Sugli scontri a proposito dei nuovi termini
3215
Sulla necessità di fare molta attenzione all'uso di termini non appropriati e neologismi siamo tutti d'accordo. Il mio esempio di "pizzica di corteggiamento" era tratto a caso dalla lunga lista di nomi fatta da Montar per illustrare i paradossi associati alla pizzica in cui ci possiamo imbattere oggi .A questo punto vorrei ribaltare la domanda: quali sono i termini che hanno un fondamento reale nella tradizione rigurdante la pizzica?Le citazioni di anziani potrebbero essere inadeguate in quanto essi probabilmente hanno subito qualche "innovazione", soprattutto a seguito dei grandi cambiamenti avvenuti a partire dal dopoguerra. D'altronde i testi storici che parlano di pizzica si contano sulle dita di una mano.Invito tutti, quindi, a citare la terminologia legata alla pizzica (tralasciamo le altre tipologie di musica e canti) con il rigore che tutti auspichiamo.[addsig]
3216
Secondo la mia sempre modestissima opinione,per essere rigorosi, i termini vecchi o nuovi che siano dovrebbero essere individuati per aree geografiche (vedi post di Maruku) e seguiti nel tempo (vedi Carlock e Maurizio). Ma cio' risulta veramente impegnativo, quindi suggerisco di attenerci al tema principale del forum e del portale. Purtroppo l'errato uso non é ascrivibile solo a persone non del mestiere, ma anche a persone di "calibro" ben piu' elevato (vedi post di Giannino ed il mio precedente post), la cosa, devo dire la verità , mi sorprede un bel po'.E' pur vero che chi non appartiene ad una determinata area, magari ha piu' necessita' di altri di catalogare, ma questo non contribuisce a divulgare un indirizzamento all'uso corretto, quindi ad acquisire un bagaglio minimo di informazioni al fine di ridurre le "mazzate" necessarie?A mio avviso un elenco anche di pochi termini semplicemente ben scritti può avere un grosso valore di riferimento tenuto conto l'attuale diffusione del fenomeno. E questo portale può dare il suo contributo, come d'altronde sta facendo mediante discussione.Poi chiaro, che senza i mezzi di comunicazione e di spostamento attuali le cose sarebbero andate in modo diverso, ma questo lo sappiamo tutti: é un altro discorso, magari futuro argomento di discussioni.Per aggiungere un bit di informazione al discorso di Raheli,da qualunque dizionario Dialetto-Italiano si capisce immediatamente quanto risulta essere riduttiva la lingua italiana.Sandru, per quanto riguarda i termini in senso "positivo", ovviamente, lascio la parola ai mother tongue (per usare un termine indoeuropeo). Saluti[addsig]
3270
Provo a dire la mia in questa discussione che mi appare sostanziosa e ben fondata.
Non sono salentino, vengo dalla Calabria Ionica - terra di tarantelle aspre e di canti di pescatori - e mi sono avvicinato alla cultura e alla musica salentina spinto dai miei interessi per la musica e l'organologia del mediterraneo. Mi perdonerete, spero, la presunzione di gettare uno sguardo "dall'esterno" al problema; io studio da anni musica araba e catalana, e posso dirvi che in queste due grandi tradizioni musicali (che come la pizzica subiscono la minaccia del business) i problemi sono esattamente gli stessi che avete citato finora. Fondamentalmente, manca da parte degli appassionati e dei "simpatizzanti" la volontà di istruirsi e di comprendere a fondo le tematiche e le istanze di ciò di cui si occupano. Non si può veramente capire il senso della musica araba se non si capisce la profonda differenza tra un maqam e una scala occidentale; allo stesso modo, credo non si possa comprendere tutta la profondità della cultura della pizzica senza capirne la singolarità e la peculiarità . Ho l'impressione che tutti i travisamenti linguistici cui il mondo della pizzica é andato incontro negli ultimi anni (l'espressione > mi sembra emblematica di questo problema) derivino dall'esigenza, tutta dilettantistica, di paragonare ciò che non si capisce e non si afferra bene a qualcos'altro di diverso ma ben conosciuto. Perdonatemi ancora la presunzione e la lunghezza dell'intervento, e perdonatemi anche questa provocazione: forse che un po' di sana, pedante, noiosissima filologia musicale non farebbe bene alla musica salentina? Non me ne vogliate.
Un liutista calabrese[addsig]
Non sono salentino, vengo dalla Calabria Ionica - terra di tarantelle aspre e di canti di pescatori - e mi sono avvicinato alla cultura e alla musica salentina spinto dai miei interessi per la musica e l'organologia del mediterraneo. Mi perdonerete, spero, la presunzione di gettare uno sguardo "dall'esterno" al problema; io studio da anni musica araba e catalana, e posso dirvi che in queste due grandi tradizioni musicali (che come la pizzica subiscono la minaccia del business) i problemi sono esattamente gli stessi che avete citato finora. Fondamentalmente, manca da parte degli appassionati e dei "simpatizzanti" la volontà di istruirsi e di comprendere a fondo le tematiche e le istanze di ciò di cui si occupano. Non si può veramente capire il senso della musica araba se non si capisce la profonda differenza tra un maqam e una scala occidentale; allo stesso modo, credo non si possa comprendere tutta la profondità della cultura della pizzica senza capirne la singolarità e la peculiarità . Ho l'impressione che tutti i travisamenti linguistici cui il mondo della pizzica é andato incontro negli ultimi anni (l'espressione > mi sembra emblematica di questo problema) derivino dall'esigenza, tutta dilettantistica, di paragonare ciò che non si capisce e non si afferra bene a qualcos'altro di diverso ma ben conosciuto. Perdonatemi ancora la presunzione e la lunghezza dell'intervento, e perdonatemi anche questa provocazione: forse che un po' di sana, pedante, noiosissima filologia musicale non farebbe bene alla musica salentina? Non me ne vogliate.
Un liutista calabrese[addsig]
-
LUMAURIZIU
- Messaggi: 167
- Iscritto il: 28 agosto 2003, 18:30
- Località: Lecce
3272
Si, é vero, bisognerebbe studiare.Purtroppo in questi tempi lo studio, l'approfondimento e la fatica intellettuale non sono più dei valori, e basta accendere la tv o leggere la riforma Moratti per capirlo.Ma anche gli intellettuali, gli studiosi e gli operatori culturali in genere hanno le loro brave colpe, perché credo che vi sia da parte della maggioranza di loro poca onestà intellettuale e molta furbizia orientata al tornaconto personale (pur legittimo e non necessariamente economico), piuttosto che vera passione.Lo dico da non addetto ai lavori, ma da semplice "simpatizzante", come dice Calabro.[addsig]
3277
ragazzi, certe volte su questo sito mi cadono le braccia.
Sono anni che dico che bisogna studiare.
Ho scritto sui giornali, sui libri, ho litigato con la maggior parte dei miei colleghi addetti ai lavori e con moltissimi musicisti che ritengono la musica "popolare" inferiore alla musica colta, per cercare di spiegare che invece é diversa, non inferiore.
Ho passato centinaia, ma forse anche migliaia di ore ad ascoltare i "vecchi che cantano stonati", sia dal vivo, cantando con loro, sia dalle registrazioni, scoprendo sempre cose nuove, come se le registrazioni fossero vive.
Mi sono inventato editore perchà© a chiunque fosse consentito di crearsi il suo archivio casalingo!
Con l'ultimo CD Mazzate pesanti, per dimostrare che utilizzare i canoni musicali antichi per fare della nuova musica é possibile, ho arrischiato un'operazione pericolosa e difficile, esposta alla possibilità di scontentare sia i "puristi" che i "contaminatori".
Posso fare qualcosa di più?
Aspetto consigli.[addsig]
Sono anni che dico che bisogna studiare.
Ho scritto sui giornali, sui libri, ho litigato con la maggior parte dei miei colleghi addetti ai lavori e con moltissimi musicisti che ritengono la musica "popolare" inferiore alla musica colta, per cercare di spiegare che invece é diversa, non inferiore.
Ho passato centinaia, ma forse anche migliaia di ore ad ascoltare i "vecchi che cantano stonati", sia dal vivo, cantando con loro, sia dalle registrazioni, scoprendo sempre cose nuove, come se le registrazioni fossero vive.
Mi sono inventato editore perchà© a chiunque fosse consentito di crearsi il suo archivio casalingo!
Con l'ultimo CD Mazzate pesanti, per dimostrare che utilizzare i canoni musicali antichi per fare della nuova musica é possibile, ho arrischiato un'operazione pericolosa e difficile, esposta alla possibilità di scontentare sia i "puristi" che i "contaminatori".
Posso fare qualcosa di più?
Aspetto consigli.[addsig]
-
LUMAURIZIU
- Messaggi: 167
- Iscritto il: 28 agosto 2003, 18:30
- Località: Lecce
3278
Perché te la stai prendendo, Roberto ?Tu sei tu, e non ci piove: quello che hai fatto sinora é davvero tantissimo e nessuno lo può negare o lo sta negando, e di consigli non ne hai certo bisogno, o almeno non da me, che ti posso soltanto ringraziare e omaggiare sia come artista che come ricercatore ed editore.Cionondimeno ritengo assolutamente vero che la maggioranza degli appassionati e degli addetti ai lavori sappia poco, legga pochissimo e studi ancor meno, mentre - salvo rare eccezioni - molti di quelli che scrivono, fanno ricerca, pubblicano libri, fanno conferenze e seminari, cd e spettacoli musicali, non brillano per onestà intellettuale né per spessore scientifico.Mi chiedo, per esempio, al di là delle copie vendute, quanti si siano messi davvero a studiare seriamente l'ultimo libro con le registrazioni sul campo di De Martino e Carpitella del 1959, e quali effetti produrrà tutto questo "studio", in concreto, nel campo dell'etnomusicologia o se avrà qualche conseguenza positiva anche sulla "produzione" o sulla "riproposta" di musica popolare.D'altro canto, a proposito di onestà intellettuale, mi chiedo, probabilmente da ignorante, se dietro tutti questi seminari su trance e stati alterati di coscienza in connessione con il tarantismo e/o con le danze di sfida, non ci sia soprattutto un interesse puramente accademico di affermazione "a priori" di un certo filone di ricerca e di una certa impostazione teorica in ambienti universitari ed editoriali, piuttosto che un vero interesse scientifico, antropologico e musicologico legato al territorio salentino. [addsig]
3281
Lumauriziu, sono davvero d'accordo con te. Facendo di mestiere lo studente universitario, e iniziando a muovere i miei primissimi, incertissimi e timidissimi passi nel mondo della ricerca, mi rendo conto ogni ora e sperimento sulla mia pelle la pedanteria e l'apriorismo dei cosiddetti "intellettuali". Ma per me esiste ancora un rifugio, il negozio di un caro amico musicante (e ferratissimo etnomusicologo) dove, tra una discussione sull'accordatura della tiorba padovana e un bicchiere di vino, ci concediamo dei goditissimi pomeriggi di musica e d'improvvisazione. Io credo che lo sforzo a cui la nostra coscienza dovrebbe chiamarci sia quello di assorbire e assimilare l'essenza di ciò che vogliamo fare, se necessario anche studiando "scientificamente", e poi metabolizzarlo fino a farlo diventare tutt'uno con l'espressività , esattamente come quando da ragazzetti impariamo tra mille sforzi a farci la barba, e poi dopo un po' iniziamo a farlo fischiettando. Insomma, impariamo bene i passi del ballo, e poi... abballamu. [addsig]