Controtempi

montar
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Messaggioda montar » 31 dicembre 2005, 18:27

Caro Zorro,
mi sembra sufficientemente evidente che il discorso di Raheli riguarda la pizzica salentina e non altre forme di tarantella.
Chiunque si occupi genericamente di altre tarantelle sa che in quella da te mensionanta sono presenti sincopazioni (cioé durate brevi- lunghe- brevi) e controtempi (cioe' accentuazioni in
punti dove naturalmente non dovrebbero esserci).
Ialma ho detto bene?
In bocca al lupo a tutti per il 2006.

Frag
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Messaggioda Frag » 31 dicembre 2005, 18:41

Fatto sta che se ben calibrati e con una ronda che lo permette (che riesce a seguire) sono una cosa fantastica e mooolto colorita.....

raheli
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Messaggioda raheli » 31 dicembre 2005, 19:18

Caro Zorro, caro Frag e cari tutti.
Ho riscritto qui, cambiando il termine "trillo" con "controtempi" quello che ho scritto a proposito del "trillo".
Chi lo ha già  letto di là , non lo rilegga qua, ma legga solo la parte finale (se interessa) di questo post, che é differente.

Come al solito ho sottinteso che io mi riferisco alla pizzica salentina, o meglio ancora a quella del salento centrale.
Per quanto ho potuto vedere io i controtempi i suonatori anziani non li fanno o meglio non li facevano. Poi se li fanno adesso, magari li hanno imparati dai giovani, visto che pure gli anziani non sono macchinette ma esseri umani pensanti e quindi "imparanti".
Il fatto che gli anziani di altre zone e altre tradizioni li facessero 10.000 anni fa, continua a non riferirsi alla pizzica salentina.
Detto questo, non sto prendendo posizione nà© sul fatto che si debba farli nà© sul fatto che non si debba farli.
Siccome un controtempo sul tamburello o la sua mancanza non sono reati nessuno dei due, chi vuole li fa e chi non vuole no.
Io, tuttavia, ho la curiosità  di capire se, nella pizzica salentina si facessero o no, prima.
Anche la mia curiosità  non é un reato, no?

Per quanto riguarda i controtempi, i gusti sono gusti.
Il fatto che a Frag piacciano tanto, non li fa piacere a me, non perchà© mi mandino fuori tempo, che da questo punto di vista non mi fanno nà© caldo nà© freddo, ma perchà© mi mandano fuori di testa.
Non perchà© ideologicamente non si debbano fare, perchà© non appartengono alla tradizione e bla e bla, ma perchà© non mi piacciono proprio per nulla, da un punto di vista estetico misicale.
Inoltre mi sembrano il modo con il quale alcuni tamburellisti si vogliono mettere in mostra, disturbando però l'estetica musicale della pizzica per come piace a me.
Ste cose le ho scritte meglio nell'articolo che ho citato in apertura del topic e quindi non le riscrivo qua.
Secondo me essere bravi tamburellisti (di pizzica salentina) non significa essere bravi percussionisti e purtroppo, con buona pace di eccelsi percussionisti, non tutti i bravi percussionisti possono essere bravi tamburellisti (di pizzica salentina).
Un bravo percussionista é un virtuoso dello strumento, un bravo tamburellista (di pizzica salentina) é un eroico macigno inattaccabile che tiene in piedi tutta la musica intorno a sé e senza il quale tutto crolla miseramente.
Se si mette a fare i controtempi é come se (per come lo sento io) le fondamenta di una casa si mettessero a ballare il tip tap.
Tenete conto, in ogni caso, che come a Frag ed altri piacciono tanto i controtempi, a me e ad altri non piacciono proprio.
E le coloriture che piacciono a me sono altre.

Per quanto riguarda la domanda di Zorro su come é nata e come si é evoluta la musica popolare in Italia dico solo che la questione, con buona probabilità , é molto più complessa e vasta di quello che normalmente si pensa, visto che di solito ci si accontenta del collegamento con le musiche dell'antica Grecia dei riti orfici e dionisiaci.
Consiglio quindi la lettura del libro:
"Dietro la tammurriata nera"
il cui sottotitolo é:
"polisincretismi afromediterranei e loro proiezioni afroamericane, relativi ai riti di transe possessiva, all'uso della musica percussiva ed alla codificazione delle relazioni sessuali e della sessualità "
di Silvio Marconi, edizioni aramiré - Lecce, 2003

Detto questo, io continuo a chiedermi:
nella pizzica salentina, i controtempi sono tradizionali o no?
Se sì, avete qualche frammento di documento?
Gradirei saperlo.
Poi chi li vuole fare continui a farli e chi non vuole, no.
Ultima modifica di raheli il 31 dicembre 2005, 19:40, modificato 2 volte in totale.

Valerio
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Messaggioda Valerio » 31 dicembre 2005, 19:34

Vabhe: anch'io una volta ho provato a suonare una pizzica in levare con doppi controtempi sincopati e trilli sul terzo quarto di ogni movimento e mi e' piaciuto parecchio. Una figata incredibile. Un turbinio di colori.
Ma era una situazione favorevole, un contesto particolare, con persone comprensive e tamburellisti che sapevano mantenere il tempo. Un paradiso insomma.

Pero' la questione e' un'altra: c'e' qualcuno, oltre a Frag, che ha memoria di controtempi eseguiti da suonatori tradizionali?

Valerio
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Messaggioda Valerio » 31 dicembre 2005, 19:37

Azz! abbiamo postato in contemporanea Roberto... vabeh: ormai lascio pure il mio post, anche se magari ha perso senso... Adesso mi leggo il tuo...

Frag
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Messaggioda Frag » 1 gennaio 2006, 14:24

Briavo valerio.... a, dimenticavo ... buon anno.......
anche ieri sera sono stato a casa di amici e c'éra un altro tamburellista molto bravo(molto più di me) , e ci siamo cimentati con controtmpi ed accenti in controtempo, posso assicurare che come dice valerio é un esperienza unica... avevamo anche una cantante che si é comportata molto bene, ragazzi provare per credere....

CarloTrono
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Messaggioda CarloTrono » 1 gennaio 2006, 17:44

Quelle che seguono sono ovviamente considerazioni personali.
Gli "abbellimenti" e i "virtuosismi" sullo strumento sono più che legittimi...il tamburello é uno strumento musicale come gli altri, quindi é legittima la ricerca di una tecnica personale che possa appagare le proprie aspirazioni e le proprie "esigenze di ritmo". Ben vengono quindi i controtempi, il trillo, le fusioni con altre tecniche percussive tradizionali o moderne.
Ben vengano...ma solo finché si suona da soli o si suona con altre persone che vogliono partecipare a questa sperimentazione.

Diverso é il discorso quando ci si trova in una ronda, magari in un contesto tradizionale. Controtempi e abbellimenti sono da evitare, perché potremmo trovarci a suonare con persone o che non gradiscono queste interferenze nel ritmo costante della ronda, oppure non sono in grado di starci dietro, e quindi perdono il ritmo con effetto domino.

Tralasciare abellimenti e virtuosismi di qualsiasi tipo é ancora più importante quando ci si trova a suonare per accompagnare il ballo. Non dimentichiamoci che la pizzica-pizzica é una danza, e quindi la musica che si fa per accompagnarla é legata al momento dei danzatori.
Sempre più spesso i danzatori ballano senza tener conto della musica portata avanti dalla ronda, e questo provoca una vera e propria devastazione dell'efficacia espressiva di questa danza tradizionale.
Allo stesso modo, sempre più spesso i suonatori dimenticano che s[b:6a04b45bf3]tanno suonando per qualcuno che balla [/b:6a04b45bf3](stanno cié offrendo la loro esibizione ai danzatori, così come i danzatori la stanno offrendo agli spettatori), quindi egoisticamente, solo per dimostrare quanto sono bravi, suonano ad un ritmo imballabile, oppure si mettono a fare abellimenti e virtuosismi che spezzano il ritmo costante e mettono in crisi i danzatori.

Allora chi é il bravo tamburellista? Il virtuoso che con il tamburello fa controtempi, trilli, rumbe, accenti spostati ecc. ecc. oppure il suonatore che riesce a reggere per ore e ore una ronda tradizionale, con decine di coppie che si alternano nel ballo e che si ritirano soddisfatte perché non sono state mai bloccate da alterazioni della musica? Se si ragiona con i canoni egoistici di oggi, in cui bisogna sempre affermare la propria superiorità  rispetto agli altri, sicuramente il primo; se si ragiona invece tenendo ben conto che la pizzica-pizzica é innanzitutto una danza, e si ricerca un rapporto di reciproco rispetto fra danzatori e suonatori, il bravo tamburellista é sicuramente il secondo.

In sintesi, non c'é niente di male ad allenarsi sugli abellimenti, ma si farebbe molto meglio ad imparare a reggere una ronda per ore e ore, mantenendo lo stesso ritmo e "offrendo" così la propria capacità  alla danza.
pisa l'oru, pisa lu chiummu, pisa cchiu l'onore de tuttu lu munnu !

Frag
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Messaggioda Frag » 2 gennaio 2006, 1:37

clap clap clap (battito di mani) per carlo.. ha perfettamente ragione....grazie secuno....

secundo
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Messaggioda secundo » 2 gennaio 2006, 17:17

Bravo Carlo ben detto. La cosa che mi dà  più fastidio quando ballo sono i controtempi.
Hai proprio ragione.

Frag
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Messaggioda Frag » 2 gennaio 2006, 17:47

ieri ho conosciuto secundo, posso confermare, lui odia i controtempi...... eheheheh

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Ialma
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Messaggioda Ialma » 2 gennaio 2006, 18:04

- potremmo trovarci a suonare con persone o che non gradiscono queste interferenze nel ritmo costante della ronda, oppure non sono in grado di starci dietro, e quindi perdono il ritmo con effetto domino

Perché, a parte i deficienti che ballano la pizzica su qualsiasi cosa suoni in tre, a qualcuno piacciono i controtempi nelle ronde ?
Personalmente mi irritano, tanto da farmi smettere di ballare.
Trilli e controtempi sono (in contesti tradizionali) qualcosa di quanto meno maleducato, spessissimo fatti da ragazzini alle prime armi coi tamburelli che vogliono solo mettere in mostra quanto siano fighi.
In ambito di riproposta
...la luna aggira il mondo e voi dormite...
(tradizionale, Matteo Salvatore)

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Re: Controtempi

Messaggioda march » 24 luglio 2009, 22:39

A proposito di controtempi. In questa discussione si parlava di controtempi specialmente fatti con il tamburo. Raheli parlava di un particolare modo di disallineamento temporale nel modo di suonare la pizzica da parte di Uccio Aloisi che consiste nell'anticipazione dell'accento di una mezza battuta. Suonata che è stata poi inserita nella pizzica per Adriano Sofri degli Aramirè.

Io mi chiedo. Ma questo controtempo è davvero un controtempo del tamburo o è piuttosto un controtempo della voce?

Cioè io non sono convinto che nella pizzica degli Ucci vengano fatti chiamiamoli off beat con il tamburo, ma che il disallineamento dei tempi venga fatto con la voce, anticipando (o ritardando) l'accento della voce di mezza battuta rispetto alla botta del tamburo.

Una cantata del genere in pratica inserisce i controtempi in una suonata che rimane costante e per questo non si disorientano i ballarini..

Fra l'altro gli off beat della voce nella pizzica sono una delle variazioni più belle (e divertenti) che ci siano in questo modo di cantare. E mi è capitato di ascoltare diversi livelli di complessità di questi disallineamenti.. il più facile di tutti è probabilmente il giochetto di cui dicevo sopra fatto dagli Ucci, ma ho sentito uscite e rientri di ritmo, scansioni moltiplicate, tipo raddoppi delle note cantate, fino a tempi completamente liberi "tipo alla stisa" nel cantare il primo emistichio e poi ricadute nel ritmo del tamburo sulla conclusione.. Un bell'esempio di questi controtempi l'ho ascoltato nel disco di pino Gala "pizzica taranta" proprio in una pizzica di Cutrofiano dove Uccio Aloisi canta insieme a Luigi Scrinieri (che secondo me fa i controtempi più belli!).

Spero in numerosi contributi e spunti sul tema...contro l'appiattimento del modo di cantare la pizzica!!

un'abbraccio a tutti
march

Maruko_KuFu
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Re: Controtempi

Messaggioda Maruko_KuFu » 27 luglio 2009, 13:59

D'accordissimo con March (le botte del tamburo servono stabili), cito "Sta strada" live di Aramirè, dove si fanno apprezzare i "disallineamenti vocali" di mezza, una, o un quarto di battuta eseguiti con tale naturalezza da non avere dubbi sulla bellezza certificata (e voluta) di questi virtuosismi, necessari per permettere a chi canta di esprimersi in maniera personale.


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