una triste taranta...

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svincen
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Messaggio da svincen »

Per chi avesse ancora dei dubbi sullo stato demenziale a cui siamo arrivati in tema di pizziche, tarante e compagnia cantante (e danzante...), consiglio la lettura di questo articolo, appena apparso addirittura sulla homepage di repubblica.it:

www.repubblica.it/2005/f/sezioni/spetta ... ranta.html

Vincenzo SantoroQuesto messaggio é stato modificato da: svincen, 28 Giu 2005 - 08:51 [addsig]
CarloTrono
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Messaggio da CarloTrono »

Poiché prima o poi potrebbe essere cancellato dal sito di Repubblica (meriterebbe infatti di essere totalmente eliminato !), riporto l'articolo segnalato da Vincenzo. Nel riportare l'articolo, mi prendo la libertà  di evidenziare ogni volta in cui viene utilizzato in maniera impropria il termine "taranta" o i suoi derivati.Domani all'Auditorium di Roma un'anticipazione del festival che si tiene ogni anno in PugliaUna moda ma anche una passioneLungo lo stivale impazza la tarantaConcerti e corsi in tutta Italia, da Genova a Bologna a Milanodi ROSARIA AMATO  ROMA - Sembrava una moda passeggera, che si sarebbe esaurita nel volgere di una stagione, o poco più. E invece i 'tarantolati' sono in aumento: il ballo tradizionale salentino é diventato sempre più popolare e viene anche insegnato in una scuola aperta nel 2002 a Bologna. Alla taranta sono dedicati per tutta l'estate in Italia e all'estero numerosi concerti e festival, a cominciare dalla Notte della Taranta in programma per mercoledì 29 a Roma all'Auditorium Parco della Musica e officiata dall'etnomusicista Ambrogio Sparagna fino alla manifestazione omonima, ma sotto l'egida dell'ex batterista dei Police Stewart Copeland, che si terrà  a Taormina il 16 luglio nell'ambito del festival Womad di Peter Gabriel.  In mezzo ci sono a Roma, nell'ambito della rassegna Roma incontra il mondo, il concerto di Uccio Aloisi il 30 giugno e quello di Eugenio Bennato, fondatore nel 1998 del movimento Taranta Power, il 23 luglio, concerto che poi durante l'estate verrà  replicato in molte località , da Nord a Sud. E naturalmente c'é in Puglia il più importante festival musicale dedicato al recupero della pizzica salentina, ancora una volta La Notte della Taranta, una serie di concerti curati da Ambrogio Sparagna che si terranno in vari paesi tra il 12 e il 27 agosto, e che hanno il loro culmine nell'ormai tradizionale concerto di Melpignano.  Ma non finisce qui: non si salva dalla taranta neanche Genova, che il 22 luglio ospita all'interno del Festival Mediterraneo gli Arakne Mediterranea. E la si é ballata anche al Kaulonia Taranta Festival, che si é tenuto a maggio e giugno in Calabria, e a Milano, in occasione del Sud Sud Festival che si é tenuto dal 17 al 19 giugno alla Cascina Monlué.  Da quando Bennato ha riproposto la taranta nei suoi concerti l'interesse del pubblico e dei musicisti é cresciuto. Viene eseguita in tutte le salse: nel modo più tradizionale possibile, dallo stesso Bennato o dall'attento ricercatore delle tradizioni popolari Sparagna, o da altri artisti meno conosciuti, come i Cantori di Carpino o i Solisti di Montemarano. Oppure si é aperta la strada delle 'contaminazioni' jazz, pop, punk. E' questa la formula scelta dall'artista britannico Copeland, che si é innamorato della taranta diversi anni fa, si é trasferito in Italia e ripropone la musica salentina in una versione 'elettrificata' e ogni volta diversa, di grande fascino. Copeland si considera un pugliese di adozione, tanto che a Melpignano gli hanno consegnato le chiavi della città .  Copeland non é l'unico musicista straniero conquistato dalla taranta. C'é il cultore delle musiche popolari di tutto il mondo Peter Gabriel, ci sono anche Jow Zawinul, ex musicista dei Weather Report, e la cantante israeliana Noa. Si stanno ingrossando anche le fila degli italiani: alle varie edizioni della Notte della Taranta hanno partecipato, tra gli altri, Teresa De Sio, Raiz (ex Almamegretta), Gianna Nannini, Franco Battiato, Giovanni Lindo Ferretti. E quest'anno ci sarà  anche Piero Pelù.  Non si può dire ancora che in questi anni la riscoperta della taranta sia diventata un fenomeno di massa. Riunisce un pubblico trasversale, che va dai giovani dei centri sociali a persone di varia fascia ed estrazione e di tutte le età , i puristi della musica popolare e persone semplicemente affascinate dal ritmo trascinante.  Non c'é concerto che non finisca in danza. Ballano tutti, senza fermarsi. La taranta non é certo musica da ascoltare e basta: é nata per guarire dal morso della tarantola, un ragno velenoso, almeno così riporta la tradizione popolare. E dunque é una danza che nasce con funzione terapeutica: più ci si appassiona e ci si lascia trascinare dal ritmo, e più ha effetto la 'terapia'.  La riscoperta della danza salentina e il suo inaspettato successo hanno però lasciato spiazzati gli appassionati del settore: Giuseppe Gala, uno dei più noti etnomusicologi, autore di numerose pubblicazioni in materia, parla in un intervento pubblicato nel sito www.taranta.it di un fenomeno di massa che ben poco ha a che fare con la tradizione.  "La pizzica non é oggi solo un ballo, é un emblema, un forte richiamo, una griffe, una sorta di nuovo mito culturale che crea moda, spettacolo, turismo, mercato editoriale e musicale - dice Gala - Il Salento si configura in Italia come un importante laboratorio antropologico, nel quale si misurano e si interconnettono bisogni identitari (smantellati con troppa fretta dalle generazioni precedenti) e strade diverse dalla globalizzazione culturale in atto. Ma dietro alla diffusa domanda di danza popolare mancano in Salento una capillare ricerca sui balli degli anziani e adeguati studi etnocoreologici; le varie "neo-pizziche" che circolano nei concerti folk sono state reinventate senza un reale confronto e una mutuazione coerente dei modelli tradizionali".  I principali musicisti protagonisti del rilancio della taranta, Bennato e Sparagna, non hanno mai trascurato però la ricerca delle autentiche tradizioni popolari. Nei suoi concerti Bennato cita spessissimo i musicisti di Carpino, le chitarre battenti, i mandolini. Bennato ha anche fondato una scuola, che ha chiamato Taranta Power, come il movimento di 'rifondazione' della tarantella: é a Bologna dal 2002, ed é diretta da Maristella Martella. La scuola tiene corsi amatoriali ma anche professionali, e organizza diversi spettacoli in Italia e all'estero (di recente il gruppo che fa capo alla scuola é stato in Francia e Tunisia; si appresta a tornare nel Paese africano con un festival). Tiene anche seminari nelle università : tra i più recenti quello tenuto l'anno scorso all'Università  di Roma Tor Vergata.  (28 giugno 2005) [addsig]
pisa l'oru, pisa lu chiummu, pisa cchiu l'onore de tuttu lu munnu !
montar
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Messaggio da montar »

A mio avviso per essere pignolo non mi sembra nemmeno tanto azzeccato il nome dato al CD sul Salento da Ethnica, corregetemi se sbaglio?SalutiQuesto messaggio é stato modificato da: montar, 28 Giu 2005 - 09:38 [addsig]
Danzerino
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Messaggio da Danzerino »

Anche questo fa parte dello show-business, non mi stupirei se per avere quell'articolo qualcuno abbia pagato, evidentemente chi lo ha scritto é completamente addentro alla TARANTA e completamente a secco di cognizioni sullo sviluppo della riproposta salentina, ecco una buona missione di questo sito potrebbe essere l'educazione sulla storia della riproposta, per chi esce fuori dalla moda TARANTA ( l'avrebbero potuta chiamare anche SCURSUNE o MUNGIVACCHE ) ed entra in un movimento di ricerca, senza escludere nessuno, neanche la signora AMATO.[addsig]
LUMAURIZIU
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Messaggio da LUMAURIZIU »

Siamo proprio sicuri di questi giudizi "linguistici" ? In effetti rileggendo un "classico" degli studi folklorici salentini (ebbene sì, confesso che mi capita di studiare ed apprendere prevalentemente leggendo libri ed ascoltando CD, e non solo per tradizione orale diretta dai nonni), ho "scoperto" che il termine "Taranta" é stato molto autorevolmente utilizzato già  nel 1876 dal nostro impareggiabile erudito e folklorista  Luigi Giuseppe De Simone per indicare non solo il ragno, ma anche – guarda un po – proprio un certo ballo ed una certa musica, distinta sia dalla Pizzica che dalla Tarantella (che deriverebbero entrambe dalla prima). Quindi devo ricredermi: é assolutamente corretto, in linea di principio, parlare di "Pizzica, Tarantelle e Tarante", o di "ballo della Taranta" e di "musicisti della Taranta", a patto che si abbia sufficientemente chiaro cosa é e, soprattutto, cosa non é "Taranta". I brani che seguono, tratti da  L.G. De Simone, "La vita della Terra d Otranto" – 1876, nell edizione del 1997 "con capitoli inediti" curata da Eugenio Imbriani per Edizioni del Grifo, pag. 60 e seguenti, sono molto illuminanti al riguardo. Ve li offro con piacere insieme al piccolo sacrificio di averli ribattuti fedelmente manina manina al pc (ho soltanto saltato qualche passaggio per esigenze di sintesi e grassettato e colorato alcuni vocaboli usati dal De Simone). Consiglio a tutti la lettura integrale del libro. "... il nostro tamburieddhu. !  Presso di noi si suona questo istromento per tre maniere di danza. La prima é quella trescata da coloro i quali sono stati o credonsi morsicati dalla Tarantola; la seconda chiamano la Pizzica; la terza Tarantella. La prima é una specie di ballo saltereccio, incomposto, ma cadenzato; il quale ha cominciamento repentino appena vien suonato un tema, che poi si svolge in un motivo (muedu), il quale obbliga, agitandone e scuotendone le membra, a danzare la persona che fu morsa dalla Tarantola. Variano i temi a seconda della natura della Tarantola morsicatrice; e li tentano tutti finché trovano quello che conface al morsicato da Tarantola bianca, da rossa etc. Vi sono dodici muedi stesi, ai quali si aggiunge tredicesimo, quello a botta (colpi battuti con la mano aperta sul tamburieddhu). Descrivo, narro, non giudico, cose che ho visto ripetersi, ed ho udito narrare centinaia di volte: altri le ha giudicate variamente. ! ! Dicono cioé che il ballo finisce quando schatta (schiatta, crepa) la Tarantola; quando cioé si espelle, per via di sudore, il veleno dal corpo del morsicato. Trescano d ordinario girando, e spesso tenendo afferrato il lembo d uno asciugamani che é fermato con una fune alla trave maestra del tetto della stanza; stanchi, trafelati, convulsi, con gli occhi or lucenti or appannati, col viso di brace, cadrebbero per terra, ove gli astanti non li sorreggessero; e toltili allora di peso tra le braccia li pongono a giacere a letto. E così finisce una Tanza. Passato qualche po di tempo la musica ricomincia il meudu, e il Tarantato violento e repentino ricomincia il ballo, che dura sino ad un nuovo completo sfinimento di lui. Il periodo che dura la Taranta (il ballo del tarantato) varia da un giorno a dodici, ne casi straordinari, mentre negli ordinari va da due a cinque giorni. Se le Tanze sono lunghe (un ora) se ne fanno otto o nove al giorno; se brevi (1/3 d ora), tredici o quattordici. Col decorrere dei secoli si sono introdotte varie modificazioni nell uso delle Tanze. ! ! La musica (orchestra) componesi d ordinario di un violino e di un tamburieddhu; spesso interviene un secondo violino, ed alle volte, oltre questo, se ne aggiungono altri quattro. Un violino e un tamburieddhu  formano il necessario perchà© il Tarantato danzi, e guarisca; esso sospira e non danza se suonano disparati; se al violino si accoppi il flauto, si agita con scosse terribili ma non danza. ! ! D ordinario le donne nubili, e nell età  novella vanno soggette alla Taranta: rarissimi i casi nei quali incappa un maschio; rari quando una donna maritata; massime se già  madre. ! ! Nel ballo della Taranta, la mimica appartiene alla tarantata, la poesia ed il canto e la musica sono affidate ad una donna che pulsat il tamburieddhu ed a coloro che suonano il violino. La musica ha dodici temi, che danno dodici motivi (muedi). Di essi tre sembrano i primitivi. ! ! La poesia é un invocazione a S. Paolo, ! Oh Santu Paulu mia de le Tarante, fanne la razzia a nui, po a tutte quante ! ! ! terminata la quale si ricorre al repertorio delle canzoni (canti popolari) a quali pongono : Mariola Antonià  ! Mariola de lu mare! Taranta Mariola pizzica le caruse tutte quante! Pisce frittu e baccalà , e recotta cu lu mele. Maccarruni de simulà . Ai quali la Tarantata risponde esclamando: Ohimmé! mueru. Canta! Canta! Prima di compiere queste descrizioni, ho io chiamati ed interrogati i due più celebri musicisti della Taranta ne nostri contorni; uno é un cieco, Francesco Mazzotta da Novoli (il violino), Donata Dell Anna di Arnesano (il tamburieddhu). ! ! Egli dice che a Novoli é la vera Taranta>> e che perciò sempre vi sono stati a suonar le Tarante. ! !  Direbbesi che i modi incomposti della Tanza de quiddhu ci la Taranta pizzica (Danza di colui che é morsicato dalla Tarantola), sottoposti a qualche regola coreografica, avessero generato la Pizzica-Pizzica.  E come pretesto del ballo é la Tarantola, un altro ballo, a primi omogeneo, fosse stato sistemato, imponendogli il nome di Tarantella. Queste però potrebbero ben essere stiracchiature filologiche; ma meno grosse di quelle dette sul proposito da coloro che ignorando la Tanza e la Pizzica-Pizzica e conoscendo soltanto la Tarantella tennero quest ultima come ab antiquo adoprata presso di noi, per guarigione della morsicatura del falangio appulo; aggiungendo che il motivo della Tarantella sia il più antico canto popolare rimastoci e che punta o poca variazione abbia subito nel corso de secoli. Come essi  se lì han sapute tutte queste belle cose? (CONTINUA, forse).Questo messaggio é stato modificato da: LUMAURIZIU, 01 Lug 2005 - 09:07 [addsig]
svincen
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Messaggio da svincen »

Io non mi riferivo all'uso del termine "taranta" (che, come dice LUMAURIZIU, anche una parte della tradizione riferisce alla musica e alla danza oltre che al ragno), ma a (cito le cose più eclatanti):

l'utilizzo ambiguo del rapporto tra tutto quello che si fa oggi (qualunque giudizio gli si voglia dare) e il tarantismo "vero" ("i tarantolati sono in aumento"...);

la incredibile confusione tra musiche e tradizioni diverse (Montemarano e Carpino in primo luogo) mescolate in un guazzabuglio inestricabile;

l'intollerabile e falsa primogenitura data a Bennato;

il fatto che Bennato e Sparagna eseguano la versione "originale" (e che siano i protagonisti del rilancio della taranta).

Diciamo che, da questo punto di vista, tutto l'articolo é interno alla vulgata bennatiana, che ci appesta da almeno dieci anni.

Rimane la cosa che mi sembra - purtroppo - di maggiore rilievo: nessun salentino é citato (tranne Maristella Martella) in un articolo che teoricamente dovrebbe parlare di argomenti che col Salento, per usare un eufemismo, hanno molto a che fare.

Secondo me ci stanno dando una gigantesca fregatura, e non ce ne rendiamo conto. Anzi, siamo pure contenti.

Vincenzo Santoro

Questo messaggio é stato modificato da: svincen, 01 Lug 2005 - 12:12 [addsig]
Danzerino
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Messaggio da Danzerino »

Perché non scrivere direttamente alla signora Amato, facendole notare i presunti errori e pregarla magari di intervenire sul forum? ne potremo parlare in maniera diretta con lei e darle la possibilità  di spiegarci le sue ragioni o magari di apprendere cose che non conosce. Il fatto stesso di non avere una risposta potrebbe essere un'aggravante da far notare al dottor Zucconi. Forse un primo contatto potrebbe essere su questo linkhttp://www.repubblica.it/servizi/scrivi.html[addsig]
montar
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Messaggio da montar »

Nel mentre della preparazione al post di risposta all' amico di forum Maurizio, rispondo a Luigi:i tuoi propositi sono veramente nobili pero' si scontrano con la realta', in particolare la realtà  del forum, es. il vero o presunto uomo istituzionale di qualche discussione fà , dal mio punto di vista, e' stato quasi linciato,  poi altri la possono pensare in modo diverso ma questo e' il mio parere. Se l'anonimo avrebbe avuto un nome ed un cognome, chissa' quanti armadi sarebbero stati visitati per trovare dei veri o presunti scheletri. Quindi (fase propositivi ) se qualche persona di rilievo dovesse mai partecipare al forum, come minimo dovrebbero essere esclusi tutti gli iscritti senza identità  ...  Saluti.[addsig]
Danzerino
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Messaggio da Danzerino »

Ciao Alfio, non penso sia giusto paragonare le due cose, con quel topic, dal quale mi sono astenuto volontariamente, abbiamo sfiorato la possibilità  di aderire a quei gallinai televisivi dove due si beccano e gli altri fanno il tifo, sinceramente non penso che un forum sia il luogo più adatto, se ho delle riserve nei confronti di una persona ne parlo in pvt e non apro un topic. Nel momento in cui una persona si presenta in maniera decente, che sia una supposta alta carica istituzionale o una colf, si ha la possibilità  di sviluppare una discussione che può al limite essere utile ad altri nella community, se la signora Amato avesse piacere a partecipare alla discussione si potrebbero chiarire delle dinamiche e delle basi storiche, qui non si parla di punti di vista, a me ciò che sembra assurdo e che un articolo del genere sia uscito addirittura su La Repubblica, credimi se l'avessero passato in Rai sarebbe stato normalissimo, ma su quel giornale é proprio oltraggioso, quando lo acquistavo io, tanti anni fa, avevo delle certezze sulla correttezza dell'informazione, forse ora dovrei rivedere la posizione. Ritorno a dire che un buon argomento di esistenza per questo sito potrebbe essere una pagina breve sulla storia della musica salentina, partendo da quando era tradizione fino ad arrivare ai nostri giorni, con una esposizione chiara, superpartes quindi niente fautori della tradizione e pasionari del neotarantismo(versione Nacci), una breve cronistoria da quando si cantava nelle campagne fino ai canti da pub di oggi, in modo che chiunque sia interessato possa capire l'evoluzione della nostra storia musicale, in Questo caso qualunque giornalista voglia dire qualcosa sul fenomeno ha delle fonti cui attingere. Saluti Luigi [addsig]
montar
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3482

Messaggio da montar »

Caro Maurizio.Premetto tre cose, la prima é il mio sincero ringraziamento per l'impegno e la dedizione per trascrivere il testo. La seconda, sicuramente chi cura la collana ethnica avra' azzeccato sicuramente mille altre cose.Terzo la mia preparazione su cio' che riguarda il Salento (spero di non errare in qualche complemento di moto o stato "in" luogo ...   ) consiste nella lettura della terra del rimorso, Io al santo ci credo ..., recentemente quello di Agamennone, nella visione di qualche celeberrimo filmato e nel centinaio di CD che in  ordine di data di acquisto  sono: Fiata Jentu, Bona sira a quista casa ...! Ma quello che piu'conta per me é il confronto tra tutto il bagaglio di informazioni trasmessomi dalle coscienze individuali e collettive mediante ogni tipo di mezzo comunicativo che mi ha dato l'ambiente in cui sono vissuto e la rappresentazione della  realtà  tradizionale  salentina data dai post che leggo. Ahime' le fonti che descrivono il mio passato sono veramente poche, sono "costretto" ( con molto piacere ) a confrontarmi con gli altri anche (e non solo) per conoscere meglio me stesso.Ritorno all'argomento.Riporto la definzione termine "Taranta" tratta dal sito( di cui diversi utenti di pizzicata indicano come riferimento):www.taranta.it/pizzica.html (coperto da diritti d'autore)Negli ultimi anni alcuni operatoristanno diffondendo questo termineper indicare il ballo della pizzica odelle tarantate. Nei dialetti meridionali(e non solo salentini) "taranta" vuoldire semplicemente "tarantola", indicaquindi il ragno. La musica per "scazzicare" le tarante ( per cacciare glieffetti del morso della tarantola)veniva detta dal Mesciu (1) Stifani "pizzicatarantata".(1) Mesciu l'ho aggiunto io.In piu'a proposito della NEO-PiZZICA:... Secondo ogni buona regola di marketing, la nuova invenzione ésostenuta da qualche fiction cinematografica (...) , da ritrovimusicali di "pizzicati" in tutta italia e da NUOVE TERMINOLOGIE "AD EFFETTO",inesistenti nella tradizione, come "pizzica de core" e  (uso il tue parole) guarda un po' "BALLO DELLA TARANTA"...A questo punto spiegami il titolo del CD?Caro Maurizio non ho piu' nulla da aggiungere sul termine, se non ancora un grazieper avermi insegnato un'altra accezione dello stesso.Il mio intervento sarebbe al quanto riduttivo se finisse qui, che ne pensi?Infatti tu cosa pensi se mentre leggi che si deve fare piu' ricerca  per salvare un patrimoniodi inestimabile valore, lo condivido pienamente, e la lettura e' impedita da uno sciame di moscerini vestiti di nero che inseguono il tuo mouse e ti impediscono la lettura? Avrei preferito "li scurzuni" di cui parlava Luigi.Ancora,Cosa é per me la pizzica tarantata (quella terapeutica per intenderci)?Risposta, "é parte di un complesso sistema di scambi sensoriali finalizzata ad ottere dei benefici per la tarantata"non la faccio troppo lunga. La musica e' ottenuta oltre che dagli strumenti e dai suonatori dalle reazioni dei partecipanti,dall'ambiente circostante, dai presenti all'evento, dalla presenza di particolari oggetti etc. etc.In definitiva e' il risultato di complessi scambi di informazioni (partecipano tutti i sensi di tutte le persone con piu' o meno influenza).Secondo me gia', il portare i suonatori in uno studio, o nello stesso ambiente ma senza parti del complesso sistema non ha piu' senso parlare di pizzica tarantata: in quanto come minimo tutte le variabili casuali non sono piu' presenti.Quindi mi permetto di ballare, piu' che da foca monaca, da tricheco quando un gruppo di riproposta/tradizionale canta:Santu Paulo .... (conosci benissimo le strofe).credo di non offendere nessuna memoria di sofferenti in quanto il brano in questione, chiamalo come vuoi, per me non e' certamente pizzica tarantata, é distante milioni, anzi miliardi di anni luce!!!!Le pizzica tarantata e' morta quando e' stata eseguita l'ultima terapia. Non con la scomparsa dell'ultimo suonatore (scrivo questa frase con tutto il rispetto del caso).Quindi parlare di moda, almeno per quanto riguarda questo caso, mi sembra di parlare di qualcosa di inesistente.Quanto mi piacciono gli esempi:Paragone intervento chirurgico - ritualeLa situazione reale: a) Cose evidenti: chirurgo,bisturi,assistenti,sala operatoria, paziente, studenti di medicina, strumentazione varia ... b) Cose non evidenti: mano ferma del chirugo, aumento delle pulzazioni, stati di nervosismo, aumento della sudorazione,  lunghezza dell'operazione ...La situazione fittizia:Prova tu a descrivere cosa manca?Comunque io non faccio nessun sillogismo del tipo: se gli uomini hanno due gambe e se gli uccelli hanno due gambe allora gli uomini sono uccelli, come ho visto scrivere tempo addietro. Ricordo che all'inizio ho mparlato di mille altre cose buone.X Luigi:L'idea é buona, ho evidenziato solo cosa potrebbe accadere, riguardo al forum.Pero' non tutti i giornali sono sempre uguali, da una decina di amici, e non solo, mi  arrivo' nel mese di maggio il seguente articolo tratto dalla sezione cultura del mattino, che non rigurda il Salento, scusate l'off-topic dell'argomento non riguardante la pizzica, pero' che incontra le cose dette da Pan qualche post addietro:---------------------------------------------------------------------------------------15/05/2005  Silenzio a Montevergine scritto da un "vecchietto" Roberto De Simone - Ero partito circa alle sei del mattino; in meno di un ora mi trovavo allo svincolo autostradale di Avellino e già  scorgevo, quasi irraggiungibile, in alto a strapiombo, il venerato e vetusto Santuario di Montevergine, l immacolata abbazia turrita che sembra sospesa miracolosamente su un abisso. Lungo il percorso, alla soglia del miglio sacro, mi chiedevo con qualche scettica perplessità : «Chissà  se incontrerò più qualche gruppo di donne di Solofra, di Bracigliano, di Candida, di Montecalvo, di Quindici, di Volturara Irpina, di Montesarchio, di Foglianise, di Lentace di San Martino Sannita, di Monteforte, le quali, nelle domeniche di maggio, a piedi, arrampicandosi su per i tortuosi sentieri, per gli scoscesi pendìi, facevano risuonare il sacro monte di una paleo diafonia che fino agli anni Ottanta ho riscontrato?». Intorno, tra una natura priva di smog e aulente di faggi, di castagni e ginestre, il primo maggio respirava di verdi polmoni luminosi, ma il filtro dei raggi solari non incontrava il riverbero delle antiche voci, la vibrazione materica di quei devoti, che, nel passato, fin dalla notte compivano il rituale pellegrinaggio. No, non c erano segnali di tal genere. Comunque, la suggestione dell ascesa, dello staccarsi dal basso nella progressiva visione di un panorama grandioso, produceva la sensazione immateriale di raggiungere il cielo, di accedere al numinoso. Sorpassai il cosiddetto Scalzaturo e la Cappella della misura, tappe devozionali e obbligate anche per lenire la fatica della salita a piedi o a piedi scalzi. Giunto al piazzale dei tigli, davanti al cortile d accesso al vecchio Santuario, non c era anima viva; la nuova chiesa era metafisicamente aperta, come in un dipinto di Carrà , e le uniche persone presenti erano due donne anziane dai visi scolpiti come divinità  dell isola di Pasqua, le quali vendevano candele, nocciole sgusciate e castagne infilzate con spago; erano lì, quasi fantasmi metatemporali, ad offrire la loro tradizionale mercanzia ad altri invisibili fantasmi. Trascorsero tre ore grevi d immobilità  assoluta, poi cominciarono a giungere delle auto e dei pullman dai quali scendevano, più che pellegrini, degli anonimi gitanti domenicali, dei comuni vacanzieri, che in silenzio si recavano al bar e poi accedevano alla chiesa, a quella moderna, connotata da discutibilissimo gusto architettonico, e costruita, prima degli anni Sessanta, in stile tardo fascista. Il cortile cinquecentesco, antistante l antica Cappella detta dell Apparizione, méta dei tradizionali pellegrini, era vuoto; la scalea di ventitrà© gradini ugualmente deserta: eppure era quella la Scala santa che i fedeli percorrevano in ginocchio, sostando gradino dopo gradino e dispiegando il pathos che informava il canto:'Ammo sagliuto la primma 'rara e la Maronna nci proie la mano'Ammo sagliuto la siconda 'rara e la Maronna nci proie la mano così, fino a giungere all ultimo gradino quando, alla soglia dell antica Cappella, in cui troneggiava la monumentale icona di Maria, essi, folgorati dall incontro, commossi alle lagrime, esclamavano: O Maronna quanto sì bella che nci faie int'a sta cappella? Oggi: nulla; il vuoto cortile, la scala nuda, privata della sua funzione simbolico-rituale denunciavano l assenza: l assenza dell arcaica polivocalità  mariana, l assenza della religiosità  contadina, della sua energia sonora, l assenza delle campane... ma no! Ecco che inaspettatamente presero a rimbombare dei rintocchi... ma erano le antiche campane, quelle? no, erano scampanii attivati da un meccanismo elettrico collocato nel nuovo campanile. Il caratteristico campanone e le due campane (rispettivamente: un do #, un fa # e un sol #) giacevano inerti nella memoria dell antico campanile. Eppure, una volta, all udire i tre sacri bronzi di Montevergine, i pellegrini così effondevano la loro emozione: Quanno sona la campana é la Maronna che ci chiamaQuanno sona lo campanone nci dà  la voce Mamma SchiavonaIn tanta assenza, formulai il dubbio che anche la Madonna fosse assente. Dalla secolare Cappella il quadro venerato era stato rimosso e collocato, fin dal 1962, nel dispersivo e insignificante spazio della nuova chiesa. Mi affrettai all interno, dove un sacerdote celebrava la Messa munito del microfono, in tutto adeguato a quelli della comunicazione televisiva. Alzai lo sguardo al quadro della Vergine, Essa era lì, ma sembrava privata del suo attributo di Schiavona, di scura, di negra; appariva privata della sua sacrale bruttezza, di quell alterità  infera e celeste, che, secondo la leggenda popolare, la rendeva la più bella delle sue sorelle:Nui saglimmo vallone vallone che bella grazia ha fatto 'a SchiavonaSchiavona era il titolo che Le si conferiva, per il colore scuro del suo viso, per il mistero dei suoi occhi, per la sua aura ineffabile ed oscura, per essersi relegata, secondo la leggenda, su una mistica montagna: identificazione naturale di una verginità  inaccessibile, o rivelabile come teofania ai limiti del cielo, ma, in questo desacralizzato giorno di maggio, visitata distrattamente da turisti, Ella era una madonna simile a tante altre, non la più bella delle sue sorelle, ma resa, nel perbene, scialba e insignificante a paragone di quelle di Fatima o di Cestokova, oggi più celebrate dalla televisione. Che bell'uocchie tene 'a Maronna ca me pareno doi stelle Doi stelle alluminate Mamma bella, chi te l'ha date? Cu chill' uocchi menanno splendore Montagna bella 'e ll'altare maggiore Insomma, a esaltare le sue bellezze non erano i canali televisivi, ma erano contadine, madri e schiavone come Lei, negre rese tali dal sole, dal lavoro nei campi, dalla povertà , dai disagi esistenziali, dalle ambasce per i figli in guerra come quando, ancora ad evocare i traumi dei due ultimi conflitti mondiali, esse rinnovavano un'angoscia mai sopita:O Maronna che stai esposta fanci vence l'Italia nostaO Maronna mia bella fa' torna' i sordati r' 'a guerraO Maronna no figlio tenevo e notizie non ce l'avevoE na lettera m'é arrivata prigioniero se trovavaO Maria ncimm' a sto monte fa' torna' i sordati r' 'o fronteOggi é tutto sparito, spento, cancellato senza lasciare traccia, anche se non é certamente sparita la negritudine delle classi più povere, il malessere di chi alla Schiavona chiedeva soccorso, un soccorso negato da un sistema di inerzie, di indifferenze, di miopie sociali, di contraddizioni taciute, di ipocrisie sancite, di sordità  storiche, di superficialità  culturali, che conferivano alla denuncia di quei dolorosi canti la romantica denominazione di folclore. Oggi, a Montevergine, dove anche il Santuario si staglia come l ombra muta di un anima smarrita, questa domenica di maggio celebra il de profundis del mondo contadino, estinto, a dirla con De Martino, senza che la coscienza e la ragione trasformatrice abbiano potuto ristabilire l'ordine attivo di una riplasmazione civile, armata di sapere storico e di consapevolezza sociale. E a Montevergine incombe il silenzio, in cui sembra che perfino i segnali elettroacustici dei pullman, gli irriverenti clacson delle auto, il fischietto lacerante del parcheggiatore, le campane meccanizzate ne ribadiscano la desolante realtà , denunciando, tra l'altro, quel genocidio culturale che Pasolini già  aveva profetizzato. Di chi la colpa? Statti bona Maronna mia l'anno chi bene nci torno a benì Così, nell accomiatarsi, i pellegrini promettevano a Maria di tornare a visitarLa l anno successivo, ma essi non hanno potuto mantenere più la loro promessa. A chi imputare la responsabilità  di questo addio senza ritorno? Certamente la Chiesa non ha incoraggiato la conservazione di quelle espressioni ricche di una cultura plurisecolare, sia pure destinata fatalmente alla disgregazione. D altronde, l introduzione degli asettici canti che ufficialmente si ascoltano durante il rito della Messa, di quelle melodie preconfezionate semplicisticamente, quasi modellate sulle espressioni mediatiche del consumismo giovanilistico e televisivo, oltre ad appiattire la sacralità  millenaria della Chiesa, ha accelerato il coma dell espressività  contadina, globalizzandone gli individui, e rendendoli disponibili alla massificazione, allo smarrimento della loro identità , alla smemorizzazione della loro Storia. E mi torna in mente un canto di protesta, che le contadine di Montesarchio intonavano prima di lasciare la montagna santa. Esso si riferiva a quando, intorno agli anni Sessanta, venne abolita la consuetudine, per chi giungeva di notte al Santuario, di dormire in chiesa fino al mattino seguente; ugualmente fu vietato di cantare in dialetto nella Cappella, e la proibizione, secondo la testimonianza delle cantatrici, fu vigilata dalla Forza pubblica: 'O monaco traditore m'ha cacciato for' 'o purtone M'ha cacciato e se n'é ghiuto e non ha avuto pietà  re me Nu putimmo manco canta' i carabbinieri nci vuonno arresta' Nci vuonno arresta' e nci vuonno [piglia' 'bbascio Avillino nci vuonno purta' Ntribbunale nci vuonno purta' tre anni pi r'una nci vuonno fa' fa' Statti bona Maronna mia statti bona me n'aggio 'a j'.  A tal punto, ripensando a questo requiem di maggio, a questo estremo saluto, alle ombre di un amaro amarcord, non ho esitazione ad affermare che, se nell altro mondo vigessero le stesse perbenistiche discriminazioni, lo stesso autoritarismo, preferirei essere cacciato all'inferno, dove, perlomeno, non sarei dannato in eterno ad ascoltare quegli anonimi alleluia cantati, che son costretto ad ascoltare e seguire nelle liturgie ufficiali.---------------------------------------------------------------------------------------Questo é il timbro degli articoli che preferisco, anche se non condivido alcuni punti.Se va in porto la tua idea, Spero che la giornalista in questione, se casomai si trovasseda queste parti, lo legga. Infine dedico a Maruko una intervista video (scrivo il testo) ad Antonio Matrone detto O'Lione ( per chi non lo conoscesse é il tammorraro ufficiale della tammurriata per la Madonna di Bagni)  fatta a Montemarano durante lo scorso carnevale (tutti i diritti di lupusintabula)....D. Quante tammuriate ci sono?R. Le principali sono quattro: zona Maiori, zona Somma Vesuviana, Zona agronocerino sarnese e zona giuglianese.D. Allora,Come mai lei dell'area vesuviana si trova qa Montemarano?R. Perche' dove stann' le tammorre e i tamburelli unisce tutti dal Salento alla campania, dal Salterello alla calabrese unisce tutti. Dove c'e un tamburello unisce tutt'quant...Io aggiungo che i tamburelli vengono suonati anche in Sicilia!Ho dimenticato una quarta premessa: scusate la lunghezza.Un'ultimissima cosa ma che senso ha parlare in questo portaledi chi fa musica leggera che parla di tradizione da 25 anni.Se ne dovrebbe parlare in altri forum.Un caro saluto saluto da chi crede ancora in un'umile mascherina vestita di bianco che Ialma e Carlo non chiameranno piu' pulcinella.AlfioP.S. "la terra del rimorso" l'ho letto in 10 giorni, pero' non so quanti anni impieghero' per rifletterci su. Quindi cortesemente non mi consigliate letturesu cose moderne. Forse sono troppo all'antica per essere un pizzicagnolo torinese. Bhooo!Ovviamente, Maurizio non sentirti tirato in causa. [addsig]
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