[quote:fd9e1f548b="blasmar"]Mi sono richiamato alla esperienza comune fatta con Roberto Raheli, perché io da attore e lui da straordinario cantore, non lo dico adesso l ho sempre pensato, incarniamo un pezzo di storia, del movimento della pizzica. E stata la sua voce insieme a quella di Gigi Chiriatti, Franco Tommasi, e Gigi Lopalco a farmi conoscere i canti alla stisa, fino ad allora ritenuti il punto debole, perchà© complessi e ardui da eseguire, della tradizione musicale griko-salentina. Insieme abbiamo portato in giro per una intera estate uno spettacolo "La Pupicchia", che mi vedeva anche nelle vesti di regista insieme ad Antonio De Carlo e che la Provincia, allora presieduta da un certo Giorgio Rosario Costa, democristiano, aveva inserito nel cartellone estivo.
La disparità di vedute sulle modalità di promozione dello spettacolo creò una serie di reciproche diffidenze che da lì a poco esaurì l esperienza. In pratica, e questo tentavo di dire al workshop, l uso della parola WORLDMUSIC in un comunicato stampa sortì una inibizione da parte del gruppo musicale a non usare termini "impropri" perchà© Il Canzoniere di Terra d Otranto non faceva worldmusic, ma musica popolare. Ora volevo ricordare a Roberto Raheli che dietro il suo concerto a New York c é un certo Mr. Browning presidente del WORLDMUSIC INSTITUTE.[/quote:fd9e1f548b]
Caro Mario,
mi fai rilevare come il Canzoniere di Terra d Otranto inibì l uso del termine World Music per definire quello che facevamo.
Oggi invece fai notare come il concerto di Aramiré alla Carnegie Hall sia stato coprodotto dal World Music Institute.
Se capisco bene, mi stai dicendo che rilevi una certa dose di incoerenza.
Purtroppo il termine World Music continua a non piacermi per definire quello che facciamo.
Se devo parlare di Aramiré lo definisco un gruppo di riproposta della musica di tradizione del Salento, oppure, per brevità , un gruppo di musica salentina.
Ero e continuo ad essere uno che se é possibile preferisce esprimersi in italiano con gli italiani, pur essendo capace di parlare e di scrivere in inglese.
D altra parte non pretendo che quel certo signore, Robert Browning, traduca il nome del suo Istituto di Musiche dal Mondo per fare piacere a me.
Aggiungo ancora che incontrai R. Browning nel 2000 (quando andai per la terza volta in USA a portare la nostra musica) e fui colpito dalle sue parole: "A noi non interessa il Jazz sardo – disse – se dobbiamo chiamare un gruppo di Jazz chiamiamo un gruppo americano. Della Sardegna io voglio ascoltare le launeddas ed il canto a tenores". Si parlava di contaminazione e musica tradizionale. Infatti il World Music Institute di New York ha l obbiettivo dichiarato di portare negli USA i musicisti che esprimono la musica del loro paese in maniera originale. Esprimendo una preferenza per coloro che siano fortemente basati sulla musica di tradizione della loro terra, pur innovandola o evolvendola. Quindi non un approccio sterilmente filologico, ma un approccio creativo e moderno purchà© agganciato con le sonorità tradizionali.
Credo che Aramiré risponda a questi requisiti, quindi non trovo nulla di male a suonare per il WMI di NY.
Il problema era e continua ad essere l uso o l abuso, italiano, delle parole.
Noi italiani abbiamo una forte propensione a nasconderci dietro un dito, sostituendo l italiano con terminologie straniere, non perchà© ciò sia effettivamente necessario, ma giusto perchà© ci fa sentire più al passo con i tempi.
Viceversa, poichà© il rifiuto della pedissequa obbedienza alle mode é stato per noi una costante, l utilizzo del termine World Music per tirarcela e sentirci moderni non ci interessava allora e continua a non interessarci.
D altra parte da uno che definisci un "non servo sciocco" che ti aspettavi?
Purtroppo io penso invece che quelli che tu chiami "servi sciocchi", sciocchi in realtà lo siano ben poco.
Fossi stato io un servo sciocco, ed avessi utilizzato tutto l armamentario verbale e grafico di tarante, etnicismo vario, worldmusicismo, nottetarantismo, contaminazionismo ecc. ecc. ecc. avrei sicuramente qualche decina di migliaia di euro in più in saccoccia.
Forse un centinaio.
Di migliaia.
Di euro.
Se io avessi previsto tutto questo
dati causa e pretesto, le attuali conclusioni,
vi sembra che per questi quattro soldi
questa gloria da stronzi, avrei CANTATO canzoni?
Chiedo tempo son della TERRA mia
per quanto grande sia
IL PIU SCEMO CHE CI SIA.
Chiedo scusa a Guccini.
Saluti.
De musica mundi - In risposta a blasmar
Caro Roberto
Potrei dare dell incoerente a moltissima gente, caro Roberto, mi guarderei bene dal farlo con te. Ho raccontato quell episodio non in chiave accusativa ma per cercare di spiegare come molte delle cose che succedono nella vita, avvengono perchà© si creano le condizioni adatte. Io e te siamo tra quei personaggi che qualche cosa nello scenario del movimento della pizzica e dei fatti culturali del Salento negli ultimi venti anni qualche cosa l hanno detta.
La tua eccessiva coerenza rasenta nei suoi picchi la manifestazione più fondamentalista del movimento della pizzica. Ma é proprio quel fondamentalismo che ha dato senso e, se mi permetti questo termine, "successo" al tuo percorso di musicista e operatore culturale.
Quell eccesso di coerenza,però, in alcuni casi diventa inflessibile, ti impone uno sguardo a senso unico. Io vengo da una cultura che mette tutto in discussione, se stessi in primis, lo sguardo é volto oltre che in avanti anche a destra e a sinistra. La mia é una formazione rokkettara, da ragazzino leggevo quasi solo riviste specializzate di musica rock, soprattutto nelle sue manifestazioni progressive: il Muzak in italiano, Sounds in tedesco e avevo l abbonamento a Melody Maker in inglese. Per me, world music, voleva solo definire l appartenenza di quel tipo di musica ad una parte del mondo che é il Salento, non darle connotazioni che non riuscivo a capire. Quindi la diversità delle formazioni porta a diverse definizioni ma senza dargli significati altri. L atteggiamento del Canzoniere di Terra d Otranto in quella occasione faceva passare un atteggiamento del tipo "Ma non capisci niente!", "Ma come ti permetti!".
A prescindere dall ottimo Mr. Browning e del World Music Institute, credo che un atteggiamento più aperto, disponibile a recepire le mutazioni dei linguaggi espressivi, sia fonte di ricchezza. Le etichette servono a costruire definizioni non a stabilire il livello di coerenza.
Uno sperimentatore quale io sono non poteva che trovarsi bene con chi ha progettato la Notte della Taranta, perchà© lì si condivideva il carattere sperimentale dell operazione. Non credi che se, invece, della querelle su world music e musica etnica, avessimo approfondito insieme le potenzialità espressive, teatrali e musicali di quel tipo di spettacolo, oggi, forse, parleremmo di spettacoli cha hanno lasciato un segno nella cultura salentina degli anni novanta?
Un saluto
La tua eccessiva coerenza rasenta nei suoi picchi la manifestazione più fondamentalista del movimento della pizzica. Ma é proprio quel fondamentalismo che ha dato senso e, se mi permetti questo termine, "successo" al tuo percorso di musicista e operatore culturale.
Quell eccesso di coerenza,però, in alcuni casi diventa inflessibile, ti impone uno sguardo a senso unico. Io vengo da una cultura che mette tutto in discussione, se stessi in primis, lo sguardo é volto oltre che in avanti anche a destra e a sinistra. La mia é una formazione rokkettara, da ragazzino leggevo quasi solo riviste specializzate di musica rock, soprattutto nelle sue manifestazioni progressive: il Muzak in italiano, Sounds in tedesco e avevo l abbonamento a Melody Maker in inglese. Per me, world music, voleva solo definire l appartenenza di quel tipo di musica ad una parte del mondo che é il Salento, non darle connotazioni che non riuscivo a capire. Quindi la diversità delle formazioni porta a diverse definizioni ma senza dargli significati altri. L atteggiamento del Canzoniere di Terra d Otranto in quella occasione faceva passare un atteggiamento del tipo "Ma non capisci niente!", "Ma come ti permetti!".
A prescindere dall ottimo Mr. Browning e del World Music Institute, credo che un atteggiamento più aperto, disponibile a recepire le mutazioni dei linguaggi espressivi, sia fonte di ricchezza. Le etichette servono a costruire definizioni non a stabilire il livello di coerenza.
Uno sperimentatore quale io sono non poteva che trovarsi bene con chi ha progettato la Notte della Taranta, perchà© lì si condivideva il carattere sperimentale dell operazione. Non credi che se, invece, della querelle su world music e musica etnica, avessimo approfondito insieme le potenzialità espressive, teatrali e musicali di quel tipo di spettacolo, oggi, forse, parleremmo di spettacoli cha hanno lasciato un segno nella cultura salentina degli anni novanta?
Un saluto
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pizzicagnolo
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[quote:15649eef2b="Luca/"]Io di certo non faccio musica celtica ma se mi invitano per suonare ad un importante festival di tale musica ci vado eccome.D' altronde se altrove definiscono così quella che io chiamo musica di tradizione non vuol dire che voterò la Lega...[/quote:15649eef2b]
Luca, sono d'accordo con te. Mia moglie ed io non insegniamo danze "celtiche", ma se definiscono così alcune danze di tradizione e c'invitano ad insegnarle in alcuni importanti festival celtici sempre tra virgolette, noi ci andiamo e ci divertiamo pure un casino; ti dirò, ci hanno sempre trattati bene, e non abbiamo mai nascosto le nostre radici né geografiche, né ideologiche, in uno siamo stati ospiti nove giorni, mangiare, bere, dormire e "cachet", anzi é stato l'ultimo posto dove ci hanno pagato... ancor prima che il festival (e la nostra prestazione) finisse; nella nostra storia, di leghisti in un festival celtico ne abbiamo trovati una sola volta... (é stato brutto... )
Luca, sono d'accordo con te. Mia moglie ed io non insegniamo danze "celtiche", ma se definiscono così alcune danze di tradizione e c'invitano ad insegnarle in alcuni importanti festival celtici sempre tra virgolette, noi ci andiamo e ci divertiamo pure un casino; ti dirò, ci hanno sempre trattati bene, e non abbiamo mai nascosto le nostre radici né geografiche, né ideologiche, in uno siamo stati ospiti nove giorni, mangiare, bere, dormire e "cachet", anzi é stato l'ultimo posto dove ci hanno pagato... ancor prima che il festival (e la nostra prestazione) finisse; nella nostra storia, di leghisti in un festival celtico ne abbiamo trovati una sola volta... (é stato brutto... )
Caro Mario,
In realtà , come più volte ho scritto in questo sito, la mia posizione é più sfumata di quello che sembra.
Io sono convinto che un festival della contaminazione della musica salentina avrebbe trovato ragion d essere se inserito in un contesto che prevedesse un progetto serio di ricerca ed archiviazione dei materiali tradizionali esistenti.
Il progetto complessivo avrebbe dovuto quindi prevedere tempi e modi, da una parte, di approfondimento delle conoscenze sui temi tradizionali, dall altra, l esposizione mediatica della musica salentina.
I tempi sarebbero dovuti essere scanditi in una sequenza che prevedesse PRIMA l approfondimento sull esistente, POI l esposizione mediatica.
Questo avrebbe determinato basi ben più solide su cui muoversi.
Le ragioni.
La tradizione salentina a noi pervenuta, come ogni cultura tradizionale, é frutto di trasformazioni durate secoli e millenni, ma l attuale movimento della riproposta nasce non già dalla continuazione della tradizione musicale, ma dalla riappropriazione parziale (parzialissima in alcuni casi) della superficie dei temi tradizionali.
Quelli che credono che le due cose siano in continuità sbagliano profondamente.
L approccio musicale degli anziani é completamente diverso dal nostro. Riappropriarsi dei temi tradizionali non significa quindi preparare un concerto dove solo la facciata apparentemente é basata sulla musica tradizionale, ma scavare in profondità per riuscire a comprendere la diversità musicale degli anziani. Questo processo offrirebbe opportunità estremamente più interessanti e permetterebbe una reale fusione fra le tecniche e le strumentazioni moderne e la musica dei nostri anziani. Quindi il processo andrebbe vissuto, secondo me, non in chiave sterilmente filologica o sentimentalmente nostalgica del buon tempo antico, ma in modo tale da far convivere modi diversi di approcciarsi alla musica. Il modo antico, distante da noi più che la musica dei marziani, ed il modo moderno del quale tutti noi siamo figli.
Ecco la vera contaminazione, che, IN UN SECONDO TEMPO, avrebbe permesso l esposizione mediatica di una musica nuova, ricca di contenuti e di nuova vitalità ed originalità perchà© ibridata fra vecchio (che andava riscoperto davvero) e nuovo che é in noi perchà© persone nate e cresciute nella modernità .
Aver bruciato i tempi, con la forzatura della Notte della Taranta nel 1998 ci espone al rischio di un prodotto musicale povero di contenuti ALTRI, perchà© diversi per la loro arcaicità ed estraneità .
Stando così le cose, se ogni spinta va nel correre in avanti senza colmare le lacune che ci siamo lasciati alle spalle, la scarsezza di spessore della proposta musicale non sarà in grado di reggere nel tempo e si esaurirà nella ripetizione superficiale di stereotipi, oppure nella produzione di un genere musicale poco interessante agli occhi del mondo perchà© troppo simile ad altri generi musicali moderni di cui il mondo é già inflazionato.
Mi auto cito con quello che scrissi nel 1998 in una lettera al Quotidiano di Lecce, pubblicata, in cui dicevo:
"Ben venga la reinterpretazione e la contaminazione, quando i fondamenti della musica salentina non siano in partenza soccombenti... perchà© poco conosciuti, ma solo allora, pena la perdita definitiva".
E poi nel 2003, rispondendo alla lettera di invito di Sergio Torsello a suonare alla NdT:
"L'ormai annoso dibattito fra "contaminatori" e "puristi" (il virgolettato é d'obbligo) si rivela sempre più per quello che é: una distorsione della realtà . Nel Salento la tradizione musicale é scomparsa, vittima del mutato modo di vivere, dell'emigrazione, del rifiuto dei depositari di quella cultura a perpetuarla. Quello a cui oggi assistiamo é reinvenzione ed anche noi, che passiamo per "filologici e puristi", siamo in realtà "contaminati"".
Ed ancora:
"Credo semplicemente un diverso approccio con le fonti, che nel nostro caso, sebbene non voglia essere rispetto sacrale, acritico e dogmatico di una tradizione (che invece al suo interno possedeva già meccanismi di trasformazione propri, in quanto, fino a che lo é stata, era viva), tuttavia ci impone di prendere visione di dinamiche musicali a noi estranee, per tentare di riallacciare, in qualche modo, il filo spezzato della continuità .
La teorizzazione di una fissità immutabile della tradizione é e resta un fraintendimento che nuoce a tutti. Ma, d'altra parte, la teorizzazione della contaminazione a qualunque costo é, ancor di più, un fraintendimento deleterio, quando si saltino a pie' pari tutti i percorsi di riappropriazione profonda – almeno per quanto possibile – di un patrimonio musicale in gran parte arcaico e che nel suo sviluppo ha seguito percorsi lontani dal nostro, moderno, modo di sentire".
Concludendo, noi salentini abbiamo un tesoro inestimabile nella nostra tradizione musicale.
Perchà© questo tesoro possa essere sfruttato appieno ed a lungo, anche dal punto di vista delle opportunità lavorative a vari livelli – musica, turismo, competenze scientifiche, editoria, pubblicità , e tutto l indotto che ognuna di queste attività comporta – é necessario affiancare alla produzione di festival, una seria attività di ricerca, studio ed archiviazione.
Quest ultima cosa é mancata clamorosamente a livello istituzionale e questo vuoto é stato colmato in maniera sporadica e volontaristica da privati che però hanno potuto farlo solo in maniera estremamente parziale.
Ma la ricerca, studio e archiviazione, troppo spesso visti da voi "contaminatori" come il capriccio dei "puristi", invece vanno visti nella loro reale valenza.
Fornire l altra gamba che permetta alla nostra musica (e alla nostra terra) di crescere, di evolversi e di correre nel mondo.
Finchà© i nostri politici saranno così sordi, ciechi ed ottusi da non capire questa semplice verità , io mi aspetto l oblio e la ricaduta nell eterna palude salentina che tutto avvolge e digerisce.
Ciao.
rr
In realtà , come più volte ho scritto in questo sito, la mia posizione é più sfumata di quello che sembra.
Io sono convinto che un festival della contaminazione della musica salentina avrebbe trovato ragion d essere se inserito in un contesto che prevedesse un progetto serio di ricerca ed archiviazione dei materiali tradizionali esistenti.
Il progetto complessivo avrebbe dovuto quindi prevedere tempi e modi, da una parte, di approfondimento delle conoscenze sui temi tradizionali, dall altra, l esposizione mediatica della musica salentina.
I tempi sarebbero dovuti essere scanditi in una sequenza che prevedesse PRIMA l approfondimento sull esistente, POI l esposizione mediatica.
Questo avrebbe determinato basi ben più solide su cui muoversi.
Le ragioni.
La tradizione salentina a noi pervenuta, come ogni cultura tradizionale, é frutto di trasformazioni durate secoli e millenni, ma l attuale movimento della riproposta nasce non già dalla continuazione della tradizione musicale, ma dalla riappropriazione parziale (parzialissima in alcuni casi) della superficie dei temi tradizionali.
Quelli che credono che le due cose siano in continuità sbagliano profondamente.
L approccio musicale degli anziani é completamente diverso dal nostro. Riappropriarsi dei temi tradizionali non significa quindi preparare un concerto dove solo la facciata apparentemente é basata sulla musica tradizionale, ma scavare in profondità per riuscire a comprendere la diversità musicale degli anziani. Questo processo offrirebbe opportunità estremamente più interessanti e permetterebbe una reale fusione fra le tecniche e le strumentazioni moderne e la musica dei nostri anziani. Quindi il processo andrebbe vissuto, secondo me, non in chiave sterilmente filologica o sentimentalmente nostalgica del buon tempo antico, ma in modo tale da far convivere modi diversi di approcciarsi alla musica. Il modo antico, distante da noi più che la musica dei marziani, ed il modo moderno del quale tutti noi siamo figli.
Ecco la vera contaminazione, che, IN UN SECONDO TEMPO, avrebbe permesso l esposizione mediatica di una musica nuova, ricca di contenuti e di nuova vitalità ed originalità perchà© ibridata fra vecchio (che andava riscoperto davvero) e nuovo che é in noi perchà© persone nate e cresciute nella modernità .
Aver bruciato i tempi, con la forzatura della Notte della Taranta nel 1998 ci espone al rischio di un prodotto musicale povero di contenuti ALTRI, perchà© diversi per la loro arcaicità ed estraneità .
Stando così le cose, se ogni spinta va nel correre in avanti senza colmare le lacune che ci siamo lasciati alle spalle, la scarsezza di spessore della proposta musicale non sarà in grado di reggere nel tempo e si esaurirà nella ripetizione superficiale di stereotipi, oppure nella produzione di un genere musicale poco interessante agli occhi del mondo perchà© troppo simile ad altri generi musicali moderni di cui il mondo é già inflazionato.
Mi auto cito con quello che scrissi nel 1998 in una lettera al Quotidiano di Lecce, pubblicata, in cui dicevo:
"Ben venga la reinterpretazione e la contaminazione, quando i fondamenti della musica salentina non siano in partenza soccombenti... perchà© poco conosciuti, ma solo allora, pena la perdita definitiva".
E poi nel 2003, rispondendo alla lettera di invito di Sergio Torsello a suonare alla NdT:
"L'ormai annoso dibattito fra "contaminatori" e "puristi" (il virgolettato é d'obbligo) si rivela sempre più per quello che é: una distorsione della realtà . Nel Salento la tradizione musicale é scomparsa, vittima del mutato modo di vivere, dell'emigrazione, del rifiuto dei depositari di quella cultura a perpetuarla. Quello a cui oggi assistiamo é reinvenzione ed anche noi, che passiamo per "filologici e puristi", siamo in realtà "contaminati"".
Ed ancora:
"Credo semplicemente un diverso approccio con le fonti, che nel nostro caso, sebbene non voglia essere rispetto sacrale, acritico e dogmatico di una tradizione (che invece al suo interno possedeva già meccanismi di trasformazione propri, in quanto, fino a che lo é stata, era viva), tuttavia ci impone di prendere visione di dinamiche musicali a noi estranee, per tentare di riallacciare, in qualche modo, il filo spezzato della continuità .
La teorizzazione di una fissità immutabile della tradizione é e resta un fraintendimento che nuoce a tutti. Ma, d'altra parte, la teorizzazione della contaminazione a qualunque costo é, ancor di più, un fraintendimento deleterio, quando si saltino a pie' pari tutti i percorsi di riappropriazione profonda – almeno per quanto possibile – di un patrimonio musicale in gran parte arcaico e che nel suo sviluppo ha seguito percorsi lontani dal nostro, moderno, modo di sentire".
Concludendo, noi salentini abbiamo un tesoro inestimabile nella nostra tradizione musicale.
Perchà© questo tesoro possa essere sfruttato appieno ed a lungo, anche dal punto di vista delle opportunità lavorative a vari livelli – musica, turismo, competenze scientifiche, editoria, pubblicità , e tutto l indotto che ognuna di queste attività comporta – é necessario affiancare alla produzione di festival, una seria attività di ricerca, studio ed archiviazione.
Quest ultima cosa é mancata clamorosamente a livello istituzionale e questo vuoto é stato colmato in maniera sporadica e volontaristica da privati che però hanno potuto farlo solo in maniera estremamente parziale.
Ma la ricerca, studio e archiviazione, troppo spesso visti da voi "contaminatori" come il capriccio dei "puristi", invece vanno visti nella loro reale valenza.
Fornire l altra gamba che permetta alla nostra musica (e alla nostra terra) di crescere, di evolversi e di correre nel mondo.
Finchà© i nostri politici saranno così sordi, ciechi ed ottusi da non capire questa semplice verità , io mi aspetto l oblio e la ricaduta nell eterna palude salentina che tutto avvolge e digerisce.
Ciao.
rr
Salve a tutti;
Chiedo scusa se mi permetto di introdurmi in una discussione cosi tecnica ed anche un po privata, visto le conoscenze in giuoco.
Vorrei solo dire la mia perchà© sono affascinato dall'argomento e dai personaggi.
La prima cosa che vorrei dire à© che ho, per la prima volta, credo, la sensazione che finalmente leggo un VERO dibattito politico-musicale fra due esponenti della riproposta musicale salentina.
Un confronto fra personaggi importanti, molto garbato anche se, ed à© proprio questo il punto, di visioni diverse. Ho la sensazione che tutti avete delle buone ragioni e degli ottimi ideali. Mettendo sul piatto la realta si devono trarre delle conclusioni, ma non raggiungere un accordo.
Restando nell'ambito del garbato, rispetto e capisco benissimo le scelte del Sig. Mario Blasi, anzi colgo l'occasione per un vivissimo ringraziamento per tutto quello che ha dato al nostro salento.
Io non sono contro la NDT, come sembra sia di moda in questo forum.
Nessuno mi fara capire che era meglio senza o prima della NDT.
Adesso la visibilita de salento à© aumentata moltissimo, con tutto l'indotto che va insieme, grazie anche a gente come il Sig. Mario Blasi.
Vorrei dire che à© abbastanza raro avere uno scambio d'idee come quello sopra riportato ed à© molto interessante. Dispiace solo che sia raro.
Forse il clima del forum non piace agli altri della NDT?
Qualcuno teme il confronto?
Vorrei continuare dicendo che à© facile criticare qualcuno perchà© ha fatto qualcosa che à© agli occhi di tutti. Chi non fa niente non sbaglia niente.
Comunque la critica, a volte, à© costruttiva ma lo à© ancor di piu il dialogo.
Tornando sull'argomento, ho gia scritto che non sono uno specialista della situazione politico-musicale del salento, ma in questi ultimi tempi mi sono documentato anche seguendo il forum.
Visto il successo della NDT, ma visti anche i contenuti ed i mezzi spropositati messi a disposizione, posso tranquillamente immagginare che, con molto meno, gente come Raheli possa proporre molto meglio.
Il salento puo fare molto meglio per noi salentini.
Ci dovrebbe essere piu unione e piu dialogo tra i grandi gruppi del salento.
Non vorrei essere pessimista ma, per adesso, stiamo dando ragione ad un ospite di una passata edizione della NDT che disse: Non svendete le vostre tradizioni per un piatto di lenticchie!!
Non vorrei essere estremista ma, le nostre tradizioni non hanno niente a che fare con Lucio Dalla and company. Devono essere i nostri grandi gruppi ed i nostri ( e nostre) grandi cantanti a portarle avanti come una bandiera. Non credo che al pubblico Italiano interessi molto " disperato erotico stomp-pizzicarella" ma, se stiamo facendo un concertone di musiche tradizionali salentine, vorrebbe CAPIRE cosa proponiamo. Noi dobbiamo spiegare la nostra musica e le nostre poesie, quando le proponiamo. Questa à© TRADIZIONE SALENTINA.
In ultimo vorrei invitare i protagonisti della scena politico-musicale del nostro salento, a lasciarsi andare ad un confronto d'idee, sempre se lo ritengono opportuno. Cerchiamo di lasciare un buon terreno alle generazioni future, non dimentichiamo che se adesso siamo dove siamo arrivati, à© grazie ai nostri anziani che hanno voluto per noi il meglio.
Gaetano Chiriatti
Chiedo scusa se mi permetto di introdurmi in una discussione cosi tecnica ed anche un po privata, visto le conoscenze in giuoco.
Vorrei solo dire la mia perchà© sono affascinato dall'argomento e dai personaggi.
La prima cosa che vorrei dire à© che ho, per la prima volta, credo, la sensazione che finalmente leggo un VERO dibattito politico-musicale fra due esponenti della riproposta musicale salentina.
Un confronto fra personaggi importanti, molto garbato anche se, ed à© proprio questo il punto, di visioni diverse. Ho la sensazione che tutti avete delle buone ragioni e degli ottimi ideali. Mettendo sul piatto la realta si devono trarre delle conclusioni, ma non raggiungere un accordo.
Restando nell'ambito del garbato, rispetto e capisco benissimo le scelte del Sig. Mario Blasi, anzi colgo l'occasione per un vivissimo ringraziamento per tutto quello che ha dato al nostro salento.
Io non sono contro la NDT, come sembra sia di moda in questo forum.
Nessuno mi fara capire che era meglio senza o prima della NDT.
Adesso la visibilita de salento à© aumentata moltissimo, con tutto l'indotto che va insieme, grazie anche a gente come il Sig. Mario Blasi.
Vorrei dire che à© abbastanza raro avere uno scambio d'idee come quello sopra riportato ed à© molto interessante. Dispiace solo che sia raro.
Forse il clima del forum non piace agli altri della NDT?
Qualcuno teme il confronto?
Vorrei continuare dicendo che à© facile criticare qualcuno perchà© ha fatto qualcosa che à© agli occhi di tutti. Chi non fa niente non sbaglia niente.
Comunque la critica, a volte, à© costruttiva ma lo à© ancor di piu il dialogo.
Tornando sull'argomento, ho gia scritto che non sono uno specialista della situazione politico-musicale del salento, ma in questi ultimi tempi mi sono documentato anche seguendo il forum.
Visto il successo della NDT, ma visti anche i contenuti ed i mezzi spropositati messi a disposizione, posso tranquillamente immagginare che, con molto meno, gente come Raheli possa proporre molto meglio.
Il salento puo fare molto meglio per noi salentini.
Ci dovrebbe essere piu unione e piu dialogo tra i grandi gruppi del salento.
Non vorrei essere pessimista ma, per adesso, stiamo dando ragione ad un ospite di una passata edizione della NDT che disse: Non svendete le vostre tradizioni per un piatto di lenticchie!!
Non vorrei essere estremista ma, le nostre tradizioni non hanno niente a che fare con Lucio Dalla and company. Devono essere i nostri grandi gruppi ed i nostri ( e nostre) grandi cantanti a portarle avanti come una bandiera. Non credo che al pubblico Italiano interessi molto " disperato erotico stomp-pizzicarella" ma, se stiamo facendo un concertone di musiche tradizionali salentine, vorrebbe CAPIRE cosa proponiamo. Noi dobbiamo spiegare la nostra musica e le nostre poesie, quando le proponiamo. Questa à© TRADIZIONE SALENTINA.
In ultimo vorrei invitare i protagonisti della scena politico-musicale del nostro salento, a lasciarsi andare ad un confronto d'idee, sempre se lo ritengono opportuno. Cerchiamo di lasciare un buon terreno alle generazioni future, non dimentichiamo che se adesso siamo dove siamo arrivati, à© grazie ai nostri anziani che hanno voluto per noi il meglio.
Gaetano Chiriatti