Musica di città

federico.capone
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Musica di città

Messaggioda federico.capone » 8 ottobre 2007, 12:59

Sposto tutto qui

E' semplicemente la musica tradizionale della campagna ricontestualizzata in un contesto urbano, p.e. a Lecce potrebbe essere la musica di Bruno Petrachi, Cesare Monte, Gino Ingrosso etc.
Insomma, la descriverei così:

Dalla campagna alla città :
la nascita della musica folk*

Non ਠfacile stabilire la data di nascita di una musica ma ਠpossibile studiarne l evoluzione.
La musica folk salentina rappresenta una delle massime espressioni del territorio e, come già  avvenne per la pizzica e la tarantella, ਠritenuta da molti studiosi un fenomeno passeggero, da non tenere in considerazione, da dimenticare o, addirittura, fenomeno di cui vergognarsi.
Non ਠcosì: la musica folk ha rappresentato per intere generazioni un punto di riferimento e rappresenterà  per molti studiosi l ideale trait d union fra la musica antica, la pizzica e la tarantella, e la musica contemporanea, il Reggae e l Hip Hop.
Subito dopo il secondo dopoguerra si ebbe un notevole esodo dalla campagna verso la città  e, grazie alla radio che riprese regolarmente le trasmissioni, proponendo anche la musica mericana, la pizzica si trasferì dalla campagna in città .
L ancòra alto tasso di analfabetismo incise notevolmente sul cantato in dialetto salentino, come incisero notevolmente i "corsi serali", frequentati dai "poppeti" (gente "al di fuori delle mura", e quindi di paese) che divenivano "cittadini". In particolar modo i corsi serali incisero sul parlato " polito", mentre la radio determinò i ritmi che gli emigranti utilizzarono per cantare.
Il processo di inurbamento si può dire tuttavia in gran parte completato sul finire degli anni Sessanta, proprio quando, contemporaneamente, come afferma Luigi Stifani "diminuisce, nel 1968, il fenomeno del tarantismo". Affermazione supportata anche dalla testimonianza, del 1970, di Giovannino di Nociglia, costruttore di tamburelli: "nessuno usa più i tamburelli perchà© non ci sono più tarantate, tanto vale smettere il mestiere". Ma come mai il tarantismo e la tarantola scompaiono con il trasferimento della gente in città ? La risposta non ਠsemplice perchà© il fenomeno ਠdovuto a molteplici fattori: a un maggiore tasso di alfabetizzazione in primis ma anche, forse soprattutto, alla sempre maggiore diffusione e penetrazione dei mezzi di comunicazione di massa che, per il linguaggio, i modelli e la cultura che "imponevano", spingevano quanti ancora erano legati alla cultura contadina, a "vergognarsi" delle loro tradizioni e anche della loro musica.
Il tarantismo non era un male fisico dovuto al morso del ragno ma era, soprattutto, un mezzo catartico, uno strumento di comunicazione del proprio stato di malessere e di evasione dalla quotidiana vita rurale, specie per quanto riguarda la condizione femminile.
Il lavoro in campagna, pesante e faticoso, veniva scandito da ritmi ancestrali, dal sorgere e dal calare del sole.
I rapporti relazionali e sociali erano quasi inesistenti e "la donna non aveva alcuna possibilità  di incontrarsi con altre persone –come afferma Luigi Chiriatti, ricercatore sul campo- per discutere dei propri bisogni e dei propri problemi. L unico incontro a volte era rappresentato da un fugace saluto durante le funzioni religiose domenicali".
Le condizioni della vita contadina, quindi, generavano una serie di bisogni ai quali era impossibile dare una adeguata risposta.
In città  il modus vivendi cambiava totalmente: gli spazi più "ristretti" della città , rispetto alle grandi distanze che dividevano le case contadine, favorivano la socializzazione e la vita di relazione: le donne erano più emancipate, avevano più tempo da utilizzare per la cura della propria persona, una migliore educazione sessuale evitava gravidanze indesiderate, etc.
I ritmi lavorativi cittadini erano diversi, scanditi da tempi più "umani" che consentivano maggiori libertà  e migliori condizioni di vita, per via anche delle gratificazioni economiche. Si "livellava" così la società  e si riduceva l enorme dislivello esistente nelle campagne dove i pochi ricchi, i padroni (li patruni), sottomettevano i molti disagiati contadini.
Se poi si tiene conto che il tarantismo salentino appare legato al culto dei santi, in particolare di san Paolo, san Rocco e san Foca, e quindi al fenomeno religioso, in città , dove c ਠmaggiore laicità , si ha, in generale, l indebolimento di dette pratiche e quindi la scomparsa del tarantismo.
Mentre la pizzica restava la musica della campagna, quella folk diveniva della città , una musica per lo più scherzosa e spensierata che, tuttavia, non tralasciava di affrontare aspetti "più seri" quali l emigrazione nelle grandi città  del nord, la mancanza di un lavoro sicuro o aspetti propri della canzone d amore, come la lontananza dalla propria consorte. Altro aspetto significativo del processo di urbanizzazione della musica ਠda riscontrarsi negli stornelli: delle strofe improvvisate, per lo più in rima, che venivano spesso utilizzate per esaltare le proprie doti personali o sminuire quelle dell avversario o per enfatizzare un determinato argomento.
Inoltre non sono rare, nelle storie raccontate da questi nuovi cantanti, riferimenti a leggende o fatti accaduti negli anni precedenti e rimasti impressi nell immaginario del popolo (fra questi ਠda ricordare Arcu te Pratu di Corallo-Corallo).
La diffusione della musica americana e della canzone italiana attraverso la radio, dopo la liberalizzazione delle frequenze, ebbe anch essa il proprio ruolo nello sviluppo e nella "contaminazione" della precedente musica contadina che, mutuando in parte le melodie, ma soprattutto i ritmi di quella più "colta", sviluppò un vero e proprio sound salentino.
Anche l emigrazione, spostatasi da oltreoceano alle città  del nord Europa e d Italia, e lo sviluppo dei mezzi di trasporto, quali l aereo, il treno e le automobili fecero il loro ingresso nelle tematiche di questa musica (Lecce–Milano, di Gino Ingrosso).
Altri temi trattano aspetti sociali e di vita cittadina (Figghi te Lecce di Bruno Petrachi): storie di ogni giorno, di incontri nelle osterie a bere il vino (lu mieru) con gli amici, di donne tradite, di uomini costretti a rubare, di carcerati dimenticati da tutti.
Non solo, "santu Ronzu", il santo protettore del capoluogo, insieme a san Giusto e san Fortunato, e la sua statua, posta al centro dell omonima piazza, luogo di incontro storico dei leccesi e dei forestieri che arrivavano in città , fu cantato diverse volte, così come la squadra di calcio del Lecce, assieme al suo mitico presidente Franco Jurlano ed al suo braccio destro Mimmo Cataldo, artefici della storica promozione in serie A, nel 1985.
Si ha un recupero delle vecchie canzoni leccesi, come ad esempio Lecce Gentile di Preite-Pizzi, cantata dapprima da Tito Schipa, e, in tempi più recenti, da Bruno Petrachi.
Il processo di urbanizzazione, in principio, porta con sà© di-sagi dovuti alla mancanza di alloggi, ad un modo di vita che mal si adattava a chi proveniva dalla campagna, il quale era costretto a rispettare "norme" che prima non conosceva.
Così il cantore ex contadino si arricchisce rispetto al ristretto ambiente rurale.


* Per musica folk, forse impropriamente, intendo la musica popolare e popolaresca ma anche la canzone dialettale d autore nata a Lecce sul finire degli anni Sessanta

betsabea


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  Inviato: 05 Ott 2007 - 05:05
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mo m'o leggo..

federico.capone


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Localit?Cavallino (le)

  Inviato: 05 Ott 2007 - 10:20
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Betsa puoi leggerlo con calma. Con attenzione invece dovrebbero leggerlo altre persone tipo: etnomusicologi, ricercatori, accademici, assessori etc.
Magari dopo parlano d'altro che non sia pizzica, tarantella, cantori di carpino... chissà  che non trovino il modo di far business anche sulla musica folk leccese.

marioFB


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  Inviato: 05 Ott 2007 - 13:25
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Vabbà¨, faccio io pubblicità . Per una trattazione specifica:

Federico Capone
Lecce che suona – Appunti di musica salentina
Capone Editore, 2003, pp 144, Euro 10
(peccato che non sia stato corredato con CD antologico)

Anche io penso che il fenomeno musicale del "folk cittadino" (tuttora non defunto), simile a quello di altre regioni, faccia parte della storia musicale del territorio, quindi non si può seppellire come altri generi che sono stati seppelliti in altre circostanze. Storia, che ha un suo percorso e che vede questo capitolo a ridosso delle composizioni d autore popolare che, nel periodo precedente, pure si sono fuse col patrimono tradizionale (vedi Musiche e canti popolari del Salento N.3 di Montinaro, Ed. Aramirà¨). Il "folk cittadino", stile "di mezzo" un po kitsch e Sanremese, non piace alle fasce giovanili più inclini alle technocontaminazioni della "pizzica", ma in realtà  ha riempito le bancarelle del suo periodo.
Credo che sia stato un gesto intelligente quello di Dell Anna che questa estate ha invitato a cantare sul palco, durante il concerto di NDT a Calimera ("GirodiBanda"), Il figlio di Bruno Petrachi (se ben ricordo).

Se tutto questo potrà  entrare nell iniziativa barese, vedremo di capirlo alla presentazione di sabato prossimo. Ma il progetto si dichiara aperto, work in progress, quindi non vedo esclusioni di sorta.
Piuttosto, i materiali che potranno confluire saranno anche frutto della collaborazione degli operatori professionali e non che vorranno aiutare il progetto. Come pure l archivio dovrà  cercare gli idonei metodi per relazionarsi con gli operatori.
Del resto questo progetto non esce dal nulla, ma ਠuna conseguenza di anni di dibattito attorno alle politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio tradizionale regionale.

Ciao
Mario

federico.capone


Registrato: 25 Ott 2003
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Localit?Cavallino (le)

  Inviato: 05 Ott 2007 - 21:04
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Caro Mario, ti ringrazio innanzitutto per la pubblicità , il cd non l'ho messo, perchà© non m'intendo di siae e quindi ho preferito lasciar perdere.
Sono d'accordo con te quando definisci quella che io forse impropriamente chiamo musica folk leccese uno "stile di mezzo" ma questo l'avrebbe dovuto intuire precedentemente chi ha inventato, dall'alto del proprio sapere e di sana pianta, la "tecnopizzica" e il "tarantamuffin", seppellendo, come dici tu, un fenomeno che fa parte della storia musicale del territorio e creando un collegamento diretto fra pizzica e reggae.
Il che non sarebbe stato grave se l'avessi fatto io, visto che voce in capitolo non ne ho mai avuta, ma crea danni irreversibili quando a proporre tale legame diretto sono voci autorevoli del mondo accademico e non solo.
Per quanto riguarda poi il fatto che ci sia gente che si occupa solo di pizzica e tarantismo credo sia un elemento positivo (dopotutto la specializzazione non ha mai fatto male alla cultura), purchà© gli altri aspetti della musica del territorio non vengano ancora una volta sepolti.

articolo6


Registrato: 07 Mag 2006
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  Inviato: 05 Ott 2007 - 22:15
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Una volta tanto che la politica si occupa di tradizioni e musica popolare, di biodiversità  ecc.ecc e sta operando per istituire un archivio speriamo aperto a tutti e digitalizzato, spero che non sia necessario dover andare a Bari per ascoltare un buon brano di musica autentica popolare, che si fa? si apre un altro fronte che rischia di sviare e svilire quando non di umiliare il lavoro che altri di noi stanno compiendo.
Mah!!! Sarà 

Ma questo, credo di avero già  denunciato in passato, ਠuno dei vizi dei writer di questo forum.

Vabbਠparliamo della musica delle città 

Scusami Federico, ma francamente speravo forse come Carlo e Avvocatista che questo forum fosse speso per parlare dell'Archivio delle musiche tradizionali di Puglia in questo caso.

federico.capone


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Localit?Cavallino (le)

  Inviato: 05 Ott 2007 - 23:42
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Aticolo 6, mi spiace ma non era mia intenzione nà© di svilire nà© di umiliare il lavoro altrui, mi spiace aver dato quest'impressione.
Tuttavia, dato che anche se sto fuori non provengo da Marte, ti vorrei far notare che purtroppo sempre più spesso le tradizioni acquistano tanta più dignità  quanto più peso politico (ed economico) hanno...
Poi se anche tu ritieni che la musica della città  sia off-topic in un archivio di musica popolare... mi spiace ma sbagli.

marioFB


Registrato: 26 Lug 2005
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Localit?Milano/S.Pietro V.

  Inviato: 06 Ott 2007 - 23:09
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Il contenuto dei precedenti messaggi sul "folk cittadino", solo apparentemente non pertinenti con il tema centrale dell iniziativa di Bari, sono un interessante contributo per un progetto dichiarato aperto dagli stessi propositori.

Sul piano tecnico, la discussione sul sistema di fruizione dell archivio credo abbia fatto già  un po di strada, in vari ambiti, anche durante il convegno di Andria e su qualche messaggio di Carlo Trono che non ho ora il tempo di citare.
Per ragioni di economia (costo macchine e locali) il luogo di archiviazione può essere singolo, ma poi tramite rete la fruizione può essere trasferita O in luoghi idonei in maniera controllata (biblioteche, musei, ecc.), O in modo libero tramite un interfaccia pubblica, O con un sistema misto che tiene conto di eventuali diritti di chi mette a disposizione i materiali.

Ciao
Mario

quirino


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Localit?Roma-Portuense

  Inviato: 07 Ott 2007 - 21:48
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Forse vado OT, ma questo riferimento alla musica di città  mi fa venire in mente che secoli fa, per alcune città  e fino ad anni più recenti per altre, quì in Italia, il legame tra città  e campagna era molto forte e che quindi le diversità  stilistiche di secuzione musicale erano spesso non molto importanti. Quanto meno quì nel Centro Italia so che era così. Non che non ci fossero però.

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