Il Recupero a tutti i costi...chi e come?

Rispondi
giannino
Messaggi: 568
Iscritto il: 27 luglio 2003, 12:59
Località: Paris

81

Messaggio da giannino »

Questo é uno sfogo maturato dopo la visione di alcuni filmati ed eventi dal vivo che mi hanno molto fatto riflettere sul cosiddetto "recupero delle tradizioni" perseguito da moltissime città  ed associazioni soprattutto per scopi turistici. Prima di tutto per chi queste tradizioni vengono recuperate,e chi le recupera!e come? Alla prima domanda si risponde facilmente: molto spesso per i turisti,esteri o del nord Italia, che "ci lasciano i soldi", ma che spesso sono lontani anni luce dalle rappresentazioni cui prendono parte, e a volte anche accaparrandosi il ruolo di protagonisti. Senza capire le parole dei testi e senza conoscere le usanze tipiche dei nostri luoghi, si corre infatti il rischio di attivare un recupero distorto di riti e tradizioni, e di ridurre tutto a semplice divertimento, a balli di gruppo ed ubriacate collettive (a buon mercato). La seconda domanda é di più difficile risoluzione, ed io non avrei neanche le competenze giuste per rispondere, ma sono assolutamente sicuro che mai nessuno avrebbe sentito la mancanza della batteria nella Notte, e che spesso é molto più emozionante una voce anche non famosissima, ma che canta ciò che canta col cuore e col ricordo di antichi sentimenti, che non un/una cantante di fama che intenda la sua esibizione come una semplice prestazione, tenendo a cuore solamente la sua perfezione. La terza domanda naturalmente si integra con la seconda, e qui entrano in campo le varie contaminazioni!e chi l ha detto che si debba per forza contaminare!e vabbé alcuni strumenti elettronici (chitarra,violino) ai fini dell amplificazione, ma io non sento proprio il bisogno di sconvolgere una musica così bella e codificata da secoli al solo scopo di "ricercare nuove sonorità ". La musica classica é apprezzata oggi così come lo era secoli fa, e qualsiasi intervento su di essa é assolutamente rifiutato dalla maggioranza. Non vedo allora chi dà  la libertà  a chicchessia di stravolgere testi e musica che risuonano da secoli nel sud-est dell Italia. Solo perchà© spesso non hanno autori non significa che non abbiano una storia ed una dignità  da rispettare, ed il rispetto deve essere assoluto. Le variazioni su vecchi temi sono sempre esistite e fanno bene, ma sinceramente, della tekno-taranta non so che farmene!si mangia o si balla?[addsig]
Giovanni Semeraro
ramonn
Messaggi: 156
Iscritto il: 1 agosto 2003, 14:15
Località: merine

83

Messaggio da ramonn »

Per quanto riguarda la conteminezione o meno della nostra musica popolare penso che si potrà  discutere all'infinito senza arivare una soluzione...
Tu hai scritto:"ma io non sento proprio il bisogno di sconvolgere una musica così bella e codificata da secoli al solo scopo di “ricercare nuove sonorità ”.
Vorrei chiederti una cosa: ma é sicuro che la nostra musica sia così da secoli??
Non penso che il violino, l'organetto, l'armonica a bocca, siano stati utilizzati da sempre nella nostra musica, per il semplice fatto che sono strumenti nati in altre parti del mondo,eppure noi oggi li usiamo..prbabilmente perché in altre epoche si é ritenuto opportuno inserire nuovi strumenti ella nostra musica.[addsig]
ramonn
Messaggi: 156
Iscritto il: 1 agosto 2003, 14:15
Località: merine

84

Messaggio da ramonn »

una piccola precisazione che mi é sfuggita:
l'armonica a bocca e l'organetto sembra siano nati intorno al 1850 quindi nella notra musica saranno presenti si e no da 100 anni,che non mi sembra poi tanto![addsig]
CarloTrono
Amministratore
Messaggi: 977
Iscritto il: 11 maggio 2003, 11:06
Località: Copertino (Lecce)
Contatta:

85

Messaggio da CarloTrono »

Beh, a questo punto il discorso fatto da Ramonn (approposito, perché due "n" finali ?) potrebbe essere estremizzato ancor di più. Proprio oggi parlavo con Biagio Panico dell'uso del tamburello nella musica salentina. Questo strumento affonda le sue origini nei secoli, superando di gran lunga la soglia del millennio, quindi esiste praticamente "da sempre". Il fatto é che oggi é uno strumento utilizzatissimo, fondamentale sicuramente nella pizzica e presente anche in quelle rare riproposizioni di canti alla stisa e di stornelli. Ebbene, a parte il fatto che la pizzica costituiva solo il 10% del repertorio cantato dai nostri nonni (mentre oggi costituisce il 99,9%), in realtà  il tamburello NON veniva utilizzato nei canti alla stisa e negli stornelli, anzi in verità  non veniva suonato alcun strumento, ma si utilizzava solo e unicamente il canto polifonico (ahimé, scomparso dal repertorio dei gruppi di riproposta). Il canto alla stisa e gli stornelli, ricordiamolo, venivano eseguiti oltre che nelle feste, anche e sopratutto durante il lavoro (nei campi, nelle manifatturie tabacchi ecc.), quando le mani erano occupate e quando sicuramente il tempo di fermarsi per suonare a turno non c'éra. La grande povertà  poi non permetteva certo ad una famiglia di contadini l'acquisto di un tamburello, figuriamoci di una chitarra, di un mandolino o addirittura di un violino. Chi c'é l'aveva, o era abbastanza facoltoso, o era un musicista o lo aveva avuto in eredità . Insomma, se vogliamo riproporre la vera tradizione, bisognebbe lasciare da parte per un po' gli strumenti e affidarci solo alla nostra voce, il che non sarebbe nemmeno tanto brutto. Ma quanti sarebbero capaci di farlo? Mi sembra quasi che musicisti dichiarati "professionisti" si dimostrino a volte meno capaci vocalmente dei contadini. Purtroppo nulla é per sempre, e il tempo cancella inesorabilmente tutto (prima o poi, anche le piramidi egiziane non ci saranno più). Questo però non significa affatto che bisogna arrendersi e lasciarci tutto alle spalle, anzi, dobbiamo preservare il più possibile quello che ci viene dato dalla tradizione e tramandarlo a nostra volta, rallentando il processo di impoverimento. Nel "passaggio", la tradizione viene inesorabilmente sempre rielaborata dalla generazione "che tramanda" secondo l'influenza dell'ambiente circostante e secondo i gusti personali. Adesso che "l'ambiente circostante" non é più la provincia, ma il mondo della comunicazione globale, le influenze degli altri generi musicali sono pericolosamente più forti. Ciò nonostante, la chiusura totale porterebbe ad un inevitabile impoverimento, e rovinerebbe il concetto stesso di musica, che di per sé é dinamica e in continuo mutare. Quindi, rispetto della tradizione si, contaminazione anche, ma solo se fatta bene, se frutto ad un attenta ricerca e se non é piegata a esigenze commerciali, turistiche o di immagine, come invece spesso oggi succede. Tutto questo, ovviamente, sempre secondo il mio parere [addsig]
pisa l'oru, pisa lu chiummu, pisa cchiu l'onore de tuttu lu munnu !
svincen
Messaggi: 112
Iscritto il: 2 luglio 2003, 9:31
Località: tra Alessano (Lecce) e Roma

88

Messaggio da svincen »

Io continuo a pensare che quello della "contaminazione" sia un falso problema. Tutti "contaminano", anche Uccio Aloisi (basta sentire le differenze fra le registrazioni di "Buonasera a quista casa" e "robba de smuju"). La stragrande maggioranza dei gruppi che pensano di suonare la "tradizione vera" in realtà  hanno imparato a suonare dai cd di gruppi venuti prima (magari solo un anno prima) senza il necessario rapporto critico con le "fonti". In questo modo si "tradisce" molto più di un gruppo che, ad esempio, inserisce in maniera consapevole la batteria (un esempio interessante di questo processo, riferito alla tradizione dell'area napoletana si può trovare nel recentissimo album di un gruppo storico come gli 'Zezi, uscito per le edizioni musicali del manifesto).
In democrazia ognuno può suonare quello che vuole, e noi poi decidiamo di andare a sentirlo o di comprare il suo cd. Il problema é quando una modalità  particolare di rapportarsi con la musica tradizionale viene considerata l'unica legittima (perchà©, secondo i suoi sostenitori, sarebbe più "moderna") e su questa vengono concentrati i maggiori sforzi economici e promozionali da parte delle istituzioni pubbliche.
Quindi, a mio avviso, non é tanto grave che alla Notte della Taranta si suoni una musica "ipercontaminata" (ripeto: se mi piace vado a sentirli, altrimenti rimango a casa) ma che la manifestazione su cui convergono le maggiori risorse pubbiche e che maggiormente "rappresenta" il "movimento della pizzica" (radicalizzandone le ambiguità ) sia quella che tematizza in maniera quasi fondamentalista il "tradimento".
In altre parole é un problema di pluralismo. Questo messaggio é stato modificato da: svincen, 28 Ago 2003 - 14:34 [addsig]
kalascima
Messaggi: 42
Iscritto il: 14 luglio 2003, 21:41
Località: Alessano (Le) quando voglio ; Roma quando devo!
Contatta:

203

Messaggio da kalascima »

Secondo me il vero problema non é quello della contaminazione, ma della modalità  con cui essa viene realizzata. Il mio gruppo, per esempio, ammette di fare musica contaminata e cerca di partire,dichiaratamente, dal Salento per arrivare alla musica anche di altri popoli.Una contestazione che, invece, voglio fare ad alcuni gruppi é quella dello "sbandieramento della ricerca musicale"...Mi spiego: non ne posso più di ascoltare dei gruppi che continuamente(sottolineato) dicono di fare ricerca musicale salentina e poi ripropongono sempre gli stessi arrangiamenti presi da gruppi vari(specie dagli Zoé...).Allora...o si fa musica tradizionale (i miei preferiti sono gli aramiré...che ripropongono ad litteram la tradizione...vedi "Sud-Est"),o si fa contaminazione.Basta allora con le ricopiature!Un gruppo può anche sembrare divertente per un turista che ascolti per la prima volta la musica salentina, ma a lungo andare... a lungo ricopiare... si rischia di mandare a quel paese l'intera tradizione musicale salentina.[addsig]
kalascima
Messaggi: 42
Iscritto il: 14 luglio 2003, 21:41
Località: Alessano (Le) quando voglio ; Roma quando devo!
Contatta:

204

Messaggio da kalascima »

Scusate...mi firmo (per eventuali contestazioni...)Andrea Morciano[addsig]
ramonn
Messaggi: 156
Iscritto il: 1 agosto 2003, 14:15
Località: merine

205

Messaggio da ramonn »

innanzitutto vorrei dire a carlo che é ramonn con due n finali per il modo diffuso tra la maggior parte di salentini di pronunciare il mio nome con la n finale bella forte quindi per trascriverlo uso la doppia n!

Concordo sul fatto che i canti durante il lavoro venivano eseguiti senza strumenti per le motivazioni citate da Carlo e vorrei aggiungere che al massimo se qualche volta c'era un supporto ritmico era il rumore degli attrezzi di lavoro..di quel lavoro faticoso fatto per ore, e per lenire quella fatica appunto si cantava.

Oggi chi canta più per lenire la fatica??
Nessuno.
Dei gruppi che cantano chi ha lavorato o lavora in campagna?
Nessuno!.. a parte i vari cantori anziani naturalmente.
Quindi, per il semplice fatto che nessuno e dico nessuno dei gruppi esistenti oggi é legato a quell'utilizzo del canto, non si può parlare di gruppi che non contaminano..
perché tutti nel momento in cui ripropongono dei canti stanno contaminando...
naturalmente c'é chi contamina di più c'é chi contamina meno..
c'é chi ha fatto ricerca e contamina quindi i frutti del suo lavoro
c'é chi non ha fato un bel niente e si limita a contaminare il lavoro degli altri,ottenendo in alcuni casi una pessima copia di una versione già  contaminata.
[addsig]
MotoTopo
Messaggi: 5
Iscritto il: 29 settembre 2003, 14:53

298

Messaggio da MotoTopo »

Beh... contaminazione... ci sarebbe da riflettere a lungo... tutti contaminiamo qualcosa facendola nostra... altrimenti sarebbe solo un banale e brutale copia e incolla meccanico a cui tutti... forse... siamo abituati... eh eh... in particolar modo questo vale per la musica... A Diso si organizza proprio un festival su questo argomento: Etnica, Culture a confronto... Musica popolare e sue contaminazioni... io sono fra gli organizzatori del festival... e vi assicuro che non esiste un gruppo che faccia la nostra musica popolare come la facevano (e non voglio andare lontano...) i nostri nonni... quando la cantavano nei campi o in quelle poche feste che si organizzavano... ad ascoltarci oggi vedrebbero ben poco della loro musica... secondo me, oltretutto, sarebbe anche impossibile il contrario... o quanto meno... non saremmo arrivati al livello attuale (e mi riferisco alla fama che sta avendo la pizzica e in generale la nostra musica negli ultimi 2/3 anni a livello nazionale) se i gruppi si fossero limitati a cantare i pezzi dei nostri antenati così come li cantavano loro... con quella venatura di tristezza sempre presente dovuta probabilmente alle loro condizioni di vita... oggi per l'Italia la musica salentina, e la pizzica in particolare, mette allegria... fa divertire e ballare con una capacità  di trascinare che pochi balli hanno... la chiamano neopizzica non a torto... ha poca importanza poi che pochi sappiano i veri significati della nostra musica o dei nostri balli... ma forse sto dicendo solo un sacco di cavolate... dovute probabilmente ad un pranzo non tanto digeribile... nonostante le ottime grappe che ci hanno servito dopo... eh eh...  ciaooooooooooooP.S. dimenticavo... nessuno usava gli strumenti che si usano adesso... certo... sempre tamburelli erano... ma forse solo di nome... [addsig]
bergerac
Messaggi: 1
Iscritto il: 15 settembre 2003, 13:09

300

Messaggio da bergerac »

Continuare a discutere se si é d accordo o no sulla contaminazione sposta il problema in un campo che non può essere messo in discussione . La contaminazione della musica é evoluzione, l integrazione con nuove esperienze culturali positive o negative che siano . L evoluzione é ineluttabile , si può preferire un brano piuttosto che un altro , la voce di Uccio Aloisi , il violino di Stifani , ma non si può fermare tutto il resto . Quello di cui ho paura da non salentino ma da innamorato della vostra terra é la svendita territoriale , culturale e di tradizioni che é in atto . Sicuramente ora il Salento non può fare a meno del turismo ma sono contrario allo stravolgimento di tradizioni per riuscire a piazzare meglio il prodotto sul mercato . In questo rientra la musica popolare salentina che é sempre più diffusa ma senza una dovuta conoscenza della sua anima . Ballare una pizzica e non essere a conoscenza della drammaticità  che ha rappresentato per anni é calpestare la musica stessa. Diffondere oltre la musicalità  anche la coscienza penso sia il modo migliore per preservare la vostra straordinaria ricchezza culturale . Per questo voglio ringraziare Roberto Raheli e tutti gli Aramiré che cercano di portare avanti un progetto così difficile affiancando alle loro straordinarie performance delle pubblicazioni di ricerca musicale . [addsig]
DanieleMorciano
Messaggi: 136
Iscritto il: 23 settembre 2003, 0:40
Località: Felline (LE)
Contatta:

406

Messaggio da DanieleMorciano »

Ciao a tutti ,
voglio provi una domanda un pò provocatoria :
riuscite ad immaginare che cosa sarebbe diventata la musica tradizional-popolare salentina (pizzica, canti di lavoro, di amore ecc.), senza quel periodo storico di quasi-totale oblio? Mi riferisco all'irrompere della modernità , dei mass-media e della cultura via via più globalizzata, che ha messo "a margine" una musica espressione musicale di un territorio particolare. Se la musica nostrana non avesse ceduto, se ci fosse stata una possibilità  di vero confronto, tra musica locale e generi musicali moderni, nel rispetto della pari dignità  di ognuno, se non ci fosse stato bisogno ad un certo punto di "recuperare", salvare dall'estinzione? Lo so, "con i se e con i ma la storia non si fa". Ma questo interrogativo può aiutarci a capire quale potrebbe essere la vera "missione" culturale dei gruppi di musica salentina, forse quella di "ricucire quella frattura", ridare pari dignità  a quella musica "marginalizzata" e creare momenti di "autentico confronto" tra modernità  "globale" e tradizione "locale", autentico in quanto "democratico", vero incontro tra "diversità ", non fusione o sintesi o non so che altro, ma "interazione", "dialogo", dove una musica "parla" e l'altra e viceversa, dove le contaminazioni avvengono a due sensi (quindi anche dalla musica tradizionale locale a quella moderna). Io penso che questa "missione" si può portare avanti in più modi. Ben venga chi fa "ricerca pura" e difende l'integrità  originaria della nostra tradizione. Ma non può mancare chi cerca di dare una risposta alla domanda su "come far evolvere oggi e nel futuro questa tradizione recuperata?" Solo se cediamo alla paura del presente e del futuro non riusciamo a porci questa sfida. Spesso capita a tutti noi di rifugiamo nel passato per non pensare all'oggi e a ciò che verrà . Però lamusica salentina ha si una storia, ma deve anche avere un presente ed un futuro, così come deve averlo la comunità  di persone di cui é espressione.

saluti

Daniele/Ariafrisca [addsig]
Avatar utente
Ialma
Messaggi: 681
Iscritto il: 5 ottobre 2003, 14:56
Località: BA
Contatta:

409

Messaggio da Ialma »

Il problemuccio, a mio avviso é che il 99% dei gruppi di musica tradizionale salentina, fa ricerca sui cd degli altri gruppi.A parte qualche rarissimo esempio, uno su tutti quello di Enza Pagliara, che nel suo splendido album Donna De Coppe suona la VERA tradizione salentina, quella fatta anche di canzoni, valzer, tutti recuperati dopo una amorosa e paziente ricerca sul campo. L'altro che mi viene in mente é Li Mulé De Li Gaggé dei vecchi Mascarimirì, poi Aramiré, i Cantori dei Menamenamò e qualche altro titolo sparso che adesso mi sfugge.Al solito, il ragionamento mi sembra sempre lo stesso. Personalmente ritengo che sia fondamentale :1) definire cosa é innovazione. Cambiare tre note in un tema o suonare 2 strofe a pizzica al posto di 3 non é innovazione (e tanto meno suonare La Cesarina a pizzica  )2) Non si può innovare se non si ha una conoscenza profonda di quello che si va a modificare. Sono nato alla fine del 20 secolo, adoro molte altre musiche di altre tradizioni, ed anche alcune cose di "su ballu tzivili", la musica moderna come direbbero gli anziani in Sardegna.La musica non deve rimanere statica, tutt'altro, quindi mi sta bene la versione di Kalinifta drum'n'bass degli Apres La Classe molto di più della ennesima scopiazzatura della versione di taldeitali.Anziani ce ne sono ancora. Se mia nonna, che non ha mai cantato, ne ballato ne suonato, ricorda ancora alla sua veneranda età  gli stornelli che si cantavano per la festa del santo del paese, ce ne sono decine e decine che non hanno perduto la memoria storica dei canti antichi.Scusate se sento forte il problema. In altre culture, come la bretone, o la galiziana viene fatta una ricerca sul campo A TAPPETO, e vengono fuori balli, e canti a centinaia. A Spongano hanno ridato al canto la sua funzione di aggregazione sociale ed hanno stimolato decine di anziani, raccogliendo circa DUECENTO canti originali. E nel resto del Salento? Palla al centro, prossimo intervento[addsig]
...la luna aggira il mondo e voi dormite...
(tradizionale, Matteo Salvatore)
Valerio
Messaggi: 399
Iscritto il: 25 maggio 2003, 17:47
Località: Fiesole (FI)
Contatta:

411

Messaggio da Valerio »

Vorrei scrivere qualcosa riguardo un'affermazione che leggo piuttosto di frequente, ma su cui forse si riflette poco: "La contaminazione della musica é evoluzione", si dice spesso, ma piuttosto di rado si specifica quello che si intenda per "contaminazione".
Senza fare le dovute premesse una frase del genere può essere una verita' inconfutabile come la peggiore delle fesserie si possano dire.
E per questo non si può pensare possa esser presa come "vera" sempre.
Un certo tipo di contaminazione é evoluzione, un altro tipo di contaminazione é regresso.
E ciò non dipende dalla direzione verso cui "punta" la contaminazione, ma piuttosto da dove "arriva".
Meglio: la qualità  della contaminazione é influenzata in gran parte dal background "culturale" del contaminatore. E se dico "culturale", al posto di "musicale", é perchà© in molti casi, tra cui quello di cui si sta discutendo, é indiscutibile che questo background debba andare ben oltre la semplice "musica".
Non credo ci possa esser mai stata "Evoluzione" degna di esser considerata tale nata dall'ignoranza.
Picasso, Mahler, Bach, Shoenberg: sono esempi di grandissimi innovatori, i cui nomi resteranno per sempre nella storia, tutti accomunati da una "banale" caratteristica: erano, prima che innovatori, perfetti conoscitori dell'arte di cui consapevolemente o inconsapevolmente, sono stati tra i più grandi "evolutori".
E penso che ciò non possa essere considerato un caso: se si vuol "evolvere" qualcosa si deve, per forza di cose, conoscerla a memoria.
Altrimenti sarebbe come pretendere di migliorare un programma senza conoscere alla perfezione il linguaggio di programmazione con cui é stato concepito.
Per questo non credo possa esser presa per buona l'equazione "contaminare=evolvere".
Alle basi dell'evoluzione non c'é la contaminazione.
E' esattamente il contrario: la contaminazione può essere un buon metodo per "evolvere" ma si deve tener conto che l'evoluzione presuppone un certo tipo di "conoscenze" e quindi di "lavoro".
Paradossalmente a quanto si pensa il lavoro del "contaminatore" é probabilmente il più impegnativo tra quelli si possa scegliere.
Mentre per chi si muove su un fronte solo tutti gli sforzi possono esser concentrati su quel fronte, per chi pretende di "contaminare" in modo da mettere in atto un' "evoluzione" si deve impegnare su più fronti: sul fronte "contaminato" e sul fronte "contaminante", che poi non é detto debba essere solo uno.
Più chiaramente: si presumerebbe una conoscenza perfetta, o quanto più approfondita possibile, di ciò che si va a contaminare, e una conoscenza al meno "buona" di quello che vogliamo sia "l'agente contaminante".

Questi, secondo me, i presupposti da cui può nascere una vera e propria Evoluzione. Con un'ultima precisazione, a mio parere scontata: sarebbe assurdo e controproducente confidare in un'evoluzione "casuale", lavorando senza metodo con la speranza che il risultato possa, per qualche ragione, venir poi considerato "evoluzione". E ancor peggiore sarebbe l'auto-considerarsi "evolutori" in quanto perseguitori di quella che noi consideriamo una "contaminazione".

Per questo sono convinto che, nella situazione attuale, i migliori contaminatori potrebbero essere proprio le persone che in questo momento contrastano maggiormente la "contaminazione" sfrenata nella musica salentina: gli unici a possedere un bagaglio, accumulato in anni di studio, di ricerca e di impegno sul campo, tale da poter mettere in pratica una vera e propria Evoluzione.

Sul perchà© tali personaggi non si muovano in tal senso, ma nel senso apparentemente opposto, sul come mai possano risultare talvolta distaccati, eccessivamente scontrosi, o apparire presuntuosi e superbi in determinate situazioni si potrebbe aprire una nuova discussione.
Credo tuttavia la cosa migliore da fare sarebbe quella di tentare di capirlo informandosi nel modo più "diretto" possibile: o leggendo quello che gli stessi hanno da esprimere in tal senso (che molto spesso é oggetto di pubblicazioni) oppure, quando ce ne fosse l'occasione, chiedendoglielo.

Ora: per quanto riguarda la seconda opzione solo in pochi hanno la fortuna di poterla mettere in pratica, anche se spesso succede che, pur potendo, la si ignora sistematicamente.
Tuttavia credo ci si potrebbe accontentare anche solo della prima, e trovare in essa molte risposte, se solo ci si impegnasse a comprendere certe scelte e certi modi di agire.
La quantità  di pubblicazioni a disposizione, riguardanti l'argomento, é talmente rilevante da poter accontentare chiunque abbia voglia di arricchirsi in tal senso.

Un saluto a tutti.Questo messaggio é stato modificato da: Valerio, 12 Ott 2003 - 13:55 [addsig]
puccia
Messaggi: 1
Iscritto il: 28 luglio 2004, 17:11
Località: zollino
Contatta:

2907

Messaggio da puccia »

é forse la prima volta che scrivo e ....non so...!ma alcuni vivono ancora in campagna raccolgono le olive... il tabacco...fanno pomodori...ecc...però e c'é 1 però, hanno strane percussioni che portano tempi e ritmi sconosciuti all'interno della  nostra vita!!!sapete che sono?macchine agricole!televisione!motozappe!posso andare avanti all'infinito....avete percaso lo sciarabbà  voi? andate al concerti di musica popolare col cavallo?il tempo ci ha messo a disposizione migliorerie tecniche che a mio avviso vanno utilizzate...!perché i grossi gruppi di musica popolare tradizionale nn suonano più ai matrimoni?prima si faceva ...erano quelle poche volte dove potevano usare i tamburi e quelle poche chitarre scassate ca quandu visciu tie mejiu sona!!!  se ancora nn si era capito...voglio solo dire che mi sembra del tutto logico che nel 2005 si parli di contaminazione...e non di tradizione! non si può riproporre la tradizione al giorno d'oggi come era 1 tempo...almenocché non vi chiamate uccio aloisi!già  il termine riproposta in sé...(ognuno la ripropone a modo suo...come gli pare) esistono 1fottio di gruppi che ripropongono la musica salentina ma non tutti fanno quello che fanno gli aramiré...altrimenti esisterebbero solo loro...non vedo perché accanirsi contro chi decide di aggiungere migliorerie tecniche ai propri concerti e/o ai propri dischi! per me é solo un buon modo per esportare quello che siamo (o che eravamo) al di fuori delle mura che ci siamo costruiti!!!l'importante secondo me é non dimenticarsi mai da dove si viene e avere coscienza di quello che era e che é la nostra cultura in modo da non farla sparire, e non chiudersi sotto una campana di vetro e scartare a priori tutto ciò che é nuovo e che fa paura!se poi fosse vero che alcuni fanno tradizione e altri fanno contaminazione(paura!!) perché ai concerti si pretendono mega impianti o si cerca sempre lo studio d'incisione all'avanguardia registrazione in multitraccia ,tutto aggiustato bello coi suoni caldi dei neumann, ...registrate in presa diretta magari nell'aia del nonno......o meglio non ne fate proprio dischi attiviziamoci e andiamo tutti a raccogliere le olive..... e cantiamo.tutto questo é solo uno sfogo personale sia ben chiaro: fatti, nomi, persone, sono puramente indicativi e casuali...non c'é lho con nessuno e con tutti....come 1 po tutti noi!firmatocattivo2005 aka puccia aka roberto athanatonciao a tutti[addsig]
raheli
Messaggi: 351
Iscritto il: 24 agosto 2004, 17:43
Contatta:

2909

Messaggio da raheli »

Questo vecchio post riesumato da Puccia mi offre lo spunto per dirla come la penso e non si offenda nessuno, chà© nella diversità  delle opinioni sta la ricchezza del mondo.

1) finchà© non si commettono reati ognuno fa quello che vuole.
2) il retroterra e lo spessore culturale di ognuno incidono pesantemente sulla qualità  della musica prodotta sia essa contaminata o no.
3) se qualcuno prima di dare giudizi ascoltasse o leggesse quello che si cerca in tutti i modi di comunicare si uscirebbe dai luoghi comuni e si vivrebbe meglio.

Poichà© Aramiré é stato chiamato in causa più volte in questo post dico la mia: io credo che il nostro ultimo CD, Mazzate pesanti, sia molto più innovativo della maggior parte dei CD che si autodichiarano innovativi.
Non é un caso che ci sia scritto sopra: attenzione, materiale non tradizionale, maneggiare con cautela.
Allo stesso tempo credo che Mazzate pesanti sia un disco di musica salentina a pieno titolo, molto "tradizionale", anche se il virgolettato é d'obbligo.
Dalle recensioni che ho letto, questa mia umilissima opinione viene condivisa da gente più titolata di me, e con questo forse ho risposto a Valerio per quanto riguarda il concetto che chi sa ha più titolo per contaminare (o evolvere) rispetto a chi non sa, sempre ammesso che aramiré sappia (e su questo dico solo che più si sa, più si scopre di non sapere: compratevi il libro di Agamennone+ 2CD con le tracce del 1959 e 1960).
Detto questo mi rifaccio al punto 1: ognuno fa (e pensa) quello che vuole.
Le recensioni stanno in pizzicata o nel sito di aramiré, per chi é interessato.

P.S. Ma la nostra versione de Lu rusciu de lu mare qualcuno l'ha ascoltata? (a proposito di contaminazione sì e contaminazione no).[addsig]
Maruko_KuFu
Messaggi: 393
Iscritto il: 13 maggio 2004, 12:39
Località: Longi (Messina) e Lecce (Le).
Contatta:

2913

Messaggio da Maruko_KuFu »

Seguendo la comoda schematizzazione dei pareri dico questo:1- non abusare di "contaminazioni".Si ha spesso la credenza di fare qualcosa di tradizionale abusando di gianbé e strumenti cubani affermando inestistenti evoluzini (seee, nei gdr dei Pokemon, Pichu, Pikachu e Charizard...). Non basta trovare il capro dell'evoluzione, basta poco e dire come la si pensa. Santu Paulu reggae? Mi inorridisce un po', ma se piace suonarlo a qualcuno ben venga. E' una interpretazione, ma non dite che "l'evoluzione" porta a questo.2- se si "abusa" basta essere chiari.Se si é chiari e coerenti l'abusare diventa a tutti gli effetti interpretazione."Mi piace un sacco Lu rusciu, però adoro anche Alan Parson, sarebbe bello prendere le parole o il tema e reinterpretarlo". Bene. Non é tradizione. Però va bene. Billboard giudicherà ... (BGM: il lago dei cigni).3- dividere il tradizionale dal popolare.Sono due vocaboli diversi, la differenza c'é, anche se sottile, é facile però che il popolare diventi in futuro tradizionale. Non sta a noi del presente dirlo. Non parliamo di ricerca poi. Quella é una cosa che va aldilà  della musica e non bisognerebbe neanche usarla per pseudo-riproposte.3bis- dividere la sperimentazione dal popolare e dal tradizionale.E' un'altra cosa. Bella, brutta, onori a chi sperimenta ma non a chi vende fave per ceci.4- se suono "pizzica" psichedelica con il flanger e il basso con il chorus mica viene il vigile e mi multa? Basta non spacciarla per Pizzica, altrimenti dovrebbe essere intesa come frode. Anche i Green Day a questo punto suonano "pizzica", ma uno inteligente che non spara minchiate dovrebbe sapere che non basta un 4/4 sestinato a fare Pizzica.5- cambiare idea se opportuno e constatato.Ovviamente se qualcuno la pensa in modo diverso si é sempre pronti a cambiare idea.6- se qualcuno prima di dare giudizi ascoltasse o leggesse quello che si cerca in tutti i modi di comunicare si uscirebbe dai luoghi comuni e si vivrebbe meglio. (r)  (Copyright R. R. 2005)Il tradizionale sarà  sempre tale. Cambierà , é ovvio,  ma sarà  sempre tale. Detto questo concentriamoci su quello che si dice, non come si dice. Come si dice verrà  "standardizzato" dai più in quello che più aggrada alle masse.6bis- il recupero a tutti i costi.Non basta recuperare per Recuperare una cosa: bisogna preservarla e fare attenzione a non romperla durante il recupero. Recuperare, ricerca, originale, tradizione ecc. ecc. sono vocaboli troppo sbandierati dai diversi gruppi, questo é vero; basterebbe sostituirli o affiancarli a parole come interpretazione, timbrica attuale, e PERSONALE.7- io suono quello che mi va; io dico quello che voglio, io bla, io blo.Si può essere a favore e contro mille e più cose. Perfavore siate d'accordo su una soltanto: non diciamo minchiate. E se succede (di dire minchiate: capita no? Ne dico tante io) non usciamo sul campo con alabarde spaziali tratte a ferire, ma educhiamo alla comprensione delle proprie idee. Almeno noi dovremmo cercare di fare così. Mizzica, ma vi rendete conto che siamo in una casa? In un certo senso siamo una famiglia, una comunità . Abbiamo il potere di stabilire il vero, di essere il punto di riferimento per una nomenclatura libera da imbrogli musicali e frodi pentatonici.8- non so.9- sta cosa dei numeri stile Street Fighter Alfa Main Title mi ha dato parecchio fastidio ora che vedo il tutto, ma mi scoccia correggere: lascio così.10- Del Piero.11- Ravanelli.[addsig]
DanieleMorciano
Messaggi: 136
Iscritto il: 23 settembre 2003, 0:40
Località: Felline (LE)
Contatta:

2918

Messaggio da DanieleMorciano »

Odio la parola "contaminazione"! Pensate un pò ai sinomini di questa parola: contagio, inquinamento, infestazione. Un altro suo significato é "corruzione" tra i cui sinonimi vi sono disonore, offesa (provate un pò a divertirvi con la funzione "Teshaurus" di Word...). Secondo me, quando si cerca di ragionare sul "cambiamento" che interessa la musica popolare nel tempo, questa "parolaccia" andrebbe bandita in quanto presenta il "cambiamento" come qualcosa di negativo.
In ogni modo, "ragionare" é utile fino ad un certo punto. Un giudizio "razionale" sulla positività  o meno di una riproposta (rispetto di timbri vocali, stili esecutivi, metriche letterarie ecc.) non basta. Credo che l'elemento più importante del giudizio sia di tipo "irrazionale". Credo che sia necessario ascoltare "molte" registrazioni raccolte dalle fonti orali, incontrare "molti" anziani, conoscerli, cantare insieme a loro, comprendere il "senso" e il "sentimento" che alimentava allora quei canti. E quando dico "molto" intendo "quanto più possiamo" perché dovrebbe trattarsi di una ricerca e una passione costante e tenace. Credo che in questo modo potremmo capire qua'é la sensazione unica che ci danno, le emozioni particolari che ci provocano (e che nessun altro genere musicale può fare...). Credo che un canto "rivisitato, riproposto, rielaborato" debba provocarci quelle stesse sensazioni ed emozioni ma con qualche cosa in più di diverso che riguarda il vivere il nostro tempo. Ma se non resta nulla di quelle sensazioni provocate dal documento audio di valore storico, allora la riproposta, secondo me, ha poco valore. Forse, invece di confrontarci e argomentare sul piano logico-razionale, dovremmo raccontarci a vicenda che cosa "sentiamo" ascoltando un canto raccolto dalle fonti orali e che cosa "sentiamo" ascoltando quello stesso canto rielaborato e riproposto nel presente, mettere a confronto queste diverse sensazioni, descrivere che cosa é andato perso, che cosa si é ritrovato, che cosa é nato di nuovo ecc. Ma forse, raccontarsi sensazioni, sentimenti, emozioni (superficiali o profonde che siano) può sembrare a molti qualcosa di sdolcinato e romanticone. O forse molti pensano che le emozione più degne di essere "pretese" dalla riproposta della musica popolare siano legate al "divertimento" fine a se stesso, allo sballo, alla frenesia, alle feste di piazza. Ma la musica che ha fatto parte della storia di questa terra non si limitava certo a questo....e sarebbe una pazzia "costringerla" oggi entro così angusti e limitati spazi! Vi racconto un aneddoto: all'inizio della mia passione per la musica popolare-tradizionale salentina, ho proposto al mio gruppo di eseguire un canto alla stisa, riprendendolo da una registrazione fatta presso alcuni anziani locali ma "semplificandolo" molto (metrica costante, stile esecutivo lineare...insomma, un pò come molta parte della musica pop moderna). Quando ho compreso la ricchezza e la complessità  di quel canto ed ho proposto di conservarne almeno un pò nella riproposizione che ci accingevamo a fare, beh, a qualcuno del gruppo quel canto non é piaciuto più come prima. Che cosa sarà  successo mai?





Questo messaggio é stato modificato da: friscu, 30 Mar 2005 - 16:41 [addsig]
march
Messaggi: 221
Iscritto il: 29 maggio 2003, 15:13
Località: Milano
Contatta:

2928

Messaggio da march »

Son contento che sia stato riportato alla luce questo forum..ho avuto modo di leggere l'interessantissimo messaggio di Valerio, che é rimasto senza risposta per più di un anno, forse proprio per la sua completezza e precisione.Credo che in fondo la contaminazione (mi perdonerà  friscu se continuo a usare questa parola) sia una brutta cosa ogni volta che ci si propone di contaminare, ogni volta cioé che si pensa di "voler cambiare" qualcosa per renderla più moderna o più ricca.Il processo di appropriazione della musica tradizionale dovrebbe essere lento e naturale, un po' come si apprende un linguaggio. Una volta che si é dentro lo stile popolare ci si può cercare di esprimersi, di tradurre le proprie esperienze di ogni giorno in forma di musica. Inevitabilmente il nostro background influenzerà  il nostro modo di esprimerci, ma non sarà  una contaminazione voluta, quanto invece qualcosa di indotto, di spontaneo, naturale. Non mi piace l'idea di arte pensata. Si può limare con la tecnica un idea artistica, ma l'idea artistica si deve sentire, non pensare col cervello.A proposito di nuovi strumenti popolari. Credo che le macchine siano incredibilmente in linea con la musica popolare. Suoni continui, di solito bassi e monotòni...l'ideale per un canto alla stisa, o per una cantata alla trainiere, o per una ninnananna...si può giocare con gli intervalli in modo eccezionale.Mi capita spesso di canticchiare motivetti popolari in attesa della metropoliotana, armonizzando il suono continuo di sottofondo del treno che arriva, o ancora di più mi piacciono le lavatrici e gli asciugatori elettrici del bucato. Adoro chiudermi nell'asciugatoio condominiale quando faccio il bucato (in svezia si hanno le lavatrici in comune ed anche gli asciugatori). C'é un grosso ventilatore che mi fa da bordone in modo eccezionale..à© bellissimo creare assonanze e dissonanze, tonalità  maggiori e minori mentre si stendono le robe..in un certo senso à© un canto di lavoro...il canto del lavandaio di Karlaplan..non prendetemi troppo alla lettera..march[addsig]
DanieleMorciano
Messaggi: 136
Iscritto il: 23 settembre 2003, 0:40
Località: Felline (LE)
Contatta:

2940

Messaggio da DanieleMorciano »

sono molto d'accordo sulla metafora del "linguaggio" richiamata da March.
Abbiamo le testimonianze storiche di un "linguaggio dell'anima" del popolo salentino. Decifrare questo linguaggio ci da la possibilità  di riscoprire lo spirito che animava la vita delle comunità  salentine nell'ultimo secolo: i sentimenti, le emozioni, i valori, la poesia, i sogni, i desideri, le personalità , le lotte, i vizi e le virtù.... Decifrare questo linguaggio porta poi ad Imparare ad esprimerci con lo stesso. Col tempo, si può arrivare a "padroneggiarlo" e, quindi, ad utilizzarlo in modo personale e nuovo, senza però tradirne la specifica identità . E' importante, poi, capire "perché" scegliamo di esprimerci con questo linguaggio. Il perché sta in quello che esprimiamo, la nostra "anima" di oggi. Credo che utilizzare quel linguaggio porti a capire meglio quale continuità  e quale rottura ci sia stata tra lo spirito di oggi e quello della nostra storia recente, ci aiuti pensare ed agire nel presente con un accresciuta consapevolezza di un pezzo della nostra storia.Questo messaggio é stato modificato da: friscu, 03 Apr 2005 - 11:59 [addsig]
Rispondi

Torna a “Discussioni generali”