ricerca testo [la cena della zita: informazioni e varianti]

strazzapercall
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Messaggioda strazzapercall » 26 dicembre 2005, 11:32

grande valerio,
ed io un tempo pensavo che fosse tradizionale barese!!
pian piano scopro che é conosciuta in tutta italia!

raheli
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Messaggioda raheli » 26 dicembre 2005, 14:06

Valerio,
meno male che ci sei tu.
Ciao e auguri

Giorgio
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Messaggioda Giorgio » 26 dicembre 2005, 14:29

Questo é il testo raccolto da Grazia De Marchi a Fumane, [b:49e98ba195]in provincia di Verona[/b:49e98ba195].


[i:49e98ba195]Coss'ala magnà  la sposa la prima sera?
Meso pissonsin, meso pissonsin

Coss'ala magnà  la sposa le do sere?
Due tortorin,
meso pissonsin, meso pissonsin

...

Coss'ala magnà  la sposa le ondese sere?
Ondese forni de bon pan da no durarghe n'ora in man,
diese vache vesentine,
nove gali cantadori,
oto cavroni scorteghé,
sete anguile ben salé,
sié porchi ben pesté,
sinque sfoi de paparele,
quatro anare magrele,
tre colombe e 'na violà ,
due tortorin,
meso pissonsin, meso pissonsin.

Cos'ala beù la sposa le dodese sere?
Dodese bote de bon vin da bagnarse el coresin,
ondese forni de bon pan da no durarghe n'ora in man,
diese vache vesentine,
nove gali cantadori,
oto cavroni scorteghé,
sete anguile ben salé,
sié porchi ben pesté,
sinque sfoi de paparele,
quatro anare magrele,
tre colombe e 'na violà ,
due tortorin,
meso pissonsin, meso pissonsin.[/i:49e98ba195]
Ultima modifica di Giorgio il 26 dicembre 2005, 17:12, modificato 1 volta in totale.

Giorgio
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Messaggioda Giorgio » 26 dicembre 2005, 14:53

Copio e incollo dal sito dell'Associazione La Cantarana il testo e le note della versione della cena della sposa contenuta nel lavoro TIN TUN TENO, del 1989, con registrazioni dal vivo di cantori e suonatori delle Valli Chisone e Germanasca ([b:a3c8d2e1f4]PIEMONTE[/b:a3c8d2e1f4]).

Cantori di Pinasca – Fraz. Dubbione: Riccardo Blanc (n. 1924), Sigfrido Galliano (n. 1915),
Sergio Gilli (n. 1937), Querino Ughetto (n. 1930), Enrico Vinà§on (n. 1934) - reg. marzo 1986


[i:a3c8d2e1f4]Cosa l à  mangià  la spusa
la prima séira ‘d so matrimòni
un bocconcin d arrosto ‘na galavà«rna

Cosa l à  mangià  la spusa
secunda séira ‘d so matrimòni
dui tumin che na van nodando
e un bocconcin d arrosto ‘na galavà«rna

...

Cosa l à  mangià  la spusa
la nona séira ‘d so matrimòni
nove metri di salsiccia proprio di quella barriera Nizza
otto piatti di maccheroni proprio di quelli veri e buoni
setti sacchi di farina ne faremo ‘na polentina
sei bottiglie di barbera proprio di quella nera nera
cinque micchette cotte al forno molle dentro e rosse attorno
quat galét a la reticà¼
tre cuneghin che na van frittando
dui tumin che na van nodando
e un bocconcin d arrosto ‘na galavà«rna

Cosa l à  mangià  la spusa
la decima séira ‘d so matrimòni
dieci metri di salame proprio di quello a carne umana
nove metri di salsiccia proprio di quella barriera Nizza
otto piatti di maccheroni proprio di quelli veri e buoni
setti sacchi di farina ne faremo ‘na polentina
sei bottiglie di barbera proprio di quella nera nera
cinque micchette cotte al forno molle dentro e rosse attorno
quat galét a la reticà¼
tre cuneghin che na van frittando
dui tumin che na van nodando
e un bocconcin d arrosto e ‘n babi séch[/i:a3c8d2e1f4]


Questo, come "L albero piantato là  in mezzo ai prà  ", é un canto di tipo cumulativo, fondato però su una progressione numerica. Canti di questo genere, definiti più propriamente enumerativi, sono ben presenti nella tradizione orale, e vanno dalla filastrocca per bambini, dove predomina l elemento didattico, dato dal semplice conto alla rovescia a partire da un numero sempre più alto, a un brano ben più complesso, noto in Piemonte come "La là¼na e ‘l sul" (v. Vigliermo, 1974, p.211), dove al dato numerico si associa una simbologia religiosa carica di significati (le cinque piaghe, i quattro evangelisti, i tre re magi, ecc.). Ne "La cena della sposa" il tono é dichiaratamente grottesco e la sposina che si accontentava la prima sera di un "bocconcin d arrosto", diventa col passare dei giorni sempre più insaziabile.
Certamente, in una cultura contadina caratterizzata da una dieta alimentare particolarmente povera, un canto di questo genere non poteva non fare presa, e per certi versi lo si può interpretare come una proiezione delle fantasie prodotte dalla carenza di cibo. D altra parte, Pianta (in "Milano e il suo territorio" , vol. 2, p. 315) osserva che questo canto contiene varie allusioni sessuali, anche se non sempre avvertibili nel testo, per cui l appetito dimostrato dalla sposa probabilmente non é solo di natura alimentare.
Il canto é di origine antica: Pratella (vol. 1, p. 235) ne documenta la presenza già  alla fine del XV secolo. In Italia Settentrionale ne esistono varie versioni venete e lombarde (per quelle venete v. "Canti polari vicentini", pp. 123-9 e sul disco del Canzoniere Popolare Veneto, per quelle lombarde v. oltre), mentre in Piemonte appare poco conosciuto, e l unica lezione a noi nota é quella raccolta nelle Langhe da Cappelletti e altri (p. 152), che peraltro non ha niente a che vedere con quella registrata in Val Chisone.
I cantori di Dubbione l hanno appresa in gioventù dagli anziani del paese, e vi hanno apportato con l uso alcune lievi modifiche, come la "galavà«rna" (salamandra) del verso finale, che era in origine una pernice, o il "babi séch" (rospo secco), un aggiunta per concludere in bellezza la lista delle vivande.
È però probabile che il canto sia di origine lombarda, perchà© é evidente, specie nella parte iniziale, l analogia con la versione raccolta in provincia di Milano, non lontano dal novarese, da Piero Hertel (in "Milano e il suo territorio", vol. 2, p. 384). Un altra lezione milanese simile a questa, ma meno completa, tratta da un disco da bancarella, é contenuta in altra parte del volume citato (pp. 147-9).
Si riporta quindi integralmente la strofa conclusiva del [b:a3c8d2e1f4]CANTO LOMBARDO[/b:a3c8d2e1f4], che riepiloga la successione numerica:

[i:a3c8d2e1f4]Cus é che l à  mangià  la spusa la decima sera
dés chicar de café pròpi quél dal chéréchéché
nà¶v marmit d insalada pròpi quéla de quéla mata
vòt michét còt in dal fùrna mòl in mà©s e crusta inturna
sét fitòn da salà m cr༠pròpi quél dal cà¼rà¼cà¼cà¼
sà¤s nà¼mai a d༠a dà¼
cinch galét cun ròt al cà¼
quatr uchét che van ocando
tri pisit che van pisando
d༠à¼sìlìt che van volando
e un bucunìn di ròst e una pernice

Traduzione
Cosa ha mangiato la sposa la decima sera / dieci tazze di caffé / proprio quello del cherecheché / nove marmitte di insalata / proprio quella di quella matta / otto micchette cotte nel forno / la mollica in mezzo e la crosta intorno / sette belle fette di salame crudo / proprio quello del curucucù / sei maiali a due a due / cinquegalletti con rotto il culo / quattro ochette che vanno ocando / tre pesciolini che van pisciando / due uccellini che van volando / e un bocconcino di arrosto e una pernice.[/i:a3c8d2e1f4]

Si nota in primo luogo che l ultimo verso é praticamente uguale a cantato in origine a Dubbione, dove poi la pernice, come si é detto, fu sostituita dalla "galavà«rna", mentre quelli precedenti hanno la medesima costruzione verbale, che nella versione lombarda sviluppa una divertente allitterazione (uchét – ocando, pisit – pisando), mentre da noi c é a prima vista un riferimento alla preparazione del cibo: i tomini (un formaggio tipico delle colline pinerolesi) "che na van nodando" sono forse sott olio o conditi con una salsa piccante com é usanza, e i "cuneghin (cotechini ?) che na van frittando" possono essere dei salamini che friggono cotti su una pietra (losa) riscaldata. I quattro galletti "a la reticà¼", un espressione che non é chiara nemmeno ai cantori, é quasi certamente la forma corrotta del lombardo "galét cun ròt al cà¼" (galletti con rotto il culo). Negli altri versi i due testi si differenziano, pur conservando significativi punti in comune (le "micchette cotte al forno" e il ripetuto "pròpi quél"). Va rilevato ancora che le cibarie citate nella nostra versione sono di
diffusione tipicamente locale (oltre agli esempi di cui sopra, la barbera, la farina di granoturco, gli insaccati), e che il riferimento alla "barriera Nizza", un rione di Torino, sembra quasi essere stato assunto dal canto strada facendo.
Ultima modifica di Giorgio il 26 dicembre 2005, 16:56, modificato 1 volta in totale.

Giorgio
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Messaggioda Giorgio » 26 dicembre 2005, 15:27

Interessante anche leggere le note che introducono la [b:2f28d66f07]VERSIONE MARCHIGIANA[/b:2f28d66f07] del gruppo di canto popolare La Macina, registrata nel 1981 nell'LP "vene il sabado e vene il venere..."

"[LA CENA DELLA SPOSA é una] canzone cumulativa arcaica, largamente diffusa in Italia, conosciuta anche in Francia. Già  nota verso la metà  dei Quattrocento, fu messa in musica dal fiammingo Jacon Obrecht (?1430-1502), forse intorno al 1480. Come spesso succede nei canti iterativi, cumulativi, dove più che la trama é importante il gioco mnemonico, la numerazione di una serie di cose, di oggetti (in questo caso dei cibi della sposa), il linguaggio presenta delle cristallizzazioni lessicali di difficile interpretazione (es. palombe 'ndiavulade nel testo), delle parole che non corrispondono al dialetto locale, sconosciute persino agli stessi informatori."


[i:2f28d66f07]Cosà  mangiò la sposa e sulla prima sera?
El mezzo picciuncì, el mezzo picciuncì.

Cosà  mangiò la sposa e sulle due sere?
Due tortulì
el mezzo picciuncì, el mezzo picciuncì.

...

Cosà  mangiò la sposa sullé doddici sere?
Doddici scattole de confetti ppe' mandà  la sposa a lletto
'ndici castradi marchegiani
dieci bovi perugini
nove porci ammazzadori
otto galli cantatori
sette 'nguille ben pelade
sei sanguenì'
cinque sfoglie al marinare
quattro annetrì'
tre palombe ndiavulade
due tortulì
el mezzo picciuncì, el mezzo picciuncì.

Cosà  mangiò la sposa sullé treddici sere?
'na pagnotta e 'na cipolla non se trova mai sadolla
a mmezzanotte sà  svegliò sà  svegliò con grà ' 'ppedido
sà  magnò 'ncorà  'l marido.[/i:2f28d66f07]
Ultima modifica di Giorgio il 26 dicembre 2005, 17:23, modificato 1 volta in totale.

Robytamburello
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Messaggioda Robytamburello » 26 dicembre 2005, 16:00

E cce bbe, quantu mangia la zita

secundo
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Messaggioda secundo » 26 dicembre 2005, 16:48

Ca propria, scia propria morta ti fame!
comunque divertente e interessante. Ciao

Giorgio
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Messaggioda Giorgio » 26 dicembre 2005, 17:05

per chi fosse interessato infine qualche riferimento bibliografico segnalato da Roberto Leydi (in Canti popolari vicentini / raccolti con le musiche da Vere Paiola ; ordinati e annotati da Roberto Leydi ; presentazione di Neri Pozza - Vicenza - 1981):


D. ARBAUD, [i:6fbb813016]Chants populaires de la Provence[/i:6fbb813016], vol. 2, Aix, 1864
F. CORAZZINI, [i:6fbb813016]I componimenti minori della letteratura popolare italiana[/i:6fbb813016], Benevento, 1877 (p. 378, una lezione di Benevento e di Apice)
A. MONTEL e L. LAMBERT, [i:6fbb813016]Chants populaires de Longuedoc[/i:6fbb813016]. Paris, 1880
E. ROLLAND, [i:6fbb813016]Recueil de chansons populaires[/i:6fbb813016], vol. 1, Paris, 1883
G. GIANNINI, [i:6fbb813016]Canti popolari della montagna lucchese[/i:6fbb813016], Firenze-Roma, 1889 (p. 31, una lezione di Lucignana)
M. BARBI, [i:6fbb813016]La cena della sposa. Canzone popolare di Pistoia pubblicata per le nozze Paoletti-Vivaldi[/i:6fbb813016], Firenze, 1932 (una lezione pistioiese, con musica)
F.B. PRATELLA, [i:6fbb813016]Primo documentario per la storia dell'etnofonia in Italia[/i:6fbb813016], vol. 2, Udine, 1941 (vol 1, p. 235, una lezione di Alfonsine, con musica / vol 2, p. 315, una lezione di Pistoia, con musica)
R. LEYDI (a cura di), [i:6fbb813016]Cultura tradizionale in Lombardia: 1. Bergamo e il suo territorio[/i:6fbb813016]. Milano, 1974

Francesco Balilla Pratella scrive nell'opera qui sopra indicata che questo motivo popolare lo si trova anche nei codici N. 95 e 96 di Cortona, del 1520 circa.

davidefrak
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Messaggioda davidefrak » 26 dicembre 2005, 18:28

Da notare che anche a distanza di pochi km il testo cambia. Quello toscano scritto da Valerio tratto dal cd Acqua Foco Vento di Riccardo Tesi, viene dalla montagna pistoiese. Nel testo si può notare un menù leggermente diverso rispetto a quello tratto dal cd "Quando il merlo canta" dei Tuscae Gentes ricercata nella val di Bisenzio. Allego il testo appena ho voglia di ricopiarlo.
Ovviamente si parla di Toscana.
ciao
davide
e con la zappa e lo zappone
e lo zaino sul groppone
giovani e vecchi tutti armati
e noi si sembra tanti soldati

raheli
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Messaggioda raheli » 27 dicembre 2005, 10:36

Info per gli utenti di pizzicata.
Il Salento di Giovanna Marini, edizioni aramiré 2004, in cui é contenuto "La zita" (il cui testo é stato ripreso dalla NDT dell'anno scorso e di quest'anno facendolo cantare a Claudio Prima, con una melodia ed un arrangiamento sui generis), Il Salento di Giovanna Marini, dicevo, é attualmente distribuito da Felmay, strada Roncaglia, 16 - 15040 San Germano (AL).

orders@felmay.it
www.felmay.it

Il Salento di Giovanna Marini si può acquistare anche su
www.aramire.it
ed é distribuito in libreria nel Salento.

montar
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Messaggioda montar » 27 dicembre 2005, 13:52

Cari ragazzi mi fate venire la pelle d'oca.
Non posso resistere alla tentazione, devo farvi i complimenti, sinceri complimenti.

Che ne dite se diamo una svolta?

Fatta l'analisi verticale: origini, luoghi ,riporto di testo, libri consigliati etc.
Suggerisco di fare un'analisi trasversale,
cioé di come la filastrocca si plasma nel luogo. Altrimenti non aggiungiamo nulla
e rimaniamo generici (Riferimento scherzoso alla celebre frase di Goethe).
Premetto che queste cose non le ho lette da nessuna parte.

Inizio io con la versione campana (ovviamente) della NCCP,
spero che voi continuiate con altre versioni:

1) la numerazione si riscontra in diversi altri canti ed in diverse forme
es. Alli uno alli uno... oppure 1234 5678, e 1234 - 5678 etc.
oppure 12345 poi molto lento (ammosciato) 678, ritmo legato ad attenuare
la fatica del lavoro ripetitivo ... come ad esempio la costruzione dei tetti a terriccio.
C'e' da osservare che le filastrocche con la numerazione sono "cumulative" così anche quelle
del tipo alla "fiera dell'est" o "Aramiré Aramiré alla fiera ..." in cui ad ogni giro, anche in questo caso si somma qualcosa (senza essere enumerative).


Il primo termine saliente, a mio avviso, é "Columbrina" cioé donna frivola, che deriva da Colombina, nota maschera di commedia dell'arte, moglie di pulcinella, più plasmata di così he he he... chiaro riferimento ache di tipo giullaresco, come qualcuno a messo in evidenza.

poi come già  notatato il picciungino tipico dei castelli e borghi medioevali che in questo caso potrebbe assumere anche valenza sessuale (come sopra riportato), aggiungo che in alcuni
dialetti campani e lucani il termine "u piccione" é ancora in uso, altroché se in uso...
un po' come il termine "pizza". Non oso immaginare i lucani cosa pensavano quando usci'
la canzone "E tu vulivi a pizza" he he he.

Poi vorrei sottolineare l'esclamazione "e bà "
questa esclamazione si riscontra pari pari nelle più celebri tammurriate, anche con l'aggiunta di "e bì"
es.

E bì e ba e jamme ja o piglio qua o votto là , pazziamme pazzià  ...
E bi e ba e jamme ja o piglio 'mmano o votto 'nterra ...


ce ne sono altri interessantissimi, come é "bintun'ora" ...tempo libero permettendo.


Ancora auguri e... buon raduno visto che tra poche ore dovrebbe iniziare.

Carlo, suggerisco al prossimo di mettere una o più webcam,
cosi tutti gli utenti del forum potranno assitire in diretta,
scherzo ... meglio dal vivo.

device78
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Messaggioda device78 » 3 settembre 2007, 11:22

ciao,
questa canzone (versione Tony Santagata) ਠstata la colonna sonora di intere settimane estive.Sono alla ricerca "disperata" del testo. Mi sono fatto mille risate a rileggere tutte le varienti regionali.
Se qualcuno sa dove repire il testo di Santagata ne sarei grato

grazie

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Luca/
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Messaggioda Luca/ » 3 settembre 2007, 12:51

La canzone ਠmolto diffusa in tutta la campania. La versione della zona del casertano ਠpiù ripetitiva della rielaborazione proposta dalla NCCP.
Difatti si parte con "Che se magnai la zita la primma sera fa" a cui si risponde "Oje la turture chest ਠcap du piccioncà¨".Questo ਠin realtà  tutto il testo perchਠdi quì a seguire ognuno dei partecipanti a canto andrà  di strofa in strofa ad inserire u nuovo alimento.La difficoltà  di questo gioco/canto stà  proprio in questo,perchਠvi assicuro che già  dalle "nove sere fà " diventa davvero difficile ricordare tutti gli alimenti,a volte i più astrusi,mangiati dalla zita.
La mia zona , la "Terra di Lavoro",ਠcaratteristica per i suoi canti omonimi,e dunque posso immaginare(attenzione immaginare) che qualora il brano fosse eseguito a canto di lavoro,aveva la caratteristica di coinvolgere tutti i braccianti o tutte le "Maciullatrici"(più probabile la seconda)in una conta che avrebbe fatto passare un pò di tempo,scandendo in più i ritmi di lavoro,quest'ultima cosa si evince dal fatto che ਠuna canzone che al suo apice generalmente conosce un improvviso rallentamento. Eseguita nel momento rituale,con buone probabilità  a carnevale ,per i suoi contenuti antiquaresimali, era quasi sicuramente accompagnata dalla velocissima scansione di tamburo tipica della zona nell'area a sud della città  di Caserta.Mentre nell'alto casertano (verso est) era possibile che fosse accompagnata da una scansione più vicina a quella della tarantella e con l'aggiunta di altri strumenti oltre il tamburo.

strazzapercall
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Messaggioda strazzapercall » 3 settembre 2007, 13:28

non sarà  interessante come nei vostri post,ma l'anno scorso in una "corrida"estiva delle piazze di paese ho sentito un vecchietto che la cantava,e dopo aver nominato tutto il menù che era più o meno sempre quello diceva "BBUMM ਠSCKATTATA LA ZITA" =bum ਠscoppiata la zita.
con tutto quello che aveva mangiato...

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Messaggioda Arthas » 3 settembre 2007, 16:21

Visto che questo topic ਠstato riaperto e giusto per dire la mia.... (da prendere con le dovute pinze)
Un po' di tempo fa notavo come "la zita" (in tutte le versioni dell'italica penisola) assomiglia come "schema" al canto natalizio diffuso in Gran Bretagna "tha twelve days of Christmas".
http://www.irlandando.it/speciali/natale/testo-twelve-of-christmas.asp
Il contesto e il testo della canzone inglese ma, soprattutto, la ragione per la quale ਠnata non hanno nulla a che vedere con "la zita", ma lo schema ਠpraticamente uguale: 12 giorni (nella maggior parte delle versioni di italica memoria) e le pietanze o gli oggetti che aumentano di giorno in giorno.
Secondo voi ਠun caso o c'ਠun'influenza comune?

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Messaggioda Ialma » 3 settembre 2007, 17:12

LA ZITA (versione Tony Santagata)

Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita la prima sera
Nu panare de pere galante Nu panare de pere galante Nu panare de pere galante sempre la zita alla tavola nnanze
Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita alli tre sere
E tre pesci che vanno nuotando e due lepri ben correnti,
Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita alli cinque sere
Cinque piatti di maccheroni, le brasciole e cannelloni, quatte colombe che vanno volando, con tre pesci che vanno nuotando e due lepri ben correnti,
Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita alli sette sere
Sette vacche ben cresciute, con sei pecore arrustute...
Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita alli sedici sere
Sedici chili di salsicce se li mangia secche secche,
quindici chili di vermicelli guasta la festa e lu sanarielle (?) ,
quattordici chili di insalata m ha lasciato senza fiato,
tredece chile de confette se strenge la zita e nan aspette,
dodici chili di albicocche si riempie quattro bocche,
undici chili si fichi secchi se li mangia e se li lecca,
dieci rotoli di cerase chi se l abbrazze e chi se la vase,
nove votte de vine non le bbaste na candine,
otto forme di pane nun se pote sazzià¨.

device78
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Messaggioda device78 » 4 settembre 2007, 11:46

[quote:a05db6151e="Ialma"]LA ZITA (versione Tony Santagata)

Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita la prima sera
Nu panare de pere galante Nu panare de pere galante Nu panare de pere galante sempre la zita alla tavola nnanze
Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita alli tre sere
E tre pesci che vanno nuotando e due lepri ben correnti,
Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita alli cinque sere
Cinque piatti di maccheroni, le brasciole e cannelloni, quatte colombe che vanno volando, con tre pesci che vanno nuotando e due lepri ben correnti,
Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita alli sette sere
Sette vacche ben cresciute, con sei pecore arrustute...
Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita, Che si mangiava la zita alli sedici sere
Sedici chili di salsicce se li mangia secche secche,
quindici chili di vermicelli guasta la festa e lu sanarielle (?) ,
quattordici chili di insalata m ha lasciato senza fiato,
tredece chile de confette se strenge la zita e nan aspette,
dodici chili di albicocche si riempie quattro bocche,
undici chili si fichi secchi se li mangia e se li lecca,
dieci rotoli di cerase chi se l abbrazze e chi se la vase,
nove votte de vine non le bbaste na candine,
otto forme di pane nun se pote sazzià¨.[/quote:a05db6151e]


GRAZIE!!!!!!


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