Ma come era negli anni 70?

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Luca/
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Ma come era negli anni 70?

Messaggioda Luca/ » 4 marzo 2007, 18:13

Più volte,quando cominciò ad esplodere il fenomeno della "Pizzicamania"(che investiva un pò tutte le manifestazioni musicali che facevano capo al "popolo"),mi sentii dire,dai "veterani" della riproposta:"é un pò come negli anni 70".
Adesso,pensandoci già  da un pò di giorni,e stimolato a fare questa domanda dal post di jako(credo infatti che molta di questa identificazione tra Mp e sinistra nasca in quel periodo)
Chiedo,agli utenti più "anziani",(Raheli,Pizzicagnolo,...)intendendo questo termine nell' accezione di" Testimoni" di quel periodo storico:
"Ma come era allora?Ed in che misura era diverso dal periodo attuale?
Come nacque?E come fù accolto questo interesse?Come cominciò a scemare per quasi due decenni?"
E quant' altro sia utile per rispondere (e a fare un raffronto con oggi,per ciò che naturalmente concerne agli aspetti legati alla pratica della musica di tradizione)...alla domanda del topic:
"Ma come era negli anni 60/70?"
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andreap
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Messaggioda andreap » 4 marzo 2007, 18:23

Beh... Io ho avuto uno spaccato di quel periodo e dei successivi grazie al bel testo di Daniele Durante "SPARTITO", da lui gentilmente donatomi dopo una esibizione insieme.

Ovviamente dà  una visione "personale" e sanguigna, ma a mio avviso davvero molto intensa, da uno che le cose "le Vive"...

Andrea

pizzicagnolo
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Com'era negli anni 70?

Messaggioda pizzicagnolo » 4 marzo 2007, 21:18

Scusa se non ho il dono della sintesi. Prenditi un giorno di ferie o leggi poco alla volta. Oppure pian piano imparo io.

<Oggi é un pò come negli anni 70?>
Poco... Per me sì solo da parte di relativamente poche persone che vivono la Musica Popolare (da ora MP) con coscienza, approfondimento e capacità  critica; in genere assolutamente no, da parte della graaande massa di fruitori che la vivono come lo sballo degli alternativi, una nuova moda da consumare alla svelta, con modalità  vampiresche, usa e getta. Il movimento del '77 mi appare oggi lontano con i suoi rituali felici e le sue forti emozioni di fraternità , credimi, non solo per la "nostalgia della gioventù". Rispetto ad oggi, purtroppo potevi salire su un palco (parlo PER ME) anche se conscevi quattro accordi e le canzoni le avevi imparate dai dischi della NCCP e non da Zì Giannino, oggi c é fortunatamente maggiore preparazione tecnica. Ma avevamo tanto entusiasmo: al sabato pomeriggio, dopo il lavoro e magari una riunione, mia moglie ed io spesso prendevamo il treno per Grenoble o la macchina per Stoccarda, (con bambino piccolo al seguito), la sera all arrivo spettacolo fino alle due di notte, domenica altro spettacolo, riparti, viaggia di notte, torna a Reggio alle sei del lunedì mattina, sciacquati la faccia, bambino all asilo e tutti e due al lavoro... Non una volta, ma dalle 25 alle 56 volte l anno! E non ci siamo arricchiti, giro in Panda. Ma quante esperienze! Quante conoscenze, ospitati in casa dei "compagni" di Monaco, Benevento o Stoccarda...

<In che misura gli anni 70 erano diversi dal periodo attuale?>
Pur essendo anche allora un interesse di nicchia e non di massa, la fruizione, ricerca, riproduzione, riproposta di MP mi sembravano maggiormente connesse con gli importanti valori sociali e culturali espressi dai movimenti collettivi urbani quali il femminismo, l'ambientalismo, le rivolte giovanili... che cominciarono a mettere in discussione le tradizionali distinzioni tra forme di cultura "alta" e "bassa" (per es., tra musica classica e popolare) e la possibilità  di veicolare cambiamenti sociali e politici e con le richieste qualitativamente nuove: di autogestione, di devoluzione del potere, di forme di democrazia diretta, di un'affermazione dei diritti degli emarginati. Con la MP alcuni (anche ingenuamente) pensavano di determinare un cambiamento, di togliere via la polvere, di immaginare oltre lo statu quo nuovi scenari, nuove relazioni sociali e comportamenti interpersonali, nuove prospettive culturali e artistiche, speravano di rimuovere atteggiamenti, pensieri, linguaggi, strumenti o di inventarne altri. Volevamo coniugare sapere e riscatto, conoscenza e cambiamento, conservazione e rivoluzione attraverso la MP, l'happening, il teatro politico, il teatro di strada!, pensavamo l'effetto liberatorio dell'espressività  e della festa come dirompente; per la maggior parte di noi, non v'era sprovvedutezza, ma una grande energia, uno slancio ideale forse ingenuo, ma battagliero. Inevitabile fu la mitizzazione della creatività , della spontaneità  e della fantasia, dell'autenticità  e della partecipazione, a volte anche a discapito della tecnica e dello studio serio dello strumento (almeno per quel che mi riguarda). Poi si seppe che queste erano illusioni, ma ci sono utopie buone e utopie cattive; quelle dell'aggregazione e della comunicazione sociale, del desiderio, della liberazione e dell'immaginazione, dell'egualitarismo, della gioia e gratuità  dell'esistenza, dell'interazione concreta, del contatto con i luoghi e tra i corpi, furono certamente illusioni buone. Ma questi valori vennero dichiarati fuori corso e venne l epoca del disincanto.

<Come cominciò a scemare?>
Non esistevano le condizioni socioproduttive perchà© l'intuizione del '77 potesse svilupparsi in maniera positiva. Il progetto era irrealistico, inadeguato alle reali dinamiche politiche. L'esperienza sociale delle comunità , collettivi e centri sociali, é stata assorbita, trasformata in area dell'intrattenimento, della produzione di merci per il tempo vuoto (non libero); tutta un'altra serie di domande non hanno trovato risposte, perchà© non potevano trovare una risposta che fosse compatibile con i rapporti di produzione capitalistici, esigendo un ribaltamento della struttura socio-economica.

<Ma allora non ti contraddici? La MP non é di sinistra?>
La MP in sé non appartiene alla sinistra istituzionale; anche il fascista Minculpop promuoveva le musiche e le danze popolari, ma depurandole della carica eversiva originaria e facendole diventare "folkloristiche", supine alla standardizzazione del potere e delle istituzioni. La politica culturale dell'effimero fu un equivoco in cui cadde la sinistra; il craxismo degli anni '80 consegnò la cultura di massa al cinismo. Il solo linguaggio esistente rimase quello competitivo della desolidarizzazione, della carriera e della realizzazione individuale (vedi alta conflittualità  e competizione anche all interno della MP).

Fonti:
I miei ricordi;
Franco Berardi (Bifo)-Dell'Innocenza- 1977: l'anno della premonizione- Ombre Corte
Guy Debord- La società  dello spettacolo- Baldini & Castoldi
Mauro Rostagno- Claudio Castellacci- Macondo- Sugarco
Claudia Salaris- Il Movimento del Settantasette- Linguaggi e scritture dell ala creativa, AAA Edizioni, Bertiolo, 1997.
Diego Giachetti- Oltre il Sessantotto-Prima, durante e dopo il Movimento- Bibl. Franco Serantini, Pisa

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Luca/
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Messaggioda Luca/ » 4 marzo 2007, 21:34

Pizzicagnolo il fatto che tu non abbia il dono della sinteticità  in questo caso si é rilvelata una fortuna....e ,dato che é la terza volta che aggiungo e cancello dopo questi puntini, credo di poter concludere che non riesco ad aggiungere altro.
(Raheli l' altro vecchiarone di cui sono a conoscenza sei tu)

RonnaPaulina
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70 secondo me...

Messaggioda RonnaPaulina » 5 marzo 2007, 9:04

Due aspetti fondamentali secondo me differenziano quello che é avvenuto negli anni 70 da ciò che avviene nella pizzicomania o riscoperta della pizzica (a seconda di come la vedi) di oggi:
1. Negli anni 70 l'esigenza (di far musica, di fruire la mp, di ballare, avvicinarsi alle culture altre...) partiva "dal basso", non era pilotata; oggi, mi sembra che sia molto "pompata dall'alto", per ragioni turistiche e commerciali, fatta salva la buona fede di gruppi che c'erano allora e ci sono anche adesso o di altri gruppi musicali non nati per opportunismo, ma con animo sincero;
2. Negli anni 70 l'esigenza di cui sopra era talmente autentica, che il movimento di riscoperta delle nostre origini era generale, intendo non solo in Salento o solo in Irlanda, domani solo Balcanico, ecc., ma in tutte le regioni d'Italia e in tutta Europa almeno circoli giovanili proletari, gruppi, singoli, comunità  di persone e, certo, anche amministrazioni comunali, organizzavano piccoli o grandi eventi, feste, concerti; oggi questo fermento non si avverte dappertutto, l'interesse vero o modaiolo che sia che c'é per la pizzica non é lo stesso che c'é per la manfrina modenese o la polesana veneta; sempre fatte le dovute eccezioni.
3. Chefare? diceva quello. Alla prossima puntata, ora devo lavorare.
Ciao a tutti,
Ronna Paulina subdolamente dal lavoro

federico.capone
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Messaggioda federico.capone » 14 marzo 2007, 20:18

Io credo che la prospetiva di RonnaPaulina sia una prospettiva giusta ma che andrebbe totalmente ribaltata.
In particolare quando si parla di partenze "dal basso".
Io non credo che negli anni Settanta si partisse poi tanto "dal basso", anzi, tutt'altro, visto e considerato che maggiori fruitori di musica popolare (per come ce la fanno intendere oggi) erano intelletuali, magari provenienti dal popolo, ma spesso altrettanto lontani dal quel mondo... perchà© se da lì partivano da lì si volevano anche allontanare (come dice pizzicagnolo: Volevamo coniugare sapere e riscatto, conoscenza e cambiamento, conservazione e rivoluzione).
Che la musica sia pilotata oggi e non pilotata allora ci credo veramente poco. Magari oggi lo é di più, ma anche allora la musica "popolare" quella di Petrachi, Monte e compagnia bella veniva esclusa da taluni "circoli" (cosa che tra l'altro accade ancora oggi) perchà© considerata fenomeno da baraccone.

RonnaPaulina
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Messaggioda RonnaPaulina » 16 marzo 2007, 16:42

Ciao, Federico Capone! Apprezzo tono e stile del tuo commento e l incipit delicatamente ossimorico e di pizzicagnolo apprezzo anch io le idee... e non solo quelle.

"Intellettuale" (ahi! la tua orticaria! la tua ridarella! ...), "massa", "popolo"... sono concetti notoriamente insidiosi e poco maneggevoli (ti ricordi, su questo forum, quando abbiamo voluto definire "ceto popolare"?) e quegli anni "troppo grandi, troppo fuggevoli, troppo complessi" per averne sotto controllo le tante variabili, mi affido a un modello più semplice e parziale, il ricordo del mio vissuto quotidiano, il mio umile punto di vista . Ma é positivo che Luca possa confrontare le diverse angolazioni, i differenti approcci, i racconti di diverse persone, conoscerne il pensiero e farne una lettura comparativa, per poi ragionarvi, esercitare la sua capacità  critica e trarre le sue conclusioni.

Tutti partecipavamo (che ci piacesse o no) a una struttura di potere, ma la differenza stava tra accettarla, criticarla, fregarsene, ragionarci oppure cercare (anche in modo velleitario) di sovvertirla. Molti di noi (tutti? no, ma più che adesso) non volevano essere solo consumatori della conoscenza prodotta da altri, sia che questi altri ci "dessero la linea", sia che ci riservassero il ruolo di spettatori nel dibattito sociale o musicale; "alto e basso" ha molto a che fare con una nostra simpatica abitudine: per organizzare feste, non aspettavamo la Pro Loco o i contributi regionali, ne parlavamo ai giardini, all osteria o a tavola durante la cena, volantinaggio "creativo"e ... ci prendevamo gli spazi! In queste "feste" (autorganizzate e autogestite in maniera incontrollata e secondo un "ordine spontaneo") la comunicazione non era "da uno (o cinque, fa lo stesso) a molti"; la mancanza di palco era intenzionale, per annullare la distanza tra "artista" e "pubblico"; era una differenza di natura umana più che tecnologica. Non sto dicendo che fosse L ETA DELL ORO, non tutto filava così liscio neanche allora, ma questi piccoli e pochi spazi (nicchie) in cui la partecipazione era più collettiva, il senso comunitario più profondo e le relazioni tentavano nuove forme, c erano! Figurati se una come me, proveniente dal sottoproletariato urbano, che ha avuto come prima maestra di lettura e scrittura Donna Clementina (simpatica e affettuosa ierodula del vicolo in cui liberamente mia nonna mi lasciava trotterellare anziché mandarmi a scuola) non abbia voluto anche lei "coniugare sapere e riscatto, conoscenza e cambiamento, conservazione e rivoluzione"! Approvo! Ma per me ciò non voleva dire prendere le distanze, né semplicemente passaggio da una classe sociale all altra, ma immaginare più diritti per tutti, una società  di liberi ed eguali.
E con questo, caro Federico, penso proprio che l etichetta sulla "buatta ‘e pummarole" é stata ormai azzeccata alla grande, ehhehehe...... :) :)

(io sono quella dei kilt, ricordi?...) :D

Fonti:
Le mie esperienze di vita;
G.Granieri- Blog Generation- Laterza 2005


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