359

Rispondi
Avatar utente
Ialma
Messaggi: 681
Iscritto il: 5 ottobre 2003, 14:56
Località: BA
Contatta:

359

Messaggio da Ialma »

Le suonate sul tamburello variano.Il fatto che nel salento si suoni nella stessa maniera da Torchiarolo a Leuca fa vedere quanto si possa diventare vittime di una globalizzazione musicale.Il tamburellista medio suona sempre e solo la stessa terzina senza chiedersi se esistano altri tipi di suonate, quando vengono usate e sopratutto dove vengano usate.Quello che noto é che ormai di tamburellisti SERI, che sappiano suonare una pizzica decente, a lungo, mantenendo lo stesso battito costantemente, ce ne sono sempre di meno.A Torrepaduli la scherma é stata interrotta molte volte perché i tamburellisti NON SAPEVANO ANDARE A TEMPO.Non sapete suonare? Statevi alla casa...Fa male il braccino a suonare per 40 minuti ? Statevi alla casa...E soprattutto non andate a suonare nelle ronde.Diceva bene Pino Zimba quando si proponeva per il prossimo anno di farsi una ronda con qualche amico e ballerino lontano dalla piazza, ballare un'ora e tornare a casa soddisfatto.Il tamburellista di pizzica non deve essere un virtuoso, ma deve avere un compito unico. Non é detto che un tamburellista debba saper suonare tutte le tecniche esistenti.I migliori tamburellisti, Raffaele Inserra, Diego Pizzimenti, suonano UNA tecnica, una suonata, ma la suonano da dio.Gli accenti nella pizzica sono fuori luogo. Una ronda non é il posto dove far vedere agli amici che si é imparato a fare il trillo e l'accento spostato.Il tamburello deve accompagnare il ballo. e BASTA.[addsig]
...la luna aggira il mondo e voi dormite...
(tradizionale, Matteo Salvatore)
CarloTrono
Amministratore
Messaggi: 977
Iscritto il: 11 maggio 2003, 11:06
Località: Copertino (Lecce)
Contatta:

362

Messaggio da CarloTrono »

Sono daccordo con l'estremismo di Ialma quando parla di come si dovrebbe suonare il tamburello nella ronda, quando ci sono all'interno ballerini che danzano la pizzica lo la danza scherma. Quando si sta in una ronda, bisogna pensare solo a tenere bene il tempo, concentrandosi in questo ed evitando categoricamente ogni abbellimento che potrebbe disturbare sia i ballerini, sia quelli che stanno affianco. Suonando quest'anno per la prima volta a Torrepaduli, sono stato richiamato più volte dai musicisti più esperti che mi stavano affianco non per gli abbellimenti (che già  sapevo non si dovevano assolutamente tentare) ma perché spesso accelleravo troppo il ritmo e altri tamburellisti affianco a me senza volerlo mi seguivano, finché il ritmo non era più adatto alla danza (sopratutto nella danza scherma, dove é rischiesto un ritmo lento e constante). Non sono daccordo invece su questo atteggiamento che vede un isolamento degli esperti dai novizi. Se chi sa ballare e suonare la pizzica e la danza scherma se ne va per i fatti suoi, come faccio io inesperto a vedere e capire come si balla la danza? Devo pagarmi un corso, rovinando il concetto stesso di tradizione? Vi ricordo che si balla una coppia alla volta nella ronda anche perché, in questo modo, tutti quelli che guardano i ballerini aspettando il proprio turno possano guardare e imparare come si fa. Vado fuori tempo? Cazziatemi !!! Faccio lo stupido con il tamburello? Cazziatemi !!! C'é gente che viene a Torrepaduli con il djambe? Non ignorateli o cercate di sopportare, andategli incontro e cercate di fargli capire in maniera civile (come io e Biagio Panico abbiamo fatto quest'anno) che stanno rovinando una tradizione millenaria, e che si può convivere benissimo semplicemente cercando degli spazi "musicali" che non interferiscano (dopo la lunga discussione, siamo riusciti a convincere i ragazzi con djambe a spostarsi dietro il santuario, lasciando la piazza libera dal potente suono dei loro strumenti).Insomma, se volete veramente che la tradizione sopravviva, dovete anche lottare per diffondere la cultura e il rispetto, e non chiudervi in casa o in un giardino e suonare per i fatti vostri.[addsig]
pisa l'oru, pisa lu chiummu, pisa cchiu l'onore de tuttu lu munnu !
dottorfesta
Messaggi: 20
Iscritto il: 3 settembre 2003, 17:55
Località: lecce

371

Messaggio da dottorfesta »

Sono pienamente d'accordo con Carlo !Ma cos'é mai tutta questa puzza sotto il naso ?!Dov'é finita la solidarietà  tra i membri di una comunità  ?   Dov'é la semplicità  e la spontaneità  ?Chi non sa (ancora) suonare o cantare o ballare "come si deve", ma si accosta  alle ronde ed alla "pratica della musica e danza popolare in azione" senza invadenza, ma con umiltà , rispetto e amore profondi, và  soltanto incoraggiato e aiutato fraternamente !!!!!  Anche se ogni tanto sbaglia e disturba.Non c'é niente di esoterico e di aristocratico nella nostra tradizione coreutico musicale, anzi !!!Ecco, magari chi più sa più faccia, più aiuti e più insegni a chi ancora non sa, ma sempre con umiltà , generosità  e con il sorriso sulle labbra: quanti preziosi consigli ho ricevuto nelle ronde da gente davvero meravigliosa !![addsig]
ramonn
Messaggi: 156
Iscritto il: 1 agosto 2003, 14:15
Località: merine

379

Messaggio da ramonn »

Io parlo per quella che é la mia esperianza personale e sono d'accordo con quello che ha detto carlo.
Se quando ancora non sapevo suonare bene il tamburello fossi rimasto chiuso nella mia stanza, o fossi stato cacciato dalla ronda non avrei mai imparato a suonare.
Se quando ho iniziato a ballare e facevo dei movimenti sbagliati fossi stato cacciato non avrei mai imparato a ballare.
Invece ho suonato e ballato e quando sbagliavo sono stato rimproverato, richiamato, corretto ed ora so qual'é il modo giusto per comportarsi.
Quello che chi non é esperto deve fare é ascoltare la gente che sa qualcoa in più di lui, e non rispondergli male o prenderlo per pazzo se dice qualcosa che può sembrare strano.

[addsig]
ramonn
Messaggi: 156
Iscritto il: 1 agosto 2003, 14:15
Località: merine

380

Messaggio da ramonn »

ho dimenticato di chiedere una cosa a Ialma: chi sono Raffaele Inserra, Diego Pizzimenti??
Scusate la mia ignoranza ma non li conosco e non gli ho mai sentiti nominare.[addsig]
otammurro
Messaggi: 5
Iscritto il: 2 ottobre 2003, 17:01

391

Messaggio da otammurro »

Quote:ho dimenticato di chiedere una cosa a Ialma: chi sono Raffaele Inserra, Diego Pizzimenti??
Scusate la mia ignoranza ma non li conosco e non gli ho mai sentiti nominare.
Scusami se mi intrometto (visto che Ialma non dà  cenni). Raffaele Inserra é considerarto oggi il più bravo sunatore 'ncopp o tammurro che ci sia. Ovviamente é fortissimo nelle tammurriate campane ma, come giustamente osservava qualcuno, non lo é altrettanto in altri tipi di suonate regionali che non sono il suo forte.[addsig]
Avatar utente
Ialma
Messaggi: 681
Iscritto il: 5 ottobre 2003, 14:56
Località: BA
Contatta:

402

Messaggio da Ialma »

Quello che manca al giorno d'oggi, nella cultura orale salentina é un fattore fondamentale che in altre culture tradizionali (Calabria, Basilicata, Campania in alcune situazioni) é ancora ben presente (in via di erosione però)Sto parlando del controllo "sociale", quello effettuato della comunità .Senza voler approfondire , basti sapere che nella maggior parte delle situazioni, un musicista può accompagnare il ballo solo se viene "considerato" dalla comunità  come musicista valente (tecnicamente, a livello di resistenza) che conosce i canoni della musica che verrà  eseguita (i canti, le passate alla zampogna, all'organetto, etc etc...)Nel Salento manca tutto ciò. Gli anziani non si riconoscono per nulla in questa nuova musica, (perché ai loro tempi -e chiedete a Uccio, agli Argalio, per chi ha avuto la fortuna di sentirli suonare e di parlarci, -usava suonare una pizzica ogni tanto, intervallata, e molto, da canti alla stisa, valzer, "scottiscie", polke e "marzucche" ), perché per loro suonare e ballare a questa velocità  risulta difficile.Per una serie di motivi, troppi lunghi da analizzare qui, con la perdita di un passaggio generazionale di questa tradizione, é venuta a mancare la creazione stessa di un gruppo di controllori sociali.Il reinventarsi le regole della pizzica, del ballo e della musica, ha portato le nuove generazioni ad avvicinarsi al ballo, agli strumenti ed al canto senza il dovuto rispetto.Se sul tamburello non si spostano gli accenti, nel ballo balla UNA coppia alla volta, non in quella parodia di discoteca con 50 coppie al centro della pista, non si poga, non si balla la danza del ventre o il merengue, e se uno canta, non lo si interrompe, se non per fare un botta e risposta, posto che si conosca la canzone che l'altro sta cantando, o in ogni modo non ci si impone.Il controllo sociale inesistente permette a chiunque abbia preso un tamburello in mano per la prima volte due mesi prima, di sentirsi legittimato a suonare in ronde alle quali non dovrebbe manco avvicinarsi.Non mi sto riferendo ovviamente alle ronde che si suonano fra amici nei dopoconcerti, li ognuno é libero di fare quello che diamine vuole.Mi riferisco alle ronde della scherma a Torrepaduli, l'unico posto dove si possa parlare ancora di vera tradizione salentina.Ed al solito, il gesto più modesto che un sacco di tamburellisti potrebbero fare, é lasciare lo strumento a casa ed iniziare ad ascoltare, non rispondere male a chi in una ronda gli urla "...DRITTAAAAAAAA..." o "...TEMPOOOOOOOOO..."Vabbé, il discorso potrebbe andare avanti per tanto, tanto, tanto...Ok, palla al centro e sotto a chi deve dire la suap.s. Raffaele Inserra e Diego Pizzimenti sono due musicisti di tradizione, tammorraro il primo, tamburellista il secondo, fra i migliori esistenti per capacità  tecniche ed esecutive.[addsig]
...la luna aggira il mondo e voi dormite...
(tradizionale, Matteo Salvatore)
otammurro
Messaggi: 5
Iscritto il: 2 ottobre 2003, 17:01

417

Messaggio da otammurro »

Caro/a Ialma, non sono molto d'accordo con questo tuo piglio "fondamentalista". Parli della tradizione come se dovesse essere qualcosa di statico ed immutabile: sappiamo tutti che (per fortuna) non é così: le trasformazioni che ci consentono, ad esempio, di poter dialogare attraverso un computer si ribaltano necessariamente anche sulle dinamiche sociali. Voglio dire che "tradizione" lo può diventare qualsiasi cosa nel tempo, anche quello che oggi ci pare stupido o insignificante.
Capisco il tuo attaccamento ai "modi" del suonare salentino, ma io che provengo da una regione (l'Abruzzo) che ha smarrito gran parte del suo patrimonio musicale antico (scomparsa la zampogna, scomparso il tamburello, i canti a distesa, ecc.) mi sforzo di accostarmi alle musiche di altre zone con umiltà  e rispetto. Non per questo non dovrei sentirmi autorizzato a suonare, per il solo piacere di farlo, all'interno di una ronda alla festa di S. Rocco. E se non dovessi essere perfetto nelle esecuzioni...pazienza! La musica popolare é antiaccademica per definizione, non sentirti seduto nel loggione della Scala, pronto ad impallinare chiunque esca fuori tempo e sta lì per imparare.
Cordialità 
Alex
P.S. - Per i fuori tempo nelle ronde ovviamente vale sempre il detto "Errare é umano..."[addsig]
Avatar utente
Ialma
Messaggi: 681
Iscritto il: 5 ottobre 2003, 14:56
Località: BA
Contatta:

418

Messaggio da Ialma »

Il mio riferimento é per le ronde della scherma (e solo a quelle, che ritengo l'ultima forma di vera espressione popolare pubblica codificata in Salento). Non mi riferisco certo alle altre ronde di pizzica, che sempre a mio avviso, sono 99 volte su 100 di una banalità  unica. Permettere a chiunque di suonare per accompagnare la scherma (ah, si chiama scherma o pizzica scherma e non danza delle spade) é come incaricare un apprendista artigiano di rifare gli stucchi della Cappella Sistina.Per imparare a suonare bene ci vuole esperienza ed umiltà , e per accompagnare la scherma la cosa é ancora più difficile, perché c'é bisogno di un ottimo autocontrollo per non accellerare, conoscere le chiamate per rientrare a tempo etc. etc.Visto che mi tacci di "accademismo" (ma quando mai) vorrei che mi spiegassi perché in altre culture popolari é permesso suonare in una ronda solo se ritenuti capaci di farlo e nel Salento dovrebbe poter suonare (anzi, suona) il primo scalzacani che ha comprato il tamburello a giugno e si presenta a S. Rocco ad agosto.Fatto sta che la scherma di quest'anno a Torrepaduli ha fatto davvero schifo. E la colpa era dei tamburellisti. Punto.Non si ferma una ronda di scherma dozzine di volte perché i tamburellisti non sanno andare a tempo, non é giusto.Quest'anno ho visto Torrepaduli disertata dai gruppi, dai bravi ballerini, dai bravi cantanti...C'era Cinzia Villani, come SEMPRE. E diciamocelo, una artista che a due giorni dal concertone della Notte della Taranta si sgola per cantare nelle ronde di Torrepaduli, merita TUTTO il rispetto possibile ed immaginabile. Mino "Cavallino" e Claudio "Cavallo" Giagnotti, che hanno fatto una comparsata, qualcun'altro che ho visto e non ho focalizzato. E tutti gli altri musicisti istituzionalizzati ?La musica popolare non é il palco. Ma pare che questa cosa passi di mente fin troppo facilmente.E poi una buona volta, basta con la pizzica a tutti i costi. Il patrimonio musicale salentino é ben altro[addsig]
...la luna aggira il mondo e voi dormite...
(tradizionale, Matteo Salvatore)
Valerio
Messaggi: 399
Iscritto il: 25 maggio 2003, 17:47
Località: Fiesole (FI)
Contatta:

419

Messaggio da Valerio »

Ormai io e Ialma abbiamo l'abitudine, casuale, di scrivere i nostri interventi in contemporanea... così ogni volta che arrivo a postare ritrovo una sua risposta che, per forza di cose, avevo ignorato nell'atto di scrivere la mia...
Per questo perdonatemi le volte che nei miei messaggi ignoro o ripeto concetti già  espressi, ma riscrivere da capo tutto mi costerebbe troppo tempo...

A voi il mio pensiero.

Non sono affatto d'accordo con otammurro.
Mi sembra che nel suo messaggio emerga quella mentalità  ormai piuttosto diffusa secondo cui, in nome della tradizione, tutto é giustificabile.
Già  si é affrontato un discorso per certi versi simile anche in altre discussioni: é vero che le tradizioni dovrebbero essere "dinamiche", aperte all'innovazione, alla trasformazione e alla contaminazione, ma ci sono dei presupposti da rispettare.
Altrimenti tutti possono fare tutto e chiamarle ciò che fanno tradizione.
Particolarmente preoccupante, dal mio punto di vista, é l'affermazione "...tradizione lo può diventare qualsiasi cosa nel tempo, anche quello che oggi ci pare stupido o insignificante" in cui emerge a pieno questo tipo di mentalità  che secondo me é assolutamente inaccettabile.
Il fatto che nella tradizione non esistano "regole scritte" non significa affatto che tutto sia casuale e che regni la totale anarchia e libertà  di fare.
A me piace pensare che questa presunta assenza di regole all'interno della tradizione sia dovuta al fatto che un certo tipo di mentalità  rende ogni regola superflua.
Bisogna solo scoprire quale sia, questa mentalità .
Sicuramente non é una mentalità  "liberista" come si tende a pensare.
Ché se ne voglia dire Il discorso che ha fatto Ialma a proposito del controllo sociale non é campato in aria. Da sempre la tradizione viene tramandata dagli anziani, a cui, un tempo, si riconosceva il diritto-dovere, di fare in modo venisse preservata e tenuta in vita.
Ogni cambiamento, innovazione, contaminazione credo avvenisse in modo naturale, negli anni. Non per scelta di un singolo soggetto. Meno che mai di un giovane ancora troppo immaturo (tradizionalmente parlando) per potersi permettere una simile operazione.
Mi viene in mente a questo proposito un intervento in un altra discussione in cui si riportano delle parole di Luigi Chiratti: "...nelle comunità  agricole e pastorali tutti "potevano" cantare, ma solo uno era deputato dall'intera comunità  ad avere il ruolo del "Grande Cantore", cioé di colui il quale aveva la responsabilità , appunto, di "mantenere la tradizione", cioé di depositare e tramandare l'esatta sintassi e grammatica musicale di quella comunità ".
Questo per dire che non solo esisteva una sorta di "autorità ", ma che la tradizione trasmessa era sottoposta al giudizio e alla "censura" di un "responsabile" a cui erano affidati... o meglio: riconosciuti questi "poteri" dall'intera comunità .
E alla base di ciò non credo ci potesse essere nessun tipo di autorità  reale: immagino tutto si reggesse su di un semplice valore: il rispetto.

Il problema dei giorni nostri credo sia che non é più presente questo tipo di "autorità ", e probabilmente nemmeno questo valore, su cui si reggeva tutto.
L'anno passato, a Torrepaduli, sono stato testimone dello sconforto di una persona estremamente amareggiata dal fatto che ormai non si attende nemmeno più il termine della processione per dar inizio alle ronde. Gia alle otto e mezza, con la piazza affollata, degli pseudo-tamburellisti e degli pseudo-ballerini davano spettacolo per accontentare le folle di turisti assetati di "pizzica".
Se tutto cioò é "tradizione" spiegatemi dov'é finito il "rispetto" che negli anni passati era alla base di tutto.

Continuando il discorso: la quasi totale scomparsa di questi personaggi "autoritari", unita al fatto che, anche quei pochi ancora vivi, vengano sistematicamente ignorati dai più che preferiscono interpretare a loro gusto la "tradizione" di cui, dall'alto dei loro 20 anni, pretendono essere parte integrante, fa sì che si giunga alle situazione che ad oggi molte persone, generalmente un po' più "competenti" in materia della massa, tentano di descrivere.

Ed intanto nelle feste come torrepaduli sono sempre meno le "celebrità " presenti, che ipotizzo non vogliano partecipare allo scempio.... l'età  media e la qualità  delle ronde scende sempre più in basso... e nessuno sembra abbastanza preoccupato da domandarsi il perchà© e soprattutto di trovare delle risposte che non assecondino la propria idea di tradizione...Questo messaggio é stato modificato da: Valerio, 14 Ott 2003 - 10:18 [addsig]
otammurro
Messaggi: 5
Iscritto il: 2 ottobre 2003, 17:01

427

Messaggio da otammurro »

Probabilmente non sono stato chiaro.
1) la provocazione sul presunto accademismo di Ialma era funzionale a descrivere un atteggiamento che credo possa essere assimilabile all'accademismo. Non mi sognerei di giudicare una persona senza conoscerla.
2) la lunga mail di valerio contiene delle verità  sacrosante su quelli che ERANO gli schemi culturali del fare musica fino a 50 anni fa ma probabilmente fa finta di non rendersi conto delle trasformazioni IRREVERSIBILI che ci sono state. La tradizione se non fosse dinamica (come io e altri molto più autorevoli di me sosteniamo) sarebbe condannata alla scomparsa. Perchà© credi che la pizzica sia sopravvissuta nei secoli a scapito di decine di altri balli di cui non si conserva più traccia?
3) Che cos'é secondo Valerio che conferisce la "tradizionalità "? Il pandoro é tradizionale? O, per restare in un ambito più consono, la "ddu bbotte" (organetto diatonico) é tradizionale? Ha idea di quando siano stati "inventati" l'uno e l'altro? Valerio sa che la scomparsa della zampogna in molte zone d'Italia é avvenuta proprio perchà© soppiantata dal più comodo e tecnologico organetto; chi presiedeva o controllava questi fenomeni allora?
4) e arriviamo al punto. Possiamo ancora invocare il "controllo sociale" degli anziani in questo tipo di società ? Oppure dobbiamo cercare di capire chi detiene il VERO controllo sociale e fa sì che i nostri ragazzi impazziscano per un qualsiasi pischello nero che uggiola a brache calate in mezzo ad Harlem ed inorridiscano per quella che é la musica delle loro radici?
Quello che non capisco nelle mail di Ialma e Valerio é questo continuo appellarsi ai valori, ai modi, alle regole non scritte, di una tradizione che purtroppo resta sui libri di antropologia culturale e nella memoria degli ultimi anziani. La volontà  di preservare tutto questo é lodevole e ci vede impegnati tutti in prima linea, ma non accettare il fatto che possa (debba) cambiare é "struzzesco".
Concludo questa pallosissima mail con un appello semiserio: lasciamo che questi ragazzi rasta-alternativi-anarco-terzomondisti e casinari si accostino al mondo delle tradizioni popolari perchà© questo può rappresentare un vaccino contro la mentalità  dominante dell'arrivismo e dell'individualismo. Basta una buona dose di pazienza!
Prosit
Alex[addsig]
CarloTrono
Amministratore
Messaggi: 977
Iscritto il: 11 maggio 2003, 11:06
Località: Copertino (Lecce)
Contatta:

436

Messaggio da CarloTrono »

Ho deciso di spostare qui la discussione nata all'interno del treadh "gli accenti suonando il tamburello" perché si stava cambiando argomento, e il discorso meritava una maggiore attenzione. Ho riportato la discussione dal primo post di Ialma[addsig]
pisa l'oru, pisa lu chiummu, pisa cchiu l'onore de tuttu lu munnu !
ramonn
Messaggi: 156
Iscritto il: 1 agosto 2003, 14:15
Località: merine

438

Messaggio da ramonn »

Mi spiegate come dovrebbe esserci un controllo sociale??
Chi dovrebbe esercitarlo??
Gli anziani?
Ma sapete che molti degli anziani di oggi sono quelli che hanno rifiutato la nostra cultura,quelli che la stavano lasciando morire, quelli che non hanno voluto cantare i canti dei loro genitori.
Quelli che non hanno voluto continuare quella tradizione espressione di sofferenza in un epoca in cui assaporavano il benessere.

Sicuramente bisgna tener presente gli aspetti salienti della tradizione: é impensabile che a S.Rocco si suoni durante la prima messa del giorno di festa.
Bisogna fare attenzione alle tradizioni..ma invocare il controlo sociale mi sembra un po' troppo.[addsig]
Avatar utente
Ialma
Messaggi: 681
Iscritto il: 5 ottobre 2003, 14:56
Località: BA
Contatta:

439

Messaggio da Ialma »

Ok gente, dalla prossima estate vale tutto.Largo alle percussioni afro nella ronda di pizzica, a un DJ che scratcha, a un bel basso distorto, ai suonatori di maracas, a un clavicembalo, un sax... perché non metterci un bel sax nella pizzica? Oppure un bell'incrocio pizzica/merengue. Tanto vale tuttoSi canta come meglio si ritiene opportuno, in qualsiasi lingua o dialetto, dal comasco al triestino, al curdo stretto... tanto vale tuttoSi balla come si crede, tanto come mi ha scritto una persona "...penso che la pizzica sia il massimo...perché non deve essere insegnata...credo non esista ballo al mondo che si impara chiudendo gli occhi e lasciandosi guidare dal suono del tamburello..."... ma mi facci il piacere...Le prossime vacanze vado a farmele a Cardeto, dove almeno saranno passati dalla zampogna all'organetto (ma di zampogne ne ho viste ancora tantissime) ma le passate tradizionali si eseguono ancora.... eccome...Ci risiamo. La tradizione DEVE essere dinamica e nessuno lo nega. Qualsiasi strumento può diventare parte della tradizione se si INTEGRA nella stessa. Il du botte é riuscito a mantenere l'andamento ritmico e le suonate tradizionali nell'Aspromonte. Ben venga il du botte. Ben venga il clarino di metallo a Montemarano. Ben venga l'armonica a bocca nella pizzica. Ripeto, perché pare che non riesca a chiarire il concetto, sono strumenti che si sono INTEGRATI e che hanno portato nuovi sviluppi musicali.Ma i suonatori di organetto, clarino continuano a suonare dei temi che hanno centinaia di anni.Pierino Crucitti, organettista aspromontano, 20 anni di età , suona la tradizione. Sul suono del suo organetto ballano anche gli anziani, che restano e DEVONO restare il nostro banco di prova ed il nostro metro di misura della evoluzione. Il passaggio "conoscenza della tradizione" ------> "evoluzione della stessa" é stato pienamente rispettato.Il nocciolo del problema é proprio qui. Un conto é lo spostamento graduale, da uno strumento all'altro ed un altro é una cesura netta e totale con il passato, che é ciò con cui ci si trova a dover fare i conti in Salento.La tradizione é stata "riscoperta", ma ad uso e consumo delle masse. Delle 2000 persone alla sagra del pesce a Gallipoli, con tanto di gruppo di pizzica (ovviamente), di cui taccio pietosamente il nome,  che pregava il pubblico di lasciare libero lo spazio davanti al palco perché i ballerini si dovevano esibire.A vostro avviso é meglio una morte silenziosa di una tradizione o per mano di un obbrobrio come il pizzicaturismo? Parli di preservare, ma non dici in che modo farlo.Come? Sono curioso di saperlo.Io cerco gli anziani per imparare il loro repertorio, sul quale magari costruire delle pizziche differenti, ma con delle radici nella tradizione autentica, non quella imparata nei dischi degli Zoé (con tutto il rispetto, beninteso)E tu?E' la ricchezza di un repertorio che lo mantiene vivo ed affascinante.E' struzzesco essersi rotti l'anima di sentire nelle ronde sempre e solo 1) 3 strofe di santu paulu 2) 2 di pizzicarella 3) una dozzina di altre strofe sparse? O di vedere gente che (seppure) ha fatto un corso da 3 o 4 lezioni di pizzica e pretende il suo pezzettino di esotismo in salsa popolare, facendo passi che non stanno ne in cielo ne in terra  ? Dov'é il cambiamento ?E' solo degrado. Te lo dice il tamburello stesso. Vai a dire ad un tamburellista medio che esistono mezza dozzina (come minimo) di tecniche di pizzica differenti e ti guarderà  come se fossi matto. Come ho già  detto, siete vittime di un appiattimento culturale, e quasi nessuno muove un solo dito per remare contro.C'é poco da fare, finita quella cinquantina di anziani che restano la memoria storica (in 20 anni o circa non ci sarà  più nessuno) del Salento, Uccio, la Simpatichina, Giovanni Avvantaggiato, e tutti gli altri, tutti saranno liberi di fare come gli pare. E ci saremo giocati un'altra cultura popolare come in Abruzzo. Li per evoluzione dei tempi, in Salento per il pizzicaturismo. Che é anche più triste.I giovani? Chi si avvicina al fenomeno musica popolare deve essere messo in condizione di capire che in una ronda di pizzica l'atteggiamento da tenere -in questo caso parlerei di contegno vero e proprio- non é lo stesso con cui si va ad un concerto dei FolkabbestiaEstate prossima a Cardeto o a Montemarano, oppure a Torrepaduli nella ronda clandestina cu lu Zimba...Dite la vostra, tutti. Non lasciate che una discussione del genere, che mi sembra decisamente interessante, resti fra me, Valerio, Otammurro e pochi altri. Incazzatevi, dissentite, commentate, ma non rimanete in silenzio.[addsig]
...la luna aggira il mondo e voi dormite...
(tradizionale, Matteo Salvatore)
LUMAURIZIU
Messaggi: 167
Iscritto il: 28 agosto 2003, 18:30
Località: Lecce

442

Messaggio da LUMAURIZIU »

Sono pienamente d'accordo con Ialma !Qui stiamo correndo tutti un grande rischio: quello di creare una frattura incolmabile tra il passato ed il futuro della nostra cultura popolare !.La spettacolarizzazione della musica "pseudo" popolare senza una seria base di ricerca e di recupero della tradizione, insieme all'invasione dell'innovazione ignorante ed irriguardosa nell'ambito di quel poco che resta di "tradizionale" salentino (vedi Torrepaduli), possono portarci molto presto a rimanere tutti con un pugno di mosche in mano.Dobbiamo sentire più forte la nostra responsabilità  verso le generazioni future. La musica popolare non é la musica colta o commerciale "artistica", che si può permettere tutto in nome della creatività , del successo, del divertimento o del business: la musica popolare é altro. Conoscerla, capirla, conservarla e tramandarla il più possibile integra non é pietrificare il passato: é una altissima responsabilità  culturale (ci ricordiamo del significato di questa parola, ogni tanto ?) verso noi stessi in quanto uomini appartenenti ad una comunità , che é bene sia assunta coscientemente e seriamente dal più alto numero di persone possibile.  [addsig]
Valerio
Messaggi: 399
Iscritto il: 25 maggio 2003, 17:47
Località: Fiesole (FI)
Contatta:

443

Messaggio da Valerio »

Rieccoci.
Vedo che dal mio ultimo post sono stati molti gli interventi.
Per adesso mi limito a rispondere al messaggio di otammurro, visto che in molti punti fa riferimento a precedenti mie affermazioni.

In genere sono due le cose interessanti da analizzare in ogni tipo di messaggio: i contenuti ed il tipo di ragionamento che emerge dal come questi contenuti vengano espressi.

Per conto mio, Otammurro, dal tuo messaggio emerge non solo un tipo di ragionamento, ma anche un modo di ragionare per certi aspetti preoccupante.
Ma di questo preferisco parlarne in privato, onde evitare il forum divenga palcoscenico delle nostre discussioni personali.
Ti mando una email, in cui ti spiego in cosa consista la mia "preoccupazione", a quello che credo sia il tuo indirizzo yahoo.

Per adesso cerco di limitarmi ai semplici contenuti del tuo messaggio.

Tu fai riferimento al fatto che io, probabilmente, possa non essere a conoscenza di alcune cose.
Ammetto di non essere uno "studioso" di questa materia, e quindi é alquanto probabile che tante cose mi sfuggano.
Ma non mi sembra che il tipo di ragionamento che tu costruisci su questa, peraltro presunta, mia ignoranza possa aver molto senso.
E ti spiego anche il perchà©, prendendo ad esempio una delle tante affermazioni che hai fatto: ammettendo pure che io non sia al corrente che la zampogna é stata soppiantata per la maggior parte dall'organetto, non mi pare che questa mia ignoraza possa assolutamente screditare il mio ragionamento: posso ipotizzare, credo abbastanza verosimilmente, che nessuno si sia opposto ad una simile innovazione perchà© questa é avvenuta in modo talmente fisiologico e naturale, nel pieno rispetto, e sottolineo RISPETTO, di quella che era la mentalità  dell'epoca, da non render necessario nessun intervento ostruzionistico da parte di chi avrebbe potuto o dovuto.
Questa faccenda degli strumenti, tra l'altro, é piuttosto noiosa.
Ho il timore che questa difficoltà  di spiegarsi possa nascere da un'idea sbagliata nel considerare il rapporto "strumenti"-"musica tradizionale".
Vorrei far notare che, in generale, non é la musica che vive in funzione di un certo strumento, ma gli strumenti che vivono in funzione di un certo tipo di musica. Non é lo strumento che conferisce la tradizionalità  alla musica, ma il contrario. E' la musica che conferisce la tradizionalità  ad uno strumento.
Ed in questo senso non esistono "strumenti tradizionali". Esistono strumenti che si usano nella musica tradizionale.
La chitarra non é tradizionale. Il violino non é uno strumento tradizionale.
Ma entrambe diventano tradizionali nel momento in cui vengono usati per suonare musica tradizionale.
Se con l'organetto mi mettessi a suonare, in un certo modo, musica classica, l'organetto diverrebbe anche uno strumento classico, o jazz, o rock, a seconda dei casi.
Alcuni strumenti, in virtù del fatto siano nati a da sempre usati praticamente solo nella musica tradizionale, sono considerati a tutti gli effetti degli "strumenti tradizionali", ma ciò non credo possa significare che la musica che producono sia sempre tradizionale.
Quindi non vedo cosa ci sia di anomalo se uno strumento entra a far parte di una tradizione nella quale prima non era presente: significa semplicemente che l'intrusione é avvenuta in modo da non snaturarla, ma, al contrario, di arricchirla dal punto di vista musicale.

Ma torniamo al discorso che ha dato il titolo a questa discussione: il controllo sociale.
Non ho tempo di rileggere ne' i miei interventi ne' quelli di Ialma, ma non credo sia mai stato ipotizzato che il controllo sociale degli anziani possa esser una soluzione proponibile e adatta ai giorni d'oggi. Non nella situazione attuale delle cose almeno.
Mi pare sia stato fatto presente che una volta esisteva un certo tipo di mentalità , all'interno della quale era possibile che alcune persone più di altre fossero in grado di controllare l'evoluzione di quelle che noi oggi chiamiamo tradizioni. Adesso non esiste più.
Il fatto non esistano più Grandi Cantori però non può autorizzare tutti a fare ciò che vogliono.
Se prima esisteva un ruolo del genere un motivo ci sarà  stato.
Non credo sia perchà© all'epoca le persone erano più stupide di oggi e non riuscivano a capire quale fosse il modo corretto di conservare le tradizioni.
E non credo nemmeno che ai tempi nostri si sia più "istruiti" in merito, anche se i mezzi ci sarebbero.
Allo stato attuale delle cose credo una soluzione potrebbe essere che ognuno iniziasse ad essere controllore sociale di se' stesso. Cioé che ognuno si impegni a sviluppare una coscienza critica nei propri confronti grazie alla quale essere, poi, in grado di prendere delle decisioni quanto meno "coerenti" con le intenzioni che si hanno.
Ovviamente chiedere una cosa del genere ai "turisti" é abbastanza improponibile.
Ma chiederlo ai salentini dovrebbe essere addirittura superfluo.
Ad oggi però questa risulta essere piuttosto impopolare come scelta: in generale mi pare si preferisca, alla coscienza critica, un approccio pseudo-sperimentale: si prova a fare qualcosa e poi si vede come giustificarlo.

Inoltre, Otammurro, tu dici io mi sia appellato alle "regole non scritte", ma non é assolutamente vero.
Io ho parlato di "assenza di regole scritte", ma non perchà© sia convinto ci sia stato e ci sia bisogno di "regole non scritte" all'interno della tradizione.
A me piace immaginare la "tradizione" più che un insieme di regole, scritte o non scritte che siano, canoni, restrizioni etc etc, un vero e proprio modo di essere e di vivere, basato su determinati valori, tra i quali il rispetto.
In questa visione le regole sono regole solo per chi non comprende e non vive secondo questa "mentalità ". Per chi l'ha fatta sua sono semplicemente le conseguenze scontate di un certo modo di pensare.
Se io fossi convinto che rubare é disonesto non avrei bisogno, per non commettere un furto, di una legge (ne' scritta ne' non scritta) che punisca i ladri. Non se se mi spiego.

Evidentemente ad oggi é molto difficile vivere seguendo quelli che sono sempre stati i valori grazie ai quali é stato possibile un certo tipo di tradizione ci venisse tramandata.
Può darsi anche abbia ragione chi sostiene sia impossibile recuperare questi valori e che l'unica soluzione sia adattare quel poco che ci rimane delle vecchie tradizioni a quelle che sono le abitudini e le mentalità  più diffuse ai giorni d'oggi.
Qualcuno si dichiara pessimista mi immagino proprio in questo senso.
Personalmente l'idea possano stare veramente così le cose mi fa talmente schifo da costringermi ad essere ottimista fino alla fine.

E con questo chiudo, chà© sono stato un'altra volta esageratamente lungo e probabilmente noioso.

Un saluto a tuttiQuesto messaggio é stato modificato da: Valerio, 20 Ott 2003 - 10:00 [addsig]
giaco
Messaggi: 12
Iscritto il: 7 aprile 2004, 13:49

1159

Messaggio da giaco »

CIAO, VOLEVO SOLTANTO COMUNICARE AI PUGLIESI, CHE MERITATE TUTTO QUELLO CHE GIA' AVETE, SIETE DELLA GENTE STRAORDINARIA E RIGUARDO ALLA MUSICA SIETE PADRI DI UNA TRADIZIONE FANTASTICA.
PERO' VOLEVO DIRVI ANCHE DI STARE ATTENTO ALLA NOMENCLATURA TURISTI. IO MUSICALMENTE NON MI SENTO UN TURISTA DELLA VOSTRA MUSICA, VISTO CHE STO A ROMA, MA UN OSPITE E SUONATORE DELLA VOSTRA MUSICA. IN QUANTO A CAPACITA', CRITICHE O POLEMICHE, MI ASPETTO CHE SIANO AFFIDATE A GENTE CAPACE. IO VEDENDO LE VOSTRE ZONE SONO RIMASTO SBALORDITO AD ESEMPIO DELLA SERATA DI MELPIGNANO (FANTASTICA) E SONO RIMASTO INVECE DELUSO NEL VEDERE UNPOSTO COME PORTO CESAREO A DIR POCO STUPENDO, MA UN POCHINO TRASCURATO NELLA VOSTRA TRADIZIONE. SPECIALMENTE MUSICALE. [addsig]
Rispondi

Torna a “Discussioni generali”