Bisona studiare per poter esprimersi (e raccontare storie) a
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Maruko_KuFu
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Secondo voi, oggi come oggi, per poter essere in grado di esibirsi in concerti di musica popolare, tradizionale o etnica é necessaria una preparazione (non necessariamente scolastica, ma anche pratica) musicale? In particolare, secondo voi, é sufficiente "suonare" e "cantare" quello che ispira il cuore o bisogna suonare e cantare con conoscenza, passione e competenza quello che ispira il cuore?Grazie in anticipo a chi dirà la sua.Questo messaggio é stato modificato da: Maruko_KuFu, 16 Nov 2004 - 06:11 [addsig]
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pifferaioresis
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2137
non dico che bisogna essere dei mostri sullo strumento però una base di tecnica e di conoscenza della musica a mio parere serve tanto.noi tutti amiamo la musica popolare, la nostra musica, e cerchiamo a nostro modo di riproporla e proprio per "rispetto" bisogna suonarla in un certo modo, certo la nostra é e sarà sempre una riproposizione più moderna e a volte contaminata xò deve essere fatta bene.cosa direste se una sera vi trovaste di fronte a un gruppo che suona su di un palco in cui il chitarrista nn sa come si prende la chitarra in mano, il tamburo va per fatti suoi, l'organetto suona in un altra tonalità , i fiati sfiatano ecc ecc nn vi sentireste in qualche modo offesi per l'immagine della nostra musica che quel gruppo sta inculcando al pubblico?diverso é il discorso sulla contaminazione, ma non ne parlo adesso.ps-->non credo che i nostri nonni avessero una preparazione musicale, ma secondo me la riproposta deve essere attuata seguendo certi canoni..concludo dicendo,cuore corpo e anima, accanto a un po' di tecnica e tanto tanto orecchio... ciao a tutti i pizzicati da un'autodidatta [addsig]
2138
Penso soprattutto che bisogna "ascoltarsi" in piena leggerezza di spirito, e giudicare da soli se ciò che si vuole proporre e degno o meno di essere presentato, di stili musicali ce ne sono tanti nell'ambito della musica di tradizione, alcuni ancora inesplorati, ognuno trova la propria fascia d'utenza più o meno grande, ma nessun istituto ti può insegnare a "trasmettere un'emozione", quello lo devi cercare dentro di te.[addsig]
2139
studere, studere, post mortem quid valere?
Caro Maruko. la tua domanda é quanto meno strana. Assomiglia a quelle del tipo: " E' meglio essere ricchi, sani e felici oppure poveri, malati e scornacchiati?"
Il problema é: che significa studio?
Il contadino analfabeta dell'antico Egitto che sapeva vita morte e miracoli delle piene del Nilo e delle conseguenti tecniche di coltivazione, aveva studiato o no?
Il secondo problema é: visti i tempi in cui viviamo dove uno più ciuccio é più va avanti (vedi spettacol televisivi) la stessa parola studio sembra qualcosa di negativo.
E' meglio Elisabetta Canalis o Giovanna Marini?
il terzo problema (conseguente) é: se uno propone qualcosa di disastroso (leggi notte della taranta di Sparagna) e il pubblico lo applaude comunque che importanza ha se uno ha studiato o no?
E' meglio il musicista che ha studiato un sacco e fa uno schifo lo stesso o Rocco Gaetani che ha cantato come nessuno di noi canterà mai? Rocco Gaetani aveva studiato o no?
Il quarto problema é: se uno é analfabeta mentale pur sapendo leggere e scrivere ma la gente lo vota lo stesso (leggi Berlusconi e Bush) che importanza ha se é laureato o ha la quinta elementare?
Tante domande un'unica risposta:
Ognuno si regola come vuole. In teoria dovrebbe essere il pubblico a decidere o i vari pubblici a scegliersi quello che vogliono ascoltare.
A chi gli piace cotta, a chi gli piace cruda!
[addsig]
Caro Maruko. la tua domanda é quanto meno strana. Assomiglia a quelle del tipo: " E' meglio essere ricchi, sani e felici oppure poveri, malati e scornacchiati?"
Il problema é: che significa studio?
Il contadino analfabeta dell'antico Egitto che sapeva vita morte e miracoli delle piene del Nilo e delle conseguenti tecniche di coltivazione, aveva studiato o no?
Il secondo problema é: visti i tempi in cui viviamo dove uno più ciuccio é più va avanti (vedi spettacol televisivi) la stessa parola studio sembra qualcosa di negativo.
E' meglio Elisabetta Canalis o Giovanna Marini?
il terzo problema (conseguente) é: se uno propone qualcosa di disastroso (leggi notte della taranta di Sparagna) e il pubblico lo applaude comunque che importanza ha se uno ha studiato o no?
E' meglio il musicista che ha studiato un sacco e fa uno schifo lo stesso o Rocco Gaetani che ha cantato come nessuno di noi canterà mai? Rocco Gaetani aveva studiato o no?
Il quarto problema é: se uno é analfabeta mentale pur sapendo leggere e scrivere ma la gente lo vota lo stesso (leggi Berlusconi e Bush) che importanza ha se é laureato o ha la quinta elementare?
Tante domande un'unica risposta:
Ognuno si regola come vuole. In teoria dovrebbe essere il pubblico a decidere o i vari pubblici a scegliersi quello che vogliono ascoltare.
A chi gli piace cotta, a chi gli piace cruda!
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Maruko_KuFu
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Io avrei bisogno di studiare. Vado a sbagliare giusto il titolo del forum... pazzesco.[addsig]
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DanieleMorciano
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Insieme ad altri amici appassionati di canto tradizionale salentino , abbiamo cominciato un percorso di ascolto più attento di documenti originali (le registrazioni degli anziani), un'attenzione riposta con il cuore e con la mente. Certo, se fossimo vissuti nei tempi in cui quei canti erano quotidianetà e vissuto, non avremmo avuto bisogno di registrarli e riascoltarli per conto nostro. Solo con un ascolto più attento anche di tipo "riflessivo" (la mente) stiamo scoprendo che il canto salentino ha regole ricorrenti e una straordinaria varietà di, non so come chiamarli, "effetti". Di quasi tutti questi effetti, però, sembra difficile estrapolare una tecnica ed insegnarla: solo ascoltandoli e riascoltandoli (questa volta con introspezione ed empatia), ci sta capitando di eseguire "spontaneamente" quegli effetti particolari (un bel giorno, canti e ti accorgi che ci riesci). Questo, almeno per me, non significa tentare di “riportare” in vita fedelmente quello specifico modo di cantare di una volta, ma attingere alla sua “unicità ” e provare a riproporla in modo creativo e soggettivo oggi. Se per “studio”, quindi, si intende un esercizio di ascolto in qualche modo “metodico” e attento ai tratti ricorrenti e specifici della musica raccolta in documenti audio quanto più “datati” possibile (o degli anziani di oggi, se siamo fortunati..), io sono d’accordo (e lo si può fare anche facendosi aiutare da chi un simile percorso lo ha già fatto). Lo stesso dicasi per altri tipi di documenti storici scritti a nostra disposizione e per altri aspetti della musica tradizionale diversi dal canto. Tuttavia, questo non basta, perchà© mi sono reso conto che é importante anche (e soprattutto, direi) mettere in gioco direttamente la propria “interiorità ”, la propria vita emotiva anche profonda...e questo, a volte, fa paura, ma ne vale la pena.
D. Questo messaggio é stato modificato da: friscu, 16 Nov 2004 - 17:38 [addsig]
D. Questo messaggio é stato modificato da: friscu, 16 Nov 2004 - 17:38 [addsig]
2142
Studiare si, ma studiare cosa e come, esattamente ?Il discorso non é lineare come é stato presentato.L'unico sistema per imparare la tradizione non passa per maestri e scuole ufficiali (e non me ne vogliate, ma il 99% degli "insegnanti" ufficiali non saprebbe accompagnare un ballo tradizionale manco se ci andasse della sua vita).Piccola premessa :Coi mutamenti sociali/tecnologici/culturali dell'ultimo secolo ci siamo persi un paio di passaggi.Il canto é venuto meno sia perché si é perso il lavoro intensivo in campagna (metti 40 persone a mietere con le falci e vedi se non si inizia a cantare, mettici una mietitrebbia e canta solo il motore diesel) e la pastorizia é stata sostituita dagli allevamenti in batteria.Leggevo che in Sicilia, quando si raccoglievano le mandorle, alcune delle donne più anziane avevano il compito di cazziare chi si inventava delle strofe troppo licenziose rivolte alle fanciulle.E adesso ? Chi canta più ? Gli anziani di Corigliano raccontano che hanno sempre cantato per piacere personale.E noi? Tornando allo "studio", l'altro passaggio che ci siamo letteralmente fottuti, é proprio quello.Il "passaggio di conoscenze". Quando Giovanna Marini é venuta in Salento ad inizio anni 70 (e stiamo parlando di una musicista che ha studiato chitarra con Segovia e canto per tutta la vita) le sorelle Chiriacò e Stella De Santis le hanno, per sue stesse parole, insegnato nuovamente il modo di cantare, correggendola e spiegandole una serie di sfumature che sono L'ESSENZA DEL CANTO.Lo hanno fatto a modo loro, dicendole che cantare in un certo modo era "scostumato", ma l'insegnamento c'é stato eccome...Gli "esterni" che suonano in contesti tradizionali si sono trovati in situazioni in cui un anziano ha detto loro che non poteva cantare "...perché la suonata non era buona..."Perso questo passaggio essenziale, siamo alla contraddizione per cui qualsiasi frescone con un corso di tamburello da sei incontri é convinto di saper suonare, e anche peggio, di POTER suonare dove meglio crede. Non é mai una questione di tecnica, quella si impara abbastanza rapidamente, ma é il saper accompagnare il canto che é fondamentale.La stessa differenza che c'é fra prendere una patente e saper guidare.Ma se uno non conosce la struttura del canto, cosa saprà mai accompagnare???Ed il canto e l'accompagnamento si imparano studiando tanto. Ed ascoltare decine di volte le registrazioni tradizionali con attenzione (in mancanza di anziani dai quali imparare direttamente), provare e riprovare fin quando alla fine le modulazioni, i melismi ed i ritmi ti entrano dentro, e solo allora li puoi rielaborare a modo tuo. Se non é studio questo, non so cosa sia studiare.E' l'unico modo che ci resta per imparare e mantenerci fedeli ai moduli tradizionali.Credo che Roberto Raheli abbia ascoltato Stifani suonare pizziche al violino per un numero incredibilmente alto di ore.Raffaele Inserra racconta che gli anziani che adesso cantano e che sono considerati maestri di tradizione, da giovani anche loro hanno dovuto cantare molto tempo, prima di essere considerati come tali. Chi si canta Pizzicarella oggi, lo fa con una mostruosa superficialità , non ponendosi manco il problema che forse possono esistere dei modi "ALTRI" di cantare, per quarti di tono o su tempi dispari.La "tammurriata" diventa una polketta, Lu Rusciu Te Lu Mare un brano pop...E' globalizzazione anche questa.D'altro canto, cantori non strettamente tradizionali come Tonino Zurlo o Danilo Montenegro, conoscono benissimo la loro tradizione. Ho sentito Tonino Zurlo cantare delle "matinate" incredibilmente belle. Ed é chiaro che questa cultura passa per osmosi anche nei brani non tradizionali.Scusate la lunghezza.P.S. Sullo studio, rileggetevi l'intervista a Giovanna Marini [addsig]
...la luna aggira il mondo e voi dormite...
(tradizionale, Matteo Salvatore)
(tradizionale, Matteo Salvatore)
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LUMAURIZIU
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2143
I musicisti sono bellissimi, mi affascinano, starei ore ed ore a sentirli parlare ! No, davvero: per me che sono totalmente privo di talento musicale (e che tuttavia sono innamorato della musica di tradizione salentina e la studio - insieme alla musica senza aggettivi - con i miei limitati mezzi intellettuali ed espressivi, ma anche con il più alto rispetto possibile), voi musicisti e "cantanti" siete delle persone baciate dalla fortuna, perchà© avete ricevuto e saputo coltivare un dono che non é da tutti e che vi permette di esprimervi con mezzi non concessi alla gente comune, dandovi la possibilità di regalare e regalarvi emozioni bellissime. Da profano che sta dall altra parte del palco, io credo che la cosa più importante, per voi che avete questo dono, é chiarire prima di tutto con voi stessi perchà©, cioé a quale scopo e per quale motivazione, volete suonare e/o cantare e/o danzare musica popolare tradizionale. Se, nella musica tradizionale, ogni canto é assimilabile ad un sacrificio sonoro, cioé ad uno scambio, ad un dare e ricevere reciproco, allora chi ha intenzione di "emettere" – diciamo così - un canto, dovrebbe forse chiedersi prima di tutto cosa intende scambiare, con chi e perchà©. Una onesta risposta a queste domande (che valgono tanto per il canto quanto per la musica e la danza) dovrebbe a mio avviso, già da sola, riuscire ad indicare all aspirante musicista, cantore o ballerino, cosa, quanto, e come studiare per assolvere decorosamente al proprio "scambio". Per le mie modestissime e certamente ingenue motivazioni da non musicista (confesso: cominciai ad imparare il tamburello con l idea, inizialmente più intellettuale che pratica, di poterlo un giorno suonare con finalità rituali e terapeutiche, cioé di essere in grado, all occorrenza, di aiutare e dare sollievo, hai visto mai, ad una tarantata, o di contribuire a far ballare la pizzica in una ronda), io sono tra quelli che credono che il rispetto per le nostre radici imponga di studiare moltissimo, nel senso più ampio e completo (direi estetico) del termine: cioé ascoltare e riascoltare con attenzione le fonti ed i portatori, cercare di capire sia con la mente che con il cuore, di approfondire, anche dal punto di vista teorico se fa piacere, e poi esercitarsi, esercitarsi ed ancora esercitarsi con scrupolo e serietà , cercando di imitare il più fedelmente possibile i timbri, i ritmi, le modalità , le melodie, le figure della tradizione. In tutto questo, immagino che lo studio "canonico" della musica, degli strumenti e del canto sia molto utile, anche se - almeno oltre un certo livello - non indispensabile. Sono anche convinto, infatti, che la musica popolare tradizionale, in linea generale, non richieda necessariamente il tipo di consapevolezza e la tecnica di un musicista o di un cantante o ballerino "colto": se manca il cuore, anche se c é molto studio e molta tecnica, credo infatti che si possa regalare poco più di un bel compitino preciso e freddo; ma se invece di cuore ce n é tanto, insieme ad un sufficiente intuito estetico (orecchio ?) sorretto da un serio "studio" della tradizione, allora credo che si possano davvero spostare le montagne cantando e suonando, anche con poca cultura musicale "canonica" e limitati mezzi tecnici. Comunque, grazie a tutti i musicisti per i loro sempre istruttivi ed interessanti interventi (quando non fanno polemiche inutili tra loro). [addsig]