I Canti della Passione

cinzia
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Messaggioda cinzia » 10 marzo 2007, 13:18

se andate su questo link
http://www.4shared.com/dir/2197062/689c4fe2/sharing.html
potete scaricarvi un frammento di un canto della passione che ho registrato in città  vecchia a Taranto

march
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Messaggioda march » 12 marzo 2007, 20:40

Carlo, grazie infinite per i video che hai pubblicato, non mi era mai capitato di sentire quei pezzi...hanno una drammaticità  eccezzionale!! belli!

cristo alla colonna ce lo avevo nelle orecchie con la melodia cantata dal canzoniere del lazio..

Liolà
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Messaggioda Liolà » 12 marzo 2007, 22:17

[quote:82803c4cfd="CarloTrono"][quote:82803c4cfd="Liolà "]
Sono curioso di capire quanta ingnoranza c'é sull'argomento.
[/quote:82803c4cfd]

mmm, non penso sia proprio la motivazione migliore per portare avanti una discussione mirata al confronto :)[/quote:82803c4cfd]

Giusto capo.
Anch'io ogni tanto mi faccio prendere dall'entusiasmo.
Era anche un modo un pò provocatorio,se vogliamo,di spingere alla discussione.
Sempre col sorriso sulle labbra.
Ma é anche vero che,se non si ha di fronte l'interlocutore con cui si parla, a volte capitano certe imcomprensioni.

Torniamo,piuttosto,all'argomento principale.
A questo punto,Carlo,mi hai messo in difficoltà .
Probabilmente é vero che tra Santu Lazzaru e Lu Lazzarenu,c'é solo una differenza musicale,più che nel contenuto delle strofe...
Aspetto a pronunciarmi sul fatto che,la diversità  del Santu Lazzaru cutrofianese rispetto a quello di Aradeo,o di Sannicola,potrebbe essere una sorta di contaminazione,causa "esigenze di palco",da parte degli Ucci.
Io l'ho sempre sentito cantato in quel modo da tutti i gruppi che hanno "praticato" a Cutrofiano,dai più recenti ai più datati,anche contemporanei degli Ucci.
Ma non é questa una buona ragione per sostenere la peculiarità  del canto cutrofianese.
Posso aggiungere un'altro elemento che non so se dire avvalori la tua tesi oppure no.
Il secondo canto interpretato dagli Zimba(quello del secondo video,per intenderci),l'ho ascoltato più volte eseguito da Lina Bandello(figlia di Uccio,per chi non la conoscesse) con il nome di "Piangi Maria".
Ed anche in questa occasione,le parole sono quasi identiche,ma la musica diversa.
Quindi...questo vuol dire che ,anche quest'altro pezzo, risente degli abbellimenti vocali del padre,oppure le differenze nascono da più lontano?
Magari subiscono l'influenza della comunità  religiosa dei diversi paesi.
Il canto,da quello che ricordo io,faceva più o meno così:

"Piangi,piangi Maria
povera donna
ca lu tuo figliu é andatu alla condanna

Nu lu cercare chiui
ca nun ci torna
lu povareddhru é sciutu alla culonna"

...................

(riferito ai chiodi della croce...)
"Facitili chiu curti
e spizzutati
c'hannu trasire a carni scellerati

Facitili chiu longhi
e spizzutati
c'hannu trasire a carni immacolati

Scuriu la terra
scuriu lu mare......"

E la mia memoria non va oltre.
Ma indagherò.

montemaranese
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Messaggioda montemaranese » 12 marzo 2007, 22:45

tengo a precisare che da noi il canto del venerdì santo non é musicato. si basa uno schema che é un pò quello del "Pizzicantò" numero 12 di ETHNICA 18 Tarantelle e batticulo... é una tiritera insomma...non c'é nessuno che suona..a parte che la cantano così forte e con il loro dialetto "particolare" che non é facile comprenderne le parole. E' più un lamento....

Avvocatista
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Messaggioda Avvocatista » 13 marzo 2007, 11:04

La zingara.

Secondo la tradizione popolare lucana, e di molte altre aree del Sud, la Zingara rappresenta la lussuria ed é colei che acquistò i chiodi della crocifissione di Gesù.

Ciò é testimoniato sia dai riti della Settimana Santa (soprattutto del Vulture), sia da uno dei pochi canti di passione sopravvissuti all'oblio (molto simile a quello riportato da Liolà ).

[url]http://www.giovannirinaldi.it/page/tradition/barile/image4.htm[/url]

Una leggenda Sinti, invece, narra di una zingara che mossa da pietà  cercò di rubare i chiodi della crocifissione, affinchà© il Cristo non fosse crocefisso. Purtroppo riuscì a rubarne solo uno, ed ecco perchà© Egli fu crocefisso con "soli" tre chiodi.

montemaranese
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Messaggioda montemaranese » 14 marzo 2007, 10:27

Riflettendoci su, le incongruenze sono tante. mi spiego...I vari "personaggi" del venerdì santo, molto spesso, sono frutto di tradizioni locali, dato che i vangeli, sono straordinariamente spogli nel riferire la parte forse più interessante della vita di Gesù. i vangeli si limitano a pochi cenni...secondo la scia storiografica succinta di Tacito, del "De Bello Gallico", e via dicendo...non c'é un documento in cui si parli dettagliatamente della crocifissione, o meglio, di una "crocefissione". a volte, nella letteratura latina si nominano delle crocefissioni, come nella tragicomica "fabula" del Satyricon di Petronio "la matrona di Efeso", e del morto che non si sapeva come si fosse arrampicato sulla croce..

Escono fuori dei personaggi non "evangelici". Forse uno spunto per le tradizioni possono essere stati gli Apocrifi, compreso e in primis gli "acta Pilati". Da noi, per esempio, ci sta la figura di "Marco Salemme" che diede uno schiaffo a Gesù con un guanto di ferro, e che Gesù maledisse a errare in eterno nel sottosuolo, in una grotta illuminata, cieco. Forse potrebbe identificarsi con l'ebreo errante della letteratura....

la zingara...

i soldati che mangiavano il gallo arrosto duarante la flagellazione, e il gallo a pezzi nel piatto, si ricompose e volò via cantando non mi ricordo che

il flagello che per due volte si trasformò in una ghirlanda di fiori

boooh!!!!!!

Liolà
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Messaggioda Liolà » 17 marzo 2007, 0:28

E' vero che la povertà  d'informazioni nei Vangeli "ufficiali",riguardo alla Passione di Cristo, ha fatto da volano alla creazione di tanti personaggi legati ai riti che si svolgono in questo periodo.
Non dimentichiamo(e qui riprendo le affermazioni di montemaranese) che in epoche in cui il tasso di alfabetizzazione e la religiosità  erano molto influenzati da influssi pagani,un ruolo determinante l'hanno giocato anche gli affabulatori, i giullari, i commedianti dell'arte coloro che facevano e tramandavano la cronaca del tempo.
I quali avevano anche una sorta di compito educativo nei confronti delle masse.
Anche gli stessi "anziani" delle famiglie e delle comunità ,per poter terminare i loro racconti con una "morale",avranno tirarto fuori dal cilindro alcune similitudini che rimandavano a personaggi caratterizzanti.
Mi spiego meglio facendo un esempio.
In alcune zone della Pianura Padana e in altre ai confini della penisola esiste un racconto del "matto sotto la croce".
In breve, un matto cerca di "vincere" il corpo di Gesù sulla Croce,giocando a carte con gli incrociatori,per poter riportare il figlio dalla Madre ,piegata dal dolore.
Ci riesce,ma mentre si affanna per cercare di tirarlo giù,promettendo di sostituirlo col corpo di Giuda impiccatosi poco distante,il Cristo rifiuta ogni aiuto,dicendo che é quella la fine a cui é destinato per poter salvare gli uomini dal peccato.
E quindi,secondo il mio modesto parere,la figura del matto non é altro che una metafora concretizzatasi in un personaggio,perché dava rispondenza al fatto che solo un pazzo si sarebbe sacrificato sulla croce per salvare gli uomini dal male.
E penso che,altri personaggi legati alla Passione,siano nati in mdo analogo.

folkfan
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Messaggioda folkfan » 17 marzo 2007, 13:42

A mio avviso l'interessante discussione potrebbe essere
estesa al forte legame tra canti popolari/tradizionali
e passi del libro dei libri: la Bibbia.
Quindi la presente sarebbe una sezione di quella
Canti Tradizionali - Bibbia

Saluti

CarloTrono
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Messaggioda CarloTrono » 18 marzo 2007, 18:50

[quote:3193fa0157="Avvocatista"]La zingara.
[...]
[url]http://www.giovannirinaldi.it/page/tradition/barile/image4.htm[/url]
[/quote:3193fa0157]

certo che con tutta quella ferraglia addosso é chiaro che il figurante deve girare affiancato da carabinieri !!!
e magari prenotare un fisioterapista per il collo per quando é finita la processione
[url]http://www.giovannirinaldi.it/page/tradition/barile/image9.htm[/url]

Liolà
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Messaggioda Liolà » 18 marzo 2007, 23:42

Ecco cosa si trova facendo una piccola ricerca...
Dal sito della Regione Abruzzo.

"Particolarmente interessanti, da un punto di vista religioso e culturale, sono le sacre rappresentazioni della Settimana Santa che in ogni citta' e in ogni paese d Abruzzo si svolgono con caratteristiche locali inveterate nel tempo.
A chi cerca di soddisfare quello che oggi viene definito "bisogno di spiritualita'" rifugiandosi magari nelle filosofie o religioni estremo-orientali, li invitiamo a venire in Abruzzo durante la Settimana Santa per ritrovare la suggestione e il pathos spirituale di antichi riti, che hanno la forza terapeutica di trasformare il pianto in preghiera e il dolore in fiduciosa speranza per accompagnare le opere e i giorni degli uomini.
Così, per esempio, in diverse contrade dell Abruzzo nel giorno di Giovedì Santo i cantori della Passione, "li passionire", vanno in giro, per le case dei borghi e delle campagne, cantando "Lu ggiuveddi sande" o "la Madonne de lu ggiuveddi sande". Il canto, alternato tra due o piu' cantori, e' accompagnato per lo piu' da un organetto, "lu ddu botte", ma spesso anche dalla fisarmonica e dal violino. E anche detto "lu piante" o "lu lamente de la Madonne". Questi canti variano da luogo a luogo, concordanti pero' quasi tutti nel contenuto. La piu' antica composizione e' quella duecentesca della "Lamentatio Beate Marie de Filio", tramandataci dal manoscritto pergamenaceo celestiniano, conservato a l Aquila nel Museo di Arte Sacra.
La varieta' di credenze, usi, costumi e cerimonie delle popolazioni abruzzesi durante il periodo quaresimale e pasquale, e' talmente vasta che non e' possibile darne una descrizione completa, che peraltro interesserebbe soltanto lo studioso di tradizioni popolari.
Molte usanze e leggende – spesso con spiccate connotazioni superstiziose – sono ancora in voga, ma tante altre, purtroppo, sono ormai smesse per i mutamenti, che si potrebbero definire epocali, verificatisi nella moderna societa' civile.
In passato si allestivano un po ovunque Sacre Rappresentazioni della Passione, ma in questi ultimi tempi in molte parti dell Abruzzo va crescendo l interesse per il recupero, anche per gli incentivi turistici che ne derivano, delle antiche tradizioni popolari. Capita, pero', che per motivi consumistici, sovente si preferisce dare rilievo all aspetto spettacolare delle rievocazioni storiche, senza approfondirne l autentico significato e valore culturale e antropologico.
Meritano attenzione la Passione Vivente di Capistrello nell aquilano e quella di Gessopalena in provincia di Chieti (che si svolge ogni due anni; prossima rappresentazione mercoledì santo del 2000).
Quest ultima, di antica origine, che si svolge il Mercoledì Santo, e' incentrata su personaggi protagonisti di liturgie penitenziali, sicuramente sopravviventi al doloroso cerimoniale delle medievali Compagnie dei Flagellanti. La drammatica rappresentazione che si conclude con la Crocifissione e con il compianto delle Marie, richiama la devozione di folle di fedeli e la curiosita' di turisti per la sua singolarita' suggestiva e icastica.
Assai comune e' la Processione del Cristo Morto che si svolge la sera del Venerdì Santo nelle principali citta' e in numerosi altri centri.
L apparato scenico e' dovunque quasi identico e, meglio di ogni altra celebrazione religiosa, traduce in immagini e simboli le parole della liturgia. "Vexilla Regis prodeunt" (avanzano i vessilli del Re), proclama solennemente uno degli ultimi canti della liturgia quaresimale. Ebbene, in tutte le processioni, dove piu' e dove meno, la scenografia e' caratterizzata dai simboli e dagli strumenti della Passione che precedono le statue di Gesu' giacente e dell Addolorata.
La processione del Cristo Morto che si svolge a Chieti il Venerdì Santo e' una delle piu' suggestive e famose d Abruzzo. Curata dall antica "Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti", sopravvive ininterrottamente da secoli con la stessa sacra e solenne drammaticita'.
All imbrunire, per le vie cittadine illuminate dalla fiamma di alti tripodi e dai ceri di migliaia di fedeli, avanzano, distanziati in mezzo al corteo, i Simboli della Passione, artistiche statue lignee realizzate nel 1855 (il gallo, l Angelo, la scala, le tenaglie, le lance, la borsa e la Croce appena sbozzata).
Gli appartenenti alle diverse Confraternite indossano l abito del proprio sodalizio e procedono incappucciati a passo cadenzato. Dai balconi e dalle finestre che si aprono lungo il percorso della processione pendono coperte di seta. Il Cristo Morto (opera d arte del Seicento), coperto da un preziosissimo velo bianco, giace su una bara avvolta da un drappo di velluto nero finemente ricamato in oro. E portato a spalla dagli "incappucciati" dell Arciconfraternita della Buona Morte. Segue l artistica e molto espressiva statua dell Addolorata, con abito di seta nera ricamato a fili d oro.
Un fremito di commozione vibra nella inespressa intimita' dell anima di ognuno al canto grave e solenne del "Miserere", composto dal Maestro teatino Saverio Selecchy (vissuto tra il XVIII e il XIX sec.). "Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam".
E una struggente melodia cantata soltanto da centinaia di voci maschili e sorretta dal suono di centocinquanta violini. La potenza corale e la dolcezza melodica creano un atmosfera di profonda mestizia, capace – come disse D Annunzio – di far scaturire "una fontana di lacrime".
A Teramo nelle ore mattutine del Venerdì Santo si svolge la tradizionale processione della "Desolata", la cui origine si fa risalire al 1260. E' la devota rappresentazione paraliturgica della Madre che va alla ricerca angosciosa del figlio condannato a morte. La processione si avvia con la sola statua dell Addolorata per un giro delle "sette chiese". Inizia da quella di Sant Agostino e termina all Annunziata dove trova il Cristo Morto giacente su un artistica bara. E una commovente manifestazione di religiosita' popolare, con gli uomini che indossano la tunica nera e recano la croce, mentre le donne velate e in gramaglie trasportano la statua della Madonna.
Nella processione serale del Cristo Morto sono presenti molti Simboli di Passione, sia statuari che viventi. Quelli statuari, oltre al Cristo Morto e all Addolorata, rappresentano la Fede, il Calvario, la Corona l Angelo, la Colonna, la Croce e S. Michele; quelli viventi sono: La Veronica e la Maddalena, sette Addoloratine che raffigurano le "sette spade" della Madonna; un gruppo numeroso di Pie Donne e di "Cantarine" che intonano i canti popolari, detti "lamentele".
Anche a Lanciano la Processione del Cristo Morto si svolge in due tempi. Alcune caratteristiche mostrano la sopravvivenza di elementi scenografici tipici della drammaturgia sacra medievale.
La sera del Giovedì Santo inizia una processione notturna che sosta nelle chiese in cui sono stati allestiti i sepolcri. Vi partecipano incappucciati e vestiti con la tunica nera, su cui spicca il collare d oro, i confratelli dell Arciconfraternita della Morte e Orazione.
Nella processione serale del Venerdì Santo, come altrove, compaiono i Simboli o "Misteri", e non mancano i canti corali, le marce funebri e il Miserere. La statua del Cristo Morto, che secondo una leggenda e' stata scolpita da una monaca clarissa durante una visione mistica, viene portata a spalla da dodici confratelli dell Oratorio di S. Filippo Neri, incappucciati e inguantati. Ma di rilevante singolarita' e' la figura del Cireneo, tradizionalmente impersonato da un membro dell Arciconfraternita, il cui nome e' noto solo al priore, il quale incappucciato e a piedi scalzi porta a spalla per tutto il percorso una grande e pesante croce di legno.
Dopo una lunga interruzione, nel 1954 e' stata ripristinata a L Aquila, ma con linguaggio artistico contemporaneo, cui ha contribuito anche il pittore Remo Brindisi, l antica tradizione della Processione di Cristo Morto. La scenografia e' resa grandiosa da centinaia di personaggi in costume che sfilano con i simulacri, i trofei, le statue, le torce e i lampioni, mentre il canto del Miserere eseguito da un gruppo corale accompagnato da un orchestra di archi dona una drammatica solennita' alla Sacra Rievocazione.
In provincia di Pescara meritano di essere ricordate la processione di Moscufo per il pregio e la quantita' dei gruppi statuari, conservati nell apposita chiesa della Pieta', e soprattutto, quella di Penne, istituita nel 1570, che, oltre ad esibire una preziosa coperta ricamata del 1860, sulla quale giace il Cristo Morto, si caratterizza sia per i simboli tradizionali, riuniti in corpo unico detto "Statua della Passione", sia per il tamburo, in uso in tutta la zona vestina, detto "Lu tamorre scurdate", perche' privo della corda vibrante. Al calar del sole il corteo, preceduto dal suonatore del tamburo, avanza, lineare e composto, con passo scandito dal ritmo dei battiti lenti e sordi, che creano un atmosfera di lutto. Odori d incenso, canti corali e preghiere che si diffondono per le antiche pittoresche vie cittadine, illuminate dai ceri dei fedeli, conferiscono solennita' al sacro rito.
A Villa Badessa, una frazione del comune di Rosciano, nel pescarese, vi e' insediata, dalla prima meta' del XVIII secolo, una piccola colonia italo-albanese. Ancora oggi gli albanesi di Villa Badessa conservano incorrotto il loro idioma e continuano a seguire la liturgia di rito greco-bizantino. Nei riti e nelle processioni della Settimana Santa, non compaiono statue e altri simboli ricorrenti nelle celebrazioni cattoliche, ma sono presenti antiche icone. Le cerimonie hanno inizio con gli "enkomia", il pianto delle donne durante la veglia notturna sulla icona della deposizione di Cristo. Nelle ore antelucane della domenica di Pasqua, il papas, che reca l icona della Resurrezione, esce in processione fuori della chiesa, seguito dai fedeli che illuminano con candele le ultime ore della notte. In grande silenzio, tutti insieme si volgono verso oriente in attesa dell alba. Al sorgere del sole il papas canta il primo verso del Vangelo secondo Giovanni e, intonando canti di gioia, rientra in corteo nella piccola chiesa.
Sulmona, l antica capitale dei Peligni, da' vita, durante la Settimana Santa e nel giorno di Pasqua, a sacre celebrazioni che rappresentano con coinvolgente impatto emotivo il dramma della morte e la gioia della resurrezione.
I costumi indossati dalle Confraternite della Trinita' e di Santa Maria di Loreto, i portatori di lampioni che procedono con passo strisciante, i cantori del Miserere che invece avanzano gomito a gomito con andatura oscillante lateralmente ("la ‘nnazzecarelle") e tutto lo spettacolare apparato coreografico, conferiscono al rituale drammatico della processione del Cristo Morto una solenne grandiosita'.
Ma la rappresentazione piu' importante per i sulmonesi e per i forestieri che vi assistono numerosi, e' quella nota come "La Madonna che corre in piazza", che si svolge la domenica di Pasqua.
Dall antica chiesa medievale di Santa Maria della Tomba esce la processione con le statue di Cristo risorto, di S. Giovanni e di S. Pietro, portate dai confratelli del sodalizio della Madonna di Loreto, che indossano il caratteristico mantello verde su tunica bianca.
La statua del Cristo Risorto si ferma sotto l arco centrale dell antico acquedotto, al limite della bella e luminosa piazza Garibaldi. Le statue di S. Giovanni e di S. Pietro proseguono lentamente e, separatamente, si dirigono verso la chiesa di S. Filippo Neri, dove si trova chiusa la statua della Madonna vestita a lutto, straziata dal dolore per la perdita del Figlio diletto. Prima l uno, poi l altro, i due Santi bussano per annunciare alla Madonna che Cristo e' risorto. Il portale non si apre. Al terzo tentativo fatto da S. Giovanni, la porta si apre ed appare la Madre vestita di nero che stringe un fazzoletto bianco nella mano destra. Esitante e quasi incredula, come chi teme di andare incontro ad una delusione, si avvia piano piano, seguita dalle altre due statue, lungo la piazza. A circa meta' percorso, i portatori sollevano la statua della Madonna, a significare il tentativo di chi si protende sulla punta dei piedi per meglio vedere. Ormai convinta di aver visto il Figlio risorto, si lancia verso di Lui in una corsa frenetica, lascia cadere il mantello nero e il fazzoletto bianco, per subito apparire splendidamente vestita di verde, mentre nella mano destra ora regge una rosa rossa. Allo stesso istante da sotto il piedistallo si alzano in volo dodici colombi bianchi. Le campane suonano a festa e intanto si ricompone il corteo con in testa le statue del Redentore e della Madonna appaiate, seguite da quelle di S. Giovanni e di S. Pietro.
La figura della Madre, in abito verde che corre gioiosa verso il Figlio trionfante sulla morte, e' senza dubbio una evidente allegoria della "Speranza". Non e' azzardato il paragone con la famosa e celebre statua della "Macarena", la Nostra Signora della Speranza, che si venera a Siviglia, dove tra una folla di penitenti, sfila durante la Settimana Santa, vissuta, anche lì, con grande fervore e devota animazione.
Meno celebri, ma non meno suggestive per religiosita' e per carica emotiva, sono le sacre rappresentazioni dell incontro della Madonna con il Figlio risorto, che si svolgono a Lanciano, nel chietino, e a Corropoli, in provincia di Teramo, rispettivamente nel giorno di Pasqua e nel martedì di Pasqua.
"Il Bongiorno" e' un antica tradizione non religiosa in uso nel paese di Pianella, in provincia di Pescara. E' una usanza che trae origine dall "omaggio", che i signorotti Longobardi pretendevano dai propri vassalli.
Per tutta la giornata di Pasqua e durante la notte che precede il Lunedì dell Angelo, un allegra brigata di cantori accompagnati da suonatori di trombe, tamburi e piatti, gira per le vie del paese, portando il saluto del "Buongiorno" sotto le finestre dei cittadini a cominciare da quelli piu' importanti, come il sindaco e altre autorita'. I canti, che sono spesso improvvisati ed adatti al personaggio a cui e' rivolto il saluto, possono essere elogiativi e bene auguranti, ma anche scherzosi e ironici, comunque tutti accettano le burle con molta disinvoltura, anzi sono lieti di offrire dolci e bevande. Nelle ultime edizioni, con i cantori e i suonatori in costume medievale, la manifestazione viene proposta come momento di rievocazione storica ed e' considerata a buon diritto un autentica espressione di cultura popolare."

Liolà
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Messaggioda Liolà » 19 marzo 2007, 0:06

Qui invece siamo in Calabria con il rito dei Vattienti.

"Tra tutte le cerimonie religiose che si svolgono in Italia per celebrare la settimana Santa, un posto a parte merita sicuramente la processione dell'Addolorata che si svolge il Sabato Santo a Nocera Terinese in provincia di Catanzaro e che é strettamente collegata al rito dei "Vattienti" (la cui traduzione grossolana significa "Battenti" ossia flagellanti).
La popolazione di Nocera prova una grandissima devozione per un gruppo ligneo rappresentante l'Addolorata, cioé la Madonna piangente accanto a Cristo Morto; la tradizione vuole che questa statua sia stata scolpita in un tronco di pero selvatico da un pastore, il quale perse poi la vista immediatamente affinché non potesse riprodurre un simile capolavoro.
Nella giornata che precede la Pasqua la statua dell'Addolorata viene portata in processione da portantini attraverso il paese, seguita da un gran corteo di fedeli ed accompagnata da musiche e canti che evocano un'atmosfera fortemente suggestiva; contemporaneamente si svolge il rito dei "Vattienti" che offre una sua complessa tematica e che si compie quindi, al raggiungimento da parte dei Vattienti della statua della Pietà  portata in processione.
Il rito, dotato di una sua cruda e per noi inesplicabile logicità , prevede l'autoflagellazione da parte dei penitenti fino all' emissione, vissuta come momento supremo e catartico, di grandi quantità  di sangue.
C'é chi ci vede un richiamo a riti antichi sacrificali risalenti a prima del Cristianesimo, chi invece vede un più stretto richiamo all' estremo sacrificio di Cristo in croce, chi vede una chiara evocazione di pratiche (si pensi ai flagellanti) di origine medievale ed infine chi invece scorge uno stupido esibizionismo ed una pratica inutilmente barbara, tanto che più volte questa manifestazione ha suscitato polemiche, sdegno e persino interrogazioni parlamentari.
Resta comunque il fascino, se vogliamo primitivo ed anche un tantino macabro, di una cerimonia a modo suo assolutamente mistica, in cui la sofferenza é fin troppo reale e vissuta in prima persona.
Andiamo quindi per ordine e vediamo quali sono le tre figure sulle quali si incentra principalmente il rito.
Chi é il Vattiente e, soprattutto, cosa spinge una persona ad infliggersi un supplizio così crudele? Spesso si tratta di antiche tradizioni familiari e chi partecipa se ne fa quasi un punto d'onore: il Vattiente con il suo Sacrificio espia i propri peccati ed ottiene protezione per sé e per le persone che più gli stanno a cuore; é probabile che partecipi anche chi, spinto da un antico bisogno, sente effettivamente di avere delle colpe da farsi perdonare ... sta di fatto che il Vattiente é tenuto in grande considerazione e la sua "preparazione" é quasi un rito nel rito e si svolge in privato, all'interno delle case dei prescelti o nei loro scantinati.
Il momento della vestizione é forse il momento più atteso dal Vattiente; viene preparato un grande calderone in cui vien fatto bollire un infuso di rosmarino ed intanto il Vattiente "indossa" pantaloncini scuri ben aderenti che lasciano scoperti coscie e polpacci e si pone sul capo una corona di spine (qui il richiamo al Cristo crocefisso é sin troppo evidente).
Con l'infuso di rosmarino caldo il Vattiente esercita un energico massaggio dei propri polpacci: questo trattamento revulsivante consente un rapido richiamo del sangue nei capillari più superficiali della gamba.
A questo punto il Vattiente si percuote ripetutamente con la "rosa".
Probabilmente in passato veniva usata una rosa o mazzi di rose reali e questo introduceva un'interessante simbologia ed un contrasto tra la purezza e la dolcezza del fiore ed il crudo rito che ci si accingeva a compiere. Oggi la rosa é sostituita da un disco di sughero che il Vattiente usa come una spazzola, percuotendosi ripetutamente il polpaccio. Il Vattiente scende quindi in strada ed inizia a percorrere un suo itinerario (sarà  diverso per i vari Vattienti);quando i polpacci sono diventati ormai iperemici il penitente inizia a battersi con il "cardo" ,che é un disco di sughero sul quale sono state apposte ben tredici schegge di vetro dette "lanze".
Il gemizio di sangue iniziale in breve si tramuta in una vera e propria impressionante ed imponente emorragia.
Come abbiamo specificato il Vattiente non é solo; generalmente a lui si accompagnano due figure ben distinte: l'"Acciomu" (storpiatura dialettale di "Ecce Homo") e l'"amico".
L'Acciomu é impersonificato da un bimbo legato al Vattiente da un pezzo di corda; spesso il bimbo é un parente del Vattiente ed indossa un mantello rosso presentandosi con i piedi scalzi ed il petto nudo.
Come dice il nome stesso che rievoca la frase di Pilato, il bimbo rappresenta l'immagine del Cristo offerto alla folla.
L'amico del Vattiente reca invece con sé un'ampolla che contiene aceto e vino mescolati, con il quale egli deterge periodicamente le ferite: questa operazione ha il duplice effetto di costituire una seppur rudimentale disinfezione e di evitare la formazione di coaguli, che da un lato creerebbero un dolore insopportabile al Vattiente trasformandosi in "croste" e dall'altro diminuirebbero l' "effetto scenico" (!) dell' emissione del sangue.
L'acre odore del sangue commisto al vino ed all'aceto si spande nel Paese, unendosi ai lamenti ed alle grida ed alle nenie che accompagnano la processione.
Già , perché il "cammino" di ogni Vattiente termina quando questi incontra la Statua dell'Addolorata e quivi si prostra in adorazione: la sua missione può considerarsi finalmente terminata ed egli può infine far ritorno alla sua casa. "

Bendir
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Messaggioda Bendir » 25 marzo 2007, 17:29

"Piangi,piangi Maria
povera donna
ca lu tuo figliu é andatu alla condanna

Nu lu spettare chiui
ca nun ci torna
é andato a presentarsi
a casa d' Anna

Chiangendu se partia
la Madonna
vedere se lu trova
a qualche vanna

E lu truvau legatu
a na culonna
ncoronatu de spine
e funi a ncanna

Tre parole ni disse
la Madonna
fiju nu te canusce
la tua mamma

Giacché che sei venuta
o Madre mia
va prea quelli mesci
pe cortesia

O mesci o mesci
che arte voi farete
li chiovi allu tou
figlio noi faremo



...................

(riferito ai chiodi della croce...)
"Facitili gentili e mpizzutati
ca hannu trasire a carni
immacolati


rispose lu giudeu
de sotta terra
facitili cchiù longhi
e spizzutati

Facitili cchiù longhi
e spizzutati
ca hannu trasire a carni
scellerati

Scuriu la bissu
scuriu la terra
cusì scuriu Maria
quant'era bella

Scuriu la terra
scuriu lu bissu
Gesù Cristu lu miseru
an' Crocefissu

Questa é quella che conosco io e penso che sia completa.

Liolà
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Messaggioda Liolà » 25 marzo 2007, 18:35

Grazie Bendir, era proprio il testo di cui parlavo.
Ho trovato un'altro rito interessante nella città  di Garessio,in provincia di Cuneo,legato alle rappresentazioni della Passione.

IL MORTORIO

Il Mortorio é la rievocazione della deposizione del corpo di Cristo dalla Croce. In esso agiscono, quali "dramatis personae", i personaggi che vissero il terribile evento: Maria, la Maddalena, Maria Cleofe e Maria Veronica, rammentata nei soli Vangeli apocrifi, Giovanni Evangelista, Giuseppe d'Arimatea, il Centurione e i soldati romani del seguito. Fanno corona alla "Sacra Scena" l'Arcangelo Raffaele che recita il prologo e l'Arcangelo Michele, l'Angelo della Tromba, dalla modulazione del canto tutta speciale, l'Angelo della Sindone, del Sepolcro, della Madonna, della Palma, della Croce, il piccolo Angelo Consolatore, altri Angeli e numerosi Angioletti.

La scena della "Deposizione del corpo di Cristo dalla Croce" (foto) é preceduta - resto probabile, come si é autorevolmente affermato, di uno spettacolo propiziatorio più antico, dell'età  saracena - dalla sfilata degli "Angeli dei Misteri". Questi, recando ognuno il simbolo degli strumenti della Passione, lo illustrano agli spettatori nel tono di una antica melopea, per loro edificazione spirituale.

In luogo delle "ottave" penitenziali del Miserere, non più recate in scena nelle edizioni post-belliche, si sono aggiunti i seguenti "quadri iniziali" su testo desunto dai Vangeli: "L'ultima cena", "L'agonia nell'Orto dei Gethzemani", "Il rinnegamento di Pietro", "Il processo nel pretorio di Pilato". A questi tiene dietro il monologo di Giuda, pur questa aggiunta recente, di rara potenza drammatica.

Dopo la recita del Venerdì Santo si snoda la Processione per le strade del vecchio Borgo. Vi partecipano gli interpreti: Pie Donne, Pifferi, Soldati Romani a piedi e a cavallo, Turba Ebraica, "Lacrimose" che piangono la morte del Redentore con lo "Stabat Mater" di Iacopone da Todi. Non intervengono, per ovvie ragioni, l'interprete del Cristo e i personaggi che si collocano storicamente in antitesi, cioé Pilato e Giuda. La Processione funebre del Venerdì Santo - il "Mortorio" come si disse in origine in Sardegna e in Piemonte, nel Lazio e in Calabria, estendendo poi la denominazione a tutta la Lauda - é esplicita rievocazione storica della sepoltura del Messia ripudiato. Al centro di essa é la Bara con il "Corpo di Gesù Cristo".

Il Sabato Santo a sera, nella Chiesa Parrocchiale del Borgo, si celebra la Messa del Gloria che la liturgia prevede. A questa partecipano tutti gli interpreti della Sacra Rappresentazione. Poi - in omaggio a una più tarda tradizione del primo '700 - si svolge, con tutti gli interpreti, la processione "della gioia" o "della Risurrezione" attraverso i tre Borghi di Garessio. In essa, oltre alla melopea degli Angeli, risuonano antichi canti quale "O Vergine gloriosa" o, come altra volta, "Aurora coelum purpurà " e "Non più pianto nà© tristezza".


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