Melpignano si avvale di Sparagna o Viceversa?
-
Robytamburello
- Messaggi: 83
- Iscritto il: 8 settembre 2004, 23:21
- Località: Salento
L'orchestra DEVE esssere di SOLI salentini? Va bene, va benissimo, ma il selezionatore, un certo Maestro che sappiamo tutti, é salentino, oppure per farlo dirigere hanno cambiato il luogo di nascita in modo da renderlo salentino?
Chiamatime simintaru, ma le cose sù quiste, o sbagliu?
P.s. Io non ho niente in contrario che suoni un calabrese, un siciliano, o un/a musicista di altre parti d'Italia al posto di un salentino, ma le regole, se esistono, sono uguali per tutti, dal direttore d'orchestra all'ultimo musicista "selezionato". Quindi o tutti salentini oppure se viene un australiano che suona il tamburello meglio di un salentino, l'australiano merita di essere selezionato.
Ci tengo a precisare che nel mio messaggio non volevo offendere, né discriminare nessuno
Saluti a tutti
Roberto
Chiamatime simintaru, ma le cose sù quiste, o sbagliu?
P.s. Io non ho niente in contrario che suoni un calabrese, un siciliano, o un/a musicista di altre parti d'Italia al posto di un salentino, ma le regole, se esistono, sono uguali per tutti, dal direttore d'orchestra all'ultimo musicista "selezionato". Quindi o tutti salentini oppure se viene un australiano che suona il tamburello meglio di un salentino, l'australiano merita di essere selezionato.
Ci tengo a precisare che nel mio messaggio non volevo offendere, né discriminare nessuno
Saluti a tutti
Roberto
Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare (Virgilio "Divina Commedia Canto V")
NON E' UN'ORCHESTRA DI GIOVANI SALENTINI!!!!!!!
NON E'!!!!!!!
Mandolino ma i messaggi li leggi?
Lo hanno già scritto sto fatto.
La SPACCIANO per un'orchestra di giovani salentini ma ci sono GIA' un sacco di musicisti che non sono salentini.
Questo voleva dirti Maruko.
Fra l'altro, secondo me, o salentini o non salentini il minestrone non cambia.
Le selzioni le fanno a Melpignano (almeno le hanno fatte là due anni fa. L'anno scorso non so). Andate e suonate. Poi vi dicono di sì o di no. E state tutti contenti.
Oh!!!
NON E'!!!!!!!
Mandolino ma i messaggi li leggi?
Lo hanno già scritto sto fatto.
La SPACCIANO per un'orchestra di giovani salentini ma ci sono GIA' un sacco di musicisti che non sono salentini.
Questo voleva dirti Maruko.
Fra l'altro, secondo me, o salentini o non salentini il minestrone non cambia.
Le selzioni le fanno a Melpignano (almeno le hanno fatte là due anni fa. L'anno scorso non so). Andate e suonate. Poi vi dicono di sì o di no. E state tutti contenti.
Oh!!!
-
Maruko_KuFu
- Messaggi: 393
- Iscritto il: 13 maggio 2004, 12:39
- Località: Longi (Messina) e Lecce (Le).
- Contatta:
-
mandolino78
- Messaggi: 25
- Iscritto il: 18 novembre 2003, 21:05
- Località: novara
- Contatta:
ciao a tutti voglio premettere che io le selezioni non le ho mai fatte mi é stato solo detto che non era posibile suonare se provenienti da luoghi diversi dal salento tutto qui........ma quest'anno vado nella speranza di fare molte amicizie e trovare gente che come me vive la musica per divertimento....buona musica a tutti
angelo gaccione
angelo gaccione
mandolino 78 ma ti rendi conto che casino hai montato solo per andare a fare il pagliaccio su quel palco?
I veri musicisti, quelli che alla musica ci tengono, dovrebbero starsene ben alla larga.
(Ps: Se alla "notte della tarantella calabrese" iniziassero ad invitare tutti fuorché calabresi ti sentiresti un po' di fottere?)
I veri musicisti, quelli che alla musica ci tengono, dovrebbero starsene ben alla larga.
(Ps: Se alla "notte della tarantella calabrese" iniziassero ad invitare tutti fuorché calabresi ti sentiresti un po' di fottere?)
Giovanni Semeraro
-
mandolino78
- Messaggi: 25
- Iscritto il: 18 novembre 2003, 21:05
- Località: novara
- Contatta:
caro giannino per citare antonio calabrese "nun te rispunnu ca te profumo".......il pagliaccio?ma ti rendi conto delle affermazioni o quando scrivi continui ad avere tra le labbra la bottiglia che con soddisfazione fai ammirare nella foto?cosi dicendo offendi tutti quelli che nel bene o nel male sono saliti su quel palco e poi a mio avviso tutti coloro che criticano ambrogio lo fanno solo perché su quel palco non ci sono mai saliti!!!!!se davvero credete di poter fare di meglio organizzate un contro festival......sarà la gente a fare la differenza ed a scegliere.grazie
-
Maruko_KuFu
- Messaggi: 393
- Iscritto il: 13 maggio 2004, 12:39
- Località: Longi (Messina) e Lecce (Le).
- Contatta:
Non ti sputu. Era "Non ti sputu c'annunca ti profumu". Ma si calabrisi veru? "Ca te profumu" non si dice in nessun posto calabrese. Si dice in salento...
Mannaja a miseria, unn'annari firrijannu avaja...
Poi é Albanese, mica calabrese.
Esame di 'nduja: portamene un paio di chili e, se fatta bene con le interiora di porco come dico io... ti calabresisco con rito ufficiale. Per l'alta cittadinanza aggiungi na pezza di tuma riggina, cu pipireddu, di du chila e menza e l'imitazione di Vastano stile drive-in. Ovviamente poi la formazione del Cosenza, della Reggina, del Catanzaro, del Crotone (una a scelta, dai). Del '74. Massaggiatori compresi.
Mannaja a miseria, unn'annari firrijannu avaja...
Poi é Albanese, mica calabrese.
Esame di 'nduja: portamene un paio di chili e, se fatta bene con le interiora di porco come dico io... ti calabresisco con rito ufficiale. Per l'alta cittadinanza aggiungi na pezza di tuma riggina, cu pipireddu, di du chila e menza e l'imitazione di Vastano stile drive-in. Ovviamente poi la formazione del Cosenza, della Reggina, del Catanzaro, del Crotone (una a scelta, dai). Del '74. Massaggiatori compresi.
Lungi da criminalizzare chi suona sul palco incriminato,anche perché le motivazioni sono diverse e ancora aspettiamo di conoscerle.......e di veri musicisti caro giannino io ne ho incontrati pochi ancora in vita mia e ti assicuro che malgrado tutto puoi trovarli sia sul palco della ndt sia da altre parti....
Secondo me é melpignano che si avvale di di Spa-Ragna ma lui ancora non se ne é accorto oppure é convinto di essersene accorto ma non é sicuro di cosa!!!
Secondo me é melpignano che si avvale di di Spa-Ragna ma lui ancora non se ne é accorto oppure é convinto di essersene accorto ma non é sicuro di cosa!!!
te na sciumenta cambara nu pijare mai la fija ca ci ambara nun ete, sempre alla mamma se ssamija!!!
[quote:b1b0a7ce79="mandolino78"]a mio avviso tutti coloro che criticano ambrogio lo fanno solo perché su quel palco non ci sono mai saliti!!!!![/quote:b1b0a7ce79]
Alessano, 23 Aprile 2003
Caro Roberto,
come da accordi a voce eccoti la lettera con la quale , nelle vesti di condirettore artistico ( con Vittorio Cosma ) de "La Notte della Taranta", chiedo formalmente al gruppo Aramiré di partecipare al Festival di cui sopra e nello specifico alla serata conclusiva, come gruppo che avrà il compito di aprire il Concertone Finale.
Permettimi, però , di spiegarti brevemente il significato che io personalmente attribuisco ad una vostra eventuale partecipazione alla manifestazione.
Sono convinto che il mio ruolo nell organizzazione di questo evento debba avere un duplice scopo: da un lato offrire la massima visibilità possibile alla multiforme scena della pizzica salentina. Dall altro tentare di ricucire un rapporto con il territorio ( che in questi anni per le note vicende che tu ben conosci non é stato propriamente idilliaco) con un richiamo forte alla "filologia" e al rapporto con le fonti.
Credo fermamente che, se La Notte della Taranta imboccherà definitivamente la strada della World Music diventando uno dei tanti festival di genere che pullulano nel nostro paese con un progressivo allontanamento dalla cultura e dall identità dei luoghi, noi avremo fallito. Altri in questo campo sapranno fare di più e meglio. Non avremo reso un buon servizio alla nostra terra e a quelle ipotesi di uno sviluppo alternativo che non si riducano al semplice dato (per quanto importante) della ricaduta turistica. Mi rendo conto , d altra parte , che la vostra presenza non può diventare una medaglia da appuntarsi sul bavero. Cioé dimostrare di essere riusciti a ricomporre una frattura semplicemente tirando dalla parte "avversa" il gruppo che più di ogni altro si é distinto nella critica alle operazioni di "contaminazione" messe in atto all intemo di questo evento. Sarebbe ingiusto nei vostri confronti e un rischio troppo alto ( quello di mettere in crisi un esperienza come la vostra che sai bene quanto io apprezzi e condivida) che non sarei disposto a farvi correre. Ma, su un altro livello, in questo confuso clima di reinvenzione di una tradizione, la vostra eventuale partecipazione consentirebbe di far vedere anche all "esterno" un modo corretto ( senza pretese di verità precostituite) di approccio all uso delle fonti tradizionali. Un altra sensibilità , insomma, un valore aggiunto rispetto a quello che insegne spesso in modo acritico i modelli dominanti suggeriti dalla società dei consumi. Quanto alle modalità con le quali far emergere con l evidenza che merita la vostra eventuale presenza alla Notte della Taranta decideremo insieme tempi e modi.
Sono convinto inoltre che la contemporanea presenza di Estadanza , il laboratorio sulla danza tradizionale curato da Pino Gala, quella degli Aramiré e, se riesco, di Giovanna Marini, unitamente alla pubblicazione di un volume che raccoglie i materiali del dibattito sulla musica e la cultura popolare dal 1998 ad oggi,
consentirebbero di spostare Pattenzione dal semplice dato musicale ( che come sai é
sempre in una certa misura sollecitato dalle mode e dai gusti dell industria culturale) alla riflessione etno antropologica, puntando sulla necessità inderogabile della documentazione e della ricerca come condizione fondamentale per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio etnomusicale ( e non solo) locale. Credo infine che l altissimo livello di esposizione mediatica che assicura questa manifestazione debba e possa essere sfruttato anche per veicolare questo tipo di messaggio e per sgombrare il campo dai tanti stereotipi (il Salento come "patria elettiva" della trance e di fantomatici culti misterici) che da tempo ormai veicolano all estemo una visione distorta della complessa realtà salentina.
Inutile dirti, caro Roberto, che non ti sto chiedendo un adesione incondizionata ad un "mio" progetto, nà© posso nasconderti che le tue perplessità sono ovviamente più che comprensibili. Ma credo che in questo momento un impegno in questa direzione potrebbe assumere un significato decisivo per le sorti della cultura ( e in generale dello sviluppo) di questa terra. Posso dirti però che, nei ripetuti colloqui intercorsi in questi giorni, anche Sergio Blasi sembra fermamente convinto della necessità di riportare La Notte della Taranta nell alveo della sua connotazione originaria come evento che prende le mosse proprio dall idea di valorizzare la musica di tradizione orale salentina.
Convinto che le questioni appena accennate in questo scritto siano ancora tutte sul tappeto e nel rinnovare ( a te e ai restanti componenti del gruppo) l amicizia e la stima per la serietà e l impegno con cui svolgete il vostro prezioso lavoro, resto in attesa di un vostro riscontro.
Cordiali saluti
Sergio Torsello, direttore artistico de "La Notte della Taranta"
Caro Sergio Torsello, innanzitutto mi scuso per il tempo necessario a rispondere alla tua lettera , ma gli elementi nuovi ed importanti meritano riflessione, nella quale é stato coinvolto anche il resto del gruppo.
Mi rivolgo a te nella tua qualità di condirettore artistico de "La notte della taranta", ma anche a Sergio Blasi, nella sua veste di organizzatore e motore principale del festival, che condivide – a quanto leggo – lo spirito della lettera con la quale inviti il gruppo Aramiré ad aprire il concerto finale dell'edizione di quest'anno.
L'ormai annoso dibattito fra "contaminatori" e "puristi" (il virgolettato é d'obbligo) si rivela sempre più per quello che é: una distorsione della realtà . Nel Salento la tradizione musicale é scomparsa, vittima del mutato modo di vivere, dell'emigrazione, del rifiuto dei depositari di quella cultura a perpetuarla. Quello a cui oggi assistiamo é reinvenzione ed anche noi, che passiamo per "filologici e puristi", siamo in realtà "contaminati".
Rileggo oggi quello che scrivevo nel 1998, in occasione della prima edizione del festival, pubblicato allora sul Quotidiano di Lecce: "Ben venga la reinterpretazione e la contaminazione, quando i fondamenti della musica salentina non siano in partenza soccombenti... perchà© poco conosciuti, ma solo allora, pena la perdita definitiva." Nota bene: il "poco conosciuti" non é rivolto al Mondo, ma solo ai musicisti salentini interpreti della reinvenzione della musica salentina attuale, che NON é in continuità con la musica di tradizione.
Avevo le idee meno chiare di adesso, nel 1998, eppure il fatto che nessuno degli attuali ripropositori, noi compresi, fosse il prosecutore della musica di tradizione mi era già chiaro. Qual'é la differenza, allora, fra Aramiré ed altri che passano per portabandiera dell'innovazione musicale della musica di tradizione?
Credo semplicemente un diverso approccio con le fonti, che nel nostro caso, sebbene non voglia essere rispetto sacrale, acritico e dogmatico di una tradizione (che invece al suo interno possedeva già meccanismi di trasformazione propri, in quanto, fino a che lo é stata, era viva), tuttavia ci impone di prendere visione di dinamiche musicali a noi estranee, per tentare di riallacciare, in qualche modo, il filo spezzato della continuità .
La teorizzazione di una fissità immutabile della tradizione é e resta un fraintendimento che nuoce a tutti. Ma, d'altra parte, la teorizzazione della contaminazione a qualunque costo é, ancor di più, un fraintendimento deleterio, quando si saltino a pie' pari tutti i percorsi di riappropriazione profonda – almeno per quanto possibile – di un patrimonio musicale in gran parte arcaico e che nel suo sviluppo ha seguito percorsi lontani dal nostro, moderno, modo di sentire.
Tale fraintendimento é dovuto al convivere nello stesso territorio e nello stesso tempo di mondi diversi: un mondo arcaico con i suoi modi espressivi – per limitarci al fenomeno musica – ed uno moderno, nel quale siamo nati e viviamo. Proprio la conterraneità e la contemporaneità ci ingannano, inducendoci a credere che questo nasca da quello e che l'espressività musicale salentina odierna si sviluppi a partire dalla musica di tradizione.
In questo contesto si situa il nostro sogno/progetto, quello cioé di produrre nuova/vecchia musica salentina, basata – più profondamente di quanto altri vogliano o possano fare – su quei "fondamenti" di cui parlavo nel '98, ma aperta e inserita in un contesto attuale. Credo che i primi frutti di questo approccio cominciamo a intravederli. Se ne saremo capaci, insisteremo.
Nei nostri colloqui precedenti avevi già chiarito che la nostra partecipazione non sarebbe stata condizionata alla partecipazione agli incontri preparatori con il musicista scelto per quest'anno come arrangiatore della performance che si propone di far convivere musicisti e suonatori locali con "colleghi" esterni di altra formazione. A quanto mi hai detto dovrebbe essere, quest'anno, Stewart Copeland, ex Police.
Il nostro compito dovrebbe essere quindi quello di fare il nostro concerto "senza se e senza ma", per poter evidenziare – attraverso l'esposizione mediatica che oggi solo "La notte della taranta" può assicurare nel Salento – l'esistenza e la validità di un approccio diverso alla musica salentina, rispetto a quello che altri propongono. Quindi la nostra partecipazione, svincolata da ogni tipo di commistione, potrebbe essere letta come una specie di risarcimento se non a noi, almeno al nostro diverso modo di rapportarci alla nostra musica ed a quanti lo condividono: un'apertura a idee diverse da quelle che sottendono all'organizzazione del festival.
La cosa strana é che il dichiarato obiettivo di fare della nostra musica qualcosa di immediatamente riconoscibile ed apprezzabile dappertutto é anche il mio personale obiettivo, che, per la sua parte, ha condizionato sempre le scelte musicali del gruppo, al di là delle a te ben note vicissitudini interne.
Apparentemente, quindi, non dovrebbero esserci problemi a che noi partecipiamo. Tuttavia il percorso con cui giungere a questo obiettivo condiviso non é secondario. Noi abbiamo suonato dappertutto, con il nostro nudo concerto, cambiando più volte formazione, ed ottenendo sempre riscontri eccezionali.
Durante la nostra attività , non ci siamo mai sottratti al confronto con altre realtà musicali, traendo gioia e stimoli dal "contaminarci" con musicisti irlandesi, francesi, sardi, albanesi, campani, calabresi e di altra formazione, senza comunque sentire mai la necessità di sottolineare, a fini mediatico-propagandistici, tali esperienze: La contaminazione fa parte della storia dell'uomo, e quindi esiste, avveniva e continua ad avvenire. Pertanto ciò che ritengo non condivisibile nell'impostazione del vostro festival, e con cui mi sento in contrapposizione, non é l'idea di fondo di apertura e convivenza con altre realtà , ma i modi attuativi del vostro progetto.
Fino a che l'idea di fondo sarà quella di una specie di "Deus ex machina" che arriva nel Salento ad "aggiustare le cose", riteniamo che una nostra partecipazione a "La notte della taranta" non sia opportuna in alcuna forma, nà© come gruppo, nà© mia personale in alcun tipo di attività collaterali.
Inoltre, andando ancor più nei particolari attuativi, va detto che neppure un redivivo Beethoven, in una settimana, potrebbe rendersi conto ed assorbire quelle particolarità , quei dati musicali che fanno della nostra musica qualcosa di degno di nota, e, sempre nella stessa settimana, elaborarli ed arrangiarli dando vita ad una composizione che ne sviluppi i temi arricchendoli e migliorandoli.
A me sono serviti anni per avvicinarmi ad annusare la complessità dei temi musicali tradizionali salentini. Può darsi che il caso mio non faccia testo, magari sono un po' tardo, ma a questi grandi musicisti, che arrivano qui totalmente inconsapevoli del patrimonio con cui si accingono a lavorare, vogliamo dare il tempo di capire, prima di agire?
Se si vuole promuovere un arricchimento della nostra musica, allora, anzichà© puntare tutto sull'impatto mediatico, pure importante a livello di ricaduta turistica, si punti su un lavoro più lungo, più serio e più ponderato, che veda l'impegno continuo di un gruppo di lavoro, musicale e non, su questi temi. Altrimenti sarà , come é stato finora, il solito "fumo negli occhi", che sempre più pare essere la vera vocazione delle programmazioni salentine. In altre parole, il fumo l'abbiamo visto, ma l'arrosto dov'é?
Detto questo, devo aggiungere che ritengo che tu, Sergio Torsello, sia uno dei pochi intellettuali salentini che si rende conto dell'esistenza di questi problemi e questo tentativo di trovare una soluzione dall'interno mi lascia, per la prima volta, piacevolmente sorpreso.
Aggiungo anche che tu, Sergio Blasi, sei a mio avviso uno dei pochi politici salentini dotati di proggettualità e lungimiranza, per cui, anche se in disaccordo con l'attuazione pratica, ti rinnovo la mia personale stima.
Quindi, nel ringraziarvi in modo assolutamente sincero della richiesta a partecipare al vostro festival vi chiedo: é possibile fare di più in futuro?
Per ora, lasciateci ai nostri sogni.
Lecce, 8 maggio 2003
Roberto Raheli
Alessano, 23 Aprile 2003
Caro Roberto,
come da accordi a voce eccoti la lettera con la quale , nelle vesti di condirettore artistico ( con Vittorio Cosma ) de "La Notte della Taranta", chiedo formalmente al gruppo Aramiré di partecipare al Festival di cui sopra e nello specifico alla serata conclusiva, come gruppo che avrà il compito di aprire il Concertone Finale.
Permettimi, però , di spiegarti brevemente il significato che io personalmente attribuisco ad una vostra eventuale partecipazione alla manifestazione.
Sono convinto che il mio ruolo nell organizzazione di questo evento debba avere un duplice scopo: da un lato offrire la massima visibilità possibile alla multiforme scena della pizzica salentina. Dall altro tentare di ricucire un rapporto con il territorio ( che in questi anni per le note vicende che tu ben conosci non é stato propriamente idilliaco) con un richiamo forte alla "filologia" e al rapporto con le fonti.
Credo fermamente che, se La Notte della Taranta imboccherà definitivamente la strada della World Music diventando uno dei tanti festival di genere che pullulano nel nostro paese con un progressivo allontanamento dalla cultura e dall identità dei luoghi, noi avremo fallito. Altri in questo campo sapranno fare di più e meglio. Non avremo reso un buon servizio alla nostra terra e a quelle ipotesi di uno sviluppo alternativo che non si riducano al semplice dato (per quanto importante) della ricaduta turistica. Mi rendo conto , d altra parte , che la vostra presenza non può diventare una medaglia da appuntarsi sul bavero. Cioé dimostrare di essere riusciti a ricomporre una frattura semplicemente tirando dalla parte "avversa" il gruppo che più di ogni altro si é distinto nella critica alle operazioni di "contaminazione" messe in atto all intemo di questo evento. Sarebbe ingiusto nei vostri confronti e un rischio troppo alto ( quello di mettere in crisi un esperienza come la vostra che sai bene quanto io apprezzi e condivida) che non sarei disposto a farvi correre. Ma, su un altro livello, in questo confuso clima di reinvenzione di una tradizione, la vostra eventuale partecipazione consentirebbe di far vedere anche all "esterno" un modo corretto ( senza pretese di verità precostituite) di approccio all uso delle fonti tradizionali. Un altra sensibilità , insomma, un valore aggiunto rispetto a quello che insegne spesso in modo acritico i modelli dominanti suggeriti dalla società dei consumi. Quanto alle modalità con le quali far emergere con l evidenza che merita la vostra eventuale presenza alla Notte della Taranta decideremo insieme tempi e modi.
Sono convinto inoltre che la contemporanea presenza di Estadanza , il laboratorio sulla danza tradizionale curato da Pino Gala, quella degli Aramiré e, se riesco, di Giovanna Marini, unitamente alla pubblicazione di un volume che raccoglie i materiali del dibattito sulla musica e la cultura popolare dal 1998 ad oggi,
consentirebbero di spostare Pattenzione dal semplice dato musicale ( che come sai é
sempre in una certa misura sollecitato dalle mode e dai gusti dell industria culturale) alla riflessione etno antropologica, puntando sulla necessità inderogabile della documentazione e della ricerca come condizione fondamentale per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio etnomusicale ( e non solo) locale. Credo infine che l altissimo livello di esposizione mediatica che assicura questa manifestazione debba e possa essere sfruttato anche per veicolare questo tipo di messaggio e per sgombrare il campo dai tanti stereotipi (il Salento come "patria elettiva" della trance e di fantomatici culti misterici) che da tempo ormai veicolano all estemo una visione distorta della complessa realtà salentina.
Inutile dirti, caro Roberto, che non ti sto chiedendo un adesione incondizionata ad un "mio" progetto, nà© posso nasconderti che le tue perplessità sono ovviamente più che comprensibili. Ma credo che in questo momento un impegno in questa direzione potrebbe assumere un significato decisivo per le sorti della cultura ( e in generale dello sviluppo) di questa terra. Posso dirti però che, nei ripetuti colloqui intercorsi in questi giorni, anche Sergio Blasi sembra fermamente convinto della necessità di riportare La Notte della Taranta nell alveo della sua connotazione originaria come evento che prende le mosse proprio dall idea di valorizzare la musica di tradizione orale salentina.
Convinto che le questioni appena accennate in questo scritto siano ancora tutte sul tappeto e nel rinnovare ( a te e ai restanti componenti del gruppo) l amicizia e la stima per la serietà e l impegno con cui svolgete il vostro prezioso lavoro, resto in attesa di un vostro riscontro.
Cordiali saluti
Sergio Torsello, direttore artistico de "La Notte della Taranta"
Caro Sergio Torsello, innanzitutto mi scuso per il tempo necessario a rispondere alla tua lettera , ma gli elementi nuovi ed importanti meritano riflessione, nella quale é stato coinvolto anche il resto del gruppo.
Mi rivolgo a te nella tua qualità di condirettore artistico de "La notte della taranta", ma anche a Sergio Blasi, nella sua veste di organizzatore e motore principale del festival, che condivide – a quanto leggo – lo spirito della lettera con la quale inviti il gruppo Aramiré ad aprire il concerto finale dell'edizione di quest'anno.
L'ormai annoso dibattito fra "contaminatori" e "puristi" (il virgolettato é d'obbligo) si rivela sempre più per quello che é: una distorsione della realtà . Nel Salento la tradizione musicale é scomparsa, vittima del mutato modo di vivere, dell'emigrazione, del rifiuto dei depositari di quella cultura a perpetuarla. Quello a cui oggi assistiamo é reinvenzione ed anche noi, che passiamo per "filologici e puristi", siamo in realtà "contaminati".
Rileggo oggi quello che scrivevo nel 1998, in occasione della prima edizione del festival, pubblicato allora sul Quotidiano di Lecce: "Ben venga la reinterpretazione e la contaminazione, quando i fondamenti della musica salentina non siano in partenza soccombenti... perchà© poco conosciuti, ma solo allora, pena la perdita definitiva." Nota bene: il "poco conosciuti" non é rivolto al Mondo, ma solo ai musicisti salentini interpreti della reinvenzione della musica salentina attuale, che NON é in continuità con la musica di tradizione.
Avevo le idee meno chiare di adesso, nel 1998, eppure il fatto che nessuno degli attuali ripropositori, noi compresi, fosse il prosecutore della musica di tradizione mi era già chiaro. Qual'é la differenza, allora, fra Aramiré ed altri che passano per portabandiera dell'innovazione musicale della musica di tradizione?
Credo semplicemente un diverso approccio con le fonti, che nel nostro caso, sebbene non voglia essere rispetto sacrale, acritico e dogmatico di una tradizione (che invece al suo interno possedeva già meccanismi di trasformazione propri, in quanto, fino a che lo é stata, era viva), tuttavia ci impone di prendere visione di dinamiche musicali a noi estranee, per tentare di riallacciare, in qualche modo, il filo spezzato della continuità .
La teorizzazione di una fissità immutabile della tradizione é e resta un fraintendimento che nuoce a tutti. Ma, d'altra parte, la teorizzazione della contaminazione a qualunque costo é, ancor di più, un fraintendimento deleterio, quando si saltino a pie' pari tutti i percorsi di riappropriazione profonda – almeno per quanto possibile – di un patrimonio musicale in gran parte arcaico e che nel suo sviluppo ha seguito percorsi lontani dal nostro, moderno, modo di sentire.
Tale fraintendimento é dovuto al convivere nello stesso territorio e nello stesso tempo di mondi diversi: un mondo arcaico con i suoi modi espressivi – per limitarci al fenomeno musica – ed uno moderno, nel quale siamo nati e viviamo. Proprio la conterraneità e la contemporaneità ci ingannano, inducendoci a credere che questo nasca da quello e che l'espressività musicale salentina odierna si sviluppi a partire dalla musica di tradizione.
In questo contesto si situa il nostro sogno/progetto, quello cioé di produrre nuova/vecchia musica salentina, basata – più profondamente di quanto altri vogliano o possano fare – su quei "fondamenti" di cui parlavo nel '98, ma aperta e inserita in un contesto attuale. Credo che i primi frutti di questo approccio cominciamo a intravederli. Se ne saremo capaci, insisteremo.
Nei nostri colloqui precedenti avevi già chiarito che la nostra partecipazione non sarebbe stata condizionata alla partecipazione agli incontri preparatori con il musicista scelto per quest'anno come arrangiatore della performance che si propone di far convivere musicisti e suonatori locali con "colleghi" esterni di altra formazione. A quanto mi hai detto dovrebbe essere, quest'anno, Stewart Copeland, ex Police.
Il nostro compito dovrebbe essere quindi quello di fare il nostro concerto "senza se e senza ma", per poter evidenziare – attraverso l'esposizione mediatica che oggi solo "La notte della taranta" può assicurare nel Salento – l'esistenza e la validità di un approccio diverso alla musica salentina, rispetto a quello che altri propongono. Quindi la nostra partecipazione, svincolata da ogni tipo di commistione, potrebbe essere letta come una specie di risarcimento se non a noi, almeno al nostro diverso modo di rapportarci alla nostra musica ed a quanti lo condividono: un'apertura a idee diverse da quelle che sottendono all'organizzazione del festival.
La cosa strana é che il dichiarato obiettivo di fare della nostra musica qualcosa di immediatamente riconoscibile ed apprezzabile dappertutto é anche il mio personale obiettivo, che, per la sua parte, ha condizionato sempre le scelte musicali del gruppo, al di là delle a te ben note vicissitudini interne.
Apparentemente, quindi, non dovrebbero esserci problemi a che noi partecipiamo. Tuttavia il percorso con cui giungere a questo obiettivo condiviso non é secondario. Noi abbiamo suonato dappertutto, con il nostro nudo concerto, cambiando più volte formazione, ed ottenendo sempre riscontri eccezionali.
Durante la nostra attività , non ci siamo mai sottratti al confronto con altre realtà musicali, traendo gioia e stimoli dal "contaminarci" con musicisti irlandesi, francesi, sardi, albanesi, campani, calabresi e di altra formazione, senza comunque sentire mai la necessità di sottolineare, a fini mediatico-propagandistici, tali esperienze: La contaminazione fa parte della storia dell'uomo, e quindi esiste, avveniva e continua ad avvenire. Pertanto ciò che ritengo non condivisibile nell'impostazione del vostro festival, e con cui mi sento in contrapposizione, non é l'idea di fondo di apertura e convivenza con altre realtà , ma i modi attuativi del vostro progetto.
Fino a che l'idea di fondo sarà quella di una specie di "Deus ex machina" che arriva nel Salento ad "aggiustare le cose", riteniamo che una nostra partecipazione a "La notte della taranta" non sia opportuna in alcuna forma, nà© come gruppo, nà© mia personale in alcun tipo di attività collaterali.
Inoltre, andando ancor più nei particolari attuativi, va detto che neppure un redivivo Beethoven, in una settimana, potrebbe rendersi conto ed assorbire quelle particolarità , quei dati musicali che fanno della nostra musica qualcosa di degno di nota, e, sempre nella stessa settimana, elaborarli ed arrangiarli dando vita ad una composizione che ne sviluppi i temi arricchendoli e migliorandoli.
A me sono serviti anni per avvicinarmi ad annusare la complessità dei temi musicali tradizionali salentini. Può darsi che il caso mio non faccia testo, magari sono un po' tardo, ma a questi grandi musicisti, che arrivano qui totalmente inconsapevoli del patrimonio con cui si accingono a lavorare, vogliamo dare il tempo di capire, prima di agire?
Se si vuole promuovere un arricchimento della nostra musica, allora, anzichà© puntare tutto sull'impatto mediatico, pure importante a livello di ricaduta turistica, si punti su un lavoro più lungo, più serio e più ponderato, che veda l'impegno continuo di un gruppo di lavoro, musicale e non, su questi temi. Altrimenti sarà , come é stato finora, il solito "fumo negli occhi", che sempre più pare essere la vera vocazione delle programmazioni salentine. In altre parole, il fumo l'abbiamo visto, ma l'arrosto dov'é?
Detto questo, devo aggiungere che ritengo che tu, Sergio Torsello, sia uno dei pochi intellettuali salentini che si rende conto dell'esistenza di questi problemi e questo tentativo di trovare una soluzione dall'interno mi lascia, per la prima volta, piacevolmente sorpreso.
Aggiungo anche che tu, Sergio Blasi, sei a mio avviso uno dei pochi politici salentini dotati di proggettualità e lungimiranza, per cui, anche se in disaccordo con l'attuazione pratica, ti rinnovo la mia personale stima.
Quindi, nel ringraziarvi in modo assolutamente sincero della richiesta a partecipare al vostro festival vi chiedo: é possibile fare di più in futuro?
Per ora, lasciateci ai nostri sogni.
Lecce, 8 maggio 2003
Roberto Raheli
Mandolino scusami....ho scritto per mezz'ora di seguito per risponderti, sono arrivato ad un centinaio di righe, ho cercato di spiegarti quello che penso, perché non amo la NDT e ho cercato di fare delle ipotesi sul perché tu la ami così tanto. Ho cercato di spiegarti il valore che la musica tradizionale ha per me e per la gente che conosco, e perché non mi va che alcuni personaggi dello star system salentino vadano in giro per l'italia e per il mondo a sputtanarla nel vero senso della parola, facendomi vergognare di essere pugliese. Ho cercato di spiegarti che quel palco non é il centro del mondo, e perché non credo che tutti quelli lì sù siano veri musicisti e veri amanti della musica...ho cercato di spiegarti soprattutto il valore che quel vino ha per me e per tutti i suonatori "tradizionali" che se mò vengono chiamati maestri e anziani cantori fino a 10 anni fa erano additati come "li 'mbriacuni de lu paise". Ho cercato di spiegarti mille altre cose....ma poi ho capito che non ne valeva la pena. Ti auguro che anche tu possa salire su quel palco...io sarò lì sotto a fischiarti.
Giovanni Semeraro
-
Maruko_KuFu
- Messaggi: 393
- Iscritto il: 13 maggio 2004, 12:39
- Località: Longi (Messina) e Lecce (Le).
- Contatta:
-
mandolino78
- Messaggi: 25
- Iscritto il: 18 novembre 2003, 21:05
- Località: novara
- Contatta: