Stile musicale e riproposta

svincen
Messaggi: 112
Iscritto il: 2 luglio 2003, 9:31
Località: tra Alessano (Lecce) e Roma

389

Messaggioda svincen » 8 ottobre 2003, 23:22

Io sono perfettamente daccordo con Valerio. E sono anche molto pessimista.
Come ho già  detto in altre occasioni, ritengo che il "movimento" della pizzica viva una specie di dissociazione, per cui da una parte si cerca continuamente la legittimazione della "tradizione" (indicativo da questo punto di vista il surreale dibattito sui presunti "stili" tradizionali del tamburello in un forum parallelo su questo sito) e dall'altra ci si guarda bene da un confronto serio con questa, o almeno con quello che ciò che ne é rimasto (cioé l'esperienza dei "cantori" ancora vivi e le registrazioni, per quanto limitate). In gran parte cioé la tradizione di cui si parla é praticamente inventata di sana pianta.

Di esempi se ne potrebbero fare a centinaia. Terminologie che non esistono nella tradizione ormai diventate di uso comune (la "pizzica de core" - mai esistita - o la "danza delle spade" - che Uccio Aloisi definisce letteralmente (ho la registrazione) "danza de stu capi de cazzu..."-. Arrangiamenti assolutamente "d'autore" - in gran parte elaborati nel primo revival degli anni settanta - presi per tradizionali (forse il caso più eclatante é "Lu rusciu de lu mare" in doppia versione). E infine quello che secondo me é il "rivoltamento" più "rivoltante", e cioé la trasformazione del tarantismo, che per chi lo subiva un tempo era un dramma, da tanti punti di vista, quasi in un fenomeno da "sballo" ante litteram. E questo per giustificare l'attuale "esotismo" della pizzica, che tanto ci fa divertire.

Tutto questo, dal punto di vista musicale, produce omologazione e perdita di "specificità ", e la stessa "ricerca" che alcuni gruppi portano avanti, in assenza di un rapporto creativo con la propria tradizione di riferimento, diventa semplicemente un progressivo scivolamente verso il banale e il già  detto. Per cui si arriva a fare "jazz" con coloriture "etno-salentine", hip hop con coloriture "etno-salentina", oppure "etno" con coloriture "etno-salentina", in una dinamica tipica di quella che viene chiamata "world music". Il vizio é sempre il solito, tipicamente meridionale (e salentino): per fare le cose "moderne" dobbiamo abbandonare le nostre "culture" (per definizione "vecchie") e diventare altro da noi, "modernizzarci", "contaminarci", in un rapporto necessariamente subalterno.
L'idea di una strada musicale che riesca a parlare ai salentini (e ai non salentini) di oggi senza devastare la memoria dei salentini di ieri sembra interessare a pochissimi.

Per quanto riguarda gli esempi musicali forestieri che venivano fatti, si potrebbe rispondere che i grandi del jazz hanno cominciato scorticandosi le mani col blues, Elvis Presley trascorreva le notti a sentire un po' la musica tradizionale nera, un po' quella bianca, e così via. La musica "va avanti", ma sempre ben consapevole di quello che c'é dietro. La musica americana é così straordinariamente vitale proprio perchà© si reinventa creativamente, senza di fatto perdere mai il rapporto con le tante tradizioni musicali di quel grande paese.

Invece nel Salento si vuole andare "avanti" senza fare prima i conti col "dietro".Questo messaggio é stato modificato da: svincen, 09 Ott 2003 - 01:15 [addsig]

ramonn
Messaggi: 156
Iscritto il: 1 agosto 2003, 14:15
Località: merine

393

Messaggioda ramonn » 9 ottobre 2003, 20:25

Ziarturu il problema fondamentale é che nel salento non esistono 3 tipi di pizziche.

Per quanto riguarda il discorso dei termini inventati che diceva vincenzo il problema é capire chi é che gli ha inventati o comunque quando qualcuno li usa cercare di capire se sono termini di uso comune o se sono invenzioni fatte di sana piante e scritte in libri, chissà  con quali scopi.
il termine danza delle spade da quanto ho capito é stato introdotto da una persona, o comunque largamente usato da questa e poi chi lo ha sentito lo ha utilizzato ritenendolo unatermine esatto.
I termini che io ho sentito usare sono "pizzica scherma" o semplicemte "scherma".

Per quanto riguarda il rapportarsi con gli ultimi cantori é sicuramente una cosa da fare, e non con delle semplici registrazioni.
Per quanto riguarda le registrazioni pernso che sia una vero problema, perché quelle vecchie non si trovano con facilità . E quelle che sono in commercio oggi per me sono in vendita ad un prezzo molto elevato.

a vincenzo vorrei fare una domanda: cosa intendi per rapporto creativo quando dici:"la stessa "ricerca" che alcuni gruppi portano avanti, in assenza di un rapporto creativo con la propria tradizione di riferimento, diventa semplicemente un progressivo scivolamente verso il banale e il già  detto"?[addsig]

svincen
Messaggi: 112
Iscritto il: 2 luglio 2003, 9:31
Località: tra Alessano (Lecce) e Roma

412

Messaggioda svincen » 13 ottobre 2003, 10:04

Rispondo prima a Ziarturu:
il problema non é tanto di usare nomi "nuovi", ma di usarli facendoli passare per "tradizionali (e ormai quasi tutti - certamente i giornali - usano il termine inventato). Inoltre spesso questi nomi nuovi non sono neutri, ma ben indirizzati. Ad esempio chiamare "danza delle spade" quella che gli anziani chiamano "pizzica scherma" (o semplicemente "scherma") serve a legittimare una lettura che vede in forte correlazione la danza di Torrepaduli e la danza terapeutica del tarantismo, cosa assolutamente discutibile (e discussa).
Inoltre il termine é ripreso da un lavoro pubblicato in Spagna da Marius Schneider (e da qualche anno ripubblicato in traduzione da una casa editrice salentina). Questo illustre personaggo, che tanti "studiosi" salentini esaltano acriticamente, non era uno qualunque, ma era nientemeno che uno dei grandi teorici dei deliri esoterici del NAZISMO, quello vero, di Hitler. Infatti é autore di famosi studi sulla simbologia della SVASTICA, e stava in Spagna perché era l'unico paese che l'aveva "accolto" dopo la guerra (come tutti sappiamo in Spagna c'era il regime FASCISTA di Francisco Franco).
Ora, non voglio dire che le cose di Schneider sono sbagliate perchà© lui era nazista, ma forse delle sue "idee" bisognerebbe comunque tenerne conto. Tra l'altro, spesso le teorie di Schneider sono usate per confutare l'interpretazione di de Martino, specie nella parte in cui quasi quasi si fa diventare "positivo" il fenomeno, che invece, come sappiamo, de Martino considerava diversamente (non mi dilungo su questo, per chi vuole approfondire esiste un'ampia bibliografia).
Un'operazione che in altri tempi si sarebbe definita "ideologica".
Visto come i nomi non sono neutri?

Per quanto riguarda la domanda di ramonn, io ritengo che (come qualcun altro ha scritto utlimamente su un forum parallelo) le vere "innovazioni" sulla nostra musica, che non siano solo formali (come ad esempio le semplici aggiunte di strumenti acustici, elettrici ed elettronici), ma anche "creative", le potrà  fare solo chi conosce la musica salentina in profondità , e non superficialmente o per riflesso di altri (come la stragrande maggioranza di quelli che oggi "suonano"). Vorrei fare un esempio, di attualità . Come sapete, il Congresso americano ha solennemente dichiarato il 2003 "anno del blues". Ebbene, questo é l'esempio più clamoroso di come una musica creata da morti di fame sia diventata la matrice primaria di una buona parte di quello che si é ascoltato nel novecento, dal jazz al rock 'n' roll fino al rap e all'hip hop. I "passaggi creativi" dal blues a "qualcos'altro" sono stati fatti da musicisti che avevano una caratteristica fondamentale: la conoscenza profonda del materiale che stavano manipolando, che ovviamente deve precedere le elaborazioni. Tra l'altro é interessante considerare come il percorso non sia lineare (cioé non sia della "perpetua innovazione"), ma fatto di continui "corsi e ricorsi". Ad esempio, all'inizio degli anni sessanta in Inghilterra crebbe una generazione di musicisti che, più che la musica che si suonava alle radio commerciali americana del periodo, si rifaceva alle "origini", ai "traditionals". Alcuni di questi gruppi avrebbero cambiato la storia del rock (sto parlando di Beatles, Rolling Stones, Who, Animals, Them e così via). Questi ragazzi quasi sempre reimpararono la musica "tradizionale" proprio dalle registrazioni fatte dai ricercatori americani dagli anni 20 agli anni cinquanta, e in primo luogo da quelle dai Lomax padre e figlio (lo stesso Lomax Alan che nel 1954 eseguì le prime registrazioni sul campo nel Salento, vedi recensione di "Italian treasury- the Salento" su questo stesso sito).
Invece da noi si parla tanto di "innovazioni", di "contaminazioni", saltando a pié pari lo studio e la conoscenza, anzi spesso considerandoli con fastidio. Basta aver ascoltato un cd realizzato tre anni prima, e già  si é pronti per l'innovazione. Poi si ascolta un altro cd di "world music", e si é pronti per le contaminazioni. Oppure, meglio ancora: musicista da conservatorio (o di formazione jazz, o di formazione rock, o di formazione qualsiasi altra cosa), depresso perchà© costretto a suonare musica "vecchia" (per guadagnarsi da vivere, perchà© con la pizzica si campa e con le altre cose meno..), a un certo punto può finalmente sfogarsi, e cominciare a suonare le "cose nuove".
Infine, ultima annotazione: la quasi totalità  delle risorse pubbliche viene rivolta all'organizzazione di concerti piccoli e grandi, e dello studio, della ricerca e della conservazione delle "fonti" non gliene frega niente a nessuno (a parte pochissimi volontari che lo fanno di tasca propria, tipo quelli che pubblicano gli unici materiali esistenti, che, caro ramonn, te lo dico per esperienza personale, sono quasi sempre operazioni a perdere).
Così, almeno secondo il mio modesto parere, non si va da nessuna parte.
Scusate se sono stato orribilmente lungo.
Vincenzo Santoro


Questo messaggio é stato modificato da: svincen, 13 Ott 2003 - 04:39 [addsig]

dottorfesta
Messaggi: 20
Iscritto il: 3 settembre 2003, 17:55
Località: lecce

420

Messaggioda dottorfesta » 14 ottobre 2003, 16:57

A proposito del termine  "danza delle spade", che certamente non é mai stato usato dai nostri nonni per definire il ballo che si svolge a Torre Paduli, vorrei però dire a Vincenzo Santoro – a cui va sempre tutta la mia stima – che é un vero peccato, per chiunque ami la ricerca sulla musica e la danza popolare, non solo salentina, e sul tarantismo, privarsi delle enormi "altre" possibilità  interpretative che si possono ottenere esplorando - quanto meno per curiosità  intellettuale e comunque mai acriticamente - il complesso sistema simbolico-analogico, primitivo ed universale, "scoperto" da Marius Schneider, secondo il quale - tra le altre cose - spada e ragno sarebbero tra loro fortemente collegati nel cosiddetto "sistema delle corrispondenze mistiche", in quanto originati dal medesimo ritmo-simbolo.  Vi sono stampe del ‘700 che illustrano balli di tarantella effettuati da donne che stringevano una spada tra i denti e lo spadino é notoriamente uno strumento spesso presente nel tarantismo. Nel saggio di Schneider "La danza delle spade e la tarantella", le due danze sono "spiegate" entrambe - universalmente - come riti di guarigione e di rinascita. Ricordo che il rito dell incubatio al Santuario di San Rocco da parte dei malati-devoti (dormire per terra tutta la notte per scaricare le negatività  in un luogo sacro) é proprio un millenario rito catartico di guarigione e di rinascita presente in tutte le culture antiche ed in tante tradizioni popolari che sopravvivono ai nostri giorni: é davvero solo una inquietante coincidenza che quella notte si usi fare anche una simbolica e catartica danza con i coltelli (che simboleggia la lotta male/bene; malattia/salute; morte/vita) al ritmo del ballo della taranta (anch esso simbolico e catartico), sino all inversione (guarigione) da un opposto all altro (dalla malattia alla salute, etc.)?   Forse é solo una coincidenza, e si tratta davvero soltanto di beghe "storiche" tra macellai rom e contadini salentini che si incontrano alla festa, come piace alle persone razionali e quadrate. O forse no !.. In ogni caso, liquidare l illustre etnomusicologo in modo così pregiudiziale (un po come fece lo stesso De Martino) é un po come bruciare libri sul rogo (proprio come facevano i nazisti).   La svastica poi, ignominiosamente usurpata e sporcata dalla barbarie nazista, é un meraviglioso simbolo preistorico di pace, salute e rinascita presente da millenni nelle antiche culture orientali (detestare la svastica é un po come non gridare "Forza Italia" quando gioca la Nazionale perchà© ci fa schifo il partito di Berlusconi !).  In molti balli di guarigione (anche nella pizzica tarantata e nella pizzica scherma) coloro i quali danzano effettuano ripetuti incroci rituali (simboliche inversioni verso la guarigione) e sono spesso, in certi momenti della danza, vere e proprie svastiche viventi (con braccia e gambe piegate come uncini della croce). Ripeto, forse sono solo coincidenze !!.  In ogni caso non mi sembra né giusto nà© utile demonizzare a priori l eccezionale opera etno-musicologica di Schneider perchà© questi era organico alla nomenclatura accademica nazista, e perchà© i suoi studi erano finanziati con l assurdo obiettivo (da parte dei committenti) di concorrere a scoprire nel passato più remoto un origine "arcaica" ed "esoterica" di tipo "pagano" che desse fondamento "spirituale" all orribile delirio nazista. Per inciso, sono un uomo di sinistra per il quale Resistenza ed Antifascismo sono ancora valori fondamentali, ma l incontro con le opere di Schneider, dove non ho mai trovato nemmeno un minimo riferimento ideologico-politico, ha rappresentato per me, fuori da ogni pregiudizio, l apertura verso un altro modo di vedere il mondo e le tradizioni popolari, certamente irrazionale, ma molto più fertile e "bello" di quello offerto dall approccio del pensiero logico.       Un saluto a tutti.
[addsig]