Nuovo metodo di ritmica

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Kamammury
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Messaggio da Kamammury »

Il seguente intervento é tratto dal libro di Marius Schenider, Il significato della musica e, in particolare questo brano, ha come obiettivo un accostamento naturale di ritmo e asimmetria.

[b:14a415d617]Il ritmico non naturale[/b:14a415d617]

"Chi volesse stabilire un confronto tra le movenze di un cittadino europeo medio e quelle di un primitivo, noterebbe continuamente l'impaccio, la fiacchezza, la goffaggine e l'ineleganza con cui il primo si muove, sia che cammini o stia seduto o in piedi, o quando parla o, comunque, prende contatto con l'ambiente.

L 'impressione si aggrava quando si osservano le persone che compiono movimenti volutamente ritmici; infatti l'abito ritmico naturale non é volontario, bensì radicato nel profondo dell'essere.

In primo luogo ci si dovrebbe convincere che per ricostruire una vita concepita ritmicamente, poco gioverebbe l'uso della nostra musica d'arte, perchà© essa non é un fenomeno naturale bensì artificiale.

[b:14a415d617]Il ritmo periodico centro di gravitazione[/b:14a415d617]

Esiste un centro di gravità  intorno al quale possiamo gravitare con il pensiero, con il canto, parlando o agendo, anche se esso é per noi praticamente inafferrabile. Ora, la presenza e la forza d'attrazione di tale centro si accentuano con la periodicità  e la fiducia con cui vi giriamo intorno.

Il ritmo periodico non é una successione lineare e progressiva di tempi gravi e tempi leggeri, ma un giro e un'oscillazione di due differenti valori intorno a un centro fuori del tempo.

Se, per esempio, facciamo oscillare simmetricamente le braccia in modo che a termine di ogni movimento le punte delle dita si tocchino regolarmente, ci accorgiamo immediatamente che tale incontro gravita su un centro collocato all'incirca sullo sterno. L' incontro sicuro e periodico delle punte delle dita ci dà  anche un principio di fiducia nella forza dinamica e nella sicurezza dell'oscillazione.

Questo fatto psicofisico del tutto elementare segna per noi il principio della lotta contro il male inveterato del nostro tempo, vale a dire contro la mancanza di una fiducia guidata dall'istinto. Infatti tale mancanza é causa di tutta l'odierna insicurezza nel giudicare ciò che non é evidente in base a concetti razionalistici o non sembra accettabile secondo il metro di concezioni alla moda, più o meno risibili, riguardanti il cosiddetto "uomo moderno".

[b:14a415d617]L'esempio delle danze[/b:14a415d617]

Prendiamo ad esempio il caso semplice, anche se per noi insolito, di una suddivisione del tempo affatto naturale. ogni battuta di una danza caucasica é composta di nove ottavi distribuiti da un tamburo in quattro gruppi, cosl che ciascuno dei primi tre colpi comprende due ottavi e il quarto dura per il tempo di tre ottavi: 1-2, 1-2, 1-2, 1-2-3.

Questo é un caso tipico di suddivisione naturale del tempo che non suddivide il 9 simmetricamente in 3x3, bensì asimmetricamente in 2+2+2+3.

Siffatta musica naturale potrebbe insegnarci molto, purché anche con il corpo ci sforzassimo di muoverci secondo tale ritmo, muovendo cioé ogni volta tre passi della medesima durata e trattenendo il quarto passo alquanto più a lungo.

Noteremmo immediatamente l'effetto riposante ed equilibratore di quest'utlimo passo più lento. Si sentirebbe cioé anche fisicamente la grande differenza tra la divisione artefatta e simmetrica dei 9 tempi in 3x3 e quella naturale in 2+2+2+3. La prima divisione é schematica e meccanica, la seconda é viva perchà© segna una progressione e intercala pause di riposo.

[b:14a415d617]La divisione asimmetrica é infinitamente più viva di quella simmetrica.[/b:14a415d617]

E' anche più salutare sotto tutti gli aspetti, perchà© ci scuote, mentre la suddivisione uniforme ci lascia completamente aridi.

Contestiamo però alla suddivisione simmetrica la preminenza su quella asimmetrica. Per quale motivo? Per mantenere alla natura i suoi diritti.

In tutta la natura vivente non esiste un solo composto attivo rigorosamente simmetrico, perchà© la rigida simmetria provoca inevitabilmente la paralisi. Lo stesso organismo interno dell'uomo - che non é nà© destro nà© mancino - anzi la stessa sua faccia, sono soggetti all'asimmetria.

In effetti la simmetria teoricamente perfetta é più un prodotto della mente che della natura, e una bella simmetria non é matematicamente esatta.

Ora, per la musica naturale questa disuguaglianza é così ovvia che, per esempio, la suddivisione del 7 in 3+4 vale come una unità  di due tempi in cui il secondo é semplicemente un po' più lungo del primo.

[b:14a415d617]Non c'é il due senza il tre e il quattro vien da sà©...[/b:14a415d617]

Le cosmogonie antiche consideravano come unità  di tale genere anche ogni sana relazione umana; e non é certamente per una scelta gratuita che soprattutto nel simbolismo antico i numeri dispari rappresentassero le unità  sacrali a cui si attribuivano poteri salvifici e fecondi.

Se suddividiamo in 3+4 l'antico numero sacrificale 7, in rapporto alle relazioni fra due individui, chi nella sua vita é abituato soltanto a contare aritmeticamente troverà  che il gruppo ternario é in svantaggio rispetto a quello quaternario. Ma in effetti il 3 non é minore del 4, perchà© rappresenta una qualità  profondamente diversa dal 4.

Non costituisce neppure una qualità  inferiore, bensì una qualità  diversa, assolutamente non confrontabile con il 4. In altre parole: nel 7 stanno di fronte due qualità  differenti che si integrano a vicenda, di cui nessuna é in svantaggio rispetto all'altra, presupponendo ovviamente che ciascuna parte possegga interamente e realmente la propria qualità .

Nel simbolismo antico il 3 e il 4 hanno la medesima relazione che intercorre tra uomo e donna, relazione che nella musica viene espressa con le danze a ritmo 7/4 o 7/8. Ora siamo in grado di afferrare meglio il significato proprio del ritmo.

Il ritmo é un'articolazione qualitativa, non quantitativa, del tempo e dello spazio.

Oscillando nella ripetizione continua, esso gira intorno a un centro inafferrabile, che però é il punto focale della relazione che si stabilisce tra due qualità  o due individui, premesso che ciascuna qualità  é chiaramente caratterizzata e, di conseguenza, permette all'altra di esprimersi.
Quando invece una parte interferisce nell'altra, la relazione scompare.

[b:14a415d617]Ritmo incosciente[/b:14a415d617]

Nella sua ultima astrazione il ritmo é il modo più profondo della vita spirituale. Di conseguenza non é mai fondamentalmente un fenomeno cosciente. Come ogni vera esperienza, in principio é vissuto del tutto inconsapevolmente. [in un canto boscimano]

Non incontriamo mai la squallida e puramente quantitativa piattezza della simmetria, perchà© sono sfruttate e valorizzate tutte le possibili suddivisioni [del 12 in 8+4 e 5+7].

Pertanto ogni tipo di musica é veramente ritmica soltanto quando le cosiddette battute non danno l'impressione di durezza ma gravitano elasticamente verso il loro centro di gravità .

Chi canta con rigida simmetria si stanca, chi invece respira liberamente, seguendo una certa asimmetria o elasticità , cantando si sente sollevato; e questo perchà© la ripetizione periodica di tale ritmo non affatica il respiro ma lo fa riposare nell'asimmetria naturale, e anche perchà©, non costringendolo in un sistema innaturale, lo facilita progressivamente. mentre la successione periodica di due tempi uguali ci costringe in uno schema, la successione di due tempi disuguali ci procura equilibrio e leggerezza.

L'asimmetria non forza nà© l'impulso motorio corporale nà© l'elemento specificamente spirituale, perchà© si basa su un fatto psicologico che oscilla regolarmente e periodicamente su un centro, come un gavitello galleggiante.

Girare significa ritornare su se stessi, ripetersi.

Anche questa é una caratteristica tipica della nostra vita. Ed ecco che scopriamo un altro aspetto caratteristico del ritmo, eccellentemente definito da Klages: il ritmo é la ripetizione dell'analogo,in quanto ogni giorno non si ripete con precisione la stessa cosa, ma ritorna ciò che é fondamentale con forme sempre nuove. "
Avvocatista
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Messaggio da Avvocatista »

Ufffffff, sono sollevato, da una cazzata (mia) é venuto fuori un interessantissimo dibattito ed un bellissimo scritto.
Grazie Kamammury.

D'altra parte, "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior".
La musica "popolare" è la colonna sonora dell'identità di un popolo.
pjraptus
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Messaggio da pjraptus »

miiiiiiiiiiii!
Ma che é sta discussione, un circo?
Bo, non capisco se lo siete o lo fate.
Perché criticare chi vi consiglia un libro?
Perché criticare chi pensa che la musica popolare sia facile?
Perché criticare chi pensa che la musica popolare sia difficilissima e ci vogliono anni di studio e di esperienza cognitivo-trascendentale per suonare come Stifani?
Perché criticare chi pensa che l'assolo di Roberto sia semplice?
Perché criticare chi non sa suonare?
Perché criticare chi sa suonare un pò?
Perché criticare chi sa suonare molto bene?
Perché criticare chi pensa che Stifani non sapesse suonare per niente?
Perché criticare chi vuole vendere un libro che insegna la ritmica che però la impari in 24 ore ma non puoi utilizzare le informazioni ammeno ché non segui un corso di 2.300 ore sul metodo avanzato di comprensione del metodo facile di ritmica facile e di ritmica pratica e avanzata?

.....
"...pindinguli pindanguli mpinnia sutta a l'anche te lu nonnu mia.....
Avvocatista
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Messaggio da Avvocatista »

[b:22e7f1104b]Alcune considerazioni sul ritmo visto come elemento naturale.[/b:22e7f1104b]

[b:22e7f1104b]Aborigeni senza "misura" - Trasformare la noia in entusiasmo, ingrediente essenziale per recuperare talenti[/b:22e7f1104b] di Antonio Buonomo

Il famoso musicologo e direttore d'orchestra Hans von Bà¼low, parafrasando l'incipit del Vangelo secondo Giovanni, ebbe a dire "Am Anfang war der Rhythmus" (in principio era il ritmo).

Confucio molto tempo prima aveva detto: "La musica é il ritmo".

Noi possiamo azzardare che il ritmo, quale evento che sta alla base di tutte le arti, rappresenta l'elemento naturale che ordina i suoni.

Questa dimensione ordinata dei suoni, nell'esecuzione musicale, si può ottenere in due modi: leggendo i segni di durata della notazione oppure seguendo istintivamente la successione degli accenti forti e deboli. Nel primo caso si corre il rischio di realizzare un ritmo artificiale in quanto dipendente solo dalla lettura dei valori musicali. Nel secondo, invece, si esegue un ritmo istintivo e quindi naturale.

L'esecutore dovrebbe saper distinguere la differenza tra i due modi, per stabilire il predominio dell'elemento naturale su quello artificiale. Ma ciò, ovviamente, diventa difficile quando il ritmo viene identificato con le figure di valore e/o confuso con altri coefficienti artificiali della notazione, come la misura, sulla cui utilità  però non v'é alcun dubbio.

[u:22e7f1104b]Nell'antichità  il ritmo era l'unico elemento musicale conosciuto. Tuttora gli aborigeni di alcuni gruppi etnici suonano e vanno a tempo senza conoscere alcuna notazione né misura né valori di durata.[/u:22e7f1104b]

Il ritmo é anche la legge costante dell'attività  organica (ritmo cardiaco, respiratorio, ecc.). La rapidità  dei ritmi organici é sempre in rapporto agli sforzi necessari per compiere un qualsiasi impegno fisico: una corsa accelera i battiti del cuore e la respirazione, così come una musica può essere accelerata, dall'esecutore o dal direttore d'orchestra, quando l'interpretazione lo richiede, senza che il ritmo si perda.

Renà© Dumesnil autore di un importante trattato sul ritmo musicale, ha fatto notare come nelle opere di Wagner s'incontrano spesso i "Leit‑motive" dal ritmo invariabile, che si adattano alle misure più diverse: binario o ternarie, semplici o composte. In pratica, ciò che mantiene la loro unità  ritmica, rendendoli riconoscibili, é la successione degli accentì che ritornano sempre in ordine puntualmente identico, ma indipendentemente dai valori di durata.

Un altro esempio di auto­nomia ritmica si trova ncll'Alle­gro della sinfonia del "Nabucco" di Verdi, dove lo stesso tema é scritto in due modi diversi. Nel 4/4 (in due) con la pausa coronata di minima, semiminima e due crome, e ancora due crome, pau­sa di semiminima, semiminima e due crome.

Nel successivo Allegro (tempo tagliato in uno) la figurazione si presenta con mini­ma e due semiminime, due semiminime e pausa di minima in modo tale che gli accenti non cadano negli stessi punti. Sicché nel 4/4 il tema inizia in levare, mentre nel tempo tagliato lo stes­so inizia in battere. La sensazio­ne ritmica che noi riceviamo é la stessa e, ascoltandoli separatamente, non ci rendiamo conto di trovarci nell'uno o nell'altro caso.

Altri esempi del ­predominio della componente natu­rale su quella artificiale si posso­no ricavare dalla musica ritmica popolare (jazz classico, afro‑Iatino‑americana, ecc.) dove l'esecu­tore raramente segue la musica scritta, e ciò non perché egli ab­bia memorizzato i valori di dura­ta dei suoni (né lo potrebbe, visto che lo strumentista in questi ge­neri musicali deve anche improvvisare), ma soltanto perché egli possiede uno spiccato senso del ritmo.

Nella "musica colta", invece, accade spesso il contrario perchà© alcuni esecutori, in luogo di realizzare il ritmo in modo naturale (mediante successione ad intervalli regolari degli accenti forti e deboli indipendentemente dalla loro durata), lo fanno scaturire dal conteggio delle figure di valore. Sicché, anche per l'esecuzione di semplici e noti brani popolari, sono costretti a seguire la parte, o ad imparare a memoria i segni di durata dei suoni.

Non deve stupire, perciò, il fatto di ascoltare musicisti anche preparati che, quando viene a mancare il supporto grafico dai quale scaturisce il loro ritmo, creano quella che tecnicamente viene definita "squadratura". La spiegazione di questo fenomeno va ricercata nel fatto che, negli studi tradizionali di base, si preferisce l'apprendimento dei segni di valore, considerato ancora propedeutico, per le esercitazioni pratiche (come se ad un bambino per farlo parlare s'insegnasse prima a leggere).

In secondo luogo, nel fatto di sottovalutare puntualmente la pratica di generi popolari, a carattere prevalentemente ritmico, che sarebbero molto utili a livello formativo.

Infine, nell'ignorare le grandi potenziatità  offerte dalla moderna tecnologia che, coniugando parametri come la visione e l'ascolto la cui mancanza ha sempre limitato l'efficacia didattica del libro scritto, ha aperto nuove frontiere nella didattica musicale a tutti i livelli. L'acquisizione ritmica in modo istintivo preparerebbe, invece, anche all'improvvisazione creativa della musica d'avanguardia, trasformando la frantumazione dello schema rà­tmico tradizionale soltanto in fatto grafico.

Questo perché l'aleatorietà  (in altre parole la decisione del compositore di lasciare completamente o in parte la responsabilità  della creazione ritmica all'esecutore) che spesso si accompagna all'asimmetria ritmici, potrebbe essere interpretata anche in modo lineare se l'esecutore fosse in grado di dare una quadratura, in senso classico, ai nuovi segni. Nello studio musicale di base in teoria viene data molta importanza all'elemento ritmico.

In pratica succede, invece, che la dilatazione dei tempi, con l'uso esagerato della suddivisione, assieme ai movimenti di autodirezione e alla ricerca del nome delle note, portano spesso a confondere l'unico elemento naturale della musica con altri componenti artificiali della notazione che, pur importanti ai fini dell'esecuzione, non possono sostituire quello che Arthur Honegger, giustamente, ha definito l'elemento fondamentale delIn musica.

Sarebbe quindi auspicabile un cambio di rotta nell insegnamento musicale di base.
Un cambio che desse la precedenza alle applicazioni istintive per anticipare quelle soluzioni pratiche che, trasformando in entusiasmo la noia che spesso s'accompagna al metodo tradizionale potrebbe recuperare alla scuola musicale tanti elementi che da essa si allontanano prematuramente.
La musica "popolare" è la colonna sonora dell'identità di un popolo.
raheli
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Messaggio da raheli »

Caro Avvocatista, grazie per farmi scoprire che quando dico cose (apparentemente) strane, in fondo sono in buona compagnia.

http://www.pizzicata.it/index.php?name= ... highlight=

Ri posto qua quello che scrissi nel forum di cui sopra.

[!] Pare che il suonare ad orecchio sia sbagliato, negli ambienti musicali ufficiali.
Credo invece che la capacità  di suonare ad orecchio andrebbe stimolata tanto quanto quella di suonare lo spartito, sin dall'inizio della formazione dei giovani musicisti.
Conosco un sacco di gente, diplomata in questo o quello strumento, che é assolutamente incapace di suonare senza lo spartito davanti.
Credo che come sempre nel giusto mezzo stia la verità . Leggere va bene. Suonare ad orecchio anche.
Stifani diceva sempre che lui rubava l'arte con gli occhi. Bandello diceva sempre che a lui bastava ascoltare un'aria per fissarsela nella mente.
Aloisi racconta di come lui corresse il direttore della banda sul testo di un'aria di opera.
Occhio ed orecchio. E memoria.
Lo spartito non ci priva di queste capacità  che hanno costituito l'ossatura delle tecniche musicali per millenni, prima che si inventasse la scrittura musicale?
[!] suonare ad orecchio ha una sua dignità  ed importanza che viene troppo sminuita negli ambienti di musica colta o presunta tale.
Fossi insegnante di musica per giovani musicisti alternerei, solfeggio, lettura, esercizi con lo spartito, ad esercizi per suonare ad orecchio.
Piglierei un bel CD, farei ascoltare un pezzo tre quattro volte e poi direi: "nà , e mo' suonate!"
Poi dopo, di nuovo via con lo spartito, e così via in serena alternanza e con difficoltà  crescente.
tarantune
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Iscritto il: 3 agosto 2004, 20:10
Località: parabita

Messaggio da tarantune »

Piccola parentesi:
Ma li volete fare un pò più brevi sti cazzu de post??????
Se no automaticamente non se li legge ciuveddri!!!!!
Ciao!
te na sciumenta cambara nu pijare mai la fija ca ci ambara nun ete, sempre alla mamma se ssamija!!!
sally
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Iscritto il: 21 dicembre 2005, 12:05
Località: Bari

Messaggio da sally »

Che vuol dire, in ITALIANO, "ciuveddri!!!!!"

Non sono di Lecce e non sempre riesco a comprendere quello che con tanta disinvoltura viene scritto in leccese.

Se ritenete che qualcosa si possa fare a riguardo vi ringrazio anticipatamente altrimenti vedrò di arrangiarmi.

Grazie
dottorfesta
Messaggi: 20
Iscritto il: 3 settembre 2003, 17:55
Località: lecce

Messaggio da dottorfesta »

Ciuveddhi, Ceddhi (le sillabe ddhi - ddha - ddhe - ddhu vengono scritte in diversi modi da diversi autori), é un sostantivo che, nei dialetti salentini, significa "Nessuno". Nel dialetto di Lecce "Nessuno" si dice "Nisciunu".

Non trovo niente di male se si intercala un po' di salentino nei post di Pizzicata, il dialetto é spesso molto più espressivo, divertente ed immediato dell'italiano (perché ITALIANO in maiuscolo Sally ? era un rimprovero ? non ti piace il dialetto salentino ?)

Se hai bisogno di traduzioni al volo sono a tua disposizione su questi forum, comunque il vocabolario dei dialetti salentini dell'insigne glottologo austriaco Gerald Rholfs - Congedo Editore, é certamente l'opera insuperata in argomento. Anche il vocabolario Italiano Leccese - Leccese Italiano di Antonio Garrisi - Edizioni del Grifo, é molto buono.

Non ho percentuali sulle vendite.

Ciao.

P.S.: e tu come dici "Ciuveddhi", nel tuo dialetto ?
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andreap
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Messaggio da andreap »

Bellissima discussione, a volte con dei picchi di astio inconprensibili ma molto stimolante...
Certo, il ritmo é vita, la musica privata della pulsazione risulta essere solo confusa cacofonia...
Come giustamente postato d Raheli, la mia esperienza con colleghi provenienti dal mondo classico mi ha portato a confrontarmi con due aspetti fondamentali fortemente limitanti e legati in qualche modo al nostro sistema di solfeggio e notazione...
Il primo é l'impossibilità  di rappresentare in chiave ALTAMENTE fruibile non solo i ritmi (a cui mi limito di parlare visto che di questi mi occupo) ma anche tutta una serie di colori e possibilità  ritmiche che hanno i tamburi, il secondo é la macchinosità  legata a tale sistema ed al conseguente sistema di solfeggio che porta gli interpreti a dover avere un'altissima capacità  di lettura che va continuamente allenata e che lascia ovviamente fuori il tempo di sviluppare altre attitudini come l'improvvisazione, attualmente relegata solo in ambito jazzistico o popolare...

Io personalmente ho ovviato a questo con l'introduzione di un sistema onomatopeico e con l'utilizzo di un sistema antichissimo derivato dalla musica carnatica del sud dell'india, un sistema appunto utilizzato oralmente... Funziona? me lo dirà  chi lo applicherà ...

Per quanto riguarda il maestro Torre abbiamo appena programmato uno scambio dei nostri rispettitivi libri, comunque davvero un ottimo lavoro a mio avviso...

Andrea
sally
Messaggi: 22
Iscritto il: 21 dicembre 2005, 12:05
Località: Bari

Messaggio da sally »

Nel mio dialetto la parola "nessuno" si dice: N'sciun.

Non ho nulla contro il leccese (salentino), anzi i dialetti mi piacciono tantissimo.
Sono dell'idea che ai bambini va insegnato di pari passo sia l'italiano che il dialetto della propria terra e così faccio io con i miei bimbi.

Grazie per avermi evitato l'acquisto del vocabolario.
Avvocatista
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Messaggio da Avvocatista »

Ricevo da Ivano Torre (che ci legge e si sta divertendo un mondo) e volentieri condivido:

[b:4800f4518c]Il ritmo come elemento naturale e istintivo.[/b:4800f4518c]

"[i:4800f4518c]La quadratura ritmica si può conseguire in due modi: o leggendo i simboli della notazione, oppure seguendo istintivamente la successione degli accenti forti e deboli. Il ritmo é l'unico elemento naturale della musica e non può essere confuso con altri elementi artificiali della notazione. Se, in fase propedeutica, ci si abitua ad associare il ritmo alla lettura dei segni della notazione, si diventa schiavi del mezzo grafico e si rischia di realizzare un ritmo artificiale. Per stabilire il predominio dell'elemento naturale su quello artificiale é necessario assimilare il senso del ritmo, prima di subire i condizionamenti del metodo tradizionale. Diversamente, sarà  come se ad un bambino s'insegnasse prima a leggere e poi a parlare. Con le esecuzioni istintive su basi registrate si acquisiscono naturalmente i ritmi binari suonando la marcia e la samba, i ritmi ternari suonando il valzer, i ritmi quaternari suonando il tango, ecc., trasformando in piacere la noia che spesso si accompagna al metodo adottato dall'uso comune.

Qui non si parla di percussioni, ma di formazione musicale. La musica popolare, per il fatto di essere basata su ritmi di danza orecchiabili e cadenzati, rappresenta un mezzo insostituibile per lo sviluppo del senso ritmico e della musicalità  latente. Iniziare con accompagnamenti e improvvisazioni ritmiche istintive su basi registrate, significa non correre il rischio di confondere il vero ritmo, con altri coefficienti artificiali della notazione quali le figure di durata, o la misura.[/i:4800f4518c]"
La musica "popolare" è la colonna sonora dell'identità di un popolo.
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