", che dà il titolo al cd, é forse il brano di Seeger più noto, inno dei movimenti di protesta degli anni '60. Il brano era stato riportato a Pete nel 1947 [b:d2ce5702ef]da un picchetto di lavoratori neri di tabacco del sud in sciopero[/b:d2ce5702ef]. Diverse aggiunte erano state fatte negli anni fino a quando, nel 1960, Guy Caravan lo aveva reso famoso e da allora venne eseguito regolarmente nel corso delle manifestazioni che sottolinearono il decennio della contestazione e della solidarietà .
Mariano De Simone, da "Jam" di maggio
-
strazzapercall
- Messaggi: 83
- Iscritto il: 12 giugno 2005, 16:35
- Località: provincia sud di bari
Ciao,forse non centra molto con la discussione ma vorrei fare
una domanda da perfetto ignorante,ma appassionato di musica folk americana,
tempo fa ho ascoltato "we shall overcome" in versione Gospel interpretata da Mahalia Jackson!
la conoscete questa versione/cover?
Seeger si riferiva a questo quando diceva di cambiare una canzone?
una domanda da perfetto ignorante,ma appassionato di musica folk americana,
tempo fa ho ascoltato "we shall overcome" in versione Gospel interpretata da Mahalia Jackson!
la conoscete questa versione/cover?
Seeger si riferiva a questo quando diceva di cambiare una canzone?
Ho appena letto l ennesima dichiarazione di "ritorno" alla musica popolare questa volta da parte di Carmen Consoli. Riallacciandomi a questo topic mi vengono in mente un paio di idee che vorrei verificare con voi...
La prima é tutta questa confusione che genericamente si fa tra musica tradizionale, musica folk, musica colta e musica popolare, a cui non so ancora bene come guardare (terrore? Indifferenza?); la seconda suggestione é che Bruce Springsteen sia meglio di Carmen Consoli. Riguardo a quest ultimo punto mi chiedo: se svincen apprezza il recupero springteeniano (ormai lontani i bei tempi in cui il boss faceva soldi e audience partecipando ai grandi concertoni benefits degli anni ottanta, tipo Live Aid), sono curiosa di sapere cosa ne pensa della Consoli che ri-suona i tamburelli.
Sull argomento (siccome svincen non mi ha masterizzato il CD) posso solo dire quello che mi viene in mente, e cioé che ha ragione Jameson quando, a proposito del tardo-capitalismo, dice: nella fase attuale, il mercato é in grado di "colonizzare" ogni enclave ancora rimasta vergine! Succede a Springsteen, succede alla Consoli. Per vendere, uno deve rifarsi ai minatori, l altra ai tarantolati.
Non so se questa operazione possa si definirsi "moderna", ma se la novità emergente del mercato musicale é il revival tradizionalista e popolare, allora dobbiamo aspettarci presto i cantori di Carpino su Mtv!
A quel punto cosa succederà ? la pizzica sarà finita? L avremo tradita? Non é detto.
Intanto Bruce Springsteen che fa il verso a Dylan recuperando la tradizione folk e Carmen Consoli, che dopo un viaggio a Parigi decide che il rock é finito ed é venuto il momento di tornare ai nostri nonni, dimostrano proprio che l idea di Negri che l Italia é una delle province dell "Impero" salta, perchà© nel postmoderno ogni fatto fa storia a sà©, avviene in modo simultaneo, a Trepuzzi come se fossimo nell Oregon.
Non avendo quindi il CD di Springsteen masterizzato su cui discutere, mi spingo oltre: per come la vedo io nella cultura postmoderna non può più esistere semplicemente il "globale" contrapposto al "locale", ma é ora di pensare ad una nuova realtà "glocale" (non é una mia idea: ne ha scritto la professoressa Daniela Daniele).
In questa ottica la pizzica salentina non può essere nà© interpretata come una forma musicale tradizionale da difendere o preservare, nà© come una forma culturale da contaminare all infinito. Va interpretata invece facendo saltare proprio l opposizione di partenza, per cui la pizzica diventa – "insieme" – ricerca di un identità e revival ibridante, ovvero una forma culturale "glocale", che prende dalla "provincia" e prende dall "Impero", ed é contemporaneamente concertone di Melpignano con Stewart Copeland e ricerca attenta sui vecchi cantori omerici da cui attingere l Antico Sapere.
Secondo me solo il glocale può aiutarci a recuperare la tradizione, che sta fisiologicamente per morire insieme ai suoi vecchi: il glocale visto come un movimento dialettico che parte dalla provincia, si apre al mondo, alla dimensione internazionale e mondiale del mercato della cultura, ma poi ritorna alla provincia.
Voglio dire che si parte sempre per ritornare.
Insomma, dieci, cento, mille concertoni di Melpignano, se la turistizzazione culturalista del nostro meridione può salvarci dalla paura e dalla disoccupazione!
L importante é contemporaneamente lavorare (o se preferite lavorarsi i politici) perchà© sia garantito anche "il resto", perchà© le piccole realtà locali che operano per il recupero e la valorizzazione della tradizione, musicale e non (del dialetto, dei mestieri, del territorio!), spenti i riflettori e smontati i palchi, abbiamo non di che sopravvivere, ma di che prosperare!
Ma ancora sto qui a chiedermi/vi se queste realtà esistono, se ne conoscete qualcuna che opera sia pure in difficoltà .. così, giusto per non parlare del nulla! ma questo era un altro topic!
La prima é tutta questa confusione che genericamente si fa tra musica tradizionale, musica folk, musica colta e musica popolare, a cui non so ancora bene come guardare (terrore? Indifferenza?); la seconda suggestione é che Bruce Springsteen sia meglio di Carmen Consoli. Riguardo a quest ultimo punto mi chiedo: se svincen apprezza il recupero springteeniano (ormai lontani i bei tempi in cui il boss faceva soldi e audience partecipando ai grandi concertoni benefits degli anni ottanta, tipo Live Aid), sono curiosa di sapere cosa ne pensa della Consoli che ri-suona i tamburelli.
Sull argomento (siccome svincen non mi ha masterizzato il CD) posso solo dire quello che mi viene in mente, e cioé che ha ragione Jameson quando, a proposito del tardo-capitalismo, dice: nella fase attuale, il mercato é in grado di "colonizzare" ogni enclave ancora rimasta vergine! Succede a Springsteen, succede alla Consoli. Per vendere, uno deve rifarsi ai minatori, l altra ai tarantolati.
Non so se questa operazione possa si definirsi "moderna", ma se la novità emergente del mercato musicale é il revival tradizionalista e popolare, allora dobbiamo aspettarci presto i cantori di Carpino su Mtv!
A quel punto cosa succederà ? la pizzica sarà finita? L avremo tradita? Non é detto.
Intanto Bruce Springsteen che fa il verso a Dylan recuperando la tradizione folk e Carmen Consoli, che dopo un viaggio a Parigi decide che il rock é finito ed é venuto il momento di tornare ai nostri nonni, dimostrano proprio che l idea di Negri che l Italia é una delle province dell "Impero" salta, perchà© nel postmoderno ogni fatto fa storia a sà©, avviene in modo simultaneo, a Trepuzzi come se fossimo nell Oregon.
Non avendo quindi il CD di Springsteen masterizzato su cui discutere, mi spingo oltre: per come la vedo io nella cultura postmoderna non può più esistere semplicemente il "globale" contrapposto al "locale", ma é ora di pensare ad una nuova realtà "glocale" (non é una mia idea: ne ha scritto la professoressa Daniela Daniele).
In questa ottica la pizzica salentina non può essere nà© interpretata come una forma musicale tradizionale da difendere o preservare, nà© come una forma culturale da contaminare all infinito. Va interpretata invece facendo saltare proprio l opposizione di partenza, per cui la pizzica diventa – "insieme" – ricerca di un identità e revival ibridante, ovvero una forma culturale "glocale", che prende dalla "provincia" e prende dall "Impero", ed é contemporaneamente concertone di Melpignano con Stewart Copeland e ricerca attenta sui vecchi cantori omerici da cui attingere l Antico Sapere.
Secondo me solo il glocale può aiutarci a recuperare la tradizione, che sta fisiologicamente per morire insieme ai suoi vecchi: il glocale visto come un movimento dialettico che parte dalla provincia, si apre al mondo, alla dimensione internazionale e mondiale del mercato della cultura, ma poi ritorna alla provincia.
Voglio dire che si parte sempre per ritornare.
Insomma, dieci, cento, mille concertoni di Melpignano, se la turistizzazione culturalista del nostro meridione può salvarci dalla paura e dalla disoccupazione!
L importante é contemporaneamente lavorare (o se preferite lavorarsi i politici) perchà© sia garantito anche "il resto", perchà© le piccole realtà locali che operano per il recupero e la valorizzazione della tradizione, musicale e non (del dialetto, dei mestieri, del territorio!), spenti i riflettori e smontati i palchi, abbiamo non di che sopravvivere, ma di che prosperare!
Ma ancora sto qui a chiedermi/vi se queste realtà esistono, se ne conoscete qualcuna che opera sia pure in difficoltà .. così, giusto per non parlare del nulla! ma questo era un altro topic!
Ovviamente prima di passare al nocciolo della tenzone (scherzo, per me é un
piacere) devo premettere delle cose.
Sulla questione puntuale SpringSteen, Segeer non sono in grado di dire nulla. Anzi
apprendo, e non puo' che farmi piacere, a partire dai temi trattati dal brano in
questione. Infatti, non sono intervenuto "immediatamente" perche' la discussione mi
sembrava al quanto mirata, e non possedendo il CD ... vale il discorso di Betsabea
, a proposito Betsabea la frustata di cui parlavi l'hai presa a Nocera
Terinese? Torno al soggetto.
In generale, nel momento in cui qualcuno fa una modifica e se ne conosce il nome ,
il brano a mio avviso "cessa" di essere tradizionale nel senso "ortodosso" del
termine, perché vengono implicitamente fissate delle regole di esecuzione e vengono
assiociati dei nomi. Le modifiche di un brano tradizionale nella sua evoluzione
"naturale" sono anonime. Quindi non c'e' paternità alcuna. I tempi cambiano e le
possibilità di scambio di informazioni crescono in maniera esponenziale ... il
concetto di tradizionale é in evoluzione? Questo sicuramente merita un minimo di
approfondimento ...sarà argomento di altre discussioni, spero... Altra cosa é un
brano popolare, gelato al cioccolato sarebbe popolare se fosse nella bocca di
tutti. Viceversa, brani d'autore possono diventare ad interpretazione tradizionale.
Diventano tradizionali se "assimilano" molte delle caratteristiche che connotano
una determinata area.
Ora se il brano in questione é tradizionale (condizione minima, non si conosce
l'autore) a mio avviso, parere opinabile, potrebbe perdere molte delle sue
caratteristiche intrinsiche al luogo dove esso é stato "prelevato", dico potrebbe,
perché non conosco il brano ne nella versione del Boss ne in altre più vicine alla
forma originale.
Magari, la dico grossa, se il "coro" dei lavoratori era in stile gospel, mica lo
vedo tanto bene il Boss a cantare stile gospel. Quindi, per assurdo, ribadisco per
assurdo, potrebbe essere un De Gregori che interpreta un fimmine fimmine chi sciati
a lu tabaccu.
Pertanto cosa resterebbe di tradizionale ...? Resterebbe il messaggio del brano,
magari anche migliorato ...
Cosa resterebbe di tutti i particolari che caratterizzano il brano nella sua forma
tradizionale? Bisognerebbe fare un confronto tra quello ipotetico di De Gregori e
magari una Registrazione di Lomax, ma anche della collana Aramiré.
quindi vi sono diversi modi di confrontare a diversi livelli, uno dei quali é il
messaggio trasmesso...
Sicuramente alcuni argomenti possono avere più rilievo sociale di altri non vi é
dubbio: però trattasi di un altro concetto.
Una riflessione colletiva sul futuro della musica tradizionale ...
Ribattendo puntualmente le cose scritte da Segeer io porrei la domanda:
quale brano tradizionale nel corso degli anni, dei secoli non e mai stato cambiato
o migliorato? In più Segeel non specifica chi dovrebbe cambiare un brano: una
persona, un gruppo di persone, un personaggio!
Su quella di Springsteen, voi amici di forum mi insegnate che, fortunatamente, il
tempo é ancora prematuro per esprimere la frase al passato.
Siccome si parla di confronto tra due grandi della musica rock e della di
riproposta salentina. Entro nel dettaglio.
A me sta bene che ognuno modifichi, interpreti i brani tradizionali come meglio
crede, ovviamente il pubblico giudicherà . Personalmente l'operazaione di Raheli mi
piace. Visto che c'e' il confronto di idee, questo non mi condiziona dall'esprimere
delle critiche negative su determinate cose. Please leggere i vecchi post.
Io appartengo a quelli che dicono che i brani tradizionali vengono interpretati
dalle persone non dai personaggi. Ognuno ha un suo modo di interpretare ...pur
vedendola in questo modo ho più di un centinaio di CD (Originali) di riproposta...
Io concordo nel guardare al di fuori del buco di serratura e cercar di prendere,
possibilmente, quello che c'é di buono.
C'é tanto da imparare dal modo di evolvere di altri popoli che hanno affrontato
prima i problemi di intercultura, coesistenza tra etnie diverse etc. etc. Questo,
però, significa prima conoscere meglio se stessi, caratterizzare sotto ogni
possibile visione ciò che ci "appartiene" (Carlo notare le virgolette he he he ).
Conoscere se stessi significa anche farsi dire dagli altri come si é ... Credo che
da questi presupposti si possa quantomeno iniziare un minimo confronto.
Meglio concludere il post parlando chiaro, nei pensieri testé espressi non c'é
nessun riferimento particolare, anzi meglio precisare, non sono contro Raheli, ne
contro chi fà riproposta, anzi auguro lo stesso successo che ha avuto ed ha
Springsteen a tutti quelli che si occupano di tradizionale a qualunque titolo,
partendo da Raheli per finire all'ultimo gruppo formatosi. Specifico questo perché
non vorrei che ci fossero le stesse incomprensioni, quando feci a suo tempo il nome
del CGS.
Rabadisco,infine, se la discussione verte sul caso specifico, i miei post possono
essere anche eliminati, essendo essi aria fritta, non danno alcun contributo, sarò un lettore,
di questi tempi ...
Conclusione del post: La critica positiva/negativa deve essere fatta sul messaggio
migliorato o no che sia, ma anche sul confronto tra la versionione di Springsteen e
qualche altra più tradizionale in tutti i modi possibili perché magari si guadagna
sul messaggio ma si potrebbe perdere su tante altre cose.
Sinceri saluti, buona replica e soprattutto un grosso in bocca al lupo per il folk festival.
P.S. essendo il post vecchio di una serata... e srcitto in tre minuti...
piacere) devo premettere delle cose.
Sulla questione puntuale SpringSteen, Segeer non sono in grado di dire nulla. Anzi
apprendo, e non puo' che farmi piacere, a partire dai temi trattati dal brano in
questione. Infatti, non sono intervenuto "immediatamente" perche' la discussione mi
sembrava al quanto mirata, e non possedendo il CD ... vale il discorso di Betsabea
Terinese? Torno al soggetto.
In generale, nel momento in cui qualcuno fa una modifica e se ne conosce il nome ,
il brano a mio avviso "cessa" di essere tradizionale nel senso "ortodosso" del
termine, perché vengono implicitamente fissate delle regole di esecuzione e vengono
assiociati dei nomi. Le modifiche di un brano tradizionale nella sua evoluzione
"naturale" sono anonime. Quindi non c'e' paternità alcuna. I tempi cambiano e le
possibilità di scambio di informazioni crescono in maniera esponenziale ... il
concetto di tradizionale é in evoluzione? Questo sicuramente merita un minimo di
approfondimento ...sarà argomento di altre discussioni, spero... Altra cosa é un
brano popolare, gelato al cioccolato sarebbe popolare se fosse nella bocca di
tutti. Viceversa, brani d'autore possono diventare ad interpretazione tradizionale.
Diventano tradizionali se "assimilano" molte delle caratteristiche che connotano
una determinata area.
Ora se il brano in questione é tradizionale (condizione minima, non si conosce
l'autore) a mio avviso, parere opinabile, potrebbe perdere molte delle sue
caratteristiche intrinsiche al luogo dove esso é stato "prelevato", dico potrebbe,
perché non conosco il brano ne nella versione del Boss ne in altre più vicine alla
forma originale.
Magari, la dico grossa, se il "coro" dei lavoratori era in stile gospel, mica lo
vedo tanto bene il Boss a cantare stile gospel. Quindi, per assurdo, ribadisco per
assurdo, potrebbe essere un De Gregori che interpreta un fimmine fimmine chi sciati
a lu tabaccu.
Pertanto cosa resterebbe di tradizionale ...? Resterebbe il messaggio del brano,
magari anche migliorato ...
Cosa resterebbe di tutti i particolari che caratterizzano il brano nella sua forma
tradizionale? Bisognerebbe fare un confronto tra quello ipotetico di De Gregori e
magari una Registrazione di Lomax, ma anche della collana Aramiré.
quindi vi sono diversi modi di confrontare a diversi livelli, uno dei quali é il
messaggio trasmesso...
Sicuramente alcuni argomenti possono avere più rilievo sociale di altri non vi é
dubbio: però trattasi di un altro concetto.
Una riflessione colletiva sul futuro della musica tradizionale ...
Ribattendo puntualmente le cose scritte da Segeer io porrei la domanda:
quale brano tradizionale nel corso degli anni, dei secoli non e mai stato cambiato
o migliorato? In più Segeel non specifica chi dovrebbe cambiare un brano: una
persona, un gruppo di persone, un personaggio!
Su quella di Springsteen, voi amici di forum mi insegnate che, fortunatamente, il
tempo é ancora prematuro per esprimere la frase al passato.
Siccome si parla di confronto tra due grandi della musica rock e della di
riproposta salentina. Entro nel dettaglio.
A me sta bene che ognuno modifichi, interpreti i brani tradizionali come meglio
crede, ovviamente il pubblico giudicherà . Personalmente l'operazaione di Raheli mi
piace. Visto che c'e' il confronto di idee, questo non mi condiziona dall'esprimere
delle critiche negative su determinate cose. Please leggere i vecchi post.
Io appartengo a quelli che dicono che i brani tradizionali vengono interpretati
dalle persone non dai personaggi. Ognuno ha un suo modo di interpretare ...pur
vedendola in questo modo ho più di un centinaio di CD (Originali) di riproposta...
Io concordo nel guardare al di fuori del buco di serratura e cercar di prendere,
possibilmente, quello che c'é di buono.
C'é tanto da imparare dal modo di evolvere di altri popoli che hanno affrontato
prima i problemi di intercultura, coesistenza tra etnie diverse etc. etc. Questo,
però, significa prima conoscere meglio se stessi, caratterizzare sotto ogni
possibile visione ciò che ci "appartiene" (Carlo notare le virgolette he he he ).
Conoscere se stessi significa anche farsi dire dagli altri come si é ... Credo che
da questi presupposti si possa quantomeno iniziare un minimo confronto.
Meglio concludere il post parlando chiaro, nei pensieri testé espressi non c'é
nessun riferimento particolare, anzi meglio precisare, non sono contro Raheli, ne
contro chi fà riproposta, anzi auguro lo stesso successo che ha avuto ed ha
Springsteen a tutti quelli che si occupano di tradizionale a qualunque titolo,
partendo da Raheli per finire all'ultimo gruppo formatosi. Specifico questo perché
non vorrei che ci fossero le stesse incomprensioni, quando feci a suo tempo il nome
del CGS.
Rabadisco,infine, se la discussione verte sul caso specifico, i miei post possono
essere anche eliminati, essendo essi aria fritta, non danno alcun contributo, sarò un lettore,
di questi tempi ...
Conclusione del post: La critica positiva/negativa deve essere fatta sul messaggio
migliorato o no che sia, ma anche sul confronto tra la versionione di Springsteen e
qualche altra più tradizionale in tutti i modi possibili perché magari si guadagna
sul messaggio ma si potrebbe perdere su tante altre cose.
Sinceri saluti, buona replica e soprattutto un grosso in bocca al lupo per il folk festival.
P.S. essendo il post vecchio di una serata... e srcitto in tre minuti...
-
Avvocatista
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- Iscritto il: 1 dicembre 2005, 12:39
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OT
Betsabea scrive:
[quote:35200395b7]La prima é tutta questa confusione che genericamente si fa tra musica tradizionale, musica folk, musica colta e musica popolare[/quote:35200395b7]
Sarei immensamente grato a Betsabea (o a chiunque altro) se fornisse riferimenti bibliografici o una definizione univoca e condivisa (quantomeno dal mondo musicologico ed etnomusicologico italiano) dei generi musicali citati.
Prego, eventualmente, di farlo in privato, in modo da evitare il rischio di annoiare chi, invece, dovesse aver già risolto la vexata questio o considerasse questo argomento pura "filosofia tra le nuvole".
Nessun intento polemico, solo voglia di imparare e capire.
Betsabea scrive:
[quote:35200395b7]La prima é tutta questa confusione che genericamente si fa tra musica tradizionale, musica folk, musica colta e musica popolare[/quote:35200395b7]
Sarei immensamente grato a Betsabea (o a chiunque altro) se fornisse riferimenti bibliografici o una definizione univoca e condivisa (quantomeno dal mondo musicologico ed etnomusicologico italiano) dei generi musicali citati.
Prego, eventualmente, di farlo in privato, in modo da evitare il rischio di annoiare chi, invece, dovesse aver già risolto la vexata questio o considerasse questo argomento pura "filosofia tra le nuvole".
Nessun intento polemico, solo voglia di imparare e capire.
Bene, il dibattito procede. Forse anche troppo in fretta, vista la carne che é stata messa a cuocere. Proviamo a rispondere brevemente alle sollecitazioni, a partire da quelle di Betsabea.
Preliminarmente: anche se sono in linea di principio contrario alle masterizzazioni, se mi mandi un indirizzo postale (e mi dici il tuo nome vero...), posso fare un'eccezione alla regola (visto che il cd lo produce la Sony...).
Sulle classificazioni (popolare, tradizionale, folk ecc ecc): sono tutte ovviamente astrazioni, hanno un significato variabile, sempre discutibile, comunque ambiguo. Non ci starei troppo a pensare. L'importante - almeno credo - é capirci su cosa stiamo parlando, almeno in linea di massima.
Sul "ritorno" alla tradizione di Springsteen: l'ultimo disco per il Boss é solo un ennesimo passo in quella direzione. Un suo interesse per un certo tipo di tradizione diciamo "folk" (perchà© in molti pensano che negli States anche il rock'n'roll sia in qualche modo "tradizione" - vedi articolo di Portelli) risale almeno all'album "Nebraska" (1982), e poi si snoda per una serie di contatti che qui sarebbe troppo lungo ricordare. Lo schema che tu proponi, del mercato che colonizza i territori vergini, mi sembra (almeno per Springsteen) semplicistico, e appunto un po' schematico (come se oggi potesse esistere qualcosa di avulso dal mercato!). Occorre poi considerare che negli States, a differenza di quello che succede da noi, c'é già un floridissimo mercato di musica più o meno "tradizionale" (a cominciare dal "country"), quindi parlare in quel caso di "revival tradizionalista e popolare" mi sembra un po' improprio. Infine le tematiche della working class ("i minatori"...) sono presenti in Springsteen - che in questo si collega ad una "tradizione" ben precisa (Woody Guthrie, Pete Seeger, Bob Dylan ecc ecc) - praticamente da sempre (magari in una maniera che a qualcuno potrebbe apparire retorica e falsa, ma questo é un altro discorso...). Sandro Portelli e altri hanno scritto molto su questi temi.
Su locale globale glocale: é chiaro che il mercato discografico - e quindi gli "artisti" che ne fanno parte - seguono anche (se non soprattutto) dinamiche commerciali. Questo però non toglie che continui ad esistere buona musica e musica schifosa. Se Carmen Consoli decide di abbandonare le sonorità "americane" per cercare ispirazione in Rosa Balistrieri, e si porta in tour un gruppo storico della musica "popolare" siciliana come i Lautari (che, tra parentesi, suoneranno sabato 27 al Pisa Folk Festival), per quanto mi riguarda non starò certo a fare un processo alle intenzioni, ma giudicherò il risultato artistico. Se questo poi servirà a far ascoltare a più gente i Lautari e (soprattutto) la grandissima Rosa Balistrieri, non posso che esserne contento.
E comunque per me la cosa più interessante rimane il cercare di capire perchà© avvengono certi processi, e dove portano. Perchà© a in un certo momento (e proprio in quello...) nel Salento ritorna il "consumo" di massa della musica popolare? A quali bisogni sociali risponde questa ricerca di un legame più forte (potremmo dire "identitario") con la propria "patria culturale"? E' chiaro (e scontato) che quello che io e Sergio Torsello (mi si perdoni l'autocitazione...) abbiamo chiamato "movimento della pizzica" si componga sia del concertone di Melpignano che delle serate alle Calandre con Anna Cinzia Villani e i bellissimi vecchietti, dell'atroce "pizzica a molla" ormai diventata più reale di quella vera e dell'associazione per la salvaguardia della "scherma", di questa community e dei tanti libri infarciti di teorie strampalate mistico esoteriche. Cioé che siamo tutti - ma proprio tutti - all'interno dello stesso calderone "post-moderno". Quello che ancora i gli amici antropologi decostruttivisti e dialettici (e similari), tanti bravi a svelare le "dinamiche occulte" con cui il mercato colonizza il nostro immaginario, non sono riusciti però a farmi capire (sicuramente per deficit miei) é come si possano orientare le dinamiche di questo calderone perchà© produca effetti positivi sul contesto (scusami la banalizzazione). Anzi, se la cosa é in inea di principio possibile, oppure se, in quato schiavi del perfido mercato, siamo condannati all'oblio e all'apocalisse culturale. Perchà© questo in fondo a me interessa: fare in modo che tutta questa storia non si risolva soltanto in tante belle feste, più o meno grandi, più o meno divertenti, più o meno inutili, ma faccia migliorare, almeno un pochettino, almeno in qualche aspetto, lo "stato delle cose".
Questione complessa, ci ritorneremo.
Saluti.
Vincenzo Santoro
Preliminarmente: anche se sono in linea di principio contrario alle masterizzazioni, se mi mandi un indirizzo postale (e mi dici il tuo nome vero...), posso fare un'eccezione alla regola (visto che il cd lo produce la Sony...).
Sulle classificazioni (popolare, tradizionale, folk ecc ecc): sono tutte ovviamente astrazioni, hanno un significato variabile, sempre discutibile, comunque ambiguo. Non ci starei troppo a pensare. L'importante - almeno credo - é capirci su cosa stiamo parlando, almeno in linea di massima.
Sul "ritorno" alla tradizione di Springsteen: l'ultimo disco per il Boss é solo un ennesimo passo in quella direzione. Un suo interesse per un certo tipo di tradizione diciamo "folk" (perchà© in molti pensano che negli States anche il rock'n'roll sia in qualche modo "tradizione" - vedi articolo di Portelli) risale almeno all'album "Nebraska" (1982), e poi si snoda per una serie di contatti che qui sarebbe troppo lungo ricordare. Lo schema che tu proponi, del mercato che colonizza i territori vergini, mi sembra (almeno per Springsteen) semplicistico, e appunto un po' schematico (come se oggi potesse esistere qualcosa di avulso dal mercato!). Occorre poi considerare che negli States, a differenza di quello che succede da noi, c'é già un floridissimo mercato di musica più o meno "tradizionale" (a cominciare dal "country"), quindi parlare in quel caso di "revival tradizionalista e popolare" mi sembra un po' improprio. Infine le tematiche della working class ("i minatori"...) sono presenti in Springsteen - che in questo si collega ad una "tradizione" ben precisa (Woody Guthrie, Pete Seeger, Bob Dylan ecc ecc) - praticamente da sempre (magari in una maniera che a qualcuno potrebbe apparire retorica e falsa, ma questo é un altro discorso...). Sandro Portelli e altri hanno scritto molto su questi temi.
Su locale globale glocale: é chiaro che il mercato discografico - e quindi gli "artisti" che ne fanno parte - seguono anche (se non soprattutto) dinamiche commerciali. Questo però non toglie che continui ad esistere buona musica e musica schifosa. Se Carmen Consoli decide di abbandonare le sonorità "americane" per cercare ispirazione in Rosa Balistrieri, e si porta in tour un gruppo storico della musica "popolare" siciliana come i Lautari (che, tra parentesi, suoneranno sabato 27 al Pisa Folk Festival), per quanto mi riguarda non starò certo a fare un processo alle intenzioni, ma giudicherò il risultato artistico. Se questo poi servirà a far ascoltare a più gente i Lautari e (soprattutto) la grandissima Rosa Balistrieri, non posso che esserne contento.
E comunque per me la cosa più interessante rimane il cercare di capire perchà© avvengono certi processi, e dove portano. Perchà© a in un certo momento (e proprio in quello...) nel Salento ritorna il "consumo" di massa della musica popolare? A quali bisogni sociali risponde questa ricerca di un legame più forte (potremmo dire "identitario") con la propria "patria culturale"? E' chiaro (e scontato) che quello che io e Sergio Torsello (mi si perdoni l'autocitazione...) abbiamo chiamato "movimento della pizzica" si componga sia del concertone di Melpignano che delle serate alle Calandre con Anna Cinzia Villani e i bellissimi vecchietti, dell'atroce "pizzica a molla" ormai diventata più reale di quella vera e dell'associazione per la salvaguardia della "scherma", di questa community e dei tanti libri infarciti di teorie strampalate mistico esoteriche. Cioé che siamo tutti - ma proprio tutti - all'interno dello stesso calderone "post-moderno". Quello che ancora i gli amici antropologi decostruttivisti e dialettici (e similari), tanti bravi a svelare le "dinamiche occulte" con cui il mercato colonizza il nostro immaginario, non sono riusciti però a farmi capire (sicuramente per deficit miei) é come si possano orientare le dinamiche di questo calderone perchà© produca effetti positivi sul contesto (scusami la banalizzazione). Anzi, se la cosa é in inea di principio possibile, oppure se, in quato schiavi del perfido mercato, siamo condannati all'oblio e all'apocalisse culturale. Perchà© questo in fondo a me interessa: fare in modo che tutta questa storia non si risolva soltanto in tante belle feste, più o meno grandi, più o meno divertenti, più o meno inutili, ma faccia migliorare, almeno un pochettino, almeno in qualche aspetto, lo "stato delle cose".
Questione complessa, ci ritorneremo.
Saluti.
Vincenzo Santoro
Vorrei soltanto esprimere vivissimo apprezzamento e gratitudine per questa bella discussione, davvero molto istruttiva per me.
Credo che Carlo farebbe bene a pensare di pubblicare nel tempo una o più raccolte antologiche delle discussioni di questo sito, che, come ha già notato qualcuno (mi pare Andrea) hanno un ormai un valore culturale che travalica le nostre stesse intenzioni e, sono certo, potranno costituire anche preziosissimo materiale di studio e riflessione etnografica per le future generazioni.
I diritti li devolverei ad iniziative e/o istituzioni per la salvaguardia del patrimonio musicale tradizionale.
Ciao a tutti.
Credo che Carlo farebbe bene a pensare di pubblicare nel tempo una o più raccolte antologiche delle discussioni di questo sito, che, come ha già notato qualcuno (mi pare Andrea) hanno un ormai un valore culturale che travalica le nostre stesse intenzioni e, sono certo, potranno costituire anche preziosissimo materiale di studio e riflessione etnografica per le future generazioni.
I diritti li devolverei ad iniziative e/o istituzioni per la salvaguardia del patrimonio musicale tradizionale.
Ciao a tutti.
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Innanzitutto esprimo immenso gaudio per il ritorno di Kamammury (compagno di tante battaglie) dalla sua lunga turné con i TASS di tutto il mondo.
Esprimo gaudio anche per la piega che ha preso la discussione, relativamente alla comprensione del "movimento della pizzica".
Ci avviciniamo, infatti, al periodo delle neo-transumanza. Tamburellisti armati di tamburi a cornice provenienti da tutto il globo terraqueo, ballerine, ballerini, suonatori di djembé e kalimba armonica si stanno mettendo in marcia verso i santuari della musica popolare: Salento, Gargano, Pollino, Cilento, Sila, Aspromonte, Irpinia,
Come le podoliche della mia amata terra, si apprestano a brucare i suoni provenienti da prati in parte ancora incontaminati.
Perchà© accade tutto ciò? E che senso ha?
Perchà© questi giovani hanno abbandonato forme musicali tradizionalmente eseguite per creare un solco tra generazioni, tra vecchio e nuovo, tra memoria e proiezione al futuro, per abbracciare suoni che invece hanno il significato di unire questi mondi?
E qual é - per queste anime erranti (alle quali anche io appartengo) - il significato della riproposta, oggi?
De Martino diceva che la pizzica salentina era "la colonna sonora dell'orizzonte mitico-rituale....un modo per risolvere conflitti psichici irrisolti". Cantare e suonare era un mezzo per dimenticare la gravosa fatica dei campi, per attenuare l'aggressività dovuta alle vessazioni, ecc...
E oggi? In assenza di fatiche erculee, vessazioni manzoniane ed in presenza di strizzacervelli a iosa, cos'é?
La risposta a questi quesiti credo sia molto complessa e, ad oggi, fornita solo molto parzialmente dagli esperti di questo settore, ma posso parlare della mia esperienza diretta.
Primo: la dimensione psico-fisica
Quando "suono" o ascolto un tamburello, una zampogna, una pizzica, una tarantella, una tammurriata, il mio stato mentale si altera. Ieri sera ascoltavo allo CSOA di Roma, il bravissimo Alessandro Mazziotti e le sue zampogne calabresi, lucane e laziali. Ad un certo punto mi sono colto a sorridere come un deficiente. La mia mente era assolutamente sgombra da ogni preoccupazione ed in perfetta sintonia con quelle note, quasi fosse entrata in risonanza con quegli strumenti. E lo stesso accade quando "ballo" con la compagna giusta.
Quindi, c'é indubbiamente un effetto psico-fisico che si manifesta solo ed esclusivamente in certe situazioni. D'altra parte, il mio amico Tamino (psichiatra ed arteterapeuta) dimostra giornalmente la fondatezza anche scientifica di questi fenomeni para-musicali.
Secondo: la dimensione psico-sociale e antropologica
Ad un certo punto del cammin della mia vita, mi sono reso conto di aver perduto la mia identità culturale e sociale. Da emigrato non ero più lucano (perchà© non vivevo più in quel contesto culturale), ma non ero neppure romano. Non ero nulla. Allora ho avvertito la necessità di riappropriarmi della mia identità . Come? Attraverso il mezzo più semplice ed universale: la musica della mia terra.
Terzo: la dimensione sociologica (e sessuale)
Questo percorso, inoltre, mi ha fornito un formidabile strumento relazionale ed intellettuale.Grazie alla musica lucana ho conosciuto intellettuali e musicisti della mia terra e poi, a seguire, musicisti ed intellettuali di altre regioni, oltre che gli amici di questo meraviglioso consesso.
Non solo, ma mi ha addirittura consentito di acquisire una dimensione culturale e sociale tale da consentirmi di guardare al futuro (per mestiere mi occupo anche di trend e nuove tecnologie) essendo pienamente consapevole del passato.
Adesso mi sento lucano anche a Roma, o meglio - per usare una terminologia di tipo antropologico - ho costruito una identità tale da consentirmi di non cedere alla sopraffazione della globalizzazione indistinta ed approssimata propria delle grandi città metropolitane post-moderne.
Infine, la nostre danze hanno una forte valenza sessuale, e questo non guasta affatto, anzi, ci consente di riappropriarci di un pochino della nostra fisicità perduta nelle pieghe della modernizzazione.
Conclusione:
Io certo non costituisco un campione rappresentativo dei "Transumanti della musica popolare", ma se solo alcune di tali farneticazioni fossero vere, dal punto di vista sociologico, allora occorrerebbe rivedere alla radice molti dei comportamenti che alcuni di Voi hanno manifestato verso questo nuovo e strano popolo che balla.
Esprimo gaudio anche per la piega che ha preso la discussione, relativamente alla comprensione del "movimento della pizzica".
Ci avviciniamo, infatti, al periodo delle neo-transumanza. Tamburellisti armati di tamburi a cornice provenienti da tutto il globo terraqueo, ballerine, ballerini, suonatori di djembé e kalimba armonica si stanno mettendo in marcia verso i santuari della musica popolare: Salento, Gargano, Pollino, Cilento, Sila, Aspromonte, Irpinia,
Come le podoliche della mia amata terra, si apprestano a brucare i suoni provenienti da prati in parte ancora incontaminati.
Perchà© accade tutto ciò? E che senso ha?
Perchà© questi giovani hanno abbandonato forme musicali tradizionalmente eseguite per creare un solco tra generazioni, tra vecchio e nuovo, tra memoria e proiezione al futuro, per abbracciare suoni che invece hanno il significato di unire questi mondi?
E qual é - per queste anime erranti (alle quali anche io appartengo) - il significato della riproposta, oggi?
De Martino diceva che la pizzica salentina era "la colonna sonora dell'orizzonte mitico-rituale....un modo per risolvere conflitti psichici irrisolti". Cantare e suonare era un mezzo per dimenticare la gravosa fatica dei campi, per attenuare l'aggressività dovuta alle vessazioni, ecc...
E oggi? In assenza di fatiche erculee, vessazioni manzoniane ed in presenza di strizzacervelli a iosa, cos'é?
La risposta a questi quesiti credo sia molto complessa e, ad oggi, fornita solo molto parzialmente dagli esperti di questo settore, ma posso parlare della mia esperienza diretta.
Primo: la dimensione psico-fisica
Quando "suono" o ascolto un tamburello, una zampogna, una pizzica, una tarantella, una tammurriata, il mio stato mentale si altera. Ieri sera ascoltavo allo CSOA di Roma, il bravissimo Alessandro Mazziotti e le sue zampogne calabresi, lucane e laziali. Ad un certo punto mi sono colto a sorridere come un deficiente. La mia mente era assolutamente sgombra da ogni preoccupazione ed in perfetta sintonia con quelle note, quasi fosse entrata in risonanza con quegli strumenti. E lo stesso accade quando "ballo" con la compagna giusta.
Quindi, c'é indubbiamente un effetto psico-fisico che si manifesta solo ed esclusivamente in certe situazioni. D'altra parte, il mio amico Tamino (psichiatra ed arteterapeuta) dimostra giornalmente la fondatezza anche scientifica di questi fenomeni para-musicali.
Secondo: la dimensione psico-sociale e antropologica
Ad un certo punto del cammin della mia vita, mi sono reso conto di aver perduto la mia identità culturale e sociale. Da emigrato non ero più lucano (perchà© non vivevo più in quel contesto culturale), ma non ero neppure romano. Non ero nulla. Allora ho avvertito la necessità di riappropriarmi della mia identità . Come? Attraverso il mezzo più semplice ed universale: la musica della mia terra.
Terzo: la dimensione sociologica (e sessuale)
Questo percorso, inoltre, mi ha fornito un formidabile strumento relazionale ed intellettuale.Grazie alla musica lucana ho conosciuto intellettuali e musicisti della mia terra e poi, a seguire, musicisti ed intellettuali di altre regioni, oltre che gli amici di questo meraviglioso consesso.
Non solo, ma mi ha addirittura consentito di acquisire una dimensione culturale e sociale tale da consentirmi di guardare al futuro (per mestiere mi occupo anche di trend e nuove tecnologie) essendo pienamente consapevole del passato.
Adesso mi sento lucano anche a Roma, o meglio - per usare una terminologia di tipo antropologico - ho costruito una identità tale da consentirmi di non cedere alla sopraffazione della globalizzazione indistinta ed approssimata propria delle grandi città metropolitane post-moderne.
Infine, la nostre danze hanno una forte valenza sessuale, e questo non guasta affatto, anzi, ci consente di riappropriarci di un pochino della nostra fisicità perduta nelle pieghe della modernizzazione.
Conclusione:
Io certo non costituisco un campione rappresentativo dei "Transumanti della musica popolare", ma se solo alcune di tali farneticazioni fossero vere, dal punto di vista sociologico, allora occorrerebbe rivedere alla radice molti dei comportamenti che alcuni di Voi hanno manifestato verso questo nuovo e strano popolo che balla.
Mamma mia, che discussione! Complimenti per queste lezioni così interessanti. Si chiedeva Avvocatista, se ho ben capito, come mai, secondo lui, le nuove generazioni di musicisti non uniscano i concetti di memoria e proiezione al futuro nelle forme d'arte di tradizione.Poi subito dopo, Avvocatista stesso asserisce che si é a volte"anime erranti". E' proprio in questa definizione che si nasconde il nocciolo della questione per me. Chiediamoci, se vero fosse, perché siamo "anime erranti" ? Giovani, anziani, adulti a prescindere...A mio modestissimo avviso di motivazioni ce ne sarebbero tantissime.Innanzitutto l'esigenza che si ha, che la si riconosca o meno, dell'essenzialità delle cose ( propria dei tempi antichi ), che ha un sapore così genuino e semplice ma non per questo meno "attraente", esigenza che manca perché si vive oggi, specie in occidente, nel benessere più assoluto ( meno male, per alcuni aspetti! ).Altro fattore forse ancora più saliente é il bisogno di storia innato naturalmente nell'uomo; da ciò deriva anche quel forte desiderio di appartenenza, di riconoscersi come frutto di un'epoca passata, ad un contesto socio-culturale-ambientale particolare. La storia suscita curiosità , affascina, coinvolge.Fa parte di noi perché siamo noi che la tracciamo.C'é bisogno di riscoprire e riproporre le tradizioni del passato, del nostro passato, per conoscere e far conoscere meglio se stessi, le proprie origini. COme detto prima, questo perché ognuno di noi é il frutto di un'epoca passata, di un contesto, precisi.Per quanto concerne il discorso sulle "contaminazioni", credo proprio che siano inevitabili; questo perché siamo in continua evoluzione, nati da un periodo ormai remoto, portiamo con noi tutto un bagaglio di esperienze che, col passare del tempo, hanno assorbito tutta una serie di nuovi stimoli ( anche, se non soprattutto, extra-culturali ) che hanno modificato in un certo senso la sensibilità di ognuno.A ciò hanno contribuito le nuove tecnologie e la velocità di trasmissione dati, scopo per le quali sono state create e e continuamente migliorate.Questo é la mia modestissima deduzione, se ho frainteso qualche punto, correggetemi pure. Ciao!
Svincen, peccato che non ti ricordi più di me!
La tua arringa in difesa del Boss non serve, apprezzo anche io il suo percorso! ironizzavo solo sul fatto che giusto lui (grazie anche alle marchette del Live Aid) può permettersi di stare fuori dalle logiche di mercato.. Ma degli states sinceramente non mi importa (e non conosco) nulla, io volevo partire da lui per riportarmi a noi, all Italia, a quel "revival tradizionalista e popolare" a cui assistiamo (dici di no??) che si estende e si sviluppa da Torino, a Firenze, a Roma,! a volte addirittura autonomamente e senza alcun collegamento con i luoghi di origine (qualcuno si lamentava delle scuole di pizzica "non autorizzate"..)
È quello il fenomeno che vi preoccupa, o no?
Mi dispiace anche che tu, appellandoti al principio di autorità , non abbia colto il discorso del glocale, il cui senso é tutt altro che semplicistico (del resto non si tratta solo di un'opinione mia, ma di un parere diffuso e ritrito).. prova invece ad applicarlo non solo semplicisticamente al mercato discografico, ma ai temi che si trattano comunemente in questo forum.. secondo me può essere proprio la chiave per "capire perchà© avvengono certi processi, e dove portano"!
Noi siamo glocali, ci siamo persi, smarriti nel globale fino ad averne le vertigini, ora sentiamo la necessità di tornare indietro.. tutto questo può essere spiegato da sociologi, antropologi, da chi ti pare, in modi diversi e presumibilmente altrettanto validi, perchà© ognuno vedrà una piccola sfaccettatura della faccenda.. e quindi ben venga il loro sforzo di comprensione "delle cause", ma io comunque vedo più urgente comprendere il tuo "come si possano orientare le dinamiche di questo calderone perchà© produca effetti positivi sul contesto".. in questo senso c é da sperare che quanto da te immaginato sulla Consoli sia di buon auspicio..
Quindi! avvocatista hai ben spiegato il tuo percorso.. resta il fatto che "il ritorno alle origini" non é l unica risposta allo "smarrimento dello sradicato", che non per tutti avvicinarsi a questo "mondo" ha lo stesso significato, che non tutti hanno sentito la tua (nostra) urgenza e necessità , e che, fuori da questo forum, ci sono migliaia (ma che dico migliaia.. centinaia!) di "giovani" che questo tuo sentire non l avranno mai, e che fruiranno del fenomeno Pizzica come qualche tempo fa si fruiva del Rap e della Tecno (il tarantismo oggi: lo sballo dell impasticcato in discoteca =ebetismo stuporoso).. che fare per dare maggiore consapevolezza a queste persone? Partiamo dal presupposto che a loro non gliene frega niente se stanno ballando una tarantella o una tammorriata, che non gli interessa neanche saperlo.. che fare?
In questo senso mi piacerebbe che questo forum fosse un "laboratorio dell utopia", un posto dove si tirano fuori le idee! magari piccole e puntuali.. ovvero da mettere poi in pratica... per esempio l'idea di Kamammury mi sembra ottima! cedo volentieri i diritti d'autore per i miei scritti all'ATASC....
Favoletta Gaddiana:
"Un cacciatore avea cieca fiducia nella lepre tantoché dopo una corsa lunghissima raggiunse un gatto.
Nel frattempo, sendosi dismemorate le genti che nel principio di chella corsa usava dar caccia alla lepre, plaudirono unanimi il cacciatore: perché insomma lepre o gatto fa lo stesso".
Io quest anno ero partita a caccia di lepri, ora la gente plaude ma! io non lo so proprio cosa ho preso..
Resto in meditazione..
La tua arringa in difesa del Boss non serve, apprezzo anche io il suo percorso! ironizzavo solo sul fatto che giusto lui (grazie anche alle marchette del Live Aid) può permettersi di stare fuori dalle logiche di mercato.. Ma degli states sinceramente non mi importa (e non conosco) nulla, io volevo partire da lui per riportarmi a noi, all Italia, a quel "revival tradizionalista e popolare" a cui assistiamo (dici di no??) che si estende e si sviluppa da Torino, a Firenze, a Roma,! a volte addirittura autonomamente e senza alcun collegamento con i luoghi di origine (qualcuno si lamentava delle scuole di pizzica "non autorizzate"..)
È quello il fenomeno che vi preoccupa, o no?
Mi dispiace anche che tu, appellandoti al principio di autorità , non abbia colto il discorso del glocale, il cui senso é tutt altro che semplicistico (del resto non si tratta solo di un'opinione mia, ma di un parere diffuso e ritrito).. prova invece ad applicarlo non solo semplicisticamente al mercato discografico, ma ai temi che si trattano comunemente in questo forum.. secondo me può essere proprio la chiave per "capire perchà© avvengono certi processi, e dove portano"!
Noi siamo glocali, ci siamo persi, smarriti nel globale fino ad averne le vertigini, ora sentiamo la necessità di tornare indietro.. tutto questo può essere spiegato da sociologi, antropologi, da chi ti pare, in modi diversi e presumibilmente altrettanto validi, perchà© ognuno vedrà una piccola sfaccettatura della faccenda.. e quindi ben venga il loro sforzo di comprensione "delle cause", ma io comunque vedo più urgente comprendere il tuo "come si possano orientare le dinamiche di questo calderone perchà© produca effetti positivi sul contesto".. in questo senso c é da sperare che quanto da te immaginato sulla Consoli sia di buon auspicio..
Quindi! avvocatista hai ben spiegato il tuo percorso.. resta il fatto che "il ritorno alle origini" non é l unica risposta allo "smarrimento dello sradicato", che non per tutti avvicinarsi a questo "mondo" ha lo stesso significato, che non tutti hanno sentito la tua (nostra) urgenza e necessità , e che, fuori da questo forum, ci sono migliaia (ma che dico migliaia.. centinaia!) di "giovani" che questo tuo sentire non l avranno mai, e che fruiranno del fenomeno Pizzica come qualche tempo fa si fruiva del Rap e della Tecno (il tarantismo oggi: lo sballo dell impasticcato in discoteca =ebetismo stuporoso).. che fare per dare maggiore consapevolezza a queste persone? Partiamo dal presupposto che a loro non gliene frega niente se stanno ballando una tarantella o una tammorriata, che non gli interessa neanche saperlo.. che fare?
In questo senso mi piacerebbe che questo forum fosse un "laboratorio dell utopia", un posto dove si tirano fuori le idee! magari piccole e puntuali.. ovvero da mettere poi in pratica... per esempio l'idea di Kamammury mi sembra ottima! cedo volentieri i diritti d'autore per i miei scritti all'ATASC....
Favoletta Gaddiana:
"Un cacciatore avea cieca fiducia nella lepre tantoché dopo una corsa lunghissima raggiunse un gatto.
Nel frattempo, sendosi dismemorate le genti che nel principio di chella corsa usava dar caccia alla lepre, plaudirono unanimi il cacciatore: perché insomma lepre o gatto fa lo stesso".
Io quest anno ero partita a caccia di lepri, ora la gente plaude ma! io non lo so proprio cosa ho preso..
Resto in meditazione..
Inizio questo post facendo delle osservazioni sulle cose molto interessanti dette da Andrea.
Come al solito ne premetto delle altre altrimenti non si capisce da quale posizione parlo.
Nella sostanza io sono come un giornalista sportivo che parla di calcio senza mai essere stato un atleta.
Andrea condivido quello che dici al 110% per quanto riguarda la musica americana: Blues, Jazz, Jazz-Samba etc. etc. si pensi al Bossanova, nato praticamente a tavolino e poi diventato genere musicale.
Io credo che in base alle cose da te scritte, ci si dovrebbe chiedere cosa manca alla "nostra" musica per essere considerata alla stregua dei generi da te mensionati.
La mia risposta é questa, manca una "codifica" precisa ed accessibile a tutti.
Ritornando al Jazz, mi ritorna in mente (he he he nessun riferimento a Battisti) un caso di qualche mese fa in cui uno dei grandi del Jazz mondiale si é portato in turné un giovanissimo talento italiano (non ricordo i nomi).
Questo esempio ci dice che il giovanotto é stato in grado di apprendere senza spostarsi da casa (2000Km) , e senza essere mai stato nella patria del Jazz. Significa che c'é un insieme di regolette che tutti possono seguire per essere riconosciuti nella grande famiglia del Jazz. E nessuno si scandalizza più di tanto.
Ora mi chiedo a questo punto, a chi spetta la codifica nel modo più ampliato possibile delle moltitudini di espressioni musicali del sud Italia... o del Salento se volete.
A De Gregori che canta Dante?
Oppure alle musichette da cellura: Ta tatà ta tatà ( da cantare come la napoletana alla pizza e mandolino, senza nulla togliere ai posteggiatori) ?
Oggi sicuramente l'esempio da me descritto é impensabile riportato, cosa bisognerebbe fare affinché sia potenzialmente possibile? Agli addetti ai lavori la risposta. Si accattano suggerimenti anche per piccoli step.
Se un giorno accadesse, caro svincen, potremmo dire che il movimento di oggi non é solo aria fritta.
Io sono del parere che nella situazione attuale é la musica tradizionale si piega al Big e non il viceversa: cioé il Big si dovrebbe mettere a studiare tale musica, così come Rossana Casale interpreta e studia il Jazz.
Avvocatista, molto interessanti le tue personali esperienze ...
Un caro saluto ai partecipanti alla discussione.
Come al solito ne premetto delle altre altrimenti non si capisce da quale posizione parlo.
Nella sostanza io sono come un giornalista sportivo che parla di calcio senza mai essere stato un atleta.
Andrea condivido quello che dici al 110% per quanto riguarda la musica americana: Blues, Jazz, Jazz-Samba etc. etc. si pensi al Bossanova, nato praticamente a tavolino e poi diventato genere musicale.
Io credo che in base alle cose da te scritte, ci si dovrebbe chiedere cosa manca alla "nostra" musica per essere considerata alla stregua dei generi da te mensionati.
La mia risposta é questa, manca una "codifica" precisa ed accessibile a tutti.
Ritornando al Jazz, mi ritorna in mente (he he he nessun riferimento a Battisti) un caso di qualche mese fa in cui uno dei grandi del Jazz mondiale si é portato in turné un giovanissimo talento italiano (non ricordo i nomi).
Questo esempio ci dice che il giovanotto é stato in grado di apprendere senza spostarsi da casa (2000Km) , e senza essere mai stato nella patria del Jazz. Significa che c'é un insieme di regolette che tutti possono seguire per essere riconosciuti nella grande famiglia del Jazz. E nessuno si scandalizza più di tanto.
Ora mi chiedo a questo punto, a chi spetta la codifica nel modo più ampliato possibile delle moltitudini di espressioni musicali del sud Italia... o del Salento se volete.
A De Gregori che canta Dante?
Oppure alle musichette da cellura: Ta tatà ta tatà ( da cantare come la napoletana alla pizza e mandolino, senza nulla togliere ai posteggiatori) ?
Oggi sicuramente l'esempio da me descritto é impensabile riportato, cosa bisognerebbe fare affinché sia potenzialmente possibile? Agli addetti ai lavori la risposta. Si accattano suggerimenti anche per piccoli step.
Se un giorno accadesse, caro svincen, potremmo dire che il movimento di oggi non é solo aria fritta.
Io sono del parere che nella situazione attuale é la musica tradizionale si piega al Big e non il viceversa: cioé il Big si dovrebbe mettere a studiare tale musica, così come Rossana Casale interpreta e studia il Jazz.
Avvocatista, molto interessanti le tue personali esperienze ...
Un caro saluto ai partecipanti alla discussione.
Caro Montar e cari Amici[quote:848bf58186]
Io credo che in base alle cose da te scritte, ci si dovrebbe chiedere cosa manca alla "nostra" musica per essere considerata alla stregua dei generi da te mensionati.
[/quote:848bf58186]
La domanda che mi/ti/ci poni é a mio avviso fondamentale e merita un approfondimento.
Cosa manca alla nostra musica per essere considerata alla stessa stregua delle altre precedentemente menzionate?
Proprio niente! Anzi!...
La nostra musica ha radici molto più antiche e complesse di queste... Vecchie di millenni!
Perché diamine non si é sviluppata allora viene da chiedersi?
I motivi sono molteplici... Uno su tutti il giogo inquisitorio e repressivo dell'antico cattolicesimo Romano che più o meno a partire dall'anno 1000 fino ad arrivare oltre il 1600 ha represso ferocemente tutti gli usi e i costumi (inclusi quelli musicali) di minimo richiamo pagano, oppure legati in qualche misura ad esempo ai riti della fertilità o peggio ai cicli delle stagioni (soprattutto i cicli e le ritualità ad essi correlati erano identificati come riflesso del mondo femminile considerato alla stregua dei sensi e della carnalità e quindi da combattere e reprimere ferocemente a favore della maschia attitudine alla ragione), in breve tuto ciò che non si confaceva al principio del peccato e del rifiuto della carne e della fisicità , volta ad una sterile esaltazione della ragione nei confronti delle classi più abbienti e del clero, e dell'"ora et labora" per i contadini, i mercanti, insomma i meno abbienti...
Tutto ciò ad esempio non é avvenuto nelle culture Islamiche, o in Asia, e difatti troviamo oggi gli strumenti della loro antica musica popolare (soprattuto le percussioni) inseriti tranquillamente negli ensemble di musica classica.
Da noi fino ad una manciata di anni fà gli strumenti a percussione erano banditi dalla chiesa in quanto si riteneva il loro "selvaggio ed animalesco" suono come riconducibile a pratiche demoniache.
La nostra fortuna é che invece molti di questi strumenti (non solo i tamburelli quindi ma ad esempio anche gli aerofoni, anch'essi considerati di richiamo pagano) sono sopravvissuti soprattutto all'interno delle culture rurali.
Quando poi, a partire dal 1700 (come lascia intuire la vasta iconografia) l'uso di questi strumenti é tornato nuovamente in auge, la musica classica occidentale si erà già cristallizata all'interno di canoni e soluzioni molto precise, e questi strumenti e forme musicali sono stati tuttalpiù motivo di ispirazione (vedi il caso della celebre tarantella di Rossini).
MA DA DOVE VENGONO I NOSTRI STRUMENTI E LE NOSTRE MUSICHE?
Basta guardarsi in giro per il mediterraneo e sentirne i suoni per capirlo.
Ecco allora secondo me da dove parte il concetto di contaminazione: dai suoni del mediterraneo, dai paesi Arabi e nord africani, dalla Grecia, dalla Turchia, dai Balcani, dai nomadi del Rajastan, dall'antica AL ANDALUS dove convivevano fraternamente in un fantastico rimescolamento musicale le tre maggiori religioni monoteiste del mondo.
Ecco spiegato il mio concetto di "contaminazione dal basso"!
Ragazzi, questa discussione é una delle migliori alle quali ho mai avuto la fortuna di partecipare.. Grazie di cuore a tutti!
Andrea
Io credo che in base alle cose da te scritte, ci si dovrebbe chiedere cosa manca alla "nostra" musica per essere considerata alla stregua dei generi da te mensionati.
[/quote:848bf58186]
La domanda che mi/ti/ci poni é a mio avviso fondamentale e merita un approfondimento.
Cosa manca alla nostra musica per essere considerata alla stessa stregua delle altre precedentemente menzionate?
Proprio niente! Anzi!...
La nostra musica ha radici molto più antiche e complesse di queste... Vecchie di millenni!
Perché diamine non si é sviluppata allora viene da chiedersi?
I motivi sono molteplici... Uno su tutti il giogo inquisitorio e repressivo dell'antico cattolicesimo Romano che più o meno a partire dall'anno 1000 fino ad arrivare oltre il 1600 ha represso ferocemente tutti gli usi e i costumi (inclusi quelli musicali) di minimo richiamo pagano, oppure legati in qualche misura ad esempo ai riti della fertilità o peggio ai cicli delle stagioni (soprattutto i cicli e le ritualità ad essi correlati erano identificati come riflesso del mondo femminile considerato alla stregua dei sensi e della carnalità e quindi da combattere e reprimere ferocemente a favore della maschia attitudine alla ragione), in breve tuto ciò che non si confaceva al principio del peccato e del rifiuto della carne e della fisicità , volta ad una sterile esaltazione della ragione nei confronti delle classi più abbienti e del clero, e dell'"ora et labora" per i contadini, i mercanti, insomma i meno abbienti...
Tutto ciò ad esempio non é avvenuto nelle culture Islamiche, o in Asia, e difatti troviamo oggi gli strumenti della loro antica musica popolare (soprattuto le percussioni) inseriti tranquillamente negli ensemble di musica classica.
Da noi fino ad una manciata di anni fà gli strumenti a percussione erano banditi dalla chiesa in quanto si riteneva il loro "selvaggio ed animalesco" suono come riconducibile a pratiche demoniache.
La nostra fortuna é che invece molti di questi strumenti (non solo i tamburelli quindi ma ad esempio anche gli aerofoni, anch'essi considerati di richiamo pagano) sono sopravvissuti soprattutto all'interno delle culture rurali.
Quando poi, a partire dal 1700 (come lascia intuire la vasta iconografia) l'uso di questi strumenti é tornato nuovamente in auge, la musica classica occidentale si erà già cristallizata all'interno di canoni e soluzioni molto precise, e questi strumenti e forme musicali sono stati tuttalpiù motivo di ispirazione (vedi il caso della celebre tarantella di Rossini).
MA DA DOVE VENGONO I NOSTRI STRUMENTI E LE NOSTRE MUSICHE?
Basta guardarsi in giro per il mediterraneo e sentirne i suoni per capirlo.
Ecco allora secondo me da dove parte il concetto di contaminazione: dai suoni del mediterraneo, dai paesi Arabi e nord africani, dalla Grecia, dalla Turchia, dai Balcani, dai nomadi del Rajastan, dall'antica AL ANDALUS dove convivevano fraternamente in un fantastico rimescolamento musicale le tre maggiori religioni monoteiste del mondo.
Ecco spiegato il mio concetto di "contaminazione dal basso"!
Ragazzi, questa discussione é una delle migliori alle quali ho mai avuto la fortuna di partecipare.. Grazie di cuore a tutti!
Andrea
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Maruko_KuFu
- Messaggi: 393
- Iscritto il: 13 maggio 2004, 12:39
- Località: Longi (Messina) e Lecce (Le).
- Contatta:
Personalmente riguardo il perché dell'elevazione del folk americano e anglosassone in genere, rispetto al "folk delle due Sicilie" ed euromediterraneo, beh la vedo in maniera molto semplice.
La lingua ed il relativo target con potenzialità di diffusione annessa.
Stesso discorso per l'arabomediterraneo. L'arabo é parlato dalla Mauritania al Kuwait.
Identico discorso per il folk ispanico. Col castigliano parlato dal 50° parallelo al polo sud.
Negli anni sessanta, prima che i nostri 40 milioni di italiani sparsi per il globo perdessero la propria lingua, la "tarantella & Co." (scusate le virgolette, ma cercate di capire senza farmi scrivere troppo), come genere aveva gettato moltissime basi... un chiaro esempio potrebbe essere il valzerino "That's Amore" scritta da americani che l'Italia l'avevano vista solo in cartolina... Per non parlare delle meravigliose colonne sonore dei noti Freeling & Jones dei vari cartoons da cinematografo... Certo, 'sti discorsi sono inutili applicati su arti "colte"... Lirica, Sinfonica, Design, Arti visive ecc. non sono affiancabili al mio discorso, sia chiaro...
Continuando il discorso si potrebbe sostenere che l'integrazione culturale (ha fatto fuori tutto, st'integrazione, eccetto la "non cultura" mafiosa, quella é come le scrace sotto le vigne), il razzismo degli indigeni o dei primi residenti e la vergogna per le umili origini hanno contribuito, sempre secondo me, al "ghettizzimento" (si, suona diverso così) della cultura, o subcultura (in quanto, permettetemi, nascente a livello non più "local") del "genere italico".
Infine non escludo (anzi spero) che la gestazione della nomenclatura del genere popolare nostrano si sta attuando sotto i nostri occhi per arrivare ad una definitiva consacrazione. L'importante a mio modesto avviso e cercare di scindere quello che bisogna valutare in campo lirico/musicale e quello che va eliminato o messo di lato. Non credo funzioni che una sera si definiscono i canoni e si nomencla il fattore lirico/melodico ed il giorno dopo gia é tutto bello e pronto... bisogna avere perseveranza, pazienza e, qui mi riferisco a chi suona, canta, fa suonare e organizza, voglia di proporre un determinato tipo di musica a mero scopo divulgativo e, perché no, d'intrattenimento, senza alcune pretese di sostenere: "E' così perché lo dico io, gna gna gna gna gnagna"; sempre con buon senso e senza dare a credere niente, e, soprattutto, senza asserire a verità assolute...
Sperando di essermi spiegato, di non essere uscito troppo dai binari e di non aver annoiato, vi ringrazio per aver letto il mio pensiero riguardo un possibile argomento correlato o che potrebbe arrichire l'argomento principale del topic.
[i:5d2410a8e9]When the world seems to shine like you've had too much wine That's amore... [/i:5d2410a8e9]
La lingua ed il relativo target con potenzialità di diffusione annessa.
Stesso discorso per l'arabomediterraneo. L'arabo é parlato dalla Mauritania al Kuwait.
Identico discorso per il folk ispanico. Col castigliano parlato dal 50° parallelo al polo sud.
Negli anni sessanta, prima che i nostri 40 milioni di italiani sparsi per il globo perdessero la propria lingua, la "tarantella & Co." (scusate le virgolette, ma cercate di capire senza farmi scrivere troppo), come genere aveva gettato moltissime basi... un chiaro esempio potrebbe essere il valzerino "That's Amore" scritta da americani che l'Italia l'avevano vista solo in cartolina... Per non parlare delle meravigliose colonne sonore dei noti Freeling & Jones dei vari cartoons da cinematografo... Certo, 'sti discorsi sono inutili applicati su arti "colte"... Lirica, Sinfonica, Design, Arti visive ecc. non sono affiancabili al mio discorso, sia chiaro...
Continuando il discorso si potrebbe sostenere che l'integrazione culturale (ha fatto fuori tutto, st'integrazione, eccetto la "non cultura" mafiosa, quella é come le scrace sotto le vigne), il razzismo degli indigeni o dei primi residenti e la vergogna per le umili origini hanno contribuito, sempre secondo me, al "ghettizzimento" (si, suona diverso così) della cultura, o subcultura (in quanto, permettetemi, nascente a livello non più "local") del "genere italico".
Infine non escludo (anzi spero) che la gestazione della nomenclatura del genere popolare nostrano si sta attuando sotto i nostri occhi per arrivare ad una definitiva consacrazione. L'importante a mio modesto avviso e cercare di scindere quello che bisogna valutare in campo lirico/musicale e quello che va eliminato o messo di lato. Non credo funzioni che una sera si definiscono i canoni e si nomencla il fattore lirico/melodico ed il giorno dopo gia é tutto bello e pronto... bisogna avere perseveranza, pazienza e, qui mi riferisco a chi suona, canta, fa suonare e organizza, voglia di proporre un determinato tipo di musica a mero scopo divulgativo e, perché no, d'intrattenimento, senza alcune pretese di sostenere: "E' così perché lo dico io, gna gna gna gna gnagna"; sempre con buon senso e senza dare a credere niente, e, soprattutto, senza asserire a verità assolute...
Sperando di essermi spiegato, di non essere uscito troppo dai binari e di non aver annoiato, vi ringrazio per aver letto il mio pensiero riguardo un possibile argomento correlato o che potrebbe arrichire l'argomento principale del topic.
[i:5d2410a8e9]When the world seems to shine like you've had too much wine That's amore... [/i:5d2410a8e9]