Allora: gli intervistati parlavano in italiano, anche perché sono persone abbastanza istruite (professori, ecc.): ma sai, parlando si accavallano i ricordi, e io scrivevo come veniva, e poi ho cercato di dare una sintassi regolare agli appunti che ho preso. Comunque di mio non ho aggiunto niente, ho solo messo in ordine le frasi.
Ti piace il sito? Grazie! L'ho aggiornato ancora, visitalo ad intervalli regolari perché ci troverai sempre qualcosa di nuovo (anche sul tarantismo, spero).
Un bacio da Dami e dalla splendida Martina Franca
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monkcage
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Caro Damiano,
ti ringrazio pubblicamente per avermi presentato alcuni cantori di Martina Franca, ma attento a non confondere il reciproco confrontarsi con la collaborazione che presuppone non solo comuni accordi ma anche uguali metodologie d indagine . Perciò prenditi gli onori ma anche le responsabilità delle "tue" ricerche e congetture. Per quanto riguarda San Paolo come protettore dei tarantati ti consiglio di non dare delle conclusioni, assolutamente frettolose, solo dopo aver trovato una frase che tra l altro nulla c entra con il fenomeno del tarantismo. La frase fa intendere San Paolo come protettore dai serpenti ma non come protettore dei tarantati. Devi sapere che fino agli inizi del ‘900 esisteva la figura del "serpaio", che aveva il compito di uccidere i serpenti per rendere meno pericoloso il lavoro nei campi dei contadini. Nella credenza popolare questi serpai erano protetti da San Paolo ed erano quindi immuni dai veleni delle serpi. Affascinante sarebbe, più che dare frettolose congetture, trovare quali erano le frasi utilizzate per l iniziazione del giovane serpaio e capirne il fenomeno nella sua interezza.
P.S: sarò sempre contento di confrontarmi con te, spero però, che il tuo entusiasmo non rovini la serietà della tua ricerca.
Massimiliano
ti ringrazio pubblicamente per avermi presentato alcuni cantori di Martina Franca, ma attento a non confondere il reciproco confrontarsi con la collaborazione che presuppone non solo comuni accordi ma anche uguali metodologie d indagine . Perciò prenditi gli onori ma anche le responsabilità delle "tue" ricerche e congetture. Per quanto riguarda San Paolo come protettore dei tarantati ti consiglio di non dare delle conclusioni, assolutamente frettolose, solo dopo aver trovato una frase che tra l altro nulla c entra con il fenomeno del tarantismo. La frase fa intendere San Paolo come protettore dai serpenti ma non come protettore dei tarantati. Devi sapere che fino agli inizi del ‘900 esisteva la figura del "serpaio", che aveva il compito di uccidere i serpenti per rendere meno pericoloso il lavoro nei campi dei contadini. Nella credenza popolare questi serpai erano protetti da San Paolo ed erano quindi immuni dai veleni delle serpi. Affascinante sarebbe, più che dare frettolose congetture, trovare quali erano le frasi utilizzate per l iniziazione del giovane serpaio e capirne il fenomeno nella sua interezza.
P.S: sarò sempre contento di confrontarmi con te, spero però, che il tuo entusiasmo non rovini la serietà della tua ricerca.
Massimiliano
Proprio l'altro giorno chiedevo a mio padre, se nel nostro paese esisteva la figura del serpaio.
E' con molta meraviglia ho scoperto che sua madre cioé mia nonna che non ho conosciuto e si chiamava Paola, faceva proprio questo mestiere(se si può chiamare mestiere, non so come chiamarlo),praticamante veniva chiamata dalle persone del paese per acchiappare i serpenti che si annidavano nelle fascine o nelle case. Da quello che ho capito lei si riteneva immune dal veleno delle serpi appunto perché si chiamava Paola. Saluti.
E' con molta meraviglia ho scoperto che sua madre cioé mia nonna che non ho conosciuto e si chiamava Paola, faceva proprio questo mestiere(se si può chiamare mestiere, non so come chiamarlo),praticamante veniva chiamata dalle persone del paese per acchiappare i serpenti che si annidavano nelle fascine o nelle case. Da quello che ho capito lei si riteneva immune dal veleno delle serpi appunto perché si chiamava Paola. Saluti.
Atti degli Apostoli: San Paolo, naufragato a Malta, viene morso da un serpente velenoso alla mano, mentre raccoglie sterpi per accendere il fuoco; scuote la mano e getta il serpente nel fuoco. Tutti i presenti si aspettano che Paolo muoia da un momento all'altro a causa del veleno, ma lui non fa una piega. Allora i maltesi credono che Paolo sia mandato da Dio.
Partendo da questo episodio riportato nel Nuovo Testamento, Brizio Montinaro ha scritto il bellissimo saggio "San Paolo dei Serpenti" - Sellerio Editore 1996, nel quale é ripercorsa tutta l'evoluzione del culto di San Paolo come protettore dai morsi degli animali velenosi.
Nel saggio citato si tratta a lungo anche dei Sanpaolari, cioé di quelle persone, dichiarate discendenti o devote di San Paolo, o discendenti dalle antiche famiglie dei Marsi e dei Psilli, che erano immuni dal morso dei serpenti ed avevano poteri taumaturgici.
Il Prof. G. Vallone, nel suo saggio "Le donne guaritrici nella terra del rimorso. Dal ballo risanatore allo sputo medicinale" - Congedo Editore, apporta documenti storici inediti che attestano la presenza in Galatina, presso le "Case di San Paolo", mi pare di ricordare nel 1700, di una coppia di sorelle che aveva questi poteri taumaturgici e che guarivano con lo sputo medicinale. Molti malati, morsi da animali velenosi, si recavano da loro per essere guarite. I loro poteri si trasmettevano matrilinearmente. Non avendo discendenti femmine, e volendo trasmettere il loro dono a beneficio delle generazioni future, le due sorelle, prima di morire, sputarono nel pozzo della cappella di San Paolo, in modo da trasmettere a quell'acqua i poteri del loro sputo. Da quel momento la guarigione poteva avvenire bevendo l'acqua del pozzo. La chiesa locale inglobò progressivamente questa pratica "magica" nel culto sincretico di San Paolo, ed il popolino l'accettò volentieri, pur di poter continuare i propri riti magici senza temere scomuniche.
Poi, un pomeriggio di giugno del 1959, arrivò alla cappella di San Paolo in Galatina un certo Ernesto De Martino.
Non stiamo parlando di leggende, ma di documenti storici.
Leggere per credere.
Partendo da questo episodio riportato nel Nuovo Testamento, Brizio Montinaro ha scritto il bellissimo saggio "San Paolo dei Serpenti" - Sellerio Editore 1996, nel quale é ripercorsa tutta l'evoluzione del culto di San Paolo come protettore dai morsi degli animali velenosi.
Nel saggio citato si tratta a lungo anche dei Sanpaolari, cioé di quelle persone, dichiarate discendenti o devote di San Paolo, o discendenti dalle antiche famiglie dei Marsi e dei Psilli, che erano immuni dal morso dei serpenti ed avevano poteri taumaturgici.
Il Prof. G. Vallone, nel suo saggio "Le donne guaritrici nella terra del rimorso. Dal ballo risanatore allo sputo medicinale" - Congedo Editore, apporta documenti storici inediti che attestano la presenza in Galatina, presso le "Case di San Paolo", mi pare di ricordare nel 1700, di una coppia di sorelle che aveva questi poteri taumaturgici e che guarivano con lo sputo medicinale. Molti malati, morsi da animali velenosi, si recavano da loro per essere guarite. I loro poteri si trasmettevano matrilinearmente. Non avendo discendenti femmine, e volendo trasmettere il loro dono a beneficio delle generazioni future, le due sorelle, prima di morire, sputarono nel pozzo della cappella di San Paolo, in modo da trasmettere a quell'acqua i poteri del loro sputo. Da quel momento la guarigione poteva avvenire bevendo l'acqua del pozzo. La chiesa locale inglobò progressivamente questa pratica "magica" nel culto sincretico di San Paolo, ed il popolino l'accettò volentieri, pur di poter continuare i propri riti magici senza temere scomuniche.
Poi, un pomeriggio di giugno del 1959, arrivò alla cappella di San Paolo in Galatina un certo Ernesto De Martino.
Non stiamo parlando di leggende, ma di documenti storici.
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Segnalo un bel libro edito da Besa Editrice
[b:b10858af20]DIALOGO DELLE TARANTOLE[/b:b10858af20] € 10
Della serie "Anche ai lucani la patente per suonare la Pizzica"
Nel 1602 a Napoli vennero pubblicati I tre Dialoghi di Vincenzo Bruno, medico e filosofo di Melfi, il primo dei quali, soprattutto, ha garantito la notorietà al suo autore, considerato che l oggetto di cui si occupa, il tarantismo, sarà destinato a esser dibattuto per secoli fino ai giorni nostri: si tratta del Dialogo delle tarantole di due Filosofi dimandati Pico et Opaco. Il punto da cui trae origine la conversazione é la testimonianza di un non meglio identificato Pugliese, secondo il quale nell anno 1596 apparve una cometa dal 14 luglio al 2 agosto successivo, fenomeno al quale erano seguiti, come era logico aspettarsi, secondo la mentalità dell epoca, avvenimenti portentosi: intanto, quell anno fu secchissimo e ventoso; inoltre, secondo il nostro testimone, a Venosa, città della Basilicata poco distante da Melfi, patria dell autore, tra altre cose terribili e degne di memoria, accadde che molti uomini e donne furono morsi dalle tarantole e assunsero, di conseguenza, una varietà estrema di comportamenti a dir poco stravaganti. In numerosi casi queste persone affermavano di agire in obbedienza agli ordini di una entità che ne dominava la volontà . In particolare, il testo riporta il momento finale dell uscita dalla crisi di una giovane donna che, dopo aver a lungo danzato in ossequio ai comandi che la sua «signora» le impartisce attraverso il liuto, se ne libera finalmente, rimanendo poi a terra spossata.
[b:b10858af20]DIALOGO DELLE TARANTOLE[/b:b10858af20] € 10
Della serie "Anche ai lucani la patente per suonare la Pizzica"
Nel 1602 a Napoli vennero pubblicati I tre Dialoghi di Vincenzo Bruno, medico e filosofo di Melfi, il primo dei quali, soprattutto, ha garantito la notorietà al suo autore, considerato che l oggetto di cui si occupa, il tarantismo, sarà destinato a esser dibattuto per secoli fino ai giorni nostri: si tratta del Dialogo delle tarantole di due Filosofi dimandati Pico et Opaco. Il punto da cui trae origine la conversazione é la testimonianza di un non meglio identificato Pugliese, secondo il quale nell anno 1596 apparve una cometa dal 14 luglio al 2 agosto successivo, fenomeno al quale erano seguiti, come era logico aspettarsi, secondo la mentalità dell epoca, avvenimenti portentosi: intanto, quell anno fu secchissimo e ventoso; inoltre, secondo il nostro testimone, a Venosa, città della Basilicata poco distante da Melfi, patria dell autore, tra altre cose terribili e degne di memoria, accadde che molti uomini e donne furono morsi dalle tarantole e assunsero, di conseguenza, una varietà estrema di comportamenti a dir poco stravaganti. In numerosi casi queste persone affermavano di agire in obbedienza agli ordini di una entità che ne dominava la volontà . In particolare, il testo riporta il momento finale dell uscita dalla crisi di una giovane donna che, dopo aver a lungo danzato in ossequio ai comandi che la sua «signora» le impartisce attraverso il liuto, se ne libera finalmente, rimanendo poi a terra spossata.
La musica "popolare" è la colonna sonora dell'identità di un popolo.
se vi trovate a passare giovedì 23 marzo alle ore 20.30 in largo Salvator Rosa a Martina, dalla sede di Rifondazione Comunista, teniamo una piccola conferenza sul tarantismo. Niente di che, però é necessaria per educare i martinesi al riconoscimento delle tradizioni. Vi aspetto e portatevi gli strumenti!