Quelli che ballano la Tarantella

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Quelli che ballano la Tarantella

Messaggioda Avvocatista » 19 aprile 2009, 20:02

Sviluppo insostenibile

Il nostro governo ha deciso di mandarci di nuovo in missione sul pianeta Terra dopo circa 60 anni di assenza.Questa volta abbiamo deciso di atterrare in una nazione chiamata Italia ed in particolare in una regione del Sud, la Lucania.

Analizzando le mappe che i nostri topografi avevano disegnato ci rendiamo subito conto che poco è cambiato negli ultimi 60 anni.
Stesse strade, stesse reti ferroviarie, assenza di aeroporti, ecc...

Una volta sbarcati ci siamo camuffati da umani, ed abbiamo incominciano i nostri giri su primitive vetture iperinquinanti e molto poco sicure.

Giunti nel primo paesello ci siamo immediatamente imbattuti in un gruppo di giovani che cantavano una truce litania:

"quanto siamo sfortunati, quanto siamo lontani dal mondo, quanto siamo poveri, quanto siamo arretrati, ..."
"beati quelli che vivono nelle grandi città, beati quelli che hanno una connessione internet veloce, beati quelli che sanno cosa fare la sera, ecc..."
"vorrei fare la velina ma non posso, vorrei fare il calciatore ma non posso, vorrei fare la ballerina ma non posso, vorrei farmi la plastica al naso ma non posso...."

I ragazzi appartenenti a questa tribù hanno in comune una cosa: nessuno conosce le risorse naturali, immateriali o materiali della propria città/paese/valle.
Spesso, inoltre, questi ragazzi e ragazze accompagnano la loro litania con abbondanti dosi di primitive sostanze stupefacenti o eccitanti (cannabis, alcol, ecc...).

Poi abbiamo incontrato giovani appartenenti ad un'altra tribù, che abbiamo subito definito "Quelli che ballano la Tarantella" (una strana danza che si effettua in quelle zone).

"Quelli che ballano la Tarantella" non conoscono affatto quella litania, ma in compenso conoscono tutto del loro paese (la storia, le tradizioni, le ricette, il dialetto, gli angoli più suggestivi, ecc...)

A questo punto gli antropologi presenti nel nostro gruppo di esplorazione - seduti al tavolino di un bar di un piccolo paesino lucano - si sono messi a dire cose strane, incomprensibili. Parlavano di "teoria delle finestre rotte", Gemeinschaft und Gesellschaft, crescita o sviluppo, ecc...

La conversazione viene interrotta da un vecchietto piccolo piccolo che dice, nel dialetto degli indigeni: "Voi non avete capito niente. I nostri giovani sono così depressi perché hanno perso la Consonanza e l'Armonia".

Consonanza? Armonia?

Consultiamo immediatamente i nostri microcomputer: Ma certo! Pitagora, Ocello Lucano, Metaponto, Montescaglioso....

Sconvolgente: questa gente cita ancora Pitagora a migliaia di anni dalla sua morte. Deve esserci un qualche meccanismo culturale che preserva le informazioni. A questo punto eravamo eccitatissimi, ma delle tesi di Pitagora avevamo solo le scarse informazioni della nostra banca dati XiXipedia.

Consultiamo allora i sistema informativo terrestre e ne traiamo che si sa ben poco del grande pensatore vissuto in Lucania e che gran parte di quello che sappiamo ci arriva da suoi discepoli o dai suoi oppositori (politici o filosofici).

Ma alcune cose le sanno con certezza, ad esempio, sappiamo è che gran parte del suo pensiero si concentra sul rapporto tra uomo e natura e sul fatto che solo attraverso la conoscenza l'uomo di avvicina alla sua vera natura e all'Armonia.

Di qui tutti gli studi sulla matematica, la geometria, la musica, ecc...

Ecco le parole chiave: Conoscenza; Rapporto tra uomo e natura; Consonanza; Armonia.

Ma non finì qui.

Da un nostro informatore terrestre fummo invitati al concerto di un musicista lucano - Rocco De Rosa - che nel bel mezzo di composizioni minimaliste se ne esce con una roba incredibile: un suo componimento che si chiama STO.

Spiegò che aveva composto questo pezzo ispirato dall'atteggiamento filosofico degli anziani lucani.

Rocco un giorno si avvicinò ad uno dei suoi anziani concittadini, seduto su una panchina, con gli occhi persi nel vuoto delle nostre colline, e chiese:

Rocco: "Zì 'ntò, che fai?"
E Zì 'nto: "Sto!"
R: "Che vuol dire: stai?"
ZA: "Rocco, io non staio. Ho detto che Sto!"
R: "E che differenza c'è?"
ZA: "Ahhh, Rocchi, ma a te la capitale t'ha fatto male. Hai dimenticato tutto, pure gli Antichi"
R: "Antichi? Di che Antichi parli?"
ZA: "Marò! Sei diventato proprio un barbaro. Ti sei pure scordato la storia degli Antichi, quella di Achille e della tartaruga"

Achille e la tartaruga!!!!!

Porca miseria. Il vecchio parlava di Zenone, di Parmenide, della scuola di Elea.

Fummo portati a pensare che queste fossero casualità, ma presto ci accorgemmo che non era affatto così.

Dopo qualche mese ci eravamo perfettamente integrati nella comunità lucana e ci spacciavamo per esperti di patrimonio immateriale, un concetto sul quale è fondata la nosta civiltà, ma che gli umani hanno scoperto solo oggi.

Ci invitano a tenere un seminario sul patrimonio immateriale in un piccolissimo paese del cuore della Lucania.

Con noi c'era Rasche, un nostro informatore tedesco stranissimo e coltissimo che si occupa di musica antica e musica religiosa medievale.

Stranamente la saletta del centro sociale era gremitissima. Cominciamo il nostro seminario e arriviamo a parlare di zampogna in Lucania.

Ad un certo punto il pubblico comincia a guardare con insistenza un vecchietto che ad un certo punto - non potendone più fare a meno, vista l'insistenza tacita dei concittadini - caccia da una borsa da pastore una stranissima zampogna, una via di mezzo tra una zampogna a chiave ed una surdulina, gonfia l'otre e comincia a suonare.

Rasche a questo punto sembra come impazzito. Ride, si agita sulla sedia, non riesce tener ferme le braccia, si alza si risiede, prende appunti, scrive formule matematiche,....

I "suoni" si placano, la sala è ammutolita.

Rasche si catapulta sul vecchietto e comincia a gridare come un ossesso frasi apparentemente senza senso: "...intervalli di quinta, intervalli di ottava, monocordo, logaritmi...."

Il vecchio lo guardava impassibile con un leggero sorriso, ma non rispondeva alle migliaia di domande di Rasche.

"Rasche calmati! Che è successo? Facci capire."

Rasche: "Questa zampogna è accordata su una scala pitagorica modificata. La scala pitagorica è stata in uso fino al medioevo e poi è stata sostituita da altre scale. Questa zampogna ci ha portato indietro nel tempo di almeno 800 anni se non addirittura di 2500. Quella musica la sentivano alla corte di Federico II e a Metaponto a Taranto ad Atene, a Roma a... a..... Ma vi rendete conto! Nooo voi non vi rendete conto. Quello strumento vale tanto quanto il Colosseo o la cappella sistina o la Pietà di Michelangelo. LO CAPITE?"

Silenzio.

Quello strumento è arrivato fino a noi, immodificato, semplicemente sulla base della trasmissione orale della conoscenza.

A questo punto il tedesco era scatenato, sale in cattedra e comincia a parlare di musica medievale, canto gregoriano, musica alchemica, musica pitagorica, musica federiciana, di musica celata nei simboli impressi sulle tele medievali o celata nelle architetture delle chiese, di Bach, di passacaglia, di scale musicali arcaiche, di tarantella, di parallelismo tra tarantismo tedesco, spagnolo, berbero e apulo-lucano, di discanto, ecc....

Noi eravamo terrorizzati. Temevamo che l'uditorio capisse che eravamo extraterrestri. E invece no. Stavano tutti attentissimi e annuivano. Alcuni addirittura intervennero o fecero delle domande.

Uno spettacolo incredibile.

Alla fine del seminario, durato un'ora più del previsto. Si avvicina un prete, vecchissimo, e ci invita a seguirlo.

Ci porta in un archivio al quale ha accesso solo il clero e ci mostra degli antichi manoscritti miniati.

Su questi manoscritti c'era di tutto: studi storici, archeologici, demo-antropologici, trascrizioni di canti e musiche popolari, riproduzioni di strumenti musicali e passi di danza popolare.

Un tesoro, un vero immenso tesoro di sapienza.

Il tedesco, a questo punto, era totalmente fuori dalla grazia di Dio, e rivolse al prete la fatidica domanda:

"Ma questo materiale è del tutto sconosciuto. Perché non lo pubblicate? Perché non consentite agli studiosi di accedere a questa miniera di Sapere e di Conoscenza?"

Il prete sorrise e rispose così:

"Non è ancora giunto il tempo.

Questo materiale sta qui celato da centinaia di anni e molti anni dovranno ancora passare prima che esso veda la luce.

Se oggi lo pubblicassimo non ci sarebbero risorse a sufficienza, umane e monetarie, per studiarlo compiutamente e accadrebbe quello che è già successo in passato: qualcuno costruirebbe la sua carriera universitaria su queste antiche pagine senza dare niente in cambio, in termini di crescita culturale e sociale, a questo paesello dimenticato dagli uomini, ma non da Dio".

Aveva ragione. Aveva maledettamente ragione.

Ma Rasche non si arrese e disse:

"Padre, lei ha ragione, ma non si potrebbe far studiare queste carte ai giovani di questo Paese?"

E lui: "Ci ho provato, ma nessuno dei giovani di questo paese crede che queste siano cose importanti.

Tutti pensano che oggi sia importante l'informatica, le veline, viaggiare, scoprire il mondo, il Grande Fratello, bere acqua minerale francese, ...

Tutti loro pensano che il mondo sia fuori da questo paese e non vedono che invece in questi luoghi è nascosto un universo infinitamente più interessante e ricco di quello al quale riusciranno ad accedere una volta andati via di qui."

Segue...
La musica "popolare" è la colonna sonora dell'identità di un popolo.

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Re: Quelli che ballano la Tarantella

Messaggioda dada » 21 aprile 2009, 0:52

Aspetto con ansia il seguito! :wink:
Io se fossi Dio
non sarei mica stato a risparmiare
avrei fatto un uomo migliore (cit.)


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